Archive for the ‘UNITI PER l’ AMBIENTE’ Category

CHIESA E AMBIENTE

sabato, maggio 9th, 2009

31/08/2007
CEI
Il 1° settembre la Chiesa italiana celebra la 2ª Giornata per la salvaguardia del creato, centrata quest’anno sul tema dell’acqua. Titolo della riflessione è: “Il Signore vostro Dio vi dà la pioggia in giusta misura, per voi fa scendere l’acqua” (Gl 2,23).

Iniziative sono auspicate in tutte le diocesi, mentre pochi giorni dopo, dal 4 a 9 settembre, le Chiese cristiane di tutta Europa si confronteranno sui temi ambientali in uno dei forum previsti nella III Assemblea ecumenica europea a Sibiu (Romania).

Abbiamo rivolto alcune domande al teologo Simone Morandini, esperto di etica ambientale della Fondazione Lanza.A Sibiu si terrà un forum sull’ambiente. Quali aspettative e auspici?“Il forum di Sibiu ha alle spalle un decennio di significativo e diffuso lavoro a livello europeo. La Giornata per la salvaguardia del creato trae la sua origine proprio dalla II Assemblea ecumenica europea di Graz nel 1997, che ne aveva auspicato l’istituzione nelle diverse Chiese europee, recependo una proposta del Patriarcato ecumenico del 1989. C’è una profonda riflessione sia nel mondo ortodosso, sia in ambito cattolico. Mi piacerebbe molto che la Giornata trovasse una maggiore diffusione a livello europeo”.Perché è importante che i cattolici italiani riflettano sul tema dell’acqua?“L’acqua è un tema di grande spessore dal punto di vista simbolico e spirituale, già dal momento del battesimo, ed è segno dello spirito e dono vivificante della creazione. È anche un tema di grande attualità, particolarmente in questi periodi di grande caldo estivo, di siccità, di incendi. Anche sul versante socio-economico tutte le tendenze alla privatizzazione dell’acqua accentuano ulteriormente la gravità della questione”.

Nelle Chiese europee è aumentata la sensibilità sui temi ambientali. E in Italia?“Sicuramente questo movimento di interesse coinvolge anche l’Italia. A partire dal 1999, l’anno di costituzione del Gruppo nazionale per la responsabilità per il creato, ci sono state una serie di iniziative. Sono molte le diocesi che hanno messo pannelli solari su seminari e parrocchie. La crescita di attenzione in alcune aree si sta traducendo in buone pratiche, mentre in altre si è ancora nella fase della creazione di una sensibilità. C’è stato però un coinvolgimento maggiore sul cambiamento degli stili di vita. Le comunità ecclesiali hanno ritrovato la tradizione di sobrietà e povertà che fa parte del patrimonio cattolico italiano”.Costruire o ristrutturare edifici secondo i criteri della bioedilizia e dell’efficienza energetica: si può fare di più nella Chiesa italiana?“Si può fare di più. E vedremo dei segni interessanti nei prossimi mesi. Un primo dato sarà la pubblicazione di un censimento dei consumi delle parrocchie nella zona centro della diocesi di Padova, per promuovere poi interventi pilota in alcune parrocchie, e monitorare quanto è possibile ridurre i consumi energetici, le emissioni di anidride carbonica e i costi. Possono diventare buone pratiche da seguire”.In Italia, a livello ecumenico, si lavora insieme su questi temi?“Si potrebbe lavorare di più. Come nella Cei esiste il Gruppo per la salvaguardia del creato, così le Chiese battiste, metodiste e valdesi hanno una Commissione ambiente che affronta temi analoghi. Quindi ci sarebbero tutte le premesse per incentivare una collaborazione ecumenica a livello nazionale, come già si fa in alcune Chiese locali”.È possibile anche una collaborazione con il mondo ambientalista laico?“È una possibilità che vale la pena approfondire. Il mondo ambientalista ha lavorato molto per diffondere informazioni sul degrado ambientale. I cattolici potrebbero portare una forte attenzione alle motivazioni, alla dimensione educativa”.La salvaguardia del creato è un tema integrato nella vita delle comunità cristiane?“Mi pare che ancora ci sia molto da fare. A livello di singole comunità parrocchiali, cominciano a giungere alcuni spunti. Ma è necessario arrivare ad assumere l’attenzione per il creato come una dimensione della pastorale ordinaria. Dovrebbe essere normale, non solo il 1° settembre, che i momenti di riflessione sulla dottrina sociale includano il riferimento alla salvaguardia del creato”.Il Vaticano è uno “Stato a impatto zero”. Ossia compenserà le sue emissioni di anidride carbonica piantando alberi in Ungheria. Una iniziativa replicabile?“Andrebbe replicata il più possibile soprattutto quando si organizzano grandi eventi. Ad esempio, nelle Giornate mondiali della gioventù, anche se bisogna evitare di ridurre il tutto ad un tema per giovani. Ricordiamo che i grandi soggetti consumatori sono le famiglie. Se non sono le famiglie stesse a cambiare i modelli di consumo difficilmente potremmo essere incisivi”.(Fonte: http://www.agensir.it/)

"SIAMO IN TROPPI"

giovedì, aprile 16th, 2009

Sir David Attenborough, il celebre naturalista britannico, ha deciso di dare il suo appoggio a un’associazione che vuole incoraggiare la gente a fare meno figli proprio per ridurre l’impatto dell’uomo sul suo ambiente circostante.

Se le specie animali stanno scomparendo, è tutta colpa dello “spaventoso” aumento della popolazione umana: è questa l’opinione di Sir David Attenborough, il celebre naturalista britannico, che ha deciso di dare il suo appoggio a un’associazione che vuole incoraggiare la gente a fare meno figli proprio per ridurre l’impatto dell’uomo sul suo ambiente circostante. “Ho visto le specie animali soccombere sotto la pressione dell’uomo in diverse parti del mondo e non si tratta soltanto dell’economia e della tecnologia. Dietro ogni minaccia c’è la spaventosa esplosione del numero di esseri umani”, ha affermato l’82enne Attenborough, aggiungendo: “Non ho mai visto un problema che sarebbe più facile da risolvere se ci fossero meno persone e che sarebbe ancora più duro da affrontare, o addirittura impossibile, se ce ne fossero di più”. (continua…)

PAURA? TANTA

martedì, marzo 10th, 2009

Intorno a noi, e dentro ciascuno di noi, c’è infatti molta paura. E una tentazione dispotica. Rafforzare i propri apparati (le funzioni dello stato), non ciò che li delegittima?
Le “ronde” non nascono infatti dall’idea che per le strade serva qualcuno che aiuti i bisognosi, le persone sole. Qualcuno che renda la città più serena e conviviale. Nasce invece dalla paura dei diversi, degli immigrati. Ci sentiamo come assediati, invasi (in realtà io mi sentirei invaso e insidiato piuttosto dagli orrendi suv e dai motorini che schizzano sui marciapiedi e nelle aree pedonali…). C’è invece una crescente paura delle persone, del nostro prossimo, persino dei giovani (salvo quelli in giacca e cravatta, che sembrano conformisti e affidabili!). E questa paura potrebbe convincere, se già non lo ha fatto, che si può anche rinunciare ad un po’ di libertà e di democrazia pur di essere sicuri. Come se non dovessimo avere un po’ di paura anche dei governanti!
E poi abbiamo paura delle situazioni nuove. La globalizzazione, ad esempio, che comporta sia la mobilità degli uomini che dei prodotti e una difficile integrazione dei sistemi economici e delle diverse culture.
Ci fa paura il progresso della scienza e della tecnologia, anche per l’influenza che può avere sulla vita (e la morte) degli uomini. Ci fa paura il futuro con le sue incertezze, a cominciare da quella del lavoro. E, alla radice, abbiamo una certa paura persino di noi stessi: del nostro inconscio, della nostra fragilità, della nostra latente violenza, della nostra vita presente e futura, della morte…
Io penso che dobbiamo riconoscere le difficoltà, gli interrogativi e le ansie; e che sia possibilità e dovere degli uomini cercare di affrontarle e rispondervi con consapevolezza e razionalità, “insieme”.
Dalla paura, come dalla crisi, non si esce se non insieme facendo appello non all’ostilità verso gli altri, ma alla comprensione e alla cooperazione fra gli uomini e i popoli.
La storia dimostra che questa è l’unica strada giusta ed è possibile; stabilire una relazione buona, positiva con gli altri è l’unica vera, risolutiva terapia della paura. L’altra è la prevaricazione, la guerra, la violenza. Che non risolve la paura perché ne è il frutto e, insieme, il seme.
Quella contro la paura e in difesa della fraternità è davvero l’unica crociata che vale la pena di combattere.

Da un amico di Adria.

La falsa contrapposizione tra darwinismo e Chiesa

mercoledì, marzo 4th, 2009

A colloquio con il vicedirettore del convegno in corso alla Pontificia Università Gregoriana
La falsa contrapposizionetra darwinismo e Chiesa

di Fabio Colagrande
A un secolo e mezzo dalla pubblicazione de L’origine delle specie di Charles Darwin, considerato la pietra miliare della biologia evoluzionista, e dopo recenti importanti scoperte scientifiche, il tema dell’evoluzione biologica merita una seria riconsiderazione, tanto dal punto di vista scientifico, quanto da una prospettiva filosofica e teologica. Soprattutto per superare le posizioni e le polemiche ideologiche che, a due secoli dalla nascita di Darwin, animano più che mai oggi il dibattito. Si assiste a confusioni strumentali tra teologia e scienza che provocano, da una parte, un evoluzionismo metafisico antireligioso e, dall’altra, estremizzazioni fondamentaliste che portano a un malinteso creazionismo o al così detto Intelligent design. Proprio per questi motivi, la Pontificia Università Gregoriana, in collaborazione con la University of Notre Dame (Indiana, Usa), sotto l’alto patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura e nell’ambito del Progetto Stoq (Scienza, Teologia e Ricerca Ontologica), ha organizzato presso la sua sede a Roma una conferenza internazionale sul tema “L’evoluzione biologica: fatti e teorie”, che si apre martedì 3 marzo e proseguirà fino a sabato 7. Scopo principale dell’iniziativa sarà considerare il problema dell’evoluzione in una prospettiva più ampia rispetto al neodarwinismo tradizionale, alla luce delle recenti acquisizioni della ricerca. A centocinquanta anni dalla sua nascita, che valore scientifico ha dunque oggi la teoria dell’evoluzione ed è possibile parlare ancora di un’unica teoria? Lo abbiamo chiesto a Gennaro Auletta, docente di Filosofia delle scienze presso la Pontificia Università Gregoriana, direttore scientifico del Progetto Stoq e vicedirettore del convegno. “Ritengo che non esista teoria scientifica che non evolva nel corso del tempo. La migliore garanzia di scientificità del darwinismo e della teoria dell’evoluzione – ha spiegato l’esperto – è nella sua capacità di evolversi dimostrata negli ultimi centocinquanta anni. Oggi direi che non è una teoria monolitica, ma parlare di più teorie dell’evoluzione mi sembrerebbe eccessivo. Credo si debba parlare di un’unica teoria, con una pluralità di approcci, con apporti molto significativi soprattutto da due punti di vista. Da una parte oggi consideriamo i geni non più come una sequenza lineare che codifica l’informazione ma soprattutto come un network: ogni gene, anche quelli codificanti, viene considerato un’unità che può attivare tutta un’altra serie di geni che hanno funzioni regolatrici e che contribuiscono alla formazione dell’organismo globalmente. Questo permette di considerare le mutazioni come fenomeni non isolati. Se modifichiamo uno dei geni di questo network otterremo come conseguenza tutta un’altra serie di mutazioni “a cascata”. Questo spiega come tutta una serie di mutazioni possano essere state canalizzate nel corso dell’evoluzione. Quindi, se si tratta di mutazioni certamente casuali nel loro manifestarsi iniziale, i loro effetti non lo sono. L’altro approccio nuovo che caratterizza la teoria di Darwin è la comprensione che l’evoluzione dell’organismo è il risultato di una co-evoluzione, di un co-adattamento. L’organismo e l’ambiente, per così dire, sono una bipolarità in costante interazione. Da questo punto di vista è importante porre l’accento sulla capacità che hanno tutti gli organismi, anche i più semplici, di costruire delle nicchie ambientali. Quindi il rapporto con l’ambiente non è più soltanto dall’ambiente all’organismo, com’era concepito cento o perfino trent’anni fa, ma è anche dall’organismo all’ambiente. Costruendo nicchie ambientali gli organismi sono perciò in grado di modulare gli effetti della selezione naturale su sé stessi e quindi di influenzare, sia pur indirettamente, la loro stessa evoluzione. Nessun organismo può controllare direttamente la propria evoluzione, ma nella costruzione della nicchia ambientale gli organismi contribuiscono nel tempo a determinare delle condizioni che hanno degli effetti di feedback sul loro stesso processo evolutivo. Qual è stata e qual è oggi la posizione della Chiesa circa il darwinismo? Direi, molto semplicemente, mai di condanna. È questa una delle ragioni che rendono secondo me superfluo qualsiasi sforzo di recupero o riabilitazione di Darwin, perché né la Chiesa cattolica, né suoi esponenti significativi, hanno mai condannato, né il darwinismo, né la teoria dell’evoluzione. Anzi, c’è stata sempre molta attenzione. Basti ricordare che il cardinale John Henry Newman in Inghilterra fu un chiarissimo sostenitore, fin dai suoi albori, del darwinismo. Direi anzi che a partire dalla famosa presa di posizione di Giovanni Paolo II del 1996, si è passati a una fase di ricognizione. Alla riflessione filosofica spetta il compito, anche rispetto al cosiddetto darwinismo, di distinguere il piano della scienza da quello della teologia. Due prospettive che oggi sembrano spesso confondersi. È un segno dei tempi. Nel bene e nel male oggi c’è una maggiore sensibilità nei confronti delle problematiche metafisiche, religiose, spirituali. Questo è il segno di un mutamento molto importante, ma bisogna stare molto attenti perché siamo stati dominati per trecentocinquant’anni anni da un paradigma meccanicistico. Nella scienza meccanica non c’è nulla di sbagliato. La scienza comincia sempre con lo studiare i sistemi più semplici e questi in natura sono proprio quelli di tipo meccanico. Quindi forse era addirittura necessario che la scienza cominciasse da lì. Ma da questo punto di partenza qualcuno ha tratto un paradigma meccanicistico, una sorta di metafisica anti metafisica. E questo paradigma ha dominato per tre secoli e mezzo, rendendo molto difficile per filosofi e teologi discutere di alcuni argomenti con le controparti scientifiche. Oggi la situazione è cambiata ed è dovere della filosofia mettere in chiaro che la teoria dell’evoluzione non soltanto non ha di per sé una carica anti-religiosa, ma nemmeno è una teoria che dal punto di vista epistemologico può “provare che Dio non esiste”, come sostenevano, con un salto che definirei illogico, alcuni luminari qualche anno fa su “Le Nouvel Observateur”. Ma io sono anche convinto che non è nell’interesse di nessuno promuovere un concordismo esagerato. Non penso che i risultati della scienza e quelli della filosofia e della teologia debbano sempre o possano sempre andare d’accordo. Ritengo che, a volte, un confronto aspro sia anzi salutare, perché è così che si va avanti. Ma, quando si sono chiarite certe distinzioni, andare a vedere se ci sono delle convergenze significative, o delle lezioni significative che la scienza può dare alla teologia o alla filosofia, credo sia allo stesso modo molto utile. L’idea di un disegno provvidenziale di Dio nella Creazione, di “una materia strutturata in modo intelligente dallo Spirito” – ricordata recentemente dal Papa – rappresenta una “teoria scientifica” che può essere in contrasto con altre? Sono molto sensibile a questa definizione. Nel 2004, infatti, invitai alla Gregoriana il cardinale Georges Marie Martin Cottier per discutere un aspetto molto interessante. Come studioso di meccanica quantistica, ho sempre ritenuto che i sistemi quantistici vadano intesi in ultima analisi come “informazione”. Non sto dicendo che i processi cognitivi più avanzati si possano ridurre a informazione. Ma, già a livello puramente fisico, esistono fenomeni come lo scambio d’informazione, l’acquisizione d’informazione, che suggeriscono come nel nostro universo la materia non sia soltanto un’accozzaglia casuale di elementi, ma una struttura che potremmo definire, se non “intelligente”, almeno “intelligibile”. Lo scopo della discussione con il teologo Cottier era dimostrare come la meccanica quantistica suggerisca un’oggettiva intelligibilità del cosmo e della materia, che era esattamente ciò che sosteneva la scolastica di san Tommaso. Si badi bene che questa non è una teoria scientifica. Mi limito ad affermare che esistono teorie scientifiche, come la meccanica quantistica, ma anche la teoria dell’evoluzione, che suggeriscono punti di vista molto interessanti se sviluppati sul piano filosofico e teologico. Un altro punto che mi preme sottolineare però è che, quando si parla di disegno provvidenziale nella creazione, bisogna stare molto attenti a evitare il discorso dell’Intelligent design, che non è una teoria scientifica, anche se si spaccia come tale. Questa tesi, inoltre, ha il grave difetto di considerare ancora la teoria dell’evoluzione com’era trenta o quarant’anni fa. Ma se volessimo ritenere che c’è un finalismo, non di tipo teologico/religioso, ma un finalismo interno stesso all’evoluzione che possa essere constato empiricamente, correremmo il rischio di considerare sostanze prime, per usare un linguaggio scolastico, quelle che sono sostanze seconde, e cioè di trasformare le specie e i generi biologici in soggetti ontologici del tipo dell’organismo individuale, perché per parlare di un fine di qualcosa debbo avere qualcosa. Non dico però che l’evoluzione sia qualcosa che procede in modo cieco. Anche se non ha un finalismo intrinseco, l’evoluzione va, nel tempo, nel senso di un maggior esercizio di controllo da parte degli organismi sull’informazione ambientale. Se si osserva il passaggio dal batterio all’essere umano, attraverso le varie fasi, si assiste a un incremento significativo dei canali e delle forme con cui questi organismi accedono alle informazioni ambientali, attraverso canali sensoriali, modalità concettuali e cognitive sempre più sofisticate, esercitando così un sempre maggiore controllo sull’ambiente. E questo è un punto chiave, perché vuol dire che l’intelligenza è qualcosa che è promossa dall’evoluzione, perché è un fenomeno adattivo. Quindi, se è vero che l’essere umano è anche un prodotto contingente dell’evoluzione biologica, se consideriamo un tempo sufficientemente lungo dell’evoluzione è lecito aspettarsi che un essere intelligente emerga, perché l’intelligenza è qualcosa che va nel senso dell’evoluzione. Per meccanismi intrinseci alla stessa evoluzione, si crea un fenomeno di promozione di un maggiore controllo dell’informazione, e quindi di promozione dell’intelligenza, pur non essendo la stessa evoluzione, per quello che ne sappiamo sul piano scientifico, indirizzata a un fine determinato. Ovviamente questo non è un discorso direttamente teologico, ma solo scientifico/filosofico. Ma ciò dimostra che sarebbe sciagurato far discendere dal discorso teologico sul disegno provvidenziale un finalismo forte. Invece, tale discorso filosofico/teologico non è affatto in discordanza con una guida indiretta della creazione, recuperando un’altra istanza medievale, ossia la distinzione tra Causa prima (Dio) e cause seconde (gli essere finiti): Dio, nelle sue modalità di azione, non sopprime le cause seconde. Quali sono dunque le vostre attese per il convegno della Gregoriana? Ritengo che il compito del filosofo, ma anche dello scienziato, più che quello di fornire risposte, sia quello di chiarire esattamente quali sono i problemi. Quindi, poiché la teoria dell’evoluzione è sul piano scientifico una teoria vitale, mi aspetto che questo convegno possa individuare quali sono i suoi aspetti ancora problematici. Ma anche che metta in chiaro quali problemi ci sono, se eventualmente ci sono, tra questa teoria e il pensiero teologico e filosofico. Magari, quello che accadrà, e sarebbe interessante che accadesse, è scoprire che i problemi sono molto diversi da quelli che abbiamo immaginato fino a ora. Si parla spesso d’incompatibilità tra cattolicesimo e teoria dell’evoluzione, del rischio di ridurre l’essere umano a un aggregato di cellule o alla pura dimensione animale, ma forse questi sono solo miti da sfatare e i problemi sono altrove. Ecco vorrei che il prossimo convegno della Gregoriana, oltre a essere una chiara testimonianza del fatto che le istituzioni e le università ecclesiastiche e il Progetto Stoq prendono molto sul serio la teoria dell’evoluzione, servisse a individuare le questioni aperte.(©L’Osservatore Romano – 4 marzo 2009)

DIBATTITO: ecologia e religione

martedì, febbraio 24th, 2009

Ecologisti cristiani? Sì, però lasciamo al centro l’uomo
Si riunisce il gruppo teologico di “Responsabilità per il creato”. E polemizza con chi mette alla pari persone e animali
Esiste oggi una ecologia cristiana? La risposta dei teologi è affermativa, ma a patto di intendersi sui termini e sui presupposti.I termini innanzitutto: non piace, ad esempio, l’espressione “salvaguardia del creato”, traduzione neanche troppo letterale dell’inglese integrity of creation. E viene sottolineata anche la carica di utilitarismo un po’ egoistico del cosiddetto “sviluppo sostenibile”. Quanto ai presupposti, poi, attenzione a tutte le correnti di pensiero che mettono radicalmente in dubbio l’antropocentrismo. Portate alle loro estreme conseguenze, potrebbero produrre aberrazioni ben più gravi di quelle che hanno causato l’attuale crisi ecologica. E allora che cosa si deve intendere per ecologia cristiana? Una risposta implicita è già nel titolo del gruppo di lavoro “Responsabilità per il creato”, costituito dall’Ufficio nazionale per i problemi sociali e dal Servizio Cei per il progetto culturale, che ieri si è riunito a Roma per un seminario di studio. L’accento cade inevitabilmente sul termine responsabilità, ma non è solo una questione lessicale. Tra gli studiosi intervenuti c’è, infatti, una sostanziale identità di vedute sul concetto che quella parola racchiude. E che è poi uno dei tratti fondanti dell’ambientalismo cristiano. “Usare la categoria della responsabilità, piuttosto che quella della salvaguardia – ha spiegato infatti padre Maurizio Faggioni, francescano, docente di bioetica all’Antonianum di Roma – significa rifiutare il mito di un’età dell’oro posta all’inizio di tutto.L’escaton è davanti a noi, non ai primordi”. “L’ecologia cristiana – ha aggiunto inoltre il religioso – rispetta lo scarto ontologico tra natura umana e non umana”. Come dire che l’uomo è profondamente diverso da tutti gli animali e da tutte le piante (una diversità, invece, ignorata da altri modelli ecologici, tipo il biocentrismo o lo zoocentrismo, per cui si arriva all’assurdo di affermare, come fanno alcuni filosofi contemporanei, che un babbuino adulto avrebbe più diritti di un embrione umano). Questo naturalmente non significa che l’uomo può comportarsi nei confronti della natura a suo piacimento, ma che appunto deve agire con responsabilità. “Parafrasando Heidegger – ha sottolineato padre Faggioni – si potrebbe dire che l’uomo è il pastore degli esseri”. Questo permette di recuperare anche la nozione di un corretto antropocentrismo. Non di tipo cartesiano, è stato messo in evidenza nel corso dell’incontro, ma di tipo cristiano, che porta cioè alla cura e non al dominio, poiché vede la creazione in un orizzonte cristologico. Ciò che si richiede è insomma un cambiamento di mentalità, anche da parte delle comunità ecclesiali. Padre Karl Golser della diocesi Bolzano-Bressanone ha raccomandato ad esempio l’adozione di una spiritualità ecologica che faccia leva anche sulle virtù cardinali della giustizia, della prudenza, della temperanza e della fortezza. Mentre Simone Morandini della Fondazione Lanza di Padova ha sottolineato la necessità di far emergere questi temi nella catechesi, nella liturgia, nella predicazione e nella riflessione etico-teologica. “Lo scopo del nostro gruppo – ha concluso il direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali, don Mario Operti, che con Roberto Presilla del Servizio per il progetto culturale ha guidato il seminario di ieri – è proprio quello di mettere in rete queste conoscenze. Perché la questione ecologica è già, e sempre più lo diventerà, cartina di tornasole di tante e diverse problematiche”.

ECUMENISMO AMBIENTALE

sabato, novembre 29th, 2008

Molti passi sono stati fatti nel ritrovare valori comuni, universali, nel processo di salvaguardia dei diritti dell’uomo o nell’etica scientifica, molti altri campi e temi di problematiche moderne hanno bisogno di determinare urgentemente regole per tutti.
Ormai, i tempi sono maturi per determinare i valori ambientali che devono essere urgentemente considerati universali.

Non stiamo ad elencare le catastrofi annunciale o le emergenze da risolvere al più presto, già l’informazione se ne occupa largamente, c’è solo bisogno di capire che il futuro sarà costellato primariamente da questi temi, che riflettono sempre più il pericolo pianeta terra, già molti scienziati del settore proclamano a voce alta che se gli umani se non invertiranno le emissioni di anidride carbonica entro 30 o 50 anni il processo di distruzione dell’aria respirabile sarà irreversibile, questo la dice lunga sul perché molte persone sono più che preoccupate del futuro dei loro figli e di tutte le creature della terra.

Nella storia Biblica, ed in quella di molte altre culture e religioni, troviamo esortazioni per il rispetto del creato e di tutte le creature. Nella Genesi, Dio Padre da all’uomo l’uso ed il frutto della terra, per abitare e vivere, non perché l’uomo ne sia padrone e despota assoluto. L’uso equilibrato del creato deve garantire la vita alle generazioni future di uomini e creature tutte.
Nella visione cristiana è chiaro che l’uomo quando vuole essere artefice di se e della natura è in peccato, ma il peccato dell’ultimo secolo nei confronti della vita e della natura è diventato devastazione e oltraggio infame a DIO stesso.

Anche nella visione laica della Natura, l’uomo che manomette il sistema naturale della vita è squalificato, è considerato criminale, perché troppo egoista da danneggiare gravemente l’altro, chi per interesse personale avvelena o manomette gli ecosistemi produce morte, a volte in maniera indiretta, ma quasi sempre dai effetti immediati.
Alla difesa ambientale, ormai, ci sono diverse filosofie, ma uno è certo, è lo scopo: LA DIFESA E LA SALVAGUARDIA DELLA NATURA, senza la quale l’uomo non ha futuro.
Il valore dell’acqua e dell’aria pulita è difeso da ogni persona di buon senso a prescindere dalle credenze religiose o politiche.

Trovare maniere per risolvere problemi immediati con tutti coloro che è a cuore il futuro del pianeta è sicuramente vantaggioso.
Fra tutte le associazioni ambientali, molti al loro interno sono cristiani o cattolici praticanti, che non hanno pregiudizi nei confronti di chi che sia, l’importante è la tutela ambientale.
Questo scritto vuol essere un’esortazione a far sì che le genti siano unite in questa missione, per la tutela della vita del pianeta,
anche con credenze diverse. Secondo noi in questo periodo di emergenza e pericolo ambientale che arriva da tutti i fronti, possiamo fare un pezzo di strada assieme.

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Invitiamo tutti coloro che sentono il problema della vita della terra nel futuro
di trovarci a discutere!!!!!!