Archive for the ‘INQUINAMENTO’ Category

LEGAMBIENTE ROVIGO

lunedì, ottobre 5th, 2009

legambiente2Rovigo, 5 settembre 2009                                                                                                       COMUNICATO STAMPA

L’UNIONE EUROPEA BOCCIA IL PIANO DELL’ARIA DELLA REGIONE VENETO

TROPPO POCHI GLI INTERVENTI PER RIDURRE L’INQUINAMENTO

 

 La decisione della Commissione Europea del 28 settembre sui superamenti delle norme sulla qualità dell’aria che si registra in quasi tutte le zone omogenee in cui è stato diviso il territorio nazionale è una sonora bocciatura di quasi tutti i Piani Regionali di risanamento dell’aria e la constatazione dell’inesistenza di un Piano Nazionale. A fronte di tale constatazione la Commissione avvia la procedura di infrazione nei confronti del Governo italiano. In pratica, a meno di un inatteso colpo di reni nella lotta all’inquinamento, dal 2011 l’Italia sarà condannata a pagare una salatissima multa per inquinamento.

“Una bocciatura, purtroppo, anche per la Regione Veneto e per i comuni della nostra regione – sostiene Legambiente -: sono considerate insufficienti le misure di limitazione dei veicoli inquinanti (in poche aree, per fasce orarie, senza controlli efficaci…). Così, il partito dei camionisti e dei sostenitori dell’auto, oltre ad attentare alla nostra salute, ci porterà a pagare le multe europee con le nostre tasse! Occorre che i Comuni, le Province, la Regione e lo Stato scarichino gli inquinatori e comincino a fare sul serio nella lotta allo smog!”

E’ noto che l’aria delle nostre città e di tutta la Pianura Padana è fuori legge per l’Europa. Per questa ragione è stata avviata la procedura nei confronti dell’Italia, sospesa nel 2008 solo a condizione che l’Italia dimostrasse un impegno forte e costante nella lotta all’inquinamento.

Ma cosa è successo in questi ultimi mesi? Il settembre scorso l’Italia ha predisposto (come d’obbligo) il fascicolo inviato (in ritardo) alla Commissione Europea per dimostrare che, nonostante gli elevati livelli di inquinamento, erano in atto in diverse regioni Piani di risanamento credibili tali da permettere di rientrare nei limiti fissati dall’Europa. Il Ministero dell’Ambiente avrebbe poi dovuto, oltre a raccogliere i piani inviati dalle Regioni, elaborare un proprio Piano nazionale di risanamento, che non ha ancora visto la luce del sole.

Già l’autunno scorso i funzionari europei hanno sollecitato l’Italia a integrare la documentazione insufficiente e adempiere ai propri doveri non solo nei confronti dell’Europa. Ma, soprattutto, della salute dei suoi cittadini. Ma Prestigiacomo e Regioni non sono stati in grado o non hanno proprio fatto nulla per correre ai ripari.

La decisione di questi giorni salva esclusivamente la Valle d’Aosta e alcune aree della Regione Marche e del Lazio. L’Italia e il Ministero dell’Ambiente vengono ancora sollecitati ad elaborare e varare un piano nazionale di cui non si sente neppure discutere. In questo quadro, tra l’insufficiente e il non classificabile, la Commissione ha deciso di riattivare la procedura di infrazione contro l’Italia.

 

 

 

PULIAMO IL PO

domenica, settembre 27th, 2009

Una delle 3 squadre di lavoro.

PULIAMO IL PO
Il pensiero rimane al futuro, cosa rimarrà del Po fra un po’ di anni? Forse solo un condotto d’acqua inutilizzato e pieno di rifiuti?. Speriamo che questo non accada, Legambiente Delta del Po immagina un futuro migliore per il Delta del Po, lo vorremmo navigabile, balenabile, pescoso e con turismo naturalistico in grado di accogliere qualsiasi persona che decida di venire a trovarci. Vorremmo che il Delta avesse un futuro di vita anche per le prossime generazioni, tutto questo potrebbe essere in pericolo con un Delta usa e getta fatto da rifiuti e centrali ed impianti che stridono con la bellezza e la natura turistica e agraria del territorio. In poche parole chiediamo rispetto e preservazione del naturale.
“Puliamo il Mondo” va inserirsi perfettamente con la preservazione ed il rispetto del nostro territorio, cercando di lanciare un messaggio da cittadino a cittadino che ami la natura ed il futuro, anche per quelli che verranno.
Devo dire che le condizioni di abbandono sono migliorate rispetto all’anno scorso, ma solo nel tratto dove eravamo già intervenuti.
Speriamo che dopo un grosso intervento come quello dell’anno scorso quello di quest’anno, più gli articoli di un anno, la gente incivile sia diminuita, lo dimostra il fatto che molti meno rifiuti sono stati scaricati da mezzi di grossa taglia, ma in compenso ci sono molti sacchetti abbandonati di rifiuti generici, forse dovuti al nuovo fenomeno dei pescatori campeggiatori.
Quindi meno lavoro e fatica, però bisognerà setacciare l’argine per trovare i rifiuti nascosti un po’ ovunque.
Una situazione che rimaneva degradata era quella del cavalcavia di Bottrighe, pieno di copertoni, rifiuti generici e una grossa catasta di amianto 500/600 chili che era presente già l’anno scorso.
Tre mezzi Ecogest ci hanno aiutati fornendoci di attrezzi per il lavoro, abbiamo riempito di rifiuti di tutti i generi 3 rimorchi, mentre l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Adria oltre a darci una mano di persona ci ha riforniti di un furgone per gli spostamenti delle squadre di lavoro sull’argine.
Legambiente di Adria, ripete la proposta dell’anno scorso con la chiusura delle stradine che scendono nelle golene, lasciando il transito ai pedoni, ciclisti e gli addetti ai lavori. Per i pescatori campeggiatori proponiamo dei campeggi attrezzati con una pesca regolamentata e con una raccolta rifiuti differenziata, nel frattempo bloccare il fenomeno, impedire in assoluto la pesca abusiva con metodi senza nessun rispetto.

Ringraziamenti:

Francesco che è venuto da Cavanella D’Adige a Cavanella Po in bici per partecipare all’iniziativa.
Comune di Adria ed in particolare Il Vicesindaco ed Assessore all’Ambiente D’angelo e l’Assessore alle politiche sociali Simoni per il loro primo coinvolgimento nella raccolta e per aver fornito un solido e sentito appoggio in mezzi e vettovagliamento;
Ecogest per il contributo dei suoi collaboratori e dei mezzi di raccolta nonché del materiale utilizzato per la separazione dei rifiuti.
Il gruppo AGESCI scout della Tomba che con il coordinamento di Luca Bellan ha aderito e collaborato con un cospicuo numero di volontari alla manifestazione e si è dimostrato disponibile ed aperto per altre esperienze ed iniziative simili.
Luca che è arrivato da Taglio di Po con la fidanzata per partecipare alla raccolta.
l’Associazione Filo d’Argento che coordinata dal dirigente Mantovan Sante ha bonificato il tratto arginale in località Piantamelon nella giornata di Sabato 26 denunciando una scarsissima sensibilità civica ed ambientale di alcuni gruppi di pescatori i quali al termine della seduta sportiva occultano i loro scarti di ogni tipo. Lo stesso Mantovan rimarca il fatto che il problema è continuo e la sua associazione è costretta a ripercorrere il tratto arginale ben 2 volte l’anno.

PILLOLE DI INQUINAMENTO

mercoledì, settembre 9th, 2009

Il particolato fine e l’azoto sono gli inquinanti atmosferici generalmente riconosciuti come i più rilevanti in termini di impatto sulla salute dei cittadini europei: l’esposizione cronica o acuta può causare una serie di problemi per la salute, da lievi infiammazioni a amlattie respiratorie potenzialmente mortali. Secondo dati recentemente diffusi dall’AEA, negli ultimi 10 anni più della metà della popolazione urbana europea potrebbe essere stata esposta a concentrazioni di particolato ed ozono superiori al limite fissato della UE per proteggere la salute umana; sebbene le emissioni di questi due inquinanti sia calata dal 1997, le concentrazioni rilevate nell’aria sono rimaste pressoché invariate. Anche l’azoto (N) che è un nutriente essenziale in natura per la produzione di proteine, può diventare dannoso per la salute umana e per l’ambiente, visto che è il responsabile primario del fenomeno delle piogge acide.
L’UE ha sviluppato strategie volte a limitare le emissioni totali di ogni Stato membro, fissando limiti legalmente vincolanti per 4 inquinanti ritenuti prioritari( anidride solforosa, ossidi di azoto, composti organici volatili ed ammoniaca) ai quali gli Stati membri dovrebbero uniformarsi entro il 2010.
Ma l’AEA ritiene che necessari ulteriori tagli alle emissioni al fine di proteggere adeguatamente l’ambiente e la salute. La Commissione Europea intende proporre una revisione dei limiti di emissione; sta inoltre richiamando i Paesi che non hanno rispettato i limiti attualmente vigenti, avviando procedimenti di inadempimento nei casi in cui non siano stati formulati provvedimenti correttivi adeguati.

Griso Dario
Legambiente Adria delta del Po
Fonte: Ambiente

TROPPA AMMONIACA NELL’ARIA POLESANA

giovedì, giugno 4th, 2009

Lo studio sugli indicatori ambientali fatto dall’agenzia regionale mette sotto accusa l’uso dei fertilizzanti in agricoltura

L’Arpav evidenzia concentrazioni preoccupanti anche di azoto. In diminuzione le polveri sottili
Giovedì 4 Giugno 2009,
Si riducono le polveri sottili, ma aumenta l’ammoniaca. Non ha di che stare allegro il Polesine dai risultati dello studio sugli indicatori ambientali svolto dall’Arpav, che ha preso in esame tredici anni di rilevamenti su rifiuti, acque superficiali, emissioni in atmosfera e contaminazione del suolo. Gli esperti dell’Arpav evidenziano che la riduzione di gas precursori di ozono e polveri ha avuto una riduzione soltanto del 28 per cento, la più bassa di tutta la regione, a fronte di risultati come quelli di Venezia e Verona dove il segno meno è davanti alla quota del 70 per cento. A ciò si aggiunge il fatto che Rovigo è tristemente in cima al problema dell’azoto e dell’ammoniaca, con imputati maggiori i fertilizzanti e le attività dell’agricoltura. Discorso diverso per le polveri sottili, dove la riduzione è stata netta e la migliore di tutto il Veneto dietro solo a Venezia, ma in questo caso una bella mano l’ha data il clima.
L’estate è alle porte e con essa, dopo il letargo invernale, la voglia di mare e di gite fuori porta per riempire i polmoni d’aria fresca. I vacanzieri polesani a cosa vanno incontro nel caso decidano di restare tra l’Adige e il Po? La ricerca effettuata dall’Arpav, in particolare dal “Rapporto sugli indicatori ambientali del Veneto” dal 1990 fino al 2003, studio effettuato sulla qualità per settori come la gestione dei rifiuti, le acque superficiali, le emissioni in atmosfera e la contaminazione del suolo, ha evidenziato la situazione ambientale di tutte le provincie del Veneto e come questa si evolve con il passare degli anni. In particolare l’ente regionale per ogni settore ha specificato degli indicatori, per caratterizzare lo stato e la qualità ambientale. Per quanto riguarda le emissioni dei precursori dell’ozono e del pm10 secondario (quindi tutti quei gas come SO2, NH3, NOx, composti organici volatili non metanici, che concorrono alla formazione appunto di degli elementi sopracitati) Rovigo, rispetto alle altre province venete, negli anni che vanno dal 1990 al 2003, ha avuto una riduzione di circa il 28 per cento, la più bassa in tutta la nostra regione. Capofila in positivo nell’abbattimento di NH3 con una diminuzione maggiore del 70 per cento le province di Venezia e Verona. «Senza ombra di dubbio – esordisce Alberto Munari, esperto di qualità dell’aria dell’Arpav – questo dato negativo non è causato soltanto dalle emissioni. Con ogni probabilità l’ammoniaca che si forma nell’aria deriva principalmente dall’attività agricola, attività che immette nel suolo nutrienti per le colture e che dunque è difficile da controllare». Fa eco al tecnico dell’ente regionale il grido d’allarme di Massimo Benà, attivista del Wwf. «Il Polesine è una zona a rischio. Nel terreno vengono immessi troppi fertilizzanti che portano, per il ciclo dell’azoto, a un conseguente aumento di ammoniaca nell’aria, contribuendo anche al fenomeno dell’eutrofizzazione. Bisognerebbe monitorare le immissioni e ridurle». Se per quanto riguarda la gestione dell’azoto Rovigo veste la maglia nera in Veneto, nel Polesine dal 1990 al 2003 si è riscontrato una netta diminuzione di polveri sottili, diminuzione che mette la nostra zona nell’ipotetico podio regionale (solo Venezia è riuscita ad abbattere più polveri sottili). «Il miglioramento – continua Munari – è dovuto sicuramente a un cambiamento del parco macchine e a un incremento del metano per il riscaldamento domestico. Certamente un abbassamento così elevato rispetto ad altre province è dovuto a condizioni climatiche più favorevoli. Inverni con meno nebbie favoriscono l’allontanamento delle polveri sottili. Il dato bisognerebbe leggerlo con una visione più a ampia scala. Il miglioramento parte più a ovest del Polesine. Il nostro territorio è una sorta di imbuto e se a occidente ci sono meno scarichi, la qualità migliora anche qui». È sulla stessa linea Benà. «Nonostante questo dato confortante, la situazione dell’aria a Rovigo non è delle migliori, le istituzioni in questi anni hanno fatto troppo poco. Per fortuna hanno bloccato la centrale di Borsea. Ho fatto più volte presente alle istituzione la presenza di cattivi odori vicino al centro abitato, provenienti da nordest, sicuramente frutto di rifiuti o materiali organici, non trattati adeguatamente. Periodicamente vicino alla città ci sono questi odori molesti, le sorgenti sono facilmente individuabili, ma non è ancora stato fatto niente». Per la conformazione del territorio e le particolari congetture climatiche il Polesine è soggetto a una sorta di cappa che trattiene a bassa quota tutti i gas disciolti nell’atmosfera, per un uso durevole della nostra terra è necessario diminuire il più possibile le emissioni derivanti da fertilizzanti o da combustione, cercando in questo ultimo caso di puntare, per produrre energia, a delle fonti rinnovabili. Stefano Quintavalle
Gazzettino di Rovigo 4giu2009

TROPPE SOSTANZE CHIMICHE NEL PO

giovedì, maggio 28th, 2009

Troppe sostanze chimiche nel Po E ora i pesci cambiano sesso…

Lo studio è stato presentato alla convention su sicurezza alimentare e nutrizione: “Le sostanze presenti nel fiume fanno sì che i maschi diventino femmine, un’alterazione che mette a rischio la sopravvivenza della specie”


Modena, 28 maggio 2009. «Le acque del Po presentano livelli molto elevati di interferenti endocrini che attraverso la catena alimentare, vengono assimilati dai pesci. Questa esposizione si ripercuote sull’apparato riproduttivo e provoca l’intersessualità: un’alterazione che mette a rischio la sopravvivenza della specie». Lo studio è stato presentato da Luigi Viganò dell’Istituto Ricerca sulle Acque del Cnr a «Sicura», Convention sulla Sicurezza Alimentare e Nutrizione che si tiene a Modena.
«L’alterazione riscontrata più frequentemente – chiarisce Viganò – è la femminilizzazione: ossia esemplari di sesso maschile il cui testicolo subisce una trasformazione ad ovario». Gli interferenti endocrini (IE), sostanze esogene di origine naturale e sintetica, comprendono oltre ai farmaci, fitoestrogeni ed estrogeni. Vengono utilizzati nella detergenza industriale e nel diserbo in agricoltura, oltre che nella produzione di vernici, plastiche e cosmetici. Gli interferenti sono inoltre presenti nei composti antiaderenti di molti contenitori alimentari, nei ritardanti di fiamma, nei tessuti sintetici e nelle plastiche di computer, televisori e autoveicoli.
Il problema non è solo italiano, poichè la presenza di IE si riscontra nelle acque del Po come in quelle del Mississippi; nei fiumi spagnoli come in quelli danesi, tedeschi e olandesi. Recenti studi sull’alterazione del sistema endocrino umano da parte degli IE, hanno dimostrato che l’esposizione è correlata all’insorgere di determinate patologie. «Nel lungo periodo – spiega Alberto Mantovani, direttore del reparto di Tossicologia Alimentare e Veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità – la contaminazione tramite la dieta e il bioaccumulo ha aumentato il rischio di disfunzioni organiche, ghiandolari e addirittura di interi sistemi, quali quello riproduttivo, nervoso ed immunitario». I principali effetti nocivi di tali sostanze negli esseri umani sono i disturbi neurocomportamentali nei bambini e l’aumento del rischio di infertilità da adulti.
Resto del Carlino di Rovigo-fonte Agi

BONIFICHE in Europa 500 mila siti a rischio

sabato, maggio 16th, 2009

Dei 3,5 milioni di siti potenzialmente contaminati. oltre 500.000 recano rischi significativi per la salute e l’ambiente. Il Vecchio continente perde 38 miliardi di euro all’anno per il degrado del suolo
In Europa sono stati censiti “3,5 milioni di siti potenzialmente contaminati e oltre 500.000 con rischi significativi per la salute e l’ambiente”. Lo ha affermato Claudia Olazabal della direzione generale per l’ambiente della commissione Ue ricordando la proposta di Direttiva quadro per la protezione del suolo, nel corso del simposio internazionale sulle bonifiche dei siti inquinati organizzato da Carlo Merli, direttore del Centro interuniversitario (Roma-L’Aquila) di tecnologia e chimica dell’ ambiente all’università di Roma La Sapienza.
“Quello che perdiamo – aggiunge Olazabal – sono 38 miliardi di euro all’anno per il degrado del suolo a livello di società”. In particolare all’interno della proposta di direttiva viene fornita una lista dove gli stati membri devono rivolgere l’ attenzione per effettuare le indagini. In lista, oltre ad aeroporti, benzinai e altre attività ci sono anche le lavanderie. Ma si prevede una riduzione dei siti da indagare per ridurre costi e facilitare il lavoro. La proposta di Direttiva, che ha impiegato 8 anni per venir messa a punto, è impostata su tre processi: “Obiettivi di prevenzione, identificazione dei suoli degradati e bonifica”.
Il punto di partenza è “l’inventario dei siti inquinati che gli Stati membri hanno 25 anni di tempo per fare, con dei passaggi intermedi: entro 5 anni devono essere state svolte il 10% delle indagini, entro 15 anni il 60% e entro 25 anni il 100%”. Ovviamente, si guarda “sia all’uso attuale che a quello futuro dei siti: questo nel caso si volesse costruire una scuola materna dove prima c’era un’industria”.

14 maggio 2009 – TAG: Bonifiche Europa Suolo

GIUSTIZIA:CENTRALE ENEL

martedì, febbraio 24th, 2009

Centrale Enel, inchiesta sui tumoriArchiviata l’indagine della Procura
Non si è riusciti a dimostrare il legame tra l’insorgenza delle malattie e le emissioni nell’aria dell’impianto di Polesine Camerini
Rovigo, 20 febbraio 2009 – Archiviata l’indagine della Procura rodigina sul possibile legame tra le patologie tumorali che hanno colpito alcuni abitanti del Delta e le emissioni della centrale di Polesine Camerini. La parola fine è stata messa nei giorni scorsi dal giudice per le indagini preliminari Carlo Negri che ha firmato la richiesta di archiviazione presentata già a fine agosto dalla Procura senza disporre ulteriori indagini.

Il tutto a pochi giorni dall’autorizzazione alla riconversione a carbone pulito della centrale. Una riconversione che, secondo Enel, consentirà alla centrale di ridurre notevolmente l’emissione di sostanze inquinanti.

A ricevere l’incarico della Procura, più di tre anni fa, per verificare il legame tra malattie ed emissioni fu Lorenzo Tomatis, un oncolgo di fama mondiale. Tomatis ebbe il compito di verificare se le nanoparticellele riscontrate nei campioni biologici e nei tessuti prelevati da operai e residenti nelle vicinanze dell’impianto, avessero causato, agevolato o concorso a un processo patologico.

Un’indagine che – spiegò nel novembre del 2007 l’allora procuratore capo Lorenzo Zen – aveva appurato “l’elevata presenza di malati di tumore nell’area circostante la centrale Enel di Polesine Camerini”. Difficile però stabilire il nesso causale fra i malati di cancro e le emissioni dell’impianto. “Per questo – ammise Zen – è molto probabile che l’inchiesta in corso finisca con l’archiviazione”.

E così è avvenuto per la soddisfazione di Enel che ha sempre contestato la perizia sottolineando come “nulla dicesse circa un possibile nesso di causa tra polveri e nanoparticelle ascrivibili alla centrale di Polesine Camerini e le patologie che sarebbero oggetto di imputazione da parte della Procura”.

Per dimostrare il legame tra le emissioni della centrale e le malattie non sono bastati quindi i casi delle persone che si sono rivolte alla magistratura, ma, secondo gli esperti, sarebbe stata necessaria un’indagine sanitaria a campione. Solo in questo modo si sarebbe potuto attribuire alla presenza della centrale un eventuale ruolo nella modificazione degli indicatori di mortalità.

Resto del Carlino 24 feb.2009

DISCARICHE MAI BONIFICATE: POLESINE AVVELENATO

martedì, febbraio 17th, 2009

Mardimago e Lama nell’elenco fra le 54 zone più contaminate d’Italia. Aree in sicurezza ma bonifiche ancora da fare. Gli studi fatti dall’Arpav sono fermi a Roma. Potrebbero arrivare milioni di finanziamenti.

Rovigo, 17 febbraio 2009 – La salute dei polesani è nelle mani di Roma. Nel decidere sulla riconversione del rigassificatore ma anche sulla bonifica delle zone inquinate con rifiuti tossici. E’ stata una legge del ’98 a mettere il ‘bollino rosso’ a Mardimago e Lama di Ceregnano: troppo cadmio, piombo, cromo e altre sostanze simili sul terreno. Sostanze eredità di discariche. E così i due paesi sono stati inclusi nei siti di interesse nazionale per le bonifiche (Sin).

Una bonifica che si è fermata a Roma, al Ministero dell’Ambiente. Almeno fino ad oggi. La storia è iniziata nel ’97 quando a Mardimago scoppiò un incendio dove erano stati ammassati 60mila metri cubi di “fluff”, resti della macinazione di autoveicoli, misto a metalli pesanti e materiali pericolosi. Fu così che anche il Polesine entrò nell’elenco dei ‘Sin’: le zone da bonificare per legge. In tutta Italia i siti a rischio ambientale sono 54. I primi della graduatoria: tali da richiedere interventi prioritari persino di competenza della protezione civile.

Per ciascun sito la legge prevede un iter adatto a realizzare la bonifica. Prima si fa uno studio del territorio sul quale è la discarica, che si chiama ‘caratterizzazione ambientale’, poi le carte passano sotto la lente dei tecnici dell’Arpa regionale.

“Il Comune di Rovigo, con il supporto tecnico-scientifico dell’Arpav — spiega il direttore della locale Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto — ha preparato il ‘piano di caratterizzazione’ e concluso tutti gli atti necessari a intraprendere la successiva bonifica. C’è stato uno scambio di valutazioni, fra Comune e ministero dell’Ambiente ma ora, per quanto riguarda Rovigo, l’attività è conclusa. Tocca al Ministero stabilire cosa si deve fare. E noi da un anno abbiamo consegnato tutta la documentazione”.E’ a questo punto che entra in gioco Roma e il ministero dell’Ambiente: sono i tecnici capitolini che devono stabilire, partendo dai dati forniti dal Comune e dall’Arpav, cosa di deve fare. E, a giudicare dalla testimonianza del dirigente dell’Arpav, Rovigo aspetta da un anno.

I 54 siti dovrebbero essere seguiti, al Ministero dell’Ambiente, da numerosi responsabili. Mardimago e Lama di Ceregnano dovrebbero essere di competenza dell’ingegner Marco Giangrasso. Ieri abbiamo cercato di sapere da lui quale fosse la situazione dell’iter per le due zone del Polesine, ma il tecnico ha detto di non poter rilasciare interviste senza l’autorizzazione del Ministero. Per ora gran parte dei 54 siti italiani con il ‘bollino rosso’ sono oggetto degli studi di ‘caratterizzazione’. Soltanto per alcuni di questi, come Orbetello e Trento, si è avviato anche uno studio delle ricadute sanitarie sulla salute di coloro che abitano nei pressi delle aree contaminate.

“Una cosa sono gli studi ambientali – spiega Fabrizio Bianchi, responsabile della sezione di epidemiologia del Cnr di Pisa che segue alcuni di questi siti – e un’altra quelli sanitari. Bisognerebbe capire – aggiunge – se le sostanze disperse sui terreni possano essere entrate nella catena alimentare. Valutare la mortalità nelle zone e vedere se ci sono particolari addensamenti; effettuare biomonitoraggi su sangue e urine degli abitanti. Ma nei 54 siti c’è di tutto, in termini di pericolosità: basti pensare che mentre in Campania sono 70 i Comuni segnalati a rischio, in altre zone di parla solo di una esigua frazione di territorio di un solo Comune”. Sembrerebbe essere il caso di Mardimago e Ceregnano. Ma resta il fatto che sono stati inseriti nella ‘lista nera’ italiana. Un decreto nazionale ha fissato anche il costo totale della bonifica e del ripristino ambientale: è stato stimato in 7 milioni di euro, 5 per Mardimago e 2 per Ceregnano.

Presto il governo Berlusconi stanzierà, riprendendo un decreto voluto dall’ex ministro Bersani, tre miliardi di euro per il recupero dei ‘Sin’. Gli interventi previsti includono sia la reindusatrializzazione, per i territori altamente industrializzati, sia il recupero ambientale. Chissà che le discariche di ‘fluff’ polesane, pur fra ritardi e silenzi ministeriali, non si trasformino, con una oculata politica di lobbies, in un piccolo tesoro a disposizione del Polesine.
di Tiziana Piscopello

RESTO DEL CARLINO

Le TV al plasma come i SUV

sabato, febbraio 14th, 2009

[fonte Hackerjournal]

Le TV al plasma inquinano quanto un SUV: è questo il risultato di un’ indagine condotta da una ricerca inglese pubblicata dal quotidiano Indipendent.

La ricerca ha messo in evidenza come le emissioni di CO2 prodotte da un televisore al plasma da 50 pollici siano ben quattro volte superiori a quella di un TV di pari dimensioni con tecnologia LCD.

Rispetto alle televisioni tradizionali questo valore sale addirittura di 50 volte.

La notizia ha suscitato molte polemiche in Gran Bretagna, dove il governo di Gordon Brown si fa da sempre promotore di iniziative volte a ridurre le emissioni inquinanti, basti pensare alla nuova ZTL al centro di Londra o alla riduzione dei voli nell’aeroporto internazionale di Heatrow.

Metterà una ZTL anche per i televisori?

POLVERI SOTTILI

venerdì, gennaio 23rd, 2009

Anche ad Adria le polveri sottili sono con valori alti e a rischio per i cittadini.

Se guardiamo l’Europa dal satellite con le dovute tecnologie troviamo tre grandi macchie scure dovute all’alto tasso di inquinamento, la più grande è quella della pianura Padana, la zona più industrializzata del continente. I valori delle polveri e dell’inquinamento sono uguali e massicci in tutta l’area padana, anche in campagna o nelle isole della laguna di Venezia. Sono origine di migliaia di casi di allergie e tumori e rappresentano un costo non più sostenibile con varie perdite. Per ottenere dei risultati, abbassando i livelli, bisogna agire tutti coordinati e congiuntamente. Invece le città della pianura provvedono con sistemi palliativi e autonomi, praticamente ognuno per se. La regione Veneto, mette a disposizione dei comuni più di 45 metodi per intervenire nell’abbassare il tasso di inquinamento e ogni città può scegliere come agire. Alcuni comuni non collaborano, perché trovano inutile fare qualcosa. Le risposte sono:” ma cosa possiamo fare noi? Tanto, cosa vuoi che conti il nostro sforzo…” Nessuno vuole scontrarsi con chi fa dell’inquinamento la sua ricchezza. Il diritto del lavoro non può superare i valori della vita delle persone.
Naturalmente, tutti possiamo fare qualcosa anche nelle nostre case, però bisogna essere tutti insieme nel cambiamento di stile per non sprecare le energie delle abitazioni. Con le nuove tecnologie si può risparmiare più di 80% dell’energia domestica, e con l’isolamento termico delle strutture ci sono incentivi fino al 55% della stato.
Sarebbe un meccanismo di cambiamento virtuoso anche per lo sviluppo e contro la crisi, perché farebbe risparmiare molto e mette in moto il lavoro. Quando saremo un popolo che fa comunità? Quando ci accorgeremo del pericolo?