Parco di Adria: un intralcio.
venerdì, luglio 22nd, 2011La vendita del bosco di pianura di Corte Guazzo.
In campagna elettorale i Candidati Sindaci hanno fatto sentire i loro pareri sulle questioni ambientali. In particolare l’attuale Sindaco Barbujani ci ha detto di suo proposito che avrebbe consultato Legambiente (cosa che non è avvenuta) sulle questioni ambientali del territorio, in questo caso la vendita di quello che doveva essere il parco della città: Corte Guazzo, attualmente bosco di pianura. A riguardo, tutti i candidati Sindaci, compreso Barbujani, ci hanno risposto positivamente sull’attivazione del parco, per ribadire che per la città è un diritto dei cittadini imprescindibile. Alcuni candidati, (le risposte sono nel sito di www.legambientedeltapo.it) hanno anche illustrato delle proposte: coinvolgere le associazioni per la manutenzione; un chiosco che in cambio dell’affitto fa manutenzione e sorveglianza; una pista ciclabile per raggiungere il parco in comunicazione con Artessura.
Riteniamo che i 2 piccoli parchi Comunali della città, (giardini Zen e Scarpari) siano troppo piccoli per delle attività sportive giovanili, inoltre sono spesso mal tenuti. Dopo le nostre ripetute richieste, abbiamo aspettato 5 settimane per avere un appuntamento formale per parlare della preoccupante delibera del Commissario, dove almeno 10 terreni verdi dovrebbero essere venduti a privati. Non per fare l’orto, ma per costruire altre case. E fra questi anche l’area del bosco di pianura di Corte Guazzo. Tutte queste aree hanno delle funzioni per le comunità, anche per una mitigazione del pericolo idrogeologico (impermeabilizzazione dei terreni, allagamenti).
I problemi degli allagamenti in città sono ancora al massimo del pericolo e quando piove un pò di più si va sotto acqua. Andiamo ad aggravare questa situazione impermeabilizzando nuovi terreni? Il bosco di pianura era stato un investimento legittimo e lungimirante in previsione dell’espansione della zona artigianale: il senso era quello di mettere una fascia di verde fra la città e i rumori e i disagi, gli inquinamenti di una zona industriale (pratica comune anche in altri paesi del Veneto). Possiamo notare il controsenso se il bosco di pianura venisse venduto per costruire dei complessi ospedalieri a ridosso di una zona industriale! In altri Comuni dei dintorni, i boschi di pianura ben utilizzati si sono progressivamente trasformati in parchi della città che attraggono centinaia di presenze giornaliere ed attività per i cittadini. Inoltre se un cittadino ha pagato la sua casa per avere del verde intorno, si vedrà deprezzare l’area per l’urbanizzazione sopra il verde dove andava a giocare il figlio o si poteva fare quattro passi al fresco. Anche in tutti gli altri Comuni esistono i problemi del bilancio, ma non si stanno vendendo gli ori di famiglia per sistemare i conti? Siccome l’economia sta cambiando è presumibile che i tempi d’oro non torneranno molto facilmente, a quel punto cosa ci venderemo?
Legambiente non ha pregiudizi sulla vendita di beni comunali, ma se è per realizzare qualche altro progetto di bene pubblico. Secondo noi ci sono molte strutture da mettere in vendita di proprietà comunale che non rendono, ma la strada maestra per mettere i conti in ordine è la lotta agli sprechi che sono ancora alti. Basta pensare al risparmio che il Comune avrebbe sulle bollette se praticasse il risparmio energetico di tutte le strutture. La nostra visione per il futuro delle aree verdi è nella manutenzione data in parte ai cittadini che ne godono e alla responsabilità di tutti. Infine, non possiamo accettare che un Comune ritenga inutile il parco della città al punto di venderlo. I Parchi nelle città sono sempre stati un patrimonio imprescindibile ed un diritto per gli abitanti, rinunciare a questo significa diminuire la qualità di vita in maniera drastica e considerare la natura per quello che NON è e NON deve essere: un intralcio alla realizzazione del profitto. Considerare l’urbanistica del verde in una città moderna senza un piano del verde pubblico, con la mancanza di un parco, significa non valorizzare la città e farla scadere a livelli abissali al pari delle città delle repubbliche delle banane.












