Archive for the ‘riscaldamento del pianeta’ Category

LA MGGIORANZA NEGA LE RESPONSABILITA’ DELL’UOMO SUL CLIMA

giovedì, aprile 2nd, 2009

Passa al Senato la mozione anti-clima. Il Pd: «Il voto isola l’Italia dal mondo»

Passano le mozioni sul clima presentate dal Pdl e dalla Lega Nord. respinte quelle presentate da Pd, Italia dei Valori e Udc. Il sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso è intervenuto per esprimere il parere favorevole del governo sulla mozione Pdl Il testo presentato dal Pdl
L’Aula del Senato ha approvato le mozioni sul clima presentate dal Pdl e dalla Lega Nord, ha respinto invece le altre mozioni presentate rispettivamente da Pd, Italia dei Valori e Udc. Il sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso è intervenuto in Aula per esprimere il parere favorevole del governo sulla mozione Pdl (primo firmatario il senatore D’Alì) ma solo come raccomandazione. Bertolaso ha dato invece parere negativo alla mozione dell’Italia dei Valori e si è rimesso all’Aula per le mozioni dell’Udc (primo firmatario D’Alia) e del Pd (primo firmatario Della Seta). Il capo della Protezione civile ha dato invece parere positivo alla mozione della Lega Nord.
Quest’ultima è stata la mozione più votata, avendo ottenuto 122 voti favorevoli, 5 contrari e 92 astensioni. La mozione del Carroccio impegna il governo a proseguire nell’adozione di misure per il sostegno degli investimenti diretti al risparmio energetico e allo sviluppo di “tecnologie pulite” nel settore delle costruzioni pubbliche e private. La mozione chiede anche di introdurre la certificazione energetica degli edifici, a favorire l’ammodernamento del parco immobiliare secondo criteri di sostenibilità ambientale.
I senatori del Carroccio chiedono inoltre una semplificazione delle procedure per l’installazione di impianti che utilzizano fonti rinnovabili. Quindi si chiedono politiche nuove per trasporti a bassa emissione, lo sviluppo della mobilità per tramvie e piste ciclabili. A favorire, con lo sviluppo di energie rinnovabili, tutte le aizoni per l’avviamento di programmi coerenti con quelli europei in materia di nucleare di quarta generazione.
“L’approvazione con i voti dei senatori del Pdl di una mozione sul clima che sostanzialmente nega la gravità della crisi ambientale e sbeffeggia le analisi della comunità scientifica, mette l’Italia fuori dal mondo” ha dichiarato il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda. “Davanti all’unanimità del consenso scientifico mondiale sulle gravi conseguenze sull’ambiente e sull’uomo dovute ai cambiamenti climatici- ha riipreso – il comportamento negazionista del governo e della maggioranza raggiunge vertici tra il comico e il surreale”. Per Zanda è una scelta “miope e dannosa” quella indicata nella mozione del PdLldove “problemi centrali per il futuro della Terra, come il clima e l’ambiente, vengono rappresentati come sostanzialmente inesistenti”.
“Facendo esattamente il contrario – aggiunge – dei governi di tutto il mondo, siano di destra o di sinistra, che hanno deciso di affrontare prioritariamente questi temi investendo in studi, ricerche, sperimentazioni e soprattutto in politiche concrete, serie concordate su scala globale. Scienziati, climatologi, Premi Nobel ed esperti possono anche non essere sempre d’accordo sulla tempistica e le dinamiche dei mutamenti o sulle specifiche strategie da porre in essere per affrontarle. Però – conclude Zanda – nessuno, tranne i senatori del centrodestra, giunge a negare la gravità dei mutamenti climatici e le gravità dei rischi che ne conseguono per la vita dell’uomo, anche in termini sociali ed economici”.

02 aprile 2009 – la nuova ecologia

PDL, spunta la mozzione "ECOSCETTICA"

mercoledì, aprile 1st, 2009

Prevista domani in Senato la discussione su una mozione che ritiene «non chiarito» il legame tra emissioni di CO2 e aumento delle temperature e «non preoccupante» lo scioglimento dei ghiacciai. P primo firmatario il presidente della commissione Ambiente a Palazzo Madama Antonio D’Alì
Il legame tra aumento della temperatura e concentrazione di CO2 non è “affatto chiarito”, il livello dell’acqua negli oceani “non sta aumentando a ritmo preoccupante, i ghiacciai basati su terraferma nelle calotte polari non si stanno sciogliendo” senza contare che “una parte consistente e sempre più crescente di scienziati studiosi del clima non crede che la causa del peraltro modesto riscaldamento dell’atmosfera terrestre sia da attribuire prioritariamente e esclusivamente” alla CO2 di “emissione antropica”.
Questo, in sintesi, il contenuto di una mozione (primo firmatario il presidente della commissione Ambiente del Senato Antonio D’Alì, sottoscritta dal presidente della commissione Industria del Senato Cesare Cursi, dal presidente della commissione Istruzione e beni culturali del Senato Guido Possa, e da altri trentaquattro senatori) sul cambiamento climatico che sarà discussa dal Senato domani 2 aprile, ritenuta di interesse perché costituisce “un superamento delle logiche e delle prescrizioni introdotte dal protocollo di Kyoto, oggetto in questi giorni di nuove valutazioni sia da parte dell’ amministrazione Usa che del governo italiano”.
Invece di mitigare il riscaldamento globale, si legge nella mozione, sarebbe “più proficuo destinare le risorse disponibili, inevitabilmente limitate, all’adattamento”, alla “promozione di interventi sul territorio finalizzati all’ efficienza energetica, all’edilizia ecovirtuosa”. Considerato che il 2009, scrivono nella mozione, si prospetta come “decisivo”, per gli eventi internazionali che avranno luogo principalmente in Italia (G8) ed a Copenaghen (COP 15 – dibattito su Kyoto post- 2012), la mozione sottolinea come “le previsioni climatologiche a lungo termine siano ben lontane dall’essere affidabili” e che “gli obiettivi intermedi e le relative sanzioni introdotte dal cosiddetto protocollo di Kyoto e dal cosiddetto accordo 20-20-20 si muovono in antitesi alla dinamica degli investimenti in ricerca”.
Questo, aggiunge la mozione, anche “per ottenere in sede di revisione del Protocollo, una minor cogenza degli obiettivi quantitativi e temporali, escludendo, quindi a maggior ragione, ogni possibilità di loro inasprimento” nonché “una complessiva nuova scrittura del Protocollo” e “intervenire immediatamente” per “evitare” che “la Commissione europea assuma atteggiamenti dogmatici e sia al contrario sempre pienamente aperta alle nuove conoscenze” della scienza. Infine far sì che “Italia e l’Unione europea promuovano la costituzione di un centro d’eccellenza per l’approfondito dibattito scientifico in materia, che conforti o smentisca sulla fondatezza e sulla certezza della teoria del riscaldamento globale causato dall’uomo e sull’efficacia delle misure proposte in seno al Protocollo di Kyoto”. E dagli scienziati ancora una conferma.
Alcuni cambiamenti climatici “ci saranno comunque, anche se riuscissimo a limitare di molto le emissioni di CO2. E l’area del Mediterraneo sarà tra le più interessate”, scrive il Centro Euro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici annunciando a Venezia, il 2 e 3 aprile, il confronto tra esperti nell’ incontro internazionale “The Economics of Adaptation to Climate Change”, organizzato da International Center for Climate Governance (ICCG), una iniziativa congiunta della Fondazione Eni Enrico Mattei (Feem) e della Fondazione Giorgio Cini (Fgc), in collaborazione con l’ Ocse. Gli esperti sottolineano quindi “l’esigenza di politiche e azioni di adattamento capaci di limitare le conseguenze negative di questi cambiamenti sui nostri sistemi economici” ma questo non significa “rinunciare a ridurre le emissioni di gas serra e arrendersi ai cambiamenti climatici futuri”.
1aprile2009 la nuova ecologia

SCIENZA

sabato, marzo 28th, 2009

Scienziati per la Terra
di BARBARA LOMONACO

Le principali emergenze del nostro pianeta e le possibili strategie di intervento sono al centro del vertice delle Accademie delle Scienze dei paesi del G8+5, promosso dall’Accademia dei Lincei di Roma. Il vertice, chiamato ‘il G8 delle scienze’, si pone come scopo quello di individuare le principali emergenze del pianeta Terra (in particolare quelle legate ai flussi migratori e all’energia) e mettere a punto un documento con le possibili linee d’azione da consegnare ai capi di stato e di governo del G8 politico del prossimo luglio alla Maddalena.
È una risposta del mondo accademico alla necessità di un’informazione sullo stato del nostro pianeta da un’ottica esclusivamente scientifica, il più possibile al disopra delle parti e slegata da convenienze politiche o nazionalistiche. E’ in questa chiave che vanno considerati i vari interventi di questo convegno, e non bisogna stupirsi se proprio gli scienziati di quei paesi che oggi hanno più fame di energia e sono responsabili delle maggiori emissioni di gas serra – in particolare Cina e india – sono venuti a Roma chiedendo gli interventi più incisivi e con un paniere più ricco di suggerimenti.

Caso a parte gli Usa, fino a ieri i ‘grandi frenatori’ di qualsiasi iniziativa tesa a contrastare il riscaldamento globale, oggi, con la nuova presidenza Obama, dicono di voler cambiare significativamente rotta e accendono le speranze dei tanti che, anche tra gli scienziati, ritengono ora più praticabile il coordinamento delle strategie energetiche e di sviluppo tra nazioni. Così, mentre il nostro ministro degli esteri Franco Frattini, venuto ai Lincei per salutare scienziati, sottolinea che “Obama ha fatto un importante passo avanti, dando una prima disponibilità, quantomeno a un dialogo aperto”, sulle tematiche riguardanti l’effetto serra e le emissioni di CO2, Valangiman Ramamurthy, dell’Accademia delle scienze indiana, si unisce a quanti denunciano “la galoppante crescita di consumo energetico”, causata in parte dalla crescita demografica e in parte dalle aspirazioni (pur legittime) delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo per “una qualità di vita comparabile a quella della parte sviluppata del mondo”.

Una fame di energia che si scontra contro la non illimitata disponibilità delle risorse e la catastrofe annunciata del riscaldamento globale. E ancora, il professor Lu Yongxiang, eminente rappresentante dell’Accademia cinese delle scienze, dopo un’analisi puntuale della situazione ambientale (allineata agli studi indipendenti occidentali) chiede “cooperazione internazionale”, che veda accademie, governi e industrie insieme per un nuovo modello di sviluppo tecnologico e commerciale. La domanda che ora viene da farsi è: quanto il mondo della scienza, quello più indipendente, può realmente influire sulle grandi scelte politico-economiche dei governi. Dalla risposta forse dipende il futuro non troppo lontano di tutti.

26 marzo 2009 – La nuova ecologia

L’ECOSCETTICO DI TURNO

sabato, marzo 21st, 2009

Cos’è in pericolo, il clima o la libertà?

“Cos’è in pericolo, il clima o la liberta? Io rispondo che è la libertà a essere minacciata. Il clima sta bene”. L’affermazione è di Vaclav Klaus, presidente della Repubblica Ceca, che è anche presidente di turno della Ue. Klaus ha ribadito le sue note posizioni a Milano, durante un incontro a Palazzo Clerici.

Direi che a essere in pericolo sono tutte due, sia il clima e la libertà. Il clima sotto gli occhi di tutti e soprattutto è nelle relazioni della scienza, nei studi di laboratori, nelle università, nelle conferenze dei paesi e nelle preoccupazioni dell’ONU.
La libertà invece da quello che si capisce ha più punti di vista. Quello di chi investe denaro per produrre energia a basso prezzo senza rispettare, appunto, le libertà degli abitanti circostanti, attraverso l’inquinamento e c’è la libertà di chi ha il diritto di vivere con un principio basilare: la salute.
Ricordando che il diritto alla salute, inteso come diritto a vivere in un ambiente sano in cui l’aria e l’acqua non siano contaminate, è un diritto sancito dalla legge. La cosa può sembrare ovvia, ma alla prova dei fatti per alcuni non sembra così.

Mentre sembrerebbe che alcuni soffrano molto a non avere la libertà di investire il loro denaro per guadagnarne molto di più, magari facendo lavorare la gente con le condizioni minime di sicurezza e inquinando molto per essere competitivi sui prodotti.
Se questa è la libertà ditemi voi?
Personalmente, apprezzo molto il coraggio di un imprenditore che si mette a lavorare onestamente con le proprie capacità. Penso, sia grande la frustrazione degli imprenditori onesti che cercano di mandare avanti la loro azienda quando si trovano di fronte altri imprenditori che non rispettano le regole per guadagnare maggiormente in maniera disonesta. Ma allora, di quale liberta stiamo parlando?
Siamo disposti a rinunciare alla salute per le comodità di un progresso che non merita nemmeno la parola, o possiamo parlare di un progresso tecnologico basato sulla ricerca e sul rispetto dell’uomo e della natura?
leonardo conte

15 MILIARDI PER IL CLIMA

martedì, marzo 10th, 2009

Legambiente e Cgil contro la crisiRecuperare 15 miliardi per il clima .

Recuperare e mettere in moto 15 miliardi annui di risorse aggiuntive.
La proposta avanzata dal convegno di Cgil e Legambiente «per combattere la recessione, creare lavoro, vincere la sfida climatica»Le eco-proposte contro la recessioneClima, scienziati riuniti a Copenaghen
Una inversione “ragionata” delle priorità da parte di governo e Regioni, lotta “spietata” all’evasione ed elusione fiscale e contributiva e all’economia criminale, qualificazione della spesa della pubblica amministrazione, contrasto agli sprechi: intervenendo su queste quattro linee di azione, è possibile recuperare e quindi mettere in moto “non meno di 15 miliardi annui di risorse aggiuntive a quelle già programmate, sia nazionali che europee, corrispondenti a circa l’1% del Pil”. E’ questa la proposta avanzata da Cgil e Legambiente “contro la crisi, per combattere la recessione, creare lavoro, vincere la sfida climatica”.
Si tratta di progetti, sottolineano le due organizzazioni, “immediatamente praticabili”, capaci di incidere “positivamente sul mercato del lavoro dando origine ad un insieme diffuso di possibilità occupazionali”. Secondo Cgil e Legambiente, infatti, questi interventi per 15 miliardi creerebbero 350 mila posti di lavoro annui. Queste risorse andrebbero impegnate, “prioritariamente in quattro aree di intervento: energia, edilizia, trasporti, sicurezza ambientale. Riteniamo strategico – sottolineano Cgil e Legambiente – intervenire in queste aree al fine di determinare un cambiamento che possa avere effetti positivi nei confronti delle famiglie e incrociare i più importanti settori produttivi e industriali italiani”.
I provvedimenti approvati dal governo in queste settimane, sostengono, “appaiono del tutto inadeguati per far fronte alla tempesta che ci sta colpendo e per preparare il sistema produttivo a rispondere alle sfide che aspettano l’Italia nel futuro”. Ad oggi, “il governo sostiene di aver reso disponibili, per far fronte alle crisi, ben 45 miliardi di euro. Nei fatti le uniche risorse fresche – viene rilevato – sono solo cinque miliardi, anche questi in larga parte ricavati dal riposizionamento di poste di spesa previste per altri settori”.
10 marzo 2009 – la nuova ecologia

LA SETTIMANA DEL CLIMA

mercoledì, febbraio 11th, 2009

13-20 FEBBRAIO

PIÙ ENERGIA PULITA, MENO SPRECHI, MOBILITÀ SOSTENIBILE
PER SALVARE IL PIANETA

Care amiche e cari amici,

anche quest’anno siamo pronti per la Settimana Amica del Clima 2009, la settimana di iniziative organizzate in tutta Italia per dimostrare come passare dalle parole ai fatti per metterci al passo con gli obiettivi di Kyoto, fermare la febbre del Pianeta e i suoi effetti devastanti. Dal 13 al 20 febbraio, in vista buon compleanno del Protocollo di Kyoto (16 febbraio), eccoci pronti a mettere in piazza le buone pratiche ambientali che fanno la differenza, sicuramente per l’ambiente ma anche per le nostre tasche…che in periodo di crisi non è da sottovalutare! Sono passati 4 anni dall’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, e non solo dobbiamo ricordare che l’impegno firmato in quella occasione era di ridurre le emissioni serra e non aumentarle (!) ma che nuovi e più significativi interventi sono indispensabili per fermare la febbre del Pianeta.
Un segnale positivo è senz’altro quello che viene dall’Unione Europea, che ha complessivamente ridotto le proprie emissioni del 2,2%, e che si è impegnata per nuovi obiettivi al 2020: -20% di gas serra; 20% di energia da fonti rinnovabili; e un miglioramento del 20% dell’efficienza energetica. Ma per invertire la crescita delle emissioni climalteranti e evitare conseguenze irreversibili sul Pianeta, bisogna fare di più con un grande accordo internazionale. E il 2009 sarà un anno fondamentale perché nella Conferenza sul Clima di Copenhagen si dovrà fissare gli impegni del post-Kyoto.
L’Italia deve recuperare molta strada rispetto agli impegni di Kyoto. Nonostante la netta controtendenza rispetto agli altri Paesi europei in termini di emissioni (Italia +9,9% rispetto al 1990, Germania – 18,1%!), il Governo italiano continua a chiedere sconti sugli obiettivi di Kyoto, come ha fatto nella Conferenza di Poznan, e continua a presentare il nucleare come la risposta sia ai combustibili fossili che alla crescita delle emissioni di Gas Serra. Un grande inganno mediatico e una ricetta sbagliata. Per invertire la rotta serve invece una radicale inversione di marcia nelle politiche e nelle priorità di finanziamento, che premi gli interventi di risparmio energetico e le fonti rinnovabili, che spinga gli interventi di mobilità sostenibile nelle città per aiutare i pendolari. Tutto il contrario di quanto si può leggere, anche, nell’ultima Legge Finanziaria.
Ci vuole una svolta decisiva alla direzione intrapresa dalla miope politica italiana negli ultimi tempi e spetta a noi sollecitarla in vista della Conferenza di Copenaghen e degli impegni vincolanti per l’Italia entrati in vigore con la ratifica del Pacchetto Energia e Clima dell’Unione Europea con gli impegni al 2020, e anche per evitare le già salate multe che l’Italia dovrà pagare per non aver rispettato gli impegni di Kyoto.

Informare, informare, informare, per svelare le grandi bugie del nucleare e rivelare invece la grande forza di una mobilitazione dal basso, non dimentichiamoci che è stato proprio un referendum popolare nel 1987 a mettere già una volta al bando il nucleare! NO al nucleare ma anche SI ai massicci investimenti nelle rinnovabili e risparmio energetico, SI al trasporto pubblico soprattutto su ferro, ad una mobilità urbana sostenibile, teniamo alta l’attenzione sui contratti che le Regioni stipulano con le ferrovie, che vigilino sul rispetto degli standard per garantire libertà e dignità ai 13milioni di pendolari italiani. Solo così potremo uscire subito dalla petrolio-dipendenza e avere anche in Italia un sistema imprenditoriale moderno capace di competere a livello mondiale, che ad esempio in Germania ha già dato lavoro a ben 250.000 persone.

Ma non basta la politica nazionale e internazionale a far funzionare il cambiamento, l’effetto serra si combatte anche con milioni di azioni individuali, dimostriamo ai Governi che si può fare!
E allora via con le iniziative, dal 13 al 20 febbraio: stand in piazza, pedalate in gruppo, visite guidate ai centri di educazione ambientale, serate a “luci spente” e cineforum a tema, percorsi di degustazione a “km zero”, ma anche convegni con esperti e conferenze, in un mix di informazione e divertimento, organizzate territorialmente le iniziative che più vi piacciono, concentratele nel week end, a San Valentino o proprio il 16 febbraio per renderle più simpatiche e coinvolgenti. Anche quest’anno Legambiente aderisce alla campagna M’illumino di meno, il 13 febbraio, la giornata del “silenzio energetico” lanciata da Caterpillar, invitando tutti a spegnere, come messaggio puramente simbolico, le luci e i dispositivi elettronici per qualche ora, invitando anche le amministrazioni comunali, enti e quanti altri, a spegnere le luci di piazze e sedi pubbliche per dare l’esempio ai cittadini di un uso più ragionato dell’energia. Novità di quest’anno è la mediapartnership con RDS, che seguirà le iniziative per tutta le Settimana, quindi raccontateci quelle che pensate di organizzare, le iniziative più originali le segnaleremo per collegamenti sia con Caterpillar che con RDS.
E a San Valentino, giorno di amori dichiarati e di feste tra innamorati, dichiarate il vostro amore al Pianeta, fatevi Cupido lanciando consigli di risparmio come freccette!

clima le foreste italiane assorbono 11%dei gas serra

mercoledì, gennaio 28th, 2009

Le foreste italiane assorbono l’11% dei gas serra sul totale delle emissioni che l’Italia deve tagliare, consentendo il risparmio di 750 milioni di euro all’ anno. E i boschi delle aree protette contribuiscono per un quinto.
Venerdì i parchi Italiani a congresso: i parchi italiani custodiscono, infatti, quasi 1,3 milioni di ettari di superficie di bosco, pari al 37% del territorio protetto e al 18% dell’intera superficie forestale.
Ma, i parchi preservano anche risorse idriche e suolo. E i parchi saranno protagonisti del VI Congresso della Federparchi (la Federazione dei parchi e delle riserve naturali), a 20 anni dalla fondazione, a Roma il 30 e 31 gennaio. Di fondamentale importanza per i parchi italiani è l’ ecoturismo (15 milioni di visitatori di parchi nazionali in un anno) diventato negli ultimi anni un fenomeno per un giro d’ affari pari a 9 miliardi di euro, quasi il 10% del fatturato del settore turistico.
A livello di strutture, i soli parchi nazionali ospitano 1.700 centri storici, 150 musei, 300 castelli, rocche e fortificazioni, oltre 70 ville storiche, 200 siti archeologici e quasi 300 edifici di culto tra santuari, monasteri e chiese rurali. L’Italia è poi prima in Europa per biodiversità: una specie animale su tre, tra quelle che popolano il vecchio continente dall’Atlantico agli Urali, si trova nel nostro Paese. Sul nostro territorio è presente la metà delle specie vegetali europee: si calcolano oltre 57.000 specie faunistiche e 6.711 specie vegetali.
da La nuova ecologia

Ancora c’è chi nega il problema del cambiamento del clima causato dall’uomo

martedì, gennaio 27th, 2009

Bloglandia –Adria intervento del sig. Zecchin Gabriele.
(«Vincere la battaglia contro i cambiamenti climatici» [COM(2005) 35 - Gazzetta ufficiale C 125 del 21 maggio 2005].SINTESII cambiamenti climatici sono una realtà. Gli scienziati sono sostanzialmente d’accordo nel ritenere che all’origine di tali cambiamenti vi siano le emissioni di gas a effetto serra prodotte dall’attività umana. Tali emissioni e il loro costante aumento hanno fatto salire le temperature e il fenomeno dovrebbe proseguire nei prossimi decenni. Su scala mondiale le temperature dovrebbero aumentare di 1,4- 5,8° C entro il 2100 (rispetto alle temperature del 1990). Questo è quanto emerge dalla relazione del Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.”
Chi vende carbone ha tutto l’interesse di dire che l’attuale cambiamento climatico non dipende dall’inquinamento atmosferico. Il Sig. Sorgenti arriva a dire che i libri di scuola che dedicano interi capitoli al problema sono sbagliati. I pensieri sono tanti e liberi. C’è ancora gente che nega che l’olocausto ci sia mai stato. Ci sarà sempre qualcuno pronto a dare ragione al Sig. Sorgenti. Ci sarà sempre chi dice che la droga fa bene. Per fortuna sia l’Unione Europea sia gli U.S.A., in materia di cambiamenti climatici, la pensano diversamente. E questa non è ideologia, ma semplicemente consapevolezza della realtà.)
(Ancora in Bloglandia-Adria; intervento del sig. Sorgenti Rinaldo, vicepresidente di Asso Carboni. “Se poi teniamo conto che, comunque, tali emissioni non sono nocive per l’uomo anzi, sono benefiche, soprattutto perchè la CO2 è il naturale alimento del mondo vegetale da cui uomini ed animali trovano il loro sostentamento. La CO2 (anidride carbonica) è alla base della vita su questo Pianeta.”)
Stavolta credo abbia trafitto il senso dell’intelligenza e della scienza con questa sua affermazione. Non potrebbe moderarsi un pochino?
Obama –Clima – l’epoca del temporeggiare è finita, così come è finita l’epoca del negare la stessa esistenza del problema.”

Città sempre più ammalate.

giovedì, gennaio 15th, 2009

Le città sono punti caldi dell’economia, del consumo, della produzione dei rifiuti. Lo sono letteralmente e anche fisicamente, visto che nei centri urbani si misurano da uno a sei gradi centigradi in più rispetto alle aree rurali che le circondano. Con degli effetti a catena importanti. Per dirne uno, la richiesta sempre crescente di energia per i condizionatori e il consumo sempre maggiore di acqua in estate. Un quadro complesso che ha dato vita a un nuovo campo dell’ecologia, quella urbana. Una disciplina che, nel suo senso più lato, non riguarda solo gli aspetti climatici. Le città, infatti, sono anche l’ambiente dove la selezione si gioca nella competizione per l’affermazione sociale, un fatto che sembra portare le famiglie a investire sempre più su un unico figlio, con conseguente riduzione del tasso di natalità; sono i centri in cui le disparità tra persone benestanti e non si riflette in maniera evidente sull’accesso alle cure e sulla salute. E sono i luoghi dove gli investimenti economici e le propagande politiche vengono accentrate, senza che gli effetti di questa “naturale” polarizzazione siano mai stati provati. Allo studio delle città, che riflettono le culture, le mode, i progressi scientifici, tecnologici e sociali, “Science” dedica un numero speciale, presentando in cinque articoli, presente e futuro di queste realtà cangianti in continua evoluzione.Stando alle proiezioni delle Nazioni Unite, in questo momento, metà dell’intera popolazione umana, oltre tre miliardi di persone, vive in una città. E si calcola che, entro il 2030, i centri urbani saranno popolati da circa cinque miliardi di abitanti. Secondo Nancy Grimm, dell’Arizona State University, autrice di uno degli studi pubblicati sulla rivista americana, attualmente nei centri urbani si consuma il 75 per cento dell’energia, si emette l’80 per cento dei gas serra e, per ogni grado in più della temperatura, il consumo medio di acqua per famiglia cresce di oltre mille litri al mese. L’ecologia urbana calcola l’impatto delle città sull’ambiente da molteplici punti di vista. Senza un’attenta programmazione, le megalopoli (quelle con oltre dieci milioni di abitanti) saranno sempre più sinonimo di inquinamento e sviluppo insostenibile, con effetti immediati sulla salute. Un’informazione che dovrebbero tener presente i paesi in via di sviluppo asiatici e africani che, quanto a urbanizzazione, sembrano destinati a raggiungere il primato dell’America Latina nei prossimi 20-30 anni. Nel 2000 la popolazione urbana delle nazioni emergenti contava quasi due miliardi di abitanti, ma sembra destinata a raddoppiare entro il 2030, per arrivare a oltre cinque miliardi a metà del secolo. Secondo Mark Montgomery, economista della Stony Brook University di New York, la trasformazione demografica influenza ed è influenzata da quattro tendenze dello sviluppo economico mondiale: la globalizzazione, che lega i vari centri attraverso reti commerciali internazionali; la decentralizzazione dei governi dei paesi del terzo mondo, che delegano la responsabilità delle scelte politiche ai governi locali; le strategie internazionali per raggiungere gli obiettivi del Millennium Development Goals per la riduzione della mortalità e della povertà (delle zone urbane quanto rurali); e le dirette ripercussioni dei cambiamenti climatici globali sui centri che si sono sviluppati nelle zone costiere o particolarmente colpite da disastri naturali.Queste considerazioni si riflettono in maniera crescente nelle idee degli architetti più immaginifici, che propongono case sospese agli alberi come palle di natale per le zone soggette a inondazioni, o cimiteri all’interno di grattacieli, per far fronte a uno degli aspetti comunque problematici dell’urbanizzazione. Aspettando la “torre funebre”, gli aspetti umani trovano spazio più concreto in iniziative come Global Age-Friendly Cities, l’inchiesta condotta nel 2007 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) su 33 città del mondo, che mirava a capire quanto il nostro mondo sia a misura di anziano. Un fatto tutt’altro che trascurabile se si pensa che gli ultrasessantenni, che erano 650 milioni nel 2006, saranno oltre un miliardo tra poco più d 15 anni.Un’idea di programmazione responsabile, benché tardiva, viene ora dalla Cina, che sta progettando veri e propri laboratori di urbanizzazione “in progress”. A cominciare da quella che dovrà essere la prima città interamente ecologica al mondo, Dongtan, vicinissima alla megalopoli di Shanghai (che ha oltre 17 milioni di abitati). La sua costruzione dovrebbe cominciare nei prossimi mesi e sarà totalmente “carbon neutral” (ovvero il carbonio emesso dovrà essere del tutto riassorbito). La Cina spera così di dimostrare che lo sviluppo può davvero essere sostenibile e di creare un nuovo modello di città in contrasto con le politiche di urbanizzazione di questi ultimi due decenni. Dongtan è una delle sei eco-città che il governo cinese vuole realizzare per raggiungere l’obiettivo dei tre “zero tassi di crescita”: della popolazione (entro il 2020), del consumo di energia urbano (entro il 2035) e del degrado ecologico delle città (entro il 2050).Un esempio più concreto di “ritorno al sostenibile” è rappresentato da Bogotà. Negli ultimi dieci anni infatti, la città colombiana ha ridotto del 70 per cento la mortalità sulle strade attraverso i programmi di educazione, l’implementazione del trasporto pubblico e una nuova pianificazione della viabilità. D’altra parte, come spiega, Michael Batty della University College London, le città sembrano crescere a caso, ma nascondono sempre degli schemi, delle leggi e degli ordini di grandezza ben definiti. E alla base delle relazioni che legano i parametri che influenzano la crescita delle città c’è sempre la competizione per lo spazio.Articolo di: Tiziana Moriconi

sale il livello del mare

martedì, gennaio 13th, 2009

Il rapporto “State of the World” del prestigioso istituto Usa confermale previsioni più pessimistiche sulla situazione ambientale del pianeta
Worldwatch: continua il caos climaticoTroppe emissioni, sale il livello dei mari
Cresce la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosferaRischia di raffreddarsi la Corrente del Golfo. Le misure per evitare il peggiodi ANTONIO CIANCIULLO

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ROMA – Undici su 12. Undici degli ultimi 12 anni rientrano nella dozzina degli anni più caldi dal 1800 ad oggi. Mentre in Italia qualche giorno di nevicate trasformava la meteorologia in politica, il Worldwatch Institute, uno dei più prestigiosi istituti di ricerca americani, stava stampando lo State of the world 2009, interamente dedicato al caos climatico e alla sua cura. Il rapporto, che viene reso noto in queste ore a Washington, fa il punto sulla situazione evidenziando le novità. Primo: le emissioni. L’Ipcc, la task force di scienziati Onu, è stata accusata per anni dalla lobby del petrolio di esagerare i toni dell’allarme. Ma dal primo rapporto al quarto (1990 – 2007) le sue previsioni sono risultate fin troppo caute: il cambiamento climatico ha battuto ogni stima. Anche l’ultimo dato, quello relativo al 2007, mostra la continua progressione delle emissioni serra che derivano dall’uso di combustibili fossili e dalla deforestazione. Si è passati dai 22,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica del 1990 ai 31 miliardi del 2007: più 37 per cento. A cui vanno aggiunti i 6,5 miliardi di tonnellate che derivano dalla deforestazione. Così la concentrazione di CO2 in atmosfera non cresce più al ritmo di 1,5 parti per milione per anno ma è arrivata a 2,2 parti in più per anno. Secondo: i mari. La perdita dei ghiacci della Groenlandia e della penisola antartica non è stata inserita nelle valutazioni dell’Ipcc perché i margini di incertezza sulla velocità del processo sono stati considerati troppo alti. Aggiungendo questo elemento, si ottiene un quadro molto più allarmante di quello fornito dagli scienziati Onu: l’aumento di livello degli oceani nell’arco del secolo in corso potrebbe superare di tre volte il tetto massimo Ipcc (0,59 metri) disegnando uno scenario in cui la risalita delle acque si misura in metri anziché in centimetri.

Terzo: i grilletti climatici. Si chiamano tipping points e sono i punti di non ritorno, i momenti in cui il processo di cambiamento compie un salto brusco e irreversibile nella scala temporale che interessa l’umanità. Uno di questi tipping points riguarda la corrente del Golfo, il grande tapis roulant energetico che riscalda la parte nord occidentale dell’Europa. L’afflusso massiccio di acqua dolce derivante dalla perdita dei ghiacci artici potrebbe bloccare o rallentare questa corrente causando un’ondata fredda sulla Gran Bretagna e sulla Scandinavia (è il fenomeno descritto con hollywodiana esagerazione nel film “L’alba del giorno dopo”). L’acidificazione degli oceani, che minaccia molte delle forme di vita marine, costituisce un altro tipping point. Quarto: la cura. Per evitare che il caos climatico raggiunga il punto in cui i danni diventano seri bisognerebbe bloccare la crescita della temperatura a 1,4 gradi di aumento rispetto al livello pre industriale. In realtà è praticamente certo che questo obiettivo sia oggi irraggiungibile. Ma ci si potrebbe avvicinare evitando i guai peggiori. Come? La ricetta è contenuta nella seconda parte del rapporto, quella dedicata agli edifici bioclimatici, all’aumento dell’efficienza energetica, allo sviluppo delle energie rinnovabili. Nel 2007 le rinnovabili (compreso l’idroelettrico) hanno fornito il 18 per cento dell’elettricità su scala mondiale. Si può fare di meglio. Secondo uno studio del German Aerospace Center, nel 2030 le rinnovabili potrebbero fornire almeno il 40 per cento dell’elettricità consumata in 13 delle 20 economie più importanti del mondo. Inoltre costruendo case più intelligenti si ottengono guadagni energetici che vanno dal 50 all’80 per cento e la Gran Bretagna ha già deciso che tutte le case costruite dopo il 2016 e tutti gli edifici commerciali costruiti dopo il 2019 dovranno essere a emissioni zero. Obiettivi troppo radicali? I 35 metri l’anno di ritirata dei ghiacci himalayani che alimentano il Gange (il fiume da cui dipende la vita di centinaia di milioni di esseri umani rischia di trasformarsi in un torrente) e la pressione crescente dei deserti asiatici stanno convincendo India e Cina ad adottare politiche energetiche più caute. Negli Usa, già alla vigilia dell’ingresso di Obama alla Casa Bianca, 27 stati hanno adottato piani per combattere i mutamenti climatici. Nel 2006 è stata lanciata una campagna per piantare 2 miliardi di alberi in 150 paesi. La battaglia sull’energia pulita è in corso. Nel dicembre prossimo, alla conferenza Onu sul clima di Copenaghen, si vedrà se la specie umana deciderà di scegliere il clima in cui vivere o se affiderà il suo futuro al caso. (13 gennaio 2009) scenze e ambiente Repubblica