Archive for the ‘MILITARISMO-GUERRA’ Category

RIPUDIARE LA GUERRA. DAVVERO

lunedì, giugno 13th, 2011

ADISTA

di Mons. Luigi Bettazzi

«L’Italia ripudia la guerra», dice la nostra Costituzione del 1948 all’articolo 11. Ma non la ripudiano gli italiani, per lo meno quelli che contano sul piano economico e politico. E per questo si continuano a costruire armi, anche dispendiose (come i cacciabombardieri da 16 miliardi di euro), che fanno lavorare e guadagnare molte imprese, e così si va a bombardare in Libia (come già in Iraq ed in Afghanistan), perché ci si copre con l’ombrello dell’Onu o della Nato.
Non è che il ripudio della guerra della Costituzione corrispondesse al disinteresse per la pace. Anzi ripudiare la guerra era un’espressione di amore alla pace, se è vero quanto scriveva nel 1963 papa Giovanni XXIII, nella Pacem in terris, che è follia (alienum a ratione…fuori dalla ragione) pensare che la guerra possa portare alla giustizia e alla pace. E ne dà, papa Giovanni, anche la ragione: da una parte i terribili mezzi di distruzione di cui si arricchiscono costantemente gli arsenali, dall’altra l’accresciuta possibilità di dialogo e di verifiche sotto la tutela di organismi internazionali.
È proprio questa mancanza di ricerca di dialogo che porta i problemi a situazioni così gravi da rendere pressoché indispensabile l’intervento militare. Ed è quello che sta accadendo con la Libia, con la quale si sono intrattenuti rapporti più che amichevoli con un’iniziale dimostrazione di disinteresse se non di favore (per non «disturbarlo», si disse), cercando poi di non lasciarsi scavalcare dagli europei più decisi, fino ad andare anche noi a bombardare, con l’avallo del presidente della Repubblica. Non solo però ce n’eravamo lavate le mani prima, ma abbiamo continuato a lavarcele anche dopo, senza mai tentare un serio intervento diplomatico e senza darci veramente da fare perché l’Onu o l’Europa se ne facessero promotori. Anche con Hitler si fece così: lo si lasciò fare (vedi Monaco 1938), trovandosi poi nella necessità di fare una guerra per garantire la pace. Si farà così anche con la Siria, per cui si spendono molte parole ma senza seri interventi diplomatici, per giungere poi a dimostrare necessario l’intervento militare? Non sarà esplicita, ma si ha l’impressione di un’implicita convinzione che tanto poi andremo a bombardare, così useremo le nostre armi raffinate (se no, cosa ci stanno a fare?) e poi ne faremo altre ancora più raffinate. E alla fine per lo meno ci guadagneremo.
Quello che manca – a chi governa, ma anche ad ancora troppi cittadini – è la convinzione che la guerra va veramente ripudiata, e che quindi bisogna cercare in tutti i modi gli espedienti politici e diplomatici che la rendano superflua. Se, come dice il proverbio, la necessità aguzza l’ingegno, il dovere di ripudiare la guerra deve farci trovare i modi necessari per giungere alla pace.
L’obiezione comune è che questa è un’utopia, in un mondo di violenza. Eppure si faceva guerra un tempo fra le nostre città, finché lo Stato nazionale le ha rese impossibili, così come sono inimmaginabili oggi le guerre che hanno insanguinato per secoli le Nazioni dell’Europa. E allora si dovrà dare forza e autorità all’Onu come arbitro veramente superiore (ridimensionando i veti che ne minano la democrazia e quindi l’attendibilità) in grado, con una forza di polizia, di garantire una soluzione dei problemi senza il ricorso alla guerra (così, sia pure in altre situazioni, l’Onu riuscì ad evitare nel 1956 la guerra per il Canale di Suez).
Abbiamo ricordato in questi giorni, riflettendo sulla figura di Giovanni Paolo II, che il potere del mondo comunista è caduto senza una guerra. Invece non si è saputo cercare la via nonviolenta per portare la pace in Afganistan ed in Iraq, come lo stesso papa Wojtyla cercava e supplicava, e ci siamo immersi nelle tragedie e nei drammi tuttora in corso. Purtroppo anche noi cristiani, malgrado i forti appelli alla coerenza con il Vangelo per il rifiuto della violenza e per la costruzione di una vera pace basata sulla solidarietà, siamo più sensibili all’idolo di “mammona”, cioè della ricchezza e del potere, che conducono inevitabilmente alla guerra.
Vorrei fare eco all’appello del Consiglio Nazionale di Pax Christi per sollecitare tutti a «ripudiare la guerra» con convinzione e con impegno, reagendo, muovendoci, appoggiando le iniziative che sorgono, condizionando la vita sociale e le elezioni, facendoci sentire in ogni modo, obbligando così i politici, i responsabili, a cercare e trovare le vie nonviolente ed efficaci per una pace effettiva.
* Vescovo emerito di Ivrea, già presidente di Pax Christi

 

LE BANCHE ARMATE

venerdì, aprile 29th, 2011

LE ARMI DELLA SANTITÀ. LE OFFERTE
PER IL BEATO GIOVANNI PAOLO II SI FANNO PRESSO LE BANCHE ARMATE

36105. ROMA-ADISTA. Un’offerta in una «banca armata» per il «papa della pace», Giovanni Paolo II, che così viene definito da molti per le sue parole contro le guerre dell’ultimo ventennio, a cominciare dalla prima contro l’Iraq del 1990. È l’iniziativa della diocesi di Roma che, per «sostenere l’organizzazione» della beatificazione di papa Wojtyla – in programma a Roma il prossimo primo maggio –, ha pensato bene di raccogliere soldi aprendo quattro conti correnti presso tre delle principali «banche armate», ovvero gli istituti di credito che forniscono servizi finanziari di appoggio e di sostegno alle industrie italiane che vendono armi all’estero, per lo più in Africa e Medio Oriente (come risulta dal Rapporto appena reso noto dal governo, v. notizia precedente), incassando sostanziosi compensi per il loro lavoro di intermediazione. Si tratta in particolare di Bnl – Bnp Paribas, che nel 2009 ha movimentato oltre 804 milioni di euro per contro delle industrie armiere; Intesa San Paolo, che ha spostato 186 milioni (a cui però andrebbero aggiunti anche i 47 milioni della Cassa di Risparmio di La Spezia, facente parte dello stesso gruppo); e Unicredit, con 146 milioni (v. Adista n. 41/10). Solo il Monte dei Paschi di Siena, la quarta banca prescelta, non è coinvolta nel commercio di armi.
Del resto non si tratta di una novità perché i principali organismi istituzionali ecclesiastici scelgono di affidarsi alle «banche armate», cui strappano condizioni particolarmente favorevoli: l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero dispone di otto conti bancari dove i fedeli possono versare le offerte per il clero (all’interno delle cosiddette “erogazioni liberali”), e sette di questi sono aperti presso le principali «banche armate» (oltre a Bnl, Intesa-San Paolo e Unicredit – con i marchi Unicredit Private Banking, Banca di Roma e Banco di Sicilia, tutte dello stesso gruppo –, anche Banca Popolare di Milano e Banco di Sardegna); la Conferenza episcopale italiana ha scelto Banca Prossima, del gruppo Intesa San Paolo, per depositare i 30 milioni di euro del fondo di garanzia del “Prestito della speranza”, un’iniziativa di sostegno economico alle famiglie in difficoltà in collaborazione con l’Abi; e anche la Caritas italiana, impegnata in iniziative di solidarietà in diversi Paesi del Sud del Mondo e nella promozione dei corpi civili di pace, per i suoi tre conti correnti ha optato, oltre che per Banca Etica – che ovviamente non sostiene l’export di armi – le “solite” Intesa-San Paolo e Unicredit (v. Adista n. 48/10).
I “laici” non sono da meno: pure Emergency e Legambiente hanno scelto le «banche armate» per i loro progetti. «L’associazione umanitaria fondata nel 1994 da Gino Strada “per portare aiuto alle vittime civili delle guerre”, ha sviluppato importanti progetti con il gruppo Banca Popolare dell’Emilia Romagna», scrive Giorgio Beretta su Unimondo (31/3). E il gruppo Bper «offre da tempo servizi al commercio legale di armi sia con la capogruppo Banca Popolare dell’Emilia Romagna sia, soprattutto attraverso la controllata Banco di Sardegna e per importi minori anche la Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila: nell’insieme le banche del Gruppo Bper nel sessennio 2004-2009 hanno assunto autorizzazioni relative all’esportazione di armamenti italiani per circa 56,3 milioni di euro». Mentre per iscriversi a Legambiente si può fare un bonifico presso Allianz Bank, che possiede una quota rilevante di Commerzbank che, scrive ancora Beretta, «dal 2003 al 2009 ha assunto operazioni relative all’esportazione di armamenti italiani per un valore complessivo di oltre 319 milioni di euro». Replica (8/4) a Beretta Cecila Strada: Bper «sta lavorando alla definizione di una propria politica di autoregolamentazione in materia di finanziamento dell’industria bellica», grazie anche «alla attività di sensibilizzazione e alla disponibilità di collaborazione fornita da Emergency». Appunto, «sta lavorando», ma intanto, e da diversi anni, collabora e guadagna dal commercio delle armi.
«La guerra al terrorismo viene oggi usata per la militarizzazione delle nostre società, per produrre nuove armi, per spendere più soldi per la difesa. Opponiamoci, non votiamo per chi appoggia questa politica, controlliamo dove abbiamo messo i nostri risparmi e togliamoli da qualsiasi società che abbia anche lontanamente a che fare con l’industria bellica», scriveva Tiziano Terzani nelle sue Lettere contro la guerra. «Un pensiero che, credo – risponde (11/4) Beretta a Cecilia Strada – Gino Strada, lei e tutti i sostenitori di Emergency intendono sottoscrivere. E che, mi auguro, venga presto realizzato dalla sua associazione». (luca kocci)

 

Giornata Memoria Vittime Mafia

mercoledì, febbraio 23rd, 2011

Insieme a Potenza – Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo di tutte le vittime delle mafie: tutte le informazioni

Ciao a tutti,

vi invio le informazioni per chi volesse prendere parte alla Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo di tutte le vittime delle mafie, che annualmente il 21 marzo (il primo giorno di primavera) vede la cittadinanza impegnata in una differente città d’Italia.

Quest’anno la manifestazione si terrà a Potenza, in Basilicata e la data scelta, per motivi organizzativi è il 19 marzo.

Anche il Coordinamento di Libera Padova e il presidio di Piove di Sacco stanno organizzando la trasferta per essere presenti a Potenza.

Qui sotto trovate tutte le informazioni necessarie e i  motivi che ci spingono ad essere presenti a Potenza,

con invito alla diffusione della notizia

un caro saluto

Marta

Legambiente

Circolo della Saccisica “L’Arca di Noè”
via Castello n. 12

35028 Piove di Sacco, Pd

t.049.5830018 legambientepiove@libero.it

info@legambientepiove.it www.legambientepiove.it

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Il presidio di Piove di Sacco con il Coordinamento di Libera Padova organizzano la trasferta in pullman a Potenza, dove il 19 marzo si terrà la XVl Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime di mafia.

Dal 1995 ogni 21 marzo si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è il simbolo della speranza che si rinnova ed è anche occasione di incontro con i familiari delle vittime trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace per una ricerca di giustizia vera e profonda.

Il pullman organizzato da Libera partirà da Padova venerdì 18 marzo in mattinata (ore 7:00), e nel pomeriggio raggiungerà Casal di Principe (CS) dove sarà ospitato dal coordinamento Libera Caserta insieme ad altri gruppi dalla Toscana ed Emilia Romagna. La mattina di sabato 19 i partecipanti da tutta Italia confluiranno a Potenza, dove marceranno per ricordare le oltre 800 vittime innocenti di mafia, e per manifestare il proprio impegno per una società libera dalle mafie. Il ritorno a Padova è previsto per la mattinata di domenica 20 (ore 8:00). Il costo della trasferta è 60 euro per persona*.

Per informazioni ed iscrizioni: libera.piovedisacco@libera.it, Alberto 3482488352; matlenzi@yahoo.it tel 3470786421

Perché il 19 marzo a Potenza

Basilicata, Lucania: “terra di luce”. Ma non è questo l’unico significato di Lucania, ma è quello che offre speranza, perché richiama alla responsabilità e perché, in un certo senso, spiega il motivo del 21 marzo quest’anno in Basilicata. Insieme per dire ancora una volta che le vittime di mafia sono patrimonio comune della memoria dell’intero Paese e quindi anche della gente lucana, ma soprattutto perché questa regione, sempre vista ai margini di un Sud aggredito dalle mafie nonostante sia collocata geograficamente nel cuore del Mezzogiorno, rappresenta una sorta di linea di confine culturale tra il volto classico delle mafie e quello che si evolve nell’era della globalizzazione; tra quello considerato la zavorra colpevole di un Sud che economicamente non decolla e quello che sempre più si pone come complessiva questione culturale; quello che spara e semina lutti e quello che non si fa chiamare mafia ma anzi prende le distanze dalla mano violenta e criminale.

Una zona grigia, insomma, che per il fatto di non essere mai facilmente definibile rischia di essere invisibile o, peggio ancora, inesistente; come accade, appunto, in Basilicata la cui storia recente è stata caratterizzata da una serie di vicende che hanno catapultato questa regione sul palcoscenico di una cronaca nera fatta di omicidi, scomparsi, intrecci perversi e poteri nascosti.

Ritrovarci il 19 marzo in Basilicata, quindi, per dirci ancora una volta che il contrasto alle mafie e a tutta la loro complessità significa andare oltre i luoghi comuni, significa scendere nelle profondità delle vicende, attraversare le apparenze, travalicare i confini delle frasi fatte, e che ci sono terre – come appunto questa – le quali ci aiutano a capire che l’impegno antimafia prima ancora che denuncia delle organizzazioni criminali è annuncio di un nuovo modo di partecipazione alla vita del Paese; è impegno, attraverso la corresponsabilità di tutti e di ciascuno, nell’edificazione di modelli culturali in antitesi con quelle logiche clientelari e quei patti sottobanco che sono invece terreno fertile di una mafiosità di sistema prima ancora che degli stessi clan. (da www.libera.it)

*n.b. Il costo di 60 euro per il viaggio in pullman PD-CS-PO-PD, è reso possibile grazie al contributo di Banca Etica che ringraziamo sentitamente per la sempre concreta collaborazione, e all’ospitalità gratuita offerta dal coordinamento Libera Caserta.

LIBERA
ASSOCIAZIONI NOMI E NUMERI CONTRO LE MAFIE

FERMIAMO IL MASSACRO IN LIBIA

mercoledì, febbraio 23rd, 2011

Circolo legambiente Delta del Po

FERMIAMO IL MASSACRO IN LIBIA

Il vento del cambiamento si è alzato  anche dove sembrava più difficile.

Oggi soffia da una regione rapinata dai colonialismi vecchi e nuovi, oppressa da dirigenti corrotti e venduti, violentata da guerre e terrorismi, troppo spesso contesa, divisa, umiliata.

Alzare la testa si può, anche quando costa immensamente caro, come il prezzo che il popolo libico sta pagando in queste ore per aver sfidato il dittatore.

Siamo tutti coinvolti da ciò che accade aldilà del mare. Le speranze e i timori, i successi e le tragedie delle sollevazioni arabe disegnano anche il nostro futuro.

Uniamo le nostre voci per chiedere la fine della repressione in Libia e in tutti gli altri paesi coinvolti dalla rivolta dei gelsomini, dallo Yemen al Bahrein fino alla lontana Cina.

Per sostenere i processi democratici in Tunisia e in Egitto e lo smantellamento dei vecchi regimi.

Per rafforzare le società civili democratiche che escono da anni di clandestinità e di esilio.

Per politiche di vero dialogo tra culture e per promuovere i “diritti culturali” delle popolazioni coinvolte.

Per la revisione degli accordi ineguali e ingiusti imposti dalle nostre economie ai vecchi regimi.

Per la fine delle occupazioni e delle guerre in tutta la regione.

Chiediamo che ai migranti della sponda sud sia, in questo frangente eccezionale, concesso immediatamente lo status di protezione temporanea.

Incendio Presidio No Tav

martedì, febbraio 2nd, 2010

Incendio Presidio No Tav Borgone di Susa Nella notte tra il 23 e 24 Gennaio hanno incendiato il Presidio No Tav di Borgone di Susa. Nel pomeriggio è iniziata la ricostruzione di un nuovo presidio

http://www.youtube.com/watch?v=MJwGKQNAeXo

EVENTI LOCALI

lunedì, agosto 24th, 2009

Banchetto per don Albino Bizzotto A partire da sabato 22 agosto 2009, le associazioni per la Pace di Rovigo organizzano uno stand in piazza Vittorio Emanuele II, a sostegno di don Albino Bizzotto, in sciopero della fame per sensibilizzare al problema della nuova base militare Dal Molin di Vicenza. Il banchetto si terrà dalle 18.00 alle 24.00. Info: tel. 0425.33194 – 348.0827160 – beati@beati.orgbeati@libero.it >
Sesto giorno di digiuno di don Albino Bizzotto, fondatore dei Beati Costruttori di Pace, contro l’ampliamento della base americana di Vicenza.”La scelta del digiuno ad oltranza, a sola acqua, vuole interrogare, soprattutto fuori Vicenza, sul significato della costruzione della nuova base Usa Dal Molin, attirando l’attenzione sulla responsabilita’ comune che tale opera comporta”, spiega don Bizzotto.Ieri sera alle 20 don Albino, insieme ad altri quattro sacerdoti delle diocesi di Padova e Vicenza, ha celebrato la messa davanti alla roulotte. E’ stato un momento di grande intensita’ e di una numerosa e gioiosa partecipazione. Un centinaio di persone, legate dall’impegno comune per la pace e non dalla sola pratica religiosa.Oggi alle 13.15 il medico che segue don Bizzotto ha effettuato un prelievo di sangue per accertarsi che i parametri ematici fondamentali siano nella norma.

ARMI MADE IN ITALY

giovedì, aprile 16th, 2009

Comunicato Stampa Campagna di Pressione alla Banche Armate
6 aprile 2009
La Campagna di pressione alle “banche armate” (promossa dalle riviste Missione Oggi, Mosaico di pace e Nigrizia,) – pur apprezzando la pubblicazione anche quest’anno del Rapporto del Presidente del Consiglio sui lineamenti di Politica del Governo sull’esportazione e il transito di materiale d’armamento e la sua accessibilità attraverso la pubblicazione sul sito della presidenza del consiglio (www.governo.it/Presidenza/UCPMA/rapporto_2008.html) – è fortemente preoccupata per il consistente incremento delle autorizzazioni alle esportazioni di armamenti, che nel 2008 hanno raggiunto la cifra record di oltre 3 miliardi di euro, con un crescita di quasi il 29% rispetto al 2007. Senza dire che il valore delle autorizzazioni delle transazioni bancarie ha superato i 4 miliardi di euro.
“In particolar modo – denunciano padre Alex Zanotelli, padre Mario Menin e padre Franco Moretti, direttori delle riviste Mosaico di Pace, Missione Oggi e Nigrizia – ci preoccupano, e crediamo che non possano essere lasciate senza spiegazioni, le autorizzazioni verso paesi in conflitto (tra cui Israele), in zone di forte tensione (Medio Oriente, Africa e Asia), dove le organizzazioni internazionali segnalano “gravi violazioni dei diritti umani”, e, più in generale, verso i paesi del sud del mondo, a cui, nell’insieme, lo scorso anno è stato destinato più del 30% dell’esportazione militare italiana, pari a quasi 928 milioni di euro”.
La campagna, inoltre, nel valutare la volontà espressa dalla presidenza del Consiglio di “incrementare ulteriormente la trasparenza sulle attività”, non ritiene giustificata la mancanza nel Rapporto della tabella riassuntiva del ‘Valore degli importi autorizzati’ agli istituti di credito che forniscono servizi d’appoggio al commercio di armi. “Una tabella che – sottolineano i direttori – non dovrebbe mancare dalla più ampia Relazione che la presidenza del consiglio ha consegnato al parlamento: una tabella la cui pubblicazione, contestualmente al Rapporto, avrebbe indicato una chiara volontà di trasparenza su tutti i settori dell’esportazione di armamenti”.
“Ricordiamo – prosegue la nota dei tre direttori – che nel giugno 2008 la nostra Campagna, con una lettera ufficiale alla presidenza del Consiglio e alle amministrazioni competenti, ha segnalato la mancanza nell’allegato alla Relazione del ministro dell’economia e delle finanze (dipartimento del tesoro) del “Riepilogo in dettaglio suddiviso per Istituti di Credito”: un documento voluminoso che il suddetto ministero ha sostituito – senza alcuna spiegazione – con un “Riepilogo in dettaglio suddiviso per Aziende” (Documento E), che, di fatto, ha sottratto al controllo parlamentare e della società civile informazioni di decisiva rilevanza circa l’operato in materia degli istituti di credito. Stiamo ancora aspettando risposta a quella lettera inviata alla presidenza del Consiglio e alle amministrazioni competenti”.
“Vogliamo, perciò, credere che la volontà espressa dalla presidenza del Consiglio nell’attuale Rapporto di porre “ogni sforzo per continuare il dialogo con i rappresentanti delle organizzazioni non governative interessate al controllo delle esportazioni e dei trasferimenti dei materiali d’armamento, con la finalità di favorire una più puntuale e trasparente informazione nei temi d’interesse”, intenda comprendere anche un confronto approfondito sui temi delle informazioni che riguardano le operazioni bancarie. Operazioni che sono l’unico modo per garantire un riscontro ufficiale e preciso agli istituti di credito che hanno messo in atto politiche restrittive in materia, e consentono alla società civile di valutare l’operato delle banche con il rigore e l’attenzione che sono indispensabili”.
“Ci associamo, pertanto, alla richiesta della Rete Italiana Disarmo – di cui la nostra campagna è parte – nel chiedere un incontro urgente con la presidenza del consiglio e le amministrazioni competenti per poter valutare nel merito l’attuale Rapporto e, più in generale, la politica del governo sull’esportazione materiale d’armamento, e chiediamo fin d’ora che il parlamento analizzi l’attuale Rapporto e la Relazione che gli è stata inviata anche con un dibattito finale in aula che preveda una votazione esplicita su un tema così delicato come quello dell’esportazione militare italiana”.
p. Alex Zanotelli (direttore di Mosaico di Pace) p. Mario Menin (direttore di Missione Oggi) p. Franco Moretti (direttore di Nigrizia)
CONTATTI:
Missione Oggi: Via Piamarta, 9 – 25121 Brescia (BS) Tel: 030 – 3772780; Fax: 030 – 3772781 missioneoggi@saveriani.bs.it
Mosaico di pace: Via Petronelli, 6 – 70052 Bisceglie (BA) Tel: 080 – 3953507; Fax: 080 – 3953450 ufficiostampa@mosaicodipace.it
Nigrizia: Vicolo Pozzo, 1 – 37129 Verona (VR) Tel: 045 – 8092390; Fax: 045 – 8092391 redazione@nigrizia.it
Mosaico di Pace – Via Petronelli n.6 – 70052 Bisceglie (Bari) – tel. 080/3953507 – fax: 080/3953450 – email: info@mosaicodipace.it

PADRE ZANOTELLI- no alla guerra

martedì, gennaio 27th, 2009

PERCHÉ CEI E MISSIONARI NON DENUNCIANO LE POLITICHE DI GUERRA DEL GOVERNO? UN APPELLO DI P. ZANOTELLI
34807. ROMA-ADISTA. Possibile che la Conferenza episcopale italiana e i missionari non abbiano nulla da dire sulle recenti “scelte militaristiche scellerate” del nostro governo? È la domanda, molto probabilmente destinata a restare senza risposta, che p. Alex Zanotelli, missionario comboniano in Africa per oltre 25 anni – prima in Sudan e poi in Kenya – e dal 2001 di nuovo in Italia, a Napoli, rivolge alla Chiesa italiana e ai cattolici un mese dopo la notizia che verrà trasferito in Italia Africom, il comando militare Usa per l’Africa (v. Adista n. 91/08). “Come facciamo – prosegue Zanotelli in un testo che è stato pubblicato anche da Nigrizia e Mosaico di Pace – ad inviare missionari, suore, laici in Africa se non denunciamo scelte come queste che rendono l’Africa sempre più schiava e sfruttata? Se, come missionari, vogliamo proclamare buona novella ai poveri, dobbiamo avere il coraggio di denunciare con forza queste virate militaristiche del nostro governo. Non è questa la missione globale a cui, come missionari, siamo chiamati?”.
Il comando militare Usa per l’Africa – secondo diversi osservatori la nuova frontiera delle future guerre per l’accaparramento delle risorse naturali da parte delle potenze nord-occidentali – lascia Stoccarda, in Germania, per l’Italia proprio al fine di trovarsi già proiettato verso sud. A Vicenza, in particolare, verrà ospitato il Comando per le operazioni terrestri e a Napoli quello per le operazioni navali, mentre nella base di Sigonella molto probabilmente verrà installato uno dei principali scali europei dell’Air Mobility Command, “il Comando unificato che sovraintende alle operazioni di trasporto aereo negli scacchieri di guerra internazionali”, spiega il giornalista esperto di questioni militari Antonio Mazzeo.
Inizialmente gli Usa cercavano una base direttamente in Africa ma, dice Zanotelli, “la forte azione diplomatica del Sudafrica contro la presenza di Africom nel Continente ha impedito agli Usa di trovarla”. Allora hanno pensato alla Spagna, ma il governo Zapatero si è opposto. A quel punto è stata scelta l’Italia, dove invece “il governo Berlusconi è stato ben felice di dare il benvenuto ad Africom”. Prosegue Zanotelli: “Il ministro Frattini ha anche detto che si tratta di ‘strutture di comando che operano nel quadro Nato’. Bugia! Il comando Africom è uno dei sei comandi unificati del Pentagono. Frattini ha anche dichiarato che non ci sono truppe da combattimento, ma solo componenti civili. Altra bugia! Africom è il comando unificato militare statunitense che ha come scopo la lotta al terrorismo e l’addestramento dei militari africani oltre alla protezione degli enormi interessi americani in Africa”. “Frattini ha anche detto che la scelta del governo è stata presa dopo aver informato i Paesi africani che hanno espresso grande supporto per questa decisione! Strana democrazia quella del governo Berlusconi – continua Zanotelli – che tiene nascosta una tale decisione al Parlamento e consulta invece i governi africani! Il nostro governo dando il suo consenso a Washington contribuisce alla nuova operazione di stampo coloniale mirante al controllo delle aree strategiche dell’Africa”.
“Perché il Parlamento italiano non è stato informato e non c’è stato nessun dibattito parlamentare?”, chiede Zanotelli. “Il Partito Democratico ha qualcosa da dire a riguardo? Oppure c’è un accordo bipartisan su tutto questo?”. “Come mai la Cei non ha alcuna parola da dire su scelte militaristiche così scellerate? Come mai gli istituti missionari e le realtà missionarie laicali come la Focsiv non reagiscono a decisioni militaristiche così gravi?”. Zanotelli dice di aspettare “una presa di posizione pubblica da parte degli istituti missionari operanti in Africa” e chiede a tutti “di inviare una mail al ministro degli Esteri Frattini e al ministro della Difesa La Russa, protestando per la scelta di Africom a Vicenza e a Napoli”.
Del resto, prosegue, per i cristiani è una questione di coerenza: sono stati appena celebrati il Natale e la Giornata mondiale della Pace, lo scorso 1.mo gennaio, ma “come facciamo a proclamare la pace in chiesa mentre non ci accorgiamo che la neghiamo con le scelte violente sia nostre che dei nostri governi?”. (l. k.)