Archive for the ‘risparmiare’ Category

IO FACCIO LA SPESA GIUSTA

martedì, ottobre 6th, 2009

 Legambiente DELTA DEL PO e UNA SOLA TERRA di Adria:

Il 17 di ottobre 2009 dalle ore 9,00 alle ore 20,00 in piazzetta San Nicola ad Adria. Il banchetto servirà alla distribuzione di materiale informativo in occasione della sesta edizione di “Io faccio la spesa giusta”, settimana nazionale di sensibilizzazione dedicata ai prodotti del Commercio Equo e Solidale.

Tra il 17 e il 25 ottobre 2009 ti proponiamo di sostenere concretamente il Commercio Equo. In quei giorni si svolgerà la sesta edizione di “Io faccio la spesa giusta”, settimana nazionale di sensibilizzazione dedicata ai prodotti di Commercio Equo e Solidale ideata dal Consorzio Fairtrade Italia, marchio di certificazione dei prodotti provenienti dai paesi del Sud del Mondo che seguono i criteri del commercio equo: eliminazione del lavoro infantile, retribuzione adeguata per i lavoratori, sostenibilità ambientale, definizione di un margine da destinare a progetti di crescita per le loro cLa settimana è nata nel 2004 con l’obiettivo di sensibilizzare i consumatori a questa forma di acquisto consapevole, attraverso degustazioni e promozioni all’interno dei punti vendita (le principali insegne della grande distribuzione, i negozi del biologico specializzato, le Botteghe del Mondo), concerti, serate di sensibilizzazione, mostre fotografiche, attività per scolaresche, incontri con testimonial e produttori del Sud del Mondo. I risultati? La scoperta del consumo critico da parte di molti italiani e l’incremento costante di spesa giusta negli ultimi anni.  

Legambiente, da anni socio del Consorzio Fairtrade, aderisce e promuove l’iniziativa. In particolare alcuni circoli hanno aderito all’edizione 2008 promuovendo nel proprio territorio i principi e i prodotti del commercio equo.

La mission di Fairtrade Italia e di Legambiente coincide nel promuovere stili di vita sostenibili, il “fare la spesa giusta” per contribuire, con gesti quotidiani consapevoli, a ridurre gli squilibri tra Nord e Sud del Mondo. Attiviamoci insieme per l’iniziativa certi che la nostra voce possa essere uno stimolo per il cambiamento dei comportamenti e delle abitudini dei consumatori.

ECO-INCENTIVI per motocicli elettrici o ibridi

martedì, ottobre 6th, 2009

Partono oggi gli incentivi per l’acquisto delle moto

05/10/2009 – 11:03
Dopo gli incentivi per l’acquisto delle biciclette, partono oggi quelli destinati all’acquisto delle moto. Sono 5,1 i milioni di euro messi a disposizione dal dicastero per coprire fino al 30% della spesa d’acquisto di un ciclomotore o di un motociclo elettrico. In particolare, chi acquisterà un motociclo elettrico, un motociclo ibrido Euro 3, un quadriciclo elettrico o un triciclo o quadriciclo Euro 2 ibrido potrà beneficiare di una somma massima di 1.300 euro. La cifra comprende gli eventuali altri incentivi statali e, nel caso dei motoveicoli ibridi prevede la contestuale rottamazione di un ciclomotore vecchio.

Per l’acquisto di un ciclomotore elettrico e di un ciclomotore Euro 2 ibrido (in quest’ultimo caso con rottamazione) è invece previsto un contributo massimo del 30% pari a 850 euro, mentre per l’acquisto di un ciclomotore Euro 2 a quattro tempi o di un Euro 2 a ridotto consumo (con rottamazione) il contributo è del 20% fino a 500 euro.

Infine massimo l’8% del costo del veicolo, fino a 180 euro, andranno a chi acquisterà un ciclomotore Euro 2 a due tempi, con contestuale rottamazione. I normali motocicli con cilindrata superiore a 50 cc già usufruiscono di incentivi, come il settore auto, dallo scorso febbraio.

Il ministro dell’Ambiente, Stefani Prestigiacomo, spera di bissare il successo degli incentivi per le biciclette: cinquantasettemila sono state, infatti, le biciclette vendute in 4 giorni. I 7 milioni e 700 mila euro stanziati hanno innescato acquisti per quasi 22 milioni. La quota media dell’incentivo è stata di 130 euro (il 30% del prezzo).

nuovi ecoincentivi per BICI

sabato, settembre 12th, 2009

Autunno in sella a prezzi scontati: ripartono gli incentivi per bici e motorini
di Michela Finizio
10 settembre 2009

Venerdì prossimo verrà comunicata la data di avvio della nuova campagna: restano da risolvere alcuni problemi di carattere tecnico
Tornano gli sconti per l’acquisto di biciclette e motorini. Ad annunciarlo sarà il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo venerdì prossimo, il 18 settembre, nella giornata di inaugurazione di Eicma 2009, il salone del ciclo e motociclo che si terrà a Milano fino a lunedì 21.Quando partirà di preciso la nuova campagna di ecoincentivi ancora non si sa, ma sicuramente con l’arrivo dell’autunno migliaia di italiani potranno di nuovo salire in sella a prezzi scontati. «Stiamo solo cercando di risolvere tutti i problemi di carattere tecnico, potenziando il sistema informatico per evitare gli intoppi della passata edizione», afferma Piero Nigrelli, responsabile della sezione ciclo dell’associazione nazionale dei costruttori di due ruote (Ancma). Proprio in queste ore infatti il ministero e i responsabili dell’Ancma stanno mettendo a punto il nuovo pacchetto di incentivi: incassato verso fine luglio l’ok della Corte dei Conti, che ha approvato il nuovo stanziamento promesso dal ministro Prestigiacomo ancora a maggio (di circa 13 milioni di euro), gli uffici tecnici si sono messi subito al lavoro al ritorno dalle ferie estive per scongiurare il “black out” informatico che ad aprile aveva mandato in tilt il sistema di caricamento delle richieste di incentivo. Tutte le pratiche che comunque non erano state inserite in tempo sul sito internet http://www.incentivimotocicli.it/e che, a causa dei disguidi tecnici, non sono state coperte dagli 8,75 milioni precedentemente stanziati – evaporati in poco più di tre settimane – sono state comunque validate e riconosciute.

Fonte: Sole 24 ore
(I soldi stanziati sembrano pochi, se volete essere sicuri di ottenere la bicicletta con gli eco incentivi vi conviene prenotarla già da adesso.)

PORTA LA SPORTA!

giovedì, settembre 10th, 2009

Liberiamoci dai sacchetti di plastica di Paola Zanca
Dovrebbe diventare una buona abitudine quotidiana, ma per ora cominciamo a farne a meno almeno per un giorno. Giusto per vedere l’effetto che fa. Sabato 12 settembre è la prima giornata internazionale senza sacchetti di plastica. Porta la sporta, è il nome della campagna organizzata dall’associazione Comuni Virtuosi insieme a MCS, Marine Conservation Society, una società inglese no profit che si occupa della tutela dell’ecosistema marino.Già, perchè buste e sacchetti non sono solo un danno immediato per l’ambiente e uno spreco di risorse energetiche, visto che sono derivati dal petrolio, ma attraverso gli scarichi e i corsi d’acqua si trasformano in devastanti assassini per gli organismi che vivono nei mari e negli oceani.L’International Plastic Bag Free Day è alla sua prima edizione, ma nel mondo sono già diverse le iniziative a sostegno della lotta allo spreco di plastica. Una catena di supermercati americani, ad esempio, ha indetto un concorso per la creazione di borse riutilizzabili di design, mentre in Gran Bretagna si sta costruendo una rete delle Città libere dalle buste di plastica. Per chi ha dimestichezza con ago e filo, è nato addirittura un movimento di “guerrilla” sociale: si chiama Morsbags, e in poche mosse vi spiega come costruirvi la vostra borsa per la spesa rigorosamente ecologica. Obiettivo della campagna italiana è soprattutto quello di convincere gli amministratori locali a impegnarsi attivamente, mettendo in pratica strumenti di dissuasione dall’uso di buste, che potrebbero arrivare fino alla messa al bando degli odiati sacchetti: finora a Porta la sporta hanno aderito le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Marche ed Emilia Romagna, e soprattutto moltissimi sindaci di piccoli Comuni, dove cominciare a cambiare stile di vita dovrebbe essere più facile.Dall’inizio dell’anno, nel mondo, di sacchetti e bustine ne abbiamo consumati già più di 335 miliardi: in pratica, un milione al minuto. A chi non fosse abbastanza sconvolto da queste cifre, chiediamo di rispondere alla domanda di Porta la sporta: «Perchè usare per pochi minuti un oggetto che può durare cento anni?»
05 September 2009
L’articolo è stato Mandato da Rosalba Lazzarin.

FERRAGOSTOALL’INSEGNA DEL CONSUMO E DELL’IMPATTO AMBIENTALE

lunedì, agosto 24th, 2009

Una fila di sacchetti lunga da Napoli a Londra:ecco quanti rifiuti produrranno gli italiani il 15 agosto
Una fila di sacchetti lunga come la distanza tra Napoli e Londra. E’ questa la quantità di rifiuti che produrranno gli italiani a Ferragosto. 70.000 tonnellate di immondizia prodotte in un solo giorno di cui ben 35.000 finiranno in discarica senza alcuna possibilità di smaltimento. Un dato esorbitante se si pensa che solo per il consumo di acqua diventeranno rifiuti 35 milioni di bottiglie.
E’ questo l’allarme di Ferragosto lanciato da Festambiente, il festival di Legambiente fino a 16 agosto a Rispescia (Gr). Un fenomeno che – secondo Legambiente – si può evitare seguendo un decalogo per un Ferragosto all’insegna del consumo etico e sostenibile:

-Utilizzare borse di tela al posto degli shoppers in plastica per la spesa.
-Acquistare verdura e frutta sfusa e non quella confezionata nelle vaschette di plastica. Fare lo stesso con gli affettati, le carni e i formaggi.
-Bere l’acqua del rubinetto che aiuta a ridurre i rifiuti.
-Scegliere i prodotti confezionati in imballaggi riciclati o facilmente riciclabili, come quelli mono-materiale.
-Evitare i prodotti con imballaggi voluminosi e inutili, pensati solo per attirare l’attenzione dei consumatori.
-Evitare i prodotti usa e getta come piatti e bicchieri di plastica. Se proprio non se ne può farne a meno, scegliere quelli in plastica biodegradabile.
-Scegliere i prodotti con la margherita europea (Ecolabel), il marchio di certificazione ambientale concesso ai prodotti che nel loro ciclo di vita producono un minor impatto ambientale.
-Acquistare le confezioni famiglia al posto delle monodose.
- Utilizzare, dove possibile nei supermercati italiani, la vendita alla spina di detersivi, detergenti e di alimenti come pasta,cereali e farine alla spina per riutilizzare lo stesso contenitore, produrre meno rifiuti e risparmiare.
- Acquistare le ricariche e i prodotti concentrati e salva spazio: gli imballaggi sono più piccoli, più leggeri e progettati per migliorare il trasporto delle merci, diminuendo le emissioni inquinanti e climalteranti in atmosfera.

L’Ufficio Stampa di Festambiente
Tel. 0564/487749-38 333-2659852 328-8442704

Per uscire dalla crisi: Ambiente

mercoledì, giugno 3rd, 2009

Comunicati stampa
31/05/2009 17:28 Un Green New Deal per cambiare modello di sviluppo
Legambiente:

“Per uscire dalla crisi occupazione sostenibile per l’ambiente e per la società”

“Per uscire dalla crisi tutte le grandi economie mondiali hanno scelto di investire cospicui stanziamenti in programmi destinati a promuovere l’energia verde, le tecnologie pulite, l’efficienza energetica. Al contrario il Governo italiano sostiene di aver reso disponibili ben 45 miliardi di euro, risorse in realtà già programmate da tempo di cui l’unica novità è costituita solo da 5 miliardi, in larga parte ricavati da fondi previsti per altri settori. La dimensione di questo intervento se paragonato con quello di altri Paesi è pressoché inesistente. Confrontandosi, infatti, con gli Stati Uniti (1017 mld), Regno Unito (753 mld) Germania (726 mld), Francia (437 mld), Spagna (210 mld), Giappone (493 mld) Cina (398 mld) è chiaro come il Governo italiano non solo ha assolutamente sottovalutato la situazione, ma non ha scelto minimanente di affrontarla puntando su innovazione, efficienza e qualità ambientale”.
Queste le considerazioni di Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente a Terra Futura nel corso del convegno “Un Green New Deal per cambiare modello di sviluppo” a cura di Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Legambiente, Regione Toscana, Adescoop. Il convegno analizzando l’attuale crisi economica e le sue origini nell’attuale modello economico assolutamente insostenibile ha posto le basi per un confronto sulle proposte praticabili per combattere la recessione, tracciando le linee per un condiviso Green New Deal.
“Secondo gli esperti della Commissione Onu i 30 milioni di disoccupati in più rispetto al 2008 che si registreranno alla fine di quest’anno potrebbero diventare 50 milioni. Se non si prenderanno immediatamente provvedimenti e azioni efficaci circa 200 milioni di persone, particolarmente nei Paesi più poveri, potrebbero finire al di sotto della soglia di povertà, mentre altri milioni di famiglie nei Paesi maggiormente industrializzati stanno rischiando di perdere casa, assistenza sanitaria o pensione. In questo contesto è fondamentale promuovere una sinergia interdisciplinare tra ambientalismo e mondo del lavoro, che rilanci un’occupazione sostenibile per l’ambiente e per la società. Un’idea su cui Terra Futura ha articolato un giusto terreno di confronto esteso a livello internazionale per arrivare al prossimo G8 con proposte chiare e definite.”

L’Ufficio stampa Legambiente: Sabina Galandrini 347-4166793

Consumare meno per vivere meglio

giovedì, maggio 7th, 2009

Sviluppo sostenibile, ecologia profonda, commercio equo e solidale, risparmio etico rappresentano le nuove frontiere per un’umanità consapevole e solidale, anche e soprattutto nei comportamenti di tutti i giorni. Vanno messi in pratica nella vita quotidiana quei principi di rispetto per l’ambiente, di sana amministrazione delle risorse naturali, di semplicità di vita, di minor consumo, di non accumulo, di lotta agli sprechi, che sempre di più coinvolgono e interessano gli individui del nostro mondo occidentale, almeno quelli che non si rassegnano a un modello economico che sta raggiungendo inesorabilmente un punto di non ritorno rispetto alle risorse a disposizione.
La frase è di Gianni Tolmino.

RISPARMIO ENERGETICO

giovedì, aprile 16th, 2009

Caldaie e risparmio
Nella vita di tutti i giorni spesso può accadere che, in ottica di aumentare la sicurezza e ridurre i consumi di combustibile, si pensi a sostituire la propria autovettura; grazie anche ad incentivi che lo stato ha messo a disposizione per le rottamazioni di veicoli ‘’euro zero’’ il parco auto circolante è di recente generazione, pertanto più efficiente, più confortevole e sicuro, con tutti i benefici che questo comporta all’ambiente e in particolare alla salubrità dell’aria che tutti noi respiriamo.
Purtroppo la stessa cosa non vale per ‘’l’automobile’’ delle nostre abitazioni, ovvero la caldaia; si può infatti assimilare per molti versi il nostro generatore di calore all’autoveicolo che ci trasporta quotidianamente, in quanto per funzionare necessita di combustibile fossile (nel caso specifico gas metano, GPL o gasolio), funzionando purtroppo inquina, necessita come la macchina di manutenzioni periodiche ed è a tutti gli effetti, purtroppo troppe volte in maniera negativa, un protagonista della sicurezza delle nostre abitazioni. Ma perché allora mi chiedo, l’80% dei generatori di calore sono spesso datati 15 o anche 20 anni?? Spesso purtroppo, sicuramente anche a causa di poca informazione o sommaria trattazione del tema da parte dei media, la questione caldaia è trascurata da gran parte delle famiglie, non rendendosi conto che riscaldare le abitazioni con generatori molto datati, è come percorrere un viaggio con un’automobile altrettanto datata, pertanto rumorosa, inquinante, poco sicura, poco confortevole e oltremodo dispendiosa nei consumi.
Al giorno d’oggi, le nuove tecnologie ci hanno regalato generatori di calore di nuova generazione che consumano anche il 50% in meno di quelli convenzionali normalmente installati, e in particolare parlo di caldaie e condensazione (4 stelle) e generatori in pompa di calore.
La caldaia a condensazione, in effetti, è una tecnologia vecchia di 15 anni, in quanto i primi prototipi sono stati sviluppati in Olanda attorno agli anni ’80, ma del tutto nuova nelle nostre zone visto il scarso numero di installazioni. Il principio di funzionamento, sommariamente, si basa recupero del calore latente di condensazione del vapore acqueo contenuto nei fumi; nelle caldaie non a condensazione, il vapore acqueo generato dal processo di combustione (circa 1,6 kg per m3 di gas) viene quindi disperso in atmosfera attraverso il camino: la quantità di calore in esso contenuta, definito calore latente, rappresenta ben l’11% dell’energia liberata dalla combustione ma non riesce ad essere recuperata. La caldaia a condensazione, a differenza della caldaia tradizionale, può invece recuperare una gran parte del calore latente contenuto nei fumi espulsi attraverso il camino. La particolare tecnologia della condensazione consente infatti di raffreddare i fumi fino a farli trasformare tornando allo stato di liquido saturo (o in taluni casi a vapore saturo umido), con un recupero di calore utilizzato per pre riscaldare l’acqua di ritorno dall’impianto. In questo modo la temperatura dei fumi di uscita (che si abbassa fino a 40 °C) mantiene sempre lo stesso valore della temperatura di mandata dell’acqua, ben inferiore quindi ai 140-160 °C dei generatori ad alto rendimento ed ai 200-250 °C dei generatori di tipo tradizionale.
Nuova frontiera sono invece i generatori a pompa di calore; funzionando ad energia elettrica, essi riescono a recuperare calore gratuito che ci fornisce gratuitamente ogni giorno la terra (impianti geotermici, che recuperano il calore attraverso sonde verticali o orizzontali impiantate direttamente nel terreno), l’aria e l’acqua, nel caso in cui sia consentito il prelievo direttamente dalla falda. Essi infatti, grazie all’espansione e la compressione di un circuito frigorifero, assorbono grandi quantità di energia a bassa temperatura che l’ambiente ci offre, e lo trasformano in piccole quantità sufficienti a riscaldare e raffrescare le nostre case, ad un contenuto più elevato di energia. Infatti tutti sappiamo che il terreno sottostante sia costantemente 5-6 °C più caldo dell’aria in atmosfera durante l’inverno, e 10-12 °C più fresco d’estate; in questo modo, grazie appunto all’ausilio di una pompa di calore geotermica, è possibile sfruttare questa grandissima quantità di energia a basso contenuto (in quanto poca è la differenza di temperatura), comprimendola fino a portarla in grado di riscaldare e raffrescare le nostre case.
In questo modo, oltre ad essere liberi dal contratto dai fornitori di gas metano, questi nuovi impianti consentono di ridurre sino al 70% i consumi energetici e, allo stesso tempo, le immissioni inquinanti in atmosfera. Non ultimo, tutti questi nuovi sistemi di generazione del calore sono più sicuri, sia in relazione all’esalazione di CO (ossido di carbonio) che tante vittime ha mietuto negli anni, sia, appunto nel caso delle pompe di calore, rispetto all’utilizzo e al trasporto del gas, che entrerebbe in casa nostra solo per la cottura dei cibi, annullando in questo modo il rischio di eventuali propagazioni in ambiente e relative esplosioni; la mancata presenza del gas metano inoltre permette di installare la pompa di calore anche nei garage e autorimesse.
Sempre in sintonia con il mondo dell’automobile, anche le nuove tecnologie di riscaldamento beneficiano di incentivi statali, previsti nella detrazione del 55% della spesa sostenuta dalla dichiarazione dei redditi annuale; grazie a questo incentivo, è facilmente dimostrabile come il costo per l’installazione di queste nuove tecnologie possa essere ammortizzato in massimo 5 anni.
E’ consigliato in qualsiasi caso, come avviene per tutti gli interventi di riqualificazione energetica, anche per chi acquisisse coscienza di sostituire la caldaia, affidarsi ad un esperto tecnico ne studi la fattibilità (ad esempio le pompe di calore hanno alcune limitazioni impiantisitiche che determinano in alcuni l’impossibilità all’installazione), indichi i tempi di ritorno dell’investimento ed istruisca la pratica di detrazione fiscale del 55% presso l’Enea e l’Agenzia delle Entrate.

Paolo Barufaldi

QUALE SARA’ L’UNDICESIMO COMANDAMENTO?

sabato, aprile 4th, 2009

NON SPRECARE

Siamo in una epoca di trasformazione enorme, anche i nostri padri e nonni attraversavano periodi del genere e le hanno pagate care, con sacrifici e lavoro. Il nostro futuro non sarà più all’insegna del consumo e dello spreco, tutto si innoverà e muterà, consumando il meno possibile le risorse del pianeta e soprattutto il futuro sarà basato sul risparmio energetico. Se noi stessi e alcuni dei nostri figli hanno atteggiamenti da spreconi, sbruffoni e dissipatori è colpa di una mentalità che va cambiata con quella dei nostri padri.
Si intrecciano sprechi di beni materiali e immateriali. Si parte dal cibo, visto che gli italiani in media gettano nel cestino circa il 20 per cento della spesa di pane, pasta e carne, e si passa poi ai consumi energetici che hanno determinato un deficit di risorse naturali preoccupante: ne consumiamo più di un terzo di quelle che la Terra è in grado ogni anno di riprodurre. Lo spreco ci sommerge, e la spazzatura invade le nostre città.Si affronta poi la grave crisi economica in corso, e le opportunità che offre. A partire dalla possibilità di rivedere i nostri stili di vita, non rinunciando ai consumi ma eliminando appunto gli sprechi. Ovunque. Dalle case alle istituzioni pubbliche il dittico non sprecare diventa una sorta di undicesimo comandamento scolpito nelle nostre vite quotidiane.
Il sistema dello spreco si evidenzia soprattutto sui prodotti agricoli che quando arrivano sulla nostra tavola ci sono 15 passaggi di lavorazione e un prodotto alimentare percorre in media 1100 km.
Sotto l’emergenza della crisi gli Italiani hanno cominciato a comprare prodotti locali, e sono in marcia per spingere l’agricoltura biologica che raggiunge più di un milione di ettari di coltivazione.
Il mondo dell’agricoltura nel suo sistema “intensivo” si è impoverito a fatto impoverire i terreni di acqua, negli ultimi anni sembra essere marginale, ha preso piede l’economia industriale e della finanza, e nei ultimi 30 anni i terreni agricoli hanno perso il 10% delle coltivazioni per colpa della desertificazione e dell’abbandono dei campi. E’ suonato il campanello d’allarme della crisi alimentare. Paesi che producono riso e grano hanno bloccato le esportazioni è si sono messi a sorvegliare i granai con le guardie come i pozzi di petrolio. Addirittura ci sono paesi che producono petrolio, sono disposti a dare forniture in cambio di terreni per coltivare.
Molti terreni Italiani sono stati occupati dall’insediamento delle zone industriali, in alcuni casi i terreni limitrofi si sono inquinati, per cui bisogna passare ad una agricoltura non da prodotti da tavola, ma per uso di energia rinnovabile.
Ogni giorno il pianeta si popola di 200 000 nuove bocche da sfamare. Nel 2050 l’umanità sarà costituita da 9.2 miliardi di persone, contro i 6.2 di oggi. La soluzione che spesso viene proposta per affrontare questo aumento è di incrementare la produzione agricola del 50% entro quella data.Non è però ciò che ritiene il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), secondo il suo rapporto dedicato alla crisi alimentare pubblicato il 17 febbraio in occasione della riunione annuale a Nairobi. L’organizzazione Onu sostiene infatti che per sconfiggere la fame planetaria è prima di tutto necessario combattere gli sprechi, rendendo più efficienti la catena di produzione alimentare e i sistemi di riciclaggio.Il rapporto evidenzia le grosse perdite di cibo e di bile che si verificano nei Paesi del Sud del mondo (pessimi metodi di stoccaggio ad esempio) e l’enorme spreco della società occidentale: nel Regno Unito un terzo degli alimenti acquistati viene gettato, negli Usa 10 miliardi di dollari di cibo finisce nella spazzatura ogni anno. In definitiva metà degli alimenti prodotti nel mondo viene sprecato. Ma il rapporto evidenzia altre questioni. Secondo l’Unep un’altra arma contro la fame sarà l’agricoltura biologica, che fornisce prestazioni migliori di quelle dell’agricoltura tradizionale (intensiva) basata sul massiccio impiego di pesticidi e fitofarmaci: dove sono state impiegate tecniche biologiche, o quasi biologiche, la produzione è all’incirca raddoppiata. L’agricoltura biologica inoltre è in grado di preservare meglio l’acqua e la fertilità del suolo, due beni che iniziano a scarseggiare.

IL MERCATO IN CONFESSIONALE

mercoledì, marzo 25th, 2009

di Frei Betto
«Ho molto peccato e me ne dolgo. Chiedo allo stato di aver pietà di me. La penitenza, però, la farete voi».
Sono molto malato. Vorrei chiedere perdono a tutti coloro che hanno creduto ciecamente in me e nel mio presupposto potere di moltiplicare le ricchezze. Hanno riposto nelle mie mani il frutto di anni di lavoro e i risparmi delle loro famiglie. Ora, però, vedono i loro soldi andare in fumo, si sentono strangolati dai debiti e dall’impossibilità di accedere a crediti, e sono terrorizzati dall’approssimarsi della recessione.
Riconosco le mie colpe. Negli ultimi decenni, sono andato oltre ogni limite. Spacciandomi da nuovo Re Mida, sono riuscito a radunare attorno a me una legione di devoti seguaci, sedotti dai miei poteri ritenuti divini. I miei apostoli – noti economisti neoliberisti – sono andati per il mondo ad annunciare la mia “buona novella”: la salute finanziaria di una nazione sarebbe migliorata, se i suoi abitanti si fossero inginocchiati ai miei piedi.
Io – che faccio di nome Mercato e di cognome Libero – ho convinto l’opinione pubblica e i governi a credere che il successo economico di una nazione fosse proporzionato alla libertà che mi fosse stata concessa. Così, mi sono liberato da ogni sorta di ormeggio che mi legasse alle esigenze della produzione o alle pretese dello stato, ai dettami della legge o ai principi dell’etica. Ho sottoposto tutti i valori all’esame degli esperti delle varie “Borse valori” in giro per il mondo. Ho trasformato il credito in prodotto di consumo e convinto molti che sarei stato in grado di far nascere denaro dal denaro, senza ricorrere alla zavorra di beni e servizi. Ho diffuso nel mondo il credo secondo cui, alle prese con ogni potenziale crisi, sarei riuscito ad autoregolarmi per mia stessa natura. Spacciatomi per onnisciente, sono diventato onnipotente e onnipresente. Insomma, mi sono globalizzato. Sono arrivato al punto di non chiudere mai occhio. Quando la Borsa di Tokyo chiudeva per la notte, io, più euforico che mai, vegliavo a São Paulo. E se lo Stock Exchange di New York era in ribasso, mi risollevavo a Londra. La quotidiana pubblicazione dei miei listini a Wall Street si trasformò in una liturgia teletrasmessa in tutto il mondo. Mi sono tramutato in una cornucopia da cui estrarre nuova ricchezza: facile, immediata e abbondante.
Oggi, chiedo venia per aver ingannato così tanta gente in così poco tempo. In particolare, mi scuso con quegli economisti che hanno fatto l’impossibile per rendermi immune dalle nefaste influenze dello stato. Le loro teorie sono però evaporate e lo stato di depressione in cui versano è uguale a quello delle banche e delle grandi imprese.
Sono dispiaciuto di aver indotto intere folle a ritenere infallibili le parole del mio pontefice, Alan Greenspan, che per 19 anni ha occupato il trono della finanza mondiale alla Federal Riserve, la banca centrale degli Stati Uniti. È caduto, però, nel peccato mortale di mantenere per troppo tempo i tassi d’interesse bassi (più bassi del tasso d’inflazione), invogliando milioni di americani a cercare di realizzare il sogno della vita: avere una casa. Questi hanno ottenuto crediti e comperato immobili. Io, però, a causa dell’aumento della domanda, ho dovuto alzare i prezzi, facendo crescere l’inflazione. Per contenerla, il governo ha alzato i tassi d’interesse e così l’insolvenza si è diffusa come una peste, minando la presunta solidità del sistema bancario.
Ho subito un collasso. I miei dogmi sono stati inghiottiti dall’imprevedibile buco nero della mancanza di credito. La fonte si è seccata. Indossato il saio dell’umiltà, ho supplicato lo stato di proteggermi da morte vergognosa. Mi risulta insopportabile pensare che io – e non una rivoluzione di sinistra – sia l’unico responsabile della progressiva statalizzazione della finanza. Io, tutelato dai governi come nelle nazioni socialiste Che vergogna! E che dolore non poter più cantare la filastrocca: “Fuori di me non c’è salvezza”!
Mi pento dei disastri economici e finanziari che si preannunciano nel mondo globalizzato. Addio, crediti facilitati! Con il crescere dell’insicurezza, aumenteranno i tassi d’interesse. Chiusi i rubinetti del credito, i consumatori saranno più cauti nelle loro spese. Le imprese, a corto di capitali, si vedranno obbligate a ridurre la produzione e a tagliare il personale. Le nazioni esportatrici avranno meno acquirenti: con meno soldi nelle casse, dovranno rivedere le loro politiche economiche.
Chiedo perdono ai contribuenti dei paesi ricchi, che vedono le loro tasse usate come ciambella di salvataggio per banche e istituti finanziari, invece di essere investite in diritti sociali, in iniziative ambientali e culturali.
Sì, ho molto peccato. Rimango, però, ancora cinico, perverso e ingordo: chiedo allo stato di aver pietà di me e di far compiere a voi la penitenza che mi spetterebbe.
Non oso chiedere perdono a Dio, il cui posto ho preteso di occupare. Presumo, però, che dall’alto del suo cielo mi stia guardando con lo stesso sguardo ironico con cui guardò, tanti secoli fa, i costruttori della Torre di Babele.