Archive for the ‘CITTA’ DELL’ECOLOGIA’ Category

Parco di Adria: un intralcio.

venerdì, luglio 22nd, 2011

La vendita del bosco di pianura di Corte Guazzo.

In campagna elettorale i Candidati Sindaci hanno fatto sentire i loro pareri sulle questioni ambientali. In particolare l’attuale Sindaco Barbujani ci ha detto di suo proposito che avrebbe consultato Legambiente (cosa che non è avvenuta) sulle questioni ambientali del territorio, in questo caso la vendita di quello che doveva essere il parco della città: Corte Guazzo, attualmente bosco di pianura. A riguardo, tutti i candidati Sindaci, compreso Barbujani, ci hanno risposto positivamente sull’attivazione del parco, per ribadire che per la città è un diritto dei cittadini imprescindibile. Alcuni candidati, (le risposte sono nel sito di www.legambientedeltapo.it) hanno anche illustrato delle proposte: coinvolgere le associazioni per la manutenzione; un chiosco che in cambio dell’affitto fa manutenzione e sorveglianza; una pista ciclabile per raggiungere il parco in comunicazione con Artessura.

Riteniamo che i 2 piccoli parchi Comunali della città, (giardini Zen e Scarpari) siano troppo piccoli per delle attività sportive giovanili, inoltre sono spesso mal tenuti. Dopo le nostre ripetute richieste, abbiamo aspettato 5 settimane per avere un appuntamento formale per parlare della preoccupante delibera del Commissario, dove almeno 10 terreni verdi dovrebbero essere venduti a privati. Non per fare l’orto, ma per costruire altre case. E fra questi anche l’area del bosco di pianura di Corte Guazzo. Tutte queste aree hanno delle funzioni per le comunità, anche per una mitigazione del pericolo idrogeologico (impermeabilizzazione dei terreni, allagamenti).

I problemi degli allagamenti in città sono ancora al massimo del pericolo e quando piove un pò di più si va sotto acqua. Andiamo ad aggravare questa situazione impermeabilizzando nuovi terreni? Il bosco di pianura era stato un investimento legittimo e lungimirante in previsione dell’espansione della zona artigianale: il senso era quello di mettere una fascia di verde fra la città e i rumori e i disagi, gli inquinamenti di una zona industriale (pratica comune anche in altri paesi del Veneto). Possiamo notare il controsenso se il bosco di pianura venisse venduto per costruire dei complessi ospedalieri a ridosso di una zona industriale! In altri Comuni dei dintorni, i boschi di pianura ben utilizzati si sono progressivamente trasformati in parchi della città che attraggono centinaia di presenze giornaliere ed attività per i cittadini. Inoltre se un cittadino ha pagato la sua casa per avere del verde intorno, si vedrà deprezzare l’area per l’urbanizzazione sopra il verde dove andava a giocare il figlio o si poteva fare quattro passi al fresco. Anche in tutti gli altri Comuni esistono i problemi del bilancio, ma non si stanno vendendo gli ori di famiglia per sistemare i conti? Siccome l’economia sta cambiando è presumibile che i tempi d’oro non torneranno molto facilmente, a quel punto cosa ci venderemo?

Legambiente non ha pregiudizi sulla vendita di beni comunali, ma se è per realizzare qualche altro progetto di bene pubblico. Secondo noi ci sono molte strutture da mettere in vendita di proprietà comunale che non rendono, ma la strada maestra per mettere i conti in ordine è la lotta agli sprechi che sono ancora alti. Basta pensare al risparmio che il Comune avrebbe sulle bollette se praticasse il risparmio energetico di tutte le strutture. La nostra visione per il futuro delle aree verdi è nella manutenzione data in parte ai cittadini che ne godono e alla responsabilità di tutti. Infine, non possiamo accettare che un Comune ritenga inutile il parco della città al punto di venderlo. I Parchi nelle città sono sempre stati un patrimonio imprescindibile ed un diritto per gli abitanti, rinunciare a questo significa diminuire la qualità di vita in maniera drastica e considerare la natura per quello che NON è e NON deve essere: un intralcio alla realizzazione del profitto. Considerare l’urbanistica del verde in una città moderna senza un piano del verde pubblico, con la mancanza di un parco, significa non valorizzare la città e farla scadere a livelli abissali al pari delle città delle repubbliche delle banane.

Comuni Rinnovabili 2011

sabato, aprile 2nd, 2011

L’Italia delle fonti pulite nel Rapporto di Legambiente Comuni Rinnovabili 2011

Morgex, Brunico, Peglio, la Provincia di Potenza: le località simbolo del futuro energetico rinnovabile italiano

Nel 94% dei Comuni italiani sono installati impianti da fonti rinnovabili. Sono, infatti, 7.661 i municipi che ospitano almeno un impianto da rinnovabile, rilevati nel Rapporto Comuni Rinnovabili 2011 di Legambiente. Erano 6.993 lo scorso anno e 5.580 nel 2009. La crescita è impressionante e riguarda ognuna delle fonti pulite. Sono 7.273 i Comuni del solare, 374 quelli dell’eolico, 946 quelli del mini idroelettrico, 290 i comuni della geotermia e 1.033 quelli che utilizzano biomasse e biogas.Aumenta quindi significativamente il contributo energetico delle rinnovabili che nel 2010 ha coperto il 22% dei consumi elettrici complessivigrazie a 200 mila impianti distribuiti nel territorio, che già oggi rendono rinnovabili al 100% un numero sempre maggiore di Comuni.

E’ questo, in sintesi, il quadro dell’energia verde in Italia disegnato dal rapporto annuale di Legambiente, realizzato con il contributo di GSE e Sorgenia e presentato oggi a Roma nella sede del GSE, alla presenza di Sara Romano, direttore generale del ministero dello Sviluppo Economico, Antonio Giuliani, dirigente gabinetto ministero dell’Ambiente, Emilio Cremona, presidente GSE, Nando Pasquali, amministratore delegato GSE, Gerardo Montanino, responsabile direzione operativa GSE, Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente, Francesco Ferrante, vicepresidente Kyoto Club, Riccardo Bani, direttore generale Sorgenia, Simone Togni, segretario generale ANEV, Edoardo Zanchini, responsabile energia Legambiente.

Il dossier racconta, con tabelle e cartine, l’impressionante velocità di sviluppo di un nuovo modello energetico distribuito, che ormai riguarda quasi ogni Comune italiano.

“Queste esperienze dimostrano come le fonti rinnovabili sono oggi tecnologie affidabili, su cui è possibile costruire un modello energetico più moderno, efficiente e pulito – ha commentato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza –. Occorre sostenere questo scenario, dando certezze a imprese, cittadini, enti locali, per sviluppare innovazione e qualità nel territorio, e consentire in poco tempo di raddoppiare gli attuali 120 mila occupati nel settore. Chiediamo al governo un impegno preciso in questa direzione, a cominciare da una modifica al Decreto Romani che ha di fatto frenato e tolto ogni certezza agli investimenti, introducendo un tetto alla crescita delle rinnovabili e una revisione degli incentivi che complica gli interventi. Oggi, anche alla luce di quanto avvenuto a Fukushima, puntare sulle fonti pulite è l’unica prospettiva energetica percorribile per l’Italia, che ha tutto l’interesse a raggiungere i target previsti dall’UE al 2020 rendendo più moderno e pulito, sicuro e meno dipendente dall’estero il suo sistema energetico. I numeri presentati oggi dimostrano che l’alternativa al nucleare esiste e che la rivoluzione energetica è già iniziata”.

“Il rapporto di Legambiente – ha dichiarato Nando Pasquali, amministratore delegato del GSE – fa emergere il dato che le energie rinnovabili sono sempre più accessibili al singolo cittadino e non solo ai grandi produttori. Dimostra inoltre come il Paese stia puntando su tutte le fonti rinnovabili, soprattutto su quelle nuove, come il solare fotovoltaico, l’eolico e le biomasse che hanno forti possibilità di crescita, anche al fine del raggiungimento degli obiettivi comunitari”.

“Supportiamo questa iniziativa – ha affermato Riccardo Bani, direttore generale di Sorgenia – perché riteniamo che le fonti rinnovabili siano un’opportunità per produrre energia in modo sostenibile e per creare sviluppo nel Paese. Auspichiamo che i risultati positivi emersi dal rapporto sui Comuni rinnovabili siano uno stimolo per tutte le istituzioni locali. L’impegno di Sorgenia in favore di queste fonti continua: nel 2010 la nostra produzione di energia da rinnovabili è cresciuta del 43% rispetto all’anno precedente superando i 400 GWh ed evitando l’emissione di oltre 181.600 tonnellate di CO2. Il nostro piano industriale prevede nuovi importanti investimenti nelle rinnovabili e in particolare nello sviluppo della generazione distribuita di energia solare”.

 

I numeri del rapporto

I Comuni del solare sono 7.273 (erano 6.801 lo scorso anno) cioè l’89% del totale. Per ilfotovoltaico, San Bellino (Rovigo) è in testa alla classifica di diffusione con una media di oltre 58,4 MW ogni 1.000 abitanti. (Viene premiata la diffusione per numero di residenti proprio per evidenziare le potenzialità delle rinnovabili nel soddisfare i fabbisogni delle famiglie). Nel solare termico vince il piccolo Comune di Torre San Giorgio (Cuneo), con una media di 2.140 mq/1.000 abitanti. Sono 56 i Comuniitaliani che hanno già superato l’obiettivo dell’Unione Europea di 264 mq/1000 abitanti.

I Comuni dell’eolico sono 374, per una potenza installata pari a 5.758 MW (610 MW in più rispetto al 2009). Nel 2010, gli impianti eolici hanno permesso di produrre 8.374 GWh di energia pulita, pari al fabbisogno elettrico di oltre 3,5 milioni famiglie. Sono 221 i Comuni che si possono considerare autonomi dal punto di vista elettrico, poiché si produce più energia di quanta ne viene consumata.

I Comuni del mini idroelettrico sono 946 (il Rapporto prende in considerazione gli impianti fino a 3 MW). La potenza totale installata è di 988 MW, in grado di produrre ogni anno oltre 3.952 GWh pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 1,6 milioni di famiglie.

I Comuni della geotermia sono 290, per una potenza installata pari a 868 MW elettrici e 67,9 termici. Gli impianti producono circa 5.031 GWh di energia elettrica, in grado di soddisfare il fabbisogno di oltre 2 milioni di famiglie.

I Comuni della biomassa sono 1.033 per una potenza installata complessiva di 1.088 MW elettrici e 702 MW termici. Gli impianti si dividono tra quelli che utilizzano biomasse e quelli che utilizzano biogas. In particolare quelli a biogas sono in forte crescita e hanno raggiunto complessivamente 593,1 MWe installati e 52,9  MWt. Gli impianti a biomassa e biogas consentono di produrre 7.631 GWh pari al fabbisogno elettrico di oltre 3 milioni di famiglie. In forte crescita sono gli impianti a biomasse e biogas collegati a reti di teleriscaldamento, che permettono alle famiglie un significativo risparmio in bolletta (fino al 30-40% in meno). Sono 296 i Comuni in cui gli impianti di teleriscaldamento utilizzano biomasse “vere” (ossia materiali di origine organica animale o vegetale provenienti da filiere territoriali), che riescono a soddisfare larga parte del fabbisogno di riscaldamento e acqua calda sanitaria.

Sono 20 i Comuni 100% rinnovabili, realtàche rappresentano il miglior esempio d’innovazione energetica e ambientale, dove “nuovi” impianti a biomasse allacciati a reti di teleriscaldamento soddisfano ampiamente i fabbisogni termici e un mix d’impianti diversi da rinnovabili consente di soddisfare, e superare spesso ampiamente, i fabbisogni elettrici dei residenti.

Sono realtà che dimostrano come esista un’alternativa sempre più competitiva ai combustibili fossili nella strategia di lotta ai cambiamenti climatici. Grazie a questi impianti si sono creati nuovi posti di lavoro, portati servizi, riqualificati edifici e creato nuove prospettive di ricerca applicata oltre a una maggiore qualità della vita.

Sono 964 i Comuni che producono più energia elettrica di quanta ne consumano grazie a una sola fonte rinnovabile (mini-idroelettrica, eolica, fotovoltaica, da biomasse o geotermica, escludendo i grandi impianti idroelettrici) e 27 i Comuni che superano largamente il propriofabbisogno termico grazie a impianti di teleriscaldamento collegati a impianti da biomassa o geotermici.

 

I Comuni premiati

Vincono il Premio 2011 due Comuni al 100% rinnovabili dell’arco alpino: Morgex (AO) eBrunico (BZ). A Morgex è un impianto a biomasse con una potenza termica di 9 MW, collegato a una rete di teleriscaldamento di 10 chilometri, serve tutte le utenze domestiche oltre a scuole, poliambulatori e esercizi commerciali. Un rilevante contributo elettrico arriva, invece, da un impianto idroelettrico da 1,1 MW che copre il fabbisogno di circa 1.700 famiglie, cui si aggiungono 112 kW prodotti da 9 impianti fotovoltaici distribuiti sui tetti. L’amministrazione ha inoltre messo a bilancio la realizzazione di pannelli solari termici sui tetti delle scuole, con un investimento di circa 300 mila euro.

Brunico sono installati 840 mq di solare termico e 3.093 kW di fotovoltaico (tutti distribuiti su tetti o coperture), 4.390 kW di mini idroelettrico articolati in 3 impianti (senza dimenticare i 46,3 MW di “vecchio” idroelettrico non conteggiato ai fini di questi risultati). Un impianto a biomassa e uno a biogas da 1,5 MW, allacciati a una rete di teleriscaldamento di 120 km, forniscono calore a oltre 2.000 utenze residenziali, turistiche, pubbliche. Il Regolamento Edilizio redatto nel 2010 prevede che negli edifici pubblici e privati di nuova costruzione sia obbligatoria la copertura del 25% del fabbisogno energetico totale e comunque non meno del 50% del fabbisogno di energia per la produzione di acqua calda sanitaria mediante l’utilizzo di fonti rinnovabili.

Sono state premiate, inoltre, esperienze di successo che con investimenti lungimiranti nelle fonti rinnovabili hanno prodotto risultati che vanno oltre la risposta a obiettivi energetici e ambientali.

Il piccolo Comune diPeglio (PU) si distingue per la realizzazione di un parco minieolicoformato da due torri da 50 kW ciascuna che producono 162 MWh annui, in grado di coprire il 21% dei consumi elettrici domestici del Comune e di evitare l’emissione di oltre 90 tonnellate di CO2 all’anno. Tra i progetti in corso, un piano strategico per l’illuminazione pubblica che prevede la sostituzione delle lampade meno efficienti con un risparmio di 13.000 kWh annui, e la realizzazione di una centrale a biomassa da cippato di piccole dimensioni (500 kW) alla quale verrà collegata una rete di teleriscaldamento.

Alla Provincia di Potenza va il premio come “miglior buona pratica del 2011”. Il territorio presenta dati importanti in termini d’installazione e si sta muovendo per aiutare la realizzazione di progetti di aziende e cittadini. Vi sono installati 21.816 kW di fotovoltaico, di cui circa 11 MW su coperture, 150 MW di eolico, 6 MW di idroelettrico e 691 kW di biogas. L’Amministrazione Provinciale ha promosso un diffuso progetto di solarizzazione delle scuole, 6 sono gli impianti fotovoltaici già realizzati. Un altro progetto prevede l’installazione di tecnologie rinnovabili e di efficienza e risparmio energetico in diverse scuole provinciali.

 

Le prospettive e gli interventi necessari

“I Comuni rinnovabili italiani sono un esempio di successo e una chiave fondamentale per capire come dovrà funzionare un modello energetico costruito intorno alle fonti pulite e agli impianti più efficienti - ha sottolineato Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente –. Il dibattito politico italiano dovrebbe guardarea queste esperienze e a un Paese come la Germania, dove sono stati ottenuti in poco tempo risultati di crescita impressionante e si è costruito un nuovo sistema industriale con 350mila occupati, e dove il Governo ha recentemente definito l’obiettivo al 2050 di un contributo pari all’80% di fonti rinnovabili rispetto ai consumi elettrici. Altro che fonti inutili e marginali. Puntare su rinnovabili ed efficienza energetica è una sfida nell’interesse dell’Italia e dei suoi cittadini e può diventare una grande opportunità di competitività per un sistema industriale come il nostro che ha il suo cuore nelle piccole e medie imprese.La sfida ora è costruire una seconda fase dello sviluppo delle rinnovabili nel territorio, per raggiungere gli obiettivi europei di sviluppo al 2020 e poi continuare a progredire nell’innovazione energetica e in una progressiva uscita dalle fonti fossili”.

Per rispondere ai problemi energetici italiani, occorre ribaltare l’idea che la soluzione passi attraverso la costruzione di nuove grandi centrali (siamo a 115mila MW installati e 22mila MW di nuove centrali termoelettriche sono in approvazione o costruzione!) e partire, al contrario, dalle risorse presenti nei territori e dalla domanda di energia di case, uffici e aziende per capire come soddisfarla con le soluzioni tecnologiche più adatte.Legambiente indica nel suo rapporto gli interventi più urgenti per costruire un nuovo scenario energetico. Innanzituttoregole semplici e trasparenti per l’approvazione dei progetti da fonti rinnovabili, perché l’incertezza delle procedure è ancora oggi una fortissima barriera alla diffusione degli impianti, sia domestici sia di grande taglia. E’ necessario, inoltre, definire uno scenario certo per gli incentivi alle fonti rinnovabili fino al 2020,di progressiva riduzione ma che dia spazio a investimenti in tecnologia e ricerca per la grid parity (il pareggio tra il costo di produzione dell’energia da fonti rinnovabili e il costo d’acquisto dell’energia dalla rete). E’ possibile farlo togliendo finalmente dalle bollette finanziamenti al nucleare e altre voci assurde che pesano molto più delle rinnovabili per oltre tre miliardi di euro ogni anno.Ma serve anche una rete energetica che aiuti la distribuzione distribuita e un mercato che garantisca la concorrenza nell’offerta e la trasparenza delle tariffe. Infine, una politica che incentivi l’efficienza energetica in edilizia, negli impianti, nell’offerta ai cittadini e alle imprese che rappresenta la strada più semplice ed economica per ridurre la bolletta energetica, le importazioni e le emissioni di CO2.

 

 

Per scaricare il rapporto Comuni Rinnovabili clicca qui

 

LA CRESCITA DEI COMUNI RINNOVABILI PER LE DIVERSE FONTI
ANNO SOLARE TERMICO SOLARE      FOTOVOLTAICO EOLICO MINI IDROELETTRICO BIOMASSA GEOTERMIA TOTALE
2006 108 74 118 40 32 5 356
2007 268 287 136 76 73 9 1.262
2008 390 2.103 157 114 306 28 3.190
2009 2.996 5.025 248 698 604 73 5.591
2010 4.064 6.311 297 799 788 181 6.993
2011 4.384 7.273 374 946 1.136 290 7.661

Fonte: Rapporto “Comuni Rinnovabili 2011”

 

 

DIFFUSIONE DELLE RINNOVABILI IN EUROPA
  SOLARE TERMICO SOLARE FOTOVOLTAICO EOLICO
NAZIONE mq mq/abitanti MW kW/abitanti MW
AUSTRIA 4.330.000 0,517 37 0,004 1.011
DANIMARCA 484.080 0,087 5 0,001 3.800
FRANCIA 1.994.772 0,031 789 0,012 5.660
GERMANIA 12.899.800 0,157 18.000 0,220 27.215
GRECIA 4.076.200 0,361 350 0,031 1.208
ITALIA 2.014.875 0,033 3.200** 0,053 5.797
OLANDA 774.345 0,046 64 0,004 2.245
REGNO UNITO 476.020 0,007 67 0,001 5.204
SPAGNA 1.865.036 0,041 3.550 0,077 20.676

Fonte: elaborazione di “Comuni Rinnovabili 2011” di Legambiente su dati Estif e Erobserver

* stime Eurobserver

** dato da Comuni Rinnovabili 2011

 

DIFFUSIONI DELLE RINNOVABILI NELLE REGIONI ITALIANE
REGIONE IDROELETTRICO MW SOLARE FV MW EOLICO MW GEOTERMICI MW BIOMASSE E RIFIUTI MW
PIEMONTE 3.486,1 233,1 12,7 7,5 70,9
VALLE D’AOSTA 882,1 4 0,032 0,001 0,8
LOMBARDIA 5.877,5 318 0,12 10,9 499,1
TRENTINO ALTO ADIGE 3.144,1 142,7 1,2 0,5 22
VENETO 1.085,4 321,4 1,5 6,4 117
FRIULI VENEZIA GIULIA 458,3 80 0,1 0,036 18,9
LIGURIA 74,8 14 28,5 0,055 13,4
EMILIA ROMAGNA 625,1 327,7 16,3 2,5 299,2
TOSCANA 329,7 132 45,3 854,4 77,2
UMBRIA 509,4 67,9 1,5 0,039 25,5
MARCHE 228,1 167,4 0,15 2,5 13,8
LAZIO 398,2 213,1 17,2 0,035 77,8
ABRUZZO 980,2 59,6 225,4 0,055 5,1
MOLISE 84,3 13,8 388,2 0 40,7
CAMPANIA 1.343,7 81,1 814,09 0 42,8
PUGLIA 0 532,3 1.287,19 0 139
BASILICATA 129,3 41,7 278,9 0 23,8
CALABRIA 724,1 55,1 586,2 0 23,6
SICILIA 732,2 140,1 1.407,2 0 19
SARDEGNA 466,2 80,9 672,8 0 15,8

Fonte: Elaborazione di Legambiente su dati GSE e “Comuni Rinnovabili 2011

 

L’ufficio stampa 06 86268399 – 79 – 76 – 53

[Energia][Fonti Rinnovabili][Comuni]

 

 

La città perde qualità della vita

domenica, ottobre 31st, 2010
ROVIGO-La città perde qualità della vita

Lunedì 25 Ottobre 2010,
(m.l). Nell’intera provincia vivono solo 250 mila abitanti, in mezzo alla campagna che degrada sempre più verso il mare sciogliendosi in canneti e lagune del Delta. EppureLegambiente boccia il Polesine per quanto riguarda la qualità dell’aria che ha stilato la nuova classifica dell’ecosistema urbano, dove la provincia si posiziona al 65. posto su 103 città monitorate, scendendo di ben sette posizioni rispetto all’anno passato.
La vicina e virtuosa Belluno, invece, si posiziona al primo posto.
D’altronde i dati forniti dall’Arpav sono chiari. Dal primo gennaio di quest’anno a Rovigo ci sono stati ben 47 sforamenti delle Pm10, le ormai note polveri sottili, con una qualità dell’aria al limite della decenza.
La qualità dell’ecosistema urbano, però, non è dato solo dall’inquinamento, ma anche dai servizi ai cittadini. Legambiente ha raccolto informazioni su 125 parametri ambientali. Per esempio è stato monitorato il consumo di acqua potabile per abitante, le perdite delle reti idriche, la capacità di depurazione dell’acqua, la produzione di rifiuti, la percentuale di raccolta differenziata, l’utilizzo del trasporto pubblico, il tasso di motorizzazione, i metri quadri di isole pedonali, le zone a traffico limitato, le piste ciclabili, la presenza di verde urbano fruibile, i consumi di carburante, i consumi elettrici domestici e le politiche energetiche.
Rovigo è fanalino di coda, assieme a Viterbo, Trapani, Brindisi e Vergano per le isole pedonali in relazione al numero di abitanti. Mentre va molto meglio per quanto riguarda il verde pubblico, dove risulta essere la città con più metri quadrati pro capite a disposizione. Si trova tra le prime sei con valori oltre i 30 metri quadrati pro capite scorrendo i primatisti: Lucca (53,30), Modena (36,40), Prato (34,71), appunto Rovigo (33,86), Pordenone (31,74) e Firenze (30,37).

Gazzettino di Rovigo

Visita a 3 case Clima a Ferrara

venerdì, dicembre 4th, 2009

Interessante visita in provincia di Ferrara 3 case Clima.01protesta

Iniziativa collegata alle molte altre sulla sensibilizzazione del clima, per l’appuntamneto di Copenaghen.

Chi si accinge alla ristrutturazione o nel fare una casa nuova potrà vedere con i suoi occhi la convenienza e la bontà di queste costruzioni.

Case che abbattono i consumi energetici annui anche del 90%.

Case che costano il 15% in più di una casa tradizionale ben fatta, ma con i risparmi che garantiscono, si ammortizzano in pochi anni.

Case ecologiche, che offrono un alto benessere di abitare, comodità e salute.

 

La visita è aperta a tutti, ci troviamo alle 8 di Domenica 6, a Curicchi di Adria, vicini al Po, nel piazzale di una pizzeria dismessa per fare le macchine e partire insieme, vicini all’imbocco della Transpolesana. Il ritorno è previsto dalle 12 alle 13.

Per informazoni leonardo 3288729114

La nostra guida sarà l’ing, Ermes Bolzon.

Monaco si riscopre ecologica

sabato, settembre 12th, 2009

No nucleare, no carboneMonaco si riscopre ecologica
La capitale della Baviera vuole convertire la copertura del suo fabbisogno di energia: dal 2015 le utenze private, dal 2025 anche quelle industriali e commerciali dal corrispondente ANDREA TARQUINI

Mulini per l’energia eolica

BERLINO – No al nucleare, no al carbone: siamo una metropoli tra le più moderne del mondo, vogliamo diventare una metropoli che usa e consuma solo energia ecologica, da fonti rinnovabili: eolica, solare, idroelettrica. La scelta è di Monaco di Baviera, la postmoderna, iperindustriale e ricchissima capitale bavarese. La quale ha deciso di approfittare del prossimo addio al nucleare per convertire a fondo la copertura del suo fabbisogno d’energia: prima, cioè dal 2015, la totalità delle utenze private, poi dieci anni più tardi, dal 2025, anche quelle industriali e commerciali dovranno ricevere dall’azienda dell’energia elettrica cittadina, la Stadtwerke Muenchen (SWM) soltanto energia ecologica. E’ una scommessa nuova, probabilmente una novità in assoluto a livello mondiale: già esistono in Europa e altrove sulla Terra moltissimi villaggi e cittadine che usano solo energia ecologica e rinnovabile. Ma Monaco è una città di oltre un milione di abitanti nel cuore del vecchio continente, una metropoli prospera e pulsante, una locomotiva economica e finanziaria della Ue: ospita le case madri di aziende global player come Bmw o Siemens, come European Aerospace Eads o il colosso assicurativo Allianz, solo per citarne alcune. La Baviera, si sa, è uno degli Stati più conservatori della Germania, governato dalla Csu, unione cristianosociale, partito fratello locale della Cdu di Angela Merkel. Ma nel bastione cristianoconservatore la capitale Monaco è un’eccezione: la guida da anni il popolare borgomastro (sindaco) socialdemocratico (Spd) Christian Ude, alla testa di una giunta composta dal suo partito e dai Verdi. Ed è stata la giunta a lanciare il programma di riconversione totale della produzione di energia cittadina.
SWM è l’unica azienda produttrice di elettricità a dimensione cittadina e non regionale o nazionale che in Germania sia rimasta proprietà del comune: le altre sono state privatizzate. E così SWM, di cui sono clienti il 95 per cento degli abitanti della città, negli anni del boom di Monaco, è diventata il quinto produttore tedesco di energia, dopo i colossi Eon, Enwb, Vattenfall e Rwe. Siccome la centrale nucleare di Isar 2, che attualmente fornisce il 25 per cento del fabbisogno di energia della città, verrà spenta nel 2020 nel quadro del programma tedesco di addio all’atomo civile, Monaco ha fretta. La SWM sta investendo alla grande in progetti per la produzione di energia rinnovabile ovunque: dall’Andalusia, dove finanzia al 50 per cento un’enorme centrale solare che sarà pronta nel 2011, fino a un enorme parco eolico nel Mare del Nord. Ironia della sorte: gli investimenti sono possibili grazie agli utili realizzati ancora dalla centrale nucleare.
(12 settembre 2009) Tutti gli articoli di Scienze e Ambiente REPUBBLICA