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ZAIA SI IMPEGNI PER UNA CENTRALE A GAS

venerdì, luglio 1st, 2011
Inutile il provvedimento della Regione Veneto su Porto Tolle PDF Stampa E-mail
RIPROPORRE IL CARBONE E’ INCOMPATIBILE CON LE RAGIONI DELL’AMBIENTE 

ZAIA SI IMPEGNI PER UNA CENTRALE A GAS

 

In Legambiente strappa un sorriso l’eccessivo ottimismo del governatore del Veneto Zaia che dichiara: “Oggi la giunta regionale ha chiuso la partita della centrale Enel di Porto Tolle” annunciando l’approvazione in Giunta regionale di un disegno di legge che va a modificare l’articolo 30 della legge regionale n. 36 del 1997, istitutiva del Parco regionale del Delta del Po.

“Se Zaia ritiene che il problema sia risolto – dichiara Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto – si sbaglia di grosso. Non solo perché la nostra opposizione non cesserà, ma soprattutto perché le ragioni che hanno portato il Consiglio di Stato ad annullare la riconversione a carbone non verranno meno”.

All’associazione ambientalista appare pura retorica, buona per tener buoni i sostenitori del carbone, l’affermazione, sempre di Zaia, che “la modifica dell’art. 30, come prevista nel provvedimento che è stato adottato, e che è stato inviato al consiglio regionale per l’approvazione definitiva, ci permetterà di recuperare quasi il 90 per cento del lavoro fatto in questi sei anni”.

Tale sicurezza cozza contro la sentenza del Consiglio di Stato dove si dice che è ammissibile “una differente alimentazione solo a condizione che siano utilizzate “fonti alternative di pari o minore impatto ambientale”. Il problema è proprio qui: Enel, salvo asserire falsità, non potrà mai dimostrare che il carbone  ha “pari o minore impatto ambientale”. Oppure la Regione Veneto vorrà legiferare per alimentazioni peggiorative nel Delta del Po?

Quand’anche una eventuale nuova legge regionale riuscisse, con artifici, a ignorare tali limitazioni, resterebbe in piedi la normativa nazionale sulla VIA, scoglio difficilmente aggirabile.

Ma la sentenza non si limitava alla questione alimentazione. Richiamava il parere dell’Arpa Veneto e la decisione della Commissione Regionale Via che prospettava ad Enel, pur in un parere favorevole, alcune decine di raccomandazioni e prescrizioni. Cancellare anche le riserve dei tecnici regionali?

Potrà poi l’Enel riproporre lo stesso progetto ignorando le linee guida comunitarie relative ai grandi impianti di combustione per quanto riguarda le emissioni, così come ha rilevato il Consiglio di Stato?

“Ci permettiamo – conclude Bertucco - di consigliare al governatore Zaia, alla Giunta regionale e al Consiglio di dedicare le proprie attenzioni ed energie a convincere l’Enel a riconvertire a gas Porto Tolle. Ne guadagnerà il Delta del Po, la sua popolazione e il Veneto si avvierà sulla augurabile strada della riconversione pulita del proprio apparato energetico”

 

Vuoi il carbone? No grassie

sabato, maggio 21st, 2011

Il circolo di Legambiente Delta del Po è contento che l’ex centrale elettrica  di Polesine Camerini rischi di non essere convertita a carbone, finalmente le ragioni della salute e del bene comune di tutta la comunità del Delta ne trarrebbe grande profitto. In primo luogo per il lavoro, infatti una centrale a carbone nel Delta metterebbe a rischio migliaia di posti di lavoro: pesca, turismo e agricoltura, risorse imprescindibili per la salvaguardia del nostro territorio. Non corrisponde al vero che sia una minoranza di abitanti del Delta a rifiutare il carbone, infatti, se andiamo a leggere le dichiarazioni dei candidati sindaci di Adria troviamo che 6 su 7 sono contrari alla centrale a carbone o all’insieme dell’ipotesi di fare nel Delta un polo energetico e il gruppo politico che rimane è d’accordo sul carbone solo se si accettano i controlli ed i monitoraggi indipendenti.

Per noi la vera minoranza è di chi desidera la centrale a carbone, ma basta parlare un po’ con la gente per rendesi conto di questo.

Speriamo che ora si possa parlare di sviluppo vero, quello duraturo, che non inneschi ulteriore consumo di territorio che guardi non solo alla tradizione e alla nostra identità ma anche all’equilibrio e convivenza fra uomo e natura, dando ad ognuno la giusta dignità.

STOP ALLA CENTRALE A CARBONE

giovedì, maggio 19th, 2011

LEGAMBIENTE: “OPPORTUNITÀ’ PER IL RIPENSAMENTO DEL FUTURO ENERGETICO DEL PAESE PUNTANDO SU EFFICIENZA E RINNOVABILI”

Plauso di Legambiente alla sentenza del Consiglio di Stato sulla riconversione a carbone della Centrale Enel di Porto Tolle che, di fatto, annulla il parere positivo alla Valutazione d’Impatto Ambientale dato dal Ministero dell’Ambiente con decreto del 29 luglio 2009.

“La sentenza del Consiglio di Stato interviene sull’impianto della procedura di VIA – spiega Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto. – La Valutazione di Impatto Ambientale prevede infatti l’ analisi di tutte le alternative possibili. Questo aspetto, in particolare per quanto riguarda il possibile utilizzo del gas metano, considerata la vicinanza del rigassificatore di Porto Levante, non è stato preso correttamente in considerazione. Da questo deriva la decisione di annullamento del provvedimento del Ministero dell’Ambiente che dava parere favorevole alla VIA”.

Secondo l’associazione ambientalista, questa è un’opportunità imperdibile per il ripensamento di un modello energetico del Polesine incentrato su innovazione, efficienza energetica e utilizzo di fonti rinnovabili.

“la nostra associazione – afferma Giorgia Businaro, direttrice di Legambiente Rovigo – ha a cuore i problemi dei lavoratori, prova ne è il sostegno che Legambiente ha dato alla battaglia sostenuta dai lavoratori del settore delle rinnovabili, settore che più di qualsiasi altro ha creato opportunità in questi ultimi anni, andando contro corrente rispetto ai tradizionali settori economici. Nostra preoccupazione sarà ora valutare una proposta alternativa a quella di Enel, che salvaguardi i posti di lavoro che la riconversione avrebbe comportato ma, allo stesso tempo, valorizzi le attività economiche che più avrebbero perso a causa di questo progetto, in particolare il settore turistico e quello della pesca, che, da solo, offre occupazione a migliaia di persone.”

Da tempo Legambiente, insieme alle altre associazioni ambientaliste, sostiene l’incompatibilità del progetto di riconversione a carbone con lo sviluppo sostenibile del Polesine e sostiene la necessità di utilizzare i fondi stanziati per tale progetto nell’ innovazione e nello sviluppo del settore delle rinnovabili che, da quanto emerge dall’ultimo bilancio consuntivo presentato da Enel, fornisce al colosso energetico considerevoli risultati.

“Enel investe in altre zone d’Italia in innovazione e rinnovabili con ottimi risultati – continua Businaro – mentre ha voluto sfruttare il Polesine calando una decisione anacronistica, che va contro le linee di sviluppo dei paesi più avanzati, Germania prima di tutti. Essa, infatti, entro dieci anni dismetterà le centrali nucleari ed entro 40 anni chiuderà tutte le grandi centrali di potenza producendo il 100% da fonti rinnovabili. E questo non lo dicono gli ambientalisti ma il Governo tedesco”.

Secondo Legambiente, inoltre, sono da considerare i dati relativi alla produzione elettrica del nostro Paese: l’Italia dispone di centrali elettriche che producono potenza pari a 100.000 MWh. Nei giorni di massimo consumo, a livello nazionale, l’Italia è arrivata ad utilizzare 57.000 MWh: “Considerando che disponiamo di un parco elettrico con capacità di produzioni quasi doppia rispetto al fabbisogno, abbiamo veramente la necessità di questo tipo di investimenti?” chiedono gli ambientalisti.

“L’Italia – insiste Bertucco – deve cominciare a dismettere le grandi centrali e pensare ad un modello di sviluppo basato su piccoli impianti distribuiti. E ciò non avrebbe conseguenze sui lavoratori: gli addetti impiegati nei grossi impianti verrebbero reimpiegati in questo nuovo modello di produzione. La nostra non è una proposta all’Enel, ma una via per i lavoratori, indipendentemente da quel che vuole fare Enel. Nello scorso autunno Confindustria lanciò un piano nazionale per l’efficienza energetica che oltre alla riduzione della CO2 (-207 Mton) e la riduzione dei consumi finali d’energia (-51 Mtep), prevedeva circa 1,6 milioni di posti di lavoro attivabili cumulativamente nel settore dell’efficienza energetica sull’arco del decennio. A fare brutalmente le proporzioni al Veneto ne toccherebbero oltre 100 mila! Ecco, il terreno da cui cominciare è quello posto dalla cancellazione del carbone e dal mantenimento dei posti di lavoro a Porto Tolle. Ci aspettiamo - conclude – un confronto Confindustria – sindacati che sfugga agli slogan e tratti seriamente come avviare questo piano”.

 

Solo il 22% approva le scelte energetiche

sabato, aprile 9th, 2011

Gli italiani bocciano il governo
Solo il 22% approva le scelte energetiche

Pannelli solari
Rinnovabili in testa al gradimento, i favorevoli al nucleare crollano al 15%. E il 77% degli intervistati si dice insoddisfatto delle politiche energetiche nazionali. Il sondaggio di Lorien Consulting

Documento Scarica il sondaggio

Troppo tardi. La retromarcia del governo sul nucleare, frettolosamente innestata dopo la catastrofe di Fukushima, non convince gli italiani. E la sentenza sulle politiche energetiche nazionali rimane senza appello: per il 77,7% dei nostri concittadini su questi temi l’esecutivo ha sbagliato tutto. Perché ha messo i bastoni fra le ruote alle rinnovabili, che invece stanno ai primi posti tra le fonti su cui si dovrebbe investire, favorendo l’atomo che ha confermato in Giappone tutte le proprie debolezze.

È quanto emerge dal sondaggio realizzato da Lorien Consulting perwww.lanuovaecologia.it: secondo una larga percentuale del campione il nostro paese dovrebbe concentrare i propri sforzi soprattutto sul solare (63.8%), in particolare fotovoltaico (46.1%), e sull’eolico (41.3%). In coda alle preferenze rimangono invece il nucleare (indicato come una priorità soltanto dall’8,9%) e le fonti fossili come il petrolio (6,7%) e il carbone (appena all’1,5%). Proprio il contrario di quanto ha messo in campo il governo, fortemente contestato durante le ultime settimane anche dalle imprese del settore a causa del Decreto varato dal ministro Romani che rischia di tagliare le gambe allo sviluppo delle fonti pulite nel nostro paese.

L’energia atomica, bisogna riconoscerlo, durante gli ultimi giorni ha guadagnato di popolarità: adesso dichiara di conoscerla il 42,4% degli intervistati contro il 21% dell’ottobre 2010, quando era stato realizzato un simile rilevamento. Ma è una popolarità, com’è lecito attendersi, segnata molto negativamente: ben l’84.3% è contrario al suo sviluppo in Italia, contro il 58.4% del 2009, mentre l’86.9% è contrario al suo sviluppo nella regione di residenza, contro il 66.2% di cinque mesi fa.
«Fa riflettere soprattutto la disponibilità degli italiani nei confronti delle fonti rinnovabili – spiega Antonio Valente, direttore della ricerca – Oltre a indicarle come una priorità sono in molti, il 57,9%, ad esprimere la propria disponibilità a sostenerne lo sviluppo attraverso il pagamento in bolletta».
I risultati completi del sondaggio verranno commentati sul mensile La Nuova Ecologia di maggio.

 

 

 

Enel: condannata definitivamente

domenica, gennaio 16th, 2011

ROVIGO OGGI


La Corte di Cassazione di Roma – ultimo grado di giudizio dopo quello di primo grado, presso il tribunale di Adria, ed il secondo presso la Corte d’Appello di Venezia – ha condannato i vertici di Enel e gli ex direttori della centrale di Polesine Camerini per inquinamento ambientale e danneggiamento. Il legale di parte civile Matteo Ceruti: “La sentenza dimostra che le emissioni moleste sono il frutto di una precisa volontà della holding”


Rovigo – Emissioni moleste, danneggiamento all’ambiente, al patrimonio pubblico e privato e violazione della normativa in materia di inquinamento atmosferico. Sono questi i reati di cui la terza sezione penale della Cassazione ha riconosciuto colpevoli Francesco Luigi Tatò e Paolo Scaroni, ex amministratori delegati di Enel Spa.
La sentenza di condanna è stata emessa mercoledì 12 gennaio e si riferisce ai danni provocati dalla centrale Enel di Polesine Camerini mentre era azionata a olio combustibile.

Si tratta di una sentenza storica che riconosce la responsabilità penale anche dei direttori di centrale Carlo Zanatta e Renzo Busatto nonché della stessa Enel.
La Cassazione ha ribaltato quindi la sentenza della Corte d’Appello di Venezia che aveva assolto Tatò e Scaroni, i quali erano stati invece condannati con sentenza penale in 1° grado, il 31 maggio 2006 dal tribunale di Adria.

Matteo Ceruti, avvocato rodigino difensore di parte civile nel processo della centrale termoelettrica di Porto Tolle si definisce molto soddisfatto, in attesa che le motivazioni della sentenza vengano depositate.
“E’ stata riconosciuta in primo luogo la correttezza dell’impostazione accusatoria del pubblico ministero Manuela Fasolato nonché delle conclusioni del giudice di 1° grado. E’ stata riconosciuta anche la responsabilità penale degli amministratori delegati, il che dimostra che le emissioni moleste sono il frutto di una precisa volontà della holding”.

Ceruti non vuole commentare la revoca da parte delle istituzioni di essere parte civile nel processo, ovvero la Regione Veneto, i Comuni polesani, l’Ente parco Delta del Po e il Ministero dell’Ambiente, e a tal proposito afferma: “E’ una scelta che non mi sento di giudicare. Per quanto mi riguarda ho rinunciato all’incarico di legale dell’Ente parco Delta del Po quando ha scelto di ritirarsi dal processo. Un atto, il mio, che si commenta da solo”.

Ora la parola passa alla Corte d’Appello civile di Venezia, cui spetta il compito di quantificare l’esatto importo dei danni patiti dalle parti civilirimaste, cioè un gruppo di sette cittadini di Porto Tolle e alcune associazioni ambientaliste, poiché nel frattempo i reati sono stati prescritti.
A tal proposito Ceruti ricorda la distinzione tra le sanzioni penali stabilite in 1° grado, “che risultano modeste per i reati ambientali”, e le condanne risarcitorie, “che ammontavano a qualche milione di euro” e alle quali le istituzioni, in seguito alla revoca hanno di fatto rinunciato (al Ministero dell’Ambiente spettavano ad esempio 800 mila euro).
“Si trattava di provvisionali penali – conclude l’avvocato – stabilite dalla sentenza di 1° grado e successivamente cancellate da quella della Corte d’Appello”.

Repentino l’intervento di Maurizio Ferro, portavoce dei lavoratori della centrale Enel di Polesine Camerini che si sorprende della sentenza della Cassazione visto che il procuratore generale della suprema Corte aveva chiesto, invece, la conferma della sentenza della Corte d’Appello di Venezia. Non si sorprende invece delle “eco-balle di chi è già pronto – strumentalizzando una sentenza che riguarda vecchie tecnologie e l’assetto a olio combustibile – a dire che la riconversione a carbone “pulito” non è compatibile con il territorio”.

Elisa Barion

13 gennaio 2011

Befana:Carbone al Polesine

giovedì, gennaio 6th, 2011

La Befana ha portato il carbone al Polesine.

Alle 16,28 di ieri pomeriggio la Direzione generale per l’energia nucleare, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica del Ministero per lo Sviluppo economico ha comunicato all’Enel di aver autorizzato la conversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle.
In pratica è stata data l’autorizzazione definitiva all’apertura del cantiere e all’esercizio dell’impianto. Ora la parola passa all’Enel che, dopo il delicato e importante benestare ottenuto da Ministero dell’Ambiente del luglio del 2009 con tutte le prescrizioni in merito a emissioni e controlli, ora ha completato l’intero iter autorizzativo. Cantiere che, secondo quando dichiarato pochi giorni fa al Gazzettino dal nuovo direttore dell’impianto, Ivano Ruggeri, aprirà durante il secondo semestre dell’anno.
In pratica le centrale verrà completamente demolita e dell’impianto situato nel cuore del Parco del Delta del Po rimarrà solo in lunghissimo camino. Per il resto sarà una struttura tutta nuova, “gemella” di qualla già in funzione a Civitavecchia.
Il provvedimento, informa una nota del Ministero «è stato emanato a seguito del positivo giudizio di compatibilità ambientale e dell’intesa con la Regione Veneto». Con il nuovo assetto, la centrale potrà operare con tre sezioni alimentate a carbone e, parzialmente, a biomasse (contro le attuali quattro alimentate a olio combustibile denso, da 660 MW elettrici ciascuna), per una potenza elettrica lorda nominale complessiva di 1.980 MW.
L’approvvigionamento del combustibile e lo smistamento dei materiali avverranno principalmente per mare e per le vie fluviali, utilizzando un sistema di stoccaggio e movimentazione implementato su una nave «storage» appositamente attrezzata, ancorata al largo del Delta del Po. «Con questo provvedimento – ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani – si sblocca un cantiere importante per la crescita e la modernizzazione del territorio. L’intervento di conversione comporta infatti un investimento consistente da parte dell’azienda, pari a circa 2 miliardi di euro. L’utilizzo della nuova tecnologia nell’impianto di Porto Tolle consentirà inoltre un uso più efficiente della risorsa energetica primaria e una riduzione degli impatti ambientali connessi al funzionamento degli impianti produttivi».
Si apre il più grande cantiere di Enel in Italia, del valore di 2,5 miliardi di euro. «Abbiamo iniziato a predisporre il Piano di gestione del cantiere. Tra demolizioni e scoibentazioni, attività di ingegneria civile, elettroautomazione e attività meccaniche, le ore totali di cantiere stimate sono circa 17 milioni – continua Ruggeri -. Dopo l’inizio delle attività di sviluppo ingegneria, e lo svincolo dei materiali per salvaguardie e cantierizzazione, è possibile collocare l’inizio dei lavori nel secondo semestre del 2011. Dall’inizio delle attività, saranno poi necessari circa 57 mesi per portare in esercizio la prima unità».

il Gazzettino di Rovigo 6/gen/2011

Catastrofismo o realismo?

mercoledì, gennaio 5th, 2011

Ben vengano le reazioni: sono segno di vitalità ed è questa che da tempo siamo impegnati come persone e associazione. Ci ha fatto riflettere l’intervento di  Sorgenti-Assocarboni del 31/12/2010. E siamo qui proprio per dare continuità a quel dialogo che vorremmo fosse la nostra caratteristica.

Non ci sorprende il linguaggio ed il tono: fan parte del gioco di questa nostra cultura. Ma siamo pronti a confrontarci ogni qualvolta la sfida  si fa su situazioni concrete e drammatiche alla vista di tutti e che solo alcuni hanno il coraggio non solo di indignarsi ma anche di denunciare all’opinione pubblica.

E se il nostro atteggiamento è giudicato da catastrofisti, pessimisti, negativisti ebbene lo siamo. Dateci, diteci e portateci tutte le prove documentate per non esserlo.

Siamo disposti al confronto, al dialogo ogni qualvolta non ci si nasconde dietro a slogan, luoghi comuni o peggio a direttive di gruppi di interesse di qualsivoglia orientamento.

Come persone e associazione sentiamo prioritaria l’informazione e perciò la formazione per continuare a tener alta la testa come cittadini del mondo, vigili sul nostro presente affinchè ci sia futuro e che sia migliore per non essere maledetti da chi, dopo di noi, calcherà gli stessi luoghi geografici e culturali.

Comprensione e accettazione di questa sfida sarà ogni opportunità per rendere noti e condivisibili i nostri punti di vista per un impegno comune.

Se mai ci fosse bisogno di ricordarlo il pericolo di questo tipo di economia eccessivamente liberista, anche qui da noi, sembra volersi sostituire alla politica e qualche volta anche alla democrazia.

leonardo conte Legambiente

APPROFONDIMENTO Le perplessità sul polo energetico (La voce di Rovigo)

Per gli ambientalisti bisogna puntare sull’autoconsumo“Il vero catastrofismo è quello di chi non valuta i rischi”

ADRIA – “Assocarboni, qualche settimana fa ci ha accusati di catastrofismo e di avere una ’visione del mondo tutta negativa e contraria a qualsiasi valutazione obiettiva della realtà’. Ma se si vuole parlare di catastrofismo parlano i fatti: penso alle alluvioni che hanno inondato il mese scorso molti paesi del Vicentino, del Padovano e del Veronese colpendo brutalmente famiglie e attività varie. Segno di una scarsa considerazione del rischio idrogeologico e di subsidenza e di una insufficiente manutenzione dei letti dei fiumi e delle arginature. E, dicendo questo, penso alla contaminazione da idrocarburi dolosa che ha colpito il fiume Po ed alle ripercussioni che si avranno nei prossimi anni. Questo è il vero catastrofismo”.

Non usa mezzi termini il nuovo presidente cittadino di Legambiente Dario Griso nel rispedire al mittente le critiche spesso mosse all’associazione ambientalista da Assocarboni.
“La realizzazione del cosiddetto polo energetico che in sordina sta ormai prendendo forma – prosegue il presidente – incombe su di un territorio che presenta già molteplici problematiche legate al pericolo idrogeologico, alla subsidenza, al rischio desertificazione dei terreni, alla scarsa qualità delle acque superficiali e sotterranee, al problema del cuneo salino, al livello critico di inquinanti in atmosfera. Sembrerebbe una decisione presuntuosa modificare e stravolgere un sistema che è già difficilmente gestibile ma che allo stesso tempo fa comodo in certe circostanze vantarsi di disporre; un territorio chiamato Parco di particolare valenza ambientale e naturalistica”.
“La nostra visione del mondo – conclude – non è affatto negativa ma segue l’ottica del miglioramento perchè se ci guardiamo attorno esistono realtà efficienti ed organizzate e da queste dobbiamo prendere spunto per rivedere l’assetto sociale-turistico-infrastrutturale. E l’unica via d’uscita dalla crisi è legata al nostro territorio che va valorizzato e non deve essere depauperato ulteriormente. L’energia elettrica può essere prodotta per autoconsumo”.     A.B.
Articolo dalla Voce di Rovigo 31/12/2010

Legambiente, boccia la centrale deltina

domenica, dicembre 12th, 2010
INDUSTRIA Dossier di Legambiente che boccia la centrale deltina
«Carbone, ritorno al passato»
Bertucco: “L’utilità è propaganda, idem la cattura dell’anidride carbonica”

Domenica 12 Dicembre 2010,
«Il carbone è un ritorno al passato». Legambiente torna a bocciare l’impiego del combustibile fossile che definisce killer del clima, prendendo spunto dai progetti di riconversione e nuove centrali più recenti.
L’associazione di difesa e tutela dell’ambiente ha raccolto in un dossier i motivi del proprio no ribadito anche per l’intervento a Porto Tolle, per il quale manca solo la firma del decreto autorizzativo da parte del Ministro dello Sviluppo economico. Il percorso per la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle secondo Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto avrebbe subito una accelerata all’inizio dell’anno prima con l’accordo di programma che comprende una serie di finanziamenti per diversi milioni tra compensazioni ambientali, costruzione di un osservatorio e risarcimento dei disagi provenienti dalla costruzione e dal funzionamento della centrale, poi con il via libera da parte della Conferenza dei servizi al ministero per lo Sviluppo economico, a cui sarebbe dovuta seguire la firma del ministro sul decreto autorizzativo, che però non è ancora stata fatta. Nel frattempo il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato da associazioni ambientaliste e di categoria di pescatori e operatori turistici, smentendo che conversione a carbone della centrale con tutte le infrastrutture necessarie, porti conseguenze negative al Delta e al suo ambiente. «La sentenza però risulta impugnabile avendo disatteso, sulla base di motivazioni omissive ed illogiche, quasi tutte le censure formulate – ha spiegato Bertucco -. Inoltre pende il ricorso di Legambiente al Capo dello Stato che il Quirinale aveva indirizzato al Tar del Lazio, il quale non ha ritenuto di accorpare questo procedimento a quello già presente. Inoltre, fortunatamente, si è persa ogni traccia dell’ispezione dell’autunno del 2009 alla Procura di Rovigo, voluta dal Guardasigilli Angiolino Alfano sulla spinta di rappresentanti politici nazionali».
Bertucco sottolinea le aziende energetiche continuano a puntare sul carbone come fonte per la produzione elettrica grazie alla politica di sostegno da parte del Governo. «L’utilità del carbone è una pura propaganda da Paese delle meraviglie che nulla a che fare con la realtà e con l’Italia, alle prese con i suoi problemi energetici e con i ritardi rispetto agli obblighi internazionali per combattere l’aumento dell’effetto serra. Il basso prezzo del carbone è drogato dai sussidi statali. Anche la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica è una tecnologia sperimentale su grande scala e anche nella migliore delle ipotesi abbasserà pesantemente il rendimento delle centrali».

IL Gazzettino.it

Le ragioni razionali

sabato, luglio 31st, 2010

Il polo energetico nel Parco del Delta del Po

Le ragioni razionali

Non è facile per un cittadino o per un movimento, anche per un politico o una associazione del Delta del Po farsi sentire e partecipare al dibattito sociale della centrale elettrica a carbone di Polesine Camerini se si è contrari.

I giornali locali, le radio e le televisioni, sembra che pubblicano quasi solo in favore del carbone e tutti i vantaggi economici dovuti nel fare questa grande cattedrale dell’inquinamento nel Parco del Delta del Po.

Sindaci, politici, enti, imprenditori dei Comuni interessati fanno a gara per farsi intervistare sulle opportunità che darà la centrale a carbone, specie, come impiegheranno il denaro ricevuto da ENEL per beneficiare i loro concittadini.

La popolazione del Delta non protesta, forse un po’ si disinteressa, “molto pochi sono i pareri contrari” per cui la centrale potrebbe essere il prezzo che bisogna pagare in nome del progresso pur di assicurarsi le comodità ed il lavoro di ognuno.

È chiaro che noi di Legambiente Delta del Po non crediamo a questi pareri favorevoli alla centrale, perché abbiamo decine di ragioni molto convincenti e forti per non volerla e per proteggere i cittadini e la popolazione da un fallimento sanitario, ambientale ed economico del nostro territorio, ma pochi sono i casi dove vengono pubblicate queste ragioni che pur essendo scientifiche: vengono quasi ignorate o fatte passare per esagerazioni di persone romantiche verso la natura.

I media del Delta non si curano di fare analisi inchieste a favore ne contro ciò che può essere la centrale a carbone, un rigassificatore, il progetto di nucleare, inceneritori e turbogas, si limitano a riportare i pareri delle autorità.

Non ci sarebbe la curiosità di immaginare il futuro del nostro Delta con tutte queste bombe? Non si potrebbe immaginare che fine faranno i soldi risparmiati dalle tasse dei Portotollesi? Forse, molto di più spesi dal dottore ed in farmacia.

E non si potrebbe immaginare quale sarà il futuro dei lavoratori che vivono di turismo, pesca ed agricoltura? Non si avrebbe l’impressione che i loro prodotti saranno venduti a sottocosto per ovvie ragioni di qualità e quindi la perdita di lavoro?

È possibile immaginare un Delta con dei cittadini benestanti e perfettamente integrati con dei mestieri sostenibili ed in equilibrio con le caratteristiche del nostro territorio?

Ma, chi vuole la centrale a Carbone? Solo chi desidera vendere energia a basso costo ad altri paesi, del resto a noi Italiani non serve, ne abbiamo anche troppa.

Chiediamo che tutte queste ragioni possano essere sviluppate e divulgate, almeno quanto le ragioni che sono a favore del Polo Energetico nel Delta del Po. Per questo lanciamo un grido di aiuto nei confronti di queste ragioni che sono a salvaguardia della nostra identità e del territorio.

Chiediamo inoltre che tutti quei politici che erano contrari alla centrale a carbone eletti nelle ultime amministrative aiutino i cittadini per un controllo serio dell’impatto ambientale per questo tipo di impianti e per tutto quello che mette a rischio la nostra identità, la salvaguardia del territorio, ma soprattutto la salute.

Circolo dl Delta del Po.

Porto Tolle, analisi sui bambini

mercoledì, febbraio 17th, 2010

carbon

Saranno svolti su un campione di 80 ragazzini residenti nel Delta del Po gli accertamenti dei periti incaricati dalla Procura di Rovigo di verificare se esista un rapporto di causa-effetto tra le emissioni della centrale Enel di Porto Tolle e le patologie respiratorie

Saranno svolti su un campione di 80 bambini residenti nel Delta del Po gli accertamenti dei periti incaricati ieri dalla Procura di Rovigo di verificare se esista un rapporto di causa-effetto tra le emissioni della centrale Enel di Porto Tolle e le patologie respiratorie registrate nei ragazzini.

Il pm Manuela Fasolato, con un udienza per un accertamento tecnico non ripetibile, ha affidato l’incarico ai consulenti Claudio Rago e Armando Cirillo, rispettivamente medico legale dell’Università di Padova e specialista in pediatria padovano.

La nuova inchiesta vede indagati i vertici attuali e passati di Enel, tra cui l’amministratore delegato Fulvio Conti e gli ex Paolo Scaroni e Francesco Tatò, che oggi erano rappresentati in udienza dai propri avvocati e dai consulenti che hanno a loro volta nominato per difenderli.
I bambini erano già stati monitorati, nel corso di uno studio epidemiologico di Asl e Arpa. Ai periti il compito di valutarne l’eventuale evoluzione o scomparsa delle patologie.(Ansa).

10 febbraio 2010Porto Tolle Enel Emissioni