Archive for the ‘UNITI PER l’ AMBIENTE’ Category

Cristiani Indignados

venerdì, ottobre 28th, 2011

(Gruppo Planetario contro il processo di degenerazione del mondo). Cristiani di tutto il mondo unitevi nel nome di Gesù per salvare l’umanità dalla schiavitù ad un sistema economico e finanziario ingiusto, iniquo e discriminatorio, falso e corruttibile quale si è rivelato il neo-capitalismo. La nostra presenza moderata e ispirata al valore supremo della non violenza fra gli INDIGNADOS è fondamentale, urgente ed improcrastinabile.   Da soli non ce la facciamo a far passare la nostra risposta al problema perchè tutto ciò che viene prospettato a questa cultura post-illuminista di matrice positivista dai cristiani odora di sacrestia e viene scartata, isolata e marginalizzata anche dai sistemi mediatici.

Noi abbiamo la soluzione che può essere condivisa anche da chi non è cristiano, da chi non crede assolutamente o da chi fa parte di altre religioni.”…Vogliamo un’altra economia, un’altra società e una democrazia vera”.

1°, “il nostro Regno non è di questo mondo” ma a questo mondo NOI non possiamo far mancare il nostro impegno gratuito e disinteressato per il raggiungimento del BENE UNIVERSALE DI TUTTI I POPOLI E DELLE NAZIONI;

2°, NON PENSIAMO CHELA RIVOLUZIONE DI SISTEMAPOSSA E DEBBA AVVENIRE CONLA VIOLENZA MA CONLA FORZA DELLE IDEEELA CONOSCENZA DEI MODELLIDI SVILUPPO ALTERNATIVI A QUELLI NOTI, BOCCIATI DALLA STORIA;

3°, NOI CRISTIANI ABBIAMO UN MODELLO DI SVILUPPO DA PROPORRE CHE E’QUELLO EQUO E SOLIDALE BASATO SULLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA CHE NON E’PENSATO PER FARE ARRICCHIRE LO 0.02% DELLA POPOLAZIONE MONDIALE AI DANNI DEL RIMANENTE 99,8% MA TENDE A REALIZZARE UNA ECONOMIA GOVERNATA DAL BASSO, DALLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA, NON ASSOGGETTABILE ALLE SPECULAZIONI E CHE NON E’LEGATA ALLA CONCENTRAZIONE DEL POTERE POLITICO ED ECONOMICO NELLE MANI DI POCHISSIME PERSONE.   LA NOSTRA TERZA VIAECONOMICO-FINANZIARIA SI BASA SUL QRDV (Qualità Reale Della Vita) CHE E’ IL PARAMETRO DI VALUTAZIONE DELLA RICCHEZZA DI UNO STATO E CHE SI DEVE ANDARE A SOSTITUIRE ALPIL (Prodotto Interno Lordo). La qualità della vita delle persone e la qualità dell’ambiente dove i gruppi umani convivono deve essere IL CENTRO PERMANENTE “GRAVITAZIONALE” di ogni iniziativa RIVOLUZIONARIA di cambiamento pacifico del sistema capitalistico.   L’UMANITA’ NON PUO’ DIPENDERE DAI MAL DI PANCIA DI WOLL STREAT E DELLE BORSE MONDIALI. PER ESSA E’ NECESSARIO un modello di sviluppo reale dove il profitto sia generato dal lavoro e dalla creatività d’impresa e dove la produzione sia legata ai bisogni reali e non ai bisogni indotti dal “Consumismo”.   SE SIETE D’ACCORDO, E con il nostro stile singolare vogliamo partecipare al cambiamento, ANDIAMO AVANTI UNITI.  Contribuiremo a creare con le forze laiche LA PIU’ GRANDE RIVOLUZIONE PACIFICA PER IL CAMBIAMENTO EPOCALE DEL NOSTRO ATTUALE SISTEMA ECONOMICO E FINANZIARIO.   PER IL COORDINAMENTO DELLA COMPONENTE DEGLI INDIGNATI CRISTIANI A SOSTEGNO DELL’IMPORTANTE INIZIATIVA DEL“COORDINAMENTO 15 OTTOBRE” multiculturale, multietnico e multireligioso fate sentire la vostra voce sul blog:http://www.frasole.blogspot.com/    o scrivete a fraSole frasole@fratesole.sicily.it. Sappiamo bene che nel coordinamento vi sono realtà schierate ideologicamente che non hanno una visione politica universale ma ancora pensano che il problema sia il “Governo Italiano” o la politica in senso lato. La cosa non deve preoccuparci nella misura in cui sia possibile un confronto democratico attraverso il quale passi l’idea che non è una questione partitica o di schieramento politico perchè la politica è stata spodestata dall’Economia e la politica non deve essere una nostra nemica ma lo strumento ideale al di là degli stessi schieramenti, per governare il cambiamento del Sistema. Semmai si parli di preparazione di una Nuova Classe Dirigente che introduca, al di là delle appartenenze politiche, concetti e metodi nuovi di governo della cosa pubblica o forse è meglio dire, per il livello planetario raggiunto dalla sfida, delle “cose pubbliche”. E su questo, penso e spero, che possiamo intenderci e trovare basi comuni per andare avanti nella lotta CONTRO I POTERI FORTI DELLA TERRA. Spero tanto che almeno Lei, come cristiano, mi faccia conoscere il Suo parere…

Una sola cima in punta a una montagna

mercoledì, aprile 6th, 2011

Non c’è che una sola cima in punta a una montagna

Cinque secoli fa, il 12 ottobre 1492, Cristoforo Colombo scoprì l’America. In realtà quello che allora si scoprì, nel senso che venne allo scoperto, fu la realtà della cultura occidentale e della cristianità che l’aveva fondata, l’una e l’altra incapaci di riconoscere come proprio simile l’uomo non occidentale. Già le crociate in Oriente avevano messo a nudo questa verità, con la scoperta del “nuovo mondo” questa verità non fu più contestabile, e non lo è a tutt’oggi se è vero che quando nel 1985 Giovanni Paolo si recò in Perù, un gruppo di rappresentanti delle etnie indie, tra i quali Ramiro Reynaga dei Quechua, gli consegnarono questa lettera:

“Noi indios delle Ande e dell’America abbiamo deciso di approfittare della visita di Giovanni Paolo per restituirgli la sua Bibbia, perché in cinque secoli essa non ci ha dato amore, né pace, né giustizia. Per favore, riprenda la sua Bibbia e la restituisca agli oppressori, perché loro più di noi hanno bisogno dei precetti morali in essa contenuti. Infatti, con l’arrivo di Cristoforo Colombo, in America si sono imposti una cultura, una lingua, una religione e valori che erano propri dell’Europa”. (Ramiro Reinaga dei Qnechua)

Ma tutto ciò in qualche modo è noto, meno noto, e drammaticamente più inquietante è il fatto che quando Colombo, all’alba del 12 ottobre 1492, incontrò i primi indigeni nella piccola isola dei Caraibi da lui battezzata San Salvador: l’uomo incontrò se stesso e non si riconobbe. In questo fallimento è il senso di quell’evento grandioso e tragico.

Da Umberto Galimberti - Parole Nomadi
Ricordo le parole dello storico e scrittore maliano Amadou Hampàté Bà, una delle figure più belle della storia africana contemporanea. Un personaggio dotato di grande carica umana e spirituale e di un raro senso di tolleranza. Ecco il suo commento dopo aver pregato sul Monte Sion, nel 1961, per la pace nel mondo – lui, musulmano, con un prete cattolico e un rabbino ebreo

“Non c’è che una sola cima in punta a una montagna, ma i sentieri per raggiungerla possono essere diversi. Considero il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam come tre fratelli di una famiglia poligama, dove c’è un solo padre, ma dove ogni madre ha cresciuto suo figlio secondo i propri costumi. Ogni moglie parla del marito e del figlio secondo la propria concezione”.

 

DIFENDERE LA VITA È ANCHE DIFENDERE IL PIANETA:

mercoledì, marzo 23rd, 2011

DIFENDERE LA VITA È ANCHE DIFENDERE IL PIANETA:
DUE VESCOVI ROMPONO IL SILENZIO

36056. ROMA-ADISTA. Per sollecitare l’apertura di un dibattito sui temi del nucleare civile anche dentro l’episcopato italiano, Adista ha intervistato due tra i vescovi che negli ultimi anni si sono mostrati più sensibili alle tematiche sociali ed ecologiche:mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo dal 2001 e membro della Commissione Cei per le Migrazioni, e mons. Giovanni Giudici, vescovo di Pavia e Presidente di Pax Christi Italia. Di seguito, le due interviste.  (valerio gigante)

 

MONS. MOGAVERO: SCELTE ENERGETICHE NEL RISPETTO DEI DIRITTI DEI POPOLI

 

Ritiene allarmistiche le voci di chi, in Italia, chiede di riconsiderare con urgenza la scelta dell’opzione nucleare, recentemente rilanciata dal governo italiano? O piuttosto è questo il momento più giusto per riconsiderare il rapporto rischi-benefici di tale opzione?

Ritengo che su questo tema e anche su tanti altri che toccano direttamente la vita della gente bisogna riflettere senza lasciarsi prender la mano dalle reazioni emotive, soprattutto senza creare allarmismi o panico. In particolare, occorre considerare che nessuna realtà umana è perfetta e, dunque, immune da rischi e pericoli. Se così non fosse l’uomo sarebbe infallibile e ineccepibili le sue realizzazioni. Occorre, d’altra parte, comprendere i timori e le paure dell’opinione pubblica, disorientata troppe volte dalla scoperta di macchinazioni e di furbate che stanno dietro a verità di comodo e non si fida, perciò, delle assicurazioni con cui si vogliono liquidare i problemi. La scelta più corretta in merito all’opzione nucleare è, allora, quella di discutere della questione alla luce del sole, senza allarmismi ingiustificati e senza pregiudiziali di alcun genere (ideologiche, politiche, economiche…), ma guardando al bene delle persone e all’utilità comune.

 

La Chiesa cattolica finora non ha espresso una posizione in merito al nucleare. C’è solo il pronunciamento, favorevole, dal card. Raffaele Martino. Su questioni del genere è bene che la Chiesa apra un periodo di dibattito al suo interno o è invece auspicabile, sulla scia di quanto recentemente fatto dalla Conferenza Episcopale Tedesca, una presa di posizione netta a favore delle fonti energetiche alternative al nucleare e “sostenibili”?

Anche se la Chiesa cattolica non ha assunto posizioni ufficiali sul merito dell’energia nucleare, ritengo pertinenti al problema le numerose e consolidate affermazioni riguardanti la centralità della persona umana, la custodia e tutela del creato, il rispetto per l’ambiente, valori tutti connessi direttamente con il tema in questione. Quanto al nucleare, non ritengo pertinente e utile che l’episcopato si riservi l’ultima parola in merito; almeno per due ragioni: primo, perché i vescovi non hanno una competenza specifica per pronunziarsi su un problema che coinvolge anche aspetti scientifici non secondari; secondo, perché in tutto ciò che attiene alla vita pubblica e privata dei cittadini un ruolo primario spetta ai fedeli laici. Dunque, ben venga all’interno delle comunità ecclesiali un confronto aperto e ampio per approfondire e valutare e per proporre soluzioni valide nel superiore interesse di tutti.

 

Molte realtà ecclesiali, negli ultimi mesi, si sono mobilitate a sostegno della raccolta di firme per il referendum contro il nucleare e, più in generale, sui temi della tutela del territorio. Più rari, invece, sugli stessi argomenti, i pronunciamenti dei vescovi, mentre a volte qualche diocesi ha esplicitamente “sponsorizzato” l’opzione nucleare. C’è un ritardo dell’episcopato rispetto alla sensibilità che sul tema del nucleare emerge in tanta parte del laicato cattolico e più in generale nell’opinione pubblica italiana?

I vescovi sono portatori delle potenzialità e dei limiti del proprio tempo e scontano, perciò, tutti i ritardi, soprattutto, quelli culturali negli ambiti più innovativi. Se a questa considerazione di carattere generale aggiungiamo che le tematiche ecologiche sono entrate a fatica e solo di recente tra le attenzioni pastorali, non deve stupire più di tanto che i vescovi esprimono opinioni diverse in materia di energia nucleare; opinioni che, magari, non toccano la dimensione esatta della complessa problematica.

In ogni caso, a me pare che per affrontare questo nodo cruciale, sul quale si gioca il futuro del mondo, occorra tenere fermi alcuni punti inderogabili: il problema energetico va affrontato senza pigrizie e senza concedere favori a nessuno; ogni scelta strategica deve rispettare le aspettative e le necessità di tutti i popoli, soprattutto di quelli ancora in via di sviluppo; le soluzioni adottate devono rispettare l’ambiente perché trasformare il mondo in una pattumiera significa porre le premesse per distruggere, con la Terra, l’uomo stesso.

 

MONS. GIUDICI: LA “DIFESA DELLA VITA” PASSA ANCHE PER L’ACQUA, LA TERRA, L’ARIA

Il terremoto in Giappone e le conseguenze che il sisma ha provocato sulla sicurezza della centrale nucleare di Fukushima hanno riaperto anche nel nostro Paese il dibattito sull’opportunità dell’opzione nucleare, recentemente rilanciata dal governo italiano. Ritiene sia giusto ridiscutere questa scelta?

L’emozione che oggi segna l’opinione pubblica a proposito del nucleare è enorme; i fatti drammatici di questi giorni ci mostrano con chiarezza i problemi provocati dal nucleare come fonte di approvvigionamento dell’energia e ci invitano a una seria riflessione. Al di là dunque del dibattito possibile sulla competitività economica che il nucleare civile assicura, è evidente a tutti quanto sia difficile ancora oggi il controllo di questa fonte di energia.

 

L’episcopato tedesco il 14 marzo scorso ha dichiarato che “l’energia atomica non è l’energia del futuro” e ha invitato il governo a prendere con decisione la strada del no al nucleare. Ritiene che anche in Italia sia tempo che l’episcopato inviti il mondo politico a ripensare al settore energetico per adottare fonti energetiche più ecologiche e sostenibili?

Va ampliandosi la platea di coloro che concordano sul fatto che i rischi del nucleare civile sono, per noi e per le generazioni future, enormemente più grandi dei benefici attuali. È dunque opportuno affermare che la scelta del nucleare non è sullo stesso piano della scelta di promuovere fonti energetiche alternative (solare, eolica). I vescovi tedeschi hanno decisamente imboccato un percorso che veniva descritto nel messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace del 2010: «È necessario che le società tecnologicamente avanzate siano disposte a favorire comportamenti improntati alla sobrietà, diminuendo il proprio fabbisogno di energia e migliorando le condizioni del suo utilizzo. Allo stesso tempo, occorre promuovere la ricerca e l’applicazione di energie di minore impatto ambientale».

 

Tante realtà del laicato cattolico si stanno impegnando sul tema della sostenibilità e delle energie alternative, oltre che su una lettura critica della scelta nucleare. Si può parlare di un impegno dei cristiani per la difesa della vita?

È evidente la presenza nel mondo cattolico di una sensibilità precisa, che talvolta si fa esplicita proposta, del riconoscimento della vita come una benedizione da rispettare e proteggere, incrementare e custodire. La centralità dell’essere umano, e dunque il suo sviluppo integrale, è verità della nostra fede da accogliere. Da essa ci viene l’impegno nel riconsiderare il modello di sviluppo che si è venuto attuando: esso pone al centro ogni persona o la crescita senza limiti di esperienze e utilità solo per alcuni fortunati? Ci accorgiamo che vi è una corsa ad accaparrare beni essenziali come l’acqua e ci avviciniamo al referendum a proposito della privatizzazione degli acquedotti. Questi beni, acqua, terra, aria, sono di tutti o di chi se li può assicurare con il denaro o con la forza? La promozione della vita riguarda l’esperienza umana dall’inizio alla fine e in tutto il suo svilupparsi nel tempo e nei rapporti sociali.

L’attenzione dei credenti al rispetto della vita in tutto il suo dispiegarsi e la capacità di organizzarsi per denunciare le situazioni in cui essa viene calpestata ci offrono un ulteriore spunto di riflessione. Le soluzioni concrete, evidentemente, sono affidate ai cristiani, ricchi dei carismi donati loro dallo Spirito, resi capaci di leggere la situazione attuale e di realizzare di fatto una società rispettosa della vita. Ce lo ricorda la Gaudium et spes quando invita i laici a non pensare «che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto che, a ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta, o che proprio a questo li chiami la loro missione: assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del magistero».

 

 

Filosofia ambientale

lunedì, gennaio 3rd, 2011

“Filosofia ambientale”, le idee e i concetti per il futuro della Terra

La filosofia ambientale è materia molto studiata nel mondo nordico e anglosassone, in Italia è meno diffusa e limitata ad una ristretta cerchia di specialisti. Questo libro, della cada editrice Mattioli 1885,nasce con lo scopo di divulgarla in maniera sintetica, semplice e leggibile.
Un libro scritto da Piergiacomo Pagano
La situazione ambientale non è stata mai così critica. Se in epoche passate il nostro impatto era localizzato esclusivamente nelle zone più densamente popolate, oggigiorno l’urbanizzazione, l’industrializzazione e lo sfruttamento intensivo delle risorse pongono problemi stringenti e globali. Cambiamenti climatici, desertificazione, inquinamento, grave perdita della biodiversità, popolazione in crescita esponenziale, sono solo alcuni aspetti di una problematica complessa che richiede interventi a breve termine affinché il “volano” delle modificazioni possa rallentare e invertire la tendenza. Ma per decidere quali sono i passi che vogliamo compiere è bene fare chiarezza su come vogliamo (o dobbiamo) rapportarci con la natura.

Del comportamento umano nei confronti dell’ambiente naturale, compresi i suoi abitanti non-umani, si è parlato fin dai tempi antichi. Il dibattito, limitato dapprima ad un numero sparuto di intellettuali, si è andato allargando coinvolgendo di volta in volta biologi, ecologi, politici, filosofi e teologi fino ad arrivare agli anni 1960 quando la presa di coscienza ambientale si allargò all’intera opinione pubblica. Nacquero così associazioni ambientaliste, furono organizzate conferenze sull’ambiente, vennero stampate riviste di etica ambientale. Alle idee straordinarie e innovatrici della prima parte del secolo XX quali “la conservazione della natura” e “l’etica della terra”, si sono sommati altri concetti, sono state sviluppate altre etiche. La discussione che ne è scaturita ha alimentato quella che viene definita filosofia ambientale, una nuova branca della filosofia che è andata coinvolgendo un numero sempre maggiore di persone. Dovendo descriverla in poche parole potremmo dire che la filosofia ambientale raccoglie in sé i pensieri, le idee, i concetti che l’uomo elabora nel suo rapportarsi con ciò che lo circonda. Essa guida, quindi, il nostro comportamento e determina le nostre scelte in campo ambientale. Fondamentali sono le domande: Qual è il nostro posto nella natura? Qual è il nostro ruolo? Quale futuro vogliamo? Possiamo fare della natura quello che vogliamo oppure dobbiamo rispettarla perché il suo valore è indipendente da noi? Domande di questo tipo non sono solo una palestra per la mente che si interroga. Quello che pensiamo si riflette sul nostro modo di percepire, di vivere, di comportarci, fino a farci sentire soddisfatti o sofferenti del mondo in cui viviamo. Le nostre idee, espresse attraverso la classe politica che votiamo, diventano leggi che incidono pesantemente sulla nostra vita, e su quella di chi abiterà, in futuro, il nostro pianeta.

La filosofia ambientale è materia molto studiata nel mondo nordico e anglosassone, mentre in Italia è meno diffusa e limitata ad una ristretta cerchia di specialisti. Il libro “Filosofia Ambientale” è nato allo scopo di divulgarla in maniera sintetica, semplice e leggibile da chiunque affinché il dibattito possa essere allargato e tutti possano contribuire in maniera diretta e fattiva alle scelte politiche e strategiche per indirizzare la società umana verso un futuro più consapevole.

Partendo dal passato e tracciando un percorso storico per cercare le basi dell’attuale pensiero in senso ambientale, il libro affronta le tante posizioni filosofiche nei confronti della natura. Il panorama è vasto e variegato. Se è vero che siamo ormai tutti consapevoli della necessità di rivedere il nostro modo di concepire la natura, le somiglianze finiscono qui. Alcuni pensatori mantengono una posizione tipicamente antropocentrica più o meno rigida e laica chiedendo solamente una maggiore responsabilità, altri vedono il Creato come un Dono di Dio e l’uomo come un semplice amministratore delle cose divine, altri sostengono l’allargamento dell’etica agli individui non umani (auspicando dei diritti o almeno una certa considerabilità morale agli animali superiori), altri affermano che la natura ha un valore indipendente dall’uomo ma i diritti oltre alla sfera umana possono essere concessi solo agli insiemi (specie, habitat, ecosistemi), altri ancora sostengono l’opinione che necessita un cambiamento radicale nella nostra mentalità consumistica. Tesi antropocentriche, teocentriche, biocentriche, ecocentriche, si distinguono e si intrecciano attraverso l’utilizzo di termini specifici quali responsabilità, diritti, conservazione, preservazione, sostenibilità, valore inerente, ecc. che hanno una loro ragion d’essere ma che possono disorientare o essere fraintesi.

Il libro “Filosofia ambientale” vuole essere una carrellata essenziale delle diverse posizioni, ne cerca le differenze e le somiglianze per proporne, infine, una semplice classificazione. Il suo scopo non è quello di sostenere una propria opinione, bensì quello di dare al lettore la possibilità di scegliere affinché possa adottare quella posizione che ritiene più in sintonia con il suo essere e col suo temperamento.

Così muore un sindaco ecologista

martedì, settembre 7th, 2010
Da la nuova ecologia

Così muore un sindaco ecologista
Per Vassallo il cordoglio del paese

angelo vassallo
All’indomani della barbara esecuzione del primo cittadino di Pollica un coro di sdegno, solidarietà ai familiari e richiesta di giustizia. Le reazioni della società civile e delle istituzioni. Maroni: «Indagini in corso». Il cordoglio di Legambiente

Video SKY“Mio fratello denunciava forze dell’ordine corrotte”
Notizia «Ha dato fastidio il suo rigore» di ELISABETTA GALGANI
Documento La sua Pollica raccontata sul nostro mensile

Link Dal quotidiano Europa: Quella giornata insieme ad agosto
di ERMETE REALACCI

«Ho sentito il procuratore di Salerno per le prime valutazioni e parlerò con Manganelli per capire cosa ci sia dietro. Siamo in attesa di informazioni e le indagini sono in corso». All’indomani del barbaro omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco ecologista di Pollica, il ministro dell’Interno Maroni non avanza ipotesi sui mandanti e gli esecutori. Il quadro però, mano a mano che passano le ore, si fa sempre più chiaro: dietro i nove colpi di pistola che hanno crivellato il corpo di Vassallo, mentre rientrava intorno alle due di notte nella propria abitazione, c’è la mano della criminalità organizzata. Di qualcuno al quale il sindaco («un simbolo della legalità», come lo ha definito il sostituto procuratore di Vallo della Lucania, Alfredo Greco) aveva contrastato gli interessi. Magari durante una delle sue battaglie contro la speculazione edilizia in uno dei luoghi pi&ugrav«e; immacolati della Penisola, il Parco del Cilento al cui interno si trova Pollica.

L’impegno ambientalista di Vassallo è stato ribadito anche da Legambiente: «Con Vassallo abbiamo condiviso le tante iniziative virtuose, le buone pratiche del suo Comune e battaglie come quella per il parco del Cilento e contro gli abusi edilizi. Ci mancherà la sua serena determinazione e la sua voglia di lavorare per un Cilento più pulito e più civile» dicono il presidente di Legambiente Campania Michele Buonomo e il vicepresidente nazionale Sebastiano Venneri Anche i senatori ecologisti del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante hanno espresso il proprio cordoglio («Le battaglie di Vassallo non devono essere vane e per questo occorre dare al più presto un volto e un nome all’assassino del sindaco di Pollica») mentre Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente, ha raccontato sul quotidiano Europa una giornata che aveva passato, il mese scorso, insieme al sindaco assassinato. Anche la ministra dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha chiesto che la magistratura faccia chiarezza al più presto sulla vicenda: «A cadere è stato un uomo che aveva posto la difesa dell’ambiente fra le priorità della sua azione politico-amministrativa e che rappresentava una delle “anime” del parco nazionale più grande d’Italia».

Ma i messaggi di cordoglio, insieme alla richiesta di giustizia, non sono giunti soltanto dal mondo ambientalista. Alla Festa dell’Unità di Torino è stato osservato un minuto di silenzio, il segretario Bersani e altri dirigenti del partito, compreso Sergio Chiamparino in qualità di presidente dell’Anci, hanno espresso il proprio sgomento. Un messaggio al presidente della Regione Campanioa, Stefano Caldoro, è stato inviato dal Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, ha confermato l’eccezionalità dell’episodio («Il Cilento è terra civilissima e tranquilla ed è davvero difficile immaginare che, in un contesto simile, sia stato perpetrato un atto di tale, inaudita gravità») mentre l’Anci Camapania ha rilanciato l’allarme: «Bisogna alzare la guardia – ha detto il presidente Nino Daniele – questo è un omicidio che per le modalità con le quali è avvenuto ci riporta indietro di anni». Un’indignazione generalizzata che ha attraversato le diverse forze politiche: messaggi di preoccupazione e richiami al ruolo delle istituzioni sono giunti dal ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, dal presidente dei Verdi Angelo Bonelli e dall’eurodeputato dell’Idv Luigi de Magistris: «Quella contro le mafie – ha detto – è una battaglia nazionale – ha aggiunto – che va combattuta senza tentennamenti e con coraggio, perché dalla sua riuscita dipende una liberazione etica e economica che non è solo locale, ma vantaggiosa per l’intero Paese».

I funerali non sono stati ancora fissati ma diversi rappresentanti della società civile, del mondo politico e delle istituzioni hanno già assicurato la propria presenza. (Alberto De Marco)

07 settembre 2010Angelo Vassallo Camorra Pollica

Greenpeace, Legambiente e WWF

venerdì, giugno 25th, 2010

24/06/2010 12:08 Greenpeace, Legambiente e WWF: “Sulle rinnovabili il governo punti più in alto”

Le associazioni ambientaliste presentano le proprie proposte su energia verde e clima

“Il piano di sviluppo delle fonti rinnovabili presentato dal Governo dimostra che l’Italia ce la può fare a raggiungere gli obiettivi europei al 2020. Ma ora si spinga in questa direzione con chiarezza e si valorizzino le potenzialità del Paese”. E’ questo il messaggio fondamentale lanciato oggi da Greenpeace, Legambiente e WWF nel corso di una conferenza stampa in cui hanno presentato due documenti:  uno per chiedere al Governo obiettivi più ambiziosi per le rinnovabili e illustrare uno scenario di sviluppo al 2020 con potenzialità per il Paese maggiori di quelle previste nel Piano, e l’altro per chiedere di innalzare al 30% l’obiettivo europeo di riduzione dei gas serra, indispensabile per fermare i cambiamenti climatici e utile anche ai fini del rilancio economico italiano e europeo. Ad illustrare le proposte delle associazioni questa mattina erano presenti: Giuseppe Onufrio, Direttore Greenpeace Italia, Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Legambiente, Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia WWF Italia.

Rispetto al Piano per le rinnovabili presentato dal Governo per raggiungere il 17% di contributo rispetto ai consumi interni di energia fissato dall’Unione Europea al 2020, il documento ha analizzato i potenziali per le diverse fonti rinnovabili forniti dalle associazioni di settore e dal Ministero dello Sviluppo economico, ed ha delineato diversi scenari da mettere a confronto. Il primo, denominato verde secondo cui le energie rinnovabili potrebbero produrre al 2020 152 TWh solo nel comparto elettrico (contro i 119 TWh indicati dal governo) e arrivare nel complesso a garantire 28 Mtep di energia primaria, contro i 22,3 Mtep stimati dal Piano d’Azione.

Se i consumi finali di energia elettrica dell’Italia si attestassero dunque a 366 TWh al 2020, così come stimato dal Governo nel Piano d’Azione, le rinnovabili potrebbero coprire addirittura il 41,5% del consumo finale di elettricità già nel 2020, mentre nel caso dello scenario a maggiore efficienza energetica – che è quello da assumere come obiettivo per le tre associazioni ambientaliste – la quota salirebbe al 45%. Se poi si assumono tutti i valori massimi presentati dalle diverse associazioni industriali di settore la quota delle rinnovabili salirebbe a oltre il 48% .

“Tutti gli studi mostrano come l’Italia abbia le potenzialità per fare delle rinnovabili il perno di una nuova politica energetica che permetta di ridurre la dipendenza dall’estero e l’utilizzo di fonti fossili” – hanno dichiarato i tre esponenti delle associazioni.

In particolare WWF, Greenpeace e Legambiente hanno sottolineato come sia possibile fare a meno di importazioni di energia elettrica rinnovabile, come invece previsto dal Piano di Governo per il raggiungimento degli obiettivi con benefici evidenti in termini economici, ambientali e occupazionali dalla spinta alla realizzazione di impianti sul territorio italiano. Le fonti rinnovabili, infatti, possono essere uno straordinario strumento per uscire dalla crisi, ma gli obiettivi – ricordano le associazioni – non bastano. C’è anche bisogno di strumenti adeguati, come interventi sulle reti elettriche e finalmente un quadro di regole certo per le autorizzazioni degli impianti, oltre a chiarezza sugli incentivi.

“Fa bene il Piano a puntare sugli attuali incentivi, rivedendoli per ridurre sprechi e dare certezze agli investimenti – hanno aggiunto le tre associazioni –. Ci aspettiamo dal Governo coerenza rispetto a questi impegni a partire dai certificati verdi, a cui l’attuale manovra economica toglie ogni futuro, dal conto energia per il solare fotovoltaico e dalla detrazione del 55% per il solare termico che scadono a dicembre, su cui si continua a non avere certezze. Come mostra il documento sul Clima l’Italia avrebbe tutto da guadagnare nella lotta ai cambiamenti climatici con l’incremento delle ambizioni europee di riduzione delle emissioni. Chiediamo quindi al Governo di non ostacolare l’obiettivo europeo di riduzione dei gas serra di almeno il 30% entro il 2020. Al 2008 l’Europa aveva già ridotto le emissione dell’11,3%, anche per effetto della crisi economica, quindi l’obiettivo di riduzione del 20% non fornisce una sufficiente spinta all’innovazione tecnologica e industriale, in quanto sarebbe un rallentamento del trend storico di riduzione delle emissioni. La scelta di osteggiare un accordo per l’aumento delle ambizioni a livello europeo non fa che danneggiare l’interesse del Paese, sia nella prospettiva di impegno nella lotta ai cambiamenti climatici che in quello di trasformare questa necessità in un grande investimento nel futuro che può aiutare l’innovazione e la competitività del Paese nel quadro della nuova economia”.

Uffici stampa

Legambiente: 06 86268353- 99

Greenpeace: Vittoria Iacovella 348-3988615

WWF Italia: 06.84497377 – 02.83133233

ADRIA-Le considerazioni cristiane sull’ecologia – aprile 2010

domenica, aprile 25th, 2010

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La serata si è svolta praticamente con un dibattito fra le 11 persone intervenute, tutte molto interessate. Dopo che due esponenti di Legambiente hanno sviluppato qualche considerazione sulle principali idee circolanti dei valori ambientali cristiani e laici si è letto il seguente appello del Papa.

“Occorre incoraggiare le ricerche volte ad individuare le modalità

più efficaci per sfruttare la grande potenzialità dell’energia solare.”

“È necessario uscire dalla logica del mero consumo…” “il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi, gli stili di vita e i modelli di consumo e di produzione attualmente dominanti, spesso insostenibili dal punto di vista sociale, ambientale e finanche economico.”

Dal Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI

per la celebrazione della XLIII Giornata mondiale della pace. 1 gennaio 2010

“Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”

Si è proseguito con il discorso di Don Piero Baretta che ha portato alcuni riferimenti biblici per evidenziare la forte connessione fra ambiente e sacralità. Proseguendo con il delirio del possesso che porta ad un smisurato consumo delle risorse e ad una rottura delle differenze fra gli esseri viventi dando come ricetta per cambiare il mondo la semplicità di spirito e la diminuzione della crescita.

Altrettanto ha sottolineato Don Mazzocco Giuseppe, che ha rimesso il discorso sulle questioni reali del territorio portando molti esempi per una pacifica ribellione verso un sistema fallito di economia, ormai tutta da reinventare sotto la luce del Vangelo.

Poi il dibattito è proseguito ancora più interessante con decine di considerazioni una più profonda dell’altra come il tentativo di comprendere quale sia il meccanismo del possesso dei beni materiali anche se sono superfui o il meccanismo di sfruttamento di esseri umani o dell’ambiente fino alla distruzione. Considerare la natura solamente un affare e non un bene di tutti ed indispensabile come l’aria, la terra o l’acqua, una sacralità perduta che porta ad una serena ma inesorabile cattivo epilogo di auto distruzione.

Molti sono i motivi per invertire la tendenza e molti sono i metodi per farlo, ma quello che è importante per cambiare: è la consapevolezza di essere diventati schiavi di un meccanismo diabolico come l’auto-annientamento, ma questo non è percepito da tutti.

Serata sulle ragioni Cristiane dell’ecologia

martedì, aprile 20th, 2010

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Legambiente Delta del Po promuove una serata di dibattito.

Le ragioni Cristiane dell’ecologia

La serata si svolgerà al Ridotto del Teatro Comunale di Adria il 23 Aprile ore 21,00.

I relatori sono: Don Mazzocco Giuseppe con “Sfide attuali”

Don Barretta Pietro con “riferimenti biblici”

Presentazione di esponente di Legambiente

Molti passi sono stati fatti nel ritrovare valori comuni, universali, nel processo di salvaguardia dei diritti dell’uomo o nell’etica scientifica, molti altri campi e temi di problematiche moderne hanno bisogno di determinare urgentemente regole per tutti.

Ormai, i tempi sono maturi per determinare i valori ambientali che devono essere urgentemente considerati universali.

Non stiamo ad elencare le catastrofi annunciale o le emergenze da risolvere al più presto, già l’informazione se ne occupa largamente, c’è solo bisogno di capire che il futuro sarà costellato primariamente da questi temi, che riflettono sempre più il pericolo pianeta terra, già molti scienziati del settore proclamano a voce alta che se gli umani non invertiranno le emissioni di anidride carbonica entro 30 o 50 anni il processo di distruzione dell’aria respirabile sarà irreversibile, questo la dice lunga sul perché molte persone sono più che preoccupate del futuro dei loro figli e di tutte le creature della terra.

Nella storia Biblica, ed in quella di molte altre culture e religioni, troviamo esortazioni per il rispetto del creato e di tutte le creature. Nella Genesi, Dio Padre da all’uomo l’uso ed il frutto della terra, per abitare e vivere, non perché l’uomo ne sia padrone e despota assoluto. L’uso equilibrato del creato deve garantire la vita alle generazioni future di uomini e creature tutte.

Nella visione cristiana è chiaro che l’uomo quando vuole essere artefice di se e della natura è in peccato, ma il peccato dell’ultimo secolo nei confronti della vita e della natura è diventato devastazione e oltraggio infame a DIO stesso.

Anche nella visione laica della Natura, l’uomo che manomette il sistema naturale della vita è squalificato, è considerato criminale, perché troppo egoista da danneggiare gravemente l’altro, chi per interesse personale avvelena o manomette gli ecosistemi produce morte, a volte in maniera indiretta, ma quasi sempre dai effetti immediati.

Alla difesa ambientale, ormai, ci sono diverse filosofie, ma uno è certo, è lo scopo: LA DIFESA E LA SALVAGUARDIA DELLA NATURA, senza la quale l’uomo non ha futuro.

Il valore dell’acqua e dell’aria pulita è difeso da ogni persona di buon senso a prescindere dalle credenze religiose o politiche.

Trovare maniere per risolvere problemi immediati con tutti coloro che è a cuore il futuro del pianeta è sicuramente vantaggioso.

Fra tutte le associazioni ambientali, molti al loro interno sono cristiani o cattolici praticanti, che non hanno pregiudizi nei confronti di chi che sia, l’importante è la tutela ambientale.

Questo scritto vuol essere  un’esortazione a far sì che le genti siano unite in questa missione, per la tutela della vita del pianeta,

anche con credenze diverse. Secondo noi in questo periodo di emergenza e pericolo ambientale che arriva da tutti i fronti, possiamo fare un pezzo di strada assieme.

Invitiamo tutti coloro che sentono il problema della vita della terra nel futuro

di trovarci a discutere!!!!!!

UN NUOVO “RACCONTO SACRO” ecologia e cristianesimo

lunedì, marzo 29th, 2010

SE L’IMMAGINE DI DIO È “IN ESPANSIONE”.
DALLA NUOVA COSMOLOGIA UN NUOVO “RACCONTO SACRO” PER L’UMANITÀ

3 articoli della rivista ADISTA di Aprile

DOC-2251. ROMA-ADISTA. Non c’è stato alcun peccato originale, ma, al contrario, una “benedizione originale”. È quanto ci insegna quel “nuovo racconto sacro” trasmesso all’umanità dalla nuova cosmologia, “una nuova rivelazione” che obbliga le religioni a una radicale “riconversione ecologica”. Proprio al rapporto tra ecologia e religione è dedicato il numero collettivo pubblicato da tredici riviste latinoamericane – Christus (Messico), Voces del Tiempo (Guatemala), Alternativas (Nicaragua), Amigo del Hogar (R. Dominicana), La Antigua (Panama), Vínculum (Colombia), Páginas (Perù), REB e Perspectiva (Brasil), Tiempo Latinoamericano (Argentina), Acción (Paraguay), OBSUR (Uruguay) e Pastoral Popular (Cile), oltre al bollettino web Ecodes – per iniziativa della Commissione Teologica Internazionale dell’Associazione ecumenica dei teologi e delle teologhe del Terzo Mondo (Asett o Eatwot; www.comision.teologica.latinoamericana.org).

Siamo natura

Che tale – e sempre più obbligato – rapporto sia tutt’altro che scontato, basta a dimostrarlo il fatto che, come si legge nella Presentazione al numero del religioso claretiano José María Vigil, coordinatore della Commissione Teologica dell’Asett, non sono state le religioni a lanciare l’allarme sull’emergenza ambientale, né a porsi in prima linea nella lotta contro il riscaldamento climatico, né a mettere in guardia sui pericoli già evidenti di un’economia centrata sul carbonio: “le religioni sembrano essere molto occupate in altre cose, ‘nel loro mondo’, nelle loro questioni religiose”. Eppure la loro responsabilità nell’attuale crisi è molto più profonda di quanto potrebbe apparire: se infatti la causa maggiore del disastro va individuata nel modello di civiltà che lo ha reso possibile, si scopre facilmente e fatalmente che il paradigma centrale che si nasconde dietro le pratiche predatorie secolari che hanno distrutto il pianeta “è stato costruito e veicolato, di generazione in generazione, per millenni, dalla religione”. Quella religione occidentale che ci ha reso “a-naturali” alienandoci dalla natura per collocarci su un piano radicalmente altro, quello della Storia della salvezza in cui la natura non gioca alcun ruolo, e “anti-naturali”, convinti della necessità di fuggire dal mondo e di andare oltre la materia “per divinizzarci”.

E se, come diceva Einstein, “un problema non può essere risolto con un rimedio derivato dalla stessa mentalità che ha causato il problema”, solo cambiando modello di civiltà, e dunque, necessariamente, riconsiderando la relazione della religione con il cosmo e con la natura, sarà possibile individuare soluzioni alla crisi attuale. Da qui la straordinaria importanza del “nuovo racconto sacro” trasmesso dalla nuova cosmologia, di fronte a cui le religioni sono obbligate a riconsiderare il loro antico racconto – piccolo e pallido rispetto alla grandiosa, inesauribile narrazione cosmica – riformulando radicalmente il loro capitale simbolico. Il contenuto della nuova “rivelazione” non potrebbe essere più rivoluzionario, comunicandoci la visione di un universo in movimento totale e continuo, in espansione e in evoluzione – non un cosmo retto da leggi eterne e immutabili ma “una cosmogenesi che si dispiega da dentro”, come un fiore o un embrione -, di un universo che si auto-organizza a partire dal caos, “un tutto che è maggiore delle sue parti e che è in ogni parte”, assumendo coerenza di comportamento “a partire da componenti che presentano un’incoerenza iniziale”, orientato verso la vita, la complessità, la coscienza. Un universo in cui tutto il lungo cammino a partire dal big bang sembra tendere alla comparsa dell’essere umano ( “non è solo l’essere umano che è adattato all’Universo – sostiene il cosmologo John Barrow -. Anche l’Universo è adattato all’essere umano”), come se esso ‘desiderasse’ l’apparizione dell’umano: “Era necessario che la vita e il pensiero fossero inscritti nelle potenzialità dell’Universo primitivo”, sottolinea l’astrofisico Hubert Reeves. E il poeta Ernesto Cardenal si interroga: “Quale Premio Nobel ci spiegherà perché stiamo in un Universo che ha imparato a pensare?”.

Una visione del mondo tanto diversa da quella che ci hanno trasmesso le religioni porta naturalmente con sé anche immagini radicalmente diverse della natura, dell’essere umano, di Dio. Così, evidenzia José María Vigil nel suo intervento, non può più risultare credibile “una definizione religiosa negativa della materia e di tutto ciò che si relaziona ad essa”, per cui non di “peccato originale” si deve parlare ma di “benedizione originale”. Né si può considerare questa vita “solo un’illusione passeggera, una ‘prova’, in funzione dell’altra vita, quella vera e definitiva, quella oltre la morte, a cui un Creatore ci avrebbe destinato”: “Le religioni di ‘salvezza eterna’ – sottolinea il teologo – devono con urgenza dare nuovamente ragione di sé nel contesto mentale attuale”. Allo stesso modo, non è più possibile accettare che l’essere umano venga “da sopra, né da fuori, ma da dentro e dal basso, dalla Terra, dal Cosmo”, come “il fiore dell’evoluzione cosmica”. Ancora, non possiamo più considerarci i “padroni della creazione”, bensì una specie tra tante, “per quanto l’unica capace di assumere responsabilità”; né possiamo credere di vivere separati dalla Natura, “ingiustificatamente auto-esiliati dalla nostra placenta”, essendo noi non soprannaturali, “ma molto naturali”: “Siamo Natura, Terra che sente, che pensa e ama, materia che in noi giunge alla riflessione”, scrive Vigil; quando guardiamo le stelle, siamo idrogeno che contempla idrogeno, ci ricorda Cardenal nel suo Canto Cosmico.

E una visione così radicalmente mutata della realtà non permette più, sottolinea Vigil, nemmeno “di immaginare un Dio che sta fuori, che sta sopra, in un ‘secondo piano superiore’ da cui dipenderebbe il nostro”, perché non ha più senso parlare di un “fuori” e di un “sopra” rispetto al cosmo. È qui che entra in gioco, secondo Guillermo Kerber, coordinatore del Programma sul Cambiamento Climatico del Consiglio Mondiale delle Chiese a Ginevra, la categoria della trasparenza divina, definita anche panenteismo: Dio in tutto e tutto in Dio. Una visione “in cui la creazione e i suoi processi sono in qualche modo ‘in’ Dio, malgrado Dio sia più della creazione”.

Ha ragione dunque Manuel Gonzalo ad affermare, nel suo intervento, che “anche la nostra immagine di Dio è in ‘espansione’. La moderna cosmologia esige una teologia attualizzata. Questo cambiamento sta già conducendo a uno sviluppo delle capacità di ammirazione e di ascolto di fronte all’Universo, verso atteggiamenti più contemplativi, verso responsabilità nuove nei confronti del pianeta e della vita in esso, verso la comprensione di un Dio dinamico che ama il mondo”. Atteggiamenti di rispetto, venerazione, comunione (“nelle stelle siamo fratelli di tutto”), adorazione (“tutto è una grande liturgia cosmica”) e conquista di una nuova identità (“la storia dell’Universo si rivela come parte della nostra stessa storia. Non abbiamo 20, 40 o 70 anni. Ciascuno ha 15 miliardi di anni.”). “Senza alcun dubbio – conclude – oggi nella coscienza ecologica sta soffiando lo Spirito di Dio. È un invito a porci in maniera diversa nell’Universo e a prendere sul serio la responsabilità che abbiamo nei confronti della creazione”.

Di seguito, in una nostra traduzione dallo spagnolo, alcuni stralci dell’intervento introduttivo della Commissione Teologica Latinoamericana dell’Asett e degli articoli di Kerber e di Gonzalo (il numero ospita anche gli interventi di Leonardo Boff, Faustino Texeira, Giannino Piana e Luis Diego Cascante, oltre che di José Maria Vigil). (claudia fanti)

ECOLOGIA, NUOVA COSMOLOGIA E IMPLICAZIONI TEOLOGICHE

di Guillermo Kerber

(…) È lo storico Thomas Berry a vincolare l’ecologia e la nuova cosmologia a un nuovo racconto, una nuova narrazione corrispondente al nuovo momento storico che vive l’umanità. Secondo Berry, “stiamo ora entrando in un nuovo periodo storico, che potremmo designare come era ecologica”. Per lui, i problemi vissuti negli ultimi due secoli sono stati causati in buona misura dai nostri modi limitati di pensare, caratterizzati dal riferimento scientifico-tecnologico. L’era ecologica in cui stiamo ora penetrando è un’era complementare che succede a quella tecnologica. Se questa è stata caratterizzata in buona misura dalla desacralizzazione del mondo, l’era ecologica e la nuova cosmologia alimentano una profonda coscienza della presenza del sacro in ogni realtà dell’universo. In questo modo, l’era ecologica è anche una nuova era religiosa. In essa la dimensione della trasparenza divina completa le categorie dell’immanenza e della trascendenza. (…) Questa trasparanza come attributo di Dio è quello che i teologi chiamano panenteismo.

Cos’è il panenteismo? Etimologicamente, panenteismo (dal greco pan, tutto; en, in; theos, Dio) significa Dio in tutto e tutto in Dio. Dio è presente nel cosmo e il cosmo è presente in Dio. (…). Il panenteismo è la visione in cui la creazione e i suoi processi sono in qualche modo ‘in’ Dio, malgrado Dio sia più della creazione.

Una conseguenza teologica importante è che il panenteismo, evidenziando la presenza di Dio nella creazione, può affermare come vere immagini non solo personali ma anche transpersonali del Divino. (…) Si può parlare del divino come del Mistero e dell’Avventura dell’Universo, dell’Uno, del Contesto ultimo e dell’Oceano cosmico, ma anche come Madre, Padre. Non dovremmo, di conseguenza, fissarci su immagini particolari. Al contrario, possiamo e dobbiamo essere capaci di accettare diverse immagini, nel rispetto delle necessità degli altri di immaginare Dio in forme diverse dalle nostre. (…).

Assumere questa prospettiva della teologia ecologica ci obbliga, allora, a domandarci quali siano le immagini che meglio riflettono il Dio rivelato da Gesù nel mondo attuale, oppresso dalla crisi ambientale.

Il Cristo Cosmico

Riflettere sulla presenza di Dio nel mondo conduce a ripensare la Cristologia. Per Mathew Fox, è l’immagine del Cristo Cosmico quella che permette l’affiorare di una nuova cosmologia. Assumere questa prospettiva del Cristo Cosmico implica un cambiamento profondo nelle rappresentazioni mentali, un cambiamento di paradigmi: un salto dall’an-tropocentrismo a una cosmologia viva, da Newton ad Einstein, dalla parte al tutto, dal razionalismo al misticismo, dall’obbedienza alla creatività come primato della virtù morale, dalla salvezza personale alla guarigione comunitaria, dal teismo (Dio fuori di noi) al panenteismo (Dio in noi e noi in Dio), dalla religione della caduta-redenzione alla spiritualità centrata sulla creazione. Il Cristo Cosmico non è nel-l’aldilà ma si manifesta in noi, chiamati ad essere profeti del cosmo (giustizia) sul caos (disordine e ingiustizia).

La prospettiva del Cristo Cosmico è l’unica possibilità, per Fox, di impedire la morte della Madre Terra. (…).

Una nuova teologia della creazione

Affermare che l’universo è in espansione e in evoluzione e che la creazione è in Dio e Dio è nella creazione implica riconoscere la presenza dello Spirito Santo che costantemente ricrea la Creazione. Questa è un processo permanente, non qualcosa che è avvenuto semplicemente nel passato ma qualcosa che sta avvenendo nel presente e avverrà nel futuro. Il fatto di considerare la creazione come un processo è direttamente vincolato alla teologia processuale, una delle fonti della nuova teologia ecologica. Questa corrente teologica ha per esempio, secondo Rosemary Radford-Ruether, molte affinità con il pensiero di Pierre Teilhard de Chardin, in particolare riguardo alla realtà della “mente” in tutte le creature, compresi i movimenti delle particelle subatomiche. Il riferimento a Teilhard è interessante considerando che anche lui parla del Cristo Cosmico e della trasparenza di Dio. “Il grande mistero del cristianesimo non è l’ap-parizione bensì la trasparenza di Dio nell’universo. Oh sì, Signore, non solamente il raggio che affiora ma il raggio che penetra. Non la tua Epifania, Gesù, ma la tua Dia-fania”. In questo modo il panenteismo, evidenziando la trasparenza di Dio, diventa un vincolo tra l’immanenza (stare dentro) e la trascendenza (stare oltre), ben espresse nella formulazione di S. Agostino: “Tu eri all’interno di me più del mio intimo e più in alto della mia parte più alta”. (…).

Il panenteismo rivela, inoltre, il profondo senso di sacramentalità di tutte le cose. Se Dio è in tutta la creazione, allora ogni creatura è segno del Creatore. Ma, in chiave escatologica, dobbiamo riconoscere un processo evolutivo incompiuto, per cui la sacramentalità sarà sempre frammentata e velata. Solo alla fine si darà il riposo sabbatico di tutta la creazione. (…).

E le comunità? E i poveri? Come trasmettere questo messaggio alle comunità? Siamo coscienti che molti dei termini menzionati possono essere difficili da trasmettere nella catechesi, nelle celebrazioni, nei gruppi di lettura della Bibbia, ecc. Ma non lo sono più di altri concetti teologici tradizionali. Un importante lavoro di divulgazione e di assimilazione è, evidentemente, necessario. Non solo come modo di reinterpretare adeguatamente il cristianesimo di fronte alle sfide attuali, ma anche perché le comunità più povere sono e saranno le più colpite, per esempio, dalle conseguenze del cambiamento climatico, come riconosce il rapporto del Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico, che può essere considerato l’opinione di consenso della comunità scientifica su questa problematica. (…).

In un dialogo con la nuova cosmologia e con l’ecologia, l’orizzonte liberatore della teologia, caratteristico della teologia latinoamericana, deve ampliarsi, riconoscendo che la creazione tutta deve essere liberata, a partire dalle comunità più vulnerabili, i poveri, gli indigeni, tenendo conto anche delle culture e delle specie che stanno scomparendo. La crisi del cambiamento climatico è un chiaro esempio che la Terra come un tutto è minacciata. Ma è anche importante riconoscere che non tutti hanno contribuito allo stesso modo né soffriranno gli effetti in ugual maniera. Per questo la dimensione di giustizia che implica, tra l’altro, il riconoscimento della responsabilità storica dei Paesi industrializzati deve essere inclusa in una riflessione teologica che assuma l’eco-logia e la nuova cosmologia. Così, insieme alla necessaria riformulazione dei contenuti dogmatici della teologia, la spiritualità e l’etica devono anch’esse adeguarsi a queste nuove sfide.

ECOLOGIA E CRISTIANESIMO

di Manuel Gonzalo

Scienza e religione sono vissute in conflitto per vari secoli, procedendo per strade separate e radicalizzando le rispettive posizioni a danno dello stesso essere umano. Da una parte i dati concreti sulla realtà del mondo e dall’altra le spiegazioni sulla relazione dell’esistente con Dio. La Terra ha pagato fortemente gli effetti di queste tensioni. (…).

La scienza (…) cerca di spiegare come funzionano le cose, ma non ha la capacità di dare loro un senso. La religione si preoccupa più del senso, ma non è in grado di analizzare come avvengono i fatti. In tutti i modi, entrambe sono opera dell’essere umano e sono espressione della sua ricerca fondamentale: trovare un senso alla sua permanenza su questo pianeta ed elaborare una risposta positiva tanto per la convivenza umana quanto per il tipo di relazione da mantenere con il pianeta. (…).

Le caratteristiche dell’universo

È sempre maggiore il consenso all’interno della comunità scientifica sui caratteri fondamentali di questa storia dell’Universo. Segnalerò i 13 che considero più significativi.

1. Un primo elemento, a cui si è giunti grazie ai contributi dell’astronomo Hubble e della sua constatazione dello spostamento verso il rosso dello spettro luminoso delle galassie, è quello dell’espansione dell’Universo. Questo dato, apparso all’inizio degli anni ’30, ha rivoluzionato la visione statica che si aveva dell’universo. Anni dopo avrebbe preso forma la teoria del big bang secondo cui circa 15.000 milioni di anni fa l’universo avrebbe avuto inizio con una grande esplosione. (…). Da lì sarebbero sorti tanto lo spazio quanto il tempo. Da questo inizio si può parlare della storia del-l’Universo. Espansione e raffreddamento sono due delle sue caratteristiche.

2. Si tratta anche di un Universo che si è andato aprendo e svelando nel corso del tempo. Per intenderlo si potrebbe osservare la nascita di un fiore. Non sappiamo come sarà finché esso non avrà sviluppato tutti i suoi petali, i sepali, l’apparato riproduttore e le altre parti. Un processo che desta ammirazione di fronte alle novità che man mano vengono alla luce. Con un’altra analogia, oggi si potrebbe parlare dell’Universo come di un embrione.

3. Un’altra caratteristica è quella della creatività sviluppata. Il processo è stato lento, ma continuo. Prima l’energia, poi la materia, quindi elementi come l’idrogeno e l’elio, le stelle e le galassie, poi l’esplosione delle supernove, capaci di produrre gli elementi più pesanti della Tavola Periodica, poi il Sole e la Terra e infine la vita. L’Universo ha mostrato una creatività strabordante. Ogni evento è avvenuto a suo tempo. Si tratta di processi irreversibili.

4. Altro tratto che appare è quello della crescita della complessità. Sappiamo che un’ameba è meno complessa di una chiocciola. Si può affermare che possiede meno informazioni. (…). Siamo immersi nella complessità cosmica. La tendenza verso la complessità appare dal principio, dalle particelle elementari e dal valore delle quattro forze fondamentali (gravitazionale, elettromagnetica, nucleare forte, nucleare debole). Se si intende la complessità come capacità di “sorprendere” l’osservatore, non sarebbe strano se vivessimo a bocca aperta di fronte a tutto ciò che ci circonda.

5. La quinta caratteristica è data dall’apparizione di proprietà emergenti. Qui vale il principio che il tutto è maggiore della somma delle parti. Un elettrone e un protone separati non sono la stessa cosa, per esempio, che un elettrone e un protone che si relazionano dando luogo all’atomo di idrogeno. Né l’idrogeno e l’ossigeno separati hanno le stesse proprietà che hanno entrambi quando si combinano per produrre la molecola d’acqua. E se analizziamo l’apparizio-ne della vita, vediamo che le molecole non hanno vita, ma unite in strutture diverse generano qualcosa che è in grado di riprodursi, di alimentarsi, di interagire con l’ambiente e di conquistare autonomia. Qualcosa con una coerenza di comportamento a partire da componenti che presentano un’in-coerenza iniziale.

6. L’Universo presenta un tratto a cui si è mostrato molto sensibile Teilhard de Chardin: la crescita della coscienza. Nella vita animale il sistema nervoso appare all’interno di un processo di sempre maggiore complessità, dai batteri agli invertebrati ai mammiferi, fino alla sua massima espressione nel cervello umano. Si tratta di un Universo che ha imparato a riflettere su se stesso. Ernesto Cardenal si interrogherà: “Quale Premio Nobel ci spiegherà perché stiamo in un Universo che ha imparato a pensare?”.

7. Gli esseri umani si trovano tra due grandi infiniti: l’in-finitamente grande – il Cosmo, le galassie, le stelle, il sistema solare – e l’infinitamente piccolo – quark, protoni, elettroni, neutroni, fotoni, neutrini, atomi, molecole -. La vita emerge come una fruttuosa interazione tra questi due infiniti. E a sua volta produrrà un nuovo infinito: l’infinitamente complesso, come il cervello umano e come gli ecosistemi.

8. Si attribuisce a Democrito la frase “tutto arriva per caso e per necessità”. Il cammino dell’Universo è inteso da molti come una combinazione di caso e di necessità. Nel caso rientra quanto c’è stato di aleatorio, di gioco, di opportunità, di occasione, di casualità durante circa 15.000 milioni di anni. All’interno della Teoria del Caos si ricorda come un fenomeno minimo possa avere ripercussioni enormi, come se lo sbattere d’ali di una farfalla generasse un uragano a migliaia di chilometri. C’è un’amplificazione dei fenomeni. Per questo non si può prevedere esattamente il futuro. In questa prospettiva, si è lontani dal meccanicismo fissista dei secoli precedenti. Nella sfera della necessità, invece, ricade l’obbedienza alle leggi fisiche, il corso imposto dal valore che le quattro forze fondamentali hanno assunto dal primo millisecondo che ha seguito la Grande Esplosione. L’Uni-verso rivela la sua inventiva attraverso il caso e la necessità.

9. Occorre anche constatare la grande quantità di casualità. Nell’Universo non è stato possibile un solo passo senza che siano stati mossi quelli precedenti. Lo stesso fisico Stephen Hawking fa notare come qualunque cambiamento minimo che si fosse dato nel valore attuale delle quattro forze fondamentali avrebbe impedito che stessimo qui a popolare il pianeta Terra. Come pure se fossero state diverse la velocità di espansione dell’Universo o la distanza tra il Sole e la Terra. (…). Per l’evoluzione degli ominidi, è stata importante la faglia prodottasi nell’oriente africano dall’E-gitto alla Tanzania. Ad est della faglia, a causa della siccità determinata dal cambiamento di clima, il bosco si è trasformato in savana, facendo sì che le scimmie superiori si vedessero obbligate a scendere dagli alberi.

10. Analizziamo la storia dell’universo “a posteriori”, seguendo i passi generali che hanno permesso la comparsa dell’intelligenza. Nell’ottica del cosiddetto Principio Antropico, tutto il lungo cammino a partire dal big bang tendeva all’apparizione dell’essere umano. John Barrow afferma che “non è solo l’essere umano che è adattato all’Universo. Anche l’Universo è adattato all’essere umano”. C’è un cambiamento di prospettiva, in cui la vita umana non appare come un processo caotico segnato da scossoni improbabili. Al contrario, l’Universo “desiderava” l’apparizione dell’umano. “Era necessario che la vita e il pensiero fossero inscritti nelle potenzialità dell’Universo primitivo”, sostiene l’astrofisi-co Hubert Reeves, il quale afferma anche: “Le proprietà della materia sono esattamente quelle che assicurano la fertilità del Cosmo e l’apparizione della coscienza”.

11. Cosa avviene in ogni momento? C’è di fronte un ventaglio di possibilità. L’Universo gioca, ma ha mostrato di saper giocare molto bene. Ha saputo trarre vantaggio, per esempio, tanto dalla minima quantità di materia superiore all’antimateria – fenomeno avvenuto prima del primo millisecondo – quanto dall’apparizione delle circonvoluzioni cerebrali. L’evoluzione dell’Universo appare come un’attua-lizzazione progressiva delle sue potenzialità. Hubert Reeves afferma che la materia, “spinta da quello che potremmo chiamare un potente lievito cosmico, tende a raggiungere stadi sempre più strutturati”.

12. Un’altra caratteristica, nel processo di crescita della diversità di forme di vita, è la relazione che esiste tra tutto. Nessuna specie è autosufficiente. Tutte sono interdipendenti. Oltre alla relazione tra le grandi reti di esseri viventi, ne esiste anche un’altra tra le forme vive e quelle non vive. Oceani, atmosfera, composizione dei suoli, temperatura, tutto è relazionato come un grande tessuto che rende la Terra un pianeta eccezionale. (…).

13. Nell’ipotesi di Gaia avanzata da Lovelock, si prospetta un approccio al pianeta Terra considerato come un essere vivo, un sistema auto-conservato che ha mostrato la propria capacità di auto-equilibrio.

Tutte queste caratteristiche mostrano un approccio diverso della comunità scientifica non solo al pianeta Terra, ma anche alla vita, alle cose, all’essere umano. Lungi dal rinchiudersi solo in spiegazioni scientifiche, essa si pone sempre più interrogativi metafisici.

(…) È necessario assumere i cambiamenti legati alla visione del cosmo offerta dalla scienza moderna e da qui riflettere su Dio. Anche la nostra immagine di Dio è in “espansione”. La moderna cosmologia esige una teologia attualizzata. Questo cambiamento sta già conducendo a uno sviluppo delle capacità di ammirazione e di ascolto di fronte all’Universo, verso atteggiamenti più contemplativi, verso responsabilità nuove nei confronti del pianeta e della vita in esso, verso la comprensione di un Dio dinamico che ama il mondo. Occorre costruire una nuova spiritualità più conforme alla nuova visione del cosmo.

Verso la rivoluzione ecologica

Nuotiamo nella complessità. Detto diversamente, nuotiamo nel mistero. Partendo dai cambiamenti nella scienza e nelle religioni che abbiamo presentato, si sta aprendo l’oriz-zonte di comprensione di questa epoca. Facciamo parte della rivoluzione cibernetica che è in continuità con la rivoluzione tecnologica, la quale ha sostituito la rivoluzione agraria. Oggi le porte si vanno lentamente aprendo alla rivoluzione ecologica.

Nulla di quello che avviene nell’immensità del Cosmo ci è indifferente (…). Tutto è interconnesso. Per scoprire perché un essere è vivo è necessario guardare molto lontano.

Come animali coscienti, siamo l’universo che comprende se stesso. Il poeta Ernesto Cardenal ci aiuta a capire, nel suo Cantico Cosmico, che nel guardare le stelle siamo idrogeno che contempla idrogeno.

Questa rivoluzione ecologica esige un cambiamento di mentalità verso il Cosmo. Quali nuovi atteggiamenti sono necessari per questo cambiamento? Ne segnalo cinque.

1. Rispetto. (…). Rispetteremo la Terra se la considereremo un sistema limitato che bisogna preservare e apprenderemo a consumare meno, a riutilizzare di più e a riciclare al massimo.

2. Venerazione. La scienza ci sta aiutando a scoprire quanto tutto sia grande e complesso. Nulla è semplice, volgare, senza valore. La foglia di un albero possiede un’enor-me saggezza. (…). La venerazione ci porta a camminare sulla terra “togliendoci i sandali”, come Mosè di fronte al roveto ardente (Es 3,2). Una pietra, un torrente, una nube capricciosa, un uccello diventano veicoli di saggezza. Dobbiamo educarci a cogliere il messaggio che ci trasmettono e imparare a godere di tutto ciò che ci circonda. Tutto il Cosmo è come un grande libro da leggere.

3. Comunione. (…). Se comprendessimo bene ciò che implica la storia dell’Universo, scopriremmo che, nelle stelle, siamo fratelli di tutto. La diversità e la variazione presenti nell’Universo attuale non esistevano al momento del big bang. Aprendoci alla notte stellata ci apriamo al nostro passato. Gli atomi che oggi fanno parte del nostro corpo sono sorti dall’esplosione di una supernova. L’Universo ci ha generato nel calore delle stelle che sono morte per produrre atomi più pesanti necessari all’apparizione della vita. Non ci sarebbe stata vita senza l’esplosione delle supernove. Ciascuno di noi è imparentato con tutto. E quanto accaduto nelle savane africane quattro milioni di anni fa è il ricordo prossimo della nostra fraternità come specie umana.

4. Adorazione. (…) Le religioni hanno colto da tempo questa relazione di tutto con Dio. Lungi dal far parte della  ”leggerezza del reale”, siamo parte della “densità del reale”, del sacro che è tutto. Come già affermava san Paolo, “tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Col 1,16). Teilhard ha parlato della “santa materia”. Il Cosmo è opera di Dio ed esige un approccio contemplativo. (…). Tutto è una grande liturgia cosmica. L’adorazione ci fa avvertire il passo di Dio per l’Universo. Siamo chiamati a cogliere e celebrare questa grande festa cosmica.

5. Nuova identità. (…). Non si tratta più unicamente di conquistare un’identità a partire dalla propria famiglia o dal gruppo culturale a cui si appartiene. La storia dell’Universo si rivela come parte della nostra stessa storia, della nostra identità. Non abbiamo 20, 40 o 70 anni. Ciascuno ha 15 miliardi di anni. Veniamo da molto lontano. Siamo orgogliosi di conoscere le nostre origini. (…). Conoscere e assimilare questa prospettiva ci rivela quanto la nostra esistenza sia preziosa. Come afferma Hubert Reeves, “il lievito cosmico lo portiamo in noi stessi. Esso ci incita a promuovere la meravigliosa odissea della complessità cosmica” (…).

Nel pianeta ci sono troppe ingiustizie. Oggi il progresso è immenso, ma profondamente inumano. (…). Questa nuova identità non solo ci radica profondamente nel passato, ma ci proietta anche verso il futuro. Ci lancia in un compito di responsabilità nei confronti della Terra e della vita. È un appello a trovare una risposta di fronte ai due grandi soggetti che soffrono oggi l’oppressione umana: i poveri della Terra e la Terra stessa. È un appello all’azione a partire dal “grido dei poveri e dal grido della Terra ” (L. Boff).

Tra cristianesimo ed ecologia

(…) Nel cristianesimo abbiamo ereditato il gusto per il nuovo. Gesù è stato aperto alle nuove sfide e ha invitato i suoi seguaci a interpretare i segni dei tempi. Senza alcun dubbio, oggi nella coscienza ecologica sta soffiando lo Spirito di Dio. È un invito a porci in maniera diversa nell’Uni-verso e a prendere sul serio la responsabilità che abbiamo nei confronti della creazione. Oggi la rivoluzione ecologica è a sua volta una rivoluzione culturale. Invita a considerare una nuova ubicazione dell’essere umano sulla Terra. Esige nuove comprensioni e nuove risposte. (…).

L’ecologia si trasforma in un’avventura spirituale. Possiamo costruire una spiritualità ecologica che ci insegni ad abbracciare il Cosmo e il Dio del Cosmo. Il nostro cammino come cristiani si può vedere profondamente arricchito da questa sfida. La risposta, ancora una volta, è in noi.

Una Rete per il Polesine

lunedì, marzo 1st, 2010

La vocetta Blog     8Febbraio2010

Una Rete per il Polesine


Ieri pomeriggio alla Sala Gran Guardia con un Convegno dal titolo “Una Rete per il Polesine che vogliamo” si è presentata alla cittadinanza la neonata Rete dei comitati ambientali del Polesine, dall’estremo ovest (comitati della zona di Castelmassa, il nuovo comitato contro la discarica di rifiuti tossici di Pincara), al medio Polesine comitati di Pontecchio contro la Nogara-mare, e quelli contro la centrale a biomasse di Rovigo) e fino all’estremo est nel basso Polesine (Taglio di Po, Porto Viro e Porto Tolle, Cavarzere, Adria e Loreo e altri).
La sala era piena; presenti numerosi esponenti della politica locale, tra cui Guglielmo Brusco vicepresidente della Provincia e l’assessore all’ambiente Giuliana Gulmanelli.
Gli interventi si sono succeduti senza sosta dall’inizio e fino alla fine dell’incontro, per più di tre ore. I relatori intervenuti hanno posto l’attenzione: sul territorio ed sulla necessità di una sua valorizzazione, in particolare con la difesa del suolo, contro il consumo del territorio con Franco Verzola; sulla necessità di una pianificazione del sistema dei trasporti e della produzione energetica nella regione Veneto con Carlo Costantini; sulla necessità di una messa in rete delle conoscenze e delle forze ambientaliste che si oppongono al degrado del territorio con Vanni Destro.
Naturalmente si è parlato anche di nucleare e delle ipotesi tra i siti di una collocazione in Polesine e alla disponibilità dimostrata da alcuni dei nostri politici locali al governo della Regione.
Il problema della necessità di una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte sul governo del territorio è stato uno dei problemi più sentiti, al centro della discussione. Purtroppo, come ha rilevato nel suo intervento Matteo Ceruti, chi governa il territorio sembra sempre più evitare il coinvolgimento democratico dei cittadini nelle scelte e cerca invece sempre più di fare esclusivamente un’opera di convincimento della bontà di scelte già prese ai vertici delle istituzioni e tra gli addetti ai lavori.

La neonata Rete ha chiuso in bellezza offrendo a tutti un rinfresco casalingo e dato appuntamento a chi interessato ai prossimi incontri in cui organizzare le attività, anche in vista delle prossime elezioni.
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Pubblicato da Lavocetta alle 10.39