Archive for the ‘BIOLOGICO’ Category

ROBERTO PINTON Frof. di Bio-ADRIA 2 Settembre

giovedì, agosto 26th, 2010

ADRIA al Ridotto del teatro, il 2 settembre, serata sul biologico con il Prof. Roberto Pinton.

una serata organizzata da Legambiente Delta del PO.

La XVI^ Festa del Volontariato di Adria toccherà anche il tema dell’agricoltura biologica come sviluppo sostenibile e rispetto della natura, della terra e di conseguenza dell’essere umano.

Il contributo alla festa del circolo Legambiente di Adria è l’organizzazione del primo mercatino biologico di tutta la provincia previsto per la mattina di sabato 4 settembre, preceduto da un incontro pubblico di un esperto del settore che spiegherà alla cittadinanza gli aspetti positivi di questo tipo di agricoltura.

Con il contributo di Coop Adriatica, che da anni sostiene la locale festa del volontariato, abbiamo invitato Roberto Pinton,

Ecco una breve presentazione

Esperto tecnico-economico per la distribuzione di prodotti biologici, è segretario di Assobio, associazione che raggruppa le imprese di trasformazione e distribuzione del comparto del biologico. È stato Direttore del Consorzio Biologico per il Consumo sostenibile, ha fondato e diretto per sei anni il primo bollettino d’informazione sul biologico collegato al sito www.greenplanet.it. Pubblicista nel settore agroalimentare, collabora attualmente con numerose testate giornalistiche italiane ed estere e ha pubblicato una mezza dozzina di volumi.E’ stato vice-presidente del Coordinamento Veneto Terranuova (socio fondatore di Aiab) e ha partecipato alla stesura del primo disciplinare italiano di agricoltura biologica (“Cos’è biologico”, ben prima del regolamento comunitario). Per l’Aiab ha assunto l’incarico, dal 1995 al 2000, della direzione della rivista “Bioagricoltura”. Ha partecipato alla ricerca europea OMIaRD (Organic Marketing Initiatives and Rural Development) per la sezione relativa al mercato italiano; per Pragma/Ismea ha curato i report sul mercato biologico di Canada, Stati Uniti, Giappone, Danimarca e Svezia.

Coautore dell’indagine FAO/WTO sul mercato italiano dei prodotti biologici (con Raffaele Zanoli). E’ socio IFOAM (International Federation of Organic Agricolture Movements), è discussant del gruppo “mercato” degli Stati generalide ll’agricoltura biologica promossi dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

Legambiente Delta del Po

BIO-MERCATINO di Adria

mercoledì, luglio 14th, 2010

MERCATINO BIO ADRIA:

Legambiente Delta del Po-Adria-

ci troviamo tutti i giovedì sera dalle ore 21 alle 23, in via Marino Marin 28-

se qualche venditore bio vuol partecipare: telefoni a Dario 3496338608

Legambiente, Consulta del Volontariato di Adria, COOP Adriatica con il Patrocinio del Comune di Adria e della Provincia di Rovigo, in collaborazione con  AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) A.Ve.Pro.Bi (Associazione Veneta Produttori Biologici), , hanno il piacere di comunicare che Sabato 4 settembre 2010 presso piazza Ceco Groto ad Adria si terrà il primo mercatino Biologico del Polesine al quale parteciperanno diversi produttori Bio certificati che hanno quindi da tempo fatto una scelta etica e morale nei confronti della loro salute e della vita umana più in generale. Il mercatino sarà preceduto da un incontro pubblico che si terrà presso il ridotto del teatro comunale di Adria il giorno 2 settembre alle ore 21,00 sul tema “AGRICOLTURA BIOLOGICA e SVILUPPO SOSTENIBILE” che vedrà come relatore Roberto Pinton esperto del settore.

Ecco una breve presentazione

Esperto tecnico-economico per la distribuzione di prodotti biologici, è segretario di Assobio, associazione che raggruppa le imprese di trasformazione e distribuzione del comparto del biologico. È stato Direttore del Consorzio Biologico per il Consumo sostenibile, ha fondato e diretto per sei anni il primo bollettino d’informazione sul biologico collegato al sito www.greenplanet.it. Pubblicista nel settore agroalimentare, collabora attualmente con numerose testate giornalistiche italiane ed estere e ha pubblicato una mezza dozzina di volumi.E’ stato vice-presidente del Coordinamento Veneto Terranuova (socio fondatore di Aiab) e ha partecipato alla stesura del primo disciplinare italiano di agricoltura biologica (“Cos’è biologico”, ben prima del regolamento comunitario). Per l’Aiab ha assunto l’incarico, dal 1995 al 2000, della direzione della rivista “Bioagricoltura”. Ha partecipato alla ricerca europea OMIaRD (Organic Marketing Initiatives and Rural Development) per la sezione relativa al mercato italiano; per Pragma/Ismea ha curato i report sul mercato biologico di Canada, Stati Uniti, Giappone, Danimarca e Svezia.

Coautore dell’indagine FAO/WTO sul mercato italiano dei prodotti biologici (con Raffaele Zanoli). E’ socio IFOAM (International Federation of Organic Agricolture Movements), è discussant del gruppo “mercato” degli Stati generalide ll’agricoltura biologica promossi dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

Sarà una vetrina importante volta a privilegiare l’operato di questi produttori che sono tornati ad affrontare la coltivazione agricola come l’affrontavano una volta i loro nonni, senza utilizzare quindi prodotti chimici quali pesticidi, fitofarmaci, fungicidi, antiparassitari, avendo rispetto del terreno sopra il quale coltivano i loro prodotti.  L’obbiettivo di questo mercatino oltre alla promozione delle produzioni locali ed alla valorizzazione dei prodotti agricoli Biologici va ad incrementare il concetto di filiera corta biologica e del prodotto a chilometro zero (km 0), un ritorno al passato in un momento di crisi volto ad abbattere i costi di commercializzazione ,che costituiscono solamente un rincaro, offrendo al consumatore un prodotto definito “superiore in termini nutritivi” rispetto al convenzionale. Questo evento vuole mettere in luce questa possibilità per gli agricoltori polesani favorendo lo scambio di informazioni legate al non semplicissimo passaggio al Bio. Nella nostra provincia purtroppo oserei dire il Bio è considerato una chimera mentre in altre province limitrofe è già da anni una realtà che riesce a far girare l’economia agricola valorizzando questo settore che altrimenti sopravivrebbe solamente grazie ai contributi statali a discapito della soddisfazione personale del produttore.

In provincia di Rovigo le Aziende Bio sono circa 30 contro le quasi 150 della provincia di Verona e le altrettante della Provincia di Venezia. Vista la disponibilità in termini di superficie agricola utilizzabile il Polesine ed in particolar modo la provincia di Rovigo potrebbe assumere una valenza importante in termini di produzione Bio.

Valorizzare un territorio significa dare la possibilità a chi produce di guadagnare giustamente quanto prodotto ed a chi acquista di pagare moderatamente lo stesso, un modo per poter soddisfare queste giuste esigenze consiste nell’incentivazione della Filiera Corta (quando riesco ad unire la produzione alla vendita diretta) e di conseguenza del chilometro zero.

Ma più in generale, secondo voi cosa vuol dire “Mangiare Biologico”?

Tutti i prodotti biologici provengono da coltivazioni agricole controllate ed analizzate da laboratori accreditati. Biologico vuol dire rintracciabilità del processo, fertilizzazione organica e non chimica, non si usano anticriptogamici ed antiparassitari ma si privilegia la lotta biologica; viene favorita la biodiversità a discapito dei prodotti geneticamente modificati. L’istituto Nazionale per la ricerca degli alimenti etichetta il biologico come un prodotto Superiore in termini nutritivi.

Il Biologico nel nostro territorio provinciale non è sviluppato e, viceversa, in altre province venete ha preso piede da diversi anni ed oltre ad offrire una sana immagine qualitativa in termini alimentari, potrebbe sostenere economicamente un settore che sopravvive solamente grazie ad incentivi statali; privilegia colture intensive; consuma il suolo in termini nutritivi, lo impoverisce e lo innonda di prodotti di sintesi chimica che vengono assorbiti dalle coltivazioni ed, inevitabilmente, si presentano quotidianamente nei nostri piatti. (vedere pesticidi nel piatto 2010 nel sito www.legambiente.it) Sono stati resi noti i risultati delle analisi fatte da Legambiente in merito alla presenza di pesticidi nell’ortofrutta coltivata nel convenzionale. Ebbene, la sorpresa, rispetto al dossier presentato lo scorso anno è stata decisamente negativa: non solo sono aumentati i campioni contaminati passati dal 27,5% a 32,7%, ma è ricomparso il micidiale DDT ritrovato su un campione di lattuga prelevato in Friuli Venezia Giulia.

Per Legambiente, invece, diminuiscono considerevolmente i campioni regolari analizzati che passano dagli 8764 dello scorso anno, agli 8560 facendo registrare una perdita di regolarità per 204 prodotti.

Scrive Legambiente:

Nonostante gli sforzi tesi a una riduzione dell’uso della chimica di sintesi in agricoltura, anche quest’anno la quantità di residui di pesticidi rilevati nei campioni di ortofrutta e derivati risulta eccessivamente elevata. Rispetto allo scorso anno, il rapporto di Legambiente elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici, ha evidenziato una maggiore presenza di campioni multi residuo ovvero di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici.

Pesticidi nel piatto 2010-Legambiente

lunedì, giugno 21st, 2010

Comunicati stampa

18/06/2010 12:02 Pesticidi nel piatto 2010, il rapporto annuale di Legambiente

Solo il 50% della frutta risulta incontaminata mentre, a 32 anni dalla sua messa al bando, ricompaiono tracce di DDT in un campione di insalata analizzato in Friuli

Aumentano i prodotti contaminati da uno o più residui di pesticidi (da 27,5 a 32,7%); salgono anche i campioni irregolari (da 1,2 a 1,5%). Diminuiscono, di conseguenza, quelli regolari senza tracce di molecole chimiche (da 71,3 a 65,8%) ma soprattutto, il numero dei campioni analizzati, che passano dagli 8764 dello scorso anno, agli attuali 8560 (-204).

Tra le verdure il 76,4% dei campioni risulta regolare senza residui (erano l’82,9% nel 2009);  45 sono i campioni fuori legge(1,3% contro lo 0,8% dello scorso anno), mentre il 22,3% risulta contaminato da uno (15,8%) o più residui (6,5%, erano il 3,5% nel 2009).

Diminuiscono i campioni di frutta irregolari per residui oltre i limiti consentiti o per molecole non autorizzate, passando dal 2,3% dello scorso anno all’1,2% dell’attuale, mentre aumentano quelli regolari ma contaminati da uno (22%) o più residui (26,4%) che passano nel complesso dal 43,9 al 48,4%. Tra i prodotti derivati (tra i quali miele, pane, vino ecc), il 77,7% risulta regolare senza residui (erano l’80,5% nel 2009); il 10,3% è regolare con un residuo e il 9,3% contiene più di un residuo contemporaneamente. Il 2,7% risulta invece addirittura irregolare (39 campioni su 1435) segnalando una novità rispetto agli anni precedenti, quando la percentuale era pari a zero.

Nonostante gli sforzi tesi a una riduzione dell’uso della chimica di sintesi in agricoltura, anche quest’anno la quantità di residui di pesticidi rilevati nei campioni di ortofrutta e derivati risulta eccessivamente elevata. Rispetto allo scorso anno, il rapporto di Legambiente elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici, ha evidenziato una maggiore presenza di campioni multi residuo ovvero di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici.

I risultati del dossier sono stati illustrati oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione di Vittorio Cogliati Dezza e Francesco Ferrante rispettivamente presidente nazionale e responsabile agricoltura di Legambiente, Antonio Longo, presidente Movimento Difesa del Cittadino (Mdc) e Francesco Panella, presidente UNAAPI (Unione nazionale associazioni apicoltori italiani).

La normativa vigente ha portato ad un maggiore controllo delle sostanze attive impiegate nella produzione dei formulati e l’armonizzazione europea dei limiti massimi di residuo consentito (LMR), ha rappresentato un importante passo in avanti – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente -. Il rapporto registra poi un lento ma graduale miglioramento rispetto agli anni passati, a testimonianza della maggiore attenzione da parte degli operatori agricoli alla salubrità dei cibi e alle richieste dei consumatori, sempre più favorevoli ai prodotti provenienti da un’agricoltura di qualità. Nonostante ciò, però, risulta ancora troppo alta la percentuale dei prodotti contaminati da uno o più tipi di pesticidi”.

“La strada da percorrere per raggiungere un uso sostenibile dei fitofarmaci è ancora molto lunga. Permane infatti, il problema del cosiddetto multi residuo cioè, l’effetto sinergico dovuto alla presenza contemporanea di differenti principi attivi sul medesimo prodotto, e quello della rintracciabilità di pesticidi revocati oltre il termine fissato per lo smaltimento delle scorte. Non esiste un riferimento specifico nella normativa che stabilisca per i laboratori un termine temporale oltre il quale tracce, anche al di sotto del limite consentito di pesticidi revocati, come il DDT, siano da indicare come irregolari” – ha aggiunto Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura di Legambiente e senatore del Pd – che a tal fine ha presentato un disegno di legge che, con l’obiettivo di contribuire a ridurre ed armonizzare l’uso dei fitofarmaci in agricoltura, mira, in particolare, a promuovere la ricerca sugli effetti sinergici del cocktail chimico e la regolamentazione della normativa sul multi residuo.

“I risultati del rapporto sono preoccupanti sia per l’aumento dei campioni con multi residui, sia per le criticità risultati doppie in percentuale nella verdura rispetto allo scorso anno – ha dichiarato il presidente del Movimento Difesa del Cittadino Antonio Longo -.I consumatori quindi devono sempre più stare attenti ad osservare le regole di igiene nell’uso di frutta e verdura, educando soprattutto i ragazzi. Cogliamo l’occasione inoltre, per denunciare l’intenzione del Governo di azzerare l’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare. E’ una scelta miope, che contraddice tante assicurazioni dei ministri delle Risorse agricole e della Salute che va respinta con decisione”.

“I recenti accertamenti scientifici confermano quanto gli apicoltori denunciavano da anni: il crescente uso degli insetticidi neonicotinoidi, neurotossici sistemici persistenti comporta gravi problematiche di sopravvivenza delle api – ha dichiarato il presidente di UNAAPI Francesco Panella -. Mentre nelle aree del mondo ad agricoltura intensiva continua inarrestabile il devastante declino delle api, in Italia la sospensione dell’uso di neonicotinoidi per la concia del mais non ha avuto solo effetti benefici per le api ma, soprattutto, ha dimostrato che privilegiare l’uso della chimica comporta una spirale senza alcuna prospettiva di successo. E’ necessario quindi vietare la monocoltura in successione in tutte le zone a rischio Diabrotica, trasformare la sospensione dei concianti neurotossici del mais in divieto definitivo, ribadire formalmente il divieto d’irrorazione di insetticidi su mais in fioritura, il cui polline è abbondantemente bottinato da api e altri insetti utili”.

Dall’elaborazione dei dati raccolti quest’anno, sono emersi casi particolari di prodotti “multi contaminati”, tra i quali un campione d’uva bianca analizzato in Sicilia contenente 9 diversi residui di pesticidi (Clorpirifos, Clorpirifos-metile, Cyprodinil, Dimetomorf, Fenhexamid, Fludioxonil, Miclobutanil, Penconazolo, Tiabendazolo); un campione di pere analizzato in Campania con 5 diversi residui chimici (clorpirifos, boscalid, etossichina, captan di fenilammina, clozolinate); un campione di vino analizzato in Friuli Venezia Giulia con 6 diversi residui chimici (dimetomorf, boscalid, pyrimetanil, fenexamid, metalaxil, iprovalicarb).

I dati pervenuteci presentano nel complesso una grossa variabilità che riguarda sia il numero di campioni presi in esame sia i risultati stessi. Tuttavia, abbiamo verificato che laddove sono stati analizzati un maggior numero di campioni, più frequenti sono state le criticità riscontrate. Ad esempio, in Emilia Romagna su un campione totale di 1667 alimenti, si sono riscontrate ben 30 irregolarità. Tra i risultati da segnalare merita sicuramente attenzione quello dei 5 campioni di pane fuori legge analizzati in Piemonte e quellodell’insalata con tracce di DDT analizzato in Friuli Venezia Giulia, dove si registrano anche tre campioni di vino contaminati da Procimidone.

In sintesi, il 45% del totale delle pere analizzate lo scorso anno dai laboratori pubblici presenta più di un residuo. In Veneto, ben il 45,5% presenta più di un residuo, mentre in Emilia Romagna soltanto il 5,7% dei campioni è privo di residui chimici. Ciò significa che la restante parte, ossia il 92,7% dei campioni analizzati, presenta uno o più residui. Il 66,7% dell’uva analizzata in Puglia presenta più di un residuo, così come il 59,3% di quella analizzata in Emilia Romagna. Tracce di fungicidi e insetticidi sono emerse in quella analizzata in Basilicata e irregolarità per il superamento dei limiti ammessi di Clorpirifos sono state trovate in 2 campioni analizzati nel Lazio. Anche l’85,8% dei campioni d’uva analizzati in Trentino (Bolzano) presentano uno o più residui. A livello nazionale il 40,9% delle fragole analizzate è risultato contaminato da multi residuo chimico.

Anche quest’anno, lo scarso numero di analisi relative ai prodotti biologici ricevute (466 campioni tra frutta e verdura) non permette una valutazione obiettiva del settore, mentre le prime (anche se ancora limitatissime) documentazioni inviateci dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS), ci danno un piccolo saggio della situazione relativa agli alimenti di origine animale.

L’Emilia Romagna segnala un’irregolarità relativa ad un campione di muscolo di tacchino (su 7 totali) con tracce di Policlorobifenili (PCB). L’Istituto del Lazio e della Toscana segnala invece l’irregolarità dell’11,1% dei campioni di coniglio, l’1,8% di campioni di latte vaccino, lo 0,7% di campioni di latte bufalino, l’1,8% di latte ovicaprino, il 18,8% di latte fresco. In Lombardia, il 3,7% dei campioni di latte bovino, il 2,4% di uova di gallina e lo 0,8% di campioni di muscolo bovino risultano non conformi per la presenza di diossine e dl-PCB (PCB diossina-simili), mentre in Puglia le irregolarità riguardano un campione di latte bovino ed uno di latte ovino su un totale di 120 analizzati. Anche in questo caso è stata rilevata la presenza di diossine e PCB diossina-simili.

Il dossier è disponibile su: www.legambiente.it

L’Ufficio stampa (0686268376 – 60 – 53)

La Salute nel Piatto

domenica, marzo 7th, 2010

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Circolo Adria Delta del Po                               con il patrocinio del Comune Di Adria

Assessorato all’Ambiente

Conferenza RIDOTTO DEL TEATRO COMUNALE DI ADRIA ingresso libero

“LA SALUTE NEL PIATTO”

ALIMENTAZIONE: NON SOLO CIBO

Agricoltura Biologica – Sana Alimentazione – Benefici alla persona ed all’Ambiente

venerdi  19 marzo 2010      ore 21.00

Relatore:  PROFESSOR ZACCARIA FILIPPO

Professore presso l’Accademia Belle Arti di Venezia, Presidente e Fondatore dell’Associazione Culturale “La Biolca”,

Presidente AIAB Veneto, Presidente Consiglio direttivo Federale AIAB,

esperto di alimentazione, agricoltura biologica, storia del cibo, fitonutrizione, inquinamento degli alimenti.

dal 1986 ha tenuto più di 400 tra corsi, conferenze e seminari su questi temi in tutto il territorio nazionale.

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serata:APICULTORE

giovedì, dicembre 3rd, 2009

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Giovedì 3 Dicembre: Mantovan Ernesto apicoltore – verrà in sede a parlarci del suo lavoro e assaggiare il suo miele. Invito chi è di buona volontà a portare dei dolci o torte casalinghe per un momento di amicizia.

In sede Legambiente, via Marino Marin 28,  Adria.   Ore 21

la serata si è volta con una interessante spiegazione dei prodotti delle api e con un assaggio del Miele buonissimo che è stato aprezzato da tutti. Si è discusso del biologico e di tutte le problematiche riguardanti l’apicultura.

Il cibo spazzatura provoca la depressione

lunedì, novembre 16th, 2009

Il cibo spazzatura, secondo una ricerca inglese, favorisce e accelera la depressione. Se il cibo provoca sbalzi del valore di zuccheri nel sangue, si possono verificare scompensi a livello cerebrale e sul sistema endocrino. Gli alti livelli di antiossidanti in frutta e verdura sono ritenuti un toccasana contro la depressione. Un altro fattore importante è la diversificazione dei cibi.
Chi consuma alimenti grassi, molto zuccherati e lavorati ha il 60% in più di cadere in depressione rispetto a chi basa la propria dieta su frutta, verdura e pesce.
Lo conferma l’University College London che ha pubblicato sul British Journal of Psychiatry il primo studio sulla relazione dieta e salute mentale.
Sono stati analizzati 3486 uomini e donne la cui età media si aggirava sui 55 anni. I partecipanti hanno completato un questionario sulle loro abitudini alimentari e 5 anni dopo sono stati sottoposti a test psicologici per stabilire la predisposizione alla depressione e la soddisfazione personale.
I risultati hanno evidenziato la tendenza al “male di vivere” in chi predilige il cibo spazzatura.
I ricercatori hanno avanzato diverse ipotesi sulla relazione dieta-stato mentale. Innanzitutto credono che gli alti livelli di antiossidanti in frutta e verdura siano un toccasana contro la depressione. Broccoli, cavoli, lenticchie spinaci e ceci sarebbero il cibo per la mente migliore. Altro aspetto è la diversificazione degli alimenti: una dieta varia dà più soddisfazione rispetto al concentrarsi su poche tipologie di cibo.
Effetto inverso invece quello provocato dal junk food. Eric Brunner, uno dei ricercatori, afferma: «Se la dieta si basa su alimenti che provocano sbalzi del valore di zuccheri nel sangue, si possono verificare scompensi a livello cerebrale e sul sistema endocrino con effetti yo yo sull’umore».
 
Fonte: Slowfood.it

Biologico o Tradizionale….. questo è il dilemma

venerdì, novembre 13th, 2009

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I dati ISTAT dicono che la quantità totale dei prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo è in aumento costante per un totale di quasi 153.000 tonnellate (l’equivalente in massa di una nave da crociera lunga 300m) L’italia distribuisce nelle sue campagne il 33% della quantità totale di insetticidi utilizzati nell’intero territorio comunitario (Fonte Eurosat 07).

Già il fatto che alcune molecole ritenute tossiche e in alcuni casi anche cancerogene per il nostro organismo, vengano “accettate” se non superano determinati livelli di contaminazione ritenuti critici dovrebbe aprire una serie di questioni e perplessità, ma se la legge stabilisce che questi sono i limiti pare logico dover quantomeno cercar di rispettarli. Da un recente studio scientifico di Legambiente

si evince che su 3474 campioni di verdure campionate in tutta italia, il 15% ha superato i limite di concentrazione e per quanto concerne il “reparto” frutta, su 3507 il 46% ha superato il limite.

La frutta si conferma la categoria più “inquinata” potendo affermare che solo 1 frutto su 2 che arriva alle nostre tavole è privo di residui chimici.

Evidenze importanti di presenze di residui (Procimidone – molecola ritenuta cancerogena) si riscontrano sui vini.

Sono però le mele il frutto più contaminato, quasi il 90% delle mele analizzate si sono riscontrati fungicidi.

Ma cosa ci troviamo quindi in questi prodotti che hanno sforato i limiti di legge stabiliti in termini di concentrazioni?

PCB, diossine, insetticidi organoclorurati, fungicidi ed erbicidi, organofosforici, fungicidi.

Questi nomi sicuramente non hanno molto significato in quanto trattasi di prodotti e di principi attivi che solamente per i tecnici agricoltori conosceranno, per rendere più comprensibile a tutti la gravità e la pericolosità intrinseca di queste molecole andiamo ad osservare quale correlazione le lega con l’uomo che accidentalmente e spesso inconsciamente le assimila nel proprio organismo assumendole in piccole quantità giornaliere.

È scientificamente accertato da studi delle più blasonate Università mondiali che l’assunzione di queste molecole anche in piccole quantità sono spesso riconducibili ad effetti sulla riduzione della conta spermatica; all’aumento del rischio al Cancro alla mammella;all’incidenza sull’insorgenza Cancro al pancreas; al mal funzionamento della tiroide; ai rischi legati a disfunzioni dell’apparato riproduttore; a Neoplasie ai testicoli.

L’agricoltura industriale, usando dosi massicce di composti chimici, va inevitabilmente a creare scompensi ambientali dannosi, lavora con l’allevamento intensivo e non ha rispetto per l’ecosistema. Balza agli occhi come tale sistema comporti un costo elevato ambientale e sanitario a causa della contaminazione delle acque potabili e degli alimenti di cui ci cibiamo senza parlare del problema legato alla desertificazione dei campi agricoli che ormai sono considerati come un semplice supporto ove il prodotto viene appoggiato per poi farlo crescere grazie ai nutrienti di sintesi aggiunti in un secondo tempo. Per ogni chilo di principio attivo utilizzato, solo 10 grammi vengono assimilati dagli insetti, mentre gli altri 990 grammi si disperdono nell’ambiente per deriva, volatilizzazione o percolazione o possono essere assimilati dalla stessa pianta. Negli ultimi 50 anni, non solo si è modificato profondamente il territorio, spianando rilievi, interrando fossati, sradicando alberi per permettere il passaggio di macchine agricole sempre più grandi, ma si è anche ridotta drammaticamente la superficie di aree naturali.

Agricoltura biologica (o organica, come nei paesi anglosassoni) significa , invece, sinergia con l’ambiente e rispetto per la biodiversità. Attraverso questo tipo di agricoltura il produttore sigla essenzialmente un impegno pratico e morale per produrre nel rispetto dell’equilibrio dell’intero ecosistema agricolo, intervenendo sulla naturale fertilità del suolo in maniera limitata e responsabile.
Le ricerche più recenti concordano nel dire che gli alimenti biologici contengono antiossidanti e nutrienti in misura maggiore rispetto ai prodotti convenzionali ad esempio i pomodori, presentano caratteristiche nutrizionali decisamente migliori rispetto a quelle riscontrate nelle colture tradizionali. Ed in più il suolo coltivato con metodi biologici migliora nel tempo e dà frutti di miglior qualità.

I livelli produttivi dell’agricoltura biologica non potranno mai raggiungere quelli dell’agricoltura tradizionale, il nostro obiettivo è quello di informare il lettore che, non necessariamente, si deve pensare solo in una direzione, la scelta di un prodotto dovrebbe essere ponderata e pensata oltre alla qualità visiva legata alla perfezione di forme e colori. L’abisso fra l’agricoltura biologica e quella industriale è veramente grande. Purtroppo tantissime persone non conoscono le differenze sostanziali che scindono queste realtà del settore agricolo. Metti la scarsa informazione metti la mancanza di tempo per potersi documentare, sta di fatto che soprattutto nella nostra provincia la triste realtà è sostanzialmente vincolata ad una corsia unidirezionale, un senso unico, che porta al consumo indiscriminato di una serie di prodotti (magari maggiormente pubblicizzati) che derivano da colture intensive caratterizzati da una ambigua  provenienza del  e da ancor più incognite informazioni legate  all’origine ed alla natura dei loro componenti.

Il prodotto biologico però costa dal 20 al 30 % in più rispetto ad un prodotto non bio, e poi siamo sicuri che dietro non ci sia nessun business?

Il prezzo più elevato è dovuto ai costi superiori per il produttore che deve, per esempio, diserbare un campo di ortaggi a mano senza usare prodotti chimici, essiccare la pasta a velocità più lenta, sostenere i costi di riconversione dei campi da convenzionali a biologici, pagare l’ente certificatore che analizza e segue la produzione colturale. Solo un adeguato sovrapprezzo (che vada a coprire i maggiori costi e rischi), può infatti rendere conveniente le colture biologiche.

La nostra provincia in questo settore è particolarmente disorganizzata in quanto, prima di tutto l’informazione del consumatore non è adeguata e in secondo aspetto, la stessa agricoltura non conosce i benefici ambientali e di conseguenza economici cui potrebbe andare incontro adottando colture Bio.

 

Dario Griso

Legambiente Adria Delta del Po

RIPARTIAMO DAL BIOLOGICO NEL PIATTO.

lunedì, ottobre 26th, 2009

legambiente2NITRATI DI SINTESI: CONCIMI, MA ANCHE ESPLOSIVI.

 

Le armi chimiche sono le famigerate sostanze, bandite da tempo, che le Nazioni Unite hanno dichiarato armi di distruzione di massa. Alcune di esse, purtroppo, unitamente ai nitrati (anch’essi usati in passato per scopi bellici), vengono oggi riversate quotidianamente nei campi, in dosi massicce, sottoforma di concimi, insetticidi e diserbanti. Dietro questa operazione di riciclaggio ci sono le stesse multinazionali che producono le piante geneticamente modificate.

Dall’agricoltura biologica nasce il rifiuto per questa logica perversa che semina distruzione della Natura  nell’ambito di un’attività destinata a dar vita producendo cibo.

Fondamento dell’odierna agricoltura industriale, ha permesso un aumento significativo delle rese, ma a costi energetici e ambientali elevati. La sintesi di ammoniaca/nitrati infatti richiede enormi quantità di energia perché si realizza ad alte temperature ed elevate pressioni. I nitrati d’altra parte, scombussolano la vita dei microbi nel terreno, contaminando le falde, rendendo le piante suscettibili alle malattie e, quindi, bisognose di trattamenti con i pesticidi. Influenzano negativamente anche le qualità nutrizionali ed organolettiche nonché la conservabilità dei prodotti. L’accumulo di nitrati negli ortaggi e nelle insalate è motivo di preoccupazione per la nostra salute e, per questo, l’Unione Europea ha stabilito dei limiti massimi di concentrazione di nitrati per verdure come insalate e spinaci.

L’agricoltura cade dalla padella alla brace perché gli organofosfati (anni 1970) non sono da meno degli organocloruri in fatto di tossicità per l’ambiente e per l’uomo. Così anche per questi pesticidi si verifica il rituale del divieto d’impiego dopo che per decenni, come testimonia la ricerca che annualmente fa Legambiente (Pesticidi nel Piatto, scaricabile da www.legambiente.eu) ne abbiamo ingurgitato i residui presenti negli alimenti.

Di Stefano Montanari:

“L’uso squilibrato di prodotti chimici in agricoltura nei paesi più “sviluppati” è evidente: Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia che ne usano 300 kg per ettaro (in Italia per ettaro 10,5 kg di insetticidi, anticrittogamici e altri pesticidi e 294 kg di fertilizzanti chimici di sintesi) mentre i consumi sono minori (ma per quanto ancora?) 35 in Cina, 22 in Messico, 7 in Bangladesh e appena 1 in Nigeria. Ho detto uso, ma di quella roba non c’è quasi mai bisogno.

Un amico, l’entomologo Giorgio Celi, mi diceva che, nella maggior parte dei casi, i pesticidi vengono usati alla ceca, su culture in cui il parassita che si vuole combattere proprio non esiste”.

leonardo

Disponibile un nuovo contatto

venerdì, ottobre 23rd, 2009

Uno dei temi sui quali punta da quest’ anno il circolo Legambiente Delta del Po Adria è senz’ altro il settore biologico. Per contattare il nostro esperto sig. D. Griso è stato configurato un nuovo indirizzo email, si tratta di biologico@legambientedeltapo.it. Certi di aver fatto con questo un servizio utile a tutti i cittadini interessati, auguriamo di poter trovare tutte le risposte ai vostri quesiti.

RIPARTIAMO DAL BILOGICO NEL PIATTO

martedì, settembre 29th, 2009

Questo articolo da il via alla campagna per l’agricoltura biologica che il circolo di Legmbiente Delta del Po- Adria intende perseguire per il 2010.
Molte saranno le iniziative che cercheranno di portare alla luce i vari problemi legati ad una agricoltura scriteriata priva di senso economico e di rispetto per le persone e l’ambiente.

RIPARTIAMO DAL BIOLOGICO NEL PIATTO.

NITRATI DI SINTESI: CONCIMI, MA ANCHE ESPLOSIVI.

Le armi chimiche sono le famigerate sostanze, bandite da tempo, che le Nazioni Unite hanno dichiarato armi di distruzione di massa. Alcune di esse, purtroppo, unitamente ai nitrati (anch’essi usati in passato per scopi bellici), vengono oggi riversate quotidianamente nei campi, in dosi massicce, sottoforma di concimi, insetticidi e diserbanti. Dietro questa operazione di riciclaggio ci sono le stesse multinazionali che producono le piante geneticamente modificate.
Dall’agricoltura biologica nasce il rifiuto per questa logica perversa che semina distruzione della Natura nell’ambito di un’attività destinata a dar vita producendo cibo.
Fondamento dell’odierna agricoltura industriale, i nitrati hanno permesso un aumento significativo delle rese, ma a costi energetici e ambientali elevati. La sintesi di ammoniaca/nitrati infatti richiede enormi quantità di energia perché si realizza ad alte temperature ed elevate pressioni. I nitrati d’altra parte, scombussolano la vita dei microbi nel terreno, contaminando le falde, rendendo le piante suscettibili alle malattie e, quindi, bisognose di trattamenti con i pesticidi. Influenzano negativamente anche le qualità nutrizionali ed organolettiche nonché la conservabilità dei prodotti. L’accumulo di nitrati negli ortaggi e nelle insalate è motivo di preoccupazione per la nostra salute e, per questo, l’Unione Europea ha stabilito dei limiti massimi di concentrazione di nitrati per verdure come insalate e spinaci.
L’agricoltura cade dalla padella alla brace perché gli organofosfati (anni 1970) non sono da meno degli organocloruri in fatto di tossicità per l’ambiente e per l’uomo. Così anche per questi pesticidi si verifica il rituale del divieto d’impiego dopo che per decenni, come testimonia la ricerca che annualmente fa Legambiente (Pesticidi nel Piatto, scaricabile da http://www.legambiente.eu/) ne abbiamo ingurgitato i residui presenti negli alimenti.
Di Stefano Montanari
L’uso squilibrato di prodotti chimici in agricoltura nei paesi più “sviluppati” è evidente: Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia che ne usano 300 kg per ettaro (in Italia per ettaro 10,5 kg di insetticidi, anticrittogamici e altri pesticidi e 294 kg di fertilizzanti chimici di sintesi) mentre i consumi sono minori (ma per quanto ancora?) 35 in Cina, 22 in Messico, 7 in Bangladesh e appena 1 in Nigeria. Ho detto uso, ma di quella roba non c’è quasi mai bisogno.
Un amico, l’entomologo Giorgio Celi, mi diceva che, nella maggior parte dei casi, i pesticidi vengono usati alla ceca, su culture in cui il parassita che si vuole combattere proprio non esiste.