Archive for the ‘SOSTENIBILITA'’ Category

Ambiente come Madre

lunedì, marzo 1st, 2010
Ambiente come madre
di Frei Betto

PAROLE DEL SUD – settembre 2009

Dobbiamo intrattenere relazioni di complementarietà con l’habitat naturale e con gli altri esseri umani. Da essi dipendono la nostra vita e la nostra felicità.
Il termine ecologia – dal greco ôikos (casa, abitazione) e – logía (discorso, studio) – è la scienza che studia l’habitat (la “casa” di tutto ciò che c’è), le sue condizioni naturali, le relazioni che esistono tra gli esseri (animati e inanimati) e, in particolare, gli organismi viventi (piante, animali ed esseri umani) e l’ambiente in cui vivono.

Se non fosse per la stranezza del termine, sarebbe più corretto parlare di ecobionomia. Se la biologia è la scienza che tratta di tutte le manifestazioni della vita, e se l’economia si occupa della corretta conduzione della casa, allora l’ecobionomia sarebbe la scienza dell’adeguata amministrazione dell’habitat naturale in vista del fiorire della vita. Sarebbe anche più esatto parlare di “madre ambiente”, perché da esso traiamo origine, in esso viviamo, di esso ci nutriamo e ad esso torniamo.

Questa visione d’interdipendenza tra tutti gli esseri è andata perduta con la modernità. A questa perdita ha contribuito anche un’errata interpretazione del dato biblico, secondo il quale Dio, dopo aver creato la terra, l’avrebbe affidata all’uomo perché la dominasse: «Riempite la terra e soggiogatela» (Genesi 1,28). Ovvio che il verbo “soggiogare” non implica un potere illimitato, ma va inteso come gestione responsabile. Il soggiogamento, però, è diventato sinonimo di sfruttamento, spoliazione e stupro. Si è cercato di trarre dal pianeta il massimo profitto. Così facendo, si sono inquinati i fiumi, contaminati i mari e avvelenata l’aria che respiriamo.

Non c’è una separazione tra ambiente naturale ed esseri umani. Per quanto dotati d’intelligenza e di coscienza, siamo in tutto e per tutto esseri naturali. Anche “spirituali”, certo, ma solo nel senso di aperti alla comunione d’amore con il prossimo e con Dio.

L’universo ha 14 miliardi di anni; l’essere umano poco più di 2 milioni. Ciò significa che siamo il frutto di una evoluzione dell’universo, che – come diceva il gesuita filosofo, teologo e paleontologo francese Teilhard de Chardin – è guidata dall’”energia divina”.

Prima della comparsa della specie umana l’universo era bello ma cieco. È solo grazie agli esseri umani che esso ha acquisito una “mente” e degli “occhi” per guardarsi allo specchio e vedersi molto bello, al punto da meritarsi la qualifica di kósmos (“ordine armonioso”).

Oggi la terra è inquinata e tutti soffriamo degli effetti della sua devastazione. Se è vero che tutto ciò che facciamo ha conseguenze sullo stato di salute della terra, è altrettanto vero che tutto ciò che riguarda la terra si riflette su di noi. Gandhi diceva: «La terra ha risorse sufficienti per i bisogni di tutti, ma non per l’ingordigia di tutti». Sono le nazioni ricche del nord del mondo che più inquinano il pianeta. Ne sono responsabili per l’80%, 23% del quale spetta agli Stati Uniti, che guidano la lista dei paesi che si oppongono al Protocollo di Kyoto della Convenzione sui cambiamenti climatici. Una massima dei pellirosse americani recita: «Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo fiume prosciugato e l’ultimo animale ucciso, allora capiremo che non si può mangiare il denaro».

Il problema ambientale odierno più grave non è l’aria inquinata o il mare sporco, ma la minaccia di estinzione della specie umana a causa della povertà e della violenza. Salvare la terra vuole dire liberare gli esseri umani da tutte le situazioni di ingiustizia e di oppressione.

L’Amazzonia brasiliana è un esempio della triste aggressione che compiamo contro l’”ambiente-madre”. Agli inizi del 20° secolo molte imprese si arricchirono con lo sfruttamento del caucciù, causando desolazione ambientale. Negli anni 1970, il magnate americano Daniel Ludwing recintò uno dei più grandi latifondi del mondo (2 milioni di ettari) per lo sfruttamento della cellulosa e del legname, danneggiando gravemente la foresta, impoverendo il suolo e innescando un inarrestabile processo di desertificazione. Oggi la grande industria agro-alimentare perpetua questo scempio: abbatte la foresta per fare spazio alle piantagioni di soia e all’allevamento del bestiame.

L’ingiustizia sociale produce squilibrio ambientale, e questo, a sua volta, incrementa l’ingiustizia. Quanto profetico era l’invito che Chico Mendes, il “difensore della foresta” assassinato il 22 dicembre 1988, rivolgeva al mondo perché optasse per una economia sostenibile (rispettosa dei diritti delle future generazioni) e per una ecologia incentrata sulla dignità della vita degli abitanti della foresta! Ma chi lo ha ascoltato?
La Bibbia c’invita a guardare al mondo come a un’opera divina. Gesù ci mobilizza nella lotta in favore della vita degli altri, della natura, della terra, dell’universo. Tutto il cosmo è “ambiente divino”. Stupende le parole di san Paolo agli ateniesi radunati nell’Areopago: «Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene è Signore del cielo e della terra… In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo… perché di lui anche noi siamo stirpe» (Atti 17,24.28).

Nigrizia – 1/9/2009
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Il Cimitero dei Computer – video

sabato, dicembre 19th, 2009

[da Current]

La tecnologia ha un ciclo di vita molto breve: questo significa che ogni anno gli uomini producono una mole enorme di “rottami tecnologici”; la stessa cosa, con cicli di vita più lunghi, si può dire delle server farm disperse in tutto il mondo, con un impatto ambientale notevole.

Per quanto tempo sarà sostenibile questo modello?
Che tipo di azioni si possono intraprendere per migliorare la situazione?
Quali sono le regole per un corretto smaltimento dei rifiuti tecnologici?
Esistono soluzioni creative per aumentare il ciclo di vita di un computer o di un suo componente?

SOSTENIBILITA’

mercoledì, settembre 30th, 2009

Risorse rinnovabili esaurite la Terra entra in riserva
Allarme degli scienziati: già consumato il capitale disponibile per il 2009. Il 25 settembre è l’Overshoot Day: da quel momento cominceremo ad usare le risorse che servirebbero alle prossime generazioni di ANTONIO CIANCIULLO

Signori, si chiude. Se il pianeta fosse gestito come una famiglia all’antica, di quelle che non chiedono prestiti, domani dovrebbe serrare i battenti: le risorse sono finite. Ovviamente il mondo andrà avanti, ma a credito. Prenderemo energia, acqua e minerali a spese del futuro, restringendo il capitale di natura che abbiamo a disposizione. Il 25 settembre è l’Earth Overshoot Day, il momento dell’anno in cui la specie umana ha esaurito le risorse rinnovabili a disposizione e comincia a divorare quelle che dovrebbero sostenere le prossime generazioni. A calcolare la data è il Global Footprint Network, l’associazione che misura l’impronta ecologica dell’umanità, cioè il segno prodotto sul pianeta dalla nostra vita quotidiana: dalle bistecche che mangiamo, dai cellulari che compriamo, dagli aerei che usiamo. Per millenni, fino alla rivoluzione industriale, questo segno è rimasto sostanzialmente invisibile. Ci sono stati scompensi ecologici anche violenti, ma localizzati: a livello globale gli effetti prodotti dall’esistenza di centinaia di milioni di esseri umani si confondevano con le oscillazioni periodiche della natura. L’impatto si è fatto più consistente dall’inizio dell’Ottocento, ma solo negli ultimi decenni è cominciata la crescita drammatica che, a parte la battuta d’arresto prodotta dalla crisi economica, non accenna ad arrestarsi. Nel 1961 l’umanità consumava la metà della biocapacità del pianeta. Nel 1986 ci siamo spinti al limite ed è arrivato il primo Earth Overshoot Day: il 31 dicembre le risorse a disposizione erano finite. Nel 1995 la bancarotta ecologica è arrivata il 21 novembre. Dieci anni dopo i conti con la natura sono entrati in rosso già il 2 ottobre. Ora siamo retrocessi fino al 25 settembre: consumiamo il 40 per cento in più rispetto alle risorse che la Terra può generare. Nel 2050, se la crisi energetica non ci avrà costretto alla saggezza ecologica, per mantenere i conti in pareggio avremo bisogno di un pianeta gemello da usare come supermarket per prelevare materie prime, acqua, foreste, energia.

Forse non andrà così perché l’Earth Overshoot Day cade 80 giorni prima della conferenza di Copenaghen che costringerà il mondo a fare i conti con la più drammatica delle minacce create dal sovra consumo: il caos climatico derivante dall’uso smodato dei combustibili fossili e dalla deforestazione. La conferenza delle Nazioni Unite dovrà indicare la terapia per far scendere la febbre dell’atmosfera e la cura per ridurre le emissioni serra servirà anche a diminuire l’impronta complessiva dell’umanità. L’esito del summit di Copenaghen appare però incerto ed è probabile che si concluderà con una faticosa mediazione, mentre solo una scelta forte a favore dell’innovazione tecnologica e di un ripensamento sugli stili di vita può rallentare il sovra consumo che mina gli equilibri ecologici. “La contro prova l’abbiamo avuta adesso”, commenta Roberto Brambilla, delle Rete Lilliput che cura, assieme al Wwf, il calcolo dell’impronta ecologica. “Abbiamo sperimentato la crisi più grave dal 1929 e il risultato, in termini ecologici, è stato modesto: l’anno scorso l’Earth Overshoot Day è arrivato il 23 settembre, quest’anno il 25. Il colpo durissimo subito dall’economia mondiale ha spostato la data di soli due giorni. Questo significa che, se non si cambia il modello produttivo, neppure la malattia del sistema, con tutti i problemi connessi, può guarire l’ambiente. Al contrario diminuire il peso dell’impronta ecologica potrebbe aiutare l’economia. Ad esempio il 97 per cento del nostro patrimonio edilizio è costruito in modo inefficiente: ci sarebbe da fare cappotti isolanti per le pareti, tetti verdi e finestre con vetri ad alto isolamento da oggi al 2030″.
(24 settembre 2009) Tutti gli articoli di Scienze e Ambiente