Archive for the ‘NO al carbone nel DELTA del Po’ Category

Dedicato a Sorgenti Rinaldo e al dialogo.

mercoledì, novembre 2nd, 2011

 

Dedicato a Sorgenti Rinaldo e al dialogo. ( Vice Press. Assocarboni)

Caro Sorgenti Rinaldo,
siamo contenti che lei ami il dialogo, questo si vede, speriamo però, che non si dilunghi troppo a dire sempre le stesse cose, con i soliti copia ed incolla; i numeri in economia e forse anche con l’energia sono molto manipolabili da chiunque, lei lo sa. Ciò che la gente vede, questo universalmente, sono le condizioni della natura e di conseguenza anche dell’uomo che stanno cambiando ed è visibile a chiunque. Lei pensa semplicemente di negare questo? Credo che lo negherà. Vede, la sua realtà è nella visione dell’economia, lei farebbe i conti corretti se veramente le risorse del pianeta fossero infinite, ma si sa, sicuramente finiranno; la sua realtà nel preoccuparsi di fabbricare energia a poco prezzo, usando il materiali più economici come i fossili, a dir suo per salvare l’economia italiana, è errata, non è questa la realtà giusta, ma è semplicemente una realtà superficiale, c’è dell’altro.
L’uomo moderno sta invertendo, nel giro di pochi anni, ciò che la natura ha costituito in centinaia di milioni di anni. Prendere i fossili dentro la terra con il nostro ritmo provocherà: all’inizio solo un innalzamento della temperatura e poi darà origine a una serie di reazioni che non sto qui ad elencare (poi direbbe che sono un catastrofista), ma basta informarsi scientificamente. Chiaramente, basti pensare al tempo che ha messo la natura per togliere l’anidride carbonica dell’atmosfera, rendendo così l’aria adatta alla vita dei mammiferi, noi in pochi secoli la stiamo rilasciando dalla prigione che si trovava. Lo so, lei nega anche questo. Dirà che la co2 è un elemento base della vita e ha ragione, ma non per quello che vuol dire lei. Sappiamo che l’organico è costituito dal carbonio, ma in maniera equilibrata, come se ci fosse un architetto. Invece l’uomo, fino ad ora spazza via qualsiasi equilibrio e manifesta un solo interesse: quello dell’avidità.
La nostra realtà, quella dell’ambientalismo o quella di vedere le cose tenendo conto dell’uomo e del rispetto della natura, va in profondità e supera la necessità del guadagno, si preoccupa dell’unica cosa necessaria, la prosecuzione della vita e del pianeta in senso lato. Il tipo di economia che lei crede ancora necessaria, è fallimentare, non ha più senso perché porta all’auto distruzione, oltre che a creare politicamente molta disuguaglianza. Come sa, il dibattito culturale, economico, scientifico, è rivolto completamente allo studio di nuovi orizzonti, siamo convinti come cittadini, che è necessario un altro stile di vita e un altro mondo è possibile.
Sarà un cambiamento costoso, credo di si, siamo passati dalle capanne alle case tecnologiche, se volevamo risparmiare come l’avaro: saremmo ancora con le capanne. Però in questo caso l’avarizia è in chi usa il vecchio metodo tecnologico per monopolizzare ed ottenere potere, anche politico. La nuova energia sarà qualcosa di espandibile a molti produttori, ecco il problema, per i conservatori, non ci sarà più il monopolio.
L’Italia può produrre fino 106/107 Gigawatt di potenza istantanea, mentre il record di consumo istantaneo arriva a 58 Gigawatt. Allora perché si vuole rovinare un parco bellissimo, far perdere migliaia di posti di lavoro nel turismo, nella pesca e nell’agricoltura; far ammalare la gente di tumori, solo per vendere energia e fare affari?
Rispondetemi con il cuore.

leonardoconte………………………………………..

Vice Presidente Assocarboni

Rinaldo Sorgenti

Ha iniziato la propria carriera professionale nel 1978 presso la affiliata italiana del Gruppo SGS (multinazionale svizzera, leader mondiale nel controllo e certificazione merceologica), dapprima come Direttore della filiale di Bari e successivamente come Capo Divisione Minerali e Prodotti Chimici presso la Sede di Milano.
Nel 1990 è passato alle dipendenze del Gruppo INSPECTORATE Plc-U.K. con la qualifica di Direttore Generale e Presidente della affiliata italiana. Attualmente è Amministratore Unico della IUS SITRIS S.r.l. con sede a Milano.
Rinaldo Sorgenti è membro del Consiglio di Amministrazione di ASSOCARBONI dal 1993 e ricopre la carica di Vicepresidente dal 2002.
Su nomina del Ministero per lo Sviluppo Economico è altresì membro del Consiglio di Amministrazione della S.S.C. (Stazione Sperimentale per i Combustibili – S.Donato Milanese) dal 1998 e ricopre la carica di Vicepresidente dal 2001.
Partecipa attivamente da circa 15 anni a Convegni, dibattiti e seminari sui temi energetici ed ambientali ed in particolare si batte da lungo tempo per sensibilizzare il Governo e l’opinione pubblica in generale sulla necessità per l’Italia di realizzare un equilibrato “Mix delle Fonti” energetiche. È un attento analista del Protocollo di Kyoto e delle Direttive Ue sui temi ambientali, in merito ai quali è attivamente impegnato per far emergere la virtuosità dell’Italia nel contesto europeo delle emissioni di CO2.

Adria, Veneto ed Emilia Romagna: no al carbone

sabato, ottobre 29th, 2011

Manifestazione ad Adria contro la centrale a carbone: un netto, non senso, all’energia di origine fossile.

Circolo di Legambiente Delta del Po, che ha collaborato alla manifestazione organizzata dalle associazioni ambientaliste nazionali  e dai comitati locali.

La manifestazione ad Adria, contro il carbone, più che una manifestazione è stata una festa dei cittadini che difendono la salute e la qualità di vita del Delta e di questa città. Il lungo corteo ha lasciato le vie più pulite di come le aveva trovate, la piazza del tribunale ed il viale della stazione sono stati sgombrati dai rifiuti anche nei angoli più oscuri. È questa l’immagine che la manifestazione ha voluto dare: quella di pulire. Siamo cittadini che vogliono un’acqua pulita dagli inquinanti; anche la terra dove si coltivano i prodotti alimentari, desideriamo che diventi più pulita e non crediamo di pretendere troppo se vogliamo anche l’aria più adatta alla salute, perlomeno che non si peggiori, per nessun motivo.

La nostra non è stata una protesta, ma è stata una richiesta di pulizia e di rispetto per l’uomo e per il luogo in cui vive. La manifestazione è stata organizzata benissimo, i manifestanti molto attivi, vitali e tutto il corteo è stato tutelato dalle forze dell’ordine in maniera professionale e saggia. Noi di Legambiente siamo andati a complimentarci con i negozianti e bar che hanno tenuto aperto al passaggio del corteo e ci hanno ringraziati per gli ottimi affari, visto il pienone di gente pacifica che aveva solamente delle necessità, come la fame e la sete.

Mentre, non possiamo ringraziare le persone che non essendo d’accordo con la manifestazione  hanno fatto di tutto per impedirla e per finire, l’hanno boicottata diffondendo il germe della paura e allarmando la città, anche verso le creature più piccole. Sono riusciti a fermare con la paura anche le lezioni di catechismo, senza valutare che la manifestazione era garantita proprio da un sacerdote, ma che non era il solo presente nel corteo.

Il motivo di questa passeggiata per Adria è stato il rifiuto alla centrale ENEL,  che vuole convertire l’impianto con il funzionamento a carbone, mentre, ha la disposizione facile al rigassificatore a poche miglia. Ma tutto questo non perché ci sia penuria di energia, ma solo per affari di alcuni a spesse della salute di tanti. Siamo contenti perché tutto è andato bene e abbiamo fatto conoscere la nostra città a molti Veneti ed Emiliani, quasi tremila persone, che altrimenti non ci sarebbero mai stati. Molti, gli ho sentiti dire che verranno con più comodo a visitare la città, perché l’hanno trovata interessante, anche se hanno visto poco e quel poco: Adria nella sua originalità li ha incuriositi.

Comunque, grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto. Ma ricordate che la campagna contro il carbone continua, anche nel resto dell’Italia, non possiamo essere sensibili solo al nostro giardino.

Mobilitazione Nazionale contro il Carbone

giovedì, ottobre 27th, 2011

Rovigo, 27 ottobre 2011

Comunicato Stampa 29 Ottobre 2011

Giornata di Mobilitazione Nazionale contro il Carbone

Associazioni, comitati, movimenti e partiti uniti in tutta Italia contro il carbone Artisti e big in arrivo ad Adria per dire NO ad un modello energetico basato sulle fonti fossili Presentata ufficialmente oggi a Rovigo, presso la sede di Legambiente Veneto, la giornata di mobilitazione nazionale contro il carbone, che vedrà svolgersi ad Adria il suo evento clou con un corteo che coinvolgerà il centro cittadino e un concerto conclusivo che vanterà la partecipazione di personalità di spicco del panorama ambientalista nazionale e regionale e artistico locale. Una manifestazione pacifica e colorata, animata da centinaia di famiglie polesane e venete e da una grande quantità di sigle aderenti: “l’enorme successo riscontrato dall’appello alla mobilitazione lanciato solo un paio di mesi fa, ci fa ben sperare per la partecipazione all’evento – spiegano gli organizzatori. Da quando è partita questa avventura – continuano – i compagni di viaggio si sono moltiplicati ed ora il Coordinamento Contro il Carbone è decisamente numeroso e variegato. Basti pensare che la manifestazione di Adria può vantare circa 90 sigle aderenti e un gran numero di adesioni individuali”. Colpisce, in particolare, l’ adesione ufficiale della Regione Emilia Romagna, che presenzierà all’evento con una delegazione di consiglieri, schierandosi apertamente contro la conversione a carbone della centrale di Polesine Camerini, valutandone l’impatto negativo sul proprio territorio. Da segnalare anche l’adesione di Medici per l’Ambiente, che offrirà il proprio contributo al dibattito con un collegamento in diretta dal presidio di Saline Joniche. La Giornata di Mobilitazione Nazionale Contro il Carbone, infatti, oltre alla manifestazione nazionale di Adria, prevede presidi di solidarietà e denuncia nelle varie città sedi delle inquinanti centrali elettriche a carbone (Civitavecchia, Brindisi, Vado Ligure, Gualdo Cattaneo, Saline Ioniche, La Spezia). In ogni città i comitati denunceranno, anche realizzando dei collegamenti con la manifestazione nazionale, l’impatto sul proprio territorio di centrali a carbone: le fumate che oscurano i cieli, l’aumento della patologie respiratorie, tumorali e cardiovascolari, i danni alle economie agricole, ittiche e turistiche, la violazione di decine di norme negli iter autorizzativi, la mancanza totale di controlli. La Manifestazione Nazionale di Adria prenderà avvio alle 14.00, con il raduno dei partecipanti nel piazzale adiacente la stazione FS e la stazione degli autobus. Alle 15.00 il corteo sfilerà lungo le vie principali della città etrusca fino a raggiungere la piazza antistante il Palazzo di Giustizia. Qui verrà allestito un palco da cui prenderanno la parola rappresentanti nazionali, regionali e nazionali del coordinamento contro il carbone oltre a personalità di spicco quali i Consiglieri Regionali Giuseppe Bertolussi e Pietrangelo Pettenò, l’Europarlamentare Andrea Zanoni, gli Assessori della Regione Emilia Romagna, l’Onorevole Grazia Francescato e, in collegamento streaming dal presidio di Saline Joniche, Beppe Grillo. Oltre a ciò saranno predisposti collegamenti in diretta dai presidi di Vado Ligure, Civitavecchia (centrale gemella alla nostra), Brindisi, La Spezia e Saline Joniche, ove saranno presenti rappresentanti svizzeri della Rete No Coke. Ad allietare la giornata contribuiranno il noto comico e sassofonista Andrea Poltronieri e i famosi gruppi musicali Ulitima Fase, Hate the Nation e Marmaja. Particolare attenzione verrà posta dagli organizzatori al tranquillo svolgimento della manifestazione: “l’eterogeneità del comitato promotore e delle sigle aderenti, con gruppi provenienti dalle più diverse estrazioni politiche e sociali, è, di per sé, una garanzia – affermano gli organizzatori. Il nostro “gruppo sicurezza”, formato da oltre quaranta volontari, sta lavorando in stretta collaborazione con le forze dell’ordine che garantiscono il sereno svolgimento dell’evento”.

Elenco promotori: ADL, A Sud, Aser, Alternativa, AltraMente scuola per tutti, AltroVe, Arci, Cepes, Circolo culturale AmbienteScienze, Cobas Scuola, Comitato No nucleare Legnago e Basso Veronese, Comitato No Coke Basso Ferrarese, Comitato contro il rigassificatore OffShore di Livorno, Coordinamento Ass.ni ambientaliste colli euganei, Energia Felice, Comitato SI’ alle Rinnovabili, NO al nucleare, Coordinamento Veneto contro il carbone, Ecologisti Democratici, Fare Verde, Federazione Nazionale Pro Natura, Federconsumatori, Forum Ambientalista, Greenpeace, ISDE – Medici per l’Ambiente, Italia Nostra, Kyoto Club, Legambiente, Lega Pesca, Lipu, Movimento difesa del cittadino, Movimento Ecologista, OtherEarth, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rete Comitati Salute Ambiente della Bassa Padovana, Rete comitati Polesine, RIGAS, Slow Food Italia, SOS Rinnovabili, USB, VAS, WWF, Tavola delle Donne sulla violenza e sicurezza Bologna, Ya Basta. Elenco Adesioni: Alternativa, AltraMente Scuola per Tutti, AltroVe-Rete dei comitati per un altro Veneto, Arci, Arci Ridada, Assemblea Legislativa Regione Emilia Romagna, Assemblea Permanente contro il rischio chimico, Associazione Difesa Lavoratori, Associazione culturale “Il Fiume”, Associazione Studenti Universitari, ASud, Auser, Beati Costruttori di Pace, Bocciodromo, C.A.T. Coordinamento dei Comitati/Associazioni per la difesa della Riviera del Brenta e del Miranese, Casa delle Culture, Centro Documentazione Polesano, Cepes, Circolo Acli Carbonara, Circolo Culturale, AmbienteScienze, Circolo Legambiente “Delta del Po”, CNNC (Coordinamento Nazionale No Coke), Cobas scuola, Comitati Riuniti per il Riciclo Totale di Treviso e Venezia – Rifiuti Zero, Comitato “Ambiente e Sviluppo”, Comitato “Offshore No Grazie” Livorno-Pisa, Comitato Energia Felice, Comitato No-coke Basso Ferrarese, Comitato Antinucleare di Legnago e Basso Veronese, Comitato “No Nuke” di Chioggia, Comitato SI’ alle Rinnovabili NO al nucleare, Coordinamento, Associazioni Ambientaliste Parco dei Colli Euganei (Italia Nostra Padova e Este – Wwf Padova, Este, terme Euganee – Legambiente Padova e Este – La Vesta Battaglia Terme – Comitato difesa Colli Euganei – Lipu Padova – Comitato Lasciateci Respirare Monselice – Comitato la Colombara Bastia – Gruppo Speleologico C.A.I. Padova – Associazione S. Lucia del Rusta Cinto E. -Amici della Bicicletta Padova), Coordinamento Veneto contro il carbone, Coordinamento Veneto movimenti per l’acqua bene comune, Coordinamento Veneto Rifiuti Zero, CSO Arcadia, CSO Bruno, CSO Pedro, CSO Rivolta, Ecologisti Democratici, Fare Verde, Federazione della Sinistra, Federazione nazionale dei Verdi, Federazione regionale di Verdi, Federazione Nazionale Pro Natura, Federconsumatori, FIOM, Focsiv – Volontari nel mondo, Forum Ambientalista, Forum Polesano dei Movimenti per l’Acqua, Greenpeace, Gruppo civico Impegno Comune, Gruppo Libertario Remo Tartari, IdV, ISDE-Medici per l’Ambiente, Italia Nostra, Kyoto Club, Laboratorio Morion, Lega Pesca, Legambiente, Libera, LIPU, Lista civia “Uniti per cambiare”, Movimento 5 Stelle, Movimento Difesa del Cittadino, Movimento Ecologista, No Dal Molin, OtherEarth, Rigas (rete italiana per la giustizia ambientale e sociale), PDNuovoPercorso, Radicali Italiani, Rete Comitati ‘Salute Ambiente’ della Bassa Padovana, Rete Comitati del Polesine, Rete della Conoscenza (Uds-Link), P.R.C. – FdS, S.A.L.E. Docks, Sinistra Ecologia Libertà, Slow Food, SOS Rinnovabili, Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza nella città di Bologna “Un’altra Provincia”, Ya Basta, Unione Sindacale Italiana, Verdi Ambiente e Società onlus, WWF, Unione Sindacati di Base.

Centrale a Carbone in Inghilterra

mercoledì, ottobre 19th, 2011

l passato ritorna?

Non è certo quale sia stata la causa dell’aumento del carbonio di 56 milioni di anni fa, ma fu un evento naturale. L’incremento odierno, che potrebbe rivelarsi molto più rapido, ha origine umana. Mari e foreste assorbono l’anidride carbonica dell’atmosfera ma non riescono a far fronte a tutte le emissioni. La foto ritrae una centrale a carbone in Inghilterra, il paese che diede il via alla rivoluzione industriale.

Alla fine del Paleocene la Terra era molto più calda di oggi e priva di ghiacci. 56 milioni di anni fa un misterioso incremento del carbonio nell’atmosfera fece impennare le temperature. E la vita cambiò per sempre. Potrebbe accadere di nuovo?   (National Geographic Italia, ottobre 2011)

29 ottobre, contro il carbone

sabato, ottobre 15th, 2011

 

29 OTTOBRE : GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE

CONTRO IL CARBONE

CONTRO L’USO DEL CARBONE, PER UN LAVORO DEGNO,

PER CONTRASTARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI E TUTELARE LA SALUTE

DANDO SPERANZA AL NOSTRO FUTURO

APPELLO PER UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE NEL POLESINE

E PRESIDI DAVANTI ALLE CENTRALI A CARBONE

La scelta di incrementare l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica è una scelta

nociva e sbagliata, soprattutto oggi che i cambiamenti climatici costituiscono una minaccia per il

futuro del Pianeta e le fonti rinnovabili, insieme all’efficienza energetica, rappresentano

l’alternativa efficace e praticabile. La combustione del carbone in centrali elettriche rappresenta,

infatti, la più grande fonte “umana” di inquinamento da CO2, più del doppio di quelle a gas. A

parole tutti sono per la lotta ai cambiamenti climatici, ma in Italia si fanno scelte in senso

contrario, nonostante l’Unione Europea abbia assunto la decisione di ridurre entro il 2020 di

almeno del 20% le emissioni di gas serra, rispetto ai livelli del 1990.

Il carbone è anche una grave minaccia per la salute di tutti: la combustione rilascia un cocktail di

inquinanti micidiali (Arsenico, Cromo, Cadmio e Mercurio, per esempio), che coinvolgono

un’area molto più vasta di quella intorno alla centrale. L’Anidride solforosa emessa,

combinandosi con il vapore acqueo, provoca le piogge acide, per non parlare dei danni alla salute

derivanti dalle polveri sottili.

La consapevolezza del legame tra danno ambientale e minacce per la salute umana, con

inevitabili costi per la collettività, dovrebbe ormai costituire una consapevolezza comune. Ciò

nonostante, e per mere convenienze proprie legate all’attuale prezzo del carbone (peraltro in

salita), alcune aziende insistono per costruire nuove centrali a carbone o riconvertire centrali

esistenti.

Con i recenti referendum oltre 26 milioni di italiani hanno rivendicato il diritto a decidere del

proprio futuro, un futuro in cui i cambiamenti climatici non raggiungano livelli distruttivi per

l’ambiente, il benessere e la stessa specie umana, un futuro di vera sicurezza energetica, un

futuro di vera e stabile occupazione. In contrasto con questa ampia richiesta popolare Governo,

Enel e altri lanciano invece un “piano carbone” che, oltre a Porto Tolle, riguarda la riconversione

di vecchie centrali come Vado Ligure, La Spezia, e Rossano Calabro, o addirittura la costruzione

di nuove centrali come Saline Ioniche, con un livello di investimenti, pubblici e privati,

dell’ordine di 10 miliardi di euro. Con buona pace del risparmio energetico e delle fonti

rinnovabili. Rivendichiamo il diritto a essere coinvolti in scelte chiare, fondate su strategie e

piani condivisi e non dettati dalle lobby energetiche, ma dall’interesse di tutti e dal bene comune.

Proponiamo il territorio polesano come laboratorio nazionale per cominciare ad immaginare ed

attuare l’alternativa energetica, per uscire dalle fonti fossili.

Cominciamo questo percorso con una giornata di mobilitazione nazionale contro il carbone il

29 ottobre, e con una manifestazione nazionale nel Polesine.

A Porto Tolle, l’ENEL vuole – anche con modifiche alle leggi e alle normali procedure, operate

da una politica compiacente – convertire una centrale a olio combustibile in una centrale a

carbone della potenza di 2000 MW, nel mezzo del parco del Delta del Po. Questa centrale a

carbone emetterebbe in un solo anno 10 milioni di tonnellate di CO2 (4 volte le emissioni di

Milano), 2800 tonnellate di ossidi di azoto (come 3.5 milioni di auto), 3700 tonnellate di ossidi

di zolfo (più di tutti i veicoli in Italia), richiedendo lo smaltimento di milioni di tonnellate di

gessi e altre sostanze.

La centrale a carbone di Porto Tolle non ha alcun senso.

La riconversione avverrebbe al di fuori e contro di ogni strategia di riduzione delle emissioni di

anidride carbonica (strategia che ancora oggi non c’è) e persino di ogni logica energetica, dal

momento che l’Italia ha una potenza istallata quasi doppia rispetto al picco della domanda, al

punto che i produttori di energia elettrica lamentano che gli impianti vengono oggi usati per un

terzo della loro potenzialità.

Non solo: oggi le maggiori prospettive di nuovi posti di lavoro, nel mondo e in Italia, sono nei

settori delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, con numeri che in alcuni Paesi ormai

superano l’industria tradizionale; al contrario, la centrale a carbone porrebbe a rischio

l’occupazione già esistente, e quella futura, nell’agricoltura, nel turismo e nella pesca.

La riconversione a carbone avverrebbe con una tecnologia di combustione che, pur spinta ai suoi

migliori livelli, resta sempre assai più inquinante di quella basata sul gas naturale, e dannosa per

la salute; nel caso di Porto Tolle, i dati di rilevazione e le epidemiologie mostrano che

l’inquinamento e i danni sanitari si estenderebbero per buona parte della Pianura Padana.

Il ricatto occupazionale di ENEL, dunque, va rifiutato da tutti con dignità e fermezza, perché

oggi più che ieri il futuro è nell’economia sostenibile per l’ambiente e la salute, tanto più che, sul

piano occupazionale, la bonifica dell’area ed una sua riconversione verso impianti e produzioni

nel settore delle energie rinnovabili pulite darebbero lavoro stabile e sicuro ad un maggior

numero di persone.

Con la giornata del 29 ottobre ci rivolgiamo a tutti, anche a coloro che subiscono il ricatto

occupazionale, nel Polesine e ovunque in Italia vi siano centrali a carbone o progetti di

costruzione di nuove centrali o di ampliamento di quelle esistenti, per rifiutare tutti insieme la

contrapposizione tra lavoro ambiente e salute, cominciando invece a costruire un lavoro

dignitoso, una società basata sull’interesse comune e non sugli interessi di poche lobbies, sulla

possibilità di un futuro per tutte e tutti.

Promotori

Alternativa, AltraMente scuola per tutti, AltroVe, Arci, A Sud, Cepes, Circolo culturale AmbienteScienze,

Comitato Energiafelice, Comitato SI’ alle Rinnovabili NO al nucleare, Coordinamento Veneto contro il

carbone, Ecologisti Democratici, Fare Verde, Federconsumatori, Focsiv - Volontari nel mondo, Forum

Ambientalista, Greenpeace, ISDE-Medici per l’Ambiente, Italia Nostra, Kyoto Club, Legambiente, Lipu,

Movimento difesa del cittadino, Movimento Ecologista, OtherEarth, Rete della Conoscenza (Uds-Link),

RIGAS, Slow Food Italia, WWF, Ya Basta.

 

Adesioni

Federazione nazionale dei Verdi, IDV, Prc-Fds, SEL.

 

Adesioni individuali

Virginio Bettini, Ilaria Boniburini, Anna Donati, Edoardo Salzano.

 

Per adesioni: segreteria@fermiamoilcarbone.it; www.fermiamoilcarbone.it

 

 

Manifestazione Nazionale ad Adria contro la centrale a carbone.

mercoledì, ottobre 5th, 2011

Il 29 di Ottobre ci sarà una manifestazione nazionale ad Adria di tutte le associazioni italiane contro l’uso del carbone, in collaborazione ai comitati locali.

vi daremo altre informazioni

1)    Manifestazione Nazionale contro la riconversione a carbone della centrale di Polesine Camerini. Il 29 ottobre 2011 ad Adria.

Il Corteo si da appuntamento sul viale della stazione dei treni, dalle ore 14.  Ci saranno dibattiti, quattro gruppi musicali e spettacoli.

I 2 circoli di Legambiente ( Adria e Rovigo) contribuiranno con i volontari disponibili in supporto a tutte le mansioni disponibili e con due gazebo atti all’informazione sulla manifestazione e alle 5000 persone previste in arrivo. Dateci adesione quanto prima per poter organizzare. cel 3288729114

Goletta Verde:Attività contro il carbone.

giovedì, agosto 11th, 2011

Rovigo, 05 agosto 2011

 

Oggetto: Goletta Verde 2011_Attività contro il carbone.

 

Gentili amici,

in occasione della tappa veneta di Goletta Verde, campagna nazionale di Legambiente che, dal 1986, analizza e monitora la qualità delle acque di balneazione e denuncia ogni situazione che possa influenzare negativamente la salute del litorale, Legambiente Veneto ha deciso di dedicare una giornata al problema che maggiormente influirà sul futuro delle coste polesane e ne determinerà la futura evoluzione, anche in chiave economica.

Mi riferisco, ovviamente, alla conversione a carbone della centrale termoelettrica di Polesine Camerini.

Per ribadire la nostra contrarietà al progetto, posizione, peraltro, nota da tempo, ma, soprattutto, per informare cittadini e turisti e per coglierne le opinioni, abbiamo pensato di effettuare qualche ora di volantinaggio presso la spiaggia di Rosolina Mare, dalle 10.00 alle 12.00 di martedì 9 agosto.

Contemporaneamente la nostra Goletta transiterà di fronte alla spiaggia srotolando uno striscione contro il carbone.

La campagna Goletta Verde ha sempre ottenuto un enorme successo mediatico. Per questo vogliamo sfruttare la tappa veneta per ribadire le nostre posizioni.

La presente comunicazione vuole informare tutti voi dell’iniziativa e invitarvi a partecipare all’attività.

Per il ritrovo sarà opportuno concordare gli arrivi telefonicamente.

Il mio numero è: 366 7188928.

In base ai partecipanti ci divideremo in gruppi per riuscire a coprire la maggiore estensione di spiaggia possibile.

Verrà convocata anche la stampa, alle ore 11.00, in concomitanza con il passaggio di Goletta Verde.

Vi prego di comunicare la vostra partecipazione rispondendo a questa mail o telefonando agli uffici di Legambiente.

Confidando nel vostro interesse e nella vostra partecipazione colgo l’occasione per inviare un cordiale saluto.

 

p. Legambiente Veneto e Rovigo

Giorgia Businaro

 

Lettera a Napolitano contro Legge “Pro Carbone”

giovedì, luglio 7th, 2011

 

Roma, 6 luglio 2011                                                                                       Comunicato stampa


Porto Tolle: Lettera a Napolitano contro Legge “Pro Carbone”

Le associazioni ambientaliste che hanno portato avanti la battaglia contro la conversione a carbone della centrale di Porto Tolle – Greenpeace, Legambiente, WWF e Italia Nostra – si rivolgono oggi al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché prenda urgenti provvedimenti per impedire che il Governo aggiri una sentenza “scomoda” sostituendosi ai giudici che hanno già sentenziato sulla incompatibilità ambientale del carbone.


Il tentativo del Governo di inserire nell’articolo 35 della Finanziaria una norma che favorisce lo smantellamento di centrali alimentate ad olio per trasformarle a carbone è un perfetto esempio di legge “ad aziendam”. Con questa, non solo si ignora la sentenza del Consiglio di Stato sulla valutazione di impatto ambientale, ma si decide deliberatamente di ignorare – per fare l’interesse dell’ENEL – l’impatto ambientale e sanitario di una centrale a carbone nel cuore di una delle aree, il Delta del Po, più fragili e a rischio del Paese.


La norma cerca di cancellare la sentenza del Consiglio di Stato e la disposizione di confrontare il progetto a carbone con scenari alternativi, quale l’utilizzo del gas naturale o l’alternativa “zero”, non costruire nulla. Si tratta di un vero e proprio “obbrobrio giuridico” in quanto tale confronto costituisce uno dei contenuti necessari e obbligatori della procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale prevista dalle norme europee e confermata dalla Corte di Giustizia europea.

La conversione a carbone della centrale di Porto Tolle comporterebbe l’emissione di oltre 10 milioni di tonnellate annue di anidride carbonica (CO2), il principale responsabile del riscaldamento globale; nonché la movimentazione, in un parco naturale già fragilissimo, di 5 milioni di tonnellate di carbone all’anno e di un altro milione di tonnellate tra calcare, gessi e ceneri. Tutto questo per salvare meno di 200 posti di lavoro che potrebbero essere assorbiti da un equivalente impianto a gas naturale, ipotesi più razionale visto che accanto al sito della centrale è stato costruito il più importante terminale gasifero off-shore.


I rischi posti dalla conversione a carbone sono quindi evidenti, senza contare che il carbone è tra i fattori che ritardano il lancio, in Italia, di una seria politica di investimenti sulle rinnovabili e l’efficienza che secondo numerose stime (nazionali, internazionali e sindacali) porterebbe nel nostro Paese migliaia di posti di lavoro in più di quelli che si guadagnerebbero con questi pericolosi progetti di riconversione.


Le associazioni hanno chiesto al Presidente Napolitano di non firmare il decreto.

Contatti:
Ufficio stampa Greenpeace, 06 6816061 int. 146, 239; cell. 3483988615

Ufficio stampa WWF, 06 84497377; cell. 3298315718

Ufficio stampa Legambiente, 06.86268376 – 79; cell. 3490597187

Ufficio stampa Italia Nostra, Maria Grazia Vernuccio, cell.335.1282864

 

 

No di Legambiente alla modifica della legge istitutiva del Parco del Delta

mercoledì, luglio 6th, 2011

Rovigo, 06 luglio 2011                                                               Comunicato Stampa

No di Legambiente alla modifica

della legge istitutiva del Parco del Delta

Appello al Consiglio a non approvare la modifica dell’articolo 30

Bertucco: “Costruzione di politiche di sviluppo complessivo basate su efficienza energetica, no leggi Ad Aziendam”

La posizione di Legambiente e della altre associazioni ambientaliste nel

convegno del 12 luglio presso l’Auditorium Venezze

Con una lettera indirizzata ai membri del Consiglio Regionale Veneto, Legambiente ribadisce la propria contrarietà alla modifica dell’art. 30 della Legge istitutiva del Parco del Delta del Po volta a facilitare l’iter burocratico per la riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Polesine Camerini.

GENT.MO CONSIGLIERE

In prossimità della discussione del disegno di legge regionale “Modifiche all’art. 30 della Legge Regionale 08.09.97 n. 36 Norme per l’istituzione del parco regionale del Delta del Po” ci permettiamo di portare alla Sua attenzione le nostre considerazioni sul ddl in esame e sulla questione energetica complessiva, con i legami indispensabili al problema occupazionale.

Quando la Legge regionale n. 36/97  fondava la propria scelta sui combustibili ammissibili nell’area parco, partiva da un giudizio di incompatibilità di combustibili fossili quali l’olio e il carbone, alla luce delle allora già avanzate analisi su quei materiali, analisi mai contraddette in seguito da nessuna istituzione scientifica nazionale e internazionale.

La relazione che accompagna il presente disegno di legge ritiene la legge “datata”, nel presupposto che “le nuove tecnologie di abbattimento siano tali da superare le riserve di allora”.

Tale presupposto si configura come un semplice atto di fede. Infatti, questo presupposto non è confermato neppure dal progetto Enel di riconversione della centrale di Polesine Camerini, e non poteva essere altrimenti, dato che i filtri che si intendono introdurre fanno parte delle tecnologie di vecchia data, seppur evoluti nel tempo.

La fiducia che il ddl pone nelle tecnologie si fonda sulle percentuali (%)di abbattimento dichiarate dal progetto, in virtù  delle leggi italiane che stabiliscono limiti non assoluti (tonnellate di sostanza emesse), bensì relativi, ovvero concentrazioni nei fumi (in milligrammi per metrocubo), che pero’ possono essere aggirati attraverso la diluizione dei fumi immettendo in ingresso al camino aria dall’esterno,  in modo che su in alto (nel caso di Porto Tolle 256 metri)  all’uscita i valori misurati di concentrazione rientrano nei limiti di legge.

Le quantità di inquinanti emesse possono così ricadere sui territori circostanti colpendo le popolazioni (procedimenti penali in atto e passati in giudicato hanno accertato che questo è accaduto nella più che ventennale vita della centrale di Polesine Camerini) senza essere fuori legge.  Ecco la trovata che aggira le norme, ma non i polmoni delle persone.

Il ddl proposto prevede l’abbattimento del 50% dei limiti previsti dal d.lgs. n. 152/06, escludendo i valori limite di emissione per metalli e loro composti, inclusi nella sez. 6 della parte II dell’all. II alla parte V del decreto.

E’ un caso che questo emendamento alla legge n. 36 si occupi solo delle sezioni 1,4 e 5?

Dobbiamo considerare questo ddl come un esempio illuminante di norma ad aziendam?

A maggior ragione dobbiamo considerarla tale se la confrontiamo con la massima attenzione che Arpav dedicava  ai microinquinanti nel parere emesso il 29.06.09 a proposito del progetto di riconversione a carbone della centrale di Polesine Camerini.

E’ stata consultata Arpav in sede di redazione del presente ddl?

Arpav nel 2009 (due anni fa!) esprimeva riserve che sicuramente avvenivano in presenza proprio di quelle tecnologie che la relazione al ddl si affretta a considerare decisive per superare la “datata” legge n. 36.

Il ddl fa così cieco affidamento sulle nuove tecnologie, senza dimostrarne la loro capacità, in un impianto di grossa taglia, a contenere le grandi quantità di inquinanti (invitiamo il Consiglio Regionale in sede di dibattito a tradurre le concentrazioni nei fumi in quantità assolute. L’immagine di quanti inquinanti ricadono su un territorio sarà molto più chiara).

Si fa dunque conto sulla affidabilità di tecnologie costosissime (in cui i margini per aggirare la legge esistono, come si è detto), ignorando la questione centrale: l’energia inquinante costa molto meno dell’energia pulita, altrimenti se non fosse così nessuno comprerebbe quella sporca. E tra i combustibili fossili il metano è il combustibile senza dubbio di gran lunga più pulito, ma proprio per questo costa più del carbone.

Le aziende, nella loro ricerca di massimizzazione dei profitti (cosa legittima in regime di mercato) o aumentano i prezzi dei prodotti o minimizzano i costi. Quest’ultima soluzione è quella preferita da Enel che punta sul combustibile inquinante, che è più economico. Tale economicità (per l’azienda) si accompagna alle ricadute inquinanti sulle popolazioni, che si ritiene di bloccare usando mezzi di abbattimento che sono estremamente costosi (sia in fase di impianto che di gestione). Crediamo sia facile ravvisare la contraddizione fra ricerca del combustibile più economico e spesa ingente per l’abbattimento (negli stessi termini si pose la questione all’atto della nascita della centrale di Polesine Camerini:  previsto l’uso dell’olio combustibile meno inquinante, si passò immediatamente a quello più inquinante “per questioni di economicità” e si dichiarò che i sistemi di abbattimento erano garanti. I procedimenti penali si sono incaricati negli anni di ristabilire tutt’altra verità).

Il Consiglio Regionale farebbe bene, in sede di dibattito, ad approfondire tale contraddizione richiedendo specifiche ricerche ad autorità scientifiche indipendenti.

La relazione che accompagna il ddl non fa alcun cenno al problema della CO2, che pure è riconosciuta  come inquinante, non solo da istituzioni scientifiche, ma anche dalla Suprema Corte degli USA in un procedimento fra la Stato del Massachussets e cittadini.

Ma se pure fosse stata nominata la CO2, riteniamo che si sarebbe usata, anche per essa, un atto di fede che circola nel mondo dell’imprenditoria energetica: tutto si risolve con la CCS Carbon Capture and Storage.

Fine dichiarato della tecnologia “cattura e stoccaggio della CO2” è quello di ridurre l’impatto climatico causato dalla combustione di fonti fossili (massimamente il carbone). Processo promosso dall’industria del carbone ed aziende elettriche come giustificazione alla costruzione di nuove centrali a carbone.

Lo stesso progetto di riconversione di Polesine Camerini lo inserisce quale elemento di garanzia e dichiara il finanziamento di 100 milioni di Euro per esso. Peccato che il progetto di Enel per Polesine Camerini, diversamente da tutti gli altri in Europa, non indichi lo “storage concept”, in sostanza dove vogliono mettere la CO2. Non certo liquefarla e trasportarla tramite camion cisterna fino a qualche impianto. Cosa che avrebbe poco senso economico. Forse si intende mettere la CO2, data la collocazione territoriale della centrale nel Delta del Po, in qualche vecchio giacimento di gas metano esausto. Che sia l’uno o l’altro o altro ancora, nulla dice l’Enel al riguardo, sottraendosi così alle contestazioni di una scelta. Scelta che Enel farà all’indomani del via libera al carbone, senza che ci sia possibilità di contrastarne, a quel punto, gli effetti negativi ambientali. Un copione che il Polesine conosce da 30 anni a proposito delle scelte di combustibile per la centrale attualmente in attività.

Ci permettiamo di osservare che in campo scientifico, tantomeno in campi con effetti ambientali rilevanti, nessun dogma è ammesso. Né tantomeno reticenze sui propri intenti. Abbiamo fiducia che il Consiglio Regionale non voglia considerare come approvato a scatola chiusa questo importante aspetto del progetto di riconversione a carbone.

Tanto più che ricerche scientifiche indipendenti mostrano che:

stoccare la CO2 sottoterra è rischioso;

la CCS è tecnologia costosa (ancora una volta contraddicendo la scelta del carbone combustibile economico. A meno che non si conti sui soldi pubblici, quale che sia la provenienza: statale, comunitaria… Ma in questo caso alla convenienza per l’azienda non fa riscontro la convenienza per la comunità nazionale che paga sia in termini finanziari che di salute);

la CCS comporta notevoli rischi legali;

la CCS consuma molta energia, a tal punto che tra il 10% e il 40% dell’energia prodotta dalla centrale debba essere usata a tale scopo con rilevanti perdite di efficienza;

la CCS non arriverà in tempo a fermare i cambiamenti climatici.

Le rassicurazioni di Enel tendono a tranquillizzare l’opinione pubblica e le istituzioni nella tipica contrapposizione fra l’ipotesi prescelta (il carbone) e il nulla. In tale contrapposizione gioca un ruolo importante, giustificato e condivisibile, il mantenimento dell’occupazione.

L’ultimo rapporto dell’IPCC sulle fonti rinnovabili, fornisce indici di costo delle varie fonti energetiche (espressi da un rapporto $/kW; e differenziati in costi di costruzione degli impianti e costi di funzionamento-manutenzione) e indici di intensità occupazionale (espressi dal rapporto Unita Lavoro Annue – ULA/MW).
Applicando questi indici al valore complessivo dell’investimento che Enel effettuerebbe su Porto Tolle per la riconversione della centrale a carbone, possiamo dire che con 2.5 mld di euro:

  • Si possono costruire 2,5 GW di eolico onshore, produrre 3,8 TWh/anno e occupare 3850 persone per 10 anni
  • Si possono costruire 0.8 GW di solare FV, produrre 1 TWh/anno e occupare 3070 persone per 10 anni
  • Si possono costruire 1,1 GW a biomasse, produrre 4,3 TWh/anno e occupare 470 persone per 10 anni

I posti di lavoro sono sempre maggiori per gli investimenti in altre fonti, mentre nella fase di costruzione solo investimenti a biomasse sono inferiori al carbone (ma sono quasi 15 volte superiori i posti stabili di lavoro). Un calcolo simile può essere operato adottando gli indici di resa occupazionale ed ambientale individuati da Confindustria per l’efficienza energetica, nello studio “Proposte di Confindustria per il Piano Straordinario di EFFICIENZA ENERGETICA 2010″. Una elaborazione di quegli indici dice che investimenti in efficienza per un ammontare di 2,5 miliardi di euro corrispondono a:

  • 245.000 ULA (contro le 21.000 previste per la conversione e il funzionamento della centrale a carbone; ovvero, l’efficienza occupa oltre 10 volte più del carbone); ergol’occupazione in efficienza energetica ha un impatto occupazionale oltre 10 volte superiore a quello della centrale a carbone;
  • una riduzione nelle emissioni di CO2 di 30 milioni di tonnellate in 10 anni (mentre la centrale a carbone, nello stesso periodo, ne emetterebbe 300 mln; ovvero, un investimento di 2,5 mln di euro in efficienza, se impiegato in alternativa al piano Enel previsto per P. Tolle, comporta un saldo di riduzione delle emissioni di 330 mln di tonn.)

A tutti i Consiglieri Regionali crediamo spetti il compito non di agevolare il piano di una azienda, ma di costruire politiche di espansione dell’occupazione complessiva, di riattivazione di un tessuto produttivo regionale che proprio dall’efficienza energetica trarrebbe stimoli forti, in virtù della virtuosa coincidenza fra dimensione produttiva prevalente nel Veneto e attività produttiva diffusa che è propria degli interventi di efficienza.

Se si mira a salvare 500-1000 posti di lavoro con il carbone a Polesine Camerini, si ricordi che optando per l’efficienza energetica si salvano gli stessi posti e ad essi si aggiungono decine di migliaia di posti in vari settori.

L’efficienza energetica è la soluzione coerente con i sacrosanti discorsi che istituzioni, forze politiche, sindacati e società civile fanno per tirare fuori in modo evolutivo l’economia del Veneto dallo stallo.

Michele Bertucco

Presidente Legambiente Veneto

Il 12 luglio alle ore 17.00, presso l’Auditorium Venezze a Rovigo, Legambiente, Italia Nostra, Wwf, Greenpeace e comitato “Cittadini Liberi” di Porto Tolle invitano il mondo politico, sindacale e civile ad un incontro finalizzato a ristabilire alcune verità sul progetto di riconversione della centrale di Polesine Camerini e ad esporre le proposte del mondo ambientalista riguardo nuove strategie di sviluppo, analizzando i diversi scenari possibili e dimostrando la fattibilità tecnica ed economica delle alternative. (vedi allegato)

Per informazioni:

Giorgia Businaro

Legambiente Volontariato Veneto

Corso del Popolo 276 – 45100 Rovigo

Tel: 0425 27520 – Fax: 0425 28072

g.businaro@legambienteveneto.it

 

carbone:preistoria della tecnologia

martedì, luglio 5th, 2011