Archive for the ‘UNITI PER l' AMBIENTE’ Category

Greenpeace, Legambiente e WWF

venerdì, giugno 25th, 2010

24/06/2010 12:08 Greenpeace, Legambiente e WWF: “Sulle rinnovabili il governo punti più in alto”

Le associazioni ambientaliste presentano le proprie proposte su energia verde e clima

“Il piano di sviluppo delle fonti rinnovabili presentato dal Governo dimostra che l’Italia ce la può fare a raggiungere gli obiettivi europei al 2020. Ma ora si spinga in questa direzione con chiarezza e si valorizzino le potenzialità del Paese”. E’ questo il messaggio fondamentale lanciato oggi da Greenpeace, Legambiente e WWF nel corso di una conferenza stampa in cui hanno presentato due documenti:  uno per chiedere al Governo obiettivi più ambiziosi per le rinnovabili e illustrare uno scenario di sviluppo al 2020 con potenzialità per il Paese maggiori di quelle previste nel Piano, e l’altro per chiedere di innalzare al 30% l’obiettivo europeo di riduzione dei gas serra, indispensabile per fermare i cambiamenti climatici e utile anche ai fini del rilancio economico italiano e europeo. Ad illustrare le proposte delle associazioni questa mattina erano presenti: Giuseppe Onufrio, Direttore Greenpeace Italia, Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Legambiente, Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia WWF Italia.

Rispetto al Piano per le rinnovabili presentato dal Governo per raggiungere il 17% di contributo rispetto ai consumi interni di energia fissato dall’Unione Europea al 2020, il documento ha analizzato i potenziali per le diverse fonti rinnovabili forniti dalle associazioni di settore e dal Ministero dello Sviluppo economico, ed ha delineato diversi scenari da mettere a confronto. Il primo, denominato verde secondo cui le energie rinnovabili potrebbero produrre al 2020 152 TWh solo nel comparto elettrico (contro i 119 TWh indicati dal governo) e arrivare nel complesso a garantire 28 Mtep di energia primaria, contro i 22,3 Mtep stimati dal Piano d’Azione.

Se i consumi finali di energia elettrica dell’Italia si attestassero dunque a 366 TWh al 2020, così come stimato dal Governo nel Piano d’Azione, le rinnovabili potrebbero coprire addirittura il 41,5% del consumo finale di elettricità già nel 2020, mentre nel caso dello scenario a maggiore efficienza energetica – che è quello da assumere come obiettivo per le tre associazioni ambientaliste – la quota salirebbe al 45%. Se poi si assumono tutti i valori massimi presentati dalle diverse associazioni industriali di settore la quota delle rinnovabili salirebbe a oltre il 48% .

“Tutti gli studi mostrano come l’Italia abbia le potenzialità per fare delle rinnovabili il perno di una nuova politica energetica che permetta di ridurre la dipendenza dall’estero e l’utilizzo di fonti fossili” – hanno dichiarato i tre esponenti delle associazioni.

In particolare WWF, Greenpeace e Legambiente hanno sottolineato come sia possibile fare a meno di importazioni di energia elettrica rinnovabile, come invece previsto dal Piano di Governo per il raggiungimento degli obiettivi con benefici evidenti in termini economici, ambientali e occupazionali dalla spinta alla realizzazione di impianti sul territorio italiano. Le fonti rinnovabili, infatti, possono essere uno straordinario strumento per uscire dalla crisi, ma gli obiettivi – ricordano le associazioni – non bastano. C’è anche bisogno di strumenti adeguati, come interventi sulle reti elettriche e finalmente un quadro di regole certo per le autorizzazioni degli impianti, oltre a chiarezza sugli incentivi.

“Fa bene il Piano a puntare sugli attuali incentivi, rivedendoli per ridurre sprechi e dare certezze agli investimenti – hanno aggiunto le tre associazioni –. Ci aspettiamo dal Governo coerenza rispetto a questi impegni a partire dai certificati verdi, a cui l’attuale manovra economica toglie ogni futuro, dal conto energia per il solare fotovoltaico e dalla detrazione del 55% per il solare termico che scadono a dicembre, su cui si continua a non avere certezze. Come mostra il documento sul Clima l’Italia avrebbe tutto da guadagnare nella lotta ai cambiamenti climatici con l’incremento delle ambizioni europee di riduzione delle emissioni. Chiediamo quindi al Governo di non ostacolare l’obiettivo europeo di riduzione dei gas serra di almeno il 30% entro il 2020. Al 2008 l’Europa aveva già ridotto le emissione dell’11,3%, anche per effetto della crisi economica, quindi l’obiettivo di riduzione del 20% non fornisce una sufficiente spinta all’innovazione tecnologica e industriale, in quanto sarebbe un rallentamento del trend storico di riduzione delle emissioni. La scelta di osteggiare un accordo per l’aumento delle ambizioni a livello europeo non fa che danneggiare l’interesse del Paese, sia nella prospettiva di impegno nella lotta ai cambiamenti climatici che in quello di trasformare questa necessità in un grande investimento nel futuro che può aiutare l’innovazione e la competitività del Paese nel quadro della nuova economia”.

Uffici stampa

Legambiente: 06 86268353- 99

Greenpeace: Vittoria Iacovella 348-3988615

WWF Italia: 06.84497377 – 02.83133233

ADRIA-Le considerazioni cristiane sull’ecologia – aprile 2010

domenica, aprile 25th, 2010

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La serata si è svolta praticamente con un dibattito fra le 11 persone intervenute, tutte molto interessate. Dopo che due esponenti di Legambiente hanno sviluppato qualche considerazione sulle principali idee circolanti dei valori ambientali cristiani e laici si è letto il seguente appello del Papa.

“Occorre incoraggiare le ricerche volte ad individuare le modalità

più efficaci per sfruttare la grande potenzialità dell’energia solare.”

“È necessario uscire dalla logica del mero consumo…” “il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi, gli stili di vita e i modelli di consumo e di produzione attualmente dominanti, spesso insostenibili dal punto di vista sociale, ambientale e finanche economico.”

Dal Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI

per la celebrazione della XLIII Giornata mondiale della pace. 1 gennaio 2010

“Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”

Si è proseguito con il discorso di Don Piero Baretta che ha portato alcuni riferimenti biblici per evidenziare la forte connessione fra ambiente e sacralità. Proseguendo con il delirio del possesso che porta ad un smisurato consumo delle risorse e ad una rottura delle differenze fra gli esseri viventi dando come ricetta per cambiare il mondo la semplicità di spirito e la diminuzione della crescita.

Altrettanto ha sottolineato Don Mazzocco Giuseppe, che ha rimesso il discorso sulle questioni reali del territorio portando molti esempi per una pacifica ribellione verso un sistema fallito di economia, ormai tutta da reinventare sotto la luce del Vangelo.

Poi il dibattito è proseguito ancora più interessante con decine di considerazioni una più profonda dell’altra come il tentativo di comprendere quale sia il meccanismo del possesso dei beni materiali anche se sono superfui o il meccanismo di sfruttamento di esseri umani o dell’ambiente fino alla distruzione. Considerare la natura solamente un affare e non un bene di tutti ed indispensabile come l’aria, la terra o l’acqua, una sacralità perduta che porta ad una serena ma inesorabile cattivo epilogo di auto distruzione.

Molti sono i motivi per invertire la tendenza e molti sono i metodi per farlo, ma quello che è importante per cambiare: è la consapevolezza di essere diventati schiavi di un meccanismo diabolico come l’auto-annientamento, ma questo non è percepito da tutti.

Serata sulle ragioni Cristiane dell’ecologia

martedì, aprile 20th, 2010

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Legambiente Delta del Po promuove una serata di dibattito.

Le ragioni Cristiane dell’ecologia

La serata si svolgerà al Ridotto del Teatro Comunale di Adria il 23 Aprile ore 21,00.

I relatori sono: Don Mazzocco Giuseppe con “Sfide attuali”

Don Barretta Pietro con “riferimenti biblici”

Presentazione di esponente di Legambiente

Molti passi sono stati fatti nel ritrovare valori comuni, universali, nel processo di salvaguardia dei diritti dell’uomo o nell’etica scientifica, molti altri campi e temi di problematiche moderne hanno bisogno di determinare urgentemente regole per tutti.

Ormai, i tempi sono maturi per determinare i valori ambientali che devono essere urgentemente considerati universali.

Non stiamo ad elencare le catastrofi annunciale o le emergenze da risolvere al più presto, già l’informazione se ne occupa largamente, c’è solo bisogno di capire che il futuro sarà costellato primariamente da questi temi, che riflettono sempre più il pericolo pianeta terra, già molti scienziati del settore proclamano a voce alta che se gli umani non invertiranno le emissioni di anidride carbonica entro 30 o 50 anni il processo di distruzione dell’aria respirabile sarà irreversibile, questo la dice lunga sul perché molte persone sono più che preoccupate del futuro dei loro figli e di tutte le creature della terra.

Nella storia Biblica, ed in quella di molte altre culture e religioni, troviamo esortazioni per il rispetto del creato e di tutte le creature. Nella Genesi, Dio Padre da all’uomo l’uso ed il frutto della terra, per abitare e vivere, non perché l’uomo ne sia padrone e despota assoluto. L’uso equilibrato del creato deve garantire la vita alle generazioni future di uomini e creature tutte.

Nella visione cristiana è chiaro che l’uomo quando vuole essere artefice di se e della natura è in peccato, ma il peccato dell’ultimo secolo nei confronti della vita e della natura è diventato devastazione e oltraggio infame a DIO stesso.

Anche nella visione laica della Natura, l’uomo che manomette il sistema naturale della vita è squalificato, è considerato criminale, perché troppo egoista da danneggiare gravemente l’altro, chi per interesse personale avvelena o manomette gli ecosistemi produce morte, a volte in maniera indiretta, ma quasi sempre dai effetti immediati.

Alla difesa ambientale, ormai, ci sono diverse filosofie, ma uno è certo, è lo scopo: LA DIFESA E LA SALVAGUARDIA DELLA NATURA, senza la quale l’uomo non ha futuro.

Il valore dell’acqua e dell’aria pulita è difeso da ogni persona di buon senso a prescindere dalle credenze religiose o politiche.

Trovare maniere per risolvere problemi immediati con tutti coloro che è a cuore il futuro del pianeta è sicuramente vantaggioso.

Fra tutte le associazioni ambientali, molti al loro interno sono cristiani o cattolici praticanti, che non hanno pregiudizi nei confronti di chi che sia, l’importante è la tutela ambientale.

Questo scritto vuol essere  un’esortazione a far sì che le genti siano unite in questa missione, per la tutela della vita del pianeta,

anche con credenze diverse. Secondo noi in questo periodo di emergenza e pericolo ambientale che arriva da tutti i fronti, possiamo fare un pezzo di strada assieme.

Invitiamo tutti coloro che sentono il problema della vita della terra nel futuro

di trovarci a discutere!!!!!!

UN NUOVO “RACCONTO SACRO” ecologia e cristianesimo

lunedì, marzo 29th, 2010

SE L’IMMAGINE DI DIO È “IN ESPANSIONE”.
DALLA NUOVA COSMOLOGIA UN NUOVO “RACCONTO SACRO” PER L’UMANITÀ

3 articoli della rivista ADISTA di Aprile

DOC-2251. ROMA-ADISTA. Non c’è stato alcun peccato originale, ma, al contrario, una “benedizione originale”. È quanto ci insegna quel “nuovo racconto sacro” trasmesso all’umanità dalla nuova cosmologia, “una nuova rivelazione” che obbliga le religioni a una radicale “riconversione ecologica”. Proprio al rapporto tra ecologia e religione è dedicato il numero collettivo pubblicato da tredici riviste latinoamericane – Christus (Messico), Voces del Tiempo (Guatemala), Alternativas (Nicaragua), Amigo del Hogar (R. Dominicana), La Antigua (Panama), Vínculum (Colombia), Páginas (Perù), REB e Perspectiva (Brasil), Tiempo Latinoamericano (Argentina), Acción (Paraguay), OBSUR (Uruguay) e Pastoral Popular (Cile), oltre al bollettino web Ecodes – per iniziativa della Commissione Teologica Internazionale dell’Associazione ecumenica dei teologi e delle teologhe del Terzo Mondo (Asett o Eatwot; www.comision.teologica.latinoamericana.org).

Siamo natura

Che tale – e sempre più obbligato – rapporto sia tutt’altro che scontato, basta a dimostrarlo il fatto che, come si legge nella Presentazione al numero del religioso claretiano José María Vigil, coordinatore della Commissione Teologica dell’Asett, non sono state le religioni a lanciare l’allarme sull’emergenza ambientale, né a porsi in prima linea nella lotta contro il riscaldamento climatico, né a mettere in guardia sui pericoli già evidenti di un’economia centrata sul carbonio: “le religioni sembrano essere molto occupate in altre cose, ‘nel loro mondo’, nelle loro questioni religiose”. Eppure la loro responsabilità nell’attuale crisi è molto più profonda di quanto potrebbe apparire: se infatti la causa maggiore del disastro va individuata nel modello di civiltà che lo ha reso possibile, si scopre facilmente e fatalmente che il paradigma centrale che si nasconde dietro le pratiche predatorie secolari che hanno distrutto il pianeta “è stato costruito e veicolato, di generazione in generazione, per millenni, dalla religione”. Quella religione occidentale che ci ha reso “a-naturali” alienandoci dalla natura per collocarci su un piano radicalmente altro, quello della Storia della salvezza in cui la natura non gioca alcun ruolo, e “anti-naturali”, convinti della necessità di fuggire dal mondo e di andare oltre la materia “per divinizzarci”.

E se, come diceva Einstein, “un problema non può essere risolto con un rimedio derivato dalla stessa mentalità che ha causato il problema”, solo cambiando modello di civiltà, e dunque, necessariamente, riconsiderando la relazione della religione con il cosmo e con la natura, sarà possibile individuare soluzioni alla crisi attuale. Da qui la straordinaria importanza del “nuovo racconto sacro” trasmesso dalla nuova cosmologia, di fronte a cui le religioni sono obbligate a riconsiderare il loro antico racconto – piccolo e pallido rispetto alla grandiosa, inesauribile narrazione cosmica – riformulando radicalmente il loro capitale simbolico. Il contenuto della nuova “rivelazione” non potrebbe essere più rivoluzionario, comunicandoci la visione di un universo in movimento totale e continuo, in espansione e in evoluzione – non un cosmo retto da leggi eterne e immutabili ma “una cosmogenesi che si dispiega da dentro”, come un fiore o un embrione -, di un universo che si auto-organizza a partire dal caos, “un tutto che è maggiore delle sue parti e che è in ogni parte”, assumendo coerenza di comportamento “a partire da componenti che presentano un’incoerenza iniziale”, orientato verso la vita, la complessità, la coscienza. Un universo in cui tutto il lungo cammino a partire dal big bang sembra tendere alla comparsa dell’essere umano ( “non è solo l’essere umano che è adattato all’Universo – sostiene il cosmologo John Barrow -. Anche l’Universo è adattato all’essere umano”), come se esso ‘desiderasse’ l’apparizione dell’umano: “Era necessario che la vita e il pensiero fossero inscritti nelle potenzialità dell’Universo primitivo”, sottolinea l’astrofisico Hubert Reeves. E il poeta Ernesto Cardenal si interroga: “Quale Premio Nobel ci spiegherà perché stiamo in un Universo che ha imparato a pensare?”.

Una visione del mondo tanto diversa da quella che ci hanno trasmesso le religioni porta naturalmente con sé anche immagini radicalmente diverse della natura, dell’essere umano, di Dio. Così, evidenzia José María Vigil nel suo intervento, non può più risultare credibile “una definizione religiosa negativa della materia e di tutto ciò che si relaziona ad essa”, per cui non di “peccato originale” si deve parlare ma di “benedizione originale”. Né si può considerare questa vita “solo un’illusione passeggera, una ‘prova’, in funzione dell’altra vita, quella vera e definitiva, quella oltre la morte, a cui un Creatore ci avrebbe destinato”: “Le religioni di ‘salvezza eterna’ – sottolinea il teologo – devono con urgenza dare nuovamente ragione di sé nel contesto mentale attuale”. Allo stesso modo, non è più possibile accettare che l’essere umano venga “da sopra, né da fuori, ma da dentro e dal basso, dalla Terra, dal Cosmo”, come “il fiore dell’evoluzione cosmica”. Ancora, non possiamo più considerarci i “padroni della creazione”, bensì una specie tra tante, “per quanto l’unica capace di assumere responsabilità”; né possiamo credere di vivere separati dalla Natura, “ingiustificatamente auto-esiliati dalla nostra placenta”, essendo noi non soprannaturali, “ma molto naturali”: “Siamo Natura, Terra che sente, che pensa e ama, materia che in noi giunge alla riflessione”, scrive Vigil; quando guardiamo le stelle, siamo idrogeno che contempla idrogeno, ci ricorda Cardenal nel suo Canto Cosmico.

E una visione così radicalmente mutata della realtà non permette più, sottolinea Vigil, nemmeno “di immaginare un Dio che sta fuori, che sta sopra, in un ‘secondo piano superiore’ da cui dipenderebbe il nostro”, perché non ha più senso parlare di un “fuori” e di un “sopra” rispetto al cosmo. È qui che entra in gioco, secondo Guillermo Kerber, coordinatore del Programma sul Cambiamento Climatico del Consiglio Mondiale delle Chiese a Ginevra, la categoria della trasparenza divina, definita anche panenteismo: Dio in tutto e tutto in Dio. Una visione “in cui la creazione e i suoi processi sono in qualche modo ‘in’ Dio, malgrado Dio sia più della creazione”.

Ha ragione dunque Manuel Gonzalo ad affermare, nel suo intervento, che “anche la nostra immagine di Dio è in ‘espansione’. La moderna cosmologia esige una teologia attualizzata. Questo cambiamento sta già conducendo a uno sviluppo delle capacità di ammirazione e di ascolto di fronte all’Universo, verso atteggiamenti più contemplativi, verso responsabilità nuove nei confronti del pianeta e della vita in esso, verso la comprensione di un Dio dinamico che ama il mondo”. Atteggiamenti di rispetto, venerazione, comunione (“nelle stelle siamo fratelli di tutto”), adorazione (“tutto è una grande liturgia cosmica”) e conquista di una nuova identità (“la storia dell’Universo si rivela come parte della nostra stessa storia. Non abbiamo 20, 40 o 70 anni. Ciascuno ha 15 miliardi di anni.”). “Senza alcun dubbio – conclude – oggi nella coscienza ecologica sta soffiando lo Spirito di Dio. È un invito a porci in maniera diversa nell’Universo e a prendere sul serio la responsabilità che abbiamo nei confronti della creazione”.

Di seguito, in una nostra traduzione dallo spagnolo, alcuni stralci dell’intervento introduttivo della Commissione Teologica Latinoamericana dell’Asett e degli articoli di Kerber e di Gonzalo (il numero ospita anche gli interventi di Leonardo Boff, Faustino Texeira, Giannino Piana e Luis Diego Cascante, oltre che di José Maria Vigil). (claudia fanti)

ECOLOGIA, NUOVA COSMOLOGIA E IMPLICAZIONI TEOLOGICHE

di Guillermo Kerber

(…) È lo storico Thomas Berry a vincolare l’ecologia e la nuova cosmologia a un nuovo racconto, una nuova narrazione corrispondente al nuovo momento storico che vive l’umanità. Secondo Berry, “stiamo ora entrando in un nuovo periodo storico, che potremmo designare come era ecologica”. Per lui, i problemi vissuti negli ultimi due secoli sono stati causati in buona misura dai nostri modi limitati di pensare, caratterizzati dal riferimento scientifico-tecnologico. L’era ecologica in cui stiamo ora penetrando è un’era complementare che succede a quella tecnologica. Se questa è stata caratterizzata in buona misura dalla desacralizzazione del mondo, l’era ecologica e la nuova cosmologia alimentano una profonda coscienza della presenza del sacro in ogni realtà dell’universo. In questo modo, l’era ecologica è anche una nuova era religiosa. In essa la dimensione della trasparenza divina completa le categorie dell’immanenza e della trascendenza. (…) Questa trasparanza come attributo di Dio è quello che i teologi chiamano panenteismo.

Cos’è il panenteismo? Etimologicamente, panenteismo (dal greco pan, tutto; en, in; theos, Dio) significa Dio in tutto e tutto in Dio. Dio è presente nel cosmo e il cosmo è presente in Dio. (…). Il panenteismo è la visione in cui la creazione e i suoi processi sono in qualche modo ‘in’ Dio, malgrado Dio sia più della creazione.

Una conseguenza teologica importante è che il panenteismo, evidenziando la presenza di Dio nella creazione, può affermare come vere immagini non solo personali ma anche transpersonali del Divino. (…) Si può parlare del divino come del Mistero e dell’Avventura dell’Universo, dell’Uno, del Contesto ultimo e dell’Oceano cosmico, ma anche come Madre, Padre. Non dovremmo, di conseguenza, fissarci su immagini particolari. Al contrario, possiamo e dobbiamo essere capaci di accettare diverse immagini, nel rispetto delle necessità degli altri di immaginare Dio in forme diverse dalle nostre. (…).

Assumere questa prospettiva della teologia ecologica ci obbliga, allora, a domandarci quali siano le immagini che meglio riflettono il Dio rivelato da Gesù nel mondo attuale, oppresso dalla crisi ambientale.

Il Cristo Cosmico

Riflettere sulla presenza di Dio nel mondo conduce a ripensare la Cristologia. Per Mathew Fox, è l’immagine del Cristo Cosmico quella che permette l’affiorare di una nuova cosmologia. Assumere questa prospettiva del Cristo Cosmico implica un cambiamento profondo nelle rappresentazioni mentali, un cambiamento di paradigmi: un salto dall’an-tropocentrismo a una cosmologia viva, da Newton ad Einstein, dalla parte al tutto, dal razionalismo al misticismo, dall’obbedienza alla creatività come primato della virtù morale, dalla salvezza personale alla guarigione comunitaria, dal teismo (Dio fuori di noi) al panenteismo (Dio in noi e noi in Dio), dalla religione della caduta-redenzione alla spiritualità centrata sulla creazione. Il Cristo Cosmico non è nel-l’aldilà ma si manifesta in noi, chiamati ad essere profeti del cosmo (giustizia) sul caos (disordine e ingiustizia).

La prospettiva del Cristo Cosmico è l’unica possibilità, per Fox, di impedire la morte della Madre Terra. (…).

Una nuova teologia della creazione

Affermare che l’universo è in espansione e in evoluzione e che la creazione è in Dio e Dio è nella creazione implica riconoscere la presenza dello Spirito Santo che costantemente ricrea la Creazione. Questa è un processo permanente, non qualcosa che è avvenuto semplicemente nel passato ma qualcosa che sta avvenendo nel presente e avverrà nel futuro. Il fatto di considerare la creazione come un processo è direttamente vincolato alla teologia processuale, una delle fonti della nuova teologia ecologica. Questa corrente teologica ha per esempio, secondo Rosemary Radford-Ruether, molte affinità con il pensiero di Pierre Teilhard de Chardin, in particolare riguardo alla realtà della “mente” in tutte le creature, compresi i movimenti delle particelle subatomiche. Il riferimento a Teilhard è interessante considerando che anche lui parla del Cristo Cosmico e della trasparenza di Dio. “Il grande mistero del cristianesimo non è l’ap-parizione bensì la trasparenza di Dio nell’universo. Oh sì, Signore, non solamente il raggio che affiora ma il raggio che penetra. Non la tua Epifania, Gesù, ma la tua Dia-fania”. In questo modo il panenteismo, evidenziando la trasparenza di Dio, diventa un vincolo tra l’immanenza (stare dentro) e la trascendenza (stare oltre), ben espresse nella formulazione di S. Agostino: “Tu eri all’interno di me più del mio intimo e più in alto della mia parte più alta”. (…).

Il panenteismo rivela, inoltre, il profondo senso di sacramentalità di tutte le cose. Se Dio è in tutta la creazione, allora ogni creatura è segno del Creatore. Ma, in chiave escatologica, dobbiamo riconoscere un processo evolutivo incompiuto, per cui la sacramentalità sarà sempre frammentata e velata. Solo alla fine si darà il riposo sabbatico di tutta la creazione. (…).

E le comunità? E i poveri? Come trasmettere questo messaggio alle comunità? Siamo coscienti che molti dei termini menzionati possono essere difficili da trasmettere nella catechesi, nelle celebrazioni, nei gruppi di lettura della Bibbia, ecc. Ma non lo sono più di altri concetti teologici tradizionali. Un importante lavoro di divulgazione e di assimilazione è, evidentemente, necessario. Non solo come modo di reinterpretare adeguatamente il cristianesimo di fronte alle sfide attuali, ma anche perché le comunità più povere sono e saranno le più colpite, per esempio, dalle conseguenze del cambiamento climatico, come riconosce il rapporto del Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico, che può essere considerato l’opinione di consenso della comunità scientifica su questa problematica. (…).

In un dialogo con la nuova cosmologia e con l’ecologia, l’orizzonte liberatore della teologia, caratteristico della teologia latinoamericana, deve ampliarsi, riconoscendo che la creazione tutta deve essere liberata, a partire dalle comunità più vulnerabili, i poveri, gli indigeni, tenendo conto anche delle culture e delle specie che stanno scomparendo. La crisi del cambiamento climatico è un chiaro esempio che la Terra come un tutto è minacciata. Ma è anche importante riconoscere che non tutti hanno contribuito allo stesso modo né soffriranno gli effetti in ugual maniera. Per questo la dimensione di giustizia che implica, tra l’altro, il riconoscimento della responsabilità storica dei Paesi industrializzati deve essere inclusa in una riflessione teologica che assuma l’eco-logia e la nuova cosmologia. Così, insieme alla necessaria riformulazione dei contenuti dogmatici della teologia, la spiritualità e l’etica devono anch’esse adeguarsi a queste nuove sfide.

ECOLOGIA E CRISTIANESIMO

di Manuel Gonzalo

Scienza e religione sono vissute in conflitto per vari secoli, procedendo per strade separate e radicalizzando le rispettive posizioni a danno dello stesso essere umano. Da una parte i dati concreti sulla realtà del mondo e dall’altra le spiegazioni sulla relazione dell’esistente con Dio. La Terra ha pagato fortemente gli effetti di queste tensioni. (…).

La scienza (…) cerca di spiegare come funzionano le cose, ma non ha la capacità di dare loro un senso. La religione si preoccupa più del senso, ma non è in grado di analizzare come avvengono i fatti. In tutti i modi, entrambe sono opera dell’essere umano e sono espressione della sua ricerca fondamentale: trovare un senso alla sua permanenza su questo pianeta ed elaborare una risposta positiva tanto per la convivenza umana quanto per il tipo di relazione da mantenere con il pianeta. (…).

Le caratteristiche dell’universo

È sempre maggiore il consenso all’interno della comunità scientifica sui caratteri fondamentali di questa storia dell’Universo. Segnalerò i 13 che considero più significativi.

1. Un primo elemento, a cui si è giunti grazie ai contributi dell’astronomo Hubble e della sua constatazione dello spostamento verso il rosso dello spettro luminoso delle galassie, è quello dell’espansione dell’Universo. Questo dato, apparso all’inizio degli anni ’30, ha rivoluzionato la visione statica che si aveva dell’universo. Anni dopo avrebbe preso forma la teoria del big bang secondo cui circa 15.000 milioni di anni fa l’universo avrebbe avuto inizio con una grande esplosione. (…). Da lì sarebbero sorti tanto lo spazio quanto il tempo. Da questo inizio si può parlare della storia del-l’Universo. Espansione e raffreddamento sono due delle sue caratteristiche.

2. Si tratta anche di un Universo che si è andato aprendo e svelando nel corso del tempo. Per intenderlo si potrebbe osservare la nascita di un fiore. Non sappiamo come sarà finché esso non avrà sviluppato tutti i suoi petali, i sepali, l’apparato riproduttore e le altre parti. Un processo che desta ammirazione di fronte alle novità che man mano vengono alla luce. Con un’altra analogia, oggi si potrebbe parlare dell’Universo come di un embrione.

3. Un’altra caratteristica è quella della creatività sviluppata. Il processo è stato lento, ma continuo. Prima l’energia, poi la materia, quindi elementi come l’idrogeno e l’elio, le stelle e le galassie, poi l’esplosione delle supernove, capaci di produrre gli elementi più pesanti della Tavola Periodica, poi il Sole e la Terra e infine la vita. L’Universo ha mostrato una creatività strabordante. Ogni evento è avvenuto a suo tempo. Si tratta di processi irreversibili.

4. Altro tratto che appare è quello della crescita della complessità. Sappiamo che un’ameba è meno complessa di una chiocciola. Si può affermare che possiede meno informazioni. (…). Siamo immersi nella complessità cosmica. La tendenza verso la complessità appare dal principio, dalle particelle elementari e dal valore delle quattro forze fondamentali (gravitazionale, elettromagnetica, nucleare forte, nucleare debole). Se si intende la complessità come capacità di “sorprendere” l’osservatore, non sarebbe strano se vivessimo a bocca aperta di fronte a tutto ciò che ci circonda.

5. La quinta caratteristica è data dall’apparizione di proprietà emergenti. Qui vale il principio che il tutto è maggiore della somma delle parti. Un elettrone e un protone separati non sono la stessa cosa, per esempio, che un elettrone e un protone che si relazionano dando luogo all’atomo di idrogeno. Né l’idrogeno e l’ossigeno separati hanno le stesse proprietà che hanno entrambi quando si combinano per produrre la molecola d’acqua. E se analizziamo l’apparizio-ne della vita, vediamo che le molecole non hanno vita, ma unite in strutture diverse generano qualcosa che è in grado di riprodursi, di alimentarsi, di interagire con l’ambiente e di conquistare autonomia. Qualcosa con una coerenza di comportamento a partire da componenti che presentano un’in-coerenza iniziale.

6. L’Universo presenta un tratto a cui si è mostrato molto sensibile Teilhard de Chardin: la crescita della coscienza. Nella vita animale il sistema nervoso appare all’interno di un processo di sempre maggiore complessità, dai batteri agli invertebrati ai mammiferi, fino alla sua massima espressione nel cervello umano. Si tratta di un Universo che ha imparato a riflettere su se stesso. Ernesto Cardenal si interrogherà: “Quale Premio Nobel ci spiegherà perché stiamo in un Universo che ha imparato a pensare?”.

7. Gli esseri umani si trovano tra due grandi infiniti: l’in-finitamente grande – il Cosmo, le galassie, le stelle, il sistema solare – e l’infinitamente piccolo – quark, protoni, elettroni, neutroni, fotoni, neutrini, atomi, molecole -. La vita emerge come una fruttuosa interazione tra questi due infiniti. E a sua volta produrrà un nuovo infinito: l’infinitamente complesso, come il cervello umano e come gli ecosistemi.

8. Si attribuisce a Democrito la frase “tutto arriva per caso e per necessità”. Il cammino dell’Universo è inteso da molti come una combinazione di caso e di necessità. Nel caso rientra quanto c’è stato di aleatorio, di gioco, di opportunità, di occasione, di casualità durante circa 15.000 milioni di anni. All’interno della Teoria del Caos si ricorda come un fenomeno minimo possa avere ripercussioni enormi, come se lo sbattere d’ali di una farfalla generasse un uragano a migliaia di chilometri. C’è un’amplificazione dei fenomeni. Per questo non si può prevedere esattamente il futuro. In questa prospettiva, si è lontani dal meccanicismo fissista dei secoli precedenti. Nella sfera della necessità, invece, ricade l’obbedienza alle leggi fisiche, il corso imposto dal valore che le quattro forze fondamentali hanno assunto dal primo millisecondo che ha seguito la Grande Esplosione. L’Uni-verso rivela la sua inventiva attraverso il caso e la necessità.

9. Occorre anche constatare la grande quantità di casualità. Nell’Universo non è stato possibile un solo passo senza che siano stati mossi quelli precedenti. Lo stesso fisico Stephen Hawking fa notare come qualunque cambiamento minimo che si fosse dato nel valore attuale delle quattro forze fondamentali avrebbe impedito che stessimo qui a popolare il pianeta Terra. Come pure se fossero state diverse la velocità di espansione dell’Universo o la distanza tra il Sole e la Terra. (…). Per l’evoluzione degli ominidi, è stata importante la faglia prodottasi nell’oriente africano dall’E-gitto alla Tanzania. Ad est della faglia, a causa della siccità determinata dal cambiamento di clima, il bosco si è trasformato in savana, facendo sì che le scimmie superiori si vedessero obbligate a scendere dagli alberi.

10. Analizziamo la storia dell’universo “a posteriori”, seguendo i passi generali che hanno permesso la comparsa dell’intelligenza. Nell’ottica del cosiddetto Principio Antropico, tutto il lungo cammino a partire dal big bang tendeva all’apparizione dell’essere umano. John Barrow afferma che “non è solo l’essere umano che è adattato all’Universo. Anche l’Universo è adattato all’essere umano”. C’è un cambiamento di prospettiva, in cui la vita umana non appare come un processo caotico segnato da scossoni improbabili. Al contrario, l’Universo “desiderava” l’apparizione dell’umano. “Era necessario che la vita e il pensiero fossero inscritti nelle potenzialità dell’Universo primitivo”, sostiene l’astrofisi-co Hubert Reeves, il quale afferma anche: “Le proprietà della materia sono esattamente quelle che assicurano la fertilità del Cosmo e l’apparizione della coscienza”.

11. Cosa avviene in ogni momento? C’è di fronte un ventaglio di possibilità. L’Universo gioca, ma ha mostrato di saper giocare molto bene. Ha saputo trarre vantaggio, per esempio, tanto dalla minima quantità di materia superiore all’antimateria – fenomeno avvenuto prima del primo millisecondo – quanto dall’apparizione delle circonvoluzioni cerebrali. L’evoluzione dell’Universo appare come un’attua-lizzazione progressiva delle sue potenzialità. Hubert Reeves afferma che la materia, “spinta da quello che potremmo chiamare un potente lievito cosmico, tende a raggiungere stadi sempre più strutturati”.

12. Un’altra caratteristica, nel processo di crescita della diversità di forme di vita, è la relazione che esiste tra tutto. Nessuna specie è autosufficiente. Tutte sono interdipendenti. Oltre alla relazione tra le grandi reti di esseri viventi, ne esiste anche un’altra tra le forme vive e quelle non vive. Oceani, atmosfera, composizione dei suoli, temperatura, tutto è relazionato come un grande tessuto che rende la Terra un pianeta eccezionale. (…).

13. Nell’ipotesi di Gaia avanzata da Lovelock, si prospetta un approccio al pianeta Terra considerato come un essere vivo, un sistema auto-conservato che ha mostrato la propria capacità di auto-equilibrio.

Tutte queste caratteristiche mostrano un approccio diverso della comunità scientifica non solo al pianeta Terra, ma anche alla vita, alle cose, all’essere umano. Lungi dal rinchiudersi solo in spiegazioni scientifiche, essa si pone sempre più interrogativi metafisici.

(…) È necessario assumere i cambiamenti legati alla visione del cosmo offerta dalla scienza moderna e da qui riflettere su Dio. Anche la nostra immagine di Dio è in “espansione”. La moderna cosmologia esige una teologia attualizzata. Questo cambiamento sta già conducendo a uno sviluppo delle capacità di ammirazione e di ascolto di fronte all’Universo, verso atteggiamenti più contemplativi, verso responsabilità nuove nei confronti del pianeta e della vita in esso, verso la comprensione di un Dio dinamico che ama il mondo. Occorre costruire una nuova spiritualità più conforme alla nuova visione del cosmo.

Verso la rivoluzione ecologica

Nuotiamo nella complessità. Detto diversamente, nuotiamo nel mistero. Partendo dai cambiamenti nella scienza e nelle religioni che abbiamo presentato, si sta aprendo l’oriz-zonte di comprensione di questa epoca. Facciamo parte della rivoluzione cibernetica che è in continuità con la rivoluzione tecnologica, la quale ha sostituito la rivoluzione agraria. Oggi le porte si vanno lentamente aprendo alla rivoluzione ecologica.

Nulla di quello che avviene nell’immensità del Cosmo ci è indifferente (…). Tutto è interconnesso. Per scoprire perché un essere è vivo è necessario guardare molto lontano.

Come animali coscienti, siamo l’universo che comprende se stesso. Il poeta Ernesto Cardenal ci aiuta a capire, nel suo Cantico Cosmico, che nel guardare le stelle siamo idrogeno che contempla idrogeno.

Questa rivoluzione ecologica esige un cambiamento di mentalità verso il Cosmo. Quali nuovi atteggiamenti sono necessari per questo cambiamento? Ne segnalo cinque.

1. Rispetto. (…). Rispetteremo la Terra se la considereremo un sistema limitato che bisogna preservare e apprenderemo a consumare meno, a riutilizzare di più e a riciclare al massimo.

2. Venerazione. La scienza ci sta aiutando a scoprire quanto tutto sia grande e complesso. Nulla è semplice, volgare, senza valore. La foglia di un albero possiede un’enor-me saggezza. (…). La venerazione ci porta a camminare sulla terra “togliendoci i sandali”, come Mosè di fronte al roveto ardente (Es 3,2). Una pietra, un torrente, una nube capricciosa, un uccello diventano veicoli di saggezza. Dobbiamo educarci a cogliere il messaggio che ci trasmettono e imparare a godere di tutto ciò che ci circonda. Tutto il Cosmo è come un grande libro da leggere.

3. Comunione. (…). Se comprendessimo bene ciò che implica la storia dell’Universo, scopriremmo che, nelle stelle, siamo fratelli di tutto. La diversità e la variazione presenti nell’Universo attuale non esistevano al momento del big bang. Aprendoci alla notte stellata ci apriamo al nostro passato. Gli atomi che oggi fanno parte del nostro corpo sono sorti dall’esplosione di una supernova. L’Universo ci ha generato nel calore delle stelle che sono morte per produrre atomi più pesanti necessari all’apparizione della vita. Non ci sarebbe stata vita senza l’esplosione delle supernove. Ciascuno di noi è imparentato con tutto. E quanto accaduto nelle savane africane quattro milioni di anni fa è il ricordo prossimo della nostra fraternità come specie umana.

4. Adorazione. (…) Le religioni hanno colto da tempo questa relazione di tutto con Dio. Lungi dal far parte della  ”leggerezza del reale”, siamo parte della “densità del reale”, del sacro che è tutto. Come già affermava san Paolo, “tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Col 1,16). Teilhard ha parlato della “santa materia”. Il Cosmo è opera di Dio ed esige un approccio contemplativo. (…). Tutto è una grande liturgia cosmica. L’adorazione ci fa avvertire il passo di Dio per l’Universo. Siamo chiamati a cogliere e celebrare questa grande festa cosmica.

5. Nuova identità. (…). Non si tratta più unicamente di conquistare un’identità a partire dalla propria famiglia o dal gruppo culturale a cui si appartiene. La storia dell’Universo si rivela come parte della nostra stessa storia, della nostra identità. Non abbiamo 20, 40 o 70 anni. Ciascuno ha 15 miliardi di anni. Veniamo da molto lontano. Siamo orgogliosi di conoscere le nostre origini. (…). Conoscere e assimilare questa prospettiva ci rivela quanto la nostra esistenza sia preziosa. Come afferma Hubert Reeves, “il lievito cosmico lo portiamo in noi stessi. Esso ci incita a promuovere la meravigliosa odissea della complessità cosmica” (…).

Nel pianeta ci sono troppe ingiustizie. Oggi il progresso è immenso, ma profondamente inumano. (…). Questa nuova identità non solo ci radica profondamente nel passato, ma ci proietta anche verso il futuro. Ci lancia in un compito di responsabilità nei confronti della Terra e della vita. È un appello a trovare una risposta di fronte ai due grandi soggetti che soffrono oggi l’oppressione umana: i poveri della Terra e la Terra stessa. È un appello all’azione a partire dal “grido dei poveri e dal grido della Terra ” (L. Boff).

Tra cristianesimo ed ecologia

(…) Nel cristianesimo abbiamo ereditato il gusto per il nuovo. Gesù è stato aperto alle nuove sfide e ha invitato i suoi seguaci a interpretare i segni dei tempi. Senza alcun dubbio, oggi nella coscienza ecologica sta soffiando lo Spirito di Dio. È un invito a porci in maniera diversa nell’Uni-verso e a prendere sul serio la responsabilità che abbiamo nei confronti della creazione. Oggi la rivoluzione ecologica è a sua volta una rivoluzione culturale. Invita a considerare una nuova ubicazione dell’essere umano sulla Terra. Esige nuove comprensioni e nuove risposte. (…).

L’ecologia si trasforma in un’avventura spirituale. Possiamo costruire una spiritualità ecologica che ci insegni ad abbracciare il Cosmo e il Dio del Cosmo. Il nostro cammino come cristiani si può vedere profondamente arricchito da questa sfida. La risposta, ancora una volta, è in noi.

Una Rete per il Polesine

lunedì, marzo 1st, 2010

La vocetta Blog     8Febbraio2010

Una Rete per il Polesine


Ieri pomeriggio alla Sala Gran Guardia con un Convegno dal titolo “Una Rete per il Polesine che vogliamo” si è presentata alla cittadinanza la neonata Rete dei comitati ambientali del Polesine, dall’estremo ovest (comitati della zona di Castelmassa, il nuovo comitato contro la discarica di rifiuti tossici di Pincara), al medio Polesine comitati di Pontecchio contro la Nogara-mare, e quelli contro la centrale a biomasse di Rovigo) e fino all’estremo est nel basso Polesine (Taglio di Po, Porto Viro e Porto Tolle, Cavarzere, Adria e Loreo e altri).
La sala era piena; presenti numerosi esponenti della politica locale, tra cui Guglielmo Brusco vicepresidente della Provincia e l’assessore all’ambiente Giuliana Gulmanelli.
Gli interventi si sono succeduti senza sosta dall’inizio e fino alla fine dell’incontro, per più di tre ore. I relatori intervenuti hanno posto l’attenzione: sul territorio ed sulla necessità di una sua valorizzazione, in particolare con la difesa del suolo, contro il consumo del territorio con Franco Verzola; sulla necessità di una pianificazione del sistema dei trasporti e della produzione energetica nella regione Veneto con Carlo Costantini; sulla necessità di una messa in rete delle conoscenze e delle forze ambientaliste che si oppongono al degrado del territorio con Vanni Destro.
Naturalmente si è parlato anche di nucleare e delle ipotesi tra i siti di una collocazione in Polesine e alla disponibilità dimostrata da alcuni dei nostri politici locali al governo della Regione.
Il problema della necessità di una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte sul governo del territorio è stato uno dei problemi più sentiti, al centro della discussione. Purtroppo, come ha rilevato nel suo intervento Matteo Ceruti, chi governa il territorio sembra sempre più evitare il coinvolgimento democratico dei cittadini nelle scelte e cerca invece sempre più di fare esclusivamente un’opera di convincimento della bontà di scelte già prese ai vertici delle istituzioni e tra gli addetti ai lavori.

La neonata Rete ha chiuso in bellezza offrendo a tutti un rinfresco casalingo e dato appuntamento a chi interessato ai prossimi incontri in cui organizzare le attività, anche in vista delle prossime elezioni.
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Pubblicato da Lavocetta alle 10.39

Le ragioni cristiane dell’ecologia

domenica, gennaio 10th, 2010

enzo bianchiMentre l’attenzione mondiale era rivolta alle discussioni di Copenhagen sul clima della terra e quella italiana alle conseguenze del gesto di uno psicolabile sul clima della convivenza civile, il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace del prossimo 1° gennaio è passato praticamente inosservato. Eppure la tematica scelta quest’anno è di cocente attualità nel suo indicare il nesso profondo tra la pace e la custodia del creato. Pace, infatti, non è solo assenza di guerre – anche se questo è quanto attendono da troppo tempo ormai tanti uomini e donne nelle più diverse regioni del globo – ma anche una vita piena, in armonia con la creazione, abitata dalla memoria riconciliata con il passato, dalla giustizia per il presente, dalla speranza per il futuro. Così, riprendendo e sviluppando alcune tematiche già presenti dell’enciclica Caritas in veritate, Benedetto XVI sottolinea alcuni elementi irrinunciabili nella riflessione contemporanea sui problemi che affliggono il mondo.

Innanzitutto, la consapevolezza della responsabilità che noi esseri umani abbiamo nei confronti dell’ambiente naturale e dei più deboli tra noi, in particolare “i poveri e le generazioni future”. Poi la capacità che la chiesa, “esperta in umanità”, ha di ribadire “l’urgente necessità morale di una nuova solidarietà” – inter-generazionale e intra-generazionale, capace cioè di proiettarsi “nello spazio e nel tempo” – che nella situazione odierna non può che coniugarsi con “una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo” e con la “sobrietà”. Ma vi anche la percezione di una dicotomia sempre più pronunciata tra i rari “progetti politici lungimiranti” e i sempre più frequenti “miopi interessi economici”: dicotomia particolarmente preoccupante oggi che la politica, anche mondiale, pare appiattirsi sull’economia, quasi rassegnata a divenirne serva impotente.

Il testo del papa ci ricorda con efficacia che l’interesse alla creazione, e dunque al rapporto dell’umanità con essa, è un’istanza della fede biblica: esistono “ragioni cristiane” assolute e precise per l’ecologia, ragioni mai separabili, appunto, dal tema della giustizia e della pace. La tradizione cristiana, infatti, non può e non sa separare giustizia ed ecologia, condivisione della terra e rispetto della terra, attenzione alla vita della natura e cura per la qualità buona della vita umana: sono due aspetti di un’unica urgenza: contrastare il disordine, la volontà di potenza, far regnare la giustizia, la pace, l’armonia. La terra è desolata quando viene meno la qualità della vita dell’uomo e della vita del cosmo, e la qualità della vita umana dipende anche dalla vita del cosmo di cui l’uomo fa parte e nel quale è la sua dimora.

Così, nell’affrontare la questione ecologica, Benedetto XVI mostra di avere a cuore che questo annuncio cristiano sia proclamato con un linguaggio antropologicamente comprensibile da tutti e capace, nel contempo, di rimarcare le peculiarità che gli impediscono di cedere “a un nuovo panteismo con accenti neopagani”. Già i profeti dell’Antico Testamento avevano sì cercato di annunciare il futuro che attende la creazione con immagini poetiche, pastorali – l ’agnello e il lupo che pascolano insieme, il lattante e la serpe che insieme giocano, il deserto fiorito… – ma con lo scopo di destare negli uomini un’attrazione non per ciò che è perduto, bensì per ciò che sta davanti come una vocazione e una promessa. Queste immagini giunte fino a noi non intendono inculcare una nostalgia per culture non più attuali o chiedere una conservazione verginale della natura: questa non è un patrimonio originale inviolabile e immacolato, e occorre vigilare più che mai perché non finisca per essere divinizzata o sacralizzata quale “Gaia”, divina madre vergine e immacolata che chiede di essere preservata da ogni intervento umano. Per questo il messaggio del papa esorta a vigilare anche su un altro pericolo: nella crisi di rapporto tra l’uomo e l’alterità della creazione – alterità che l’uomo oggi non sa rispettare, tentato com’è di assorbire in se stesso tutto ciò che gli sta di fronte – appare la tentazione di eliminare “la differenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri esseri viventi”.

Non va dimenticato che la nostra generazione è forse la prima nella storia a essere cosciente che dalle proprie scelte dipendono la vita o la morte degli esseri, del pianeta, e questa consapevolezza purtroppo deriva da evidenze che si impongono: dall’aria viziata, dalle acque avvelenate, dal suolo mortificato e sfruttato, dal deserto che avanza. La verità è che viviamo un’errata relazione con la materia del mondo, non sapendo in essa riconoscere l’opera vivificante dello Spirito santo che ci richiederebbe un rapporto di rispetto e di amore. Le creature sono per noi un oggetto neutro di consumo, oggetti che servono a soddisfare i nostri desideri, strumenti per il nostro benessere senza limiti e senza leggi.

Eppure anche in questo esigente discernimento, i cristiani avrebbero davanti a sé il cammino tracciato da Gesù, l’ “uomo secondo Dio” che ha saputo vivere con la creazione in modo esemplare. Il suo agire messianico non riguardava solo il rapporto con gli esseri umani ma anche con la creazione: Gesù ha amato la terra, le è restato fedele, si è mostrato un contemplativo della creazione, capace di vedere in essa “un dono di Dio a tutti” – come ricorda Benedetto XVI – e una responsabilità per l’uomo. Riconciliato con la natura, con gli animali, con le fatiche umane, con la realtà quotidiana, dalla contemplazione della natura Gesù ha saputo trarre lezione e consolazione, ha saputo rispondere al gemito presente in ogni cosa. I cristiani, alla sua sequela, di fronte “al deserto che avanza” annunciato da Nietzsche, di fronte alla terra sempre più desolata, dovrebbero imparare a scorgere nella profondità della creazione la “signatura rerum”, la scrittura delle cose, le loro lacrime e le loro lodi. Allora forse saprebbero rivolgere in modo credibile ai loro fratelli e sorelle in umanità il pressante appello cui Benedetto XVI ha voluto dar voce: “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.

Enzo Bianchi

Priore della comunità di Bose

http://www.monasterodibose.it/index.php/content/view/3343…

TROPPE SPESE MILITARI

martedì, ottobre 6th, 2009

PAX CHRISTI INTERNATIONAL: TROPPE SPESE MILITARI,
IRRAGGIUNGIBILI GLI OBIETTIVI DEL MILLENNIO

35223. ROMA-ADISTA. La scadenza è vicina, gli obiettivi ancora lontani, formalmente per “mancanza di risorse”, in realtà per assenza di volontà di molti Stati, fra cui l’Italia. Si tratta degli otto Obiettivi del Millennio per la riduzione della povertà nel mondo, sottoscritti da tutti i 191 Paesi membri dell’Onu nel settembre del 2000: eliminare la povertà estrema e la fame; raggiungere l’istruzione elementare universale; promuovere l’uguaglianza fra i sessi e conferire potere e responsabilità alle donne; diminuire la mortalità infantile; migliorare la salute materna; combattere l’Hiv/Aids, la malaria e altre malattie; assicurare la sostenibilità ambientale; sviluppare una collaborazione globale per lo sviluppo.

Un lontano miraggio, ma anche un potenziale traguardo a portata di mano, secondo lo studio appena pubblicato da Pax Christi International Spese militari e aiuto internazionale. La storia dell’elefante nella stanza, che denuncia l’evidenza che molti Paesi occidentali non vogliono vedere: basterebbe soltanto il 4% delle spese militari mondiali del 2008, o il 10% di quelle statunitensi, per riuscire a garantire il bilancio annuo necessario a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio. Che però, con il trend di costante aumento delle spese militari, non verranno realizzati entro la scadenza fissata del 2015, e forse mai. Infatti, come spiega Giorgio Beretta, caporedattore di Unimondo e analista dell’Osservatorio sul commercio di armi (Oscar) di Ires Toscana, “nonostante la crisi finanziaria internazionale, la spesa militare nel mondo è cresciuta in un anno del 4%, raggiungendo nel 2008 i 1.464 miliardi di dollari in valori correnti (oltre mille miliardi di euro)”, cifra record dagli anni della Guerra fredda. “Solo nell’ultimo decennio l’incremento è stato del 45%, e la spesa militare corrisponde oggi al 2,4% del Prodotto interno lordo mondiale e costa in un anno 217 dollari per ogni abitante del pianeta” (v. Adista n. 70/09).

Il documento di Pax Christi International confronta le necessità economiche per l’aiuto allo sviluppo e le spese che i governi sostengono per gli armamenti e per la lotta al terrorismo e nota che 40 miliardi di euro l’anno sarebbero sufficienti per raggiungere gli Obiettivi del Millennio entro il 2015. Ma nel mondo, solo Svezia, Lussemburgo, Norvegia, Danimarca e Paesi Bassi hanno rispettato nel 2008 l’impegno a dedicare lo 0,7% del loro prodotto interno lordo all’aiuto allo sviluppo.

“Sono dati che in qualche modo sospettavamo”, nota don Tonio Dell’Olio nel suo blog Mosaico dei giorni, collegato a Mosaico di pace, mensile promosso dalla sezione italiana di Pax Christi. “Era impossibile non vedere l’elefante nella stanza e adesso che lo sappiamo, dovremmo responsabilmente incalzare il nostro governo a mettersi al passo con gli impegni solennemente assunti in sede internazionale” e con i Paesi che hanno mantenuto le promesse. “Ci chiediamo – conclude – se in cima alle preoccupazioni di chi ci rappresenta in sede internazionale non c’è l’impegno di salvare chi muore di fame, quale altra emergenza sarà mai più importante?”. (l. k.)

ENERGIA SALUTE E PARTECIPAZIONE, CHI DECIDE?

lunedì, ottobre 5th, 2009

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IL PAPA E L’AMBIENTE

lunedì, ottobre 5th, 2009

Il Papa: per salvare l’ambiente cambiare modello di sviluppo

24 settembre 2009 Nessun commento

papa
“È indispensabile che l’attuale modello di sviluppo globale sia trasformato attraverso una più grande, e condivisa, accettazione di responsabilità per la creazione: ciò è richiesto non solo dai fattori ambientali, ma anche dallo scandalo della fame e della miseria umana». È il forte appello lanciato oggi dal Papa, in un videomessaggio trasmesso in vista Vertice dell’Onu sui cambiamenti climatici di Copenaghen, il cui testo è stato diffuso oggi dalla sala stampa della Santa Sede.

“La tutela dell’ambiente e la salvaguardia delle risorse e del clima – ha detto Benedetto XVI – obbligano tutti i leader ad agire congiuntamente, rispettando la legge e promuovendo la solidarietà con le regioni più deboli del mondo”. “Insieme – ha aggiunto – possiamo costruire uno sviluppo umano integrale benefico per tutti i popoli, presente e futuri, uno sviluppo ispirato ai valori della carità nella verità». «Perchè questo avvenga», ha affermato Benedetto XVI, “è indispensabile che l’attuale modello di sviluppo globale possa essere trasformato”.

“Siamo tutti chiamati ad esercitare una gestione responsabile della creazione, ad utilizzare le risorse in modo tale che ogni individuo e comunità possano vivere con dignità”, ha sottolineato nel videomessaggio, con il quale il Papa intende offrire il suo «sostegno» ai leader che si confronteranno «sull’urgente problema del cambiamento climatico”. “La Terra – ricorda Benedetto XVI – è un dono prezioso del Creatore che, nel progettare un suo ordine intrinseco, ci ha dato linee guida, come amministratori della sua creazione”.

La Chiesa, da parte sua, “ritiene che le questioni riguardanti l’ambiente e la sua tutela siano intimamente connesse con lo sviluppo umano integrale”, sottolinea il Papa citando la “Caritas in veritate”, in cui si fa presente la “pressante esigenza morale di una rinnovata solidarietà non solo tra i paesi, ma anche tra gli individui”, in nome di una “una responsabilità personale verso l’umanità nel suo complesso, in particolare verso i poveri e vero le generazioni future”.

ECQUO

Di qui l’importanza che la comunità internazionale e i singoli governi “inviino il giusto segnale ai propri cittadini e riescano a contrastare modi dannosi di trattare l’ambiente», facendo in modo che «i costi economici e sociali dell’utilizzo delle risorse” siano “riconosciuti con trasparenza e sostenuti da coloro che li procurano, e non da altri popoli o generazioni future”.

L’APPELLO del NOBEL Per la pace Perez Esquivel

sabato, ottobre 3rd, 2009
ggggIl messaggio lanciatio a Trento dal premio Nobel per la pace argentino. «Promuoviamo la costituzione del Tribunale penale internazionale sull’ambiente. Dobbiamo farlo a tutti i livelli. Da questo dipendono sempre di più la vita e il futuro delle genti nel mondo»

 

“Promuoviamo la costituzione del Tribunale penale internazionale sull’ambiente. Dobbiamo farlo a tutti i livelli. Da questo dipendono sempre di più la vita e il futuro delle genti nel mondo”. È uno dei messaggi lanciati a Trento dal premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, oppositore della dittatura militare che ha insanguinato il suo paese degli anni ‘70. Circa le ingiustizie sociali ha chiarito che ”non c’è primo, secondo, terzo o quarto mondo, c’ un unico mondo, i diritti sono uguali per tutti. Dobbiamo combattere le ingiustizie e le dittature usando gli strumenti della nonviolenza e le istanze giuridiche internazionali. Il nostro impegno deve riguardare la difesa di tutto il Creato”.

Per Perez Esquivel “la presenza di religiosi e laici impegnati per la libertà dei popoli costruisce un nuovo paradigma di vita per l’intera umanità”. “In America Latina – ha detto – abbiamo superato le dittature con grandi sforzi e sofferenze. Bisogna capire come ciò è avvenuto. I militari non sono improvvisamente impazziti. Più di 80.000 sono passati per le accademie militari aperte dagli Usa a Panama, ad esempio. Ora, con fatica abbiamo recuperato le istituzioni dello stato e della democrazia, anche se Eduardo Galeano ha coniato per molte il termine democrature, un incrocio fra democrazia formale e autoritarismo sostanziale”.

Il Nobel ha poi parlato dei “pericoli dell’informazione”. “C’è un contagio mentale realizzato con la manipolazione dell’informazione – ha detto -, che è opera di grandi centri di potere capaci di trasformare la menzogna in verità. Oggi ci sono comunità in tanti paesi che lavorano innanzitutto attorno alla liberazione della parola. Liberando la parola liberiamo il pensiero. Se non liberiamo la parola – ha concluso – rimarremmo sempre oppressi, sempre vittime del pensiero unico”.
(Ansa)

la nuova ecologia (continua…)