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Lettera aperta dei NO TAV

mercoledì, giugno 29th, 2011

Lettera aperta di Sindaci e Amministratori delle liste civiche della Comunità montana Valsusa e Valsangone al Ministro degli interni Roberto Maroni.

Onorevole Ministro degli Interni Roberto Maroni,
Le scriviamo in merito alla difficile situazione che da vent’anni a questa parte si è venuta a creare in Valle di Susa a causa del progetto ad alta velocità Torino- Lione meglio conosciuto come TAV.
Fin dagli inizi era parso subito chiaro a tutti la grande contrarietà della popolazione e degli amministratori locali, ma la politica nazionale noncurante di numerosissime  pacifiche manifestazioni di piazza con decine di migliaia di partecipanti fin da subito di diversi schieramenti partitici, ha sempre confidato in un addomesticamento che prima o poi avrebbe aggiustato le cose.
Ma è difficile addomesticare un popolo abituato a pensare, avido di conoscere partecipando a centinaia di riunioni  pubbliche con tecnici esperti; sensibile durante le  veglie di preghiera, i momenti culturali, i concerti e gli spettacoli teatrali  no tav; desideroso di partecipare in prima persona in una comunità viva e di autodeterminare il proprio futuro. Un popolo fatto di famiglie, pensionati, studenti, operai, imprenditori,disoccupati, contadini e anche giovani dei centri sociali.
Una sinistra troppo sicura di sé, convinta che il movimento NO TAV stesse comodamente sotto il suo cappello e una destra miope che ha puntualmente avvallato questa tesi hanno portato una valle intera a trovarsi praticamente, o forse per scelta, orfana di rappresentanza politica.
La nascita di molte liste civiche è stato il naturale evolversi di una necessità impellente di trovare uno spazio rappresentativo e di partecipazione più diretta.
In quasi vent’anni il movimento no tav è cresciuto nei numeri e nella consapevolezza di essere nel giusto, grazie alla formazione-partecipazione  alla quale la cittadinanza è stata costantemente stimolata. Da parte dei vari governi si è tentato in ogni modo di ridurre il problema a mera questione di ordine pubblico , invocando la volontà di una maggioranza silenziosa nei confronti di qualche centinaio di facinorosi anarco-insurrezionalisti. Pacchi bomba, proiettili, incendi ai presidi  e lettere anonime provenienti da quella fogna primordiale fatta di menti malate, deviate (e l’ aggettivo non è casuale) o malavitose sono sempre giunti a destinazione con tempismo perfetto a supportare la tesi che vorrebbe  il popolo no tav come un movimento eversivo.
Ma i fatti dimostrano che la “minoranza di qualche centinaio” diventa nei momenti importanti,  spontaneamente, senza bisogno di nessuna organizzazione o ordine pre-organizzato, come se fosse la cosa più normale da fare , una massa di decine di migliaia di persone indignate in grado di prendere decisioni collettive e condivise.
Un meccanismo che a distanza di vent’anni stupisce ancora tutti noi.
Viceversa la famosa “maggioranza silenziosa” invocata dai vertici dei principali partiti di centro- destra e centro-sinistra assieme a Confindustria e unione industriali non ha mai dimostrato –nonostante la grande copertura mediatica – di riuscire a creare eventi dai numeri importanti a favore del tav.  La manifestazione si tav tenutasi al Lingotto di Torino l’ anno scorso non è neppure stata capace di accogliere sotto lo stesso tetto tutti i politici torinesi favorevoli all’ opera. L’ ultima manifestazione a favore dei cantieri e dei “presunti” posti di lavoro tenutasi a Susa alcune settimane fa ha registrato circa 200 partecipanti di cui poche decine della val di Susa.
A difesa della maggioranza silenziosa si invoca anche  la rappresentanza dovuta al mandato elettorale.
Gli ultimi esiti referendari , dimostrano, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che spesso l’ elettore è costretto a scegliere il “meno peggio” e che dare il proprio voto non significa avvallare il programma elettorale in toto.
Il Governo, infatti era convinto che il programma nucleare fosse già stato metabolizzato e accettato al momento del voto, ma evidentemente non è stato così.
Chi  aveva appoggiato questo governo quindi aveva digerito obtorto collo molte cose, che poi alla prima occasione  tramite i quesiti referendari hanno riportato i nodi al pettine.
La stessa cosa è successa con governi diversi , nazionali, regionali o provinciali. Il cittadino attivo è quindi costretto a partecipare in modo diretto per far sentire la propria voce  a un parlamento  che pare blindato e orientato al pensiero unico. In molti si chiedono quanto potrà ancora durare questo scollamento tra la base e i vertici. Ma è sufficientemente chiaro che una gran parte del popolo che si riconosce nel PD, PDL, UDC, Italia dei valori, Lega ecc. nutre dubbi sempre più ampi sulla reale utilità delle grandi opere, sui problemi ambientali e sanitari da essi creati e sulla loro copertura di spesa. Eppure i vertici istituzionali sono ( tranne rarissime eccezioni) favorevoli praticamente all’ unanimità; ma come è possibile questo?
Dove sbagliano, Sig. Ministro , i valsusini , i piemontesi, gli italiani tutti a voler difendere la propria terra, i beni comuni e il denaro pubblico dall’ assalto delle mafie che notoriamente vivono di movimento terra?
Abbiamo ragione oppure no a difendere ad ogni costo il diritto alla salute dopo che nel progetto della tratta internazionale troviamo scritte le parole testualmente riportate ?
Pagina 187 del documento” Sintesi non tecnica” capitolo 11.3.11 in riferimento al particolato (PM10) si legge: “Dall’ esame della modellizzazione dei dati di concentrazione in fase di cantiere si evince inoltre un incremento…….…..Tali incrementi giustificano ipotesi di impatto sulla salute pubblica di significativa rilevanza soprattutto per le fasce di popolazione ipersuscettibili a patologie cardiocircolatorie e respiratorie che indicano incrementi patologici dell’ ordine del 10% rispetto ad incrementi della concentrazione di quanto qui ipotizzato”.
Le facciamo notare, che non è un dato allarmistico dei comitati no tav, ma una nota scritta nel progetto da chi il TAV lo sta progettando e quindi  lo vuole!!! E dobbiamo comunque ringraziare i tecnici progettisti che hanno riempito il progetto di note di attenzione su centinaia di problemi ambientali, sanitari, idraulici ecc. ecc.
Quanto è vergognoso che in ogni documento favorevole all’opera viene citato “l’accordo di PraCatinat” come alto esempio di concertazione con il territorio grazie alla mediazione dell’ Architetto Virano, quando tutti ( in Val Susa) sanno che il termine accordo è assolutamente falso? Infatti tale documento non è mai stato firmato da nessun Sindaco né deliberato in nessun Consiglio Comunale o Giunta!
La popolazione è sempre più partecipe perché si tiene costantemente informata di questi gravi fatti.
In quanti hanno la percezione reale del costo della Torino-Lione in rapporto ai nuovi posti di lavoro creati ?
Nel progetto della tratta nazionale tale numero è stimato in circa 1200 unità. Negli ultimi 20 anni in valle e cintura si sono persi migliaia di posti di lavoro: la politica quanti euro ha speso per salvarli? Ora si vogliono spendere 20 miliardi di €. per creare 1200  posti di lavoro; ovvero oltre 16 milioni di € per ogni nuovo posto di lavoro creato!! Qualsiasi imprenditore medio della ricca padania sarebbe in grado con la stessa cifra di crearne a centinaia di posti di lavoro!
20 miliardi di €.  investiti nell’ edilizia residenziale pubblica di ultima generazione ad alto risparmio energetico corrispondono a circa 10 milioni di metri quadrati di appartamenti che sarebbero in grado di ospitare 400.000 persone.
Queste sono le cose a cui si rinuncia per pagare il tav che indebiterà le future generazioni per un’ opera inutile.
In alternativa quante migliaia di piccole – medie opere pubbliche si potrebbero aprire in tutta la valle, in tutto il Piemonte, in tutta l’ Italia per mettere in sicurezza le sponde dei fiumi, le frane che incombono sui centri abitati , gli edifici pubblici a rischio amianto e terremoto. Tutto ciò fin da subito, creando posti di lavoro diffusi su tutta la nazione e governabili dagli enti locali al fine di evitare i sub-sub-sub appalti terra fertile per le infiltrazioni mafiose.
Perché si vuole relegare il concetto di Resistenza all’ interno dei libri scolastici o peggio sotto le fondamenta di statici monumenti cittadini, quando è possibile farlo rivivere nel quotidiano e praticarlo ( senza più bisogno di armi , per fortuna) a difesa della propria terra, cultura, diritti fondamentali, risorse?
Il 19 dicembre 1943 , alcuni autorevoli esponenti della Resistenza antifascista piemontese firmavano in semi-clandestinità la “Carta di Chivasso” dove si anticipavano di oltre cinquant’anni alcuni concetti molto cari a Lei ed a una buona parte del suo elettorato.
Ora , sempre più spesso la si sente evocare a proprio uso e consumo a seconda delle necessità purché “non si disturbi il manovratore”. Sarà un caso che le frasi : “ Resistere, resistere, resistere “ e “padroni a casa nostra” pur nella loro profonda diversità hanno fatto la loro comparsa quasi contemporaneamente negli striscioni spontanei appesi alla Maddalena di Chiomonte? Ormai è un fatto conclamato che il movimento no tav si arricchisca nella diversità.
Terminiamo questa nostra lunga lettera chiedendole, Sig. Ministro, di non dare l’ ordine di   sgomberare con la forza gli uomini e le donne della Valle di Susa, del Piemonte e dell’ Italia che quotidianamente e con orgoglio difendono i propri ideali e i beni comuni: la terra, la salute,l’ acqua,l’aria e – non ultimo-  il denaro pubblico.
Distinti saluti
Valle di Susa, 25 giugno 2011
Sindaci e Amministratori delle liste civiche della Comunità Montana Val Susa e Val Sangone

COMUNITÀ INDIGENE CONTRO L’ENEL

lunedì, marzo 28th, 2011

GUATEMALA: COMUNITÀ INDIGENE CONTRO L’ENEL.
«AIUTATECI A SCONGIURARE UN MASSACRO»

Notizie di ADISTA:

36076. COTZAL-ADISTA. Una vergogna italiana targata Enel: così i rappresentanti del “Consejo de Juventudes Maya, Garifuna y Xinca de Guatemala” descrivono il conflitto esploso nel municipio guatemalteco di Cotzal, nel Quiché, tra l’Enel Green Power (la società del gruppo Enel che gestisce il business relativo alle energie rinnovabili) e la comunità maya ixil di San Felipe Chenla, mobilitata dal 3 gennaio scorso contro la costruzione da parte dell’impresa italiana della centrale idroelettrica di Palo Viejo. La comunità ixil, amministrata secondo le usanze indigene maya da un consiglio di anziani, ha bloccato la strada per impedire l’arrivo dei camion con i materiali per la costruzione della centrale, decisa a mantenere la protesta fino a quando l’Enel non si impegnerà in un dialogo serio. Il tutto nel rispetto dell’articolo 45 della Costituzione guatemalteca, che riconosce il diritto della popolazione alla resistenza pacifica qualora lo Stato agisca contro il suo interesse.

Nei mesi scorsi, riferisce il “Consejo de Juventudes”, l’Enel aveva ricevuto l’autorizzazione per la costruzione della centrale direttamente dal sindaco del municipio di Cotzal, José Perez Chen, attualmente latitante, contro cui pesa un ordine di cattura per i reati di esecuzione extragiudiziale, abuso d’autorità e istigazione a delinquere. Né il sindaco né l’impresa italiana hanno comunque rispettato le procedure previste dalla Convenzione 169 dell’Oit (o Ilo, Organizzazione Internazionale del Lavoro), ratificata dal Guatemala, che stabilisce l’obbligo di consultazione delle comunità indigene prima dell’avvio di qualunque attività nelle loro terre e il divieto di dare inizio a un qualsiasi progetto senza previo accordo con le comunità. L’Enel Green Power, pienamente supportata dall’ambasciata italiana – «gli Stati al servizio delle multinazionali», commenta Aldo Zanchetta, dando la notizia sul Mininotiziario America Latina dal Basso (n. 13/11) – non solo si è rifiutata di dialogare con la comunità ixil, ma, denunciano gli indigeni, ha seguito la via delle intimidazioni e delle minacce, auspicando l’intervento delle autorità guatemalteche per ristabilire “lo Stato di diritto” in difesa dei propri investimenti. E così il 18 marzo scorso agli uomini, alle donne e ai bambini di San Felipe Chenla è sembrato di ripiombare nell’incubo del conflitto armato interno, quando l’altopiano maya era teatro di inenarrabili orrori: 500 soldati in assetto da guerra e forze antisommossa hanno circondato la comunità, mentre tre elicotteri civili e due militari l’hanno sorvolata per tutto il pomeriggio a bassa quota. Grazie anche a una tempestiva attività di denuncia tra il Guatemala e l’Italia, l’esercito si è per il momento ritirato, ma la tensione resta altissima. E il governo guatemalteco ha diffuso un minaccioso comunicato in cui condanna le azioni, definite fuori legge, di alcune organizzazioni “radicali”, promettendo punizioni e arresti: una promessa del resto totalmente in linea con la politica di criminalizzazione delle comunità indigene portata avanti con forza sempre maggiore dal governo di Alvaro Colom in difesa degli investimenti delle multinazionali. «Responsabilizziamo l’Enel, il municipio di San Juan Cotzal e lo Stato guatemalteco per qualunque attentato che possano soffrire i nostri leader, le nostre autorità comunitarie e la popolazione in generale», hanno dichiarato le comunità di Cotzal in una lettera aperta alla comunità nazionale e internazionale, all’ambasciatore dell’Italia in Guatemala e al popolo italiano. Nella speranza che non si ripeta quanto avvenuto nel 1982 in seguito alla costruzione della diga Chixoy in Verapaz, appaltata ad un consorzio controllato dall’impresa italiana Impregilo, allora Impresit-Cogefar (progetto il cui costo finale si rivelò del 300% superiore alle previsioni, determinando un incremento del debito pubblico del Paese centroamericano): prima del completamento dei lavori, gli squadroni della morte guidati dal generale Rios Montt massacrarono 480 uomini, donne e bambini del villaggio Rio Negro che si opponeva allo sfollamento forzato. (claudia fanti)


 

L’orso Dino ucciso e forse mangiato

venerdì, agosto 27th, 2010

Legambiente: “Necessario appurare la verità”

Il Nucleo investigativo polizia ambientale e forestale ha aperto un’inchiesta per verificare quanto dichiarato da un cacciatore al Giornale di Vicenza: l’orso Dino, già noto alle cronache per le sue battute di caccia in Veneto e in Trentino, sarebbe stato abbattuto nelle Alpi Venete e addirittura mangiato. “Se confermata, la notizia è grave – dichiara Damiano Di Simine, responsabile dell’Osservatorio Alpi di Legambiente -. Non potrebbe esserci nessuna tolleranza né giustificazione per un simile gesto. Parliamo di una specie gravemente minacciata, su cui da anni è in atto un formidabile sforzo di ripopolamento, in quanto l’orso svolge un ruolo chiave per l’ecologia degli spazi alpini. Auspichiamo che il Corpo Forestale giunga presto all’accertamento dei fatti e consegni gli eventuali colpevoli alla giustizia”.
“Il bracconaggio è una piaga nel nostro Paese e non deve essere sottovalutato – aggiunge Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente – anche perché esso espone a gravi pericoli anche i turisti e i frequentatori degli ambienti naturali. Siamo al fianco delle forze di polizia preposte alla repressione di questa attività illegale e non esiteremo a costituirci parte civile nei processi a carico dei responsabili di comportamenti criminosi che vanificano immani sforzi per la conservazione delle specie selvatiche del nostro Paese”.

L’ufficio stampa 06 86268399 – 76 – 60

Sfondo per Samsung GT-S 5230

martedì, giugno 1st, 2010

SamsungGTS5230Cosa non si farebbe per avere un telefonino sempre più personalizzato? Personalmente ritengo di avere avuto una idea interessante per tutti i tesserati a Legambiente e possessori di un Samsung GT-S 5230, uno smartphone in vendita attualmente a meno di 100 euro.

Per l’ occasione mi sono creato una serie di sfondi con vari temi e uno di questi lo dedico a Legambiente, si tratta di una immagine di 720 x 400 pixel divisa in tre parti (il telefonino in questione dà la possibilità di scegliere lo sfondo preferito con un leggero tocco di dita).

Se vi piace lo potete scaricare liberamente cliccando dapprima sull’ immagine qui sotto e poi salvandolo sul vostro computer e successivamente sul telefonino e impostandolo come sfondo (attenti ad impostare l’ area visibile sull’ intera immagine).

Legambiente

“L’uomo è ciò che mangia” Valeria Necchio

mercoledì, aprile 7th, 2010

Cibo e nuovi sapori inseriti nel panorama alimentare: una polesana nella sua tesi analizza il caso Slow Food

adria – Ed è arrivata anche una tesi di laurea sul fenomeno Slow Food. Ne è autrice Valeria Necchio, una ragazza della bassa veneziana, Cantarana precisamente, che ha frequentato Liceo Bocchi da cui è uscita con il massimo dei voti così come la votazione massima ha ottenuto la sua tesi. Il premio al faticoso piacere dello studio e alla brillante carriera scolastica è stato l’ammissione ad un master internazionale di soli 25 studenti, provenienti da tutto il mondo, presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo che, oltre ai voti positivi, richiede come indispensabile requisito la perfetta conoscenza dell’inglese, dal momento che gli insegnamenti vengono impartiti in quella lingua.

“Il cibo – dice la giovane dottoressa – è un elemento che ha sempre giocato un ruolo fondamentale nella vita dell’uomo e delle comunità. La sua posizione di ovvia centralità ha fatto sì che nel tempo assumesse tutta una serie di significati “altri” e oltre il mero atto del nutrirsi. Questi significati riguardano la scansione del tempo, sia in termini naturali che simbolico – ritualistici; la definizione e divisione dello spazio fisico e culturale; la dimensione stessa della cultura, dove i gesti sviluppati attorno al cibo (produzione, trasformazione, consumo) sono diversi da luogo a luogo, da gruppo a gruppo. Il cibo, al di là di tutto, definisce un gusto unico e un’identità unica, concetto ben riassumibile nel famoso detto “L’uomo è ciò che mangia” [Feuerbach].
Tutto questo, nella contemporanea era postmoderna, sta via, via perdendo di valore: il gusto va sempre più semplificandosi e omologandosi; le culture e le identità si stanno appiattendo e stanno perdendo la loro positiva differenza; il tempo e lo spazio appaiono sempre più compressi, veloci, insignificanti. Un caso emblematico per dimostrare la perdita di significati legati al cibo è il fenomeno della “mcdonaldizzazione”: cibo sempre uguale, ovunque e in tutte le stagioni, con varianti solo apparenti, privo di cultura, identità, gusto critico. Una situazione piuttosto preoccupante, che tuttavia ha messo in moto importanti meccanismi di difesa: uno tra tutti, il movimento Slow Food. Partendo dal desiderio di ridare al cibo la sua giusta importanza e di recuperare il piacere dell’atto di consumo, Slow Food è poi finito per occuparsi di molti dei problemi che affliggono la nostra contemporaneità: questioni ambientali (biodiversità, inquinamento), economiche (sovranità alimentare, sviluppo dell’agricoltura locale, filiera corta), culturali (difesa delle tradizioni alimentari, educazione al gusto come senso critico). Slow Food è visto oggi come una possibile soluzione ai problemi legati alla produzione e al consumo del cibo a livello internazionale, e anche una via per ridare al cibo quei significati simbolici che sembrava aver inesorabilmente perso”.
Nell’attesa di partire per Pollenzo, la simpatica e volitiva Valeria non ha perso tempo. Attivista di Slow Food Rovigo, ha tenuto incontri con studenti delle scuole superiori per comunicare la sua esperienza; encomiabile, tra l’altro, la sua partecipazione a Terra Madre day che l’ha vista protagonista al liceo Bocchi di Adria e al Paleocapa di Rovigo nel presentare i suoi studi insieme al film Terra Madre di Ermanno Olmi.

La voce di Rovigo- 7aprile 2010

“L’uomo non sarebbe tale senza gli animali”

giovedì, gennaio 21st, 2010


 

di Fabiola Zanella - La Voce di Rovigo

I bambini di oggi passano molte ore del giorno davanti alla televisione o a giocare con il nintendo. Il loro mondo è virtuale, fatto di immagini, suoni e scarsa comunicazione. Manca sempre di più la frequentazione concreta degli animali. Essi spesso non sono presenti nelle case o, se lo sono, vengono trattati alla stregua di giocattoli di peluche. I bambini di oggi sono i nostri figli, sono nati da adulti che non conoscono gli animali. Come si comunica con un soggetto che parla un’altra lingua? Se l’altro soggetto è un uomo si impara la sua lingua, se invece è un animale non umano si comunica con lui come se ci si rivolgesse ad un umano. Questo è il paradosso che alimenta le incomprensioni tra l’uomo e gli animali domestici. L’uomo pensa di non aver bisogno degli animali e di essere autosufficiente. In realtà non è così perché gli animali hanno segnato profondamente il cammino dell’uomo. Konrand Lorenz, nel suo libro “E l’uomo incontrò il cane”, ipotizzò che l’incontro tra il lupo e l’uomo fosse avvenuto ad opera di un bambino. Nel lontano paleolitico il cucciolo di uomo, che certo non possedeva i giocattoli di oggi, si appropriò di un cucciolo del progenitore selvatico del cane. Portò alla caverna il cucciolo di lupo e gli adulti gli permisero di tenerlo con sé. I bambini dei nostri antenati giocavano con i cani, ne comprendevano il linguaggio gestuale e imparavano molte cose da loro. Ci fu una coevoluzione uomo-cane e le due specie si plasmarono vicendevolmente. L’uomo di oggi non sarebbe tale senza il contributo del cane e degli altri animali domestici. Il neuropsichiatria statunitense Boris Levinson scoprì casualmente gli effetti beneficiali della relazione uomo-animale in bambini con problemi. Il medico stava curando un bambino autistico con scarsi risultati. Il bambino non si relazionava col mondo e non rispondeva positivamente alla psicoterapia. Un giorno lo psichiatra arrivò all’appuntamento in ritardo e non riuscì a far uscire in tempo dallo studio il suo cane. Il piccolo paziente si trovò inaspettatamente di fronte al cagnolino. Con enorme sorpresa dello psichiatra cominciò a interagire con lui, ad accarezzarlo e a parlargli. Il medico notò che quell’apertura al mondo non era mai stata ottenuta nelle precedenti sedute. Nelle sedute successive coinvolse sempre il suo cane ottenendo buoni risultati con il bambino. Erano gli anni sessanta e Boris Levinson, oltre a raccogliere con rigore scientifico i dati relativi ai suoi studi, coniò il termine “Pet Therapy” diventando il padre di questa coterapia. Se un bambino di circa un anno vede un cane, un gatto o qualsiasi altro animale, abbandona tutti i suoi giocattoli per corrergli incontro senza manifestare nessuna repulsione o paura. Il bambino, non ancora influenzato dalle reazioni sbagliate dei genitori, spontaneamente cerca l’animale. Sono gli adulti poi a cambiare l’epilogo di questo naturale e antico bisogno del rapporto col diverso che per il bambino ha dei contorni rassicuranti. I bambini che sono cresciuti con gli animali sono capaci di comprendere il diverso, hanno una maggiore empatia, che è la capacità di mettersi nei panni di un altro, sono più estroversi e hanno più fantasia. Sono inoltre più rispettosi della natura in generale e degli uomini. Il rapporto con l’animale allena il bambino nella comprensione degli altri, dei loro bisogni e delle loro emozioni. I bambini imparano ad essere meno egoisti e a comprendere che la realtà presenta molte facce a seconda di chi la osserva. Il cane “vede col naso” e scova oggetti che a nostro avviso non emanano nessun odore, una mosca vede in tutte le direzioni perché possiede degli occhi composti da centinaia di ocelli, il gatto sente suoni per noi impercettibili. Altro aspetto, non meno importante, è che il rapporto con gli animali sovverte la scala sociale umana, in cui al vertice ci sono i più ricchi, i più famosi, i più belli e alla base i più deboli, animali compresi. Essere diversi non significa essere inferiori. Gli animali insegnano all’uomo a vivere il momento presente, non pensando al passato o al futuro e alla morte. Non si flagellano se succede qualcosa di spiacevole ma vivono il qui e ora. L’uomo invece pensa al passato, al futuro e non si gode i momenti attuali. I cani poi ci danno anche un’altra lezione importante: come noi vivono in gruppo con delle regole e delle gerarchie basate però sulla meritocrazia. Il lupo alfa, il capobranco, si accolla oneri e onori. Da lui dipende la sopravvivenza del gruppo. Per noi uomini valgono altre regole, la meritocrazia va spesso a farsi friggere e ai “capi” interessano solo gli onori. Impariamo ad osservare gli animali per coglierne le qualità ed imparare da loro. Osserviamoli però nella vita reale, non per tv o al circo!

 

Qualità della vita: svetta Rovigo

martedì, dicembre 22nd, 2009
 
Nella graduatoria di Italia Oggi la provincia si piazza al quarto posto

Lunedì 21 Dicembre 2009,   il Gazzettino di Rovigo
Migliora la qualità della vita in Polesine. E lo fa a tal punto che nella classifica annuale di Italia Oggi su base provinciale diramata ieri, Rovigo si piazza al quarto posto, a un soffio dal podio.
      La graduatoria, stilata secondo i parametri del quotidiano economico, porta il Polesine con 861,17 punti subito dietro alle province di Mantova, prima con il punteggio massimo, 1000, Belluno, seconda con 984,81, Trento 892,76, e davanti a Ferrara 859,28.
      La provincia di Rovigo in un anno ha migliorato sensibilmente la sua posizione perchè da 12. è diventata quarta.
      La classifica del quotidiano economico prende in esame otto parametri: affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi, tempo libero, tenore di vita.
      In generale è il Nordest a dare segnali positivi di cui Rovigo coglie i frutti. Singolare il fatto che nelle prime quattro posizioni della graduatoria compaiano le due province meno abitate della regione Veneto, testimoniando che ancora le realtà più piccole consentono una qualità della vita davvero migliore rispetto ai grandi centri e agglomerati urbani.

BUON CLIMA A TUTTI

lunedì, dicembre 14th, 2009

 

 

FERMIAMO LA FEBBRE DEL PIANETA

buon clima

LA SALUTE NEL PIATTO: Conferenza

mercoledì, novembre 18th, 2009

CONFERENZA

LA SALUTE NEL PIATTO:

una sana alimentazione per un sano pensare

Prossima domenica 

22 Novembre – ore 18:00 

Sala Nassiriya di vicolo Mezzaluna

Piazza Maggiore – Este (PD) 

INGRESSO LIBERO 

Relatore: Prof. Filippo Zaccaria, presidente e fondatore dell’ass. culturale “La Biolca”, esperto di alimentazione, agricoltura biologica, fitonutrizione, studioso di Antroposofia tiene corsi, conferenze, seminari, individualmente o con altri esperti da diversi anni.

Per informazioni:

Simone Rolandi  tel. 347 4126505

info@ilgiardinodell’anima.org

NON SIAMO PIU’ DEGNI DELLE STAGIONI VIVALDIANE

giovedì, settembre 24th, 2009

INFEA Regione Veneto

Il musicista Bepi De Marzi: tutto cambia, colpa dell’uomo, si avvicinano i giorni autunnali dei colori, a lui cari. Quelli che magari gli ispirano nuove composizioni.

Bepi De Marzi, compositore e musicista, è una voce importante in Veneto nella difesa dei valori e della natura.Arzignanese, fondatore del celebre coro dei Crodaioli, in passato si è battuto su temi ambientali, su equilibri urbanistici, sul rispetto del territorio: non manca festival in cui non racconti di contrade perdute e tempi in cui erano albe e tramonti a scandire la vita della gente. L’autore di “Signore delle cime”, di salmi musicati con padre Turoldo, compagno di avventure musicali di Claudio Scimone e dei cori alla Fenice, ha un rapporto speciale con le stagioni.Maestro, come sono le stagioni di oggi?Diverse. E quando diciamo che le stagioni non sono più quelle di una volta, dimentichiamo che è per colpa nostra, per il taglio delle foreste, per l’inquinamento, in una parola perchè abbiamo distrutto l’armonia. Quest’anno la vendemmia è cominciata in agosto! Così continuando non ha più alcun senso festeggiare il Natale e la Pasqua: la gente crede solo nel Capodanno e nel Ferragosto.Come sono le stagioni nella musica?Quelle di Vivaldi sono stagioni venetissime. Ma il Veneto di oggi non merita più le Stagioni del Prete Rosso. La Primavera musicale è una tenerezza – lo dice il maestro Scimone – ma qualcuno la fa esplodere istericamente. L’estate è felicità di sole, anche di temporali spettacolari; noi invece viviamo la furia vacanziera. Stiamo finalmente con questa prima pioggia entrando nell’autunno: oh la vendemmia, oh l’ebrezza del buon vino… E poi l’inverno: ha perduto la neve e l’intimità della famiglia cantate da Vivaldi, ha perduto la fraternità l’amicizia e la solidarietà.Perchè lei ama tanto l’autunno?È per me il tempo dei colori sempre nuovi, mi viene uno struggimento di armonie contenute e dilatate insieme. L’autunno è proprio il tempo della passione e del canto.È sempre stato così sensibile ai mutamenti della natura?Mi ricordo che da ragazzino i miei compagni mi prendevano in giro perchè ai cambi si stagione avevo qualche giorno di stordimento, anche poetico: mi succedeva sempre, mi lasciavo un po’ andare, lo sentivo fisicamente. Fino ai vent’anni, poi mi sono adeguato… Sono metereopatico in senso positivo, la stagione mi passa sempre sulla pelle.Nicoletta Martelletto