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Caldo torrido, in città è allarme ozono

giovedì, luglio 15th, 2010

Comunicato stampa

Caldo torrido, in città è allarme ozono

Superati i limiti di legge in 39 capoluoghi

Legambiente  e www.lamiaaria.it monitorano l’inquinamento in città

con la campagna “Ozono ti tengo d’occhio”

Il caldo torrido ha reso anche quest’anno l’aria irrespirabile soprattutto in città dove puntuale è tornato l’allarme ozono. Delle 81 città monitorate da Legambiente e dal portale www.lamiaaria.it quasi la metà (39) ha superato almeno una volta la cosiddetta “soglia di informazione”, ovvero una media oraria di livelli di concentrazione di ozono superiori a 180 µg/m³ misurata per tre ore consecutive, che obbliga le amministrazioni locali ad avvisare la popolazione sui possibili rischi per la salute. Tra queste metropoli come Roma e Milano, grandi e medie città come Padova, Venezia, Firenze e Pescara. E sono già 10 su 52 i capoluoghi che, ad oggi, hanno oltrepassato il limite annuale di 25 giorni di superamento giornaliero di ozono, stabilito per la protezione della salute umana dalla nuova normativa.

A tenere alta la guardia sull’inquinamento atmosferico anche in estate è la campagna “Ozono ti tengo d’occhio” che Legambiente realizza insieme al portale www.lamiaaria.it per informare e monitorare i livelli di questo gas nelle città italiane.

Il primato dell’aria malsana spetta ancora una volta a Novara con 59 giorni di ozono off-limits, seguita da Genova (42), Alessandria, Vercelli (40), Matera (36), Asti, Udine (33), Parma (27), Cuneo, La Spezia (25). La classifica, stilata a partire dal 1 gennaio 2010, si basa sul numero di superamenti del valore obiettivo per la protezione della salute umana di 120 µg/m³, calcolato su una media di otto ore, da non superare per più di 25 giorni l’anno, secondo il valore obiettivo che la normativa europea fissa per il 2010.

L’ozono è un inquinante secondario prodotto dalle emissioni dei veicoli a motore, dai processi di combustione e dai solventi chimici, in presenza di un forte irraggiamento solare, che può danneggiare la salute degli esseri umani con gravi conseguenze sull’apparato respiratorio e polmonare. Proprio per questo le amministrazioni locali sono obbligate ad avvisare la popolazione quando il livello di concentrazione supera anche solo i limiti della cosiddetta “soglia di informazione” un fenomeno che avviene per lo più in estate quando le temperature innescano una serie di reazioni chimiche responsabili della formazione del gas.

Poiché questo tipo di inquinamento si diffonde con facilità a grande distanza, elevate concentrazioni di ozono si possono rilevare anche molto lontano dai punti di emissione dei precursori, in luoghi comunemente ritenuti immuni da inquinamento, come ad esempio le aree verdi urbane ed extraurbane e in alta montagna (il cosiddetto Paradosso del giardino).

“L’aumento repentino dei livelli di ozono che si registra in città non appena le temperature s’impennano, è diventato una costante di ogni estate che non può assolutamente lasciare indifferenti le amministrazioni locali – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente –. Il pericolo per la salute è reale e per questo la normativa è diventata più severa. Il problema dell’ozono – ha proseguito Ciafani – è strettamente connesso a quello dello smog, ormai cronico per moltissime delle nostre città, per questo servono politiche di contrasto serie da parte di chi governa e azioni strutturali sulla mobilità urbana che promuovano modalità di trasporto sostenibili e scoraggino l’uso del mezzo privato in favore di  quello pubblico”.

Per vincere la sfida dell’inquinamento atmosferico secondo Legambiente e LaMiaAria è necessario che l’attenzione su questo problema rimanga alta durante tutto l’anno e non solo nei periodi più critici.

“L’ozono è un inquinante che non ha l’attenzione che merita;” dice Chiara Metallo, direttore tecnico de LaMiaAria, “invece si tratta di una sostanza che può arrecare diversi disturbi alle persone con problemi respiratori (asma, enfisema, bronchite cronica), ai bambini e agli anziani. Inoltre può formarsi anche in aree non inquinate direttamente dall’uomo, durante il trasporto delle masse d’aria che provengono dalle città o dalle aree industriali.”

www.lamiaaria.it è il portale che da più di un anno offre le previsioni della qualità dell’aria per tutti gli 8100 comuni italiani con i consigli su come comportarsi in presenza di inquinamento dell’aria. L’obiettivo de LaMiaAria è far sì che tutti i cittadini siano informati in modo chiaro e comprensibile sulla qualità dell’aria che respiriamo. Lamiaaria.it è uno strumento al servizio delle famiglie, delle mamme dubbiose se portare a spasso i propri bimbi nei parchi e nelle strade delle città, dei cittadini delle grandi aree metropolitane come delle piccole comunità territoriali, delle quali troppo spesso non si parla ma che purtroppo non sempre sono esenti da problemi di inquinamento dell’aria.

L’ufficio stampa Legambiente (347.4166793-06.862683-53-99-76)

Segue classifica e scheda Ozono

(per la classifica completa e aggiornata consultare il sito www.lamiaaria.it)

Citta Superamenti del limite di 120 µg/m3 (calcolato come media su 8 ore – da non superare più di 25 volte in un anno) Superamenti del limite orario della soglia di informazione di 180 µg/m3 aggiornamento del dato classifica
Novara 59 2 11/07/2010 01
Genova 42 0 09/07/2010 02
Alessandria 40 8 11/07/2010 03
Vercelli 40 0 11/07/2010 03
Matera 36 0 09/07/2010 05
Asti 33 4 11/07/2010 06
Udine 33 3 08/07/2010 06
Parma 27 3 11/07/2010 08
Cuneo 25 1 11/07/2010 09
La Spezia 25 1 10/07/2010 09

Fonte: Legambiente e www.lamiaaria.it

La classifica tiene conto del numero di superamenti dei livelli di legge di ozono nei principali capoluoghi italiani, consultando i dati di Comuni, Province, Regioni o Arpa. Si è scelto come riferimento la centralina “peggiore” di ogni città, ovvero quella che registra i livelli più elevati di ozono.

I dati si riferiscono a due parametri:

– giorni superamento limite salute umana: numero di superamenti del valore obiettivo per la protezione della salute umana di 120 µg/m³, che entrerà in vigore, secondo la direttiva europea 2008/50/CE,  dal 2010, calcolato come media su otto ore, da non superare per più di 25 giorni in un anno, calcolato a partire dal 1 gennaio 2010;

– superamenti della soglia di informazione: numero di superamenti del valore di concentrazione di 180 µg/m³ misurata per tre ore consecutive, oltre il quale scatta l’obbligo di informazione alla cittadinanza per le categorie sensibili secondo la normativa vigente, dato raccolto a partire dal 1 aprile 2010;

Ozono, descrizione e consigli degli esperti

Questo gas è un inquinante secondario che si forma quando gli inquinanti prodotti dai motori dei veicoli e dalle industrie (i cosiddetti precursori-ossidi di azoto e idrocarburi) interagiscono con i raggi solari ultravioletti. Questa reazione è influenzata da variabili meteorologiche come l’intensità delle radiazioni solari, la temperatura, la direzione e la velocità del vento. Infatti i livelli di ozono tendono ad aumentare quando non c’è vento, il sole splende e la temperatura è elevata.

Quali sintomi provoca l’ozono

L’esposizione a elevati livelli di ozono può provocare irritazione agli occhi, gola e polmoni. Durante le ondate di calore inoltre, agli effetti dell’ozono si aggiungono anche quelli dovuti direttamente al disagio termico, soprattutto a carico degli anziani residenti nei centri urbani di maggiori dimensioni, ove è presente l’effetto “isola di calore”.

Chi è più sensibile all’ozono

Chi è affetto da malattie cardiovascolari o polmonari può essere molto sensibile all’esposizione all’ozono e manifestare sintomi prima degli altri. L’esercizio fisico inoltre, può aggravare i sintomi in quanto l’aumento del ritmo e della profondità della respirazione determina una maggiore inalazione di ozono. I bambini sono il gruppo a maggior rischio perché trascorrono gran parte del periodo estivo all’aperto e sono spesso impegnati in attività fisiche intense. Inoltre, a causa della maggior frequenza di atti respiratori, inalano quantità maggiori di ozono.

Che cosa posso fare per proteggermi

Per minimizzare i disagi bisogna ventilare gli ambienti domestici nelle ore più fresche della giornata e cercare di svolgere i lavori pesanti e le attività sportive nelle stesse ore. I soggetti particolarmente a rischio (anziani, bambini e persone con malattie cardiache e respiratorie) dovrebbero trascorrere le ore più calde della giornata all’interno delle abitazioni e lontano dalle aree verdi.

E’ consigliata poi un’alimentazione ricca di sostanze antiossidanti quali: Vitamina C (pomodori, peperoni rossi e verdi, patate, cavoli, broccoli, verdure a foglie verdi, agrumi, fragole, meloni), Vitamina E (fegato, uova, asparagi, avocado, noci, mandorle, germe di grano, farina di grano tenero, olio di oliva, di arachidi, di germe di grano, di fegato di merluzzo) e Selenio (pollo, rognone, fegato, tonno, molluschi, pomodori, broccoli, cavoli, cipolle, funghi, cereali integrali, noci del Brasile, lievito di birra, germe di grano).

Pm10, ogni anno 6.000 morti

venerdì, giugno 25th, 2010

Pm10, ogni anno 6.000 morti
nelle 15 città più popolose

Legambiente contro lo smog a Roma
L’istituto bolognese di ricerca ha calcolato, solo nelle 15 maggiori città, 5.876 decessi all’anno prodotti da elevate concentrazioni di polveri sottili. A causa delle quali a Roma, Milano e Bologna nel 2007 si è speso oltre 6,4 milioni di euro per spese sanitarie

Link Il documento di Nomisma

Le elevate concentrazioni di Pm10 (le polveri sottili) in atmosfera sono responsabili di 5.876 decessi all’anno. Il dato quanto emerge da una ricerca di Nomisma, presentata in occasione del convegno Vert dedicato al trasporto sostenibile. Il rapporto riporta i dati sui valori medi di concentrazione di polveri sottili nel triennio 2006-2008 delle prime 15 città italiane per popolazione da cui si desume che, oltre a Roma (40,4 microgrammi per metro cubo), le performance peggiori sono concentrate nelle città del Nord e in particolare nell’area della Pianura Padana, come Milano (49,2), Torino (56,5), Bologna (41,3), Verona (47), Padova (46,7).

Questa situazione, sottolinea Nomisma, determina gravi patologie sanitarie che, nelle 15 città italiane più popolate fa stimare all’istituto bolognese di ricerca 5.876 decessi all’anno prodotti da elevate concentrazioni di Pm10. Di questi decessi, “534 sono riferibili ai tumori maligni della laringe, della trachea, dei bronchi e dei polmoni”, mentre “se si considerano gli effetti acuti relativi a malattie del sistema circolatorio e respiratorio” il numero sale a 953. La città dove le presunte morti da eccessivo inquinamento dell’aria sono maggiori è Roma (1.508), seguita da Milano (906) e Torino (813). In coda a questa ‘classifica’ delle vittime da polveri sottili ci sono Bari (130 morti), Messina (124), Catania (110).
Gli elevati valori di polveri sottili, causa principale dell’inquinamento dell’aria delle nostre città, non rappresentano solo un danno per la salute, ma anche per le casse dello Stato e di questo “bisogna tenere conto quando si adottano specifiche misure rivolte al contenimento delle emissioni in ambito urbano”. Dalla ricerca di Nomisma emerge, tra l’altro, che a Roma, Milano e Bologna si è speso un totale di oltre 6,4 milioni di euro l’anno per ricoveri relativi a patologie respiratorie e cardiocircolatorie attribuibili all’inquinamento da polveri sottili.
In particolare a Roma le spese ammontano a 3,8 milioni, a Milano 1,8, a Bologna 677 mila euro. Questa cifra, presa complessivamente, è comprensiva del “decremento delle retribuzioni contrattuali di competenza in base al numero dei ricoveri attribuibili al PM10″, dei costi relative a terapie adottate in contesti extra-ospedalieri (spese per farmaci, riabilitazioni). Calcolando solo i costi dei ricoveri ospedalieri, sottolinea Nomisma, la spesa scende a poco più di 5,3 milioni di euro. «Dovendo ipotizzare degli interventi mirati - afferma la società di studi economici – si dovrebbe agire prioritariamente su autobus e veicoli commerciali, valutando attentamente l’impatto sull’abbattimento del Pm10 dei filtri retrofit chiusi».(Ansa)

24 giugno 2010Polveri sottili Smog Pm10

Politica e ambiente

domenica, maggio 2nd, 2010

[fonte Current TV]

Il cambiamento climatico non conosce barriere, non conosce confini, e tutti sono chiamati a partecipare alla battaglia per contrastarlo. Il modello economico in auge, l’economia del petrolio, si protrae da piu’ di un secolo, con conseguenze gravi nei sud del mondo. Per questo lo sforzo da compiere deve passare attraverso il concetto di “equita’”.

Puliamo il Delta 2010

domenica, aprile 18th, 2010

Puliamo il Delta 2010P1010525

Dopo l’allarme che Legambiente Delta del Po ha lanciato contro l’abbandono dei rifiuti in natura e ben percepito dall’Amministrazione Comunale di Adria, dai giornali locali e in collaborazione di Ecogest si è svolta una raccolta di rifiuti denominata “Puliamo il Delta 2010 “,  per dare un messaggio forte a tutti contro la pratica  del “lancio del sacchetto”.

Le zone bonificate sono state 2, una in città (argine, ponte Chiappara) di Adria e l’altra di fronte alla ex Deltalat sempre in argine del Canalbianco.

Le squadre che si sono potute formare sono state solo una, per la mancanza di risposta da parte della popolazione, ma il lavoro è stato molto, ed in poche ore abbiamo tolto dal canneto e dall’erba molti quintali di rifiuti di vari generi.

Il messaggio che si vuol dare è nel pericolo di un forte inquinamento nel Delta del Po che cresce costantemente, se le amministrazioni del Delta non cercheranno di arginare i nuovi fenomeni, come la pesca con campeggio o per questioni economiche e per vera e propria inciviltà la situazione è destinata al degrado con il pericolo per la salute.

Quello che si può fare è molto, ma bisogna avere il coraggio di applicare le regole esistenti e di metterne altre dove mancano e di farle rispettare, non è più tempo di aspettare, la pena è la perdita del nostro patrimonio naturale e della nostra identità, in oltre un grosso rischio per la salute di tutti.

Un elogio e un grazie ai pochi partecipanti,  ai  due Assessori di Adria e alla prima donna che ha partecipato ad un “Puliamo il Mondo”  organizzato da  Legambiente ad Adria,  che  hanno lavorato molto e senza paura di sporcarsi.

E’ importante vedere crescere l’interesse per il problema della dispersione dei rifiuti nel territorio  e ancora più  importate è l’impegno che l’amministrazione pubblica e la donna  possono  avere nell’educazione  dei giovani   e nella sensibilizzazione nel nostro comune.

Il messaggio che noi oggi abbiamo voluto dare è  che insieme  possiamo ancora  lottare per   un mondo migliore e per far si che resti un pò di natura e territorio anche ai figli che verranno.

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DOMENICA 18 aprile parte ad ADRIA “PULIAMO IL DELTA E LA NOSTRA CITTA’”

sabato, aprile 17th, 2010

Dal Bloglandia Adria

Inviato dall’Assessorato all’Ecologia e Ambiente ]

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Dopo la denuncia ripetuta della presenza di sporcizia per le strade, di scarichi abusivi o non conformi, parte una campagna di promozione della sensibilità ambientale promossa dall’Amministrazione Comunale – assessorato all’ecologia e ambiente nella figura del suo rappresentante Giorgio D’Angelo anche vicesindaco della città.La promozione, rifacendosi alla più nota “PULIAMO IL MONDO”, vede  in prima fila alcune città del Delta del Po tra cui ADRIA, PORTO VIRO e TAGLIO DI PO che vogliono dare uno segnale alla cittadinanza che i problemi ambientali si combattono prima di tutto con la cultura e la conoscenza.3 squadre di pulitori occasionali, scortati da volontari di LEGAMBIENTE, per altrettante zone della città di ADRIA si troveranno domenica 18 Aprile p.v. dando vita all’iniziativa “PULIAMO IL DELTA e la NOSTRA CITTA’.Ritrovo e partenza domenica ore 9,00 in via Chieppara davanti al bar Oasi per la registrazione dei partecipanti e l’assegnazione delle zone di intervento. Saranno distribuite oltre tute, guanti e mascherine, anche dei sacchi di raccolta gentilmente offerti dalla ditta ECOGEST che sponsorizza insieme ad altre aziende l’iniziativa.Con mezzi messi a disposizione dal Comune di Adria, ci sarà lo spostamento negli altri punti di raccolta delle spazzature, in loc. Cengiaretto (presso ex-Deltalat) e a Mazzorno sinistro (loc. Smergoncino).Ecogest metterà a disposizione 3 mezzi per il deposito della spazzatura e al termine, verso le ore 11,00 ritrovo in Largo Mazzini per un piccolo ristoro offerto dal BAR CRISTALLINO, per la consegna, da parte della sig.a Letizia Guerra PRO LOCO di ADRIA, degli attestati di partecipazione e per il saluto e ringraziamento del Sindaco e dell’Assessore all’ambiente Giorgio D’Angelo il quale consegnerà un simpatico gadget ricordo ai partecipanti.
Si ringraziano anticipatamente anche le altre ditte CMC PREFABBRICATI, ITES IMPIANTI IDRAULICI E CONDIZIONAMENTO, ADRIA GIARDINI, BOBO CALZATURE, e CALLEGARO COSTRUZIONI snc IMPRESA EDILE, che hanno contribuito economicamente alla promozione della manifestazione.“Si vuole dare evidenza a questa manifestazione, in quanto intendiamo, insieme ai comuni gemellati PORTO VIRO e TAGLIO DI PO, riproporla, allargata agli altri comuni del Delta, già dal prossimo anno.” Così il vicesindaco D’Angelo intende affrontare la problematica dei rifiuti, partendo con una prima pulizia sommaria concreta di alcuni siti per poi diffondere la cultura della raccolta anche nelle scuole e in alcune famiglie campione, per dimostrare che la pratica del riutilizzo e della raccolta differenziata possono essere risolti con semplici gesti quotidiani senza dispendi di tempo e denaro ulteriori. Questa iniziativa farà da apripista ad altri progetti volti al rispetto dell’ambiente che troveranno concretezza già da quest’anno, perché è importante tenere pulita la propria città, ma altrettanto importante è il rispetto del bene pubblico comune che è rivolto a tutti i cittadini.

Anche noi del Bloglandia Adria parteciperemo e faremo un bel servizio fotografico sull’evento

A Domenica

Scarichi abusivi, ci sono ancora.

mercoledì, aprile 7th, 2010


scarichi abusivi

scarico abusivo

Scarichi abusivi

Nel territorio di Adria esistono ancora scarichi abusivi da parte di case private e attività. Esistono ancora per il fatto che qualcuno approfitta della mancanza di sorveglianza del territorio. Con l’abitabilità della casa deve essere tutto in ordine, ma poi, per risparmiare la spesa dello scarico periodico della vasca biologica si manomette l’impianto e si fa scaricare direttamente nel fossato.

Naturalmente è una pratica abusiva e gravemente inquinante, ma se nessuno se ne accorge, passa.

La pratica è ben conosciuta in tutta la Pianura Padana e molti Comuni la combattono senza tregua, da noi non è più frequente che in altri luoghi, però resta sempre uno degli atti più brutali che possiamo vedere nei confronti della natura e rivela la mancanza di rispetto (o l’ignoranza) nei confronti della comunità, nonché provoca avvelenamento agli animali e vegetali mettendo a rischio le falde acquifere del territorio.

Le foto sono state scattate ad Adria e sono state affidate alle autorità.

Un Grido di rabbia.

mercoledì, marzo 31st, 2010

Un Grido di rabbia.

Queste 3 foto: (di fronte a ex Deltalat  e Canabianco, Adria) dimostrano le tre tipiche situazioni di abbandono di rifiuti pericolosi molto nocivi, sia per gli uomini che per gli animali e l’ambiente tutto.

1)Alcuni quintali di olio esausto fatto uscire di proposito da una botte, che poi andrà nelle falde e nel Canalbianco (se fosse successo ai tempi della Repubblica di Venezia ci sarebbe stato la pena di morte per questo reato).

2)Abbandono di batteria di auto, si va a comprare le batterie al super mercato e si installano con il fai da te, per poi abbandonare la vecchia in qualche posto (tremendo, la vendita di batterie ai privati). Questo tipo di inquinamento è micidiale per le malattie da tumore e stermina quantità enormi di esseri viventi.

3) Questo è il tipico bidone abbandonato, dentro potrebbe esserci di tutto, prima della rimozione andrebbe analizzato per sapere a cosa si va incontro e come stivarlo o smaltirlo. Anche in questo caso si tratta di vera criminalità che non è più possibile accettare.

Tutto questo, anche in civiltà primitive non sarebbe mai successo (non solo per le circostanze). Il rapporto fra l’uomo e la natura non ha più nulla di sacro, anche se lo è sempre stato, ora la natura è solo uno strumento di guadagno, ma così possiamo solo suicidarci.

bidoneversamento di oglibatteria

Il pericolo idrico provocato dai criminali dell’ambiente.

mercoledì, marzo 24th, 2010

Il pericolo idrico provocato dai criminali dell’ambiente.

Questo è il sistema per eccellenza che intasa lo sfogo dell’acqua dei canali e provoca gli allagamenti. Non considerarlo un pericolo evidente si commette un grave atto di negligenza che può costare caro a molte famiglie e alle loro case. Naturalmente la colpa diretta è di chi getta i rifiuti in natura senza pensare ai danni che si provocano, ma è altrettanto grave che una amministrazione sottovaluti questi fenomeni e non crei dei rimedi per portare la comunità ad un grado di civiltà e convivenza accettabili.

Noi di Legambiente abbiamo già collaborato con le Amministrazioni per arginare questo fenomeno, anzi abbiamo avuto molto sostegno da parte dei enti e dall’Amministrazione Comunale di Adria, ma il nostro dovere di cittadini è quello di non abbassare la guardia o pensare che tutto sia risolto, purtroppo il problema si ripresenta finche l’educazione civica non partirà dalle scuole e dalle famiglie.

Foto nel territorio di Adria. Marzo 2010.

0203201000902032010011P1010237Queste persone vanno perseguite pesantemente, non è più immaginabile che questi atti non vengano considerati criminali. Proviamo a pensare al male che producono questi rifiuti, per l’inquinamento delle acque, della terra, agli animali e al pericolo idrico.

Alcuni incivili a Bottrighe

lunedì, marzo 15th, 2010

Questo è un lotto di terreno a Bottrighe, vicino al centro a ridosso dell’argine del Po, su questa strada non passa la gente per caso e nemmeno per passare e basta. Alcuni cittadini di Bottrighe si divertono a seminare immondizia non solo qui, ma anche dentro le golene, fossati e anche per le strade. Da alcuni anni il Comune spende parecchio per far ripulire, ma queste persone non capiscono. Speriamo che i giusti di Bottrighe si accorgano dello scempio che viene fatto al loro paese e denuncino chi di consuetudine provoca questi letamai a discapito di tutti gli abitanti.

Noi di Legambiente abbiamo già provato 2 volte a convincere questi criminali dell’ambiente con la pulizia dei rifiuti fatta dai volontari, per 2 anni a Bottrighe, ma si vede che non basta a far percepire il messaggio.

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Operazione Sos Po – Lambro

lunedì, marzo 15th, 2010

Roma, 15 marzo 2010                                                                                             Comunicato stampa

Operazione Sos Po – Lambro

Legambiente: “E’ stato un disastro ambientale.

Ora non si spenga l’attenzione. E’ urgente il risanamento dei fiumi”

Cinque richieste e un grande obiettivo per il 2015:

Lambro balneabile

“L’Italia si è rivelata impreparata ad affrontare emergenze come quella accaduta sui fiumi Lambro e Po. Solo la buona volontà e la prontezza della Protezione civile locale, dei tecnici della depurazione dell’impianto di Monza e di alcune Province e Comuni hanno consentito che il disastro non avesse conseguenze peggiori”. È questa la considerazione di Legambiente alla conclusione della campagna Operazione Sos Po – Lambro, partita subito dopo il disastro raggiungendo le zone più colpite lungo l’asta dei fiumi.

A conti fatti, da dati ufficiali, sono state sversati 3.000 metri cubi di petrolio, cioè 2.600 tonnellate di idrocarburi di cui 1.800 di gasolio e 800 di oli combustibili. Gli interventi di contenimento hanno fatto sì che 1.250 tonnellate venissero bloccate dal depuratore di Monza, 300 nel piazzale della Lombarda Petroli, 200 fermate lungo il Lambro e 450 arrestate dalla diga di Isola Serafini. Delle 400 tonnellate che mancano all’appello, quantità imprecisate sono evaporate o si sono depositate sulle sponde, e dunque solo una piccola frazione, sicuramente inferiore al 10% dello sversamento, ha raggiunto il delta e da qui l’Adriatico. Il danno è stato comunque molto grave per le acque e l’ecosistema fluviale, e richiede azioni efficaci di risanamento e recupero ambientale.

Al danno da petrolio si è aggiunto quello legato alla messa fuori servizio del grande depuratore di Monza, che serve 700.000 abitanti equivalenti. Gli effetti sono stati limitati grazie alla tempestività degli interventi di ripristino messi in atto dalle maestranze dell’impianto, rientrato in funzione in anticipo sui tempi previsti, e alla modulazione delle portate del fiume attuata dall’ente Parco Regionale della Valle del Lambro, che regola la diga del lago di Pusiano: chiusa durante la discesa del petrolio per rallentare la marea nera, e poi riaperta per diluire i reflui del depuratore.

Per verificare la situazione, Legambiente ha voluto “toccare con mano” ed è partita per un viaggio contro corrente - dal Delta fino a Villasanta – sulle tracce del disastro, per constatare direttamente i fatti e verificare, con i diretti interessati, come è stata affrontata l’emergenza. Per dieci giorni i tecnici di Legambiente, insieme ai circoli e ai comitati regionali di Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, hanno incontrato associazioni, amministratori e semplici cittadini, che vivono sulle sponde di Po e Lambro.

Dagli agricoltori ai pescatori, dagli allevatori di mitili del delta del Po ai dirigenti dei Parchi e agli assessori delle provincie da Rovigo a Piacenza fino a Monza, chiedono con forza che il Lambro non venga escluso dagli interventi di risanamento del Po. Fra le istituzioni incontrate non potevano mancare l’Autorità di Bacino del Po e le Arpa delle tre regioni coinvolte. Durante il viaggio Legambiente ha registrato la rabbia e la speranza dei cittadini che vivono sull’asta fluviale e la preoccupazione per il danno ambientale che questo disastro ha portato. Molte sono state le conferme alle accuse lanciate fin dalla prima ora. Innanzitutto quella relativa alla sottovalutazione della Regione Lombardia sull’entità dello sversamento, sottovalutazione che ha messo in grave difficoltà gli interventi successivi messi in campo nelle regioni Emilia Romagna e Veneto.

A questo si aggiunge la mancanza e l’inadeguatezza dei controlli delle industrie a rischio di incidenti rilevanti come la Lombarda Petroli: un fatto scandaloso, considerato che nella sola Lombardia le aziende a rischio sono ben 287. Appare ormai chiaro, infatti, che Lombarda Petroli, pur essendo riuscita da un anno ad uscire dal novero delle aziende a rischio, deteneva quantitativi di idrocarburi superiori al consentito, in condizioni di grave carenza di sistemi di sicurezza. Un quadro sconcertante, derivante anche dalla perdurante sovrapposizione di ruoli (le ispezioni al sito di Lombarda Petroli, a quanto pare superate con esito positivo, sono infatti una competenza del Ministero dell’Ambiente), che alla fine si è trasformata in tragedia ambientale.

Inoltre tutti i rappresentanti istituzionali incontrati nel corso del viaggio hanno lamentato la mancanza di un coordinamento nazionale per l’emergenza fin dall’inizio del disastro. Il ritardo con cui le Regioni hanno chiesto lo stato d’emergenza nazionale ha determinato disordine e conflitti nell’organizzazione degli interventi, senza che vi fosse chiarezza sulla catena di comando.

Resta tutta da chiarire la dinamica degli eventi che hanno impedito di fermare la marea nera agli sbarramenti di Cerro al Lambro e Melegnano (Mi): in quel punto sono transitate circa mille tonnellate di idrocarburi, una quantità certo enorme, ma corrispondenti alla capacità di 40-50 autocisterne, mezzi che non sarebbe stato impossibile predisporre e gestire nell’arco delle molte ore che la marea nera ha impiegato per raggiungere i due centri al confine del territorio milanese.

Un plauso invece va agli enti brianzoli e a quelli piacentini: con sangue freddo e decisioni giuste, gli interventi dei dirigenti della provincia monzese, del Parco della Valle del Lambro e dell’Azienda che gestisce il depuratore sono stati sicuramente i più efficaci e tempestivi, mentre ai Sindaci di Piacenza e Monticelli, insieme al Presidente della Provincia e all’Autorità di Bacino, deve essere riconosciuta l’azione risolutiva, resa possibile dalla richiesta di intervento della Protezione Civile Nazionale in un momento di grave mancanza di coordinamento.

Alla fine del lungo viaggio di Legambiente quindi, bisogna tornare a parlare di bonifica dei siti in cui sono ancora presenti idrocarburi, di un’adeguata azione di monitoraggio delle acque, ma anche e soprattutto di risanamento di quella spina nel fianco che, da sempre, il Lambro costituisce per il Po, gravemente inquinato anche in condizioni ordinarie.

Sono cinque le richieste di Legambiente al riguardo:

-        procedere il più rapidamente possibile (e quindi prima della prossima piena) all’individuazione dei siti che richiedono un intervento di rimozione degli idrocarburi lungo le sponde e sui materiali galleggianti;

-        rendere immediatamente disponibili i fondi promessi da tempo per realizzare il progetto speciale “Valle del Fiume Po”: si tratta di 180 milioni di euro, richiesti da tutte le province rivierasche attraverso un piano d’azione congiunto per la riqualificazione e la rinaturazione del più grande fiume italiano, ma che l’attuale Governo ha ripetutamente messo in discussione;

-        predisporre specifici piani di coordinamento interregionali ed interprovinciali per incidenti rilevanti di tipo industriale sul Po ed affluenti, con la creazione di nuclei di intervento specificatamente preparati  e dotati di materiale idoneo ad intervenire in casi simili.

-        avviare un sistematico programma di controlli sugli scarichi industriali nel bacino del Lambro e del Po, per reprimere i ricorrenti fenomeni di illegalità;

-        fare tesoro dell’esperienza: il disastro del 23 febbraio deve servire da monito per tutti: il Lambro e il Po devono rispettare le scadenze che l’Europa impone per il risanamento di tutti i fiumi europei. Entro il 2015 il Lambro deve avvicinarsi il più possibile alla balneabilità, obiettivo che oggi appare lontanissimo. Proponiamo a tutti i comuni rivieraschi di approvare una delibera per far diventare il 23 febbraio la “giornata del Lambro”, in occasione della quale presentare gli avanzamenti fatti in direzione del risanamento fluviale: scarichi collettati, depuratori realizzati, interventi per migliorare la qualità ambientale del bacino del Lambro.

Tutto il resoconto dell’Operazione Sos Po – Lambro è disponibile sul sito www.legambiente.it

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Milena Dominici
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