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Le centrali a biomassa, sono sempre così utili?

sabato, gennaio 14th, 2012

Le centrali a biomassa sono sempre così utili all’ambiente e all’economia come sembrerebbe? Dal Nord al Sud, dalle piccole centrali per teleriscaldamento ai giganteschi impianti per la produzione di energia elettrica per conoscere meglio luci e ombre di questa fonte…. “rinnovabile”

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Sfruttamento dei terreni ed efficienze a confronto

Autori: Dott. Mirco Andreotti, Elisa Samorì

Abstract: In questo articolo presentiamo una sintesi degli studi svolti per la valutazione del bilancio energetico nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Riportiamo valutazioni, aspetti positivi, problematiche e loro possibili soluzioni per la produzione di energia da biogas, da olio vegetale e da fotovoltaico. I risultati ottenuti sono stati valutati analizzando progetti di centrali, presentazioni di centrali, dati forniti da TERNA e da ARPA. Lo studio si conclude illustrando l’evidente maggiore efficienza di sistemi fotovoltaici rispetto alla produzione di energia da biomassa e fornendo suggerimenti per un attento sfruttamento dell’ambiente.

 

Introduzione

 

L’uso dei combustibili fossili implica senza dubbio diversi problemi: incremento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera, emissione di sostanze dannose per la salute e inevitabile esaurimento del combustibile stesso. Per far fronte a questi problemi diverse tecnologie sono prese in considerazione per la produzione di energia elettrica. Fra le diverse soluzioni vogliamo considerare e confrontare fra di loro la tecnologie della biomassa e del fotovoltaico.

 

Biomassa

 

La tecnologia di produzione di energia da biomassa si basa sulla produzione di combustibile da origine vegetale e/o organica, il quale serve a far funzionare un generatore di energia elettrica. La biomassa è considerata una fonte di energia rinnovabile e verde. Rinnovabile perché il combustibile può essere prodotto da coltivazioni a ciclo annuale, quindi il ciclo di produzione rimane limitato in un breve lasso di tempo (a differenza della produzione di petrolio che richiede tempi geologici).

 

È anche una tecnologia verde, in quanto il ciclo di anidride carbonica non contribuisce all’aumento di questa in atmosfera, per il fatto che l’anidride emessa dalla combustione viene poi riassorbita dalle piantagioni durante la crescita. Fra le diverse fonti di biomassa consideriamo come esempi una centrale a biogas e una a olio vegetale, le quali si stanno diffondendo molto in Italia.

 

Negli impianti a biogas il prodotto agricolo è utilizzato per produrre biogas dalla fermentazione, usato poi come combustibile per i generatori. Negli impianti a olio vegetale, dal prodotto agricolo si estrae olio combustibile per i generatori. Si può facilmente comprendere che essendo una fonte di energia rinnovabile, anche la biomassa non è altro che una conversione di energia solare, quale unica fonte di energia esterna alla Terra e inesauribile.

 

L’energia solare viene utilizzata dalle piante per sintetizzare materia organica con la fotosintesi clorofilliana e da queste si estrae combustibile per i generatori.

 

Fotovoltaico

 

Un impianto fotovoltaico converte direttamente l’energia solare in energia elettrica per mezzo dell’effetto fotoelettrico. Questa tecnologia rientra quindi nella fascia di produzione di energia da fonti rinnovabili. L’utilizzo di questi   impianti implica la non emissione in atmosfera di alcun tipo di sostanza, in quanto il processo non si basa su un ciclo di combustione.

 

Problematiche biomassa

 

Fra le problematiche inerenti la biomassa possono insorgere l’utilizzo di combustibili fossili per la lavorazione dei terreni e l’uso dei fertilizzanti.

 

In merito alla prima problematica gli studi svolti dimostrano che per il biogas e per l’olio vegetale si utilizza rispettivamente il 2% e il 13% del gasolio che servirebbe per produrre la stessa energia con una centrale termoelettrica tradizionale che funzioni esclusivamente con combustibile fossile.

 

Quindi possiamo concludere che l’incidenza dell’uso dei combustibili fossili per la lavorazione dei terreni si può considerare trascurabile, anche se non nulla.

 

Un problema più grande si presenta invece con l’inevitabile utilizzo di fertilizzanti, che implica l’emissione in atmosfera di azoto e di vari suoi composti dannosi per la salute e per l’ambiente.

 

Problematiche fotovoltaico

 

Il problema fondamentale di un impianto fotovoltaico è che questo produce energia elettrica secondo il ciclo solare, sia giornaliero che annuale. Ciò implica che un impianto potrebbe produrre più energia del fabbisogno in certi periodi e produrne in difetto in altri. Questo problema può essere risolto con sistemi a fotovoltaico ad accumulo di energia, come viene proposto da alcuni impianti sperimentali.

 

Sono già in fase sperimentale, per esempio, impianti con accumulazione di idrogeno che utilizzano l’energia in eccesso al fabbisogno per produrre idrogeno e riutilizzarlo per produrre energia nei periodi in cui il fotovoltaico produce in difetto rispetto al fabbisogno.

 

Altre problematiche potrebbero essere l’utilizzo in alcuni di sostanze altamente tossiche come il Telloruro di Cadmio, lo smaltimento dei pannelli esauriti, le modifiche all’ambiente derivante dal installazione di celle fotovoltaiche con conseguente variazione dell’albedo e possibile instaurarsi di microclimi diversi dall’ambiente originario.

 

Studi e considerazioni dimostrano che questi effetti sembrano avere effetti trascurabili. In merito allo smaltimento esistono attualmente al mondo due impianti pilota che riciclano i pannelli esauriti per ripristinarli e ricostruirne di nuovi.

 

Fabbisogno di terreni per biomassa e fotovoltaico

 

“Per confrontare il fabbisogno di terreni occupati da un impianto fotovoltaico e dalle coltivazioni necessarie per alimentare centrali a biomassa prendiamo in considerazione un impianto solare con accumulazione ad idrogeno, al fine di avere tre modelli di impianti che producano energia seguendo l’andamento del fabbisogno di una ipotetica comunità.

 

Ipotizzando una richiesta di potenza elettrica media pari a 1MW, un impianto a biogas, uno a olio vegetale e un fotovoltaico ad accumulo installato nella zona di Ferrara, necessitano rispettivamente di 400 ettari, 1000 ettari e 15 ettari, come riassunto nella tabella seguente:

 

Fotovoltaico = 15 ha

 

Biogas = 400 ha

 

Olio vegetale = 1000 ha

 

Efficienze a confronto

 

Le tecnologie qui trattate sono, come abbiamo precedentemente illustrato, convertitori di energia solare in energia elettrica.

 

Considerando le misure (fornite da ARPA) di energia solare incidente

sulla città di Ferrara nell’arco degli ultimi cinque anni abbiamo potuto determinare l’efficienza di conversione dell’energia solare in energia elettrica, ovvero la frazione di energia elettrica che

si ottiene dall’energia solare incidente nell’arco di un anno.

 

Dall’analisi dei dati si determina che le tecnologie a fotovoltaico, a biogas e a olio hanno rispettivamente le seguenti efficienze: 4%, 0.14% e 0.06%, come riassunto nella seguente tabella:

 

Fotovoltaico = 4%

 

Biogas = 0.14%

 

Olio vegetale = 0.06%

 

Considerazioni sui risultati

 

I risultati dimostrano che la tecnologia fotovoltaico è decisamente più efficiente della biomassa: 30 volte più efficiente dei sistemi a biogas e 70 volte più efficiente dei sistemi a olio vegetale.

 

Questo implica che l’utilizzo dei terreni per coltivazioni da dedicare alla produzione di energia è obiettivamente un esubero, in quanto

con molta meno superficie di fotovoltaico si può soddisfare lo stesso fabbisogno.

 

Considerazioni generali

 

I risultati qui ottenuti non vogliono essere utilizzati a sfavore della biomassa, ma vogliono piuttosto essere un punto di partenza per

riflessioni sullo sfruttamento dei terreni e per una migliore organizzazione nella gestione e nella produzione dell’energia elettrica.

 

L’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica devono essere scelti e valutati attentamente in base agli insediamenti e alle caratteristiche già presenti nel territorio oggetto.

 

Quindi anche la tecnologia a biomassa ha ragione di essere sfruttata, ma sarebbe energeticamente sensato e opportuno destinarla a contesti nei quali il combustibile può essere ottenuto senza sottrarre

terreni all’agricoltura.

 

In merito al fotovoltaico è ragionevole pensare che vaste distese di impianti a terra possano essere non idonei agli ambienti circostanti, ma

anche in questo caso è opportuno valutare attentamente le installazioni e l’entità dell’intervento.

 

Considerando inoltre l’esigua estensione di fotovoltaico in rapporto al

fabbisogno di terreni di centrali a biomassa, si comprende bene quanto poco influente possa essere un’installazione di un impianto solare.

 

È doveroso inoltre aggiungere che per il fotovoltaico si possono pensare anche soluzioni diverse da impianti unici concentrati in una zona ristretta.

 

Sarebbe sensato infatti considerare la possibilità di sfruttare tutte quelle superfici che già sono state modificate dall’uomo, come per

esempio tetti degli edifici, parcheggi e ogni qualsivoglia infrastruttura che sia più o meno esposta al sole.

 

Organizzando un ragionevole numero di microimpianti collegati tutti in rete si potrebbero ottenere numerosi vantaggi.

 

Anzitutto tanti microimpianti offrono la possibilità di produrre energia elettrica in loco che può essere utilizzata direttamente dalle utenze circostanti evitando così la necessità di realizzare linee di

trasporto di notevole entità.

 

Inoltre installando il fotovoltaico dove l’albedo e l’ambiente sono già

stati modificati dalle strutture esistenti si dovrebbero apportare modifiche trascurabili in termini ambientali.

 

Osservazioni finali

 

Le valutazioni riassunte in questo articolo sono stime, quindi ulteriori e più approfonditi studi dovrebbero essere condotti per poter valutare una serie di complessi fattori, quali per esempio l’energia necessaria per la realizzazione delle infrastrutture e delle centrali.

 

Questi studi dovrebbero essere condotti da un team di esperti

in diversi campi al fine di ottenere una visione quanto più globale dei sistemi energetici e del corretto sfruttamento delle risorse.

 

Ovviamente la ricerca e lo sviluppo di nuove e più efficienti

tecnologie devono continuare ed essere sempre più incentivati.

 

Vogliamo infine sottolineare che questo lavoro è stato svolto seguendo una linea scientifica e non politico-economica.

 

Ringraziamenti

 

Si ringraziano il Comune di Bondeno (FE), la Società Energy Renew S.r.l., ARPA e l’Università degli Studi di Ferrara.

 

Bibliografia

 

[1] Tesi di Laurea in Scienze Naturali di Elisa Samorì, titolo della tesi “Valutazione del Bilancio Energetico nella Produzione di Energia da Fonti Rinnovabili”, AA 2009/2010.

 

Testo completo disponibile all’indirizzo:

 http://docente.unife.it/mirco.andreotti/allegati/

TesiLaureaElisaSamori.pdf

Biomasse a Papozze?

lunedì, marzo 14th, 2011

Circolo Legambiente DeltaPoAdria: Biomasse a Papozze?
Da qualche mese si discute a Papozze del possibile avvio, nel breve periodo,
di un un progetto per la costruzione di un impianto a biomasse, basato su un
processo di digestione anaerobica, per la produzione di energia elettrica e
termica.
Nonostante non sia ancora stato ufficializzato e quindi non si conosca il
progetto, il tipo d’impianto e la portata, l’argomento sta alimentando
dibattiti e polemiche che vanno dalle informazioni date o non date alla
cittadinanza, all’opportunità che potrebbe rappresentare per l’economia del
territorio o, al contrario, agli aspetti deleteri e nocivi che tale impianto
potrebbe recare in termini di emissioni di gas e sostanze pericolose . Tutte
considerazioni che hanno preso vita da pochissime notizie: qualche articolo sui
giornali e informazioni raccolte e diffuse da una associazione di cittadini.
“Legambiente è un’associazione da sempre attenta al territorio – spiega Dario
Griso, presidente del circolo Legambiente Delta del Po. – Per questo riteniamo
importante  esprimere fin da ora la nostra opinione in merito al progetto. La
nostra Associazione infatti – prosegue Griso -  può vantare un’esperienza
decennale che permette di esprimere idee precise e documentate da mettere a
disposizione di quanti vogliano approfondire l’argomento.”
Cosa sono le Biomasse? La direttiva Europea n° 77 del 2001 la definisce così:
la parte biodegradabile dei rifiuti provenienti da attività Agricola,
Zootecnica, Silvicolturale, Industriale e dalla Raccolta Differenziata.  Quindi
è una fonte rinnovabile proveniente da rifiuti, da scarti.
La diffusione delle fonti rinnovabili nei territori rurali, rappresenta un’
opportunità per la lotta ai cambiamenti climatici e di sviluppo dell’
imprenditoria agricola. E’ fondamentale però assicurare l’integrazione tra gli
impianti di produzione da energia rinnovabile, sia per quanto riguarda la loro
attuazione che l’esercizio, nel rispetto delle tradizioni agroalimentari locali
e del paesaggio rurale, ma anche verificare che non compromettano o
interferiscano negativamente con la centralità della produzione agroalimentare.
E’ per questo, pertanto, che riteniamo utili le piccole centrali a biomassa a
filiera corta nell’intento di valorizzare il contributo energetico degli scarti
delle nostre risorse agricole e forestali, di recupero delle filiere agro-
zootecniche e agroindustriali urbane, in impianti con bilanci ambientali,
territoriali e energetici virtuosi.
“Tutto il processo produttivo – continua Griso  – deve essere a prova per non
produrre effetti nocivi quali emissioni in atmosfera, odori, insetti, percolati
verso le falde e restituire infine compost utile all’agricoltura, anch’esso a
prova di analisi chimica. I limiti imposti per legge ci sono e devono essere
monitorati e rispettati.”
Punto qualificante dell’iter autorizzativo, secondo l’esponente ambientalista,
sarà il coinvolgimento della comunità nel processo decisionale: “l’
amministrazione avrà il dovere di informare i cittadini e, questi ultimi,
avranno il diritto di esprimere la propria opinione con consapevolezza. Non
appena il progetto sarà reso pubblico – conclude Griso – Legambiente Delta Po,
dopo un accurato studio, si porrà a disposizione per esprimere un proprio
giudizio sulla base dei parametri esposti”.

Fuori la verità su biocarburanti

sabato, marzo 13th, 2010

Appello degli ambientalisti all’Ue
«Fuori la verità su biocarburanti»

La Corte di giustizia Ue

La Commissione Europea è accusata di nascondere documenti a conferma delle forti implicazioni negative dell’uso dei biocarburanti. Il ricorso di quattro organizzazioni ambientaliste alla Corte di giustizia di Lussemburgo

La Commissione Europea è accusata di nascondere documenti che dimostrerebbero l’esistenza di forti implicazioni negative, dal punto di vista ambientale ed economico, dell’uso dei biocarburanti. A puntare il dito accusatore sulla poca trasparenza e democrazia dell’esecutivo sono quattro organizzazioni ambientali (ClientEarth, Transport & Environment, the European Environmental Bureau e BirdLife International) che hanno depositato l’otto marzo un ricorso davanti alla Corte di Giustizia di Lussemburgo.

Secondo quanto riporta un articolo Euractiv-Reuters, le associazioni avevano chiesto nell’ottobre 2009 l’accesso ai documenti, senza però ricevere nei tempi legali previsti l’intero incartamento, ma solo una sua parte. Secondo il portavoce della Commissione Mark Gray, quei documenti assommavano a 8844 pagine e l’esecutivo stava ancora valutando se consegnare il resto.
L’azione alla Corte, secondo Gray è prematura anche perché in questo momento si è in una fase di progetto dei documenti.

Gli attivisti controbattono che la Commissione avrebbe creato un pericoloso precedente non mettendo a disposizione tutti gli studi. Potrebbe, in questo modo – sostengono – “ritardare la consegna dei documenti fino a quando non sarà già stata presa una decisione politica, colpendo al cuore la democrazia comunitaria”. Appellandosi al rispetto sulla legge della libertà di informazione, i gruppi ambientali riportano così alla ribalta il problema della sostenibilità dei biocarburanti, approfittando del fatto che la Commissione dovrà rendere noto un rapporto in cui si rivede l’impatto del cambiamento indiretto dell’uso dei terreno sulle emissioni di gas ad effetto serra.

Sul banco degli imputati c’è l’obiettivo comunitario di sostituire il 10% dei combustibili fossili con biocarburanti entro il 2020. Politica che, accusano gli ambientalisti, ha creato un mercato artificiale, con un’industria europea del valore di circa 5 miliardi di euro l’anno e massicce importazioni da Brasile, Indonesia e Malesia. (Ansa)

RINNOVABILI SUL CAMPO

lunedì, luglio 20th, 2009

La Confederazione italiana agricoltori punta sulle fonti energetiche pulite – biomasse ed eolico – per rilanciare l’impresa agricola. «La microgenerazione diffusa è una scommessa che ha buone possibilità di riuscita grazie alla riforma dei certificati verdi»
“L’agrienergia è un’opportunità che va sviluppata”. Lo sostiene la Confederazione italiana agricoltori (Cia), fortemente interessata a promuovere le energie rinnovabili, soprattutto le bioenergie di origine agricola. Grande sostegno della Cia anche all’energia eolica che “bisogna promuovere per ridurre la dipendenza dal petrolio facendo attenzione però di evitare impatti devastanti per il territorio e il paesaggio”.
“Per questo motivo – sottolinea la Cia – siamo impegnati nella promozione e nella consulenza alla rete delle imprese agricole che intendono coltivare e produrre energia. La microgenerazione diffusa, ad esempio, è una scommessa che ha buone possibilità di riuscita grazie alla riforma dei certificati verdi, cioé degli incentivi per l’energia elettrica prodotta da biomasse di origine agricola e forestale”.
“La riduzione delle risorse energetiche tradizionali, l’aumento del loro prezzo e il negativo che hanno sull’ambiente devono stimolare – conclude la Cia – politiche volte ad accrescere l’impiego di fonti rinnovabili, contrastando tutte le azioni di carattere speculativo che vadano a vantaggio di pochi e a danno della collettività”.(Ansa)

SI alle biomasse purchè da filiera certificata

domenica, giugno 21st, 2009

Comunicati stampa
15/06/2009 17:57 “Sì alle biomasse purché da filiera certificata”
Legambiente su pellet radioattivo
“Il pellet è un combustibile da fonte rinnovabile che vogliamo sicuramente promuovere – dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – perché il principale tassello della sostenibilità energetica e della lotta al cambiamento climatico è il mix tra efficienza e fonti pulite. Il pellet però deve essere di filiera corta – cioè di origine italiana – e certificata per garantire che la biomassa non derivi dal taglio di foreste pluviali e deve sia priva di inquinanti chimici e radioattivi”.
“Esistono in commercio pellet da filiere certificate – conclude Ciafani – che offrono garanzie sulla provenienza e sulla qualità del prodotto. Nonostante il prezzo sia un po’ più alto, a conti fatti la convenienza è anche economica perché il prodotto di qualità ha anche una resa migliore”.

L’ufficio stampa 06 86268399 – 79 – 53