no al carbone in polesine
mercoledì, maggio 6th, 2009
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Una nuova perizia della procura della Repubblica di Rovigo consegnata al ministero dell’Ambiente mostrerebbe che le rassicurazioni di Enel sulla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle «sono del tutto inconsistenti». La replica dei lavoratori a una nota degli ambientalisti.
16 aprile 2009 – La nuova ecologia
Il tutto a pochi giorni dall’autorizzazione alla riconversione a carbone pulito della centrale. Una riconversione che, secondo Enel, consentirà alla centrale di ridurre notevolmente l’emissione di sostanze inquinanti.
A ricevere l’incarico della Procura, più di tre anni fa, per verificare il legame tra malattie ed emissioni fu Lorenzo Tomatis, un oncolgo di fama mondiale. Tomatis ebbe il compito di verificare se le nanoparticellele riscontrate nei campioni biologici e nei tessuti prelevati da operai e residenti nelle vicinanze dell’impianto, avessero causato, agevolato o concorso a un processo patologico.
Un’indagine che – spiegò nel novembre del 2007 l’allora procuratore capo Lorenzo Zen – aveva appurato “l’elevata presenza di malati di tumore nell’area circostante la centrale Enel di Polesine Camerini”. Difficile però stabilire il nesso causale fra i malati di cancro e le emissioni dell’impianto. “Per questo – ammise Zen – è molto probabile che l’inchiesta in corso finisca con l’archiviazione”.
E così è avvenuto per la soddisfazione di Enel che ha sempre contestato la perizia sottolineando come “nulla dicesse circa un possibile nesso di causa tra polveri e nanoparticelle ascrivibili alla centrale di Polesine Camerini e le patologie che sarebbero oggetto di imputazione da parte della Procura”.
Per dimostrare il legame tra le emissioni della centrale e le malattie non sono bastati quindi i casi delle persone che si sono rivolte alla magistratura, ma, secondo gli esperti, sarebbe stata necessaria un’indagine sanitaria a campione. Solo in questo modo si sarebbe potuto attribuire alla presenza della centrale un eventuale ruolo nella modificazione degli indicatori di mortalità.
L’assessore provinciale all’ambiente Giancarlo Chinaglia (Pd) ha svolto una lezione sui temi ambientali all’Istituto Colombo di Adria. Sulla riconversione a carbone della centrale termoelettrica Enel di Polesine Camerini Chinaglia, sottolineando l’incompetenza della Provincia sulla questione, ha assicurato che il cosiddetto <
1) Se la Provincia fosse davvero incompetente avrebbe potuto fermarsi ad affermarlo. Invece, quando l’Enel propose-impose l’alimentazione della centrale a orimulsion (una schifezza che nessuno più al mondo usava) manifestò ampio consenso; quando poi l’Enel cambiò idea e propose-impose il carbone (regressione all’Ottocento) la Provincia non manifestò mai dissenso. Si barcamenò e basta mentre alcuni assessori tra il si e il no furon di parer contrario. Un NO secco al carbone (senza le ambiguità e i doroteismi del presidente Saccardin) da parte della Provincia avrebbe pesato sulle decisioni del governo Prodi? Credo di si.
2) Il cosiddetto <<>> è un ridicolo ossimoro poiché tale specie di carbone non esiste. O esiste se è il carbone di zucchero portato dalla Befana ai bambini <
3) Barak Hussein Obama,neo presidente degli Statiniti d’America,ha già deciso di aggredire la crisi economico-finanziaria puntando sull’ambiente e su un programma energetico basato sulle energie rinnovabili e sulla liquidazione del carbone. Sono le energie rinnovabili, e non più quelle fossili ( da un secolo causa di guerre e dell’inquinamento che ha provocato il cambiamento del clima), a garantire lavoro e occupazione.
Danilo Stoppa,Adria
Dopo il rinvio del consiglio dei ministri, la commissione Via dovrà esprimere entro pochi giorni il parere sulla riconversione a carbone della centrale termoelettrica dell’Enel. In caso contrario il governo procederà autonomamente
È atteso a giorni il parere della commissione Via sulla riconversione a carbone della centrale elettrica di Potto Tolle (Rovigo), contestata dagli ambientalisti per il pesante contributo all’aumento delle emissioni climalteranti. Il Consiglio dei ministri di venerdì scorso ha rinviato la decisione sulla conversione della centrale Enel per “motivi procedurali” e di “competenze”. Il Cdm ha chiesto al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, di rinviare la questione alla commissione per la valutazione di impatto ambientale (Via). Quest’ultima avrà tempo una settimana per esprimere un parere. Se non dovesse farlo, il governo potrebbe decidere da solo nel merito della questione.
Il ministro Prestigiacomo, si legge in una nota, “ha illustrato la posizione del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. Dopo un approfondito esame degli aspetti e degli interessi pubblici coinvolti, in particolar modo quello dell’approvvigionamento energetico da parte di una delle maggiori centrali termoelettriche del Paese, il Consiglio – conclude la nota – ha invitato il ministro dell’Ambiente ad adottare le proprie determinazioni in ordine alla definizione del procedimento autorizzatorio per la centrale di Porto Tolle”.
Sul sì alla riconversione si è espresso Luca Zaia, ministro delle Politiche agricole, che ne ha parlato all’assemblea degli industriali veneti a Mestre. Per il titolare dell’Agricoltura la centrale elettrica a carbone di Porto Tolle è nell’agenda del governo Berlusconi così come il nucleare per dare autonomia energetica al Paese. Zaia ha rilevato che la centrale porterà opere per due miliardi di euro che “non sono noccioline per il territorio”. Per Zaia “si tratta di un’operazione volta al raggiungimento dell’autosufficienza energetica del Paese pensando anche al nucleare”. “Purtroppo – ha rilevato Zaia, facendo riferimento ai tempi tecnici – la burocrazia non è finita nonostante il ministro alla semplificazione Roberto Calderoli stia tagliando leggi su leggi”.
Finalmente la verità sul blocco del progetto Enel di riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Polesine Camerini. A dire la verità è il SOLE 24 ORE di domenica 18 gennaio 2009 con un articolo in seconda pagina di Alessandro Arona intitolato “Su Porto Tolle resta il no dell’Ambiente”.
Scrive Arona :”Non è per problemi procedurali, o per ritardi nell’esame tecnico, che la Commissione Via non ha ancora emanato il parere sulla compatibilità ambientale della centrale Enel di Porto Tolle (Rovigo), il maxiprogetto di due miliardi di euro per la riconversione dell’attuale centrale termoelettrica che attende l’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente dalla metà del 2005. I nodi sono di merito, di impatto sulle emissioni di polveri sottili e di CO2, tali da far prevedere una relazione tecnica degli uffici del Ministero negativa o fortemente prescrittivi sul progetto dell’Enel. A quel punto,allora, la decisione del Governo sarà squisitamente politica,si dovrà decidere di dare il via libera alla riconversione della centrale perché i benefici in termini di volume di investimento e di apporto all’autosufficienza energetica del Paese sono ritenuti superiori all’impatto ambientale, seppure quest’ultimo sia comunque rilevante”.
Gli abitanti del Basso Polesine e del Delta, ossia gli abitanti di un’area ambientale di rilevante sensibilità e pregio, dopo il profluvio di dichiarazioni sul cosiddetto “carbone pulito” (che non esiste) e dopo gli spot pubblicitari dell’Enel sulla totale assenza del rischio di aumento delle emissioni tossiche, sanno, grazie al Sole 24 Ore, che se il governo darà il via al carbone favorirà solamente gli interessi economici dell’Enel sacrificando il nostro ambiente, il nostro territorio, la nostra salute. Voglio infine ricordare che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il tasso tumorale nella provincia di Rovigo è molto elevato. Gli elementi essenziali per un secco no alla riconversione a carbone non mancano.
Danilo Stoppa, Adria 20 gennaio 2009
E’ scoraggiante come prima la conferenza stampa Azzi-Marangon e ora le decisioni del Partito Democratico rivendichino la necessità della conversione a carbone della centrale di Porto Tolle, ma non facciano cenno all’incapacità dell’Enel di presentare, da quattro anni a oggi, una proposta tecnicamente convincente, finora attaccabile sotto tanti punti di vista. La commissione VIA è un organo tecnico che non ha mai potuto esprimere un parere positivo per il continuo cambiare le carte in tavola di Enel. Ma Azzi e Marangon, Frigato, Spinello abboccano al ricatto Enel: o carbone o me ne vado.
Se da 15 anni si è in stallo a Polesine Camerini è colpa di Enel che non ha mai voluto investire per “ambientalizzare” la centrale, contando prima sulla posizione di monopolio, poi cercando i combustibili più inquinanti, ma a buon mercato (per Enel).
Enel poche settimane fa ha annunciato pomposamente di destinare alle scelte “verdi” una grande fetta di quattrini. Legambiente ha apprezzato pubblicamente. Ci chiediamo perché Enel non includa in questo piano “verde” i lavoratori di Porto Tolle, ci chiediamo ancora di più perché dai partiti politici non venga una pressione in tal senso verso Enel.
Fa poi cadere le braccia l’assessore Marangon quando taccia gli avversari del carbone di ignavia: “Non decidono e preferiscono il nulla, ignavi di dantesca memoria che non vogliono prendersi responsabilità”. Non è obbligatorio conoscere le posizioni di Legambiente in proposito da parte di un eminente politico come Marangon, ma già dal 2004 Legambiente Veneto proponeva l’adeguamento tecnologico dell’attuale impianto, con risultati produttivi vantaggiosi, un periodo produttivo limitato, un investimento contenuto. Cioè il tempo necessario per una ricollocazione lavorativa senza traumi per i lavoratori. Perché Enel non ha mai preso in considerazione questa ipotesi, pur essendo quasi obbligata dalla metodologia VIA, come hanno confermato i consulenti della Procura (dei tecnici!)?
Infine questi rappresentanti politici (e sindacali) adducono come motivazione forte la difficile fase dell’economia. Ma credono proprio che un investimento che si allunga in 5-6 anni minimo possa dare un contributo alla economia del Veneto e del Polesine, che di contributi ne hanno bisogno nel breve periodo: i prossimi due-tre anni di recessione? E poi perché gabellare come destinati al Polesine i due miliardi di investimento, che già per le tre caldaie dirottano non si sa dove 500 milioni, il 25% del totale? E perché poi valgono le ragioni dei lavoratori della centrale e non quelli della pesca, del turismo, dei servizi ad essi legati, numero ben maggiore? Non sarà che la preoccupazione dei suddetti sia quella di tenersi legata Enel e i lavoratori ne sono soltanto lo strumento? Pura miopia infine quella di considerare il carbone conveniente, credo che costoro una mano di conti con le quote e le multe per le emissioni di CO2 non l’abbiano mai fatta. Ma tant’è, i politici polesani sono questi!
Angelo Mancone