Archive for the ‘CACCIA’ Category

Bracconaggio

giovedì, gennaio 12th, 2012
Caccia

UNA GIORNATA DI INIZIO GENNAIO 2012 E DI BRACCONAGGIO ORDINARIO
una mattina a Boccasette (RO), nel Delta del Po
8 gennaio 2012

Ieri siamo andati a fare due passi sulla spiaggia di Boccasette (Delta del Po), una cosa che evitiamo di solito in inverno a causa della caccia incessante. Passeggiando verso sud dopo un chilometro abbiamo trovato un paio di capanni piazzati sulla spiaggia, verso il mare (a dire la verità col binocolo li avevamo visti fin dall’accesso al mare), con il loro richiami galleggianti sul mare piatto. Davanti al capanno stavano ben eretti e in vista due altoparlanti che sparavano a 1.000.000 di decibel richiami di anatre.
Il motivo di tale presenza sta nel fatto ben noto che quando nelle valli si spara a mitraglia sui fischioni in particolare, ma anche ad altre anatre che si spostano in mare: davanti a noi infatti si potevano osservare banchi di anatre, direi approssimativamente 20.000 fischioni almeno (qualche foto rappresentativa più sotto) e 2-3.000 volpoche.
Mia moglie ha cercato il numero della Polizia Provinciale di Rovigo e l’ha immediatamente avvisata, chiedendo l’intervento di una pattuglia, erano le 11:22. L’agente che rispondeva al numero verde sembrava interessato soprattutto a capire se chi chiamava parlava da privato cittadino o come membro di un’associazione ambientalista e cercava di convincere mia moglie del fatto che i richiami elettroacustici non potevano essere in vista. Intanto io mi sono avvicinato per scattare qualche foto documentativa; quando si sono accorti della mia presenza hanno spento i megafoni ma non hanno tardato a capire che non costituivo una minaccia immediata e quindi hanno poi riacceso il tutto. Siccome le anatre cominciavano ad avvicinarsi, mi sono fatto sotto al capanno e ho chiamato a mia volta la Polizia Provinciale spiegando bene nei dettagli la situazione: mi han detto che la pattuglia era a Porto Levante in altra faccenda affaccendata e avrebbe fatto il possibile per passare prima dell’una, al che ho risposto che l’avrei attesa sul posto. Ovviamente non si è visto nessuno, i figuri dopo avermi mandato a quel paese a più riprese alla fine alle 12:45 hanno smontato tutto e se ne sono andati.

Dal sito L.I.P.O. Padova, caccia.

La caccia Praticata nel Delta del Po

venerdì, novembre 25th, 2011

La caccia praticata nel Delta del Po 

Dal Sito: AMICI DEL PARCO DEL DELTA DEL PO, articolo di archivio.

Le fonti normative che regolamentano l’attività di caccia nel Delta del Po Veneto sono: la legge nazionale sulla caccia (la L. 157/’92), la legge regionale veneta sulla caccia (la L.R. 50/’93), la legge nazionale sui parchi (la L. 394/’91), la legge regionale che ha istituito il Parco Naturale Regionale del Delta del Po Veneto (la L. R. 36/’97), il piano faunistico venatorio regionale 1996-2001 (la L.R. 17/’96), lo statuto dell’A.T.C. 4A3, il regolamento che disciplina la caccia valliva nell’A.T.C. 4A3, il regolamento che disciplina la caccia terriera nell’A.T.C. 4A3 e le disposizioni particolari relative allo svolgimento dell’attività venatoria nell’ A.T.C. 4A3 emanate dal dirigente del servizio caccia e pesca della Provincia di Rovigo.

Non è scopo di questa trattazione fare una disamina di quali sono gli aspetti salienti di tali leggi e disposizioni, ma solo di descrivere le abitudini venatorie dei seguaci di Diana della zona del Delta del Po Veneto, in relazione sia al rispetto delle suddette leggi, sia alla loro violazione.

La maggior parte dei cacciatori che praticano l’esercizio venatorio nell’A.T.C. 4A3 cacciano da appostamenti fissi ubicati in territorio lagunare e vallivo.

Vi sono, ovviamente, come nel resto d’Italia, i patiti della caccia in forma vagante e con il cane che vanno pazzi per lepri e fagiani, ma trattasi questa di una pratica venatoria che di solito ha il suo acme durante i primi giorni dopo l’inizio dell’apertura dell’attività venatoria, quando tali animali, la maggior parte di allevamento , sono facili prede delle doppiette e dei cani dei seguaci di Diana. E’ scontato il dispiacere che causa la fine di quelle povere bestiole (anche se non è lo scopo di questo lavoro fare disquisizioni ideologiche sulla caccia), ma il loro abbattimento non è certo un danno per il patrimonio faunistico nazionale, in quanto di “selvatico” hanno ben poco.

La vera tradizione di venatoria nel Delta del Po Veneto consiste nel praticare la caccia dalle botti o dai palchetti, (questi ultimi detti localmente coeie) ubicati nelle sacche, nelle lagune e nelle valli. Le prede più ambite sono Anatidi e limicoli.

Le botti (di solito in ogni singolo sito di caccia ve ne sono due) sono manufatti, normalmente in cemento, ancorati sul fondo delle paludi, che poggiano su un basamento fatto usualmente con gli stessi massi che costituiscono “la difesa in roccia” (dalle piene) degli argini interni del Po (può capitare di vedere, nelle giornate che precedono l’apertura della caccia, un via vai di cacciatori che “prelevano” tali pietre e le utilizzano per sistemarsi l’appostamento; qualcuno, per questo,è stato anche denunciato e condannato per furto ai danni del demanio dello Stato). Per nascondere la postazione ed il natante che ormeggiano nei pressi, i cacciatori solitamente mimetizzano le botti con canne di palude, giunchi, ramaglie ed altra vegetazione utile a tale scopo. Quando cacciano, utilizzano un confortevole sgabello che permette loro di stare comodamente seduti all’interno della botte.

visualizza foto botti di caccia con stampi

 

 

 

I palchetti hanno la stessa base in roccia delle botti, ma sono costituiti da una serie di assi sopraelevate dall’acqua. Sono notevolmente più grandi delle botti, dispongono infatti anche di ripiani dove poggiare le armi, di sedili e di un alloggiamento per la barca. Anche i palchetti vengono opportunamente mimetizzati con materiali idonei.

visualizza foto palchetto visto dall’esterno

 

 

 

 

visualizza foto interno di un palchetto

 

 

 

All’interno di ciascun appostamento non vi possono stare più di tre cacciatori, inoltre è fatto divieto di occupare l’appostamento ad estranei non iscritti all’ambito e di farne un uso diverso da quello della pratica dell’attività venatoria.

Di tali tipi di appostamenti ve ne sono sia in territorio demaniale, libero, sia nelle aziende faunistico venatorie (in queste ultime vi sono soprattutto botti).

Entrambi i tipi di postazioni di caccia sono censiti dall’Amministrazione Provinciale, trattandosi infatti di veri e propri manufatti (scarso è l’uso degli appostamenti temporanei, che non richiedono autorizzazione e devono essere rimossi a fine giornata) che necessitano di autorizzazioni ai sensi della legge Galasso e concessioni dalla Capitaneria di Porto (in questo caso di Chioggia, competente per territorio) ed ammontano a 351.

Essi, nel territorio libero (per territorio libero si intende quello che non è di proprietà di privati), non sono intestati ai singoli cacciatori, in quanto chi per primo ne occupa uno, ha il diritto, per quella giornata, di esercitarvi l’attività venatoria. Gli appostamenti sono della Provincia (che li gestisce unitamente al Comitato Direttivo dell’Ambito), che paga anche un canone al demanio marittimo. I singoli cacciatori, a loro spese, si preoccupano di effettuare la manutenzione dei vari manufatti. In realtà, capita sovente che i singoli cacciatori rivendichino il diritto di proprietà sugli appostamenti, con la scusa di essere stati loro ad approntarlo, e guai se uno occupa “l’appostamento di un altro”…sono capaci di arrivare alle mani, di bruciarseli a vicenda, di denunciarsi o di tagliarsi i pneumatici delle auto (1)!

Che non risponda al vero il fatto che gli appostamenti in territorio libero non siano di proprietà, è comprovato da casi accertati di cacciatori che hanno letteralmente “venduto” il “proprio appostamento” (capita per esempio, a volte, che un anziano cacciatore decida di attaccare la doppietta al chiodo e che magari non abbia figli che l’abbiano seguito nella sua passione) ad altri cacciatori per molti milioni (come se si trattasse della vendita di una licenza commerciale! Ma, in fondo, la caccia per alcuni abitanti del Delta è proprio una sorta di forma di lucro e può essere paragonata ad una specie di attività lavorativa!(2).

Il cacciatore parte di solito di notte (le ore migliori per la caccia sono infatti le prime ore dell’alba), con una barca che riempie di tutta l’attrezzatura necessaria: documenti venatori (licenza di caccia, tesserino regionale sul quale annotare il giorno dell’uscita, la provincia nella quale si è fatta l’uscita ed eventualmente anche i capi abbattuti, il tesserino lagunare e vallivo sul quale vanno fatte le stesse annotazioni di quello regionale ed inoltre va annotata anche la località ove si è praticata l’attività venatoria, la ricevuta attestante il pagamento delle tasse di concessione governativa ed il pagamento dell’assicurazione prevista per la pratica venatoria), fucili (nell’appostamento non si possono portare più di due fucili, che devono essere con canna ad anima liscia e di calibro non superiore al 12, di cui uno deve rimanere scarico e nel fodero), cartucce, stampi (di solito attorno al centinaio per ogni appostamento), richiami vivi, fischi e richiami a bocca o manuali, il cane (che gli serve per recuperare la fauna abbattuta e finita in mezzo ai canneti o nelle secche della palude), e generi di conforto (utili soprattutto durante i freddi mesi invernali, in cui il termometro scende abbondantemente sotto lo zero). Raggiunge l’appostamento, lo occupa con la barca, in maniera che nessuno gli “rubi il posto”, poi, due ore prima della levata del sole, inizia l’attività preparatoria per la caccia, posa gli stampi ed i richiami vivi, effettua le prescritte annotazioni sui tesserini venatori in suo possesso, carica il fucile e rimane in attesa della fauna selvatica per abbatterla.

Ogni tanto si sposta con la barca per ricercare gli animali che sono andati a morire troppo lontani dal suo appostamento, a volte si sposta a remi perché, a causa delle escursioni delle maree, il motore fuoribordo non ha sufficiente pescaggio per poter funzionare.

Al termine della giornata di caccia, ritira tutto il materiale, stampi e richiami entro un’ora dopo l’orario stabilito dal calendario venatorio (il calendario venatorio è quel documento emanato dalla regione e che può essere integrato dalla provincia, nel quale sono riportate le specie cacciabili, i periodi in cui possono essere abbattute, il numero massimo di specie cacciabili, l’orario di inizio e di chiusura dell’attività venatoria ed altre prescrizioni che devono essere rispettate da chi esercita l’attività venatoria) ed abbandona l’appostamento.

Durante il periodo di apertura della caccia (di solito dalla terza domenica di settembre al 31 di gennaio), esclusi i giorni di martedì e venerdì (giorni di silenzio venatorio anche se ricompresi durante il periodo in cui si può cacciare), al cacciatore è consentito andare a caccia tre volte alla settimana, con l’estensione a ben cinque giorni su sette (iniziando a contare dal lunedì) per la caccia alla selvaggina migratoria nei mesi di ottobre e novembre.

La caccia praticata nelle aziende faunistico venatorie (territori di grande pregio faunistico, in possesso di privati, dove un terzo del territorio deve essere destinato a zona protetta e dove i concessionari rilasciano l’autorizzazione di caccia agli ospiti, che non hanno l’obbligo di essere iscritti all’ A.T.C.) , che per l’A.T.C. 4A3 sono per la stragrande maggioranza anche valli da pesca (poche e di scarsa importanza sono quelle non ubicate nelle valli), è analoga a quella che abbiamo appena descritto. Le differenze sono le seguenti: si caccia solo il sabato, gli appostamenti sono di proprietà (l’affitto di una botte di caccia per una stagione venatoria può costare dai 30 ai 60 milioni, ma anche di più per le aziende più prestigiose) (3), e tutta la fatica per il raggiungimento degli appostamenti con i natanti, il loro allestimento, la posa degli stampi e dei richiami, il recupero della fauna selvatica, ecc., viene fatta dal capocaccia (dipendente dell’azienda, pagato dal proprietario proprio per curare tutti gli aspetti tecnici relativi alla pratica dell’esercizio venatorio, compresa l’alimentazione degli uccelli selvatici, importante richiamo per la sosta degli stessi nei confini della valle) o da qualche suo subalterno. Il “signore”, il “riccone” che usufruisce della botte e che materialmente abbatte gli uccelli (“senza sporcarsi le mani” e “senza sudare”), di solito arriva il venerdì sera nella valle ed è ospite del concessionario nel casone di valle, dove cena e dorme. All’alba, accompagnato dal capocaccia, pratica il suo “sport” preferito, ed a metà mattina lascia l’azienda con il suo ricco bottino di Anatidi abbattuti.

Grande è la diatriba tra i “facoltosi” concessionari delle aziende faunistico-venatorie ubicate nel territorio lagunare e vallivo ed i cacciatori che frequentano il territorio libero. Gli uni “accusano” gli altri di fare “stragi” di uccelli. I proprietari delle valli “incolpano” i rimanenti cacciatori di “rubare” loro gli uccelli (nelle valli, grazie agli apprestamenti fatti dai proprietari e dai loro capicaccia, i “registi della caccia”, vi è la maggiore quantità di uccelli del Delta) facendoli uscire dalle valli con i richiami elettroacustici vietati (di cui parleremo meglio in seguito) o spaventandoli con il doloso lancio di petardi e razzi, con lo scopo di fare fuoriuscire gli uccelli dal territorio recintato della valle e farli andare nel territorio libero, dove vi sono i bracconieri che li stanno aspettando.

Dal canto loro i cacciatori non vallicoltori “incolpano” i “rivali” di “drogare” gli uccelli con cibo capace di renderli meno efficaci nel volo e, quindi, essere più facilmente preda dei frequentatori delle botti in valle.

Inoltre, poiché le aziende faunistico-venatorie sono completamente recintate da filo spinato, vigilate da guardie giurate ed accessibili solo dal cancello d’ingresso, rigorosamente chiuso a chiave e sorvegliato, sostengono che risulta praticamente “inefficace” il controllo delle guardie venatorie.

Infatti, qualora queste decidessero di verificare le irregolarità di un’azienda (anche in esse, purtroppo, a volte si fa uso di richiami elettroacustici o di fucili vietati) (4), il tempo che si perde perché venga aperto loro il cancello e vengano condotti dai dipendenti del concessionario sulle postazioni occupate (secondo il regolamento provinciale che disciplina la caccia nelle aziende faunistico venatorie ubicate in territorio vallivo, infatti, durante i controlli di tiro, il proprietario della valle deve mettere a disposizione del personale di vigilanza venatoria propri natanti e dipendenti), fa si che eventuali reati finiscano per non essere scoperti (anche perché o con le radio-ricetrasmittenti o con i cellulari, verrebbe comunicato ad ogni modo il sopraggiungere del controllo agli occupanti le postazioni!) (5)

Per spezzare una lancia in favore dei vallicoltori, però, occorre dire che essi vanno a caccia una sola volta alla settimana, mentre, come detto,il resto dei cacciatori può andarvi tre volte e nei mesi di ottobre e novembre addirittura cinque su sette ed i barcaioli abusivi, di cui parleremo tra poco, non si fanno certo sfuggire questa opportunità. Maggiore, quindi, dovrebbe essere l’abbattimento di fauna selvatica effettuato da questi ultimi.

Comunque, le due categorie di contendenti in una cosa sono a volte accomunate: fare i maggiori bottini  sfruttando le condizioni atmosferiche inclementi e sfavorevoli per gli uccelli ma molto propizie per i cacciatori. Quando ci sono le giornate invernali di vento freddo, durante le quali soffiano le forti raffiche di bora (nel Delta detta “buora”), gli Anatidi fanno fatica a volare e tendono a rifugiarsi ed a raggrupparsi nelle zone riparate dal vento. Ecco, a volte, proprio in tali occasioni, entrambe le “fazioni” fanno spesso i “migliori carnieri” ed incuranti del freddo che taglia la pelle come un coltello, rimangono a caccia il più a lungo possibile (6) compiendo vere e proprie “stragi” (7) e non è detto che superino le quote giornaliere stabilite dal calendario venatorio! I vecchi cacciatori raccontano di celebri “stragi” di anatre, i cui corpi insanguinati hanno colorato di rosso, per giorni, le acque delle valli.

Meno frequente di un tempo, perché tipica soprattutto dei foranei (in modo particolare dei padovani, vicentini, forlivesi e ravennati), quando nel Delta del Po Veneto era diffuso il nomadismo venatorio (prima, cioè, dell’istituzione degli ambiti) è la caccia dal capanno.

I capannisti, cioè i “patiti” di questo tipo di caccia, allestiscono appostamenti temporanei (di solito formati da tubi metallici telescopici e da tela mimetica) su campi di erba medica, oppure in mezzo a fossati prosciugati; intorno agli appostamenti collocano stampi delle specie che hanno intenzione di abbattere (di solito pavoncelle, allodole, cesene, tordi e, quando erano ancora cacciabili, passeri e storni) e gabbiette contenenti i richiami vivi.

visualizza foto appostamento temporaneo con vicino una guardia venatoria durante un controllo

 

 

 

Nella caccia ad alcune specie, per esempio nella caccia alle allodole, vengono usati anche altri “strani marchingegni”, detti “giostre” o, localmente, “macachi”, costituiti da un motore elettrico, azionato da una batteria da automobile, che fa ruotare stampi di allodole, oppure specchietti o fa alzare lo stampo della civetta. Come noto, l’allodola è curiosa e si fa trarre in inganno da tutto quell’armamentario. Ora questo tipo di caccia è praticato per lo più dagli ospiti dell’ambito o da coloro i quali, provenienti da altre Province del Veneto o da altre Regioni (dove tale tipo di pratica è più radicata), risultano iscritti all’A.T.C. 4A3 in qualità di proprietari o conduttori di fondi presenti nel Delta.

 

 

 

 

 

 

CACCIA IN DEROGA: IL VENETO ANCORA FUORILEGGE

lunedì, settembre 26th, 2011

LEGAMBIENTE VENETO

COMUNICATO STAMPA

CACCIA IN DEROGA: IL VENETO ANCORA FUORILEGGE

APPROVATA IERI IN GIUNTA REGIONALE LA DELIBERA CHE CONSENTE DI SPARARE AGL UCCELLI PROTETTI

LEGAMBIENTE: “LE MULTE VERRANNO PAGATE DA TUTTI I CITTADINI”

Si è chiuso ieri il lungo tormentone estivo sulla caccia in deroga. Con una delibera portata in giunta dall’assessore alla caccia Daniele Stival, la Regione ha dato il via anche per la stagione venatoria 2011-2012 alla cosiddetta “caccia in deroga”: dal 1° ottobre (25 settembre per il prispolone) a fine dicembre si potrà sparare a sei specie di uccellini: storno, fringuello, peppola, frosone, pispola e (ma solo fino al 30 ottobre) prispolone.

“La Delibera assunta dal governo regionale per permettere ai cacciatori veneti di abbattere uccelli protetti è illegittima”. Questo il commento di Michele Bertucco – Presidente di Legambiente Veneto dopo l’approvazione della Delibera da parte della Giunta Veneta che consente, per l’ennesimo anno, la caccia in deroga.

Che sia illegittima, lo ha detto la Corte Costituzionale. Lo ha detto l’Unione europea, che ha deferito e condannato per questo l’Italia alla Corte di Giustizia. Eppure il Veneto persegue la propria linea di estremismo venatorio, collocandosi perfettamente in quella logica politica – propria anche dell’attuale Governo nazionale – per cui se qualcosa è nell’interesse di chi è al potere, si fa, indipendentemente da qualsiasi regola.

Come si possa parlare di deroghe limitate e di controllo dei capi abbattuti, come dichiara l’Assessore Stival, – dice Bertucco – è ridicolo visto che anche quest’anno si potranno abbattere più di 526.000 uccelli. Queste le specie cacciabili in deroga:

  • lo storno (limite massimo giornaliero 25 capi per cacciatore, 100 nella stagione e124.200 a livello regionale);
  • il fringuello (stessi limiti personali e massimo capi massimi abbattibili in Veneto 235.700);
  • la peppola (30 capi per stagione per ogni cacciatore e29.300 in tutta la regione);
  • il frosone (stesso limite personale e9.800 in tutta la regione),
  • la pispola (tetto massimo individuale 50 capi, regionale 16.000);
  • il prispolone (50 capi individuali per stagione e 111.400 complessivi).

“Le deroghe – conclude Bertucco – sono per definizione uno strumento eccezionale, al quale nessuno può ricorrere in modo continuo e ordinario. La delibera della Giunta Regionale del Veneto rappresenta un’ulteriore violazione dell’articolo 9 della Direttiva “Uccelli” e un conseguente aggravio delle violazioni che hanno portato fin quila Commissioneeuropea a procedere contro l’Italia”.

Rovigo, 21 settembre 2011

LEGAMBIENTE VENETO

Per comunicazioni: Legambiente Veneto Corso del Popolo, 276 45100 Rovigo tel. 042527520 fax 042528072 e-mail ufficiostampa@legambienteveneto.it

Il piombo fa strage di fenicotteri

mercoledì, aprile 6th, 2011

Delta del Po: il piombo fa strage di fenicotteri

Decine di esemplari morti di fenicotteri rosa ritrovati morti in provincia di Rovigo dopo aver ingerito pallini di piombo. La Lac del Veneto chiede al Presidente della Regione di chiudere la caccia in tutte le aree lagunari e nel Delta del Po sino a quando non entrerà in vigore il divieto di uso di pallini di piombo (19/11/07)

In questi giorni, nel Comune di Rosolina, precisamente nella Valle Pozzadini in territorio lagunare, il Corpo forestale dello Stato ha rinvenutodecine di carcasse di fenicotteri rosa. Dai primi esami effettuati sui cadaveri eseguiti dai veterinari del Centro Recupero di Modena, su due fenicotteri morti, il decesso risulta provocato da intossicazione acuta da piombo ; nello stomaco dei due animali sono stati ritrovati rispettivamente 17 e 55 pallini da caccia.

L’avvelenamento è stato provocato dall’assorbimento, attraverso l’apparato digerente, di piombo  che ha causato occlusione intestinale e picacismo . Cinque fenicotteri rosa sono stati recuperati vivi; due sono stati trasportati presso la Clinica di Sasso Marconi in provincia di Modena e tre presso il CRAS (Centro Recupero degli Animali Selvatici di Rovigo) di Polesella.

Due dei cinque fenicotteri recuperati vivi purtroppo sono già morti, per gli altri due pare non vi siano speranze. La causa delle morie che si ripetono ogni anno tra anatre e uccelli acquatici in generale è ilsaturnismo provocato dall’ingestione dei pallini di piombo sparati dai fucili da caccia, che dovrebbero essere vietati dal 2000.

La convenzione AEWA (African-Eurasian Migratory Waterbird Agreement) , sottoscritta all’AIA nel 1996 prevede il divieto di uso dei pallini da caccia al piombo nelle zone umide a partire dal 2000, purtroppo pero’ questa convenzione è entrata in vigore in Italia solo nel 2006 con la L.66/2006 che comunque non ha risolto il problema perché non è ancora stata applicata. Nel caso dei fenicotteri va specificato che questi maestosi uccelli cercano nutrimento nel fango, aspirando acqua e fango espellendolo poi attraverso delle sottili lamelle poste nel becco che trattengono i frammenti nutrienti.

Con il cibo però vengono trattenuti e poi ingeriti anche i pallini di piombo presenti nel fango, disseminati dai cacciatori nelle battute di caccia in valle; nelle zone intorno ai capanni la concentrazione dei pallini è altissima per un raggio di un centinaio di metri . E’ stato calcolato che ogni anno più di 1.400 tonnellate di piombo sotto forma di pallini da caccia vengono disseminate sul terreno della regione Veneto.

Il 19 settembre 2003 con una petizione sottoscritta da 72.225 cittadini, e promossa dalla LAC e dal Coordinamento Protezionista Veneto (ENPA, LAV, WWF, ecc.), avevano già chiesto, tra l’altro , il divieto dell’uso del piombo nelle cartucce da caccia. Il Ministro Pecoraro Scanio con un recentissimo decreto del 6/11/2007 ha previsto, tra l’altro, il divieto di utilizzo dei pallini di piombo nelle zone umide (ZPS) a partire dall’annata venatoria 2008/2009 , purtroppo però l’assessore alla caccia del Veneto, Elena Donazzan di AN, vicina ai cacciatori più estremisti del Veneto, ha subito annunciato che la regione Veneto farà ricorso contro questo decreto.

Chiediamo pubblicamente al presidente della Regione Veneto – ha dichiarato Andrea Zanoni presidente della Lega Abolizione Caccia del Veneto – che venga vietata da subito la caccia in tutto il territorio lagunare e vallivo sino a quando non entrerà in vigore il divieto di uso di pallini al piombo. Questo triste episodio conferma: 1)  la bontà delle richieste dei 72.000 cittadini del Veneto che nel 2003 con una nostra petizione avevano chiesto alla regione il divieto dell’uso del piombo nella caccia; 2) che la caccia uccide anche gli animali protetti ed in via di estinzione costituendo inoltre una grave forma di inquinamento da piombo delle lagune e dei terreni agricoli “.

(fonte: LAC Lega Abolizione Caccia – Sezione del Veneto -www.lacveneto.it)

 

Caccia:Europa condanna il Veneto

domenica, novembre 14th, 2010

Animalisti italiani, Enpa, Lav, Legambiente, LIPU, WWF Italia


COMUNICATO STAMPA

CACCIA IN DEROGA, LA CORTE EUROPEA

CONDANNA IL VENETO
“Il prossimo passo, se le deroghe non hanno fine, sono le sanzioni economiche”.
“Disastrosa la situazione della caccia italiana: Prestigiacomo, Galan e il Presidente Zaia non possono più esimersi dall’intervenire”.

“Era una sentenza attesa ed oggi è arrivata, e come prevedibile è stata di dura condanna per gli abusi commessi dal Veneto in fatto di caccia”.
Lo dichiarano in una prima nota a caldo le associazioni Animalisti italiani, Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e WWF Italia a proposito della condanna della Corte europea di giustizia inflitta alla regione Veneto in tema di caccia in deroga agli uccelli protetti.

“Si tratta di un nuovo pesante smacco per la cattiva caccia italiana e in particolare per la Regione Veneto, che in questi anni ha ripetutamente violato la direttiva, come dimostrato da procedure di infrazione e sentenze della Corte, e che continua a violarla, visto che anche quest’anno, per l’ennesimo consecutivo, la regione ha autorizzato l’abbattimento di uccelli protetti non cacciabili, ignorando il rischio della condanna.”

“La sentenza della Corte europea, unitamente a quella dello scorso luglio contro laRepubblica italiana, apre ora una nuova fase nell’annosa vicenda della caccia in deroga, ponendo la regione Veneto e in generale l’Italia ad un passo dalle sanzioni economiche, che, in assenza di correzioni radicali, saranno la prossima decisione della Corte.
“A questo punto appare inevitiabile che Zaia fermi le deroghe attualmente in atto in Veneto e che i ministri Prestigiacomo e Galan e in generale il Governo italiano intervengano con rapidità e fermezza, per porre fine all’anarchia pura che governa gran parte della caccia italiana, tra deroghe, inapplicazioni, infrazioni e illegittimità costituzionali”.

Rovigo, 11 novembre 2010

LEGAMBIENTE VENETO

Per comunicazioni: Legambiente Veneto Corso del Popolo, 276 45100 Rovigo

Tel. 042527520 fax 042528072 e-mail ufficiostampa@legambienteveneto.it

NON PASSA LA CACCIA IN DEROGA

venerdì, settembre 10th, 2010

Rovigo, 10 settembre 2010     Comunicato stampa

MANCA IL NUMERO LEGALE IN CONSIGLIO REGIONALE: NON PASSA LA CACCIA IN DEROGA

SALVI GLI UCCELLI UTILI ALL’AGRICOLTURA

Ieri sera il Consiglio Regionale del Veneto, per mancanza del numero legale, non è riuscito ad approvare  la legge regionale per la caccia in deroga.

“Si tratta di una sonora bocciatura della legge, voluta dal Presidente Zaia e dalla sua maggioranza, – dice Michele Bertucco Presidente di Legambiente Veneto – perché di fatto non vi saranno i tempi tecnici per una ripresentazione in Consiglio utile alla sua entrata in vigore per la stagione venatoria. Grazie alle migliaia di emendamenti dell’opposizione e grazie ai recenti pronunciamenti della Commissione Europea, arrivati dopo i nostri esposti a Bruxelles contro la caccia in deroga del Veneto, ieri il consiglio Regionale del Veneto ha mandato in archivio, si spera per sempre, la caccia in deroga”.

Ora vigileremo pronti ad impugnare al TAR del Veneto ogni eventuale delibera che la Giunta Regionale approverà per tentare di far rientrare dalla finestra la vergogna veneta della caccia agli uccelli insettivori utili all’agricoltura.

Questa nostra battaglia di legalità ha lo scopo di evitare il massacro di un utilissimo patrimonio naturale protetto di tutti i cittadini e di evitare pesanti condanne da parte della Corte di Giustizia Europea per le violazioni alla Direttiva comunitaria “Uccelli”.

La legge, se approvata, avrebbe consentito ai cacciatori veneti di sparare ad uccelli protetti utili all’agricoltura quali Fringuello, Peppola, Pispola, Prispolone, Storno e Frosone.

Lo scorso 20 luglio LAC, LAV, ENPA, Legambiente, LIPU e WWF sulla questione avevano notificato ai consiglieri regionali una diffida al voto sostenendo fortemente l’illegittimità dell’atto, diffida che in qualche modo ha raggiunto l’obiettivo.

“La caccia in deroga, – ricorda Bertucco – così come proposta, è stata dichiarata illegittima da una sentenza del 15 luglio scorso della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha condannato l’Italia al pagamento delle spese. Va inoltre sottolineato scendendo nei contenuti del progetto di legge, che l’ISPRA, istituto scientifico pubblico cui spetta specifico parere in tema, in una nota del 26 luglio scorso lo aveva bocciato sotto tutti i profili (procedurale, scientifico e giuridico) affermando anche che le specie oggetto di caccia in deroga erano in uno stato di conservazione non favorevole”.

“Ormai le vicende della caccia in deroga in Veneto sono patologiche – conclude Bertucco – hanno superato il confine della legalità, si collocano in pieno in quelli della psichiatria. Si chiama “sindrome ossessivo compulsiva ”, quella che spinge un individuo in maniera irrefrenabile a compiere ripetutamente gli stessi gesti ossessivamente perché non può più farne a meno. Deve essere questa la spiegazione del comportamento della giunta regionale che ogni anno ripropone il progetto di legge della caccia in deroga”.

L’Ufficio Stampa

Legambiente Volontariato Veneto

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Sondaggi:La caccia non piace

domenica, marzo 7th, 2010
Agli italiani non piace la caccia Sette su dieci sono contrari

Sondaggio Ipsos per conto di Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf
I tentativi di deregulation hanno radicalizzato il partito anti-doppiette

Agli italiani non piace la caccia
Sette su dieci sono contrari

di ANTONIO CIANCIULLO

Sette italiani su dieci sono fortemente contrari alla caccia, due non prendono una posizione decisa, uno è a favore. Non è una gran percentuale per il partito delle doppiette che sta cercando di allargare ulteriormente i confini della stagione venatoria. Ma le quotazioni dei cacciatori potrebbero ulteriormente peggiorare: basta seguire i consigli di chi spinge verso la caccia no limits.

GUARDA I RISULTATI DEL SONDAGGIO

Lo scenario degli umori legati alle proposte di deregulation venatoria è ben descritto dall’indagine condotta, nelle 13 regioni al voto, da Ipsos per conto di Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf. Il sondaggio, che ha coinvolto un campione di 980 persone, parte da una domanda riferita alla norma che fa saltare una data di inizio e di fine della stagione venatoria uguale per tutti aprendo le porte alle deroghe: “Il testo di legge approvato al Senato, dovrà ora essere discusso alla Camera dei deputati. Secondo lei cosa dovrebbe fare il Parlamento?” Due italiani su tre rispondono dicendo che a questo punto bisogna varare un testo più restrittivo rispetto a quello originario e vietare la caccia agli uccelli migratori (37 per cento), o almeno ridurre il periodo di caccia (30 per cento). Il 14 per cento chiede di tornare alla legge quadro che la controriforma vuole far saltare. Il 9 per cento si astiene dal giudizio. Solo il 10 per cento si dichiara a favore della legge così come è stata approvata dal Senato, cioè del testo che inizia il percorso di deregulation.

L’effetto dell’affondo del partito della caccia no limits è stato dunque radicalizzare la larga maggioranza anti-caccia e convincere la metà degli indecisi a schierarsi contro la liberalizzazione.

Passiamo al giudizio sulle altre innovazioni proposte da varie leggi approdate in Parlamento. L’87 per cento degli intervistati si dichiara contrario a ridurre le sanzioni per chi uccide specie protette. Il 92 per cento ritiene sbagliato autorizzare la caccia nei parchi. Il 93 per cento non vuole che si possa sparare a specie attualmente protette. Al contrario l’86 per cento chiede di aumentare la distanza di sicurezza tra i cacciatori e le case e i sentieri battuti dagli escursionisti, l’80 per cento trova giusto che i cacciatori chiedano il permesso prima di entrare in un terreno privato (oggi non è così) e il 78 per cento invoca una tregua la domenica e i festivi, quando le campagne e i boschi sono più affollati del solito.

Interessante è anche il rapporto tra queste scelte e l’orientamento politico. Quasi tutte le proposte di deregulation in discussione sono partite dal centrodestra ma il 66 per cento degli elettori del Pdl e della Lega è contrario o fortemente contrario a nuove regole a favore della caccia e solo l’11 per cento si dichiara d’accordo o totalmente d’accordo.

“Questi numeri dimostrano che la linea oltranzista perseguita dal centrodestra è un boomerang”, osserva il senatore del Pd Roberto Della Seta. “Arrivare alla mortificazione della maggioranza anticaccia ed esasperare il contenzioso con Bruxelles sulle deroghe venatorie vuol dire far crescere le tensioni nel paese rischiando pesanti sanzioni comunitarie”.

Repubblica 7marzo2010

Italiani contro la caccia
Per il 79% è una crudeltà

Cacciatori

Il sondaggio Ipsos per Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e WWF Italia. Le associazioni chiedono a Camera e Senato la soppressione dell’articolo 43 della legge Comunitaria e lo stop alle norme anti-fauna. «Alle regionali gli italiani non votano chi è contro la natura»

Documento Leggi il sondaggio Notizia No alla riforma in 10 punti

La stragrande maggioranza degli italiani è contro la caccia e dice un forte no alla legge che estende la stagione venatoria». È il dato più generale che emerge dal nuovo sondaggio appena diffuso da Ipsos per Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia. «Il sondaggio su “Le opinioni degli italiani sulla caccia” – dichiarano le associazioni  – non lascia spazio a dubbi: il 79% dei cittadini considera la caccia una crudeltà da vietare o da regolare più rigidamente, mentre l’80% la vorrebbe vietare nei terreni privati senza l’autorizzazione del proprietario (il noto articolo 842 del Codice Civile). Ancora, l’84% degli italiani darebbe la licenza di caccia solo a 21 anni con ritiro ai 70, mentre l’86% è favorevole ad aumentare la distanza di divieto di caccia dalle case e dai sentieri degli escursionisti. Il 71% degli italiani chiede poi di limitare la stagione venatoria ai soli mesi di ottobre, novembre e dicembre e il 77% chiede il divieto assoluto di caccia gli uccelli migratori».

Nettissimo anche il dato relativo all’articolo 43 della legge Comunitaria, approvato in Senato e ora in discussione alla Camera, che permetterebbe l’estensione della stagione venatoria oltre gli attuali limiti 1 settembre – 31 gennaio. In questo caso la contrarietà è dell’81% degli italiani, che dunque si oppongono ad ogni ipotesi di allungamento della stagione di caccia, ad esempio ai mesi di agosto e febbraio.

«Si tratta di una maggioranza schiacciante e trasversale – è ancora il commento delle associazioni – di cui i partiti e i gruppi politici, a partire da quelli della Camera dei Deputati dovrebbero prendere atto, anzitutto sopprimendo l’articolo 43 della Legge Comunitaria, ora all’esame delle Commissioni della Camera. Una norma che ha prodotto dure proteste e contestazioni e che in effetti, secondo Ipsos, soddisferebbe solo il 3% degli elettori della maggioranza di Governo e il 2% dell’opposizione. Ma è in generale ogni tentativo di estensione dell’attività venatoria, a partire dal disegno di legge Orsi, che vede la netta contrarietà del Paese. È ormai chiaro che tra gli italiani vi è un sentire comune e sempre più diffuso verso la tutela degli animali e dell’ambiente, il quale non può non trovare una fedele rappresentazione in Parlamento e tradursi in provvedimenti a favore della natura».

Molto importante il responso anche nelle tredici Regioni al voto, tema al quale è dedicata una specifica sezione del sondaggio Ipsos. Il 69% degli elettori si dichiara contrario o totalmente contrario ai candidati che proponessero regole a favore della caccia, e 4 elettori su 10 cambierebbero di conseguenza il loro voto. Anzi, l’89% vuole dai candidati un impegno politico e legislativo per aumentare le tutele per gli animali e la natura, con un 93% degli elettori Pdl-Lega e l’87% Pd-Idv. Per questo Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia hanno chiesto ai candidati a Presidente di Regione di conoscere e indirizzare o modificare in tal senso il proprio programma di governo regionale, favorendo politiche di tutela degli animali e della natura e di protezione e gestione del territorio in linea con la cultura ecologista ormai diffusa in ogni strato del Paese.

La Nuova ecologia -07 marzo 2010Caccia Animali Legambiente

Caccia:presi in giro milioni di Italiani

giovedì, gennaio 28th, 2010

“Decisione vergognosa. Presi in giro milioni di italiani.
Ora risposte da Ronchi e Berlusconi”.

Grande mobilitazione in vista del voto alla Camera.

Ciò che è accaduto oggi al Senato ha del vergognoso nei confronti dell’Europa, che è stata bellamente raggirata, ma soprattutto della natura e dei cittadini italiani, a cui qualcuno dovrà spiegare che la caccia e i fucili vengono prima di tutto.

 

E’ la dichiarazione delle associazioni all’approvazione dell’articolo 38 della legge Comunitaria che, tra le altre cose, cancella i limiti della stagione venatoria attualmente contenuti tra il 1° settembre e il 31 gennaio.

 

Ora si dovrà spiegare il perché di questa incredibile scelta a quel 90% di italiani che respingono ogni idea di allungamento della stagione venatoria. E dovranno farlo in prima istanza il Ministro Ronchi, che si è assunto la responsabilità di una scelta così clamorosamente sbagliata, e il Presidente Berlusconi, cui 150 associazioni di cittadini, professionisti, ambientalisti, animalisti hanno oggi chiesto invano un intervento risolutore.

 

E’ stato ignorato il parere negativo del Ministero dell’Ambiente, che specificava come l’articolo peggiorava anziché risolvere la situazione di infrazione in cui l’Italia già si trova sul tema caccia. E’ stato ignorato il parere negativo dell’ISPRA, l’autorità scientifica nazionale che si occupa della materia. Sono stati ignorati e anzi dimenticati i pareri negativi dati dalle Commissioni competenti della Camera e dello stesso Governo, a partire dal ministro Ronchi, che recentemente aveva già bocciato un identico emendamento. E tutto questo per assecondare una minoranza di cacciatori non ancora contenti di poter cacciare 5 mesi all’anno, per giunta facendo ingresso nei terreni privati.

 

Il risultato è che con questo emendamento, qualora dovesse essere confermato dalla Camera, la stagione venatoria si allungherebbe ai mesi delicatissimi di febbraio e agosto, con un danno grave alla natura e l’aggravarsi del disturbo e dei rischi arrecati alle persone.

 

Per non parlare degli altri aspetti, solo apparentemente marginali, comportati da questa pessima norma: il carattere giuridico dato alla guida europea sulla caccia (con il rischio-certezza di un vero e proprio corto circuito tra norma e interpretazione e il caos giuridico che ne conseguirà) o l’assenza di qualsivoglia intervento sul grave problema delle deroghe di caccia specie protette.

 

Insomma una situazione disastrosa e imbarazzante, resa persino beffarda dall’approvazione di un subemendamento presentato come “soluzione” ma che non cambia di una virgola la sostanza e la gravità della norma approvata e sul quale, a leggere le ultime agenzie, persino il Ministro Prestigiacomo dichiara di essere stata raggirata.

 

Una cosa è certa: prosegue la mobilitazione delle associazioni in vista del voto alla Camera. Una battaglia che si annuncia epocale. 

Legambiene- la nuova ecologia

Caccia e pesca, contro il bracconaggio

venerdì, gennaio 8th, 2010

Caccia e pesca, 400 interventi contro il bracconaggio

Fermati alcuni pescatori che usavano la corrente. Preso di mira il Parco del Delta 

ROVIGO – Sono stati quasi quattrocento gli interventi antibracconaggio messi in atto dalla Polizia provinciale, con particolare attenzione al Delta del Po dove, all’interno del Parco, si concentrano il grosso delle attività di caccia e pesca. Non a caso, trentacinque dei settantuno verbali per irregolarità venatorie sono stati compilati in questo comprensorio. I bracconieri, in larga parte, arriverebbero da fuori Polesine, dato che sono stati trentuno i residenti in provincia colti a compiere violazioni, soprattutto nell’ambito di operazioni mirate che hanno portato al sequestro di trecentoquarantotto cartucce e quattrocentottantanove stampi fuori dalle norme. Nel complesso, sono sedici i cacciatori successivamente segnalati all’autorità giudiziaria per violazioni di natura penale e che, dunque, non possono pensare di cavarsela con una semplice sanzione amministrativa. Sul fronte del bracconaggio ittico, sono state accertate novantatre violazioni che vanno dalla semplice irregolarità della licenza all’impiego di imbarcazioni non in regola, fino all’utilizzo di strumentazioni e tecniche non rispettose delle leggi in materia ambientale.

Tra le infrazioni più gravi, l’impiego della corrente elettrica da parte di un gruppo organizzato di pescatori di frodo. In questo contesto sono state sequestrate tra cui due natanti a motore, due eco scandagli, ventidue canne da pesca, oltre a diverse reti e motopompe. Per quanto riguarda il pescato, il sequestro più grosso riguarda ancora la coltivazione di mitili: ben trecentoventi chili di vongole. Il lavoro della Polizia provinciale, che può contare su un organico di tredici agenti di cui nove distaccati nel Delta del Po, ha spesso cooperato con altri corpi di sicurezza. Nel corso di operazioni congiunte coi Carabinieri sono state rilevate e denunciate attività di discarica abusiva e difforme smaltimento di rifiuti speciali mentre su segnalazione di associazioni di protezione animali sono stati segnalate alcune persone per maltrattamenti. La collaborazione delle guardie volontarie, invece, è stata fondamentale per il censimento dell’avifauna e il recupero di esemplari feriti o in difficoltà. Un bilancio di cui si dice soddisfatto l’assessore provinciale Claudio Bellan che, però, si mostra decisamente meno entusiasta dell’ultimo decreto in materia, con cui la Regione dà semaforo verde alle aziende faunistico venatorie per aumentare i giorni di caccia nelle zone a protezione speciale (Zps). «Una cosa assurda – sottolinea Bellan – la volontà manifestata era di diminuire la pressione venatoria nelle Zps da tre a due giorni, così invece si potrà cacciare quattro giorni la settimana. In pratica in valle si potrà andare a caccia scegliendo oltre che tra il sabato e la domenica, fra il mercoledì e giovedì. Abbiamo già interessato la nostra avvocatura per verificare la possibilità di sospendere il decreto».

Nicola Chiarini
08 gennaio 2010- CORRIERE VENETO

il Delta del Danubio

domenica, novembre 15th, 2009

pellicano-riccioSi tratta di Pellicani ricci, una specie in via di estinzione, che nella zona ha una delle sue ultime roccaforti.
Mentre c’è chi cerca di tutelarli i cacciatori li usano come bersaglio, spalleggiati dai pescatori che li accusano di rubargli il pesce. Pubblichiamo una drammatica testimonianza.

Anche se sono venuto a vivere nella natura, in una riserva naturale della biosfera, non posso dormire più.
E’ come vivere in zona di guerra. Gli spari sono cominciati di nuovo questa mattina alle 4.
Si sentono centinaia di colpi, alcuni dei quali lontani, alcuni proprio accanto al nostro pontile, a meno di 100 metri dal villaggio di Uzlina (Delta del Danubio –Romania-).
Ora sono le 11 del mattino e le sparatorie si sentono anche attorno a noi. Mi chiedo se ci sia un numero sufficiente di uccelli nel Delta del Danubio per tutti i colpi di fucile che ho sentito …

 

Dopo l’arrivo del freddo intenso ogni mattina nei pressi del pontile si potevano osservare 30-40 pellicani ricci.
E stato uno spettacolo bellissimo.
Poi sono cominciate le sparatorie e lo stormo ha cominciato ad assottigliarsi ogni giorno di più. In un primo momento abbiamo pensato che avessero avuto paura e fossero volati lontano, ma subito dopo il primo dell’anno abbiamo scoperto che forse sono passati a miglior vita.

Abbiamo trovato due di loro, giovani, nel canale di Uzlina, vicino al villaggio.
Uno di loro era ancora vivo, lo abbiamo catturato e consegnato agli uffici del ARBDD (Amministrazione della Riserva della Biosfera del Delta del Danubio).
L’altro era più grave, aveva il becco spezzato e la pelle della mandibola inferiore a brandelli, ma era ancora in grado di volare e non siamo stati capaci di catturarlo per soccorrerlo.

I responsabili della riserva mi hanno detto che nella primavera 2008 non c’erano più di 200 esemplari di Pellicano riccio.
Mentre ci sono alcune persone che lottano per salvare il Pellicano ricco dall’estinzione (attraverso un Progetto LIFE Natura finanziato dalla Commissione Europea – Dalmatianpelican.ro), altri sono qui per fucilarli.

Da ora in poi tutti turisti potranno rilassarsi, non hanno più bisogno di stare a guardare in cielo o nelle acque questi maestosi uccelli, potranno ammirarli solo nei musei. I pescatori saranno felici dal momento che non ci sono concorrenti che si mangiano i pesci. Finalmente il nemico è stato annientato!

E non è finita qui.
Insieme al Pellicano riccio abbiamo consegnato al ARBDD un giovane di cigno ferito dai cacciatori, un’altra specie strettamente protetta.
Abbiamo trovato anche un Cormorano pigmeo abbattuto. Inoltre abbiamo rinvenuto folaghe ed altri cigni abbattuti ed abbandonati sul ghiaccio.
E’ il piacere che conta, dopo tutto, non è vero?Si tratta di uccidere, non la preda stessa. Oggi nel pontile non ho visto più pellicani ricci…

Le foto sono state scattate nel mese di gennaio 2009 sul canale e il lago Uzlina da Mircea Bezergheanu, Despinel Dragomir (Asociatia “Una e Natura”) e Costas Dumitrescu. Molte grazie per il loro aiuto.