Archive for the ‘biopirateria’ Category

Ecomafia 2011 di Legambiente.

mercoledì, giugno 8th, 2011

Le storie e i numeri della criminalità ambientale

30.824 illeciti ambientali accertati nel 2010, 84 al giorno, 3,5 ogni ora 19,3 miliardi di euro di fatturato, 2milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi sequestrati,26.500 nuovi immobili abusivi stimati, 290 i clan coinvolti

1.117 chilometri. Più o meno da Reggio Calabria a Milano. Questa la lunga strada che 82.181 tir carichi di rifiuti potrebbero coprire. Una interminabile autocolonna “immaginata” sommando i quantitativi di rifiuti (2 milioni di tonnellate) sequestrati solo in 12 delle 29 inchieste per traffico illecito di rifiuti messe a segno dalle forze dell’ordine nel corso del 2010. Una strada impressionante eppure ancora sottostimata, perché i quantitativi sequestrati sono disponibili per meno della metà delle inchieste ma anche perché, com’è noto, viene normalmente individuata solo una parte delle merci trafficate illegalmente.

540 campi da calcio, invece, possono rendere l’idea del suolo consumato nel 2010 dall’edilizia abusiva, con 26.500 nuovi immobili stimati. Una vera e propria cittadina illegale, con 18.000 abitazioni costruite ex novo e la cementificazione di circa 540 ettari.

Bastano questi semplici esempi a illustrare la gravità del saccheggio del territorio descritto e analizzato nel rapporto Ecomafia 2011 di Legambiente, presentato oggi a Roma, presso la sede del Cnel, durante una conferenza stampa che ha visto la partecipazione di Antonio Marzano (Presidente CNEL), Vittorio Cogliati Dezza (Presidente nazionale Legambiente),Enrico Fontana(Responsabile Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità – Legambiente),Alfredo Mantovano (Sottosegretario Ministero Interno), Fabio Granata (Vice Presidente Commissione Antimafia), Marcello Tocco (Coordinatore osservatorio socio-economico sulla criminalità – CNEL), Alessandro Bratti (Comm. Bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti), Paolo Russo (Presidente Comm. Agricoltura Camera dei Deputati), Roberto Della Seta (Comm. Ambiente, Senato), Cristiana Coppola (Vice Presidente Mezzogiorno Confindustria),Francesco Ferrante (Comm. Ambiente, Senato), Luca Palamara (Presidente Ass. Nazionale Magistrati).

 

Sono 290 i clan benimpegnati nel business dell’ecomafia censiti nel rapporto, 20 in più rispetto al 2009; 19,3 miliardi di euro invece è il giro d’affari stimato per il solo 2010. Nel complesso, la Campaniacontinua a occupare il primo posto nella classifica dell’illegalitàambientale, con 3.849 illeciti, pari al 12,5% del totale nazionale, 4.053 persone denunciate, 60 arresti e 1.216 sequestri, seguita dalle altre regioni a tradizionale presenza mafiosa: nell’ordine Calabria, Sicilia e Puglia, dove si consuma circa il 45% dei reati ambientali denunciati dalle forze dell’ordine nel 2010. Un dato significativo ma in costante flessione rispetto agli anni precedenti, in virtù della crescita, parallela, dei reati in altre aree geografiche. Si segnala, in particolare, quella nord Occidentale, che si attesta al 12% a causa del forte incremento degli illeciti accertati in Lombardia.

“Come un virus, con diverse modalità di trasmissione e una micidiale capacità di contagio. Questa l’immagine dell’ecomafia che emerge dal rapporto 2001 – ha dichiarato Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità dell’associazione -. Un virus che avvelena l’ambiente, inquina l’economia, mette in pericolo la salute delle persone; che ha un sistema genetico locale e una straordinaria capacità di connessione su scala globale:può nascere, infatti, in provincia di Caserta o di Reggio Calabria e riprodursi a Milano, entrare in simbiosi con altre cellule in altre città europee, saldare il suo Dna con ceppi lontani, fino a Hong Kong. I fenomeni di criminalità ambientale continuano a diffondersi senza incontrare adeguate resistenze, determinando impressionanti sottrazioni di risorse naturali e gravi distorsioni dell’economia, con significativi contraccolpi sulle possibilità di crescita per le imprese virtuose. Eppure, nonostante i ripetuti allarmi, poco o nulla è stato fatto sul versante della prevenzione e degli strumenti indispensabili per prosciugare il “brodo di cultura” del virus eco mafioso, che così continua a diffondersi e moltiplicarsi approfittando di gravi sottovalutazioni, molte complicità e troppi silenzi”.

 

Numerose indagini e i rapporti sull’ecomafia finora realizzati dimostrano che il business dell’ecomafia, con la sua capacità pervasiva e la possibilità di occupare stabilmente posti chiave dell’economia, si propaga e si rafforza anche grazie al coinvolgimento dei cosiddetti colletti bianchi (impiegati e quadri in ruoli chiave delle amministrazioni) e alle infiltrazioni nell’imprenditoria legale – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -.  Fenomeno che si aggrava notevolmente nelle fasi di crisi economica e di scarsità finanziaria e che rende difficoltoso la svolgimento delle indagini e la ricerca delle responsabilità che si perdono in un percorso travagliato tra legalità e malaffare. Per porre rimedio a questa situazione, avevamo atteso con ansia il decreto col quale il governo deve recepire la Direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, inserendo finalmente i delitti ambientali nel Codice Penale. Purtroppo, ad oggi, lo schema approvato rappresenta una vera e propria ‘occasione mancata’. Si rimane, infatti, nel solco delle fattispecie contravvenzionali, senza riuscire a individuare i delitti, con l’effetto di continuare a fornire alle forze che devono indagare e reprimere armi spuntate: nessuna possibilità di utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali, impossibilità delle rogatorie internazionali, tempi brevissimi di prescrizione”.

 

Gli illeciti accertati sono stati 30.824, con un incremento del 7,8% rispetto 2009: più di 84 reati al giorno, 3,5 ogni ora. I reati relativi al ciclo illegale di rifiuti (dalle discariche ai traffici illeciti) e a quello del cemento (dalle cave all’abusivismo edilizio) rappresentano da soli il 41% sul totale, seguiti dai reati contro la fauna, (19%), dagli incendi dolosi (16%), da quelli nella filiera agroalimentare (15%), mentre tutti le altre tipologie di violazioni non superano complessivamente il 6% degli illeciti accertati.

Dietro questi numeri c’è l’impegno, costante, di tutte le forze dell’ordine: il lavoro svolto in generale dal Corpo forestale dello Stato e da quelli delle regioni a statuto speciale, soprattutto per quanto riguarda il ciclo illegale del cemento; l’attività d’indagine sviluppata dal Comando tutela ambiente dell’Arma dei carabinieri in particolare per quanto riguarda i traffici illegali di rifiuti; l’incremento dei reati denunciati dalle Capitanerie di porto, quasi raddoppiati rispetto al 2009; l’azione della Guardia di finanza per i reati economici in campo ambientale; quella in crescita, così come i risultati, dell’Agenzia delle Dogane e in particolare dell’Ufficio antifrode contro i traffici internazionali di rifiuti e di specie protette; l’attenzione crescente della Polizia di Stato e quella diffusa sul territorio delle diverse Polizie provinciali. Attività a cui si deve aggiungere il lavoro svolto, come sempre, dal Comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e il contributo specifico, che pubblichiamo anche quest’anno, della Direzione investigativa antimafia, impegnata in particolare nell’analisi dei fenomeni d’infiltrazione dei clan nel ciclo dei rifiuti.

 

Il 2010 è un anno da record per le inchieste sull’unico delitto ambientale, quello contro i professionisti deltraffico illecito di veleni (art. 260 Dlgs 152/06): sono state ben 29, con l’arresto di 61 persone e la denuncia di 597 e il coinvolgimento di 76 aziende. Altre 6 inchieste di questo tipo si sono svolte nei primi quattro mesi del 2011, mentre in totale – cioè dalla sua entrata in vigore nel 2002 a oggi – sono salite a quota 183. Il fenomeno si è oramai allargato a tutto il paese, consolidandosi in strutture operative flessibili e modulari, in grado di muovere agevolmente tonnellate di veleni da un punto all’altro dello stivale. I numeri e i dati relativi alle attività d’indagine svolte sui traffici illeciti non esauriscono l’azione di contrasto dei fenomeni di smaltimento illegale. Sempre nel corso del 2010, le forze dell’ordine hanno accertato circa 6.000 illeciti relativi al ciclo dei rifiuti (circa 1 reato ogni 90 minuti). La classifica a livello nazionale è guidata, anche in questo caso, dalle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (nell’ordine Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), ma cresce anche il numero di reati accertati nel Lazio e in Lombardia.

E dove ci sono rifiuti c’è sempre qualcuno che ha la sua ricetta facile di smaltimento, illegale, ovviamente. Da Ascoli Piceno a Montenero di Bisaccia, da Brescia a Reggio Emilia, da Palermo a Cuneo, da Chieri a Teramo, il copione svelato dagli investigatori è sempre lo stesso. Si fanno carte false e si spediscono lungo le rotte illegali, che possono anche essere marine e spingersi fino in Cina. Dai porti di Venezia, Napoli, Gioia Tauro, Genova ma anche Cagliari, dove i carabinieri la scorsa estate hanno scoperto una organizzazione che spediva carichi di rifiuti elettrici ed elettronici (Raee) verso Cina, Malesia, Pakistan, Nigeria, Congo. L’Agenzia delle Dogane ha inoltrato alle autorità competenti più di 100 notizie di reato per traffico internazionale di rifiuti (art. 259 Dlgs 152/06) e sequestrato nei porti italiani ben 11.400 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, il 54% in più rispetto al 2009.Il 60% di questi diretti in Cina, il 12% in Corea del Sud, il 10% in India, il 4% in Malesia e così via.

 

Per quanto riguarda il ciclo del cemento, nel 2010 sono stati accertati 6.922 illeciti, con 9.290 persone denunciate, più di una ogni ora. La Calabria è la prima regione come numero d’infrazioni (945) seguita dalla Campania, dove si registra il maggior numero di persone denunciate (1.586) e dal Lazio. Secondo le stime del Cresme, nel 2010 sono stati 26.500 i casi gravi di abusivismo, tra nuove costruzioni (18.000), ampliamenti e cambiamenti di destinazioni d’uso. E, come se non bastasse, si continua a costruire abusivamente e fuori controllo in un territorio ad alto rischio idrogeologico. Sempre la Calabria, regione con il 100% dei comuni interessati da aree a rischio idrogeologico solcata da torrenti e fiumare, nulla ferma l’avanzata del cemento abusivo. Lungo la costa è accertato un abuso ogni 100 metri, 5.210 in tutta la Regione e 2.000 nella sola Provincia di Reggio Calabria. La Campania dal 1950 al 2008 è stata fra le regioni più colpite da eventi franosi, piangendo anche 431 vittime, e da inondazioni con 211 vittime (Fonte: Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche Cnr-Irpi). Ebbene, in un così fragile territorio in soli dieci anni sono state realizzate 60.000 case abusive, 6.000 ogni anno, 16 al giorno.

 

Anche le frodi alimentari sono state al centro dell’intenso lavoro di tutte le forze dell’ordine, in particolare del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute e del Nucleo Agroalimentare e Forestale del Corpo forestale dello Stato. Nel 2010 sono state 4.520 le infrazioni accertate nel settore, 2.557 le denunce e 47 gli arresti; mentre il valore dei sequestri ha raggiunto una cifra che supera i 756 milioni di euro. Il maggior numero di reati è stato riscontrato nel settore delle carni e allevamenti (1.244), della ristorazione (1.095) e dei prodotti alimentari vari. Le strutture chiuse e sequestrate sono state 1.323 con il sequestro di quasi 24 milioni di chili/litri di merci. Secondo la Cia il fatturato si aggira intorno ai 7,5 miliardi di euro.

 

In questo rapporto viene stimato, dal Comando carabinieri tutela patrimonio culturale, anche il business dell’arte rubata: il valore di opere e reperti recuperati ammonta, solo nel 2010, a più di 216 milioni di euro. In leggera flessione il numero di furti (983, l’anno prima erano stati 1.093), quasi 3 al giorno, ma cresce in maniera esponenziale il numero di oggetti trafugati: 20.320 lo scorso anno, erano 13.219 nel 2009. Nel totale ci sono state 1.237 persone indagate e 52 arresti. Da segnalare anche i furti nel settore dei libri, documenti antichi e beni archivistici di rilevante interesse storico-culturale, a danno di istituti, enti e biblioteche pubbliche e private dove spesso gli ammanchi sono ignorati a causa della incompleta catalogazione dei testi, della estrema facilità di trasporto e parcellizzazione dei beni sottratti. Nel 2010 il numero di documenti e libri denunciati come sottratti è stato nettamente superiore a quello registrato nel 2009 (11.712 a fronte di 3.713). Da sottolineare gli ottimi risultati investigativi in fatto di recupero di oggetti d’arte: nel 2010 la cifra sale a quota 84.869, dei quali 79.260 provenienti direttamente da furti.

 

Sempre nell’ultimo anno le forze dell’ordine hanno accertato 5.835 reati commessi contro la fauna, quasi 16 al giorno: +13,2% rispetto al 2009 per un business che ogni anno si aggira intorno ai 3 miliardi di euro ed è sempre più globalizzato. Secondo il Corpo Forestale dello Stato, la stragrande maggioranza degli accertamenti, oltre 39.000, è avvenuta in ambito doganale a causa dell’espansione globale dei mercati orientali (a partire da quello cinese) con un volume d’affari di specie animali e vegetali e di prodotti lavorati che supera ormai, a livello mondiale, i 100 miliardi di euro all’anno.

 

A concludere affari con l’ecomafia è spesso un vero e proprio esercito di colletti bianchi e imprenditori collusi. Ampia disponibilità di denaro liquido da una parte, competenze professionali e società di copertura dall’altra hanno trovato nel business ambientale una perfetta quadratura. I ‘Sistemi criminali’ (dalla definizione del magistrato Roberto Scarpinato) sono la sintesi migliore per capire l’ecomafia di oggi. I ‘Sistemi criminali’, sono network illegali complessi dei quali fanno parte soggetti appartenenti a mondi diversi: politici, imprenditori, professionisti, mafiosi tradizionali. Il ‘sistema nervoso’ che mette in comunicazione tra loro tutti i soggetti è costituito dai cosiddetti colletti bianchi, persone con un curriculum di rispettabilità, sociale ed economica. Senza il loro concorso, molti affari illegali non si potrebbero neppure immaginare. È in questo ‘Sistema’ che il virus si modifica, cambia strategia di diffusione, cerca di diventare invisibile agli anticorpi.

Ecomafia 2011. Le storie e i numeri della criminalità ambientale

a cura dell’Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente

Edizioni Ambiente (Annuari) – 432 pagine, euro 24,00

 

L’Ufficio stampa (0686268376 – 79 – 53 – 99)

 

 

Legambiente sul ddl bavaglio

domenica, giugno 13th, 2010

Legambiente sul ddl bavaglio
«Le ecomafie festeggiano»

Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di legambiente
Il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, chiede al governo di non limitare le indagini sui reati in campo ambientale. «Questi crimini causano gravi danni al territorio e alimentano il business delle ecomafie»

Il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo aveva garantito il suo impegno personale per stralciare gli illeciti in campo ambientale dai reati per i quali è prevista la stretta sulle intercettazioni. Ma stando alle ultime versioni del ddl, con la blindatura di oggi da parte di Berlusconi le norme che riducono ai minimi termini il ruolo delle intercettazioni nelle indagini sono ancora tutte lì. Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, spiega quali sono i timori legati alle indagini sul crimine albientale.

“Solo le intercettazioni hanno permesso di scoprire e bloccare alcuni pericolosi traffici di rifiuti industriali, soprattutto al Nord Italia, gestiti dalla criminalità organizzata insieme a imprenditori collusi e ‘colletti bianchi’ senza scrupoli, che ora queste norme impediscono di ascoltare. Se il testo della legge sulle intercettazioni non prevederà la possibilità di indagare in quella “fascia nebulosa” dei collusi non prettamente mafiosi, le ecomafie festeggeranno, in attesa di guadagnare cifre anche superiori ai 20,5 miliardi di euro intascati nel 2009”.

Per il presidente di Legambiente le intercettazioni ambientali e telefoniche sono uno strumento fondamentale per contrastare i crimini contro l’ambiente. “Crimini che non causano solo gravi danni al territorio ma che alimentano il business dell’illegalità gestito dalle cosche, devastano i settori legali del turismo e delle produzioni agroalimentari di qualità; aumentano l’incidenza di malattie gravi e spesso irreversibili, minano il futuro dell’intero Paese.

Le Forze dell’ordine fanno un lavoro straordinario per contrastare l’ecomafia – ha concluso Cogliati Dezza -, ma hanno bisogno dell’impegno del Governo per poter consolidare i risultati, a partire dalla possibilità di usare le intercettazioni e dall’urgenza di introdurre i delitti contro l’ambiente nel Codice Penale”.

Fuori la verità su biocarburanti

sabato, marzo 13th, 2010

Appello degli ambientalisti all’Ue
«Fuori la verità su biocarburanti»

La Corte di giustizia Ue

La Commissione Europea è accusata di nascondere documenti a conferma delle forti implicazioni negative dell’uso dei biocarburanti. Il ricorso di quattro organizzazioni ambientaliste alla Corte di giustizia di Lussemburgo

La Commissione Europea è accusata di nascondere documenti che dimostrerebbero l’esistenza di forti implicazioni negative, dal punto di vista ambientale ed economico, dell’uso dei biocarburanti. A puntare il dito accusatore sulla poca trasparenza e democrazia dell’esecutivo sono quattro organizzazioni ambientali (ClientEarth, Transport & Environment, the European Environmental Bureau e BirdLife International) che hanno depositato l’otto marzo un ricorso davanti alla Corte di Giustizia di Lussemburgo.

Secondo quanto riporta un articolo Euractiv-Reuters, le associazioni avevano chiesto nell’ottobre 2009 l’accesso ai documenti, senza però ricevere nei tempi legali previsti l’intero incartamento, ma solo una sua parte. Secondo il portavoce della Commissione Mark Gray, quei documenti assommavano a 8844 pagine e l’esecutivo stava ancora valutando se consegnare il resto.
L’azione alla Corte, secondo Gray è prematura anche perché in questo momento si è in una fase di progetto dei documenti.

Gli attivisti controbattono che la Commissione avrebbe creato un pericoloso precedente non mettendo a disposizione tutti gli studi. Potrebbe, in questo modo – sostengono – “ritardare la consegna dei documenti fino a quando non sarà già stata presa una decisione politica, colpendo al cuore la democrazia comunitaria”. Appellandosi al rispetto sulla legge della libertà di informazione, i gruppi ambientali riportano così alla ribalta il problema della sostenibilità dei biocarburanti, approfittando del fatto che la Commissione dovrà rendere noto un rapporto in cui si rivede l’impatto del cambiamento indiretto dell’uso dei terreno sulle emissioni di gas ad effetto serra.

Sul banco degli imputati c’è l’obiettivo comunitario di sostituire il 10% dei combustibili fossili con biocarburanti entro il 2020. Politica che, accusano gli ambientalisti, ha creato un mercato artificiale, con un’industria europea del valore di circa 5 miliardi di euro l’anno e massicce importazioni da Brasile, Indonesia e Malesia. (Ansa)

Farmaci Smaltiti in Nord-Est

mercoledì, febbraio 17th, 2010

Farmaci smaltiti nei terreni
Arresti e perquisizioni nel Nordest

Nucleo tutela ambiente dei Carabineri

Una organizzazione per delinquere disperdeva medicinali scaduti di ospedali in terreni. i carabinieri del Noe di Unine hanno eseguito provvedimenti restrittivi e perquisizioni tra Veneto e Friuli
Notizia Arresti in Toscana e in Abruzzo

Una organizzazione per delinquere che disperdeva medicinali scaduti di ospedali in terreni è stata sgominata dai carabinieri del comando tutela Nucleo Ecologico di Udine, che sta eseguendo dalle prime ore di oggi provvedimenti restrittivi e perquisizioni tra Veneto e Friuli. I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip di Udine Alessio Verni su richiesta del Pm Viviana Del Tedesco nell’ambito di una inchiesta su un traffico illecito di rifiuti, falsità documentale e truffa ai danni della pubblica amministrazione. Tra gli indagati figurano due funzionari dell’Arpa di Udine.

L’operazione vede impegnati i carabinieri del gruppo tutela dell’ambiente di Treviso (Noe di Udine, Treviso e Venezia), con il supporto dei militari dell’arma dei comandi provinciali di Udine, Venezia e Treviso, che stanno sequestrando varie società e una decine di mezzi per il trasporto dei rifiuti. L’indagine, denominata ‘Parking Waste’, è iniziata dal rinvenimento di una discarica abusiva di rifiuti speciali ospedalieri in un’area da adibire a parcheggio di pertinenza dell’ospedale civile di Latisana (Udine).

Gli accertamenti dei militari del Noe di Udine, che si sono serviti di intercettazioni telefoniche e strumentazione tecnica, hanno permesso di scoprire l’esistenza di un sodalizio criminoso che aveva smaltito circa 600 mila chili di rifiuti speciali costituiti da terreno frammisto a rifiuti ospedalieri, sotterrati in una discarica di inerti della provincia di Treviso.

Contemporaneamente i carabinieri hanno accertato anche una illecita gestione di rifiuti provenienti dalla bonifica di un deposito di carburante di Gorizia. Rifiuti di amianto frammisto a terreno sono stati scaricati illecitamente presso un centro di stoccaggio nella provincia di Trento, per essere poi inviati per il definitivo smaltimento presso impianti tedeschi. Gli indagati sono accusati di avere costituito una associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. (Ansa)

OGM-VIA LIBERA?

lunedì, febbraio 8th, 2010

Ogm, via libera del Consiglio di Stato
«Ma la battaglia non è ancora persa»

Mais Ogm

I giudici amministrativi hanno hanno ordinato al ministero dell’Agricoltura di concludere il procedimento autorizzazione alla coltivazione di mais transgenico già autorizzato a livello comunitario senza attendere la decisione delle Regioni sui piani di coesistenza. Le reazioni

“Mantenere il territorio libero dagli organismi geneticamente modificati è un diritto sacrosanto della stragrande maggioranza degli agricoltori e dei cittadini e pertanto, se si dovesse rendere necessario, lo difenderemo democraticamente con referendum degli agricoltori, come previsto dalla raccomandazione comunitaria in materia di coesistenza degli Ogm con le altre coltivazioni”. È preoccupata la reazione di coldiretti alla pronuncia del Consiglio di Stato del 19 gennaio scorso che segna, almeno sulla carta, un punto a favore di coloro che vogliono coltivare e vendere Ogm.

Accogliendo il ricorso del vicepresidente di Futuragra, l’associazione degli imprenditori agricoli vogliono coltivare gli ogm in particolare il mais, i giudici amministrativi hanno hanno ordinato al ministero dell’Agricoltura di concludere il procedimento di istruzione e autorizzazione alla coltivazione di mais geneticamente modificato che sia già stato autorizzato a livello comunitario senza attendere la decisione delle Regioni sui piani di coesistenza, come invece previsto dall’iter tracciato dal decreto legislativo 212/2001 dell’allora ministro Gianni Alemanno.

Secondo Futuragra la sentenza obbliga il ministero a “rilasciare l’autorizzazione alla semina di varietà iscritte al catalogo comune fissando un termine di 90 giorni per il rilascio dell’autorizzazione”. In sostanza fra tre mesi in Italia si potrebbe iniziare a coltivare il mais Mon 810, l’unico prodotto transgenico autorizzato per la coltivazione in Europa, “la cui pericolosità – affermano i Vas (Verdi ambiente e società) – per l’ambiente e per l’uomo non è più un mistero per nessuno e ben sei Paesi dell’UE, Francia, Austria, Ungheria, Germania, Grecia e Lussemburgo lo hanno bandito dal proprio territorio invocando la clausola di salvaguardia”.

Ma le cose, assicurano sia l’ex ministro dell’agricoltura Gianni Alemanno sia l’attuale ministro Luca Zaia, non saranno così facili per i pro-ogm. “Non cantino vittoria coloro che sono favorevoli agli ogm perché il blocco della mia circolare creerà un po’ di confusione ma non aprirà la strada agli ogm” afferma a caldo Gianni Alemanno. “Continueremo a difendere cittadini e agricoltori” assicura il ministro Luca Zaia. “La sentenza – osserva il ministro, da tempo contrario agli ogm – contravviene in modo palese alla volontà della stragrande maggioranza dei cittadini e delle Regioni italiane. Primi fra questi, quegli agricoltori, ancora una volta la stragrande maggioranza, che non vogliono Ogm nei loro campi, consapevoli, innanzitutto, che è il valore identitario delle loro produzioni ad essere messo a repentaglio, la fertilità del loro futuro”. E su questa linea il Ministero promette di dare battaglia.

Nell’annunciare il ricorso a un referendum “salva Made in Italy”, il presidente di Coldiretti Sergio Marini spiega: “Ci opponiamo alla diffusione delle coltivazioni Ogm in Italia e sosteniamo l’obbligo di indicare in etichetta la loro eventuale presenza nei prodotti importati da altri Paesi per dare l’opportunità di riconoscere i prodotti “Ogm free”. Un’ agricoltura moderna che vuole rispondere alle domande dei consumatori – ha sottolineato Marini – deve fare scelte coerenti con i bisogni di sicurezza alimentare e ambientale nel rispetto del principio della precauzione, per non iniziare a percorrere strade senza ritorno. “

ADRIA

sabato, maggio 16th, 2009

I carabinieri lanciano l’allarme”Attenzione all’hascisc con diserbanti”
Dopo l’arresto di uno spacciatore marocchino, le forze dell’ordine mettono in guardia sulla droga ottenuta con metodi di produzione intensiva e con additivi, quindi ancor più dannosa alla salute


Rovigo, 9 maggio 2009. Un marocchino di 27 anni è stato arrestato dai carabinieri di Adria per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti: il giovane è stato trovato in possesso di 10 grammi di hascisc. Poi, nella perquisizione della sua casa, sono stati scoperti altri 720 grammi della stessa sostanza stupefacente suddivisi in sette pani ed inoltre sette grammi di cocaina suddivisa in sette dosi.
Intanto, i carabinieri lanciano l’allarme sulle modalità di produzione dell’hascisc, in particolare quello proveniente dal Marocco, e sugli effetti che additivi come i diserbanti possono avere sulla salute di chi ne fa uso
Secondo quanto scoperto dai carabinieri, i produttori di hascisc in Marocco, per estrarne l’essenza, avrebbero adottato meccanismi di produzione intensiva. Per sciogliere i residui delle piante di marijuana, li si getta in grandi vasche e poi li si irrora con diserbanti ed acqua.
In pratica, è come una sofisticazione, simile a quella del vino al metanolo, che ha causato decine di decessi.
Articolo “il resto del carlino tg”

OGM

mercoledì, febbraio 18th, 2009

Etichette a carne e derivati di animali nutriti con Ogm

Imporre l’etichettatura sulle confezioni di latte, carne e uova di animali nutriti con mangimi a base di Ogm: la richiesta viene dalla commissione agricoltura del Parlamento europeo che ieri a Bruxelles si è espressa in relazione al ‘Libro verde’ sulla qualità dei prodotti alimentari della Commissione La Corte Ue: «Comunicare i siti Ogm»
Imporre l’etichettatura sulle confezioni di latte, carne e uova di animali nutriti con mangimi a base di Ogm: la richiesta viene dalla commissione agricoltura del Parlamento europeo che ieri a Bruxelles si è espressa in relazione al ‘Libro verde’ sulla qualità dei prodotti alimentari della Commissione europea. Il contributo servirà all’elaborazione della proposta ufficiale che la commissaria all’agricoltura Mariann Fischer Boel ha in programma per maggio.
Alla commissaria Fischer Boel i parlamentari europei hanno proposto delle misure concrete per “promuovere la qualità dei prodotti alimentari europei”, preconizzando anche la creazione di un’Agenzia europea della qualità. I parlamentari chiedono anche “di semplificare le norme di commercializzazione, di meglio informare i consumatori, in particolare sull’etichetta d’origine, oltre a meglio proteggere i prodotti europei di qualità sul piano internazionale”.
Sul fronte delle denominazioni d’origine i deputati vogliono una semplificazione delle procedure di registrazione e la relativa riduzione dei tempi di attesa. Ritengono anche necessario un rafforzamento della protezione delle indicazioni geografiche sul piano nazionale e internazionale: a livello comunitario, armonizzando le regole tra gli stati membri con controlli e sanzioni severe; a livello mondiale, intensificando gli sforzi nel quadro dei negoziati multilaterali alla Wto.

la nuova ecologia 18/feb/2009

vandana shiva, pilastro dell’ecologia mondiale

mercoledì, novembre 26th, 2008

«Una campagna contro la biopirateria»

«Quest’inverno lanceremo una campagna contro l’assalto degli Ogm ai nostri semi». L’annuncio di Vandana Shiva, vicepresidente di Slow Food International, all’inaugurazione di Terra Madre, il meeting delle comunità del cibo che si è aperto a Torino in concomitanza con il Salone del Gusto
L’Ue tenta di superare lo stallo
“Quest’inverno lanceremo una campagna contro la biopirateria degli Ogm. Gli organismi geneticamente modificati, infatti, sono una pirateria biologica dei nostri semi”. Lo ha annunciato Vandana Shiva, vicepresidente di Slow Food International, intervenendo all’inaugurazione di Terra Madre, il meeting delle comunità del cibo che si è aperto ieri a Torino, in concomitanza con il Salone del Gusto.
PIRATERIA BIOLOGICA. L’ambientalista indiana ha ringraziato il governo italiano e la città di Torino perché “mentre altri governi cercano di salvare banche e banchieri corrotti qui si è investito per seminare il futuro, si è investito nella vera banca, la terra”. Per Vandana Shiva “ormai siamo governati dalla finanza, che è finzione, e dalla sete di ricchezza. Ma l’eccessivo attaccamento al denaro porta alla distruzione”. L’invito rivolto alla platea è senza mezzi termini: “Dobbiamo garantire che il governo delle multinazionali corrotte trovi la sua fine. Cerchiamo di combatterle perché tutti abbiano cibo e i produttori vengano ripagati con un guadagno equo. Dobbiamo porre fine a questa mercificazione della terra”. “Gli Ogm – ha concluso – non producono più cibo, producono solo un cambiamento climatico. Questa è vera e propria pirateria biologica e noi la combatteremo”.
RITORNO ALLA TERRA. “Questa crisi rivaluterà l’economia rurale, l’agricoltura. Torneremo a dare importanza alla sapienza dei lavori manuali, attenzione per chi lavora la terra”. Dalla stessa cornice di Terra Madre le fa eco Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. “L’economia di sussistenza salverà il pianeta dalla folle economia di mercato”, ha aggiunto. “La bolla speculativa ora è scoppiata e c’è un senso di liberazione generale: era ora che si mettesse fine alle speculazioni. Eppure la crisi economica in atto non sarà breve, ma storica e lunga. E i politici prenderanno sempre più coscienza degli errori che sono stati commessi”.
BIO PER TUTTI. Petrini ha disegnato ai delegati “un imponente processo virtuoso che premierà le vostre produzioni”. Ma li ha anche invitati a “produrre cibo biologico e di qualità per tutti, anche per la gente povera”. In conclusione il patron di Slow Food ha invitato i contadini ad “accogliere i giovani che stanno per lanciare un progetto: trascorrere alcuni mesi in un’azienda agricola. Sarà un arricchimento per voi e per loro”.

da: la nuova ecologia