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Attività estrattive: non c’è un progetto.

giovedì, luglio 7th, 2011


COMUNICATO STAMPA

Nel rapporto 2011 di Legambiente la mappa e i numeri dell’attività estrattiva in Italia:

NEL VENETO, MALGRADO LA CRISI, 566 CAVE ATTIVE E 1614 QUELLE ABBANDONATE

9 REGIONI SENZA PIANO CAVE E TRA QUESTE IL VENETO

SANT’ANNA D’ALFAEDO NEL VERONESE IL COMUNE  “GRUVIERA” D’ITALIA CON 76 CAVE ATTIVE SUL PROPRIO TERRITORIO

Legambiente: “Subito regole per fermare la svendita del territorio e canoni adeguati.  Come in Europa, si può ridurre le cave puntando sul riciclo degli inerti”

Mentre si discute di una durissima manovra economica è incredibile che nessuno s’interessi dell’attività estrattiva, un settore dove i guadagni sono miliardari a fronte di pochi euro lasciati al territorio. Perfino in un periodo di crisi dell’edilizia, l’Italia, con oltre 34 milioni di tonnellate e una media di 565 chili per ogni cittadino, continua a detenere un vero e proprio primato europeo nel consumo di cemento. Solo nel 2010 dalle 5.736 mila cave attive nel Bel Paese sono stati estratti quasi 90 milioni di metri cubi di inerti di cui circa la metà (43 milioni di metri cubi) in Lombardia, Lazio e Piemonte. Una ferita rilevantissima al paesaggio che riguarda 2.240 Comuni, a cui vanno aggiunte più di 13mila cave dismesse nelle regioni in cui esiste un monitoraggio, che arrivano facilmente a 15mila sommando quelle abbandonate di Calabria, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia.

A richiamare l’attenzione sulle conseguenze di un’attività a cui viene prestata troppo poca attenzione sia a livello nazionale che regionale è il Rapporto Cave 2011 di Legambiente.

L’associazione ambientalista ricorda che in Italia a dettare le regole per l’attività estrattiva è ancora un Regio Decreto del 1927, mentre le Regioni, alle quali sono stati trasferiti i poteri in materia nel 1977, non prestano la dovuta attenzione alla materia, mentre le entrate degli enti pubblici dovute all’applicazione dei canoni sono ridicole in confronto al volume d’affari del settore. Infatti, solo dalla vendita di sabbia e ghiaia (i materiali di minor pregio) i cavatori ricavano circa 1 miliardo e 115 milioni di euro l’anno che però fruttano alle Regioni neanche 36 milioni di euro di canoni di concessione.

Legambiente segnala come particolarmente preoccupanti le situazioni di Veneto, Abruzzo, Molise, Sardegna, Calabria, Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia e Piemonte, tutte Regioni che non hanno un Piano Cave in vigore.

“Nella nostra regione – ricorda Legambiente Veneto – il piano è atteso da quasi trent’anni, era previsto dalla legge n. 44 del 1982, ma non è mai stato approvato al consiglio regionale”.

Questi “ritardi” sono legati alla difficoltà di rispettare una normativa che imporrebbe, in ogni Comune, la possibilità di destinare alle attività estrattive una superficie inferiore al 3 per cento del suolo agricolo. Nella proposta di nuova legge il limite potrebbe scomparire, perché come ricorda l’assessore regionale Conte: “Punto focale della nuova legge sarà l’individuazione di aree vocate alle attività estrattive, un sistema che può consentire il superamento del sistema (sic!) del 3% ormai saturato in questi tutti i Comuni individuati dalla precedente legge”.

Permettere il superamento del 3 per cento – per Legambiente Veneto -, significa, in sostanza, aggravare la situazione e rendere illimitate ed eterne le attività estrattive, incuranti del concetto di limite e sostenibilità dell’uso delle risorse finite tra cui il suolo”.

Basta far due conti per capire che i numeri non tornano: nel 2003, quando venne presentata la prima proposta di Piano regionale delle attività estrattive, questa prevedeva la possibilità di cavare 17,5 milioni di metri cubi di materiali in 10 anni, e gli ambientalisti che si opponevano dimostrarono che c’erano 9 milioni di metri cubi di cave autorizzate ma mai avviate. Perché non c’era bisogno di materiale di cava, nonostante la febbre da costruzioni che ha colpito il Veneto nei primi anni Duemila.

Nel Veneto ci sono attualmente oltre 566 cave autorizzate, di queste ben 234 sono in provincia di Verona e 215 in provincia di Vicenza. Il 63% della produzione complessiva regionale di cava è costituito da sabbie e ghiaie, seguito dai calcari per usi industriali (17%). L’attività estrattiva ha subito una brusca frenata negli ultimi 20 anni. Tra il 1990 e il 2008 c’è stata una riduzione complessiva di 5 milioni di metri cubi, proseguita nell’ultimo biennio, con una diminuzione totale di oltre il 30% dei volumi estratti, maggiormente consistente per sabbia e ghiaia.

L’assenza dei piani è grave perché, in pratica, si lascia tutto il potere su dove, come e quanto cavare, in mano a chi concede l’autorizzazione. Per uscire da questa situazione, accanto a nuove regole, occorre puntare sull’innovazione perché l’attività estrattiva può diventare, come negli altri Paesi europei, un settore di punta della green economy che può fare a meno di cave puntando sul recupero degli inerti provenienti dall’edilizia. In pochi anni è possibile raggiungere risultati rilevantissimi attraverso l’obbligo di utilizzare materiali provenienti dal riciclo degli inerti edili da utilizzare al posto di quelli provenienti da cava per infrastrutture e costruzioni, visto che oggi hanno prestazioni assolutamente identiche. Basti dire che mentre da noi siamo ancora al 10% di materiali riciclati provenienti dall’edilizia, in Germania si arriva all’86,3 % (erano al 17 nel 1999), in Olanda al 90%, in Belgio all’87% e la Francia in 10 anni è passata dal 15% al 62,3%.

Rovigo, 6 luglio 2011

LEGAMBIENTE VENETO

Per comunicazioni: Legambiente Veneto Corso del Popolo, 276 45100 Rovigo tel. 042527520 fax 042528072

e-mail ufficiostampa@legambienteveneto.it

Tabella riassuntiva, la situazione nelle Regioni italiane

Regioni e Province Autonome

Cave Attive Cave Dismesse e/o Abbandonate Piani Cava  

(regionali e/o provinciali)

Abruzzo 239 - NO
Basilicata 51 32 NO
Calabria 216 - NO
Campania 376 1.336 NO
Emilia-Romagna 296 298 SI
Friuli Venezia Giulia 67 - NO
Lazio 393 475 SI
Lombardia 558 2.888 SI
Liguria 98 529 SI
Marche 172 1.002 SI
Molise 56 545 NO
Piemonte 472 311 NO
Puglia 339 550 SI
Sardegna 381 492 NO
Sicilia 557 691 Si
Toscana 403 1.029 SI
Umbria 103 77 SI
Valle d’Aosta 39 37 SI
Veneto 566 1.614 NO
Pr. Bolzano 162 10 SI
Pr. Trento 192 1.100 SI
TOTALE 5.736 13.016

Legambiente, Rapporto Cave 2011

Le entrate possibili con l’applicazione del canone in vigore in Gran Bretagna

Regione Quantità estratta 

Sabbia e ghiaia

(m3)

Entrate annue derivanti dai canoni (in Euro) Ipotesi con canone Gran Bretagna  

(in Euro)

Valle d’Aosta

21.400 6.420 64.200

Piemonte

11.185.000 5.256.950 33.550.000

Lombardia

16.000.000 7.040.000 48.000.000

Veneto

7.036.437 4.362.591 21.109.311

Pr. Bolzano

681.000 340.500 2.043.000

Pr. Trento

1.140.000 n.d. 3.420.000

Friuli Venezia Giulia

1.241.055 682.580 3.723.165

Emilia Romagna

8.072.816 4.601.505 24.218.448

Liguria

* * *

Toscana

3.370.000 1.550.200 10.110.000

Umbria

547.099 205.162 1.641.297

Marche

836.116 593.642 2.508.348

Lazio

15.850.000 4.755.000 47.550.000

Abruzzo

3.000.000 3.750.000 9.000.000

Molise

1.835.000 1.835.000 5.505.000

Campania

1.170.000 1.170.000 3.510.000

Puglia

7.319.685 ** 21.959.055

Basilicata

946.531 0 2.839.593

Calabria

1.410.000 0 4.230.000

Sicilia

1.958.434 0 5.875.302

Sardegna

5.613.000 0 16.839.000

TOTALE

89.233.573 36.149.550 267.695.719

Legambiente, Rapporto Cave 2011

* In Liguria al momento non esistono cave attive di inerti per cui non è possibile effettuare il calcolo.

**In Puglia la Delibera sui canoni riguarda al momento le superfici e comunque fino a Maggio 2011 non era in vigore per cui non si è in grado di effettuare la simulazione per questa Regione.

Produzione di cemento in Europa e consumo pro-capite nel 2010

Paesi

Produzione 2010  

(in migliaia di tonnellate)

Consumo pro-capite 2010  

(in kg per abitante)

Italia

34.408 565

Germania

30.150 301

Spagna

26.020 532

Francia

19.300 313

Regno Unito

8.000 159

Paesi Bassi

4.695 287

Fonte AITEC

Dossier completo al link: http://www.legambiente.it/node/33921

 

Cave: persi ogni anno 500 milioni di euro

martedì, maggio 26th, 2009

26/05/2009

Nel dossier di Legambiente i numeri dell’attività estrattiva in Italia, 6mila le cave attive, 5 miliardi di Euro l’anno l’indotto.
Ogni anno in Italia dalle 6mila cave attive vengono prelevati circa 142 milioni di metri cubi di inerti e circa la metà di questi (68 milioni di metri cubi) solo in Puglia, Lombardia e Lazio. Sabbia e ghiaia, usati soprattutto in edilizia, da cui i cavatori ricavano 1 miliardo e 735 milioni di Euro l’anno ma che fruttano alle regioni neanche 53 milioni di Euro. In media infatti, nelle regioni italiane si paga il 4% del prezzo di vendita degli inerti e in alcune come Valle d’Aosta, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna si cava addirittura gratis. A dettare le regole per l’attività estrattiva dovrebbero essere oggi le Regioni, a cui sono stati trasferiti i poteri in materia nel 1977. Ma le Regioni sembrano guardare con disinteresse alla materia, mentre le entrate degli enti pubblici dovute all’applicazione dei canoni sono ridicole in confronto al volume d’affari del settore.
A fare i conti dell’attività estrattiva nel Belpese è Legambiente che in un dossier quantifica in 500 milioni di Euro i soldi che Stato e Regioni rinunciano ad incassare “svendendo” il territorio e esponendolo al pericolo dell’illegalità.
“Se si considera il peso che le Ecomafie hanno nella gestione del ciclo del cemento e nel controllo della aree di cava nel Mezzogiorno – sostiene il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – emerge in tutta la sua evidenza, la gravità della situazione in troppe aree del Paese praticamente prive di regole”. Basti pensare che in Puglia si cavano ogni anno 25 milioni di tonnellate di soli inerti che fruttano 312 milioni di Euro di introiti ai fortunati cavatori che nulla devono al territorio e che anche dove si paga, come nel Lazio, il rapporto tra le entrate regionali e quelle delle aziende è di 1 a 40, e cioè 5,7 milioni di Euro contro 234,4 milioni incassati. Per uscire dalla crisi economica, secondo Legambiente occorrono investimenti, ma occorre anche promuovere riforme che spingano l’innovazione nei settori.
“Con oneri di concessione per l’attività estrattiva così bassi – continua Cogliati Dezza – l’Italia continuerà a essere devastata dalle cave, sono circa 10mila quelle dimesse. E si rinuncia a promuovere un settore innovativo come quello del recupero degli inerti provenienti dalle demolizioni in edilizia, che può sostituire quelli di cava, come sta avvenendo in molti Paesi europei e che consente di avere molti più occupati e di risparmiare il paesaggio”.
Per una cava da 100mila metri cubi l’anno gli addetti in media sono 9 mentre per un impianto di riciclaggio di inerti gli occupati sono più di 12. Legambiente chiede quindi di adeguare, in tutte le Regioni, il canone al prezzo medio che si paga oggi in Gran Bretagna per l’attività di cava, ossia il 20%. In questo modo, secondo l’associazione si potrebbero ottenere risorse pari a 567milioni di Euro, rispetto agli attuali 53 milioni di Euro. Nella sola Puglia si potrebbero ottenere 99,5 milioni Euro; in Lombardia si passerebbe da 10milioni a 94milioni di Euro ogni anno.
“Uscire da una gestione troppo spesso illegale o condotta con mentalità predatoria, recuperare aree del Paese che sembrano abbandonate a se stesse, curare le ferite del paesaggio è quanto mai urgente. L’Italia può scegliere questa strada, e seguire i Paesi europei che intorno a una moderna gestione delle attività estrattive hanno creato un settore economico capace di legare ricerca e innovazione nel recupero dei materiali”.
Tra questi la Danimarca dove da oltre 20 anni ci si è posti il problema di come ridurre le estrazioni da cava e si promuovere il recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione, con una politica di tassazione che arriva a far pagare 50 euro a tonnellata per il conferimento in discarica degli inerti. Un meccanismo questo, che ha funzionato visto che oggi si fa ricorso per il 90% ad inerti riciclati invece che di cava. E la Repubblica Ceca che ha introdotto il concetto di consumo di suolo tassando oltre alla quantità di materiale prelevato anche la superficie occupata dalle cave. Nel Regno Unito il canone di concessione di più di 6 volte quello richiesto in media in Italia.

L’ufficio stampa Legambiente (06.86268379-99-53)