Archive for the ‘NO al carbone nel DELTA del Po’ Category

Porto Tolle, analisi sui bambini

mercoledì, febbraio 17th, 2010

carbon

Saranno svolti su un campione di 80 ragazzini residenti nel Delta del Po gli accertamenti dei periti incaricati dalla Procura di Rovigo di verificare se esista un rapporto di causa-effetto tra le emissioni della centrale Enel di Porto Tolle e le patologie respiratorie

Saranno svolti su un campione di 80 bambini residenti nel Delta del Po gli accertamenti dei periti incaricati ieri dalla Procura di Rovigo di verificare se esista un rapporto di causa-effetto tra le emissioni della centrale Enel di Porto Tolle e le patologie respiratorie registrate nei ragazzini.

Il pm Manuela Fasolato, con un udienza per un accertamento tecnico non ripetibile, ha affidato l’incarico ai consulenti Claudio Rago e Armando Cirillo, rispettivamente medico legale dell’Università di Padova e specialista in pediatria padovano.

La nuova inchiesta vede indagati i vertici attuali e passati di Enel, tra cui l’amministratore delegato Fulvio Conti e gli ex Paolo Scaroni e Francesco Tatò, che oggi erano rappresentati in udienza dai propri avvocati e dai consulenti che hanno a loro volta nominato per difenderli.
I bambini erano già stati monitorati, nel corso di uno studio epidemiologico di Asl e Arpa. Ai periti il compito di valutarne l’eventuale evoluzione o scomparsa delle patologie.(Ansa).

10 febbraio 2010Porto Tolle Enel Emissioni

Inchiesta Enel si allarga

martedì, febbraio 2nd, 2010

Corriere Veneto

ROVIGO – Si allarga l’inchiesta della procura rodigina sulla conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle. Non c’è solo la verifica sul possibile nesso di casualità tra attività della centrale a olio e l’insorgenza di malattie respiratorie nella popolazione minorenne residente nel raggio di 25 chilometri a interessare i magistrati Manuela Fasolato e Dario Curtarello che si stanno occupando del fascicolo. I capi d’imputazione sono ben più ampi e chiamano in causa direttamente la commissione per la valutazione d’impatto ambientale (Via) della Regione e quella del ministero dell’Ambiente che hanno dato l’ok al progetto di conversione a carbone a Polesine Camerini. Per i componenti delle due commissioni, ancora da identificare, per l’attuale amministratore delegato del colosso energetico Fulvio Conti e per l’ad di Enel Produzione Spa Leonardo Arrighi l’accusa, pesante, è di abuso d’ufficio in concorso.

In sostanza il semaforo verde dato al carbone, secondo la procura, avrebbe procurato intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale permettendo una conversione dal peggior impatto sul territorio rispetto ad altri sistemi, arrecando un danno ai residenti. Arrighi, per altro, deve rispondere in concorso, assieme a persone da identificare, dei reati di falsità materiale e ideologica con l’aggravante di aver ingannato altre persone. In sostanza l’ad di Enel Produzione si è mosso per creare le condizioni adatte per ottenere pareri di compatibilità ambientale riguardante la riconversione, considerati dall’accusa non veri dato che garantivano prestazioni migliori rispetto a fonti d’alimentazione come il gas o olio combustibile «ambientalizzato».

Dell’accusa di omessa cautela riguardo agli infortuni sul lavoro rispondono, con Arrighi, Renzo Busatto e Carlo Zanatta, ex direttori della centrale; l’attuale amministratore delegato di Enel Fulvio Conti e i suo predecessori Franco Tatò dal 1996 al 2002 e Paolo Scaroni fino al 2005; Antonino Craparotta, ex presidente di Enel produzione, e Giuseppe Antonio Potestio, anch’egli in passato ai vertici della Divisione Enel produzioni e progettista dell’impianto ad olio combustibile. Con loro, ancora una volta, componenti delle Commissioni Via regionale e ministeriale da identificare. Per la procura rodigina gli indagati hanno, a vario titolo, omesso di collocare tecnologie idonee a prevenire disastri, contravvenendo alla legge regionale 36 del 1997. Si tratta del provvedimento che istituisce l’ente Parco del Delta del Po, e che viene considerato nella parte che stabilisce l’alimentazione a metano per la centrale con relativo obbligo di presentazione del piano di riconversione entro un anno dall’entrata in vigore della legge. Gli otto, inoltre, avrebbero creato pericoli per l’insorgenza di malattie respiratorie e deteriorato l’ambiente.

I commissari, invece, per la procura hanno emesso documenti favorevoli alla compatibilità ambientale del carbone nonostante fossero in contrasto con quanto presentato dall’Arpav di Rovigo, e anche nello stabilire le prescrizioni sul funzionamento a carbone avrebbero fatto altrettanto esponendo la popolazione ad emissioni in atmosfera potenzialmente dannose per la salute. Sul fronte delle omissioni di cautela, la procura il 9 febbraio affiderà un incarico a due consulenti per verificare lo stato di salute di una cinquantina di bambini colpiti, tra il 2000 e 2006, da malattie respiratorie. Lo scopo è verificare se vi sono stati dei peggioramenti o meno di salute dopo quell’arco di tempo. I risultati arriveranno in autunno.

Intanto i «duellanti», ovvero il colosso energetico e la procura rodigina, prendono posizione ma con cautela. Il procuratore capo di Rovigo Dario Curtarello si limita a poche parole: «Le fonti che hanno diffuso le notizie sull’inchiesta in corso non sono certo interne ai nostri uffici, che quindi non hanno violato nessun segreto istruttorio». Un portavoce dell’Enel ha invece commentato: «Siamo sereni, nella consapevolezza di aver sempre operato nel rispetto delle norme vigenti a tutela della salute e dell’ambiente». Enel ricorda che, per quanto riguarda le ipotesi di danno ambientale dovute alle emissioni della centrale di Porto Tolle, «la Corte d’Appello di Venezia ha annullato la sentenza di primo grado del tribunale di Adria». Riguardo alla salute pubblica, il colosso energetico ricorda che «la stessa procura chiese ed ottenne dal giudice per le indagini preliminari l’archiviazione di una precedente analoga inchiesta».

Antonio Andreotti
29 gennaio 2010

Inchiesta centrale Enel

martedì, febbraio 2nd, 2010

Corriere Veneto

ROVIGO – La notizia di una nuova inchiesta della Procura di Rovigo sulle emissioni della centrale termoelettrica di Porto Tolle ottiene il plauso di Legambiente, ma fa insorgere il fronte dei favorevoli al carbone, in primis il mondo politico. Il nuovo filone di inchiesta dei magistrati rodigini, che indagano sulle malattie respiratore nei bambini nell’area adiacente la centrale Enel, riguarda le emissioni del camino tra il 2000 e il 2006.Magetta un’ombra anche sul futuro dell’impianto: proprio sul progetto di riconvertirlo a carbone, infatti, è aperta un’altra indagine sulla correttezza della documentazione fornita dalla società per ottenere il via libera, del resto già arrivato nel luglio scorso. Un quadro che pare una vera e propria battaglia tra la Procura e l’azienda. «Questa ultima indagine – commenta Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto – nasce dalla volontà della Procura di Rovigo di non assoggettarsi alle scelte dei poteri forti: la scelta di cancellare gli effetti sulla salute dei cittadini del Delta per l’attività trascorsa della centrale e la scelta di occultare l’impatto negativo che la conversione a carbone avrebbe». Di ben altra opinione è Maurizio Ferro, portavoce del Comitato dei lavoratori Enel, ovviamente a favore della riconversione, in particolare per l’indotto di 4.000 posti di lavoro stimati a cantieri aperti e 700 circa a centrale funzionante. «Questo “muro contro muro” rallenterà l’iter autorizzativo della conversione a carbone: fino a quando?», chiede Ferro.

Il sindaco di Porto Tolle, Silvano Finotti, invita la magistratura a completare il lavoro, ma chiede che si guardi al futuro: «Oggi la centrale attende l’approvazione di un progetto che la trasformerà completamente e la sua valutazione andrebbe effettuata sull’esperienza maturata per impianti simili, come quello di Civitavecchia – commenta -. Se in passato ci sono stati comportamenti non lineari è giusto evidenziarli e perseguirli, maquesto nondeve condizionare il nuovo corso che sta venendo avanti. Semmai ci dovrebbe fare riflettere, permettere in atto sistemi di controllo e verifica più puntuali e precisi». Per il consigliere provinciale del Pd, Franco Grotto, «l’invio degli avvisi di garanzia da parte della Procura di Rovigo non ferma l’attesa di definire, da parte del governo, l’iter autorizzativo per la riconversione. La politica dovrà tenere in conto gli eventuali risultati delle indagini avviate dalla magistratura, ma allo stesso tempo non può fermarsi nella loro attesa». Anche per l’onorevole Emanuela Munerato (Lega Nord), il progetto deve proseguire indipendentemente dal lavoro dei magistrati: «La politica – conclude l’onorevole – ha il dovere di chiedere a Enel e al governo, senza aspettare oltre, tutti gli strumenti per aumentare la competitività del sistema economico e per la sicurezza della salute e dell’ambiente». Proprio le istituzioni, infatti, devono sbloccareun iter che sembra impantanato. Dopoil «sì» del ministero dell’Ambiente a luglio, si prevedeva che l’autorizzazione al carbone sarebbe arrivata a Natale, per aprire i cantieri in primavera. Oggi, invece, gli enti locali attendono ancora la conferenza dei servizi, mentre sia Finotti, che Ferro hanno recentemente accusato la Regione di interessarsi più alla campagna elettorale che alla preparazione della conferenza.

Francesco Cason
29 gennaio 2010

Comunicato storico: Porto tolle

giovedì, gennaio 28th, 2010

 

legambiente2

Rovigo, 28 Gennaio 2010                                                                                                                          Comunicato Storico

 

PORTO TOLLE: LA PROCURA DI ROVIGO PROSEGUE NELLA SUA CORAGGIOSA AZIONE A GARANZIA DELLA SALUTE E DEL TERRITORIO

 

Non sarà stata certo la felice uscita dell’on. Violante ad innescare l’ultima iniziativa della Procura di Rovigo contro i vertici dell’Enel, certo è che essa giunge come inevitabile risposta alla infelice “censura” che l’on. Violante aveva fatto 20 giorni fa, quando invitava il Ministro a legare le mani alla Procura. Invito prontamente raccolto dal Ministro, pur affaccendato in altre proposte di legge molto impegnative. Segno evidente che le pressioni di Enel erano arrivate a segno: su Violante, presidente della Fondazione “Italia Decide” che ha fra i soci fondatori proprio Enel; sul Ministro perché mettesse in opera il piano.

Altrettanta attenzione non ha avuto la dirigenza del PD per la nostra segnalazione sulla pericolosità dell’azione di Violante, che avveniva ai danni della verità, verità molto carente nei progetti per il carbone di Enel, così come sottolineato dai periti della Procura di Rovigo.

“Questa ultima indagine – afferma Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto – nasce dalla volontà della Procura di Rovigo, ben manifesta già in passato,  di non assoggettarsi alle scelte dei poteri forti: la scelta di cancellare gli effetti sulla salute dei cittadini del Delta per l’attività trascorsa della centrale e la scelta di occultare l’impatto negativo che la conversione a carbone avrebbe.

“Questi impatti – ricorda Michele Bertucco - sono sempre stati messi in rilievo dalle associazioni ambientaliste, fin da quando Enel 26 anni fa cancellò l’impegno da essa stessa preso di effettuare indagini epidemiologiche periodiche volte ad accertare gli effetti sanitari dell’attività della centrale”.

Oggi Enel “sottovaluta e sottostima l’impatto sul territorio del carbone rispetto ad altre alternative” come dice il documento della Procura.

Legambiente dichiara il proprio appoggio all’iniziativa in atto da parte del Tribunale di Rovigo e attende fiduciosa gli esiti del ricorso al TAR del Lazio e il ricorso straordinario al Capo dello Stato che le associazioni ambientaliste hanno presentato lo scorso novembre.

“Forte attenzione – conclude Michele Bertucco – dovremo porre al rapporto fra carbone e nucleare in Polesine. Intravediamo il pericolo che un eventuale bocciatura del carbone, sulla scorta dei pericoli di inquinamento dell’aria, sia compensata dal via libera in Polesine a una centrale nucleare, che secondo altri bugiardi produrrebbe energia pulita”.

 

 

L’Ufficio Stampa

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Riconversione Enel, ricorso a Napolitano

venerdì, gennaio 8th, 2010

Si allarga il fronte del No con Legambiente. Impugnato il decreto di via libera del ministero

168251-enel ROVIGO – Piovono i ricorsi contro la riconversione a carbone della centrale Enel di Polesine Camerini. Ad ingrossare il fronte dei contrari arriva anche Legambiente, che nei giorni scorsi si è rivolta al Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Nello specifico, il ricorso è contro il decreto del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che lo scorso luglio ha approvato il progetto di Enel per Porto Tolle. Legambiente segue così il Comune di centrodestra di Rosolina, che per primo si è rivolto al Presidente della Repubblica per fermare l’operazione di riconversione della centrale termoelettrica.

Come spiega per l’associazione ambientalista Angelo Mancone, «il nostro ricorso curato dall’avvocato Matteo Ceruti ha motivi procedurali oltre che di contenuto, visto che mentre altri enti si sono rivolti al Tar noi abbiamo scelto un’altra strada, che permettesse di coprire tutte le opzioni legali disponibili». Il riferimento di Mancone è al ricorso presentato al tribunale amministrativo regionale da parte del comitato anti centrale di Porto Tolle, degli operatori turistici bassopolesani, dei pescatori e di associazioni ambientaliste come Wwf e Italia Nostra. Una strategia «a tenaglia», per sbarrare la strada in ogni modo e in ogni direzione ai piani del colosso energetico. «Ora – fa notare Giorgio Crepaldi, del comitato anti Enel – i ricorsi pendenti riguardanti la riconversione a Polesine Camerini sono ben tre. Non male, visto che si vuol far credere che oramai siamo rassegnati a subire il carbone». La centrale riconvertita, una volta a regime e la data prevista è il 2014, avrà una potenza di circa 2000 megawatt, circa quattrocento in meno della potenzialità dell’impianto attuale a olio combustibile.

In questo modo sarà quindi in grado di produrre circa il 5 per cento del fabbisogno nazionale, e circa un terzo di quello del Veneto. L’investimento previsto è di circa 2 miliardi e 200 milioni di euro. Secondo le stime Enel i lavori dureranno 4 anni e mezzo ed impegneranno in media di 1.600 unità con punte di 3.500. A regime i posti di lavoro fissi saranno 350, che saranno raddoppiati con gli addetti all’indotto. Secondo quanto affermato dal colosso energetico l’opera comporterà la riduzione di ossidi, zolfo, azoto e polveri tra il 70-80 per cento rispetto all’assetto attuale ad olio combustibile. L’impianto potrà inoltre utilizzare come combustibile delle biomasse. Queste cifre vengono respinte al mittente da tutti i soggetti che hanno presentato ricorso al Tar o al Capo dello Stato, che ne contestano aspramente l’utilità e l’opportunità. Secondo Mancone, ad esempio, «è una concezione di tipo ottocentesco sperare che il carbone a Porto Tolle risolva il problema del rifornimento di combustibili». Sull’aspetto delle emissioni, per altro, la Procura rodigina ha aperto un fascicolo sulla congruità e regolarità dell’impianto partendo dal presupposto della pericolosità del carbone per la salute dei cittadini.

Antonio Andreotti - Corriere Veneto

“No al nucleare si alle rinnovabili”

mercoledì, dicembre 16th, 2009

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IL DIBATTITO L’assessore Francesco Ennio spiega perchè la Provincia punta sull’energia alternativa
«No al nucleare
sì alle rinnovabili»

Mercoledì 16 Dicembre 2009,
“Il nucleare è perdente nel confronto con le fonti rinnovabili”.
      Giudizio non trattabile quello espresso dal coordinatore dell’Italia dei Valori Francesco Ennio. All’indomani dello scontro in consiglio provinciale sull’okay al carbone di Enel, arriva una stroncatura definitiva all’ipotesi di riaprire la via energetica con l’atomo.
      «Siamo alla vigilia di una nuova rivoluzione industriale – spiega Ennio – La “green economy” è ormai alla portata. Chi arriverà per primo accumulerà un vantaggio strategico nel nuovo modello di sviluppo».
      Può precisare meglio?
     
«Lo sviluppo come lo intendiamo oggi è al capolinea perché le risorse naturali stanno finendo. Questo impone la scelta immediata di incisive politiche di risparmio energetico e di uso razionale dell’energia. Basta ciò per avere un effetto immediato paragonabile all’adozione del nucleare. Quanto alla tutela dell’equilibrio ecologico il blocco dello sviluppo sarebbe inutile. Va invece realizzata una nuova qualità improntata al corretto rapporto tra etica e natura. Sarà questo il motore della prossima rivoluzione scientifica e tecnologica».
      Perché siete ostili al nucleare?
     
«Soprattutto per il problema delle scorie radioattive, che non risolvibile a livello mondiale. Le centrali di quarta generazione sono di là da venire e il costo stimato della produzione di elettricità da impianti nucleari non tiene conto del costo dello smaltimento delle scorie. A 22 anni dal referendum sul nucleare in Italia non è stato ancora trovato un luogo in cui smaltire le scorie radioattive delle centrali di Caorso e Montalto di Castro. Oltre al fatto che l’Italia non sa dove reperire il materiale radiattivo e non è attrezzata per arricchirlo. Ma quel che è più grave è che si imboccherebbe una strada che va in direzione contraria alle strategie di innovazione tecnologica della “green economy”».
      Cosa pensate di fare quindi?
     
«Apriremo una raccolta firme per un referendum abrogativo degli articoli 25 e 26 della legge 99 del 2009».
      Tra i nomi che circolano per i siti che possono ospitare impianti nucleari c’è anche il Delta del Po. Che ne pensate?
     
«Siamo pronti a coinvolgere le istituzioni locali e i cittadini sulla nostra idea di sviluppo. L’opzione dell’energia da fonti rinnovabili non è trattabile. Si pensi allo sfruttamento dell’irraggiamento solare a livello termico, termodinamico, fotovoltaico, alla sperimentazione delle tecnologie più avanzate, a reti di impianti fatte proprie dai piani di assetto territoriale regionali».
      Le fonti rinnovabili però non sono tutte uguali?
     
«Non c’è dubbio. L’eolico, la produzione di biocarburanti o, ancora, le centrali a biomasse o a oli vegetali pongono diversi problemi. Sottrarre terreni agricoli produttivi per i biocarburanti è inaccettabile. Gli oli vegetali se dispersi inquinano più dei combustibili fossili. La filiera corta è fondamentale. Tuttavia restano discrepanze inaccettabili: il cdr (combustibile da rifiuto, ndr) fa accedere al contributo del cip 6. Infatti la legge del 1992 ha assimilato i rifiuti alle fonti rinnovabili. E’ l’unico caso in Europa. Per cui il 7 per cento della fattura energetica che ogni soggetto paga per le vere fonti di energia rinnovabile, solare termico, fotovoltaico, eolico o idroelettrico, sovvenziona invece chi brucia i rifiuti. Senza contare che l’assenza dei piani energetici dona terreno fertile a deregulation e speculazione».
     
Franco Pavan il Gazzettino di Rovigo 

IL POLO ENERGETICO TRA MARGHERA ED IL POLESINE

venerdì, novembre 13th, 2009

 

IL POLO ENERGETICO TRA MARGHERA ED IL POLESINE

 

Ormai da alcuni anni il Polesine , con l’Area sud della Provincia di Venezia , oltre a Marghera, sono stati individuati sia da settori industriali che da diversi settori  politico-istituzionali, regionali e nazionali, come i territori più idonei per localizzare o de-localizzare tutta una serie di attività che altrove, in contesti più densamente abitati ed economicamente più sviluppati, trovano una forte opposizione sociale.

Le condiderazioni sulla compatibilità ambientale e sulla salute dei cittadini passano in subordine rispetto agli interessi economici delle grandi imprese , in particolare del settore industriale-energetico.

 

Con ritmo crescente si  accumulano, giorno per giorno,  le richieste di nuovi impianti, specie nel settore dell’energia, in assenza del Piano Energetico Nazionale e Regionale che, non a caso, vengono tenuti da anni nel cassetto.  

 

Si deve notare che alcuni di questi impianti sono all’interno o limitrofi al Parco del Delta del Po e che , contrariamente a quanto si può pensare,  data la bassa densità demografica e lo scarso traffico, già oggi questo territorio, secondo i dati storici dell’ARPAV , quando la Centrale Enel era in piena attività, nella fascia più elevata di inquinamento da polveri sottili ed altre sostanze, con alti indici di malattie polmonari e tumorali (dati dell’OMS – 2000).

 

I problemi ambientali e sanitari

 

 

Non è chiaro come si pensi di conciliare, con questo tipo di sviluppo, la tutela – pur sempre citata – di un territorio estremamente fragile dal punto di vista idrogeologico e ambientale (riscaldamento delle acque circostanti la centrale e , viceversa, raffreddamento della acque attorno al rigassificatore, subsidenza ed eustatismo, riduzione della portata media annua , con punte minime sempre più preoccupanti del livello del Po, risalita del cuneo salino, ecc.) ma anche di grande interesse paesaggistico che potrebbe offrire, viceversa, opportunità di uno sviluppo legato al Parco del Delta del Po e ad un certo turismo, alla pesca e alla miticoltura (già oggi attive), all’agricoltura e alle attività correlate, oltre che ad altre attività produttive compatibili.

 

 

Le nostre richieste

 

Non e’ possibile accettare di svendere e compromettere il Polesine ed in particolare  il Delta del Po, parco naturale unico in Europa, per realizzarvi in esso un gigantesco  polo energetico nazionale, peggiorando ancor di più le condizioni ambientali e sanitarie dell’intera  zona che interessa anche larga parte della Provincia di Ferrara e di Venezia, anzichè investire sulle energie alternative eco-compatibili o comunque sulle fonti a più basso impatto ambientale (metano).

 

 

Non solo, ma la pluralità di impianti esistenti e proposti, rende assolutamente inadeguata ed insufficiente la Valutazione d’Impatto Ambientale per ciascun singolo impianto, mentre risulta  necessaria una valutazione complessiva degli effetti cumulativi sull’ambiente e sulla salute, a partire dal delicato equilibrio e dalle condizioni esistenti.

 

 

Pertanto CHIEDIAMO :

 

 

uno sviluppo  compatibile con la vocazione ambientale del nostro territorio fondato sull’agricoltura di qualità e attività connesse, l’allevamento di mitili,  sul commercio e su attività produttive compatibili,  nonché  sul turismo, già oggi molto attivo a Sottomarina, Isola Verde, Rosolina Mare ed Albarella, ma che avrebbe grandi potenzialità indirizzandolo proprio verso la visitazione dello straordinario ambiente naturale della Foce del Po, Chioggia e il suo entroterra.

 

 

RITENIAMO QUANTOMENO ASSOLUTAMENTE NECESSARIA :

 

la moratoria  di qualsiasi autorizzazione a costruire nuove centrali e impianti che influiscano negativamente sull’ambiente e sulla salute, fintanto che non verrà aggiornato il Piano Energetico Nazionale e approvato il Piano Energetico della Regione Veneto, sulla base di  una Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) e di una specifica  Valutazione di Impatto Sanitario , elaborata da ARPAV e dalle USL competenti , che analizzi gli impatti cumulativi provocati dagli impianti già attivi e da quelli proposti, sia sul delicato ambiente deltizio e del bacino scolante sulla Laguna di Venezia ,  sia sulle condizioni sanitarie esistenti ed indotte nell’area vasta interessata.

 

Dai  dati contenuti nel Piano Energetico Regionale adottato dalla Giunta nel gennaio 2005 mai arrivato al voto in Consiglio Regionale, risulta che la produzione lorda di energia elettrica del Veneto è di oltre 25 mila gigawatt/ora, di cui il 43% viene prodotto nella provincia di Venezia e il 40% nella provincia di Rovigo. Queste due aree , ed in particolare l’asse che va da Marghera al Basso Polesine , contribuiscono quindi già in modo preponderante sul fronte della produzione energetica regionale.

Un ruolo che peraltro viene pagato a caro prezzo dalle popolazioni in termini di salute, visto che i dati epidemiologici dell’area sud di Venezia e polesana evidenziano tassi di malattie polmonari e tumorali, oltre la media nazionale, che non possono essere certo attribuiti né alla presenza di grandi industrie inquinanti né al traffico. E’ utile ricordare che Enel è stata condannata per inquinamento ambientale causato dalla Centrale Enel di Porto Tolle, tanto che ormai da diversi anni è sostanzialmente ferma, venendo attivato saltuariamente solo uno dei quattro gruppi, quello c.d. “ambientalizzato” a olio combustibile a BTZ.

La centrale riconvertita a carbone (circa 2000 MW) produrrà grandi quantità di inquinanti, sia per le emissioni che per la logistica (navi, bettoline, camion)  ma soprattutto enormi quantità di CO2, ben oltre i limiti  consentiti dagli accordi internazionali.

Secondo i due noti  ricercatori di Bologna, il chimico Nicola Armaroli del CNR ed il medico Claudio Po dell’unità rischio ambientale dell’Asl di Bologna, una centrale elettrica a turbogas in un anno inquina quanto il traffico automobilistico di una città grande come il capoluogo emiliano.

 

Numerosi studi epidemiologici hanno mostrato che all’inquinamento da PM10 sono associati effetti

dannosi per la salute umana, sia a breve (effetti acuti) che a lungo termine (effetti cronici).

Tra i principali effetti acuti documentati vi sono:

• aumento della mortalità giornaliera per tutte le cause, e in particolare per cause cardiovascolari;

• aumento dei ricoveri per asma e malattia polmonare ostruttiva cronica (COPD);

• aumento dei ricoveri per malattie cardiovascolari;

• diminuzione della funzionalità polmonare e aumento dei sintomi respiratori acuti in bambini e adulti.

Tra gli effetti a lungo termine vi sono una riduzione dell’aspettativa di vita stimata di 1-3 anni (secondo studi condotti negli USA), ed effetti quali diminuzione della funzionalità polmonare e aumento dei sintomi di bronchite sia negli adulti che nei bambini. 

 

 

La Regione Veneto si è dotata di uno  strumento di pianificazione denominato “Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera (PRTRA)“, adottato dalla Giunta Regionale con DGR n. 902 del 04/04/2003. Tale piano ha recepito  lo studio sull’impatto ambientale dei trasporti nel Veneto con riferimento all’aria..
Tale Piano regionale è stato drasticamente stroncato dalla Commissione Europea , che in merito ha aperto una procedura di infrazione , e fra due anni rischia di tradursi in una sanzione piuttosto salata.. La decisione, contenuta nella relazione del 28 settembre scorso, non lascia scampo al Veneto e a quasi tutti i Piani regionali di risanamento dell’aria avviati in Italia nel corso degli ultimi anni. Il solo margine possibile per evitare la multa, da qui al 2011, è cercare di rispettare i parametri europei o quantomeno dimostrare che si sta facendo tutto il possibile per raggiungere l’obiettivo. L’Italia e il Ministero dell’Ambiente vengono ancora sollecitati ad elaborare e varare un piano nazionale di cui non si sente neppure discutere.

 

Anche le politiche regionali per quanto riguarda i trasporti,  in particolare delle merci, appaiono assolutamente in contrasto con le direttive europee, continuando a privilegiare – grazie anche al continuo ricorso ai project financig proposti dalle solite coordate imprenditoriali,- il trasporto su gomma..

 

Trasporto merci: verso un trasporto ferroviario europeo più competitivo

   
La Commissione, gli Stati membri, i gestori delle infrastrutture e gli altri attori del settore ferroviario devono lavorare insieme per realizzare un trasporto merci competitivo. In questo processo, la Commissione agisce nel pieno rispetto della sussidiarietà. Gli Stati membri sono e resteranno liberi di proporre dove dovrebbero essere tracciati questi corridoi. La nostra proposta è diretta a rendere l’infrastruttura ferroviaria più attraente per il trasporto di merci su lunghe distanze in tutt’Europa” ( Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione responsabile dei trasporti).

 

Per il trasporto su ferro si passa dal 9% dell’Italia al 38% della Francia e oltre il 40% della

Germania. Per il trasporto per vie d’acqua interna si passa dal 6% della Francia al

16% della Germania, con 0% per l’Italia. 

Riguardo agli impatti, in particolare l’emissione di CO2 per tonnellate di materiale

trasportato, ricorda che una tonnellata di materiale per un’ora trasportata su un

autocarro che effettua percorso misto produce 4,32Kg/h di CO2, mentre per un’ora trasportata

su convoglio ferroviario produrrà 0.73 kg/h;per il trasporto su acqua sarà di

2.05 kg/h. 

 

 

 

In generale , le principali fonti di emissione di PM10 sono:

(fonte: Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), 2001)

 

Monitorare le emissioni di CO2 col telefonino

giovedì, ottobre 15th, 2009

greenmeter-copyIl problema del surriscaldamento globale è al centro di numerosi convegni e dibattiti in varie parti del mondo con lo scopo di trovare una soluzione, se non definitiva almeno migliorativa, prima che la situazione superi un punto di non ritorno (per molti studiosi questo, ahi noi, è già avvenuto).

Uno dei maggiori responsabili dell’alta concentrazione di anidride carbonica nell’aria è senza dubbio l’inquinamento causato dai mezzi di trasporto. Automobili, mezzi pubblici, aerei rilasciano ogni giorno quantità enormi di CO2 che si accumulano pericolosamente nella nostra atmosfera, aggravando ulteriormente quel fenomeno detto “effetto serra”, molto utile per le forme di vita nel nostro pianeta, ma, micidiale se oltre il limite naturale.

Molti di voi si staranno chiedendo cosa c’entra tutto ciò con la telefonia mobile. La risposta sta nel software di un giovane londinese, Andreas Zachariah, amministratore di una società chiamata Carbon Hero, che da la possibilità, se installato su un terminale, di tenere sotto controllo le quantità di CO2 emesse durante il viaggio.

Il programma può essere utilizzato su ogni mezzo di trasporto e si affida a cellulari dotati di moduli GPS. Il nome dell’applicazione è Carbon Diem e consente di avere l’esatta quantità di carbonio emesso aggiornata costantemente.

Gli sviluppatori garantiscono che il software ha un margine di errore davvero minimo e consente agli utilizzatori di adottare le misure necessarie per diminuire l’impatto ambientale con le proprie azioni di movimento.

Carbon Diem non è certo una novità nel settore: lo scorso anno, infatti, il progetto ha ottenuto un riconoscimento anche dall”Agenzia spaziale europea (ESA).

Ancora non si hanno informazioni precise su quando l’applicazione verrà lanciata ufficialmente: secondo alcune indiscrezioni, il software sarà disponibile già dal prossimo anno, nei mesi primaverili. Seguiremo sicuramente questa utile e interessante applicazione e vi terremo costantemente informati.

BRESSO “L’atomo scelta da paesi poveri”

lunedì, ottobre 12th, 2009

hgjhgkhkI cinque miliardi che devono essere investiti per costruire una centrale produrrebbero un vantaggio economico non in Italia ma in Francia, da dove proviene la tecnologia nucleare. L’opinione della presidente della Regione Piemonte.

“Il nucleare oggi è una scelta che fanno i paesi poveri, che non possono permettersi di comprare il petrolio. L’Italia, avendovi da tempo rinunciato, non ha aziende attive nel settore per cui comprerebbe tutto dalla Francia. Questo significa che i cinque miliardi che devono essere investiti per costruire una centrale produrrebbero un vantaggio economico non in Italia ma in un altro paese”. L’osservazione è della presidente del Piemonte, Mercedes Bresso.

Intervistata da Ilaria D’Amico in chiusura della manifestazione torinese ‘Uniamo le Energie’, dedicata alle rinnovabili, Bresso ha sottolineato anche che “una centrale nucleare produce poche centinaia di posti di lavoro”, mentre la somma di cinque miliardi di euro investita nella green economy ne produrrebbe decine di migliaia”. Quanto all’ipotesi del governo di localizzarne una in Piemonte, nelle risaie di Crescentino, Bresso ha ricordato che “in caso di incidente, dal momento che tutti i corsi d’acqua dell’area confluiscono nel Po, dovrebbe essere evacuata l’intera Pianura Padana”, e “l’inquinamento radioattivo colpirebbe attraverso il fiume anche il Mare Adriatico”.(ANSA).

 

Carbone, scelta preoccupante

giovedì, luglio 2nd, 2009

Legambiente: «Carbone, scelta preoccupante»
Giovedì 2 Luglio 2009,
Legambiente ribadisce il no al carbone. Sarebbe un altro colpo al Delta che si aggiungerebbe alle difficoltà che attraversano il Parco e il Po. Tutto è stato ribadito nell’iniziativa Goletta verde, arrivata a Ravenna ieri e che ha guardato anche al Polesine. «Nonostante negli ultimi anni siano stati fatti passi in avanti per la qualità delle acque del fiume, il risultato non può certo essere considerato un punto di arrivo – commenta Luigi Rambelli, presidente di Legambiente Emilia Romagna – il carico inquinante complessivo è pari a 114 milioni di abitanti». Giorgio Zampetti, portavoce di Goletta verde, aggiunge le «preoccupazioni e le perplessità per la sconsiderata scelta del Governo di far convertire a carbone la centrale a Porto Tolle, nel centro del Parco del Delta. Nel bel mezzo di un parco naturale patrimonio dell’umanità per l’Unesco comporterà impatti devastanti per il delicato ambiente del Delta, come il passaggio di tremila chiatte all’anno per portare il carbone. E si aggiungeranno dieci milioni di tonnellate di anidride carbonica ai ritardi dell’Italia rispetto agli obblighi di riduzione previsti dal Protocollo di Kyoto e dal pacchetto clima europeo, appena firmato dall’Italia».
Gazettino di Rovigo 2 luglio2009