Archive for the ‘nucleare’ Category

Per il Giappone e per l’umanità

sabato, aprile 9th, 2011

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Nucleare: un appello per il Giappone e per l’umanità

Tra le tante morti provocate dal nucleare, una è quella dell’informazione. Lanciamo un appello alle autorità giapponesi affinché venga evacuata la popolazione maggiormente a rischio intorno alla centrale nucleare di Fukushima e gli organi istituzionali forniscano a tutti i Paesi indicazioni precise sulla prevenzione medica dalle radiazioni. In gioco c’è il futuro del Giappone e forse dell’umanità intera.

di Paolo Ermani – 7 Aprile 2011

contaminazione fukushima
“Le notizie non sono quelle rassicuranti che ci vogliono propinare. Siamo a una tragedia simile se non maggiore di quella di Chernobyl”

Ci appelliamo alle autorità giapponesi, al popolo giapponese: avviate immediatamente l’evacuazione della popolazione in un raggio di almeno 50 chilometri dalla centrale di Fukushima e iniziate a prevedere piani di evacuazione anche oltre i 50 chilometri dalla centrale.

 

Qualsiasi paese dia il suo contributo scientifico, tecnico ed organizzativo per cercare di risolvere una situazione drammatica.

 

I tecnici, gli esperti, i burocrati, i politici non sanno bene cosa fare e si contraddicono continuamente ma ogni ora, ogni minuto che passa sono in pericolo migliaia di vite umane.

 

Basta giocare con la morte, basta barare per salvare un ridicolo orgoglio nazionale o gli azionisti e i loro sporchi soldi, in gioco c’è il futuro del Giappone e forse dell’umanità intera.

Sperano di farla franca perché le radiazioni non si vedono, non sempre uccidono all’istante e sono pochi gli organismi indipendenti in grado di fare misurazioni e controlli.

Ma andando a ricavare informazioni non dai media tradizionali foraggiati da politici e grandi fornitori di elettricità che nonostante la catastofe ancora sperano di ingozzarsi con i soldi del nucleare, le notizie non sono quelle rassicuranti che ci vogliono propinare.Siamo ad una tragedia simile se non maggiore di quella di Chernobyl.

 

Si avviino nei vari paesi interventi di prevenzione per contrastare la radioattività già arrivata e ancora in arrivo. Sono balle autentiche quelle che dicono che le radiazioni sono innocue, che non fanno nulla.

Altro che “Influenza A” planetaria inventata per ingrassare le case farmaceutiche, qui si tratta davvero di qualcosa di molto grave e caso mai proprio su questo bisogna mobilitarsi sanitariamente.

 

Quando non ci sono allarmi o veri pericoli, li creano e ci imbottiscono di medicine e vaccini che servono solo ad aumentare i profitti, quando ci sono reali emergenze cosa fanno? Nulla!

 

Noi non possiamo non fare sentire la nostra voce nella speranza che arrivi fino in Giappone e sia ascoltata.

 

Sia evacuata quindi al più presto la popolazione Giapponese maggiormente a rischio intorno alla centrale e gli organi istituzionali diano informazioni precise sulla prevenzione medica dalle radiazioni.

 

Non vi fidate della minimizzazione e censura dei media perché una morte tra le tante che semina il nucleare, è quella dell’informazione.

 

 

VAI AL DOSSIER SUL TERREMOTO GIAPPONESE E GLI INCIDENTI NUCLEARI

 

IL MODELLO é LA GERMANIA

venerdì, marzo 18th, 2011

Francesco Ferrante

“Lo spartiacque nella storia della tecnologia mondiale” ( così Merkel ha definito la tragedia di Fukushima) ha tolto dall’agenda del futuro energetico il nucleare, tanto che di “opzione zero” parla apertamente il Commissario europeo Oettinger, e impone definitivamente in tutto il mondo la marcia verso efficienza energetica e fonti rinnovabili. Una marcia che dovrà essere a tappe forzate, se vogliamo emanciparci presto e il più possibile dalla dipendenza dai fossili, e che premierà nella competizione globale i Paesi che meglio e più rapidamente saranno in grado di adeguarsi a questo scenario. Oggi in Europa c’è già una lepre che corre nella direzione giusta e più promettente: la Germania che già produce oltre 40 TWh con il vento (per capirci in Italia siamo a 8 TWh) e vuole superare i 100 Twh entro i prossimi 10 anni, che ha già istallato 16mila MW di fotovoltaico e conta di arrivare a 52mila MW nel 2020, che punta con forza sullo sviluppo compatibile delle agroenergie, per arrivare all’80% di energia elettrica nel 2050. Dovrebbe essere quello il modello da imitare. E infatti finalmente, seppur in grave ritardo, grazie ai provvedimenti presi nella scorsa legislatura, le rinnovabili stavano iniziando a decollare anche in Italia, arrivando a fornire l’anno scorso un quarto dell’intera produzione elettrica del nostro Paese. E allora che fanno Berlusconi e il suo Ministro Romani? Decidono improvvisamente di approvare un decreto il 3 marzo che di fatto taglia le gambe a questo che era una dei pochi settori che, in controtendenza con la crisi in atto, ha garantito sviluppo e occupazione. Oggi presso il Ministero dello Sviluppo economico finalmente il Governo incontrerà almeno qualcuno tra gli operatori del settore. Un incontro che nasce dalla protesta ampia che si è immediatamente propagata in tutto il Paese – da Padova dove lunedì scorso c’è stato il primo sciopero del fotovoltaico, al mezzogiorno. Una protesta, quella dei lavoratori e delle imprese, che ha visto il sostegno fermo e compatto del Pd sin dalle primissime ore, come aveva testimoniato il partecipatissimo incontro di giovedì scorso alla Camera, cui avevamo convocato associazioni e operatori, ma anche i rappresentanti dei Comuni gravemente penalizzati dal decreto approvato dal Governo. Mercoledì il gruppo del Pd della Camera è riuscito ad ottenere che venisse approvata all’unanimità una mozione parlamentare che impegna sostanzialmente il Governo a intervenire sui punti più negativi del suo stesso Decreto. Il testo approvato è frutto di un compromesso con la maggioranza che ovviamente ha cercato di evitare la completa sconfessione del suo Governo e forse per il Pd sarebbe stato più semplice, propagandisticamente, inchiodare Berlusconi e Romani all’errore drammatico compiuto, ponendo in votazione la propria mozione originale. Ma come ha detto in Aula Ermete Realacci: “abbiamo preferito una soluzione comune, perché abbiamo a cuore questo Paese, questo settore e il futuro dell’Italia.” Ora c’è una mozione importante perché è votata da tutti, che indica sostanzialmente il modello tedesco e chiede innanzitutto al Governo di rimediare agli errori compiuti nei confronti di chi aveva già programmato investimenti, affermando un principio che dovrebbe essere scontato: non si possono fare provvedimenti retroattivi. Dall’incontro di oggi devono venire risposte chiare sia alle richieste degli operatori sia alla mozione del Parlamento . La si smetta di inseguire improbabili “modelli francesi” (che non funzionano). La si smetta di ascoltare i suggerimenti di una Confindustria, incapace di rappresentare tutti i propri iscritti. e dei grandi ex monopolisti , miopi e disinteressati sulle rinnovabili. Insomma, per citare ancora il puntuale intervento di Realacci: “non si può legiferare sotto la pressione di interessi potenti, che hanno la testa rivoltata indietro, sotto la pressione di campagne di informazione fasulle: Romani ha dichiarato, e non ha smentito, che nel 2009 e nel 2010, ogni anno, 10 miliardi di euro sarebbero andati alle fonti rinnovabili. È falso”. La spesa per le rinnovabili in Italia lo scorso anno è stata di 2,7 miliardi di euro contro i 9 che pagano i tedeschi, ben contenti di farlo visti i risultati raggiunti per l’intero sistema economico del Paese. Ed è quello il sistema da utilizzare anche per ridurre progressivamente questi incentivi, accompagnando il progresso tecnologico che ci porterà in tempi ragionevoli alla grid parity La strada da seguire è chiara, il Governo la segua. Altrimenti la protesta nel Paese crescerà e il Pd saprà sostenerla con forza. FRANCESCO FERRANTE

Il Giappone rivive l’angoscia nucleare

mercoledì, marzo 16th, 2011

Corsa contro il tempo per evitare una catastrofe dopo le nuove esplosioni che hanno scosso la centrale di Fukushima

Il Giappone rivive l’angoscia nucleare

A cento chilometri da Tokyo registrati livelli di radioattività dieci volte superiori al normale TOKYO, 15.

Corsa contro il tempo in Giappone per evitare una catastrofe nucleare. Anche oggi – a quattro giorni dal devastante terremoto di magnitudo 9 sulla scala Richter – sono state segnalate due forti esplosioni e un incendio nella centrale atomica di Fukushima, 240 chilometri a nord della capitale. Dopo una sensibile, ma breve, impennata della radioattività, il pronto intervento degli operai specializzati ha permesso al livello di calare. Secondo fonti governative, il precedente rialzo temporaneo delle radiazioni nell’impianto potrebbe essere stato causato dalle emanazioni delle macerie rimaste contaminate dopo l’esplosione di ieri nel reattore numero due, piuttosto che da una fuoriuscita ininterrotta di particelle radioattive. Nel frattempo, le autorità metropolitane avevano reso noto che anche a Tokyo, dopo un rialzo delle radiazioni al di sopra della norma, nel pomeriggio di oggi se ne stava invece registrando una chiara riduzione. “La situazione sta ritornando alla normalità, ma occorre mantenere una stretta sorveglianza”, ha commentato un portavoce dell’assessorato della capitale alla Sanità. A Tokyo, il tasso di radioattività già anteriormente era comunque stato giudicato non pericoloso per l’uomo, a differenza di quello nell’impianto di Fukushima, dichiarato significativamente nocivo per l’organismo. Livelli di radioattività dieci volte superiori alla norma sono invece stati registrati a Maebashi, città a circa 100 chilometri a nord di Tokyo. Le esplosioni odierne si sono verificate nei reattori 2 e 4. Nei giorni scorsi erano stati registrati deflagrazioni nei reattori 1 e 3. L’incendio, invece, è divampato nel deposito stagno di combustibile esaurito della centrale. Il gestore della centrale, la Tepco, e l’Autorità giapponese per la sicurezza nucleare e industriale hanno confermato stamane che sono integri i contenitori del nocciolo dei reattori 1, 2 e 3 della centrale di Fukushima. Nonostante ciò, il premier, Naoto Kan, ha detto che la zona di sgombero attorno all’impianto è stata ampliata a 30 chilometri, mentre sono stati fatti allontanare tutti gli abitanti che risiedevano entro un raggio di 20 chilometri da Fukushima. Gli esperti dell’Agenzia internazionale per l’Energia atomica sono quotidianamente in contatto con il Governo nipponico per seguire da vicino l’evolversi della situazione. Quanto accaduto in Giappone ha avuto immediate ripercussioni in Europa. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha annunciato la chiusura immediata e per tre mesi dei sette reattori messi in servizio in Germania prima del 1980. Merkel ha deciso inoltre una moratoria di tre mesi sulla decisione dell’anno scorso di prolungare la vita delle centrali tedesche ben oltre la scadenza fissata nel 2001 dall’allora Governo Schröder. Nel mondo, sono 442 i reattori nucleari attivi, concentrati in 29 Paesi. L’Europa occupa un ruolo di primo piano, con 148 impianti in 16 Paesi. La maggiore concentrazione di centrali si trova in Francia, che con 58 è al secondo posto dopo gli Stati Uniti, seguita a distanza dalla Gran Bretagna (19), Germania (17) e Svezia (10). Ai reattori già funzionanti ne vanno aggiunti 65 in fase di costruzione, 8 dei quali in Europa (due in Bulgaria, Romania e Slovacchia, e uno in Finlandia e in Francia). Attualmente, la Cina è il Paese dove è attivo il maggior numero di cantieri, con 27 centrali in costruzione. Intensa anche l’attività nella Federazione russa (11), seguita da India e Corea (5 ciascuno), Bulgaria, Giappone, Slovacchia e Ucraina (2) e, infine, Argentina, Brasile, Finlandia, Francia, Iran, Pakistan e Stati Uniti con una. Le autorità giapponesi hanno intanto confermato che le vittime accertate del terremoto e del conseguente tsunami sono 2.475, mentre risultano disperse 3.611 persone. Un bilancio, dunque, purtroppo ancora provvisorio, dato che la distruzione seminata dallo tsunami nel nordest del Paese fa ritenere che il conto finale sarà di decine di migliaia di vittime. E a distanza di 96 ore dal sisma, due persone, un uomo e una donna, sono state estratte vive oggi dalle macerie. Un’anziana è stata ritrovata nella città distrutta dal terremoto di Otsuchi, prefettura di Iwate. L’uomo è stato salvato nella città di Ishimaki, nella prefettura di Miyagi, una delle più devastate dal maremoto.(©L’Osservatore Romano 16 marzo 2011) [Index] [Top] [Home]

Un terremoto anche economico

di LUCA M. POSSATI Hanno ragione gli economisti secondo cui i terremoti in Asia, e soprattutto in Giappone, non sono soltanto fenomeni geologici, ma anche politici. Fenomeni che, nella loro tragicità, acquistano un potente significato simbolico. Il sisma dell’11 marzo ha colpito duramente un’economia in profonda crisi, reduce da un decennio di stagnazione e che solo pochi mesi fa ha perso il titolo di secondo colosso mondiale cedendolo ai rivali di sempre: i cinesi. Ma il terremoto rischia d’innescare una brusca frenata anche per l’intera regione asiatica, aprendo una nuova fase della crisi globale. Difficile dire quali saranno le vere conseguenze. Per il momento, su tutti i mercati internazionali prevale la paura. La Borsa di Tokyo ha toccato oggi il ribasso record del 14 per cento, chiudendo a meno 10,55 per cento. L’indice allargato Topix ha segnato una caduta del 9,47 per cento: è il calo maggiore dall’ottobre 2008 e uno dei peggiori di sempre. Difficoltà anche a Wall Street, con il Dow Jones che ha ceduto ieri lo 0,43 per cento e il Nasdaq ben oltre lo 0,53. Per rassicurare gli investitori, la Banca centrale giapponese ha immesso nel sistema ulteriore liquidità. Ma l’allarme alla centrale di Fukushima rischia di vanificare ogni misura: dal nucleare dipende un terzo della fornitura elettrica del Paese. Alla fine degli anni Ottanta Tokyo era il centro motore dell’economia asiatica e correva alla pari con New York. Effetto di una reazione prodigiosa alla sconfitta bellica e alla difficile prova della ricostruzione. I numeri parlano da soli: nel 1950 il pil pro capite era solo il venti per cento di quello americano; quarant’anni dopo, nel 1995, una crescita straordinaria (pari all’otto per cento del pil annuo) portava il dato al 77 per cento. Alla fine degli anni Novanta, tuttavia, l’ingranaggio s’inceppava, fino a registrare tassi di sviluppo fermi allo 0,8 e un debito pubblico alle stelle. Nel trimestre da ottobre a dicembre 2010 il pil giapponese ha subito una flessione dello 0,3 per cento sui precedenti tre mesi e dell’1,1 per cento annuale. A febbraio la produzione industriale ha segnato un rialzo mensile del 2,4 per cento a gennaio, molto al di sotto delle attese degli analisti. Secondo gli esperti, dopo il sisma dell’11 marzo Tokyo dovrà affrontare perdite per 170 miliardi di dollari: un conto finale superiore a quello del terribile terremoto di Kobe nel 1995. Eppure, non sono pochi gli analisti secondo i quali la catastrofe potrebbe addirittura avere ricadute positive per il Sol Levante. La ricostruzione potrebbe infatti attivare un volano scatenando un “ciclo di ripresa”. La storia insegna qualcosa: il disastro di Kobe costò il 2,5 del pil giapponese e nei seguenti sei mesi la borsa crollò del venticinque per cento. Tuttavia, l’attività economica si mostrò molto più resistente e lo spirito nipponico seppe reagire. (©L’Osservatore Romano 16 marzo 2011)

LEGAMBIENTE VENETO-energia nucleare

venerdì, febbraio 25th, 2011

COMUNICATO STAMPA

“ENERGIA: LA REGIONE VENETO NAVIGA A VISTA E FAVORISCE IL NUCLEARE”

LEGAMBIENTE INTERVIENE SULLE DECISIONI REGIONALI IN MATERIA DI ENERGIA

Legambiente Veneto esprime un plauso alla decisione del Consiglio Regionale del Veneto di approvare, all’interno della finanziaria 2011, una moratoria per gli impianti fotovoltaici a terra di grandi dimensioni e speculativi, così come di bloccare il proliferare di impianti a biomasse avulsi dalle vocazioni e dalle necessità territoriali.

“Meglio tardi che mai” – commenta Davide Sabbadin responsabile energia per l’associazione in Veneto – “a fine novembre, con una lettera spedita all’assessore regionale Conte, avevamo chiesto che anche il Veneto, come prevede la normativa nazionale, si dotasse delle linee guida per l’installazione di impianti di fonti rinnovabili per mettere fine ad una situazione di incertezza che da un lato penalizza fortemente con incertezze burocratiche i cittadini che vogliono fare impianti domestici, dall’altro favorisce troppo i grandi capitali speculativi a detrimento del territorio. Con questo articolo, la regione, pur inadempiente, mette una pezza alla situazione. I buoi sono in parte già scappati, ma chiudere il cancello era comunque necessario e doveroso”.

“Stupisce invece l’addizionale regionale applicata anche agli impianti di piccola taglia” -continua Sabbadin- “che esigenza c’era di gravare con l’ennesima piccola tassa sui cittadini virtuosi che aiutano l’ambiente? È il contrario della green tax, applicata in altri paesi”.

“La Regione Veneto non favorisce, con questo immobilismo, lo sviluppo delle rinnovabili a livello domestico, una vera e propria risorsa fondamentale per il nostro paese, se calcoliamo che il 35% del consumo energetico italiano è dato dal consumo domestico, dove solare, geotermia e biomasse possono liberare dalla schiavitù del petrolio. Invece la regione nella stessa finanziaria di fatto da via libera alla localizzazione in Veneto della centrale nucleare, come al solito predicando bene e razzolando male. Mentre il Popolo della Libertà continua con il suo stolido appoggio al nucleare ideologico e privo di fondamenti economici, la Lega Nord prosegue in un atteggiamento ambiguo e offensivo dell’intelligenza dei cittadini veneti: a parole si dichiara contro e poi però vota sempre e comunque a favore del nucleare. Quel nucleare che porterà tra 20 anni il 10% circa dell’energia necessaria al paese, contro  il 40% raggiungibile con molti meno soldi e molto più posti di lavoro attraverso risparmio energetico e rinnovabili di piccola taglia. Le Piccole e Medie Imprese venete cosa ne pensano?”

Rovigo, 23 febbraio 2011

LEGAMBIENTE VENETO

Per costituire i comitati anti nucleare

martedì, febbraio 8th, 2011

AI CIRCOLI DI LEGAMBIENTE VENETO

Gentili Amici,

nei giorni scorsi si è costituito, come potete vedere dal comunicato allegato, il “Comitato Nazionale Vota Sì per fermare il Nucleare”.

Si tratta ora di costituire a livello regionale, provinciale e dove possibile a livello comunale i comitati referendari locali.

Già da domani contatterò le altre associazioni a livello regionale per costituire formalmente il Comitato a livello regionale. Vi chiedo di fare altrettanto a livello provinciale e comunale. Sarà importante, pur nella distinzione dei comitati, fare la campagna refendaria sia sui temi dell’acqua che del nucleare.

Qui sotto trovate la comunicazione del Presidente nazionale di Legambiente che vi fornisce ulteriori informazioni.

A presto.

Michele

Come forse sapete ieri si è costituito il Comitato nazionale Vota sì per
fermare il nucleare.
Del comitato fanno parte per ora le sigle che vedete nel com stampa ma molte
altre se ne aggiungeranno.
Abbiamo dovuto fare una costituzione formale dal notaio con tanto di statuto
e presidente (che sarei io), coordinamento (ancora da formalizzare)ecc. Il
comitato è del tutto autonomo da quello dell’IdV, è composto da
organizzazioni e singoli, i partiti ci stanno solo sotto forma di singoli
esponenti ma non come sigle.
Legambiente ovviamente metterà a punto una propria campagna, di cui
discuteremo anche nel direttivo del 5, ma, siccome il problema è il quorum,
dobbiamo da subito attivarci per creare a livello regionale e territoriale
Comitati Vota sì per fermare il nucleare, con lo stesso taglio aperto e
trasversale che abbiamo dato al Comitato nazionale, per coinvolgere il più
ampio numero possibile di organizzazioni e persone.
Per qualunque informazione potete parlare con Maria Maranò (06-86268415,
349-7440698)
Fatemi sapere come procede la costituzione dei comitati locali
Ciao
vittorio

>PER COSTITUIRE I COMITATI<

Roma, 3 febbraio 2011 Comunicato stampa

Nasce il Comitato “VOTA SI per fermare il nucleare”
Il mondo dell’associazionismo riunito per respingere la scelta di tornare all’atomo

Al via la costituzione del Comitato referendario contro il nucleare, aperto a tutte le organizzazioni e ai cittadini che intendono opporsi al ritorno all’energia dell’atomo. Lo schieramento unitario e trasversale intende coinvolgere i cittadini nel respingere per la seconda volta nella storia del Paese la scelta nucleare per incentivare, invece, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il risparmio energetico.
Tra i firmatari, che ieri hanno partecipato al primo incontro per costituire un fronte referendario, guidato dal mondo dell’associazionismo ci sono ACLI – dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della Terra, ARCI, Arci Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Focsiv-Volontari nel mondo, Forum Ambientalista, FIOM, Greenpeace, L’altro Quotidiano, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food, Terra! Onlus, VAS, WWF.
Inutile, rischioso e controproducente: sono questi i principi alla base del Comitato “Vota si per fermare il nucleare” che opererà per promuovere capillarmente sul territorio il diritto di partecipazione democratica a questa scelta del Paese.
Secondo il comitato, infatti, il nucleare non serve all’Italia, dal momento che il Paese ha una potenza elettrica installata di più di 100.000 megawatt, mentre il picco di consumi oggi non supera i 57.000 megawatt. Ma il nucleare non ridurrebbe neanche la dipendenza energetica dall’estero, perché l’Italia sarebbe costretta ad importare l’uranio, oltre alla tecnologia e ai brevetti.
La scelta dell’atomo continua, poi, ad essere rischiosa : anche per i reattori di terza generazione EPR in costruzione sono emersi, infatti, gravi problemi di sicurezza, come hanno denunciato, a novembre 2009, le Agenzie di Sicurezza di Francia, Regno Unito e Finlandia. Senza considerare che ancora non è stato risolto il problema di dove depositare in modo sicuro e definitivo le scorie.
L’energia nucleare è infine costosa e controproducente per le tasche dei cittadini e per l’economia del Paese. Per tornare all’atomo, infatti, bisognerebbe ricorrere a fondi pubblici e garanzie statali, quindi alle tasse e alle bollette pagate dai cittadini. Tutte risorse importanti, sottratte ai finanziamenti per la ricerca, per l’innovazione tecnologica, alla diffusione dell’efficienza energetica e le energie rinnovabili, quindi ad investimenti più moderni e incisivi da un punto di vista ambientale e occupazionale.
Secondo il Comitato, dunque, non c’è bisogno di nuova energia nucleare, ma semplicemente di incentivare la crescita delle fonti rinnovabili in sostituzione di quelle fossili: solo con la nascita di una vera e propria rivoluzione energetica, capace di contrastare i cambiamenti climatici, di innovare processi e prodotti sarà infatti possibile dare risposte concrete alla crisi economica.
Le adesioni al Comitato “Vota si per fermare il nucleare” sono aperte a cittadini, associazioni e organizzazioni che intendono aderire.
Ufficio stampa Legambiente tel 068626835-76-60-79
Ufficio stampa WWF Italia 06-844977377 – 0283133233

Centrale nucleare nel Mantovano

martedì, ottobre 26th, 2010

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2010/20-ottobre-2010/centrale-nucleare-mantovano-si-pdl-lega-tosi-compreso-1703991961759.shtml

AMBIENTE E TERRITORIO

Centrale nucleare nel Mantovano
Sì di Pdl e Lega (Tosi compreso)

Ipotesi Viadana, meno di 100 chilometri da Verona. Favorevole il sindaco: serve energia. Giorgetti: l’avrei fatta in Veneto. Legambiente: impatto devastante

La centrale nucleare che si trova in Slovenia, quindi non distante dal Veneto

VERONA — A volte ritornano. Dopo anni, o decenni. Così, come era tramontata, rispunta l’ipotesi di una centrale nucleare e riecheggia il nome di Viadana, cuore padano tra Mantova e il Po, tra i possibili quattro siti italiani che potrebbero ospitarne una. E mentre il paese agricolo del Mantovano comincia a rispolverare i cartelli di protesta di 25 anni fa, quando insorse contro l’ipotesi del nucleare sotto casa, anche nel Veronese si accende il dibattito. Perché Viadana è a neanche cento chilometri di A22: poco più di un’ora di strada. E il nucleare, da Chernobyl in poi, fa ancora paura. Il caso è esploso all’indomani delle dichiarazioni del ministro allo Sviluppo economico Paolo Romani, che ha ipotizzato in Lombardia uno dei siti per la costruzione delle quattro centrali nucleari pattuite con i francesi di Edf. Dove? Il Corriere della Lombardia ha quotato Viadana, già nell’elenco pre-referendum anni ’70. Luogo ideale, per la vicinanza all’acqua e l’area poco urbanizzata.

E se a livello nazionale insorgono i Verdi, in ambito locale il fronte del sì vede in testa il sindaco Flavio Tosi, l’assessore regionale Massimo Giorgetti e quello provinciale Fabio Venturi. Agli antipodi ambientalisti e Pd. Il pensiero di Tosi è che il nucleare serve: «Premesso che la decisione spetta al governo, dico che l’energia nucleare è la più pulita che ci sia, lo sostiene anche Umberto Veronesi, uno che di tumori se ne intende. E poiché la Pianura Padana è la zona d’Italia che consuma più energia, non mi stupirei del fatto che venisse realizzata una centrale da queste parti. L’importante è che sia sicura. D’altra parte, non è che siano lontane da noi quelle in Slovenia e in Francia». Più cauto il suo compagno di partito Venturi, che pur appartenendo al fronte del sì vuole prima avere in mano un progetto concreto: «Inutile esprimersi su ipotesi. Aspettiamo. Ma se così fosse, credo non ci sarebbe nulla da temere: dai tempi di Chernobyl si sono fatti passi da gigante. Ci sono centrali ad alta tecnologia e sicure».

Lo contraddice Michele Bertucco, di Legambiente, che ricorda come gli impianti non siano mai esenti da rischi: «I casi di incidente sono dietro l’angolo e l’impatto ambientale sarebbe devastante. Bisogna investire nelle energie alternative: fotovoltaico, eolico, geotermico e idroelettrico». Vincenzo D’Arienzo, candidato alla segreteria provinciale del Pd, prende di petto Tosi: «Alla faccia del federalismo, sta accettando che a casa nostra ci caccino di tutto: il Cie, l’inceneritore, le strade a pedaggio e ora pure il nucleare. Tutto il peggio arriva qui». L’assessore regionale all’Energia Massimo Giorgetti, dice sì «perché la scelta nucleare è del governo visto che non abbiamo né gas, né petroli, né carbone e neppure metano». Agli ambientalisti ricorda che la Regione, sull’alternativo, sta deliberando a raffica: è di ieri il via libera all’impianto eolico di Rivoli Veronese, che si aggiunge a decine di strutture per fotovoltaico e biomasse. Per Giorgetti però è un male che la centrale nucleare sorga in Lombardia e non in Veneto. «Sto con Galan più che con Zaia: l’avessimo fatta in territorio nostro, avremmo potuto aprire trattative come abbiamo fatto con Porto Tolle. Lì, abbiamo portato a casa qualche miliardo di euro per investimenti in loco. Se la centrale finisce a Viadana, ci beccheremo solo i rischi senza i benefici. Ma ugualmente andrà fatto un tavolo di concertazione con il governo, in quanto regione di confine».

Laura Lorenzini
20 ottobre 2010

L’Arena

È scontro tra Tosi e Miozzi
per il nucleare vicino alla città

AMBIENTE. Pareri controversi dopo l’anticipazione del ministro allo sviluppo economico Romani sulla possibilità di realizzare una centrale tra Mantova e Cremona. Il presidente della Provincia: «No all’impianto a due passi dall’Arena». Il sindaco:«Siamo già in ritardo. Sì a una struttura nel nord Italia»

20/10/2010

Verona. S’infiamma il dibattito sull’energia nucleare e sull’opportunità di costruire nuove centrali in Italia dopo le dichiarazioni del ministro allo sviluppo Paolo Romani sulla possibilità di costruirne una tra Mantova e Cremona. Sulla questione si era espresso a suo tempo anche il governatore del Veneto Luca Zaia il quale, proprio all’indomani della sua elezione, aveva affermato di essere favorevole al nucleare ma anche di essere contrario alla costruzione di una centrale in Veneto, «troppo antropizzato», aveva ribadito e dove, comunque, già esistono due grandi impianti, il rigassificatore e la centrale a carbone di Porto Tolle, a cui si è aggiunta anche la centrale a idrogeno di Fusina che riutilizza il materiale di scarto del polo industriale di Marghera per la produzione di elettricità.
Ma anche nel centrodestra le posizioni risultano contrastanti. Il presidente della Provincia, Giovanni Miozzi, non è d’accordo sulla realizzazione di una centrale nucleare vicino a Verona:«Sono fortemente preoccupato per la scelta di Mantova che è troppo vicina a Verona. La Regione del Veneto, con il suo presidente Zaia, ha già dato parere negativo alla possibilità di avere in Veneto una centrale nucleare: una centrale a due passi dall’Arena, per quanto in un’altra Regione, è dunque una decisione ridicola. Per assurdo, se la centrale venisse ospitata in Veneto, avrei meno problemi: la Lombardia beneficerà infatti dei vantaggi economici di ospitare un sito nucleare, mentre noi veronesi avremo solo gli svantaggi di confinare con Mantova. Spero ci sia ancora il tempo per modificare questa decisione».
Favorevole, invece, il sindaco Flavio Tosi. «Il nucleare è una scelta indispensabile. L’Italia è già in ritardo spaventoso grazie al referendum (fu nel 1987, ndr) che bloccò la costruzione delle centrali nucleari. Io sono invece favorevole a questa scelta. Oggi il nucleare è sicuro, ci sono controlli ferrei sulle centrali. Il discorso del luogo dove si fanno non è così determinante se pensiamo a eventuali incidenti. Farla in Lombardia o in Emilia o in Toscana cambia poco. È chiaro che devono essere rispettati precisi requisiti di sicurezza, come evitare di costruire questi impianti in luoghi a elevato rischio sismico. Ben venga una decisione del Governo nell’individuare un sito idoneo. A mio avviso una centrale nucleare nella pianura Padana, che è l’area più industrializzata d’Italia, ci dovrebbe essere, anche nel rispetto di quella norma che stabilisce la costruzione di questi impianti non lontano dalle aree dove serve l’energia che producono. Inoltre una centrale nucleare al nord è utile perchè porta occupazione e investimenti».E.CARD.

Grande manifestazione anti NUCLEARE

lunedì, settembre 6th, 2010

Le immagini parlano da sole.  Lido di Venezia 4/settembre/2010

Alla mostra del cinema a Venezia si è fatta una grande manifestazione antinucleare di quasi tutti i comitati ed associazioni del Veneto. Naturalmente i media ne hanno dato poco conto, ma sembra che alla mostra internazionale abbia avuto un notevole effetto politico e per quanto poco la popolazione ne sia venuta a conoscenza.

Bravissimi i partecipanti che hanno sfilato in maniera pacifica ma incisiva sulle strade del Lido.

Certi delle ragioni anti nucleari e dei pareri della gran parte dei italiani si tenta di far notare il non senso del Nucleare.

Le risposte giuste alle domande sbagliate sono perlomeno inutili ma, spesso, anche pericolose. E il nucleare è una pericolosa risposta ad una pessima domanda.

5 / 9 / 2010 Coordinamento Comitati Ambiente Polesine


Mostra del Cinema, Venezia. Applausi. “Don’t nuke me”: finalmente un film diverso, un newrealismo italiano con bravissimi attori tutti non professionisti. Presa diretta, camera a mano e tutto in esterni, perché non parla – o solo indirettamente – dei palazzi e delle stanze del potere, delle decisioni prese su un canovaccio scritto da mediocri cricche di affaristi che cricche di attori professionisti della compagnia politicienne inscenano poi nel teatro della democrazia, per convincere un pubblico il cui unico potere, del resto, coincide con il suo obbligo: pagare il biglietto.

“Don’t nuke me” è un film virale. Chi lo vede ne è protagonista e lo può replicare, ampliare, diffondere, radicalizzare, perché il soggetto del film è, in fondo, semplice e lineare: “ribellarsi è giusto” (che è anche il sottotitolo), di fronte alla violenza che viene scaricata sulle vite di tutti, sulle comunità locali, sulla nostra terra e sull’ecosistema, reclamare indietro la sovranità è giusto, costruire un’autodifesa è giusto.

Il primo ciack l’hanno girato il 4 settembre oltre 1000 persone che, partendo da Venezia, Padova, Chioggia e Vicenza, si sono ritrovate al Lido di Venezia, dando vita ad un corteo colorato, vivace, determinato a testimoniare che non c’è spazio né per il nucleare né per altri veleni in questa terra già martoriata dalla chimica, dai rifiuti e dalla generazione di energia sporca.

La prima autodifesa è riprendersi il potere delle parole, del linguaggio:

                           Le parole per sempre conterranno il loro potere.

                           Le parole offrono la via al significato

                           e per quelli che ascoltano mostrano la verità.

                           E la verità è che c’è qualcosa di orribilmente sbagliato in questo mondo.

                           Giustizia, libertà, dignità sono più che solo parole: sono prospettive.

                                         (liberamente ascoltato da V per Vendetta)

Il potere delle parole ci dice che se il nucleare è la risposta giusta, allora il problema è la domanda. Che è evidentemente sbagliata.

Una domanda che si chiede come mettere ancora una volta, e ancora di più, tutto un pianeta a disposizione del profitto e dell’accumulazione. Una domanda che si chiede come esercitare controllo, come ingabbiare la vita di tutti e di ciascuno nelle forme e nei modi che siano utili a mantenere in piedi un sistema di nessi sociali e produttivi che ha portato a ciò che abbiamo di fronte: società allo sfascio, ingiustizie insopportabili, predazioni indegne di beni comuni, disastri ambientali e l’esaurimento delle risorse necessarie alla vita.

Una domanda che non si chiede come restituire giustizia e dignità ovunque, ora e subito, che non si chiede come consegnare ai nostri figli un mondo in cui vivere sia più bello di ora.

Una domanda ricca di bilanci ma non di prospettive, di interessi miserabili ma non di slanci e di entusiasmi.

Una domanda che non è nemmeno intelligente quel poco sufficiente a comprendere che l’accumulazione infinita non può avere un futuro in un mondo finito. Una domanda che in realtà non può essere diversa da sé stessa perché parte dai presupposti sbagliati: che la legge zero della dinamica sia il mercato.

Poiché le risposte giuste alle domande sbagliate non servono a nulla – e sono spesso molto pericolose – mostrare un altro film, veramente newreal, significa rigettare non solo la riposta irricevibile, ma anche la domanda. Significa sparigliare, portare sconcerto al concerto ordinato dei fiati e dei tromboni, cambiando la chiave e le regole degli s-partiti.

Ora le domande le fanno i ladri di biciclette, partendo dalla vita reale di tutti e di ciascuno, che parla di terre avvelenate, di clima che cambia, di beni comuni, di cura e preservazione, di reddito insufficiente e di bios che proprio si è scocciato di essere ritenuto e messo a servizio in tutto il suo tempo, le sue attitudini, la sua potenza, financo nel suo dna.

Non ci dispiace affatto per il disappunto dei vari partiti democratici che non riescono più a condurre i dibattiti autistici sui loro palcoscenici: non solo non siamo più disposti a pagare il biglietto, né a rimanere in platea, ma addirittura smontiamo e rimontiamo i palchi, i copioni, gli spartiti. Presa diretta.

La produzione di energia oggi è come il portare acqua con un secchio pieno di buchi. La risposta giusta alla domanda sbagliata consiste nel continuare ad aggiungere secchi pieni di buchi. È ovvio che la risposta giusta è pericolosa e la domanda è sbagliata, per chiunque abbia una prospettiva diversa dal vendere sempre più acqua senza curarsi di quante ce n’è, arraffare il malloppo e poi.. ah già. E poi?

Noi tutte e tutti, che subiamo il comando, paghiamo l’acqua e siamo quelli che lavorano portando i secchi e svuotandoli dove ci viene detto, abbiamo deciso che vogliamo vedere un altro film. Che vogliamo scrivere un altro film. A partire dalla domande giuste, che si chiedono come si costruisce indipendenza per tutte le comunità ovunque, come si costruisce la possibilità di godere e condividere invece che di consumare e arraffare, come si garantiscono giustizia e dignità invece che comando e precarietà. Chiedono che la vita si autodetermini come più le aggrada invece che come è utile alla produzione. Si chiedono come si garantisce il reddito a tutte e a tutti – in ogni forma a partire dall’energia e dai beni comuni necessari e utili ad una buona vita – invece che un salario di indubbia indecenza.

In definitiva, prima di recepire le risposte – e pagarle di tasca nostra – vogliamo ridiscutere le domande. A cosa serve l’energia? Quanta ne serve? Chi la comanda e chi decide cosa serve e a chi serve? Per il momento a rispondere è il mercato che non è conosciuto per dare risposte oneste nemmeno alle domande che lo interessano.

Non è vero che l’uranio durerà per millenni, per lo meno non avendo lo stesso prezzo di ora e non richiedendo la stessa energia di ora per essere estratto e lavorato.

Non è vero che il nucleare non produce anidride carbonica e in generale non incide sui cambiamenti climatici; e lo farà in misura esponenzialmente crescente mano a mano che l’uranio disponibile richiederà sempre più energia per essere reso utile. E ciò avverrà tanto più velocemente quanto maggior uso se ne farà.

Non è vero che il nucleare è più conveniente di altre fonti energetiche. Non lo è energeticamente, quanto meno considerando che il 30-40% dell’energia che produce serve solo ad esistere, ovvero a costruire e smantellare fisicamente le centrali. Non lo è economicamente, almeno se si mettono a bilancio tutti i costi nescosti nella fiscalità generale.

Del resto, la maggiore convenienza consiste nelle spese che non si fanno. Incrociando i dati di un rilancio nucleare in italia con le previsioni prudenti dell’energy outlook dell’unione europea si scopre che le centrali che potremmo avere nel 2030 produrrebbero circa un terzo dell’energia che potremmo semplicemente non usare investendo nella ricerca sull’efficienza energetica. Ovvero, potremmo, con investimenti molto minori, non dover usare almeno tre volte tanta energia quanta ne produrremmo con la quantità di centrali nucleari che possiamo pensare di costruire (senza contare i costi energetici di costruzione, smantellamento e quelli senzafine di gestione dello stoccaggio).

Quanta intelligenza serve per trarne una conclusione?

Non è vero che le centrali sono “sicure”: riprendiamoci il potere delle parole e della conoscenza. La statistica ed il rischio tecnologico non spariscono per compiacere al mercato. Con sviariati trilioni di dollari in sviluppo e ricerca nell’ar co di 30 anni è ragionevole aspettarsi che con una prospettiva di crescita che arrivi al 30% di produzione mondiale di energia elettrica con il nucleare ci si attenda un incidente grave quanto Cernobyl ogni 50 anni. E a scalare si aggiungono proporzionalmente gli incidenti “meno gravi”, in numero crescente e maggiormente diffusi quanto “minore” ne è la gravità.

Non è vero che il confinamento delle scorie è un problema risolto: non esiste un solo deposito al mondo ritenuto sicuro, a meno che con “sicuro” non si intenda “sicuro di non essere svelato per quello che è”. Per restituire la cifra (anche umoristica) della sfida basta considerare che una commissione del governo USA incaricata di trovare un sistema simbolico efficace per segnalare un pericolo mortale a qualsiasi essere umano nel futuro, ha fallito. Non è sorprendente, considerando che si tratta di trasmettere un messaggio lungo un arco temporale 100 volte più lungo di tutta la storia del linguaggio umano.

Se allora esisteranno ancora gli insulti, certamente riguarderanno in buona misura noi, i cari antenati che con molto poca eleganza lasciarono allegramente in eredità milioni di tonnellate di scorie radioattive per centinaia di migliaia di anni a venire.

Ma ciò per molti potrebbe anche essere un trascurabile dettaglio di folklore.

Ciò che non è trascurabile è invece il fatto che l’organizzazione della rete energetica è connessa e isomorfa alla gerarchia delle leve di comando, ovvero alla rete complessa di nessi e dispositivi che determina, configura, costringe l’accesso ai mezzi per la soddisfazione dei nostri bisogni ed i mezzi stessi, e perimetrano le nostra attività, incanalandoci nelle pipelines utili alla produzione e, in generale, all’estrazione di ricchezza da ogni istante della vita, a partire dai deisideri.

Sorgenti e produzioni centralizzate e militarizzabili, e militarizzate, come gli idrocarburi ed il nucleare, escludono a priori ogni democraticità nell’organizzarne l’utilizzo e la distribuzione, e quindi nel definire e governare le forme e i modi del vivere, contemporaneamente riversando sui popoli la doppia nemesi degli sconvolgimenti ambientali, che rendono inospitali frazioni sempre più ampie del pianeta, e dei conflitti che necessariamente sono innescati dal drenaggio delle risorse, energetiche e non, verso i nodi centrali dell’accumulazione di ricchezza.

Come mantenere tutto ciò il più a lungo possibile è esattamente la pessima domanda per cui il nucleare è una delle ottime risposte, poiché contribuisce per un breve periodo di tempo a vestire il re.

Nucleare “abbiamo sbagliato tutto”

venerdì, giugno 18th, 2010
Nucleare, dichiarazione choc di uno scienziato americano: “abbiamo sbagliato tutto”
Redazione “Il Ponente”
Ernest J. Sternglass Quella che segue è la traduzione letterale di una lettera indirizzata da un luminare della scienza medica, il dottor Ernest J. Sternglass, al Dr. Steven Chu, Segretario dell’Energia degli Stati Uniti. L’originale in lingua inglese si può trovare qui.

Vi scrivo per farvi conoscere un errore tragico e poco noto che è stato fatto dalla comunità dei medica e dei fisici, come me, durante i primi anni della Guerra Fredda, che ha avuto un ruolo importante nella crescita enorme dell’ incidenza di malattie croniche come il cancro e il diabete, e quindi del costo dell’assistenza sanitaria nella nostra nazione.
L’errore è stato quello di presumere che l’esposizione a radiazioni della popolazione a causa della piccola quantità di fallout da esperimenti con armi nucleari o conseguente al funzionamento dei reattori nucleari non avrebbe alcun effetto negativo sulla salute umana.
Questa ipotesi era basata sulla nostra esperienza di mezzo secolo di studi che non hanno mostrato alcun aumento rilevabile nei tassi di cancro per le persone che sono state esposte a una o due dosi di raggi X a scopo diagnostico. Ciò che non è stato compreso è che gli elementi radioattivi creati nella fissione di uranio, non hanno prodotto soltanto un piccolo aumento della quantità ricevuta dall’esterno come dose naturale di fondo. Invece, le particelle e i gas prodotti nel processo di fissione e rilasciati nell’ambiente provocano danni da radiazioni di gran lunga maggiori di quelli provocati dai raggi X usati a scopo diagnostico, poiché i prodotti radioattivi di fissione e gli ossidi di uranio sono inalati e ingeriti con il latte, l’acqua potabile e il resto della dieta, concentrandosi in organi critici del corpo.

Così, lo iodio-131 “cerca” la tiroide e danneggia nola produzione di ormoni della crescita e favorisce il cancro della tiroide; lo stronzio-90 si
concentra nelle ossa dove “irradia” il midollo ematopoietico, provocando la leucemia (a partire dalle cellule poco differenziate), nonché danni ai globuli bianchi del sistema immunitario che combattono le cellule tumorali e i batteri; il Cesio- 137 si concentra nei “tessuti molli” come il seno e gli organi riproduttivi di maschi e femmine, e induce vari tipi di cancro in soggetti adulti, nei loro bambini così come nelle generazioni successive.
L’errore è stato aggravato dal fatto che nei primi anni ‘50, quando i test nucleari sono cominciati su larga scala in Nevada, non era noto che gli effetti negativi delle radiazioni sono decine o centinaia di volte più gravi per il bambino in via di sviluppo nel grembo della madre e i per bambini in genere che non per gli adulti, nei quali erano state studiate le conseguenze delle esposizioni mediche a raggi X.
Né si è scoperto, fino ai primi anni ‘70, che le esposizioni prolungate a radiazioni da prodotti di fissione a lunga vita che si accumulano nel corpo, sono molto più pericolose della stessa dose totale ricevuta in una breve esposizione ai raggi X.
Come risultato di questa mancanza di conoscenze, a quel tempo i funzionari governativi poterono rassicurare la popolazione preoccupata che i bassi livelli di fallout nucleare prodotti dai test in Nevada non avrebbero prodotto effetti negativi, e sottolineano i benefici potenziali dell’atomo pacifico. Così, a metà degli anni 1950, il presidente Eisenhower poté di dichiarare che le “sporche centrali elettriche a carbone avrebbero potuto essere sostituite da “energia nucleare pulita troppo a buon mercato perché se ne potesse calcolare il costo”.
Così si dette inizio ad un programma di costruzione di un gran numero di impianti nucleari che ebbero il permesso di scaricare piccole quantità di prodotti di fissione, comparabile con i livelli di ricadute atmosferiche dei test nucleari. Era anche il tempo della Guerra Fredda e migliaia di armi nucleari furono prodotte e testate come deterrente necessario per impedire all’Unione Sovietica di minacciare l’intera Europa.
NO NUKE
Pertanto, quando si è scoperto, nel 1960 che piccole quantità di prodotti di fissione causano danni molto maggiori rispetto alle previsioni, (non solo leucemie e altre forme di cancro, ma anche parti prematuri, basso peso alla nascita e mortalità infantile), tali risultati furono secretati dal nostro governo per paura che essi mettessero in pericolo il valore di deterrenza dell’arsenale nucleare.
Inoltre, quando un aumento dei costi sanitari ebbe inizio con l’avvio della grande sperimentazione nucleare in atmosfera, che aumentarono notevolmente con la costruzione di un centinaio di centrali nucleari a partire dagli anni ‘50, questo è stato imputato all’inefficienza del sistema e all’avidità delle aziende farmaceutiche, e non all’aumento di emissioni da centrali nucleari costruite in prossimità delle grandi città, che hanno contaminato il latte prodotto nei caseifici vicini.
I dettagli di questa storia possono essere trovati nel mio libro “Secret Fallout”, che può essere scaricato gratuitamente dal sito-web della
Radiation and Public Health www.radiation.org nonché in un elenco di due dozzine circa di articoli pubblicati su riviste scientifiche e in cinque libri pubblicati dai membri del RPHP.
Fortunatamente, il recente, rapido sviluppo delle energie alternative permette di intravedere la fine di questa tragedia, dal momento che è possibile convertire i vecchi impianti nucleari in centrali a gas naturale. Questo può essere fatto con un costo minimo rispetto a quello necessario alla costruzione di nuove centrali, nell’attesa che le sorgenti alternative (eolico, fonti geotermiche e idroelettriche) possano prendere il loro posto, come dimostra il caso della centrale di Fort St. Vrain nucleare vicino a Denver, Colorado, ora a gas naturale.
Se la nostra nazione che ha costruito i primi reattori e le prime armi nucleari annunciasse l’obiettivo di eliminare gradualmente reattori nucleari a fissione che producono anche il plutonio e trizio necessari per le armi nucleari, sviluppando la fusione nucleare e altre fonti alternative di energia non inquinanti, questo contribuirà a rendere più facile l’obiettivo dichiarato dal presidente Obama di un mondo libero da armi nucleari.
Così è possibile guardare a un mondo libero dal pericolo della distruzione della vita umana con armi nucleari da uranio arricchito o plutonio, che si producono solo in reattori a fissione, insieme con rifiuti nucleari altamente tossici, che restano letali per migliaia di anni
”.
Sinceramente.
Ernest J. Sternglass, Ph.D.
Professor Emeritus of Radiological Physics
University of Pittsburgh School of Medicine
Director of the Radiation and Public Health Project.

Fonte: www.savonaeponente.com

Carovana ANTINUCLEARE

venerdì, giugno 18th, 2010

Il Comitato Antinucleare di Legnago e Basso Veronese assieme ai Comitati Polesani e di Chioggia stanno preparando una manifestazione antinucleare prevista per sabato 17 luglio in occasione della Festa del Redentore a Venezia.

Partecipa anche tu!

Da Legnago una carovana di auto addobbate con le bandiere antinucleari percorrerà la Transpolesana raccogliendo via via altri partecipanti fino a Rovigo per poi proseguire verso Adria, fino a Chioggia.Qui, lasciata l’auto, si imbarcheranno su un barcone con il quale raggiungeranno Venezia dove il palcoscenico della Festa del Redentore darà la possibilità di far conoscere a tantissime persone l’opposizione veneta al nucleare. Ai fini organizzativi, soprattutto per l’affitto del barcone, abbiamo bisogno di conoscere il prima possibile quante persone intendono parteciparvi.

Per informazioni e adesioni:
Lino Pironato – Presidente Comitato Antinucleare di Legnago e Basso Veronese

Cell. 340 59 28 393 – Tel/Fax 0442 21142

E-mail: lp@vronline.it

http://comitatoantinuclearebassoveronese.blogspot.com/

Facebook http://www.facebook.com/search/?q=comitato+anti+nucleare+legnago&init=quick#/group.php?gid=245060961137&ref=ss

Youtube http://www.youtube.com/user/comitatoantinucleare

Liberiamo l’Italia dal nucleare!

domenica, aprile 25th, 2010

legambiente2

24, 25 e 26 aprile mobilitazione nazionale con iniziative lungo tutta la penisola per informare gli italiani sui rischi del nucleare.

Il 26 aprile del 1986 esplose il reattore numero 4 della centrale nucleare di Cernobyl, in Ucraina. I danni di quel disastro, a 24 anni di distanza, non sono stati ancora del tutto quantificati.

Chi è a favore del nucleare afferma che ora le centrali, così dette di ultima generazione, sono sicure. Ma non fatevi ingannare, oltre e non essere ancora stata risolta la questione delle scorie, ci sono effetti collaterali che minacciano comunque la sicurezza dei territori anche in assenza di incidenti: l’ordinaria attività di una centrale rilascia piccole dosi di radioattività che contaminano il terreno, l’acqua, l’aria circostante, finendo così nella catena alimentare.

Per questo il 24, il 25 e il 26 aprile ci troverete nelle piazze: vogliamo raccontare i rischi reali che corrono gli italiani nel caso venissero installate centrale atomiche nel Paese. Per raggiungere il nostro obiettivo useremo una performance semplice ma efficace: grazie alla collaborazione degli agricoltori e degli allevatori allestiremo tanti mercatini dove potrete scegliere se acquistare prodotti tipici e biologici  o contaminati! Ovvero alimenti prodotti nei pressi di una ipotetica centrale atomica in funzione. Perché questo è il futuro che ci aspetta in caso venissero installate centrali nelle nostre regioni.

Per non dimenticare il terribile incidente di Cernobyl, per dire ancora una volta che il nucleare non è sicuro, non garantirà all’Italia il rispetto degli accordi internazionali sui cambiamenti climatici, non ridurrà la bolletta energetica degli italiani nè le importazioni di combustibili fossili, vi aspettiamo nelle piazze per ricordare al Governo la posizione di tanti cittadini che dicono NO AL NUCLEARE!

Presso i nostri banchetti potrete inoltre contribuire al Progetto Rugiada e firmare la petizione Per il clima contro il nucleare. Le nostre iniziative fanno parte del Cernobyl day, promosso in tutto il mondo dall’associazione francese Sortir du nucleaire.

Partecipa agli appuntamenti lungo la penisola

materiale informativo

dossier EPR: un reattore o un bidone? Sicurezza, rischi ambientali e costi. Tutti i problemi che gli italiani devono conoscere sulla tecnologia nucleare francese

Mai più Cernobyl. Viaggio nella memoria e nel presente del piu’ grave incidente nucleare della storia. Inchiesta su La Nuova Ecologia (aprile 2010)

opuscolo

cartello ” frutta e verdura radioattiva”

etichette radioattive

logo per tute

Per ulteriori informazioni : Ufficio Campagne – Area Iniziative Associative

Tel. 06 86268418; e-mail: campagne@legambiente.it

per i circoli di Legambiente

Lettera di adesione

Scheda di adesione

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