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Parchi, fondi dimezzati

martedì, luglio 27th, 2010

Parchi, fondi dimezzati
«Li reintegri Prestigiacomo»

Il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo
Legambiente propone alla ministra dell’Ambiente di coprire i minori finanziamenti con un fondo del suo dicastero. E ammonisce: «Non passi alla storia come il ministro che non ha fermato la chiusura delle aree protette»

La manovra economica approvata al Senato con la blindatura della fiducia dimezza i fondi e condanna a chiusura certa buona parte dei parchi nazionali. La cifra già esigua a disposizione dei 23 parchi terrestri e delle aree marine protette, 52 milioni di euro complessivi, è finita nel tritacarne dei tagli “orizzontali” decisi da Tremonti, ancora una volta senza che la sua collega di governo Stefania Prestigiacomo abbia potuto dire la sua. I presidenti dei parchi con Federparchi hanno sottoscritto una lettera-appello al presidente della Repubblica. Domani davanti al dicastero della ministra dell’Ambiente, in via Cristoforo Colombo a Roma, alcune sigle ambientaliste, partiti e operatori delle aree protette terranno un sit-in di protesta. Probabilmente avrebbero fatto meglio a protestare in via XX settembre, davanti al ministero dell’Economia.

D’altro canto l’annuncio della titolare dell’Ambiente – “Se non si reintegrano le risorse davvero sarò costretta a chiuderne la metà” – suona più come una presa d’atto che come una minaccia. In genere, ed è capitato in passati ad altri membri di questo governo, davanti a tagli di questa portata il ministro competente fa il diavolo a quattro e minaccia le dimissioni. Stefania Prestigiacomo invece si è limitata a lanciare un appello dalle pagine del Corriere della sera: “Lo so che la manovra è stata licenziata dal Senato ed arriverà blindata alla Camera – ha detto la ministra –. Per questo il mio appello è per un nuovo provvedimento che possa reintegrare le risorse per i parchi”.
Legambiente prende comunque spunto dalle sue parole per avanzare una proposta: “Chiediamo al ministro Prestigiacomo un concreto Ragazzi in escursionesegno di disponibilità politica in favore dei parchi – dichiara oggi Antonio Nicoletti, responsabile aree protette dell’associazione del cigno verde – Ripristini, quindi, un fondo ministeriale da mettere a disposizione delle aree protette per integrare le risorse tagliate dalla manovra finanziaria”.
Dall’associazione ambientalista arriva anche un monito alla titolare dell’Ambiente. “Non basta appellarsi al buon cuore del ministro Tremonti o alla sensibilità del capo del governo – aggiunge Nicoletti – Per salvare gli enti parco dall’estinzione servono risorse e un’attenzione politica che il ministro Prestigiacomo dovrebbe dimostrare maggiormente, passando dagli appelli ai fatti concreti. A meno che non voglia passare alla storia come il ministro che ha fatto poco per salvare un’esperienza straordinaria di conservazione della biodiversità per il futuro sostenibile del nostro Paese”.

IL POLO ENERGETICO TRA MARGHERA ED IL POLESINE

venerdì, novembre 13th, 2009

 

IL POLO ENERGETICO TRA MARGHERA ED IL POLESINE

 

Ormai da alcuni anni il Polesine , con l’Area sud della Provincia di Venezia , oltre a Marghera, sono stati individuati sia da settori industriali che da diversi settori  politico-istituzionali, regionali e nazionali, come i territori più idonei per localizzare o de-localizzare tutta una serie di attività che altrove, in contesti più densamente abitati ed economicamente più sviluppati, trovano una forte opposizione sociale.

Le condiderazioni sulla compatibilità ambientale e sulla salute dei cittadini passano in subordine rispetto agli interessi economici delle grandi imprese , in particolare del settore industriale-energetico.

 

Con ritmo crescente si  accumulano, giorno per giorno,  le richieste di nuovi impianti, specie nel settore dell’energia, in assenza del Piano Energetico Nazionale e Regionale che, non a caso, vengono tenuti da anni nel cassetto.  

 

Si deve notare che alcuni di questi impianti sono all’interno o limitrofi al Parco del Delta del Po e che , contrariamente a quanto si può pensare,  data la bassa densità demografica e lo scarso traffico, già oggi questo territorio, secondo i dati storici dell’ARPAV , quando la Centrale Enel era in piena attività, nella fascia più elevata di inquinamento da polveri sottili ed altre sostanze, con alti indici di malattie polmonari e tumorali (dati dell’OMS – 2000).

 

I problemi ambientali e sanitari

 

 

Non è chiaro come si pensi di conciliare, con questo tipo di sviluppo, la tutela – pur sempre citata – di un territorio estremamente fragile dal punto di vista idrogeologico e ambientale (riscaldamento delle acque circostanti la centrale e , viceversa, raffreddamento della acque attorno al rigassificatore, subsidenza ed eustatismo, riduzione della portata media annua , con punte minime sempre più preoccupanti del livello del Po, risalita del cuneo salino, ecc.) ma anche di grande interesse paesaggistico che potrebbe offrire, viceversa, opportunità di uno sviluppo legato al Parco del Delta del Po e ad un certo turismo, alla pesca e alla miticoltura (già oggi attive), all’agricoltura e alle attività correlate, oltre che ad altre attività produttive compatibili.

 

 

Le nostre richieste

 

Non e’ possibile accettare di svendere e compromettere il Polesine ed in particolare  il Delta del Po, parco naturale unico in Europa, per realizzarvi in esso un gigantesco  polo energetico nazionale, peggiorando ancor di più le condizioni ambientali e sanitarie dell’intera  zona che interessa anche larga parte della Provincia di Ferrara e di Venezia, anzichè investire sulle energie alternative eco-compatibili o comunque sulle fonti a più basso impatto ambientale (metano).

 

 

Non solo, ma la pluralità di impianti esistenti e proposti, rende assolutamente inadeguata ed insufficiente la Valutazione d’Impatto Ambientale per ciascun singolo impianto, mentre risulta  necessaria una valutazione complessiva degli effetti cumulativi sull’ambiente e sulla salute, a partire dal delicato equilibrio e dalle condizioni esistenti.

 

 

Pertanto CHIEDIAMO :

 

 

uno sviluppo  compatibile con la vocazione ambientale del nostro territorio fondato sull’agricoltura di qualità e attività connesse, l’allevamento di mitili,  sul commercio e su attività produttive compatibili,  nonché  sul turismo, già oggi molto attivo a Sottomarina, Isola Verde, Rosolina Mare ed Albarella, ma che avrebbe grandi potenzialità indirizzandolo proprio verso la visitazione dello straordinario ambiente naturale della Foce del Po, Chioggia e il suo entroterra.

 

 

RITENIAMO QUANTOMENO ASSOLUTAMENTE NECESSARIA :

 

la moratoria  di qualsiasi autorizzazione a costruire nuove centrali e impianti che influiscano negativamente sull’ambiente e sulla salute, fintanto che non verrà aggiornato il Piano Energetico Nazionale e approvato il Piano Energetico della Regione Veneto, sulla base di  una Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) e di una specifica  Valutazione di Impatto Sanitario , elaborata da ARPAV e dalle USL competenti , che analizzi gli impatti cumulativi provocati dagli impianti già attivi e da quelli proposti, sia sul delicato ambiente deltizio e del bacino scolante sulla Laguna di Venezia ,  sia sulle condizioni sanitarie esistenti ed indotte nell’area vasta interessata.

 

Dai  dati contenuti nel Piano Energetico Regionale adottato dalla Giunta nel gennaio 2005 mai arrivato al voto in Consiglio Regionale, risulta che la produzione lorda di energia elettrica del Veneto è di oltre 25 mila gigawatt/ora, di cui il 43% viene prodotto nella provincia di Venezia e il 40% nella provincia di Rovigo. Queste due aree , ed in particolare l’asse che va da Marghera al Basso Polesine , contribuiscono quindi già in modo preponderante sul fronte della produzione energetica regionale.

Un ruolo che peraltro viene pagato a caro prezzo dalle popolazioni in termini di salute, visto che i dati epidemiologici dell’area sud di Venezia e polesana evidenziano tassi di malattie polmonari e tumorali, oltre la media nazionale, che non possono essere certo attribuiti né alla presenza di grandi industrie inquinanti né al traffico. E’ utile ricordare che Enel è stata condannata per inquinamento ambientale causato dalla Centrale Enel di Porto Tolle, tanto che ormai da diversi anni è sostanzialmente ferma, venendo attivato saltuariamente solo uno dei quattro gruppi, quello c.d. “ambientalizzato” a olio combustibile a BTZ.

La centrale riconvertita a carbone (circa 2000 MW) produrrà grandi quantità di inquinanti, sia per le emissioni che per la logistica (navi, bettoline, camion)  ma soprattutto enormi quantità di CO2, ben oltre i limiti  consentiti dagli accordi internazionali.

Secondo i due noti  ricercatori di Bologna, il chimico Nicola Armaroli del CNR ed il medico Claudio Po dell’unità rischio ambientale dell’Asl di Bologna, una centrale elettrica a turbogas in un anno inquina quanto il traffico automobilistico di una città grande come il capoluogo emiliano.

 

Numerosi studi epidemiologici hanno mostrato che all’inquinamento da PM10 sono associati effetti

dannosi per la salute umana, sia a breve (effetti acuti) che a lungo termine (effetti cronici).

Tra i principali effetti acuti documentati vi sono:

• aumento della mortalità giornaliera per tutte le cause, e in particolare per cause cardiovascolari;

• aumento dei ricoveri per asma e malattia polmonare ostruttiva cronica (COPD);

• aumento dei ricoveri per malattie cardiovascolari;

• diminuzione della funzionalità polmonare e aumento dei sintomi respiratori acuti in bambini e adulti.

Tra gli effetti a lungo termine vi sono una riduzione dell’aspettativa di vita stimata di 1-3 anni (secondo studi condotti negli USA), ed effetti quali diminuzione della funzionalità polmonare e aumento dei sintomi di bronchite sia negli adulti che nei bambini. 

 

 

La Regione Veneto si è dotata di uno  strumento di pianificazione denominato “Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera (PRTRA)“, adottato dalla Giunta Regionale con DGR n. 902 del 04/04/2003. Tale piano ha recepito  lo studio sull’impatto ambientale dei trasporti nel Veneto con riferimento all’aria..
Tale Piano regionale è stato drasticamente stroncato dalla Commissione Europea , che in merito ha aperto una procedura di infrazione , e fra due anni rischia di tradursi in una sanzione piuttosto salata.. La decisione, contenuta nella relazione del 28 settembre scorso, non lascia scampo al Veneto e a quasi tutti i Piani regionali di risanamento dell’aria avviati in Italia nel corso degli ultimi anni. Il solo margine possibile per evitare la multa, da qui al 2011, è cercare di rispettare i parametri europei o quantomeno dimostrare che si sta facendo tutto il possibile per raggiungere l’obiettivo. L’Italia e il Ministero dell’Ambiente vengono ancora sollecitati ad elaborare e varare un piano nazionale di cui non si sente neppure discutere.

 

Anche le politiche regionali per quanto riguarda i trasporti,  in particolare delle merci, appaiono assolutamente in contrasto con le direttive europee, continuando a privilegiare – grazie anche al continuo ricorso ai project financig proposti dalle solite coordate imprenditoriali,- il trasporto su gomma..

 

Trasporto merci: verso un trasporto ferroviario europeo più competitivo

   
La Commissione, gli Stati membri, i gestori delle infrastrutture e gli altri attori del settore ferroviario devono lavorare insieme per realizzare un trasporto merci competitivo. In questo processo, la Commissione agisce nel pieno rispetto della sussidiarietà. Gli Stati membri sono e resteranno liberi di proporre dove dovrebbero essere tracciati questi corridoi. La nostra proposta è diretta a rendere l’infrastruttura ferroviaria più attraente per il trasporto di merci su lunghe distanze in tutt’Europa” ( Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione responsabile dei trasporti).

 

Per il trasporto su ferro si passa dal 9% dell’Italia al 38% della Francia e oltre il 40% della

Germania. Per il trasporto per vie d’acqua interna si passa dal 6% della Francia al

16% della Germania, con 0% per l’Italia. 

Riguardo agli impatti, in particolare l’emissione di CO2 per tonnellate di materiale

trasportato, ricorda che una tonnellata di materiale per un’ora trasportata su un

autocarro che effettua percorso misto produce 4,32Kg/h di CO2, mentre per un’ora trasportata

su convoglio ferroviario produrrà 0.73 kg/h;per il trasporto su acqua sarà di

2.05 kg/h. 

 

 

 

In generale , le principali fonti di emissione di PM10 sono:

(fonte: Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), 2001)

 

CANCELLARE IL PAESAGIO

giovedì, febbraio 5th, 2009

Dossier di Legambiente sulle politiche di gestione del territorio veneto
Tre casi esemplari di un saccheggio senza fine:
Veneto City, Motor City, Euroworld

“Negli ultimi decenni è avvenuto un processo di diffusione insediativa e occupazione di suoli senza paragoni nella storia, malgrado la sostanziale staticità demografica, che ha interessato la gran parte delle aree pianeggianti e delle periferie urbane del nostro Paese e larga parte del territorio costiero.
In questi paesaggi contemporanei si ripetono e accostano, ognuna secondo proprie regole, lottizzazioni e episodi isolati, superstrade, svincoli e aree produttive, senza differenze nei caratteri insediativi tra edilizia legale e abusiva”. Così riassume le premesse al dossier Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto

“L’aggressione al territorio regionale data ormai da decenni, eppure non cessa di procedere a dissolvere un territorio che comprende un’area centrale che, occupando il 25,7% del territorio, accoglie il 50,7% della popolazione ed il 47,2% della abitazioni (930.000 al censimento del 2001, delle quali ben 80.000 non occupate). Una vera e propria nebulosa insediativa, una metropoli sorta spontaneamente senza alcun disegno ordinatore e senza i servizi e le infrastrutture di una metropoli, caratterizzata dalla ingombrante presenza di capannoni, centri commerciali, lottizzazioni residenziali disseminati senza alcuna logica apparente se non quella del profitto immediato dei proprietari delle aree e con l’avvallo di amministrazioni locali compiacenti, sempre pronte ad approvare varianti e variatine di piano regolatore. Ma non viene risparmiata nemmeno un’area periferica che solo in parte aveva finora salvato se stessa”.
Le conseguenze Legambiente le legge nella congestione delle infrastrutture stradali ma anche negli ecosistemi che soffrono di una profonda crisi dovuta a un modello insediativo che ha stravolto le regole di funzionamento dei processi naturali, da una agricoltura industrializzata a bacini fluviali imbrigliati.
Le responsabilità sono nell’assenza di politiche territoriali, di innovazione, infrastrutturali, nei ritardi innanzi tutto culturali di una legislazione urbanistica ancora ferma alla città dell’espansione, al record mondiale di tre condoni edilizi in venti anni, ad una attenzione al paesaggio che dopo i segnali di risveglio e di speranza della Conferenza nazionale del 1999 si è andata spegnendosi.
Nell’aprile 2004 il Consiglio Regionale – afferma Sergio Lironi, urbanista e componente del Comitato Scientifico di Legambiente – approva la nuova legge urbanistica, che riprende molte delle novità e degli indirizzi legislativi già in vigore in altre regioni del centro e nord Italia. E’ significativo rileggere le ragioni ed i criteri che – secondo la Relazione al Consiglio presentata dall’allora Presidente della 2ª Commissione, Raffaele Bazzoni – ispiravano i

contenuti della nuova legge. Tra questi la necessità di promuovere uno sviluppo sostenibile e durevole, la volontà di tutelare il paesaggio e la qualità degli insediamenti e la presa d’atto che, pur in presenza di un “territorio completamente pianificato”, si era verificata una “sostanziale incapacità di governare e controllare in modo adeguato la pianificazione territoriale” e che si erano “assecondati processi di spontaneismo insediativo, sia residenziale che produttivo” che hanno prodotto “un sistema disordinato che rischia di pregiudicare ogni ulteriore crescita economica”.
Ai buoni principi hanno fatto seguito invece le molte proroghe e deroghe concesse prima della sua effettiva entrata in vigore hanno determinato una corsa generalizzata alla presentazione da parte dei Comuni di nuove varianti di PRG, di nuove lottizzazioni e urbanizzazioni.

Nel 2004, l’anno della nuova legge urbanistica, i Comuni del Veneto autorizzano 38 milioni di mc di nuovi capannoni commerciali e 18 milioni di mc di volumetrie residenziali, superando la media di 40 milioni di mc di nuovi fabbricati realizzati annualmente nel Veneto dal 2001 ad oggi. Un boom edilizio, sorretto soprattutto dalla bolla speculativa che ha caratterizzato la finanza nazionale ed internazionale di questi ultimi anni. Un boom che non ha eguali nel passato e che fa sì che la nostra regione si collochi al primo posto in Italia per l’entità dei volumi di edilizia residenziale e non residenziale annualmente autorizzati con concessione edilizia dai Comuni.
Un quadro d’insieme decisamente preoccupante, ben descritto da Tiziano Tempesta dell’Università di Padova, che osserva come le nuove abitazioni costruite dal 2000 al 2004 sono potenzialmente in grado di dare alloggio a circa 600.000 nuovi abitanti: se anche rimanessero costanti gli elevati tassi d’incremento demografico registrati negli ultimi anni per effetto dei nuovi fenomeni migratori, ci vorranno circa 15 anni per utilizzare tutte le case messe in cantiere.
Purtroppo nella maggior parte delle amministrazioni locali sembra ancora prevalere una logica del giorno per giorno ed una prassi di pura e semplice “ragioneria urbanistica”. Una prassi sganciata da ogni visione strategica.
Le uniche iniziative di più ampio respiro a scala territoriale che sembrano destinate al successo – in sintonia spesso con le nuove complanari, tangenziali, raccordi anulari e camionabili finanziate dalle società autostradali per veder rinnovate le loro concessioni – risultano essere quelle della grande speculazione immobiliare, finalizzate alla realizzazione – in luoghi sensibili del territorio regionale – di mega centri commerciali e per il tempo libero.
I casi più clamorosi – di seguito riportati – sono quelli del faraonico progetto di “Euroworld” nel delta del Po, della “Città dei motori” , tra Verona e Mantova, di “Veneto City”, tra Venezia e Padova nelle vicinanze della Riviera del Brenta. Progetti che spesso trovano convinti sostenitori tra gli amministratori regionali e che già oggi determinano tutta una serie di attese ed operazioni speculative sulle aree interessate o limitrofe e la progettazione di nuove infrastrutture di supporto, quali la camionabile prevista sul tracciato (o a lato) della mai completata idrovia Padova-Mare.

Ufficio stampa Legambiente Veneto

Chi è contro il carbone?

martedì, febbraio 3rd, 2009

Chi vuole veramente lo sviluppo attraverso il parco?
schierandosi contro il carbone.

Si tratta di sindaci (Taglio di Po, Rosolina, Porto Viro, Loreo e Rovigo) e di rappresentanti di importanti categorie economiche come Ascom, Confartigianato, Coldiretti, Consorzio pescatori Delta Nord, UPA CASA.

Gli altri non si concedono a un giudizio.
Nonostante tutto il sindaco Finotti insiste col carbone. Ma dopo che ha parlato di 18 milioni che Enel “lascia” al comune di Porto Tolle (Resto del Carlino del 21.8.2007, pagina III) forse abbiamo capito da dove nasca tanta determinazione e perchè voglia ignorare del tutto i suoi vicini.

Declino ogni forma di critica, provateci voi, grazie.

i primi 2 articoli del Parco del Delta

martedì, febbraio 3rd, 2009

Art. 1 – Istituzione del Parco naturale regionale del Delta del Po.
1. Al fine di tutelare, recuperare, valorizzare e conservare i caratteri naturalistici, storici e culturali del territorio del Delta del Po, nonché per assicurare adeguata promozione e tutela della attività economiche tipiche dell’area e concorrere al miglioramento della qualità della vita delle comunità locali, con la presente legge è istituito il Parco naturale regionale del Delta del Po, di seguito definito Parco, come individuato da apposita grafia nell’allegata planimetria in scala 1:50.000 comprendente parte del territorio dei comuni di Rosolina, Porto Viro, Ariano nel Polesine, Taglio di Po, Porto Tolle e marginalmente il territorio dei comuni di Adria, Loreo, Corbola e Papozze.
2. La gestione del parco é affidata all’Ente parco Delta del Po, di cui all’articolo 14, di seguito denominato Ente parco. 3. La individuazione della sede legale e amministrativa dell’Ente parco é demandata alla definizione dello Statuto dell’Ente.
Art. 2 – Finalità.
1. La Regione del Veneto con la presente legge riconosce e promuove:
a) i valori naturali, ambientali, storici e culturali presenti nell’area del Delta del Po rodigino quali risorse atte a supportare lo sviluppo economico, sociale e culturale delle Comunità locali insistenti in tali territori;
b) la incentivazione e la tutela delle attività economiche, ricreative, sociali e culturali delle comunità locali insistenti nei territori del Delta del Po rodigino, quale condizione essenziale e irrinunciabile per la stessa tutela e valorizzazione delle risorse naturali, ambientali, storiche e culturali caratterizzanti l’area del Delta del Po rodigino.
2. Al fine di assicurare la necessaria tutela e valorizzazione delle risorse naturali, ambientali, storiche e culturali, caratterizzanti l’area del Delta del Po rodigino, di assicurare adeguata promozione e tutela delle attività economiche, ricreative, sociali e culturali tipiche dell’area e di concorrere al miglioramento della qualità della vita delle comunità locali, la Regione del Veneto con la presente legge intende perseguire i seguenti obiettivi:
a) recepire, adottare, attuare e promuovere l’attuazione da parte degli enti locali, nei territori del Delta del Po rodigino, conterminati e interessati dal Piano di Area del Delta del Po, approvato con provvedimento del Consiglio regionale n. 1000 in data 5 ottobre 1994, di azioni e linee di gestione del territorio e delle zone umide, nel rispetto degli accordi e delle convenzioni internazionali inerenti la gestione delle zone umide, con particolare riferimento all’azione di collaborazione concertata a lungo termine predisposta dall’Unione europea, mediante l’adesione diretta della Regione del Veneto al programma comunitario per le zone umide del Mediterraneo denominato MedWet;
b) assicurare la tutela, il mantenimento, il restauro, la valorizzazione e l’ottimale e razionale utilizzo e fruizione dell’ambiente naturale e antropizzato, storico, architettonico, paesaggistico e archeologico, e delle sue risorse;
c) assicurare la fruizione del territorio a fini ricreativi, scientifici, culturali e didattici;
d) promuovere, anche mediante la predisposizione di adeguati sostegni tecnico-finanziari, le attività di conservazione, manutenzione, valorizzazione, ottimale gestione, fruizione e ripristino anche funzionale degli elementi naturali e storici caratterizzanti l’area;
e) promuovere, anche mediante la predisposizione di adeguati sostegni tecnico-finanziari, le attività economiche, ricreative, sociali e culturali, turistiche e di servizio tipiche dell’area e di possibile sviluppo futuro, nel rispetto delle finalità della presente legge;
f) assicurare la promozione dello sviluppo del sistema economico e insediativo, in armonia con le finalità della presente legge, attivando e promuovendo iniziative promozionali e di ricerca e sperimentazione scientifica e tecnologica, atte a valorizzare le produzioni ed i servizi tipici dell’area;
g) promuovere le funzioni di servizio per il tempo libero e di organizzazione del flussi turistici nelle zone del Delta del Po;
h) promuovere e valorizzare l’immagine del Delta del Po rodigino anche con l’uso di mezzi multimediali;
i) tutelare il suolo e il sottosuolo, la flora, la fauna, l’acqua e l’aria;
l) assicurare la protezione del territorio ai fini della sicurezza idraulica, in armonia con le finalità della presente legge, promuovendo a tutti i livelli la difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici;
m) promuovere la difesa, ricostituzione, valorizzazione della flora e degli equilibri fitocenotici del soprassuolo vegetazionale;
n) promuovere la difesa, ricostituzione, valorizzazione dei valori faunistici e degli equilibri zoocenotici;
o) garantire e promuovere la valorizzazione, l’incremento e l’utilizzo razionale delle risorse naturali, storiche, culturali, paesaggistiche ed economiche, al fine di garantire e promuovere lo sviluppo economico, sociale e culturale delle popolazioni del Delta del Po rodigino e di assicurare loro una migliore qualità della vita. 3. Per i fini di cui al comma 2, la presente legge promuove la predisposizione e l’adozione di un Piano economico-sociale, a carattere pluriennale, denominato Piano di tutela e sviluppo delle Comunità del Delta del Po rodigino, mirante alla promozione economica e sociale delle Comunità del Delta del Po attraverso il sostegno delle attività tipiche e alla piena valorizzazione delle potenzialità economiche del territorio ai fini dello sviluppo dell’occupazione.