Centrale:chi è il decisore?
martedì, luglio 12th, 2011Danilo Stoppa


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Danilo Stoppa


Rovigo, 06 luglio 2011 Comunicato Stampa
No di Legambiente alla modifica
della legge istitutiva del Parco del Delta
Appello al Consiglio a non approvare la modifica dell’articolo 30
Bertucco: “Costruzione di politiche di sviluppo complessivo basate su efficienza energetica, no leggi Ad Aziendam”
La posizione di Legambiente e della altre associazioni ambientaliste nel
convegno del 12 luglio presso l’Auditorium Venezze
Con una lettera indirizzata ai membri del Consiglio Regionale Veneto, Legambiente ribadisce la propria contrarietà alla modifica dell’art. 30 della Legge istitutiva del Parco del Delta del Po volta a facilitare l’iter burocratico per la riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Polesine Camerini.
GENT.MO CONSIGLIERE
In prossimità della discussione del disegno di legge regionale “Modifiche all’art. 30 della Legge Regionale 08.09.97 n. 36 Norme per l’istituzione del parco regionale del Delta del Po” ci permettiamo di portare alla Sua attenzione le nostre considerazioni sul ddl in esame e sulla questione energetica complessiva, con i legami indispensabili al problema occupazionale.
Quando la Legge regionale n. 36/97 fondava la propria scelta sui combustibili ammissibili nell’area parco, partiva da un giudizio di incompatibilità di combustibili fossili quali l’olio e il carbone, alla luce delle allora già avanzate analisi su quei materiali, analisi mai contraddette in seguito da nessuna istituzione scientifica nazionale e internazionale.
La relazione che accompagna il presente disegno di legge ritiene la legge “datata”, nel presupposto che “le nuove tecnologie di abbattimento siano tali da superare le riserve di allora”.
Tale presupposto si configura come un semplice atto di fede. Infatti, questo presupposto non è confermato neppure dal progetto Enel di riconversione della centrale di Polesine Camerini, e non poteva essere altrimenti, dato che i filtri che si intendono introdurre fanno parte delle tecnologie di vecchia data, seppur evoluti nel tempo.
La fiducia che il ddl pone nelle tecnologie si fonda sulle percentuali (%)di abbattimento dichiarate dal progetto, in virtù delle leggi italiane che stabiliscono limiti non assoluti (tonnellate di sostanza emesse), bensì relativi, ovvero concentrazioni nei fumi (in milligrammi per metrocubo), che pero’ possono essere aggirati attraverso la diluizione dei fumi immettendo in ingresso al camino aria dall’esterno, in modo che su in alto (nel caso di Porto Tolle 256 metri) all’uscita i valori misurati di concentrazione rientrano nei limiti di legge.
Le quantità di inquinanti emesse possono così ricadere sui territori circostanti colpendo le popolazioni (procedimenti penali in atto e passati in giudicato hanno accertato che questo è accaduto nella più che ventennale vita della centrale di Polesine Camerini) senza essere fuori legge. Ecco la trovata che aggira le norme, ma non i polmoni delle persone.
Il ddl proposto prevede l’abbattimento del 50% dei limiti previsti dal d.lgs. n. 152/06, escludendo i valori limite di emissione per metalli e loro composti, inclusi nella sez. 6 della parte II dell’all. II alla parte V del decreto.
E’ un caso che questo emendamento alla legge n. 36 si occupi solo delle sezioni 1,4 e 5?
Dobbiamo considerare questo ddl come un esempio illuminante di norma ad aziendam?
A maggior ragione dobbiamo considerarla tale se la confrontiamo con la massima attenzione che Arpav dedicava ai microinquinanti nel parere emesso il 29.06.09 a proposito del progetto di riconversione a carbone della centrale di Polesine Camerini.
E’ stata consultata Arpav in sede di redazione del presente ddl?
Arpav nel 2009 (due anni fa!) esprimeva riserve che sicuramente avvenivano in presenza proprio di quelle tecnologie che la relazione al ddl si affretta a considerare decisive per superare la “datata” legge n. 36.
Il ddl fa così cieco affidamento sulle nuove tecnologie, senza dimostrarne la loro capacità, in un impianto di grossa taglia, a contenere le grandi quantità di inquinanti (invitiamo il Consiglio Regionale in sede di dibattito a tradurre le concentrazioni nei fumi in quantità assolute. L’immagine di quanti inquinanti ricadono su un territorio sarà molto più chiara).
Si fa dunque conto sulla affidabilità di tecnologie costosissime (in cui i margini per aggirare la legge esistono, come si è detto), ignorando la questione centrale: l’energia inquinante costa molto meno dell’energia pulita, altrimenti se non fosse così nessuno comprerebbe quella sporca. E tra i combustibili fossili il metano è il combustibile senza dubbio di gran lunga più pulito, ma proprio per questo costa più del carbone.
Le aziende, nella loro ricerca di massimizzazione dei profitti (cosa legittima in regime di mercato) o aumentano i prezzi dei prodotti o minimizzano i costi. Quest’ultima soluzione è quella preferita da Enel che punta sul combustibile inquinante, che è più economico. Tale economicità (per l’azienda) si accompagna alle ricadute inquinanti sulle popolazioni, che si ritiene di bloccare usando mezzi di abbattimento che sono estremamente costosi (sia in fase di impianto che di gestione). Crediamo sia facile ravvisare la contraddizione fra ricerca del combustibile più economico e spesa ingente per l’abbattimento (negli stessi termini si pose la questione all’atto della nascita della centrale di Polesine Camerini: previsto l’uso dell’olio combustibile meno inquinante, si passò immediatamente a quello più inquinante “per questioni di economicità” e si dichiarò che i sistemi di abbattimento erano garanti. I procedimenti penali si sono incaricati negli anni di ristabilire tutt’altra verità).
Il Consiglio Regionale farebbe bene, in sede di dibattito, ad approfondire tale contraddizione richiedendo specifiche ricerche ad autorità scientifiche indipendenti.
La relazione che accompagna il ddl non fa alcun cenno al problema della CO2, che pure è riconosciuta come inquinante, non solo da istituzioni scientifiche, ma anche dalla Suprema Corte degli USA in un procedimento fra la Stato del Massachussets e cittadini.
Ma se pure fosse stata nominata la CO2, riteniamo che si sarebbe usata, anche per essa, un atto di fede che circola nel mondo dell’imprenditoria energetica: tutto si risolve con la CCS Carbon Capture and Storage.
Fine dichiarato della tecnologia “cattura e stoccaggio della CO2” è quello di ridurre l’impatto climatico causato dalla combustione di fonti fossili (massimamente il carbone). Processo promosso dall’industria del carbone ed aziende elettriche come giustificazione alla costruzione di nuove centrali a carbone.
Lo stesso progetto di riconversione di Polesine Camerini lo inserisce quale elemento di garanzia e dichiara il finanziamento di 100 milioni di Euro per esso. Peccato che il progetto di Enel per Polesine Camerini, diversamente da tutti gli altri in Europa, non indichi lo “storage concept”, in sostanza dove vogliono mettere la CO2. Non certo liquefarla e trasportarla tramite camion cisterna fino a qualche impianto. Cosa che avrebbe poco senso economico. Forse si intende mettere la CO2, data la collocazione territoriale della centrale nel Delta del Po, in qualche vecchio giacimento di gas metano esausto. Che sia l’uno o l’altro o altro ancora, nulla dice l’Enel al riguardo, sottraendosi così alle contestazioni di una scelta. Scelta che Enel farà all’indomani del via libera al carbone, senza che ci sia possibilità di contrastarne, a quel punto, gli effetti negativi ambientali. Un copione che il Polesine conosce da 30 anni a proposito delle scelte di combustibile per la centrale attualmente in attività.
Ci permettiamo di osservare che in campo scientifico, tantomeno in campi con effetti ambientali rilevanti, nessun dogma è ammesso. Né tantomeno reticenze sui propri intenti. Abbiamo fiducia che il Consiglio Regionale non voglia considerare come approvato a scatola chiusa questo importante aspetto del progetto di riconversione a carbone.
Tanto più che ricerche scientifiche indipendenti mostrano che:
stoccare la CO2 sottoterra è rischioso;
la CCS è tecnologia costosa (ancora una volta contraddicendo la scelta del carbone combustibile economico. A meno che non si conti sui soldi pubblici, quale che sia la provenienza: statale, comunitaria… Ma in questo caso alla convenienza per l’azienda non fa riscontro la convenienza per la comunità nazionale che paga sia in termini finanziari che di salute);
la CCS comporta notevoli rischi legali;
la CCS consuma molta energia, a tal punto che tra il 10% e il 40% dell’energia prodotta dalla centrale debba essere usata a tale scopo con rilevanti perdite di efficienza;
la CCS non arriverà in tempo a fermare i cambiamenti climatici.
Le rassicurazioni di Enel tendono a tranquillizzare l’opinione pubblica e le istituzioni nella tipica contrapposizione fra l’ipotesi prescelta (il carbone) e il nulla. In tale contrapposizione gioca un ruolo importante, giustificato e condivisibile, il mantenimento dell’occupazione.
L’ultimo rapporto dell’IPCC sulle fonti rinnovabili, fornisce indici di costo delle varie fonti energetiche (espressi da un rapporto $/kW; e differenziati in costi di costruzione degli impianti e costi di funzionamento-manutenzione) e indici di intensità occupazionale (espressi dal rapporto Unita Lavoro Annue – ULA/MW).
Applicando questi indici al valore complessivo dell’investimento che Enel effettuerebbe su Porto Tolle per la riconversione della centrale a carbone, possiamo dire che con 2.5 mld di euro:
I posti di lavoro sono sempre maggiori per gli investimenti in altre fonti, mentre nella fase di costruzione solo investimenti a biomasse sono inferiori al carbone (ma sono quasi 15 volte superiori i posti stabili di lavoro). Un calcolo simile può essere operato adottando gli indici di resa occupazionale ed ambientale individuati da Confindustria per l’efficienza energetica, nello studio “Proposte di Confindustria per il Piano Straordinario di EFFICIENZA ENERGETICA 2010″. Una elaborazione di quegli indici dice che investimenti in efficienza per un ammontare di 2,5 miliardi di euro corrispondono a:
A tutti i Consiglieri Regionali crediamo spetti il compito non di agevolare il piano di una azienda, ma di costruire politiche di espansione dell’occupazione complessiva, di riattivazione di un tessuto produttivo regionale che proprio dall’efficienza energetica trarrebbe stimoli forti, in virtù della virtuosa coincidenza fra dimensione produttiva prevalente nel Veneto e attività produttiva diffusa che è propria degli interventi di efficienza.
Se si mira a salvare 500-1000 posti di lavoro con il carbone a Polesine Camerini, si ricordi che optando per l’efficienza energetica si salvano gli stessi posti e ad essi si aggiungono decine di migliaia di posti in vari settori.
L’efficienza energetica è la soluzione coerente con i sacrosanti discorsi che istituzioni, forze politiche, sindacati e società civile fanno per tirare fuori in modo evolutivo l’economia del Veneto dallo stallo.
Michele Bertucco
Presidente Legambiente Veneto
Il 12 luglio alle ore 17.00, presso l’Auditorium Venezze a Rovigo, Legambiente, Italia Nostra, Wwf, Greenpeace e comitato “Cittadini Liberi” di Porto Tolle invitano il mondo politico, sindacale e civile ad un incontro finalizzato a ristabilire alcune verità sul progetto di riconversione della centrale di Polesine Camerini e ad esporre le proposte del mondo ambientalista riguardo nuove strategie di sviluppo, analizzando i diversi scenari possibili e dimostrando la fattibilità tecnica ed economica delle alternative. (vedi allegato)
Per informazioni:
Giorgia Businaro
Legambiente Volontariato Veneto
Corso del Popolo 276 – 45100 Rovigo
Tel: 0425 27520 – Fax: 0425 28072
g.businaro@legambienteveneto.it

ROVIGO – Luigi Migliorini, avvocato vulcanico ed ex commissario straordinario del Parco, si rivolge al governatore del Veneto, Luca Zaia, sulla questione del commissariamento, con una lettera aperta.
“Sono stato commissario straordinario dell’Ente Parco Delta del Po, con rinuncia all’indennità di carica e anche al rimborso delle spese vive, dal giugno 2005 all’ottobre 2006 e credo di aver svolto bene il mio ruolo, ad esempio adottando lo statuto dell’ente che ne era sprovvisto, istituendo un organo ancora incredibilmente mancante cioé la Comunità del Parco e adottando indirizzi per una radicale revisione della bozza di piano del parco, su cui si stava polemizzando da tempo, senza accorgersi che essa conteneva l’errore di fondo di prevedere la zonizzazione come se si trattasse di un parco nazionale, anziché di uno regionale. L’Ente Parco, a sensi dell’art. 34 della legge istitutiva è sottoposto da parte della Regione ai controlli di cui alla legge regionale 18/12/1993 n. 53, tra cui quello cosiddetto repressivo per persistente inattività o inefficienza: in base a tale norma fui nominato commissario straordinario. Quanto si è verificato in questo giorni non ha nulla a che vedere con il controllo repressivo, ma va inquadrato nell’ambito dell’art. 11 della stessa legge regionale n. 53/1993 secondo il quale la cessazione per qualsiasi causa degli organi dell’ente comporta l’automatico scioglimento e la nomina da parte della giunta regionale di un commissario. Perché si è verificata tale situazione? Perché lei non ha provveduto, come prescritto dall’art. 4 della legge regionale 22/7/1997 n. 27, entro quarantacinque giorni della scadenza del Consiglio, alla nomina dei nuovi consiglieri ed è, quanto meno strano che lei, anzichè adottare un atto rientrante nella sua competenza funzionale per far continuare l’attività dell’ente, ne abbia adottato, evidentemente salvo ratifica pena l’illegittimità, uno di competenza della giunta bloccando tale attività con inconvenienti evidenti dal momento che il commissario da lei nominato non è commissario straordinario a seguito di controllo repressivo (e quindi con tutti i poteri degli organi dell’ente) bensì commissario che può solo occuparsi dell’ordinaria amministrazione e adottare motivatamente atti urgenti. Per chiedere spiegazione di tutto ciò ed invitarla a por rimedio all’anomalia se fossi uno dei componenti designati dai vari enti territoriali a far parte del Consiglio del parco, le invierei una formale richiesta con specifico riferimento all’art. 328 secondo comma del codice penale secondo cui: ‘Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che entro trenta giorni dalla richiesta di chi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino ad euro 1.032’. Spero che qualcuno si attivi in tal senso”.
LEGAMBIENTE VENETO
COMUNICATO STAMPA
PARCO DEL DELTA: LEGAMBIENTE VENETO PREOCCUPATA PER IL COMMISSARIAMENTO DEL PARCO REGIONALE DEL DELTA DEL PO
Il lavoro svolto fino ad oggi dall’Ente Parco, con la presidenza prima di Saccardin e poi di Gennari, ha portato alla predisposizione del Piano Ambientale del Parco. Piano che, purtroppo, rischia di essere buttato alle ortiche, e con esso centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici già spesi.
Nella stessa settimana in cui si sarebbe dovuto adottare il piano (riunione fissata per il 15 novembre 2010) abbiamo assistito ad uno stop imposto dalla politica della speculazione contro i cittadini che da anni aspettavano che questo strumento venisse adottato.
La sintesi che è stata fatta dall’ex Presidente del Parco, Gennari, ad Adria in occasione del convegno organizzato da Legambiente Delta del Po è stata chiara e lampante. L’ex presidente aveva dichiarato di essere pronto a portare il piano ambientale ai voti nel consiglio del Parco forte dell’appoggio di 8 comuni, sapendo già che gli interessi, da noi, ritenuti “speculativi” presenti nel territorio di Porto Tolle avrebbero fatto mancare l’unanimità.
Ma la Lega Nord, minacciosa e spregiudicata, ha preferito far valere gli interessi degli speculatori di Boccasette e dell’Isola delle Conchiglie che già avevano ricevuto da Legambiente due bandiere nere per la proposta di inaccettabili “ecomostri” sulla costa del Delta.
Come Associazione, ma soprattutto come cittadini, riteniamo che appoggiare progetti di questo tipo contro gli interessi dell’intero territorio sia in sintonia con la peggiore politica affaristica e speculativa che credevamo defunta; ma evidentemente è una politica che la Lega nord nel Delta ritiene di rappresentare e di ripresentare.
Ancora più deprecabile è stato l’atteggiamento del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che ha deciso di ascoltare questi pericolosi e “interessati” consigli arrivando a commissariare il Parco del Delta del Po.
Legambiente vigilerà affinché in questa fase di commissariamento non siano stravolti gli obiettivi e gli indirizzi di tutela del territorio che l’Ente Parco si è dato.
Nel merito dei contenuti del piano ambientale, definito il miglior compromesso possibile dall’ex presidente, per adesso, come associazione, non possiamo esprimerci non avendo avuto modo di prenderne completa visione. Ma è senza dubbio indispensabile arrivare all’adozione di uno strumento che sbocchi, dopo 13 anni, l’immobilismo dell’Ente Parco del Delta del Veneto.
Chiediamo che questa fase di transizione cessi il prima possibile e che si arrivi all’adozione di un piano ambientale che individui finalmente il perimetro definitivo del parco, comprendendo all’interno almeno tutte le aree che già sono state identificate a parco con la Legge Regionale n. 36 del 1997, scanni compresi.
Rovigo, 21 novembre 2010
LEGAMBIENTE VENETO
Per comunicazioni: Legambiente Veneto Corso del Popolo, 276 45100 Rovigo tel. 042527520 fax 042528072 e-mail ufficiostampa@legambienteveneto.it
circolo Legambiente Delta del Po:

Quello che si è capito dal Convegno del 18 Novembre al Ridotto del Teatro di Adria (Un Parco 9 Comuni una comunità) è preoccupante. Noi del circolo di Legambiente Delta del Po siamo consapevoli che il nostro appello è paragonabile ad una lacrima nella pioggia, ma nonostante questo abbiamo speranza, speranza che qualcuno abbia ancora la volontà di crescere in umanità, rispetto e lealtà verso l’ambiente, verso l’economia del Delta.
Il nostro obiettivo consiste nel tramutare la sfiducia in speranza e la barbarie in umanità e sviluppo vero. Arrivati a questo punto non sarà facile, ma
almeno proviamoci. Lo stesso commissariamento di poche ore orsono va ad ostacolare la già lunga e difficile stada verso la salvaguardia e la valorizzazione del nostro territorio.
Il Delta ha sempre dato lavoro e sussistenza agli stessi abitanti in maniera dignitosa. Il pericolo idrogeologico è stato allontanato nel tempo grazie alle innumerevoli bonifiche e con le adeguate politiche di prevenzione (la storia insegna). Il Parco del Delta del Po esiste da 16 anni e da 30 se ne discute, in realtà è voluto dalla stragrande maggioranza dei cittadini però certe lobi che puntano su scelte energetiche discutibili e ad un tipo di agricoltura desertificante non lo vogliono e lo osteggino in tutte le maniere. Anche se il Parco e nato da anni non diventerà mai adulto, anzi con queste premesse rimarrà solo un’idea di sogno. La Regione Veneto non intende far maturare il Parco del Delta Po, per la ragione evidente che il Delta è uno spazio libero dove creare supporti energetici per il futuro del Veneto. Da tutto questo si trae poca speranza per il futuro ed assistiamo ad una graduale perdita sia in termini economici e sia in senso naturalistico.
Noi esortiamo i politici locali a ribellarsi verso questo destino, perché pensiamo che la nostra terra abbia una dignità ed uno scopo, quello di vivere in pace in benessere ed in sicurezza nel Delta
.
Questa perdita di speranza deriva dalle mille difficoltà che il Parco ha incontrato lungo il suo cammino, anche se voluto e desiderato da quasi tutti. Gli interessi per il nostro territorio sono molto più potenti del voler bene dei cittadini al Parco. Chi vede solo profitto immediato da questi spazzi pieni di vita non può certo voler bene al Delta, con il tempo andranno via lasciandoci solo le macerie di quello che hanno fatto e noi ci troveremo senza lavoro e senza Delta. In natura il Delta ha uno scopo ben preciso che è quello di portare l’acqua al mare, nei secoli l’uomo ha impedito questo scopo per crearsi il proprio habitat, ma se ora iniziamo a pensarlo come un polo energetico e industriale sarà la fine di un popolo e di una terra che tanto si erano dati l’uno con l’altro.
Crediamo invece alle POTENZIALITA’ intrinseche del Nostro Territorio volte a favorire il turismo (abilitando l’accesso a finanziamenti europei volti alla salvaguardia del territorio); all’ammodernamento tecnico e manutentivo delle strutture di regimazione delle acque e di regolazione dei corsi d’acqua (non scordiamo che il nostro territorio è identificato come uno dei luoghi a più alto rischio idrogeologico a livello nazionale); al loro miglioramento turistico e recettivo; alla salvaguardia del suolo e della sua fertilità che dovrà costituire un potenziale per la coltivazione prodotti tipici caratterizzanti (frutto di una attenta programmazione); consideriamo anche i limiti che regolamenteranno la comunità aventi il solo obiettivo di tutelare il partimonio infrastrutturale e residenziale del Polesine, non si tratta di ostacoli o vincoli ma solo norme dettate da regolamenti Europei volti a mantenere un certo stile e dei canoni che ci caratterizzano come abitanti di un territorio dalle infinite potenzialità.
Responsabilizziamoci tutti ed assicureremo alle future generazioni un territorio con prospettive di qualità di vita migliori.
Ricevuto da Carlo Costantini, Cavarzere:
Di seguito pubblichiamo l’Interrogazione urgente presentata in Consiglio Regionale dal Gruppo PRC-Federazione della Sinistra (P.Pettenò) . Come si vede ciò che era stato anticipato durante il dibattito sul Parco ieri sera ad Adria , era proprio vero: L’ente Parco è stato commissariato dal Presidente della Regione Zaia con la motivazione che la Giunta regionale non ha nominato i propri 4 rappresentanti nel Consiglio dell’Ente. Siamo oltre ogni limite della decenza oltre che della legalità, il che è un’ulteriore elemento che fa ritenere che l’asse Lega-PdL (Zaia-Chisso) sta producendo ancora più disastri nel governo del territorio del Veneto di quanto non abbia già fatto in precedenza Galan. Se le motivazioni del Commissariamento addotte da Zaia sono queste (quelle vere le conosciamo e la dicono lunga di quale sia il senso dello stato e delle regole secondo la Lega) , un Presidente e un Consiglio del Parco minimamente dotati di dignità dovrebbero adire le vie legali , sia in sede amministrativa (TAR) che penale (abuso d’ufficio?) , mentre i Comitati e le Associazioni ambientaliste a mio avviso dovrebbero rivolgersi al Presidente della Repubblica.
Premesso che:
-con decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 254 del 18 novembre 2010 si è nominato Commissario Straordinario del Parco regionale del Delta del Po il dott. Mauro Giovanni Viti;
dato che:
…
-l´art. 17 della L.R. 36 del 1997 istitutiva del Parco del Delta del Po prevede il Consiglio dell´Ente parco é nominato con decreto del Presidente della Giunta regionale ed é composto dai sindaci e dagli assessori dei comuni del territorio, dal presidente e dall´assessore competente della provincia di Rovigo nonché da quattro componenti nominati dal presidente della Giunta regionale;
-l´Ente è stato commissariato perché il consiglio non è stato rinnovato completamente, in quanto mancava la nomina dei quattro consiglieri che dovevano essere designati dalla Giunta regionale entro il 4 ottobre u.s., termine prorogato ai sensi dell´art. 4 comma 2 della L.R. 27 del 1997 di quarantacinque giorni al 18 novembre, ma che il presidente Zaia non ha indicato;
considerato che:
-si palesa una situazione a dir poco assurda in cui il presidente Zaia ha commissariato l´Ente parco per sua stessa inadempienza;
ritenuto che:
-questo atto va contro il progetto di tutelare e far partire il Piano del Parco, che manca da tredici e che era finalmente sul punto d´arrivo;
-il Piano del Parco sia indispensabile per assicurare la necessaria tutela e valorizzazione dell´ambiente parco e dei suoi valori naturali ed ambientali;
preoccupato:
-che con questo commissariamento si vanifichi quel poco di credibilità che era rimasta all´Ente, e soprattutto si buttino via i tanti milioni di euro spesi in questi anni;
ciò premesso il sottoscritto consigliere regionale chiede alla Giunta nella persona del Presidente;
-di conoscere i veri motivi che hanno portato al commissariamento dell´Ente parco del Delta del Po, lasciando spirare inutilmente i termini previsti per la designazione dei quattro componenti del Consiglio di nomina regionale;
-di nominare al più presto i quattro componenti mancanti, per rendere nuovamente operativo l´Ente parco e giungere rapidamente alla stesura del Piano del Parco che si attende ormai da tredici anni. “”"
Legambiente circolo Delta del Po organizza una serata dibattito sul tema del Parco
Serata con politici dei 9 Comuni del Delta del Po e loro rappresentanti, associazioni Ambientaliste, enti vari, categorie di lavoratori interessate.
Scopo principale è far emergere tutti i pareri e capire perchè i Comuni sono tirchi nel far partecipare il loro territorio nel Parco.
Ci saranno molti responsabili politici e tecnici del Parco, enti vari, associazioni con rappresentanti.
I relatori : il Presidente del Parco Geremia Gennari,
Gustavo Defilippo del comitato scientifico Parco,
Eddi Boschetti WWF,
Donata Fischietti Italia Nostra,
Angelo Mancone Segretario Regionale Legambiente.
Il dibattito sarà aperto a tutti, ma bisognerà prenotarsi.
Opportunità per assaggiare le squisite Patate dolci di Valliera e del vino Biologico.
Si ringrazia il Comune di Adria Ass. Ambiente e l’associazione delle
patate dolci di Valliera per la collaborazione.
Ci sarà un tavolo con offerta di patate dolci di Valiera e vino da agricoltura biologica.
L’incontro e aperto a tutti i cittadini.

Le prime bozze dell’inserimento del territorio di Adria nel Parco del Delta del PO da parte dell’Amministrazione Comunale non erano sufficienti, ma avevano avuto un leggero incremento rispetto alle scorse amministrazioni. Da quando sono andati a protestare i cacciatori e altri pochi proprietari di terreni il Comune di Adria ha ridotto il territorio da annettere nel Parco a livello risibile. Per l’Amministrazione Comunale di Adria il Parco nel nostro Comune dovrebbe essere e sarà, solamente, gli argini dei fiumi che ci attraversano, che sono del Demanio.
Ma come vogliamo entrare nel Parco del Delta del Po? È così che la politica progetta il futuro dei nostri figli?
È evidente che il nostro sindaco il Parco non lo vuole. In campagna elettorale, però, lo volevano tutti ed Adria doveva essere il simbolo, la porta di entrata. Così si rinuncia ad incentivi, privilegi e proggetti per il futuro, si rinuncia alla storica funzione che Adria ha nei confronti del Delta.
La risposta che ci è stata data dai vertici dell’Amministrazione Comunale è: quando i contadini troveranno conveniente entrare nel Parco ci entreranno da soli. (questo sarebbe il progetto?)
Qualcuno ha detto che il Parco avrebbe diminuito il valore delle terre e diminuito la proprietà privata, come se il Parco fosse un concetto ideologico comunista. Nulla di più falso e fuorviante. Il Parco intende incentivare uno sviluppo sostenibile, conservare con il rispetto la nostra terra. Che il Delta possa essere visto anche dai nostri nipoti. Non toglie nulla alla proprietà privata, ma aggiunge solo il rispetto e l’amore anche per la terra e tutte gli esseri vivi e naturali che ci abitano. Ma è proprio il rispetto a mancare, il rispetto degli animali, delle piante, dei fiumi e soprattutto della terra deturpata dai veleni che si buttano nelle coltivazioni.
Per noi di Legambiente non è giusto che alcuni abbiano la libertà di desertificare il territorio.
Certo, che entrare nel Parco per essere più attenti e rispettosi, cominciare con una agricoltura almeno biologica, usufruire degli incentivi per i lavori artigianali, avere un nuovo assetto idraulico del territorio; questo non interessa a nessuno, ma tutto questo non lo hanno spiegato anche se fosse più conveniente.
Circolo Legambiente Delta del Po
Il Delta va amato
Il bene comune ci dovrebbe guidare a delle scelte per il futuro nel Parco del Delta del Po, ma di certo una economia agricola basata sul sfruttamento intensivo dei terreni porta alla desertificazione del Delta, nonché priva di ritorno economico.
L’importanza che Adria entri nel Parco del Delta del Po è indispensabile, non solo per ragioni naturalistiche o di prestigio, anche per l’archeologia e cultura per la città, ma soprattutto per un futuro progresso economico.
Per la popolazione del Delta è indispensabile vivere e lavorare conservando il più possibile a lungo il territorio, perché è proprio questo tipo di terra e acqua naturale che ci farà vivere anche economicamente in maniera responsabile, rispettosa ed economica nel futuro.
Non bisogna cedere ai “bracconieri” o predatori dell’ambiente che come scopo hanno solo il guadagno spropositato e la vendita della terra o dell’acqua, non amano il loro territorio lo sfruttano in maniera intensiva senza preoccuparsi della desertificazione, di fatto rendendo impossibile tramandare le tradizioni che sono sempre state sostenibili.
Oggi ci chiediamo come mai il Parco del Delta del Po del Veneto è di circa 12000 ettari, mentre quello dell’Emilia Romagna è di 40000 mila, ci sarà un motivo?
Come si può parlare di identità e cultura del Delta se qualcuno preferisce fare del Delta un polo energetico dove tutto viene messo a repentaglio compresa l’economia in generale.
Adria deve scegliere, deve entrare a pieno titolo nel Parco con una vasta zona di verde che per noi di Legambiente e dalla Regione Veneto è individuata come una zona ad alto rischio idrogeologico, di fatto la più bassa e vasta del Delta e dove potrebbero nascere delle zone umide anche per depurare l’acqua con la fitodepurazione. Questa zona è Bellombra, Bottrighe,Cavanella Po, Mazzorno Sinistro.
Per queste località si configurerebbero opportunità molto forti come finanziamenti dell’assetto idraulico e incentivi per nuove attività rispettose del territorio. (vedi incentivi Regionali Parco)
Per alcuni bisognerebbe rinunciare al parco, di fatto, rinunciare al bene comune?
Vogliamo ricordare Angelo Vassallo un Sindaco che ha realizzato concretamente i sogni di Legambiente. Vassallo ha fatto del suo paese un esempio di vivibilità e responsabilità verso il territorio in cui si vive. Pollica paese di 2500 abitanti inserito nel parco del Cilento è diventato un luogo dove vivere bene, in armonia, dove tutti vorrebbero abitarvi, ed ora questi “bracconieri” e mafiosi vorrebbero uccidere anche queste realtà.
Non solo si preleva dalla natura, ma bisogna anche dare, è sempre stato un principio basilare delle vecchie generazioni che di natura ne sapevano più di noi.
Circolo Legambiente Delta del Po.