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frane e alluvioni, disastri innaturali

lunedì, dicembre 19th, 2011
Nuovo Dossier: frane e alluvioni, disastri innaturali PDF Stampa E-mail
alluvioniI cambiamenti climatici, la sconsiderata gestione del territorio, la mancanza di una efficace politica di prevenzione e di convivenza con il rischio alla base delle tragedie che hanno sconvolto Genova, la Liguria e la Toscana.

Una gestione sbagliata del territorio e la scarsa considerazione delle aree considerate ad elevato rischio idrogeologico, la mancanza di adeguati sistemi di allertamento e piani di emergenza per mettere in salvo la popolazione, insieme ad un territorio che non è più in grado di ricevere precipitazioni così intense, sono i fattori che trasformato un violento temporale in tragedia. Leggi il dossier Frane e alluvioni: disastri innaturali.

 

In 232 comuni liguri sono presenti aree ad elevata criticità idrogeologica. Le aree soggette a pericolo di frane o alluvioni raggiungono i 470 chilometri quadrati, l’8,7% del territorio ligure. Dati – fonte Ministero dell’Ambiente – che mettono in luce chiaramente la fragilità di un territorio dove anche semplici temporali, per quanto intensi, possono provocare, nel migliore dei casi, allagamenti e disagi per la popolazione.

In Sicilia sono ben 273 i comuni in cui sono presenti aree esposte a rischio idrogeologico. Praticamente sette su dieci, di cui 200 a rischio frana, 23 a rischio alluvione e 50 a rischio sia di frane che di alluvioni.

In Veneto sono 327 i comuni a rischio.

In Campania le zone ad elevata criticità idrogeologica sono presenti in 504 comuni. L’estensione di tali aree esposte a rischio è pari a oltre 2.597 kmq, cioè circa il 19% della superficie dell’intera regione.

Tutti i 92 comuni umbri sono stati classificati a rischio idrogeologico. Tra questi 40 sono a rischio frana, uno a rischio alluvione e 51 a rischio sia di frana che di alluvione.

Sono alcuni dei dati che fotografano la presenza di aree di elevato rischio idrogeologico nei comuni italiani, questione che abbiamo affrontato nel corso della nostra campagna Operazione Fiumi. Stiamo elaborando uno studio completo con informazioni su tutte le regioni.

Dossier:frane alluvioni 2011

mercoledì, novembre 23rd, 2011

Legambiente

Frane e alluvioni: disastri innaturali Dissesto Idrogeologico I cambiamenti climatici, la sconsiderata gestione del territorio, la mancanza di una efficace politica di prevenzione e di convivenza con il rischio alla base delle tragedie che hanno sconvolto Genova, la Liguria e la Toscana.

Files:      dossier_franealluvioni_2011.pdf

No ai tagli per la difesa del suolo

giovedì, novembre 3rd, 2011

Maltempo. Legambiente: “No ai tagli per la difesa del suolo. Subito fondi disponibili per interventi concreti”.

“Le recenti e drammatiche vicende legate al maltempo e al dissesto idrogeologico impongono una seria riflessione rispetto alle azioni concrete da intraprendere per dare risposte efficaci alla cittadinanza ma anche una netta inversione di tendenza rispetto ai tagli sulle politiche ambientali e alla difesa del suolo”. Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente è intervenuto oggi sulla questione maltempo e sulle nuove terribili tragedie che hanno colpito gli abitanti della Liguria e della Toscana. “La sconsiderata gestione della sicurezza idrogeologica continua a farsi dettare le priorità dall’industria dell’emergenza, con il risultato di costi insostenibili per le popolazioni, senza ottenere alcun risparmio per le casse pubbliche, che dovendo risanare spendono molto più di quanto avrebbero speso se avessero prevenuto”.

“C’è bisogno di agire rapidamente e con interventi concreti per mettere in sicurezza il nostro territorio e la cittadinanza – ha continuato Cogliati Dezza – Dobbiamo fare un passo avanti che superi l’eterna programmazione degli interventi e cominciare ad agire ora, restituendo i fondi al ministero dell’Ambiente per realizzare il massimo a partire da opere anche piccole ma necessarie”.

Per arginare la vulnerabilità dei territori bisognerebbe adeguare le politiche regionali per la tutela e la prevenzione del rischio rivedendo le mappe, pianificando la lotta agli illeciti ambientali e demolendo gli immobili abusivi oltre a delocalizzare rapidamente i beni esposti al pericolo di frane e alluvioni, ma pur senza considerare gli interventi più complessi e costosi, con i fondi previsti lo scorso anno sarebbe stato possibile intanto realizzare opere come la manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua cittadini, la stabilizzazione del movimento franoso, la demolizione delle case in alveo ecc. Tutti interventi necessari e concretamente realizzabili che, con le debite proporzioni, possono essere riproposti in tantissimi comuni per rendere sicuri i territori solcati da torrenti e fiumare. E se questo non bastasse a sistemare tutte le emergenze, permetterebbe però di agire con esiti determinanti in tante località che sarebbero messe al sicuro concretamente invece di perdere tempo a pensare a quale enorme cifra potrebbe servire per sistemare tutta la Penisola.

L’ufficio stampa (06.86268353 -99)

Pubblicato il26 ottobre 2011

Parco di Adria: un intralcio.

venerdì, luglio 22nd, 2011

La vendita del bosco di pianura di Corte Guazzo.

In campagna elettorale i Candidati Sindaci hanno fatto sentire i loro pareri sulle questioni ambientali. In particolare l’attuale Sindaco Barbujani ci ha detto di suo proposito che avrebbe consultato Legambiente (cosa che non è avvenuta) sulle questioni ambientali del territorio, in questo caso la vendita di quello che doveva essere il parco della città: Corte Guazzo, attualmente bosco di pianura. A riguardo, tutti i candidati Sindaci, compreso Barbujani, ci hanno risposto positivamente sull’attivazione del parco, per ribadire che per la città è un diritto dei cittadini imprescindibile. Alcuni candidati, (le risposte sono nel sito di www.legambientedeltapo.it) hanno anche illustrato delle proposte: coinvolgere le associazioni per la manutenzione; un chiosco che in cambio dell’affitto fa manutenzione e sorveglianza; una pista ciclabile per raggiungere il parco in comunicazione con Artessura.

Riteniamo che i 2 piccoli parchi Comunali della città, (giardini Zen e Scarpari) siano troppo piccoli per delle attività sportive giovanili, inoltre sono spesso mal tenuti. Dopo le nostre ripetute richieste, abbiamo aspettato 5 settimane per avere un appuntamento formale per parlare della preoccupante delibera del Commissario, dove almeno 10 terreni verdi dovrebbero essere venduti a privati. Non per fare l’orto, ma per costruire altre case. E fra questi anche l’area del bosco di pianura di Corte Guazzo. Tutte queste aree hanno delle funzioni per le comunità, anche per una mitigazione del pericolo idrogeologico (impermeabilizzazione dei terreni, allagamenti).

I problemi degli allagamenti in città sono ancora al massimo del pericolo e quando piove un pò di più si va sotto acqua. Andiamo ad aggravare questa situazione impermeabilizzando nuovi terreni? Il bosco di pianura era stato un investimento legittimo e lungimirante in previsione dell’espansione della zona artigianale: il senso era quello di mettere una fascia di verde fra la città e i rumori e i disagi, gli inquinamenti di una zona industriale (pratica comune anche in altri paesi del Veneto). Possiamo notare il controsenso se il bosco di pianura venisse venduto per costruire dei complessi ospedalieri a ridosso di una zona industriale! In altri Comuni dei dintorni, i boschi di pianura ben utilizzati si sono progressivamente trasformati in parchi della città che attraggono centinaia di presenze giornaliere ed attività per i cittadini. Inoltre se un cittadino ha pagato la sua casa per avere del verde intorno, si vedrà deprezzare l’area per l’urbanizzazione sopra il verde dove andava a giocare il figlio o si poteva fare quattro passi al fresco. Anche in tutti gli altri Comuni esistono i problemi del bilancio, ma non si stanno vendendo gli ori di famiglia per sistemare i conti? Siccome l’economia sta cambiando è presumibile che i tempi d’oro non torneranno molto facilmente, a quel punto cosa ci venderemo?

Legambiente non ha pregiudizi sulla vendita di beni comunali, ma se è per realizzare qualche altro progetto di bene pubblico. Secondo noi ci sono molte strutture da mettere in vendita di proprietà comunale che non rendono, ma la strada maestra per mettere i conti in ordine è la lotta agli sprechi che sono ancora alti. Basta pensare al risparmio che il Comune avrebbe sulle bollette se praticasse il risparmio energetico di tutte le strutture. La nostra visione per il futuro delle aree verdi è nella manutenzione data in parte ai cittadini che ne godono e alla responsabilità di tutti. Infine, non possiamo accettare che un Comune ritenga inutile il parco della città al punto di venderlo. I Parchi nelle città sono sempre stati un patrimonio imprescindibile ed un diritto per gli abitanti, rinunciare a questo significa diminuire la qualità di vita in maniera drastica e considerare la natura per quello che NON è e NON deve essere: un intralcio alla realizzazione del profitto. Considerare l’urbanistica del verde in una città moderna senza un piano del verde pubblico, con la mancanza di un parco, significa non valorizzare la città e farla scadere a livelli abissali al pari delle città delle repubbliche delle banane.

L’Italia a rischio frane e alluvioni

venerdì, dicembre 10th, 2010

Ritardi nella prevenzione per il 78% delle amministrazioni. 3,5 milioni di persone quotidianamente in pericolo. Ecosistema Rischio 2010 di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile presenta i dati sul dissesto idrogeologico e sulle attività di prevenzione in Italia

L’Italia si scopre sempre più fragile: troppo cemento lungo i corsi d’acqua così come a ridosso di versanti franosi mentre ancora è grave il ritardo nelle attività di prevenzione.

Sono ben 6.633 i comuni italiani in cui sono presenti aree ad alta criticità idrogeologica, una fragilità endemica che non risparmia nessuna regione italiana. Nell’82% dei comuni intervistati da Ecosistema rischio 2010 sono presenti abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana e nel 31% dei casi sono presenti in tali zone addirittura interi quartieri. Nel 54% delle municipalità sono presenti in aree esposte al pericolo di frane e alluvioni fabbricati industriali e nel 19% strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali. Complessivamente si può stimare che ogni giorno nel Paese ci siano oltre 3 milioni e 500 mila cittadini esposti al pericolo di frane o alluvioni.

Considerando globalmente il lavoro dimitigazione del rischio idrogeologico sono appena il 22% i comuni che intervengono in questo settore in modo positivo, mentre il 43%non fapraticamente nulla per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane.

Dati confortanti arrivano invece dalle attività svolte nell’organizzazione del sistema locale di protezione civile: il 76%delle amministrazioni comunali possiede un piano d’emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione, e nel 51% dei casi i piani sono stati aggiornati negli ultimi due anni.

È questa la fotografia del pericolo frane e alluvioni in Italia scattata da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile con Ecosistema Rischio 2010. L’indagine, realizzata nell’ambito della campagna nazionale Operazione Fiumi 2010, che ha monitorato le attività nell’opera di prevenzione di frane e alluvioni realizzate da oltre 2.000 amministrazioni comunali fra quelle classificate ad elevato e a molto elevato rischio idrogeologico.

Il dossierEcosistema rischio 2010 è stato presentato questa mattina in conferenza stampa a Roma dal capodipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli, dalla direttrice nazionale di Legambiente Rossella Muroni e del responsabilenazionale protezione civile di LegambienteSimone Andreotti.

“I danni provocati dalle recenti alluvioni che hanno colpito il Veneto, la Calabria e la Campania – ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Rossella Muroni – sono la  testimonianza di quanto il nostro Paese sia sempre più esposto al rischio idrogeologico. Non può bastare evidentemente il sistema di pronto soccorso per l’emergenza già in corso, ma è necessaria una concreta politica di prevenzione per non assistere mai più a drammatiche vicende come, per esempio, quella di Atrani in Costiera Amalfitana, agendo prioritariamente proprio sul reticolo idrografico minore, su quei fiumi, torrenti e fossi che sembrano rappresentare oggi la vera emergenza dell’Italia. Serve una strategia pianificata che possa garantire la sicurezza dei cittadini mettendoci anche al riparo dai costi salatissimi, per lo Stato e quindi per i cittadini, delle continue emergenze”.

Solo per fronteggiare le più gravi emergenze idrogeologiche, nell’ultimo anno lo Stato ha stanziato circa 650 milioni di euro. Risorse fondamentali per il funzionamento della macchina dei soccorsi, per l’alloggiamento e l’assistenza agli sfollati, per supportare e risarcire le attività produttive e i cittadini colpiti e per i primi interventi di urgenza.

“La vera grande opera di cui ha bisogno il Paese è un intervento di prevenzione e manutenzione dei corsi d’acqua su scala nazionale – commenta Simone Andreotti, responsabilenazionale Protezione Civile di Legambiente -. Un’opera di prevenzione improrogabile attraverso la quale affermare una nuova cultura del suolo e del suo utilizzo, scegliendo come prioritaria la sicurezza della collettività e mettendo fine a quegli usi speculativi e abusivi del territorio che troppo spesso caratterizzano ampie aree del Paese.”.

Sempre secondo i dati di Ecosistema rischio nel 69% dei comuni intervistati sono state svolte attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d’acqua e/o opere per la messa in sicurezza del territorio e dei versanti: è importante notare tuttavia che tali interventi di messa in sicurezza troppo spesso seguano filosofie vecchie, non vengano studiati su scala di bacino e nel rispetto delle dinamiche naturali dei corsi d’acqua, rischiando di trasformarsi in alibi per continuare a costruire lungo i nostri fiumi. E intanto ledelocalizzazioni procedono a rilento: soltanto il 6% dei comuni intervistati ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 3% dei casi si è provveduto con interventi analoghi su insediamenti o fabbricati industriali. La difficoltà di attuare interventi di delocalizzazione è anche legata alla generale resistenza delle popolazioni ad accettarla anche a fronte di un rischio acclarato, rispetto al quale i possibili interventi strutturali hanno scarsa possibilità di successo.

Il comune più meritorio nella prevenzione delle frane e delle alluvioni è Senigallia (AN), che ha conquistatoil primato nazionale nella speciale classifica di Ecosistema rischio 2010 grazie alla realizzazione di interventi di delocalizzazione degli insediamenti abitativi e industriali dalle zone esposte a maggiore pericolo e all’organizzazione di un buon sistema locale di protezione civile.

“Maglie nere”, invece, per otto comuni che ottengono un pesante zero in pagella: Bolognetta (Pa), Ravanusa (Ag), Coriano (Rn), San Roberto e Fiumara (Rc),  Paupisi (Bn) e Raviscanina (Ce), comuni nei quali è presente una pesante urbanizzazione delle zone esposte a pericolo di frane e alluvioni e non sono state avviate attività mirate alla mitigazione del rischio, né dal punto di vista della manutenzione del territorio, né nell’attivazione di un corretto sistema comunale di protezione civile.

Leggi il dossier in versione integrale

L’ufficio stampa – 06.86268379-77-99

COMUNI A RISCHIO IDROGEOLOGICO IN ITALIA

Regione Comuni a rischio % Comuni a rischio
Calabria 409 100%
Provincia Autonoma di Trento 222 100%
Molise 136 100%
Basilicata 131 100%
Umbria 92 100%
Valle d’Aosta 74 100%
Marche* 239 99%
Liguria 232 99%
Lazio 372 98%
Toscana 280 98%
Piemonte 1.049 87%
Abruzzo 294 96%
Emilia Romagna* 313 95%
Campania 504 92%
Friuli  Venezia Giulia 201 92%
Sardegna 306 81%
Puglia 200 78%
Sicilia 277 71%
Lombardia 929 60%
Provincia Autonoma di Bolzano 46 59%
Veneto 327 56%
TOTALE 6.633 82%

Fonte: Report  Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio “Rischio idrogeologico in Italia” – ottobre 2008

*dato aggiornato con l’avvenuto passaggio di 7 amministrazioni Comunali dalla Regione Marche alla Regione Emilia Romagna nel 2009

URBANIZZAZIONE DELLE AREE A RISCHIO DI FRANE E ALLUVIONI

NEI COMUNI ITALIANI

Attività Numero Comuni Percentuale Comuni
Abitazioni in aree a rischio idrogeologico 1.479 82%
Quartieri in aree a rischio idrogeologico 560 31%
Industrie in aree a rischio idrogeologico 973 54%
Strutture sensibili in aree a rischio idrogeologico 334 19%
Recepimento PAI nel piano urbanistico 1.385 77%

Fonte: Legambiente

ATTIVITA’ REALIZZATE DAI COMUNI ITALIANI

PER LA PREVENZIONE DI FRANE E ALLUVIONI

Attività Numero Comuni Percentuale Comuni
Delocalizzazione di abitazioni 101 6%
Delocalizzazione di fabbricati industriali 48 3%
Manutenzione / Opere di messa in sicurezza 1.229 69%
Sistemi di monitoraggio e allerta 741 41%

Fonte: Legambiente

PIANIFICAZIONE COMUNALE D’EMERGENZA

PER LA PREVENZIONE DI FRANE E ALLUVIONI

Attività Numero Comuni Percentuale Comuni
Piano d’emergenza 1.355 76%
Aggiornamento del piano d’emergenza 906 51%
Censimento soggetti vulnerabili 1.028 57%
Attività di informazione 454 25%
Esercitazioni di protezione civile 437 24%

Fonte: Legambiente

LAVORO DI MITIGAZIONE DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO

SVOLTO DAI COMUNI ITALIANI

Lavoro svolto

Percentuale comuni Classe di merito Numero comuni Percentuale comuni
Positivo 22% Ottimo 1 -
Buono 96 5%
Sufficiente 300 17%
Negativo 78% Scarso 620 35%
Insufficiente 776 43%

Fonte: Legambiente

Rischio allagamenti ad Adria

giovedì, dicembre 9th, 2010

Per Legambiente Circolo Delta del PO  è apprezzabile che finalmente un gruppo di cittadini si metta ad analizzare le problematiche idrauliche del territorio, in questo caso gli amici del “Cantiere” che hanno invitato dei tecnici per gli approfondimenti. L’ing. Voltan nella serata del “Cantiere” ha spiegato dettagliatamente la situazione idraulica dell’urbano di Adria e non c’è da stare molto tranquilli, ma da preoccuparsi.

Nei ultimi 10 anni 4 sono state le situazioni di crisi che hanno portato allagamenti ed inquinamento da fognature su molte zone della città: 2002, 2003, 2006, 2009. Emergenze idrauliche con forti disagi per gli abitanti che non hanno visto nessun risarcimento, ma che si potevano evitare.

Tutte le acque reflue e bianche della città sono sollevate da pompe, alcune sono sottodimensionate e alcune sono sprovviste di gruppi elettrogeni. Il sistema fognario è misto con acque nere e bianche e nelle situazioni di crisi si mischiano e si riversano in superficie, creando pericolose situazioni per la salute. Alcune scoline e raccordi sono sottodimensionati e non riescono a smaltire le acque. Alcune tombinature anche di privati sono troppo piccoli per il passaggio delle acque, ma se aggiungiamo la poca manutenzione e l’intasamento dai rifiuti ci accorgiamo che il pericolo aumenta. Anche le acque in zona artigianale invece di defluire per la campagna rientrano nell’urbano di Adria sovraccaricando la rete idrica. Da sconsigliare la progettazione di nuovi interrati che nella nostra zona sono destinati ad allagamenti multipli.

Questi sono tutti argomenti da non minimizzare e da portare a chi fa politica per la loro risoluzione, definitiva e compatibile con l’ambiente.

Anni di impermeabilizzazione del suolo con una progettazione che non tiene conto dello scorrimento più veloce delle acque e provocano l’aumento degli allagamenti che si potrebbero evitare con l’apertura dei tombinamenti non necessari e fare nuove zone verdi per l’assorbimento delle acque.

Rischio idrogeologico.

Le cause di questa catastrofe annunciata sono, oggi, da tutti riconosciute nella diffusa cementificazione e nell’insufficienza delle opere di manutenzione dei condotti idrici e di prevenzione dai rischi idraulici. Troppo facile e troppo irritante dover costatare che gli allarmi sul degrado ambientale del territorio, e sul conseguente rischio idrogeologico, non erano il solito allarmismo degli ambientalisti. Il disastro era annunciato, l’unica incognita era quando si sarebbe verificato. È la gestione urbanistica del territorio che noi accusiamo in quanto la cementificazione è una conseguenza delle politiche urbanistiche attuate dalla Regione, Provincia e Comuni e la mancata messa in sicurezza sotto il profilo idraulico dipende dall’insufficienza delle risorse per rincorrere gli effetti di una esasperata, inarrestabile, urbanizzazione.

Sul banco degli imputati vanno messi sia gli amministratori che si sono succeduti nel tempo che i tecnici che hanno supportato con le loro perizie e decisioni politiche.

Decisioni che continuano a privilegiare il consumo del territorio in ragione di un presunto sviluppo economico, senza farsi troppa cura degli aspetti ambientali; al massimo si cerca di intervenire con opere di mitigazione, che sono per lo più di facciata.

Che ci siano bisogno di opere ed infrastrutture nel Veneto è innegabile, ma si continua a privilegiare opere di strade ed autostrade a pedaggio, come quella che dovrebbe dividere in due il Delta del Po e la Riviera del Brenta, mentre, forse basterebbe mettere in sicurezza la Romea.

Ci sarebbe bisogno di una più efficiente rete ferroviaria e di fare le idrovie padane a cui trasferire buona parte del trasporto delle merci.

Lo sviluppo può e deve essere coniugato con la tutela assoluta dell’ambiente, ricordando che, attraverso il recupero ambientale si può promuovere lo sviluppo economico del Delta del Po e della Provincia. Basta sacrificare il terreno agricolo, per le esigenze produttive ed abitative si provveda a rottamare, razionalizzare e riconvertire il patrimonio edilizio inutilizzato o inadeguato a moderni standard di vita. Sarebbe bastato la metà: del miliardo di euro che la Regione dovrà spendere per pagare i danni dell’alluvione a Padova e a Vicenza, ma si sarebbe messo in sicurezza idraulica tutto il Veneto, senza causare guai alla gente e facendo lavorare moltissimi altri.

La proposta di Legambiente Delta del Po e di annettere al Parco del Delta i territori dell’entroterra che più sono a rischi idrogeologico, impedendo disastri e degrado ambientale.

Circolo del Delta del Po.

Alluvioni in Veneto: eterno allarme

giovedì, novembre 4th, 2010
03/11/2010
SONO 161 I COMUNI DELLA NOSTRA REGIONE A RISCHIO IDROGEOLOGICO

I NUMERI E LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE VENETO

L’ennesima gravissima tragedia legata al maltempo e al dissesto idrogeologico ci impone di ragionare concretamente e rapidamente sugli effettivi interventi necessari a mettere in sicurezza la nostra regione e la popolazione che purtroppo, sempre più spesso, a causa dei fenomeni alluvionali e franosi, saranno esposti al rischio – dichiara il presidente regionale di Legambiente Veneto Michele Bertucco -. Abbiamo un ottimo sistema di Protezione Civile ma è fin troppo evidente che non possiamo continuare ad aspettare di arrivare all’emergenza per intervenire contando solo su questa grande risorsa. Il cambiamento del clima ci porterà ad affrontare sempre più spesso eventi metereologici imprevisti ed estremi per questo dobbiamo considerare il governo del territorio la più urgente opera pubblica da fare con interventi strutturali e investimenti all’altezza della situazione in cui versa la nostra regione”.

Fino ad oggi all’aumentare delle spese per una presunta messa in sicurezza è corrisposta una contemporanea crescita delle spese in interventi straordinari per alluvioni. Gli interventi il più delle volte hanno causato una dissipazione di risorse economiche, senza essere adeguati alla riduzione del rischio idrogeologico complessivo.

Riqualificazione del territorio, diminuzione del consumo di suolo, delocalizzazione dei beni esposti al rischio devono invece essere e parole d’ordine nel piano di messa in sicurezza del territorio. Solo così sarà possibile invertire il processo di sfruttamento e consumo di territorio, prendendo atto che la sicurezza, fruibilità e bellezza di un bacino idrografico dipendono prima di tutto dagli usi cui si destina.

La ricetta proposta da Legambiente prende in considerazione gli interventi possibili sul reticolo idrografico minore, su quei fiumi, torrenti e fossi che sembrano rappresentare oggi la vera emergenza dell’Italia e del Veneto.

La situazione in Veneto – da Ecosistema Rischio 2010

Sono 161 i comuni del Veneto in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico individuati dal Ministero dell’Ambiente e dall’Unione delle Province Italiane nel 2003, il 28% del totale (di cui 41 a rischio frana, 108 a rischio alluvione e 12 a rischio sia di frane che di alluvioni).

Sebbene tali dati dimostrino come in Veneto la porzione di territorio esposta ad elevato rischio sia minore in confronto ad altre regioni italiane è evidente che il pericolo di frane e alluvioni non può essere sottovalutato. Le zone esposte a rischio risultano anno dopo anno più fragili sia per gli effetti dei mutamenti climatici, a causa dei quali le precipitazioni piovose sono sempre più intense e concentrate in brevi periodi, e provocano un aggravamento del pericolo di piene, allagamenti ed esondazioni dei corsi d’acqua, sia per la gestione poco attenta del territorio. Se osserviamo le aree vicino ai fiumi, salta agli occhi l’occupazione crescente delle zone di espansione naturale con abitazioni ed insediamenti industriali e zootecnici. Gli interventi di messa in sicurezza continuano spesso a seguire filosofie tanto vecchie quanto evidentemente inefficaci. Inoltre, troppo spesso non viene realizzata una corretta manutenzione di corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica. L’antropizzazione sempre più pesante delle zone a rischio amplifica il pericolo che si verifichino danni anche gravi, in caso di fenomeni di piena dei corsi d’acqua.

Il primato negativo del rischio idrogeologico nel territorio veneto è detenuto dalla provincia di Venezia in cui aree ad elevato rischio sono presenti nel 50% dei comuni. Oltre a tanti piccoli comuni, anche quattro dei sette capoluoghi di provincia veneti sono considerati a rischio idrogeologico dalla classificazione del Ministero dell’Ambiente e dell’UPI. Non sono classificati a rischio idrogeologico i comuni di Venezia, Rovigo e Treviso.

COMUNI A RISCHIO IDROGEOLOGICO IN VENETO

Regione Provincia Frana Alluvione

Frana e alluvione

Totale % totale comuni
Veneto 41 108 12 161 28%
Belluno 21 4 3 28 41%
Padova 1 20 0 21 20%
Rovigo 0 21 0 21 42%
Treviso 1 14 0 15 16%
Venezia 0 22 0 22 50%
Vicenza 8 8 6 22 18%
Verona 10 19 3 32 33%

Fonte: Report 2003 – Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e Unione Province d’Italia

Elaborazione: Legambiente

Le proposte di Legambiente Veneto (già presentate agli enti pubblici negli scorsi anni):

Adeguare lo sviluppo territoriale alle mappe del rischio. Intervento necessario per evitare la costruzione nelle aree a rischio di strutture residenziali o produttive e per garantire che le modalità di costruzione degli edifici tengano conto del livello e della tipologia di rischio presente sul territorio.

Ridare spazio alla natura. Restituire al territorio lo spazio necessario per i corsi d’acqua, le aree per permettere una esondazione diffusa ma controllata, creare e rispettare le “fasce di pertinenza fluviale”, adottando come principale strumento di difesa il corretto uso del suolo.

Torrenti e piccoli fiumi, sorvegliati speciali. Sollecitare i diversi livelli istituzionali di governo affinché sia dedicata una particolare attenzione all’immenso reticolo di corsi d’acqua minori, visti gli ultimi avvenimenti in cui proprio in prossimità dei piccoli fiumi e torrenti si sono verificati gli eventi peggiori e sono stati compiuti gli scempi più gravi.

Favorire la diffusione di corrette pratiche di manutenzione ordinaria del territorio mediante interventi mirati e localizzati, rispettosi degli aspetti ambientali.

Convivere con il rischio. Applicare una politica attiva, integrata tra i diversi livelli istituzionali competenti, per la “convivenza con il rischio” con sistemi di allerta, previsione delle piene e piani di protezione civile aggiornati, testati e conosciuti dalla popolazione.

Gestire le piogge in città. Bastano oggi eventi piovosi non straordinari per causare allagamenti e provocare danni rilevanti. Allagamenti che purtroppo causano a volte anche delle vittime. Per questo la gestione delle acque di pioggia è uno dei grandi problemi ambientali anche in città da risolvere attraverso un adeguamento delle reti di raccolta coniugando sicurezza e recupero della risorsa idrica.

Legambiente chiede agli Enti locali, a partire dai Comuni di creare un’alleanza che coinvolga tutti gli attori in gioco, lo Stato, le Regioni, le Autorità di bacino, ma anche le associazioni per programmare per tempo gli interventi di prevenzione e difesa da frane e esondazioni. La vera emergenza, infatti, è il superamento della cultura degli interventi post-disastri. Gli enti gestori del territorio devono fare, infatti, un generale ‘mea culpa’, impostando una gestione organica e sistemica del suolo in tutti i suoi aspetti, urbanistici, ambientali, sociali. E’ questa la vera grande opera pubblica da chiedere al Governo, al posto di dannosi e inutili miraggi come il ponte sullo stretto di Messina.

Rovigo, 3 novembre 2010

LEGAMBIENTE VENETO

Per comunicazioni: Legambiente Veneto Corso del Popolo, 276 45100 Rovigo tel. 042527520 fax 042528072 e-mail ufficiostampa@legambienteveneto.it

Legambiente chiede un “Patto per il territorio”

venerdì, gennaio 8th, 2010

Piogge intense ancora una volta mettono in ginocchio l’Italia con frane ed alluvioni: Legambiente chiede alla Regione Veneto e agli Enti locali “Patto per il territorio”legambiente2

Stop al consumo di suolo, delocalizzare e avere cura del territorio:

Legambiente lancia il decalogo per ridurre il rischio idrogeologico ed uscire dall’emergenza

 

Piogge intense ma non eccezionali hanno nuovamente messo in ginocchio l’Italia e la tempestività dei soccorsi del Sistema di Protezione Civile ha impedito il verificarsi di nuove tragedie. Secondo Ecosistema rischio 2009 di Legambiente e Protezione Civile nel 79% dei comuni coinvolti sono presenti abitazioni in aree esposte al pericolo di frane e alluvioni, nel 28% dei casi sono presenti in tali aree interi quartieri e nel 54% fabbricati e insediamenti industriali. Nel 20% dei comuni campione d’indagine sono presenti strutture sensibili o strutture ricettive turistiche nelle aree classificate a rischio idrogeologico, mentre nel 36% dei comuni non viene ancora realizzata una corretta manutenzione del territorio. Nonostante sia così pesante l’urbanizzazione delle zone a rischio appena il 7% delle amministrazioni comunali ha provveduto a delocalizzare abitazioni e solo nel 3% dei casi sono stati avviati interventi di delocalizzazione dei fabbricati industriali.

E’ per questo che Legambiente lancia un appello alla Regione Veneto e alle amministrazioni comunali e provinciali per stringere insieme un’alleanza, che coinvolga tutti gli attori, istituzioni regionali, nazionali, e autorità di bacino, in grado di portare il proprio contributo per attuare una seria e concreta politica di difesa del suolo e mitigazione del rischio idrogeologico.

 

“A fronte di una totale assenza di interventi preventivi per la mitigazione del rischio assistiamo ogni volta alla corsa ai finanziamenti straordinari per “calamità” naturale – ha dichiarato Michele Bertucco presidente di Legambiente Veneto – per dimenticarsi subito dopo i buoni propositi e ricadere nei vecchi vizi. Si torna, quindi, a richieste assolutamente controproducenti, come la deperimetrazione di qualche porzione di area a rischio idraulico per riuscire a concedere nuove costruzioni o a proposte prive di conoscenze tecniche come quelle di sindaci che chiedono l’escavazione di inerti. Un’operazione, questa, non solo vietata per legge, ma con l’unico risultato di aggravare la situazione, minando le fondamenta dei ponti e aumentando l’instabilità degli argini”.

 

E’ per questo – ha aggiunto Bertucco – che Legambiente chiede agli Enti locali, a partire dai Comuni di creare un’alleanza che coinvolga tutti gli attori in gioco, lo Stato, le Regioni, le Autorità di bacino, ma anche le associazioni per programmare per tempo gli interventi di prevenzione e difesa da frane e esondazioni. La vera emergenza, infatti, è il superamento della cultura degli interventi post-disastri. Gli enti gestori del territorio devono fare, infatti, un generale ‘mea culpa’, impostando una gestione organica e sistemica del suolo in tutti i suoi aspetti, urbanistici, ambientali, sociali. E’ questa la vera grande opera pubblica da chiedere al Governo, al posto di dannosi e inutili miraggi come il ponte sullo stretto di Messina”.

 

La gestione del territorio, la pianificazione e l’attività di prevenzione sono obiettivi raggiungibili e quanto mai necessari nell’interesse di tutti, a partire dai Comuni a cui Legambiente chiede di stipulare un vero e proprio “patto per il territorio”. Un impegno comune per applicare una seria politica di prevenzione che Legambiente ha sintetizzato in dieci proposte di intervento prioritarie, per una concreta azione di mitigazione del rischio:

Delocalizzare i beni esposti a frane e alluvioni, se legali. Attuare interventi di delocalizzazione degli edifici, delle strutture e delle attività presenti nelle aree a rischio rappresenta una delle soluzioni apparentemente più difficili da percorrere, ma risolutive ed economicamente convenienti.

Adeguare lo sviluppo territoriale alle mappe del rischio. Intervento necessario per evitare la costruzione nelle aree a rischio di strutture residenziali o produttive e per garantire che le modalità di costruzione degli edifici tengano conto del livello e della tipologia di rischio presente sul territorio.

Ridare spazio alla natura. Restituire al territorio lo spazio necessario per i corsi d’acqua, le aree per permettere un’esondazione diffusa ma controllata, creare e rispettare le “fasce di pertinenza fluviale”, adottando come principale strumento di difesa il corretto uso del suolo.

Torrenti e fiumare, sorvegliati speciali. Rivolgere una particolare attenzione all’immenso reticolo di corsi d’acqua minori, visti gli ultimi avvenimenti in cui proprio in prossimità di fiumare e torrenti si sono verificati gli eventi peggiori e sono stati compiuti gli scempi più gravi.

Avere cura del territorio. Attuare una manutenzione ordinaria del territorio che non sia sinonimo di artificializzazione e squilibrio delle dinamiche naturali dei versanti o dei corsi d’acqua. Una corretta manutenzione deve prevedere interventi mirati e localizzati dove realmente utili e rispettosi degli aspetti ambientali.

Prevenzione degli incendi. In molti casi il disboscamento dei versanti causato dagli incendi può aggravare maggiormente il rischio di frana di un versante, oltre che avere un notevole impatto ambientale. Per questo è urgente attuare una serie d’interventi per ridurre il fenomeno.

Convivere con il rischio. Applicare una politica attiva di “convivenza con il rischio” con sistemi di allerta, previsione delle piene e piani di protezione civile aggiornati, testati e conosciuti dalla popolazione.

Lotta agli illeciti ambientali. Rafforzare le attività di controllo e monitoraggio del territorio per contrastare illegalità come le captazioni abusive di acqua, l’estrazione illegale di inerti e l’abusivismo edilizio.

Gestire le piogge in città. Bastano oggi eventi piovosi non straordinari per causare allagamenti e provocare danni rilevanti. Allagamenti che purtroppo causano a volte anche delle vittime. Per questo la gestione delle acque di pioggia è uno dei grandi problemi ambientali anche in città.

Investire nella difesa del suolo. Nonostante l’urgenza di una gestione accurata e sistematica, ancora non si è verificato un impegno concreto da parte del Governo nazionale per l’impiego di adeguate risorse, soprattutto economiche. La finanziaria 2010 ha colpito ulteriormente l’ambiente, con un drastico intervento anche sulla tutela del territorio e la difesa del suolo, dove sono state più che dimezzate le risorse stanziate rispetto agli anni scorsi. 

ECOSISTEMA RISCHIO 2009 – I DATI DEL VENETO

 

Veneto

COMUNI A RISCHIO IDROGEOLOGICO IN VENETO

Regione

Provincia

Frana

Alluvione

Frana e alluvione

Totale

% totale comuni

 

Veneto

41

108

12

161

28,00%

Belluno

21

4

3

28

41,00%

Padova

1

20

0

21

20,00%

Rovigo

0

21

0

21

42,00%

Treviso

1

14

0

15

16,00%

Venezia

0

22

0

22

50,00%

Vicenza

8

8

6

22

18,00%

Verona

10

19

3

32

33,00%

Fonte: Report 2003 – Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e Unione Province d’Italia

Elaborazione: Legambiente

 

Tra le amministrazioni comunali venete intervistate, sono 86 quelle che hanno risposto in maniera completa al questionario di Ecosistema rischio (il 53% dei comuni a rischio della regione). Di queste, i dati relativi a sette amministrazioni sono stati trattati separatamente, poiché i competenti uffici comunali hanno dichiarato di non avere strutture in aree a rischio, il che giustifica parzialmente il non essersi attivati in azioni di prevenzione e pianificazione. Sono state invece mantenute quelle amministrazioni che, a seguito di interventi di consolidamento e delocalizzazione, pur non avendo fabbricati in zone a rischio, svolgono comunque un buon lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico.

 

Le tabelle riportate nel dossier si riferiscono quindi a 79 amministrazioni comunali del Veneto.

ATTIVITA’ REALIZZATE DAI COMUNI DEL VENETO

Attività

Numero Comuni

Percentuale Comuni

Abitazioni in aree a rischio idrogeologico

58

73,00%

Quartieri in aree a rischio idrogeologico

23

29,00%

Industrie in aree a rischio idrogeologico

36

46,00%

Strutture ricettive in aree a rischio

23

29,00%

Delocalizzazione di abitazioni

7

9,00%

Delocalizzazione di fabbricati industriali

1

1,00%

Vincoli all’edificazione nelle aree a rischio

59

75,00%

Manutenzione delle sponde

64

81,00%

Opere di messa in sicurezza

62

78,00%

Piano d’emergenza

75

95%

Aggiornamento del piano d’emergenza

55

70,00%

Sistemi di monitoraggio e allerta

47

59,00%

Struttura di protezione civile operativa h24

58

73,00%

Attività di informazione

21

27,00%

Esercitazioni

39

49,00%

Fonte: Legambiente 

L’Ufficio Stampa

Legambiente Volontariato Veneto

Corso del Popolo, 276

Tel: 0425 27520 – Fax: 0425 28072

ufficiostampa@legambienteveneto.it

Il rischio idrogeologico in Italia

mercoledì, novembre 11th, 2009

autoGli studi e le proposte di Legambiente per difendere il Paese dal rischio frane e alluvioni. 

Bastano poche piogge per provocare una tragedia. Il nostro Paese paga un altissimo prezzo per aver devastato il territorio con enormi e incontrollate colate di cemento. E’ dunque necessario insistere per risalire alle responsabilità e tornare sulla necessità di investire nella manutenzione del territorio. 

Lo scorso anno la tragedia per il maltempo si è avuta a Cagliari, quest’anno Messina, ora Ischia, non c’è parte del territorio italiano che non abbia conosciuto nel tempo gli effetti della cattiva gestione del suolo. Ma quel che è più grave, è che da nessuna parte appaiono positivi segnali di cambiamento. 

Eppure non possiamo più aspettare. È necessaria una forte assunzione di responsabilità e una chiara volontà politica per cambiare indirizzo. La pianificazione del territorio è in molti casi da ripensare e modificare in nome dell’equilibrio idrogeologico, della sicurezza e della sostenibilità, e dell’unica, urgente e necessaria grande opera pubblica: la messa in sicurezza del territorio. 

Abbiamo sempre rivolto un’attenzione particolare alla gestione dei bacini idrografici e alla difesa del suolo e si batte affinché in Italia si prendano decisioni concrete per la difesa dal rischio idrogeologico, restituendo qualità al territorio.

legambiente nazionale

approfondimenti

Ecosistema Rischio 2009 Campania

L’86% dei comuni campani sono classificati a rischio idrogeologico. L’81% delle amministrazioni che hanno risposto alle interviste con cui abbiamo realizzato lo studio ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi e nelle aree a rischio frana, il 25% delle municipalità monitorate presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 44% ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali, con grave rischio non solo per l’incolumità dei dipendenti ma anche per eventuali sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni. Ancora, nel 23% dei casi presi in esame sono presenti in zone esposte a pericolo strutture sensibili, come scuole e ospedali e strutture ricettive turistiche, ad esempio alberghi o campeggi.

 

Ecostema Rischio 2008 ( novembre 2008)

Monitoraggio sulle attività delle amministrazioni comunali per la mitigazione del rischio idrogeologico.

Indagine realizzata nell’ambito di OPERAZIONE FIUMI 2008 campagna nazionale di monitoraggio, prevenzione e informazione per l’adattamento ai mutamenti climatici e la mitigazione del rischio idrogeologico.

 

E se piovesse come allora? (aprile 2008)

Il viaggio nell’Italia a rischio idrogeologico a dieci anni dalla tragedia di Sarno.

 

Le buone pratiche per gestire il territorio e ridurre il rischio idrogeologico (dicembre 2007)

Negli ultimi 10 anni la spesa per il ripristino delle aree colpite dai principali eventi alluvionali è stata di oltre 10 miliardi di euro. I dati evidenziano che le problematiche connesse con il rischio idrogeologico diventano anno dopo anno più consistenti e preoccupanti.

 

La difesa del suolo in Italia

Uso del suolo e rinaturalizzazione. Una politica per fermare il dissesto idrogeologico.  

 

Operazione Fiumi 2009, la campagna itinerante di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile dedicata alla prevenzione e all’informazione per l’adattamento ai mutamenti climatici e la mitigazione del rischio idrogeologico.

 

 

 

 

 

Osservazione allagamenti Adria-Risposta del Comune

martedì, ottobre 27th, 2009

legambiente2Al Sig. Sindaco del Comune di Adria                              

                                                                                             Legambiente

 

Osservazione del Circolo della Legambiente Delta del Po di Adria

Sede via Marino Marin 28, Adria 

A nome del circolo di Legambiente Delta del Po-Adria, chiediamo al Sig Assessore all’Ambiente di Adria e al Sindaco, di sapere le motivazioni specifiche sulle cause di inondazioni periodiche della città di Adria.

Già nel 2006(novembre) si verificò lo stesso problema che si è verificato nel settembre 2009 con molti danni senza risarcimenti per la popolazione.

Non può essere che una pioggia di 2 ore anche se eccezionale, ma non troppo, metta in tilt la città, in maniera sistematica.

Grazie per la risposta.

 

In campagna elettorale Legambiente aveva formulato la domanda del pericolo idrogeologico del nostro territorio ai vari candidati sindaci ottenendo risposte assai vaghe.

In questi ultimi anni tutto il Veneto e gran parte del resto d’Italia è affitta dal pericolo idrogeologico di varia natura e in continuo peggioramento, basta una pioggia,una nevicata, un pò di vento.

 Dalle tabelle della Regione Veneto risulta che la più grande area con il più alto grado di rischio idrogeologico di tutto il Veneto è proprio il territorio di Adria e Papozze, questo per motivi di terreno molto basso rispetto il livello del mare e per tutta una serie di situazioni fluviali del territorio. Le molte idrovore che lavorano per i livellamenti dell’acqua in caso di mancanza di corrente, non tutte sono dotate di gruppi elettrogeni di riserva. Ma il pericolo viene anche da altri fattori, l’urbanizzazione favorisce un deflusso delle acque troppo veloce, nel terreno agricolo e boscoso l’acqua viene assorbita dal terreno nell’ordine del 35% che limita i danni di inondazione. Il terreno delle aree urbane, le troppe strade, le arre industrializzate non assorbono l’acqua, se poi aggiungiamo l’incuria dei fossati, le ostruzioni fatte dai passaggi carrai, le ostruzioni dei rifiuti nei corsi d’acqua o dei tombini, le probabilità aumentano enormemente. I fossati che seguono le strade spesso sono interrati e cancellati causando delle ostruzioni gravi.

Al tempo della repubblica di Venezia chi ostruiva un fossato era passibile anche della pena di morte, talmente il problema era importante anche allora. Tutto il territorio è importante non solo le zone urbane o industriali, tutto e interconnesso quando si parla di pericolo idrogeologico.

Una questione già discussa in molte sedi, è lo scavo dei scantinati o delle cantine che nel nostro territorio prima o poi vanno tutte sotto acqua, vale la pena di rilasciare questi permessi che poi i privati chiedono sempre i danni ai Comuni per le varie responsabilità? Oppure se la prendono con i pompieri che sono sempre oberati di lavoro in questi casi.

Il pericolo idrogeologico per Legambiente di Adria, è quasi sempre legato al consumo di territorio, si va a costruire ovunque senza lasciare arre naturali dove se mai, far defluire le piogge abbondanti, anche la manutenzione delle opere è molto importante e crediamo che i consorzi di bonifica sono esemplari nella loro cura e sorveglianza, ma tutto ciò che compete ad altri enti, la situazione è abbastanza critica.

Se pensiamo che il Delta possa ospitare investimenti per attività di varia natura che garanzie si può dare se le inondazioni capitano così frequentemente? Il problema è il più importante di questo territorio e va assolutamente affrontato.

 

 

Adria – Allagamenti 15 – 16 Settembre 2009

In riferimento ai notevoli problemi causati dalle violente piogge verificatesi recentemente ad Adria l’Assessore ai LL.PP. Dott. Giovanni Lucianò intende fare chiarezza su quanto accaduto ed esporre cosa intende fare il Comune in merito a tale problematica ad Adria. L’evento meteorico ha provocato allagamenti in molte parti della città con notevoli disagi per i cittadini, determinando una vera e propria emergenza. L’Amministrazione Comunale si è immediatamente attivata per rispondere nel modo migliore a quanto stava accadendo, costituendo una unità di crisi. Passata l’onda emotiva creata dalle avverse condizioni atmosferiche, si è fatto il punto della situazione cercando di individuare le criticità emerse e di prospettare le possibili soluzione, partendo da quanto verificatosi. Il tutto è iniziato nella notte del 15 settembre alle ore 20:00 con eventi che presentavano caratteristiche di un temporale estivo con scrosci di modesta entità pari a circa 15-20 mm/h. La durata del primo evento piovoso è stata pari a circa quattro ore con pioggia continuativa sino alle ore 24:00 e una quantità complessiva nelle quattro ore stimata in circa 53 mm di pioggia. L’evento meteorico è ripreso alle ore 4:00 protraendosi sino alle ore 10:00 del 16 settembre con una quantità di pioggia stimata in circa 67 mm. Complessivamente nelle dodici ore sono piovuti sul territorio Adriese circa 120 – 125 mm di pioggia con una media oraria pari a 10 mm/h e picchi orari massimi pari a circa 23 mm/h.
Dalla comparazione dei dati di pioggia con studi idrogeologici effettuati per il territorio Adriese (a corredo del documento preliminare del PAT) si evince che i singoli picchi di pioggia oraria presentano tempi di ritorno inferiori a 5 anni (eventi modesti) mentre, l’evento meteorico nella sua completa estensione temporale pari a circa 12 ore, presenta tempo di ritorno superiore a 50 anni: si può quindi affermare che l’evento meteorico è stato particolarmente intenso (n.d.r. maggiore è il tempo di ritorno maggiore è la criticità dell’evento).
Le quote idrometriche del Canalbianco durante l’evento meteorico hanno seguito l’andamento di marea con superamento della soglia di chiusura delle paratoie del Ramo di Castello (+10,60) tra le ore 9.00 e le ore 10.00 e picco massimo tra le ore 12.00 e le ore 13.00. Il ramo interno del Canalbianco durante il fenomeno meteorico non ha mai superato la soglia idrometrica di allarme posta a quota +10,85 .
Il territorio urbano del capoluogo è suddividibile in 6 bacini scolanti: a nord del ramo interno del Canalbianco è individuabile il bacino afferente all’impianto di sollevamento di Borgo XXV Luglio, a Est il bacino afferente all’impianto di Amolaretta: questi due impianti di sollevamento recapitano nel ramo interno del Canalbianco asservito, nel periodo di alta marea, all’impianto idrovoro di Cengiaretto del Comune di Adria. A Sud del Canalbianco vi è il bacino afferente all’impianto di Case Rosse che recapita nello scolo Gavello Dragonzo a sua volta asservito all’impianto idrovoro Gavello Dragonzo del Consorzio di Bonifica Padana Polesana; a Ovest l’area artigianale non asservita da alcun impianto di sollevamento. All’interno “dell’isola” (la parte compresa tra il ramo di Castello e il ramo esterno del Canalbianco) vi sono due bacini: il primo costituito da Via Leonardo da Vinci afferente all’impianto omonimo e il secondo afferente all’impianto di sollevamento Retratto.
Come si evince tutto il territorio Comunale del Capoluogo è asservito ad impianti di sollevamento e nel 50% dei casi (impianti di Borgo XXV Luglio, Amolaretta, Case Rosse) le acque meteoriche vengono sollevate da due impianti consecutivi. Tale situazione rappresenta la prima grande criticità in quanto tali impianti possono venire danneggiati durante gli eventi meteorici, presentare problematiche meccaniche, mancanza di energia elettrica ecc.. criticità comune a tutti i mezzi meccanici di sollevamento.
Dall’analisi effettuata sul territorio Comunale (relazione idraulica del PAT) si evince che le aree urbanizzate, alla data attuale presentano un elevato grado di impermeabilizzazione (coefficiente di afflusso medio pari a 0.8) che porta ad una drastica diminuzione dei tempi di corrivazione e concentrazione dei deflussi (picchi di portata molto elevati).
Il processo di urbanizzazione e impermeabilizzazione del territorio negli ultimi 50 anni della storia Adriese ha comportato, ai giorni nostri, un deficit nei volumi dei piccoli e grandi invasi stimato pari a circa 400-600 mc/ha: tali volumi un tempo determinavano accumuli efficaci per le acque piovane con conseguente trattenimento di grandi quantità d’acqua e limitazione delle portate allo scarico. Attualmente non sono più disponibili tali volumi di invaso (anche se in piccola parte si possono ritrovare nei seminterrati e cantine delle proprietà private che attualmente fungono da vasche di laminazione per la singola proprietà….)
Gli allagamenti conseguenti al fenomeno sono stati registrati su tutto il territorio Adriese e si sono verificati nei punti a maggiore rischio idraulico e a maggiore pericolosità indicati nello studio idraulico in possesso a questa Amministrazione. I casi di maggior criticità sono stati evidenziati nei bacini di Borgo XXV Luglio, Amolaretta e Retratto per i quali, il semplice potenziamento degli impianti di sollevamento non porterà maggiori benefici allo stato delle cose attuali: al contrario il potenziamento degli impianti di sollevamento potrebbe comportare maggiori problematiche ai ricettori finali quali il Ramo di Castello del Canalbianco nel quale già sversano i primi due impianti sopra citati.
Particolarmente colpito dall’evento meteorico è risultato l’Ospedale Civile (nel bacino “Retratto”) con allagamenti diffusi e notevoli difficoltà di accesso alla struttura sanitari limitate dal un pronto e tempestivo intervento che ha limitato i danni. Per tale problematica di interesse strategico per l’intero comprensorio Polesano sono già allo studio soluzioni tecniche radicali.
Sono altresì allo studio soluzioni progettuali di maggior respiro per l’interno Comune che riguardano quindi non solo la semplice (e in taluni casi inopportuna) aggiunta di pompe per il sollevamento meccanico, ma altresì, cosa più importante, la ri-formazione dei volumi di laminazione preesistenti alle nuove urbanizzazioni, il potenziamento delle reti fognarie con creazione di linee adibite alle sole acque meteoriche (al fine di limitare i problemi igienico sanitari determinati dal rigurgito di reti fognarie miste quali quelle Comunali), la messa in sicurezza idraulica della sede del Comune, l’adeguamento degli sfioratori che durante l’evento meteorico hanno contribuito notevolmente alla criticità delle reti fognarie.
Il centro capoluogo e in particolare il bacino “Retratto”, come dimostrato dalle simulazioni idrauliche riportate nella relazione idraulica inerente il documento preliminare del PAT, presentano notevoli criticità idrauliche già per eventi meteorici con tempi di ritorno inferiori ai 2 anni (nella pratica, ogni anno, tali zone risultano ad elevato rischio allagamento) e come ampiamente verificato nell’ultima occasione del 16 settembre.
Come evidenziato sono ormai in fase terminale gli studi preliminari per le soluzioni tecniche del territorio Adriese con interventi radicali sulle reti fognarie, con la creazione di invasi, volumi di laminazione, aree di allagamento predeterminate. Lo studio generale ha permesso di stimare in via preliminare e non definitiva, gli importi delle opere che risultano di primaria importanza ai fini della messa in sicurezza idraulica del Centro Capoluogo (in particolare per il bacino “Retratto” nel quale ricade l’Ospedale) e degli edifici definiti “Strategici” per un importo complessivo compreso tra i 3.500.000,00 e i 4.500.000,00 €.
La ristrutturazione e potenziamento delle reti fognarie al fine di limitare i danni di allagamento ai privati per i bacini a nord e a sud del Canalbianco comporterà un ulteriore impegno di spesa di circa 2.000.000,00 €.
Caso a parte è rappresentato dal bacino relativo all’area Artigianale che risulta privo di una vera e propria rete scolante per acque meteoriche: solo per tale bacino si prevede un impegno di spesa di circa 4.000.000,00 € suddividibili in due stralci di circa 2.000.000,00 €.
L’importo notevole delle opere è da raffrontare al periodo di inattività progettuale e realizzativa nei confronti di tale problematica (circa 50 anni), che oltretutto presenta peggioramenti esponenziali negli ultimi anni determinati non solamente dall’acuirsi dei fenomeni metereologici ma anche dal superamento del grado di saturazione del territorio comunale nell’ultimo decennio.
Al fine di ottimizzare le risorse economiche, che allo stato attuale sono in fase di individuazione, è quindi necessario terminare lo studio generale idraulico già in atto e determinare la lista delle priorità degli interventi Strategici per il Capoluogo.
Certamente non si può pensare di fare tutto subito, ma vogliamo percorrere con convinzione una strada che avrà come metà quella di risolvere un problema importante per i cittadini e l’intera Città. E’ necessario mettere in atto una scala di priorità il cui primo posto è occupato dall’area dell’Ospedale per ovvie ragioni. La messa in sicurezza dell’Ospedale rappresenta una necessità improcrastinabile anche per l’intero bacino servito dalla struttura sanitaria: non può essere in emergenza chi deve rispondere alle emergenze. Come Amministrazione Comunale siamo e intendiamo essere vicini in modo fattivo ai cittadini, cercando risposte e non offendo vaghe promesse.