Archive for the ‘NO al carbone nel DELTA del Po’ Category

no al carbone in polesine

mercoledì, maggio 6th, 2009

La Centrale serve solo per fare profitti

La sciagurata (e scontata) decisione della V.I.A. nazionale di autorizzare l’uso del carbone nel Parco naturale del Delta del Po produrrà ai polesani parecchi danni. Il primo e più importante riguarda la salute: respireremo micro e nano polveri (nel raggio di chilometri) di mercurio, piombo, arsenico, vanadio, manganese e quant’altro. Andate, poi, a leggere cosa dice la nota rivista “Scientific American” a proposito della radioattività del carbone! E, per favore, smettiamola di offendere l’intelligenza dei cittadini parlando di carbone “pulito”! Potranno mai decollare il Parco e le sue economie con una centrale che sputa veleni? Se la legge istitutiva del Parco prevede l’uso del metano o di combustibili meno inquinanti evidentemente è perché l’impianto insiste proprio in un Parco, che è, tra l’altro, la zona umida più importante d’Europa e Patrimonio mondiale dell’Unesco. Ma la legge si aggira e la legalità è un optional, se c’è da accontentare il potente di turno! Che fine faranno il riso biologico del Delta, il melone e le altre colture di qualità? O l’ineffabile sindaco Finotti (massimo responsabile locale della salute pubblica) emanerà un’ordinanza simile al suo omologo di Civitavecchia in cui si consiglia, intorno alla Centrale, di produrre solo fiori? E che dire della pesca e del turismo? Saranno favoriti o danneggiati dalla Centrale? Di solito, in vacanza, si cerca aria pulita e paesaggi incontaminati (a parte Azzi, che invece, ci fa capire, cerca centrali e magari inceneritori). Anche sulle millantate migliaia di posti di lavoro per i polesani vedremo come andrà a finire! Come con il Terminal? E se polesani non saranno, che ricadute sociali avremo con l’arrivo di migliaia di lavoratori e le loro famiglie? Siamo pronti ad accoglierli? E quanti posti perderanno agricoltura, pesca e turismo a causa della Centrale? C’è infine un danno “preventivo” che hanno prodotto certi politici di destra e di sinistra: se deve intervenire la magistratura a tutela dei cittadini, in un ruolo di supplenza, vuol dire che la politica nostrana ha fallito la sua funzione di rappresentanza e si qualifica, dunque, solo come autorappresentativa!

Guido Romanin – da il Gazettino di Rovigo 6/5/09

Blitz di Greenpeace e Legambiente al ministero dell’Ambiente

mercoledì, aprile 29th, 2009

Comunicati stampa
29/04/2009 12:20
contro il via libera alla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle. “Un voto killer del clima. Governo schizofrenico”
Blitz di Greenpeace e Legambiente questa mattina a Roma per dire no al carbone a Porto Tolle. Le due associazioni hanno srotolato dalle finestre del ministero dell’Ambiente uno striscione di 9 metri “No al carbone” e innalzato una ciminiera fumante sul marciapiede sottostante, in occasione del voto odierno in plenaria della Commissione VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) del ministero.
“Il via libera alla riconversione a carbone della centrale termoelettrica Enel di Porto Tolle in discussione in Commissione VIA regalerà all’Italia altri 10 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, contro gli obiettivi europei per la riduzione delle emissioni entro il 2020” dichiarano Greenpeace e Legambiente.
“Il voto odierno va in direzione diametralmente opposta a quella annunciata dal ministro Prestigiacomo solo qualche giorno fa a Siracusa al G8 Ambiente sui mutamenti climatici, dove ha sottolineato la necessità e l’urgenza di interventi di riduzione dei gas climalteranti – commentano Greenpeace e Legambiente -. Un atteggiamento veramente schizofrenico da parte del nostro governo, che evidentemente negli incontri internazionali presenta la maschera ragionevole di chi vuole combattere il global warming e in casa scopre il volto becero di chi autorizza nuove centrali a carbone”.
Prima della votazione, attivisti di Greenpeace e Legambiente hanno consegnato al presidente e ai membri della Commissione Via un volantino che recita “Carbone a Porto Tolle? Il tuo voto favorevole aumenta le emissioni di gas serra e condanna il delta del Po. Non diventare killer del clima!”.
La conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle, nel bel mezzo di un parco naturale patrimonio dell’Umanità per l’UNESCO comporterà, infatti, impatti devastanti per il delicato ambiente del Delta del Po, come il passaggio di 3000 chiatte all’anno per portare il carbone all’impianto. La riconversione del nuovo impianto inoltre, aggiungerà 10 milioni di tonnellate di CO2 ai ritardi dell’Italia rispetto agli obblighi di riduzione previsti dal Protocollo di Kyoto e dal “pacchetto clima” europeo, appena firmato dall’Italia.
“Finiamola con la presa in giro del carbone pulito – continuano Greepeace e Legambiente – anche avvalendosi delle migliori tecnologie, i nuovi impianti a carbone hanno emissioni più che doppie rispetto a quelle di un ciclo combinato a gas: 770 grammi di CO2 per kilowattora prodotto, contro i 365 grammi del gas”.
La conferma è che nel 2007 le 12 centrali a carbone attive nel nostro Paese hanno prodotto il 14% dell’energia elettrica complessiva, e il 30% delle emissioni di anidride carbonica dell’intero settore elettrico.

L’ufficio stampa Legambiente 06 86268399 – 79 – 76
Greenpeace 06 68136061 – 211

"A Porto Tolle impianto sottovalutato"

giovedì, aprile 16th, 2009

Una nuova perizia della procura della Repubblica di Rovigo consegnata al ministero dell’Ambiente mostrerebbe che le rassicurazioni di Enel sulla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle «sono del tutto inconsistenti». La replica dei lavoratori a una nota degli ambientalisti.

Una nuova perizia della procura della Repubblica di Rovigo consegnata al ministero dell’Ambiente, mostrerebbe che le rassicurazioni di Enel sulla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle “sono del tutto inconsistenti, che esistono gravi lacune sulla stima degli impatti per l’ambiente, e che il carbone rimane la scelta più onerosa per il delicato equilibrio del Parco naturale del Delta del Po”. Lo afferma, in una nota, un gruppo di associazioni ambientaliste, secondo il quale “la scelta di Enel mira unicamente a massimizzare il proprio profitto, utilizzando il combustibile più economico e più sporco oggi esistente sul mercato, in deroga alle leggi esistenti per la tutela dell’ambiente”.
Immediata la reazione del Comitato d’azione dei lavoratori della centrale alle obiezioni degli ambientalisti. Secondo i lavoratori il progetto di conversione della centrale di Porto Tolle applica le migliori tecnologie disponibili e con il carbone pulito le emissioni sono ridotte dell’80%. “Confidiamo che gli ultimi atti della Procura siano stati legittimamente compiuti – sottolineano i lavoratori in un documento diffuso ieri in serata – Ma non ci è chiaro perché sia Greenpeace a diffonderli a mezzo stampa: questa è la seconda consulenza tecnica ed è il secondo impiego di risorse pubbliche disposti dalla procura, riguardo a un fascicolo aperto a carico di ignoti. E il risultato qual è? Sorprendente, non c’è che dire”.
Per i lavoratori della centrale, “fa sorridere che Greenpeace attribuisca ai consulenti tecnici della procura l’affermazione che l’olio combustibile a bassissimo tenore di zolfo risulterebbe a Porto Tolle la scelta più razionale”. Si ricorda, tra l’altro, che rispetto all’attuale assetto a olio stz “la conversione a carbone ridurrà le emissioni dell’80%”.

16 aprile 2009 – La nuova ecologia

DELTA PARLA

mercoledì, marzo 11th, 2009

Legambiente circolo Delta del Po:
chiede a tutte le amministrazioni dei Comuni del Delta, alle forze del lavoro, alle associazioni e organizzazioni sociali, alle comunità religiose di intervenire e dichiarare la loro contrarietà all’ipotesi di centrale a carbone sul Delta.
Si vuole permettere una struttura che continuerà ad avere un grave impatto sul Parco e su tutte le attività lavorative.
Le decisioni vengono prese contro tantissimi pareri contrari, anche se ragionati e scientifici. Non vengono ascoltate le rappresentanze delle comunità.
Si vuole una decisione imposta, senza tener conto di altre possibilità di sviluppo del nostro territorio.
Mandate lettere al Ministro Prestigiacomo, con le vostre contrarietà, prendete le iniziative che più vi aggradano per esprimervi.
Cerchiamo di dare voce al Delta già sofferente per il grave inquinamento del fiume Po.

Angelo Mancone: centrale Polesine Camerini

giovedì, marzo 5th, 2009

Giovedì 5 Marzo 2009,
(L.I.) «L’audizione cui erano chiamati gli enti locali questa mattina a Roma, presso la Commissione Via nazionale, ha avuto un esito scontato». Queste le parole di Angelo Mancone, della segreteria regionale di Legambiente. «La Regione era assente e in un telegramma ha ribadito le sue precedenti posizioni. La Provincia rappresentata dall’Assessore Chinaglia ha confermato la posizione ufficiale di rispetto dell’articolo 30 della Legge regionale 36, il Parco era rappresentato dal presidente Saccardin. Il quale ha esibito il parere del comitato tecnico-scientifico dell’Ente Parco che già da un anno ha affermato il suo giudizio negativo sulla conversione a carbone della centrale. Dalle parole del sindaco di Porto Tolle che pur rimarcava la disponibilità alla conversione a carbone, si intendeva non esserci ancora una presa di posizione ufficiale sancita dall’Amministrazione comunale». «Chi è restato fuori da questo incontro – continua Mancone – è la comunità del Basso Polesine nel suo insieme. Gli altri Comuni del Delta perché non c’erano? Perché non si vuole dare voce a chi rappresenta interessi economici fortemente minacciati dalla centrale a carbone? Le argomentazioni ben fondate del comitato tecnico scientifico del Parco e quelle ancor più evidenti dei consulenti della Procura di Rovigo perché non devono avere un ruolo nella decisione? Ai Comuni del Parco chiediamo che facciano sentire la loro voce presso il Ministro Prestigiacomo, così come le categorie produttive colpite dal progetto Enel». «La via d’uscita sarebbe voler dimostrare l’impossibile – afferma Mancone – che il carbone è meno inquinante del metano. E ciò per superare il blocco che la legge regionale pone nei comuni del Parco. Ma la tecnologia che Enel vorrebbe applicare al nuovo impianto di Polesine Camerini, in Italia, secondo un recente studio di McKinsey, potrà essere utilizzata a partire dal 2025, ma solo su due centrali costruite dopo il 2005 se tecnologicamente attrezzate. È una tecnologia ancora sperimentale, venduta nei mesi scorsi alla classe politica locale come tecnologia in atto: sono 12 i progetti europei finanziati e non sarà disponibile prima del 2020, anno di scadenza del pacchetto europeo clima ed energia. Quindi, semmai funzionante, arriverebbe troppo tardi per evitare le sanzioni degli accordi internazionali e, comunque, farebbe aumentare il prezzo dell’elettricità da carbone perché costosa ed energivora».

Il Gazettino di Rovigo, pag. n5

GIUSTIZIA:CENTRALE ENEL

martedì, febbraio 24th, 2009

Centrale Enel, inchiesta sui tumoriArchiviata l’indagine della Procura
Non si è riusciti a dimostrare il legame tra l’insorgenza delle malattie e le emissioni nell’aria dell’impianto di Polesine Camerini
Rovigo, 20 febbraio 2009 – Archiviata l’indagine della Procura rodigina sul possibile legame tra le patologie tumorali che hanno colpito alcuni abitanti del Delta e le emissioni della centrale di Polesine Camerini. La parola fine è stata messa nei giorni scorsi dal giudice per le indagini preliminari Carlo Negri che ha firmato la richiesta di archiviazione presentata già a fine agosto dalla Procura senza disporre ulteriori indagini.

Il tutto a pochi giorni dall’autorizzazione alla riconversione a carbone pulito della centrale. Una riconversione che, secondo Enel, consentirà alla centrale di ridurre notevolmente l’emissione di sostanze inquinanti.

A ricevere l’incarico della Procura, più di tre anni fa, per verificare il legame tra malattie ed emissioni fu Lorenzo Tomatis, un oncolgo di fama mondiale. Tomatis ebbe il compito di verificare se le nanoparticellele riscontrate nei campioni biologici e nei tessuti prelevati da operai e residenti nelle vicinanze dell’impianto, avessero causato, agevolato o concorso a un processo patologico.

Un’indagine che – spiegò nel novembre del 2007 l’allora procuratore capo Lorenzo Zen – aveva appurato “l’elevata presenza di malati di tumore nell’area circostante la centrale Enel di Polesine Camerini”. Difficile però stabilire il nesso causale fra i malati di cancro e le emissioni dell’impianto. “Per questo – ammise Zen – è molto probabile che l’inchiesta in corso finisca con l’archiviazione”.

E così è avvenuto per la soddisfazione di Enel che ha sempre contestato la perizia sottolineando come “nulla dicesse circa un possibile nesso di causa tra polveri e nanoparticelle ascrivibili alla centrale di Polesine Camerini e le patologie che sarebbero oggetto di imputazione da parte della Procura”.

Per dimostrare il legame tra le emissioni della centrale e le malattie non sono bastati quindi i casi delle persone che si sono rivolte alla magistratura, ma, secondo gli esperti, sarebbe stata necessaria un’indagine sanitaria a campione. Solo in questo modo si sarebbe potuto attribuire alla presenza della centrale un eventuale ruolo nella modificazione degli indicatori di mortalità.

Resto del Carlino 24 feb.2009

CATTIVA PEDAGOGIA

martedì, febbraio 3rd, 2009

L’assessore provinciale all’ambiente Giancarlo Chinaglia (Pd) ha svolto una lezione sui temi ambientali all’Istituto Colombo di Adria. Sulla riconversione a carbone della centrale termoelettrica Enel di Polesine Camerini Chinaglia, sottolineando l’incompetenza della Provincia sulla questione, ha assicurato che il cosiddetto <> (sic!) è un ottimo combustibile (ogni tipo di combustione è pessima,questo lo sanno anche i bambini delle elementari) e,in tempi di crisi economica, la riconversione del vetusto impianto <>. Chinaglia però una cosa giusta l’ha detta: lui e la Provincia sui problemi energetici si sono rivelati proprio degli incompetenti. Non voglio polemizzare con l’assessore (lo conosco da decenni e quand’era più giovane è stato un ottimo sindaco di Fiesso Umbertiano),ma limitarmi alle seguenti osservazioni:
1) Se la Provincia fosse davvero incompetente avrebbe potuto fermarsi ad affermarlo. Invece, quando l’Enel propose-impose l’alimentazione della centrale a orimulsion (una schifezza che nessuno più al mondo usava) manifestò ampio consenso; quando poi l’Enel cambiò idea e propose-impose il carbone (regressione all’Ottocento) la Provincia non manifestò mai dissenso. Si barcamenò e basta mentre alcuni assessori tra il si e il no furon di parer contrario. Un NO secco al carbone (senza le ambiguità e i doroteismi del presidente Saccardin) da parte della Provincia avrebbe pesato sulle decisioni del governo Prodi? Credo di si.
2) Il cosiddetto <<>> è un ridicolo ossimoro poiché tale specie di carbone non esiste. O esiste se è il carbone di zucchero portato dalla Befana ai bambini <>.
3) Barak Hussein Obama,neo presidente degli Statiniti d’America,ha già deciso di aggredire la crisi economico-finanziaria puntando sull’ambiente e su un programma energetico basato sulle energie rinnovabili e sulla liquidazione del carbone. Sono le energie rinnovabili, e non più quelle fossili ( da un secolo causa di guerre e dell’inquinamento che ha provocato il cambiamento del clima), a garantire lavoro e occupazione.
Danilo Stoppa,Adria

Carbone: Porto Tolle attesa a giorni la decisione

mercoledì, gennaio 21st, 2009

Dopo il rinvio del consiglio dei ministri, la commissione Via dovrà esprimere entro pochi giorni il parere sulla riconversione a carbone della centrale termoelettrica dell’Enel. In caso contrario il governo procederà autonomamente
È atteso a giorni il parere della commissione Via sulla riconversione a carbone della centrale elettrica di Potto Tolle (Rovigo), contestata dagli ambientalisti per il pesante contributo all’aumento delle emissioni climalteranti. Il Consiglio dei ministri di venerdì scorso ha rinviato la decisione sulla conversione della centrale Enel per “motivi procedurali” e di “competenze”. Il Cdm ha chiesto al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, di rinviare la questione alla commissione per la valutazione di impatto ambientale (Via). Quest’ultima avrà tempo una settimana per esprimere un parere. Se non dovesse farlo, il governo potrebbe decidere da solo nel merito della questione.
Il ministro Prestigiacomo, si legge in una nota, “ha illustrato la posizione del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. Dopo un approfondito esame degli aspetti e degli interessi pubblici coinvolti, in particolar modo quello dell’approvvigionamento energetico da parte di una delle maggiori centrali termoelettriche del Paese, il Consiglio – conclude la nota – ha invitato il ministro dell’Ambiente ad adottare le proprie determinazioni in ordine alla definizione del procedimento autorizzatorio per la centrale di Porto Tolle”.
Sul sì alla riconversione si è espresso Luca Zaia, ministro delle Politiche agricole, che ne ha parlato all’assemblea degli industriali veneti a Mestre. Per il titolare dell’Agricoltura la centrale elettrica a carbone di Porto Tolle è nell’agenda del governo Berlusconi così come il nucleare per dare autonomia energetica al Paese. Zaia ha rilevato che la centrale porterà opere per due miliardi di euro che “non sono noccioline per il territorio”. Per Zaia “si tratta di un’operazione volta al raggiungimento dell’autosufficienza energetica del Paese pensando anche al nucleare”. “Purtroppo – ha rilevato Zaia, facendo riferimento ai tempi tecnici – la burocrazia non è finita nonostante il ministro alla semplificazione Roberto Calderoli stia tagliando leggi su leggi”.

20gen2009 la nuova ecologia

Verità sulle ragioni del blocco della centrale ENEL

mercoledì, gennaio 21st, 2009

Finalmente la verità sul blocco del progetto Enel di riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Polesine Camerini. A dire la verità è il SOLE 24 ORE di domenica 18 gennaio 2009 con un articolo in seconda pagina di Alessandro Arona intitolato “Su Porto Tolle resta il no dell’Ambiente”.
Scrive Arona :”Non è per problemi procedurali, o per ritardi nell’esame tecnico, che la Commissione Via non ha ancora emanato il parere sulla compatibilità ambientale della centrale Enel di Porto Tolle (Rovigo), il maxiprogetto di due miliardi di euro per la riconversione dell’attuale centrale termoelettrica che attende l’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente dalla metà del 2005. I nodi sono di merito, di impatto sulle emissioni di polveri sottili e di CO2, tali da far prevedere una relazione tecnica degli uffici del Ministero negativa o fortemente prescrittivi sul progetto dell’Enel. A quel punto,allora, la decisione del Governo sarà squisitamente politica,si dovrà decidere di dare il via libera alla riconversione della centrale perché i benefici in termini di volume di investimento e di apporto all’autosufficienza energetica del Paese sono ritenuti superiori all’impatto ambientale, seppure quest’ultimo sia comunque rilevante”.
Gli abitanti del Basso Polesine e del Delta, ossia gli abitanti di un’area ambientale di rilevante sensibilità e pregio, dopo il profluvio di dichiarazioni sul cosiddetto “carbone pulito” (che non esiste) e dopo gli spot pubblicitari dell’Enel sulla totale assenza del rischio di aumento delle emissioni tossiche, sanno, grazie al Sole 24 Ore, che se il governo darà il via al carbone favorirà solamente gli interessi economici dell’Enel sacrificando il nostro ambiente, il nostro territorio, la nostra salute. Voglio infine ricordare che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il tasso tumorale nella provincia di Rovigo è molto elevato. Gli elementi essenziali per un secco no alla riconversione a carbone non mancano.
Danilo Stoppa, Adria 20 gennaio 2009

Lettera di ANGELO MANCONE

mercoledì, dicembre 17th, 2008

PER IL CARBONE SI VUOLE AGGIRARE LE PROCEDURE DI LEGGE
IL PARTITO DEMOCRATICO ABBOCCA AL RICATTO ENEL
NESSUNO SI CHIEDE PERCHE’ L’ENEL SI TINGA DI VERDE NELLA PUBBLICITA’ E POI DI NERO NELLE SUE AZIONI

E’ scoraggiante come prima la conferenza stampa Azzi-Marangon e ora le decisioni del Partito Democratico rivendichino la necessità della conversione a carbone della centrale di Porto Tolle, ma non facciano cenno all’incapacità dell’Enel di presentare, da quattro anni a oggi, una proposta tecnicamente convincente, finora attaccabile sotto tanti punti di vista. La commissione VIA è un organo tecnico che non ha mai potuto esprimere un parere positivo per il continuo cambiare le carte in tavola di Enel. Ma Azzi e Marangon, Frigato, Spinello abboccano al ricatto Enel: o carbone o me ne vado.
Se da 15 anni si è in stallo a Polesine Camerini è colpa di Enel che non ha mai voluto investire per “ambientalizzare” la centrale, contando prima sulla posizione di monopolio, poi cercando i combustibili più inquinanti, ma a buon mercato (per Enel).
Enel poche settimane fa ha annunciato pomposamente di destinare alle scelte “verdi” una grande fetta di quattrini. Legambiente ha apprezzato pubblicamente. Ci chiediamo perché Enel non includa in questo piano “verde” i lavoratori di Porto Tolle, ci chiediamo ancora di più perché dai partiti politici non venga una pressione in tal senso verso Enel.
Fa poi cadere le braccia l’assessore Marangon quando taccia gli avversari del carbone di ignavia: “Non decidono e preferiscono il nulla, ignavi di dantesca memoria che non vogliono prendersi responsabilità”. Non è obbligatorio conoscere le posizioni di Legambiente in proposito da parte di un eminente politico come Marangon, ma già dal 2004 Legambiente Veneto proponeva l’adeguamento tecnologico dell’attuale impianto, con risultati produttivi vantaggiosi, un periodo produttivo limitato, un investimento contenuto. Cioè il tempo necessario per una ricollocazione lavorativa senza traumi per i lavoratori. Perché Enel non ha mai preso in considerazione questa ipotesi, pur essendo quasi obbligata dalla metodologia VIA, come hanno confermato i consulenti della Procura (dei tecnici!)?
Infine questi rappresentanti politici (e sindacali) adducono come motivazione forte la difficile fase dell’economia. Ma credono proprio che un investimento che si allunga in 5-6 anni minimo possa dare un contributo alla economia del Veneto e del Polesine, che di contributi ne hanno bisogno nel breve periodo: i prossimi due-tre anni di recessione? E poi perché gabellare come destinati al Polesine i due miliardi di investimento, che già per le tre caldaie dirottano non si sa dove 500 milioni, il 25% del totale? E perché poi valgono le ragioni dei lavoratori della centrale e non quelli della pesca, del turismo, dei servizi ad essi legati, numero ben maggiore? Non sarà che la preoccupazione dei suddetti sia quella di tenersi legata Enel e i lavoratori ne sono soltanto lo strumento? Pura miopia infine quella di considerare il carbone conveniente, credo che costoro una mano di conti con le quote e le multe per le emissioni di CO2 non l’abbiano mai fatta. Ma tant’è, i politici polesani sono questi!

Angelo Mancone