Archive for the ‘BIOLOGICO’ Category

foto-biomercatino-adria-2°edizione

sabato, settembre 3rd, 2011
Un sentito ringraziamento a tutti, a partire dagli organizzatori e da chi ha contribuito alla realizzazione di questo splendido evento.
Grazie ai Sig. Stoppa da Barbona e Semenzato da Mira che hanno dato la possibilità di addolcirci la bocca con il loro miele; Fabrizio con le gustosissime pere mele e prugne; Antonella con le sue patate dal simpatico accento marinante; Patrizia con il suo pane sfornato al Borgo di Papozze; AIAB Veneto che rappresentata da Stefano Bianchi ha testimoniato ed illustrato la situazione A.B. a livello Naz-Ita-locale al Vicesindaco D’Agelo; L’Artigiano del Pane del Sig. Libero che ha illustrato l’importanza di una sana alimentazione; Az. Giusberti di Cavarzere con la sua passata di pomodoro bio; Pavoni di Ariano Polesine con succhi di frutta e marmellate; Terraviva di Ferrara con verdure varie; Associazione Culturale la Silesia con il loro pane ed originalità nell’allestimento del banchetto; il Commercio Equo e Solidale con i prodotti di libera terra e commercio equo del sud del mondo.
Ringrazio Giorgia e Linda per la loro disponibilità; Michele, Maurizio, Leonardo, Gabriele e PRo Loco per la collaborazione nell’organizzazione dell’evento; Il Vicesindaco D’angelo per aver conosciuto i produttori bio e per aver scambiato parole e battute con loro;Assessore Simoni per l’installazione dello striscione; COOP Adriatica nella figura di Caterina Zanetti, Parco del Delta Del Po e Provincia di Rovigo per il patrocinio.
Speriamo che portando direttamente i produttori bio in piazza il consumatore riesca ad avvicinarsi a questo settore che offre prodotti di indiscutibile genuinità, freschezza e salubrità, che viene prodotto secondo tecniche di difficile applicazione non utilizzando pesticidi chimici.
Senza una dovuta preparazione, informazione e conoscenza rischia di essere etichettato come “più costoso” rispetto agli altri ma che in realtà racchiude al suo interno una storia piena di tradizioni, conoscenze nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute.
Dario  

Pesticidi nel piatto 2011

giovedì, agosto 11th, 2011
Pesticidi nel piatto 2011 PDF Stampa E-mail
Nonostante gli sforzi tesi a una riduzione dell’uso della chimica di sintesi in agricoltura, risulta ancora elevata la quantità di residui di pesticidi che finisce nei nostri piatti.

I pesticidi sono utilizzati in agricoltura, per difendere le colture da parassiti (organismi che vivono a spese di altri organismi) e in generale da popolazioni molto numerose di insetti che si nutrono di queste piante, nonché da funghi e da erbe infestanti.

 

Tuttavia, il fatto che consentano di preservare la naturale crescita delle colture non ci autorizza a farne un uso spropositato e anzi Legambiente sostiene da sempre le pratiche agricole, che non fanno ricorso alla chimica o che prevedono un minor consumo di fitofarmaci.

L’esposizione diretta o indiretta delle persone e dell’ambiente a tali sostanze, infatti, può avere effetti negativi, quali disturbi cronici e a lungo termine, particolarmente preoccupanti nei bambini, nelle persone anziane e nei lavoratori esposti spesso a tali sostanze. Sul piano ambientale possono essere causa di
contaminazione dell’acqua, dell’aria o del suolo.

Le molecole chimiche delle miscele possono disperdersi nell’aria e colpire l’organismo non bersaglio. Inoltre, raggiungendo le falde acquifere o penetrando nel suolo possono provocare danni alle vegetazioni spontanee o agli insetti utili. Per i piccoli mammiferi o gli insetti, infatti, queste molecole chimiche sono spesso molto tossiche.

Per saperne di più scarica il dossier Pesticidi nel piatto 2011

Mercatino BIOLOGICO di ADRIA

giovedì, agosto 11th, 2011

Circolo Adria Delta del po

Seconda edizione del Mercatino BIOLOGICO di ADRIA (RO)

 

Caro produttore Biologico- trasformatore- rivenditore-certificatore

Legambiente Delta Del Po – Adria ha il piacere di invitarLa a partecipare al secondo MERCATINO BIOLOGICO di Adria che si terrà il giorno

 

sabato 3 settembre 2011

 

nessuna quota per la partecipazione

si terrà in proseguimento del mercato locale

 

chiediamo solo di contattarci il prima possibile qualora siate interessati

 

 

chiamare :

Dario 3496338608

griso.dario@alice.it

 

MOSTRA SULLA BIODIVERSITA’

sabato, gennaio 8th, 2011

MOSTRA SULLA BIODIVERSITA’

VIAGGIO ATTRAVERSO I 5 SENSI NELLA FORESTA AMAZZONICA

Convegno di inaugurazione il 14 gennaio Ore 16.30

presso Ex Fornace Carotta, Via Siracusa, 61 – Padova

Ore 16,30 Saluti delle autorità

Prof.ssa M. Boselli, delegato del Sindaco per le aree pace e diritti Umani  Comune di Padova

Dott.ssa M. A. Tognon, Ufficio per la promozione della pace, diritti umani, solidarietà Comune di Padova

Ore 16.45 Relatori

•   Prof. L. Basile, segretario generale di Amici dei Popoli – ONG

•   Dott. L. Cristalli, VIS – ONG Come è nata  la Mostra

•   Prof. Paolo De Stefani Centro Diritti Umani Università di Padova: “La dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni”

•   Prof. A. Medici, Università di Ferrara: “Biodiversità tropicale: Sviluppo umano e conservazione ambientale possono coesistere? L’esperienza del progetto Ecuador”

•   Prof. G. Franceschetti, Università di Padova: “La cooperazione nella tutela ambientale contro lo sfruttamento delle risorse ambientali”

•  Dott.ssa Valentina Puoto, cooperativa Angoli di Mondo : “Le filiere del commercio equo solidale, una forma sostenibile”

•   prof. D. Pettenella, Università di Padova: “Il valore economico della biodiversità”

La Mostra è stata realizzata dall’ong VIS di Roma con il Contributo Ministero Affari Esteri italiano e di altre ong, tra cui Amici dei Popoli. A Padova è allestita con la collaborazione dell’Ufficio Pace, Diritti Umani,Solidarietà del Comune di Padova dal 14 gennaio al 23 febbraio presso l’ex Fornace Carotta.

<!–[if !supportLists]–>·          <!–[endif]–>La mostra si rivolge alle classi delle SCUOLE SECONDARIE di primo e secondo grado di Padova e del Veneto;

<!–[if !supportLists]–>·          <!–[endif]–>La partecipazione alla mostra, comprensiva di visita guidata, è GRATUITA;

<!–[if !supportLists]–>·          <!–[endif]–>La mostra è aperta TUTTE LE MATTINE DAL LUNEDÌ AL SABATO. Le fasce orarie in cui si può visitare la mostra sono: dalle 8.45 alle 10.05, dalle 10.05 alle 11.25, dalle 11.25 alle 12.45. Sarà possibile prenotare le visite anche al pomeriggio su richiesta.

<!–[if !supportLists]–>·          <!–[endif]–>Sarà APERTA AL PUBBLICO AL SABATO POMERIGGIO dalle ore 15 alle ore 19.

<!–[if !supportLists]–>·          <!–[endif]–>Per gli insegnanti interessati, chiediamo di contattare Amici dei popoli Padova segnalando giorno e fascia oraria in cui si intenda visitare la mostra.

Per informazioni sulle visite e prenotazioni:

Associazione Amici dei Popoli Padova Via T. Minio 13 int. 7

35134 PADOVA  tel./fax 049-600313 cell. 3473498098

e-mail: mostraglialtrisiamonoi@gmail.com

www.padovanet.it/adp (trovate tutti i materiali informativi scaricabili)

AMICI DEI POPOLI-PADOVA

VIA T. MINIO N° 13 INTERNO 7

35134 PADOVA

TEL E FAX : 049600313

CELL.: 3473498098

http://www.padovanet.it/associazioni/adp

5 X 1000… NON COSTA NULLA ….FA BENE…

PER AMICI DEI POPOLI PADOVA INDICA IL NOSTRO CODICE FISCALE 92137680283

Appello Ogm free

domenica, dicembre 12th, 2010

Appello Ogm free

Percy Schmeiser
il coltivatore bio Percy Schmeiser ha vinto una decennale causa contro la multinazionale delle sementi geneticamente modificate Monsanto. In questi giorni è in Italia per un ciclo di incontri. Per raccontare i danni del biotech

“Spero facciate la scelta giusta. Noi stiamo pagando un prezzo molto alto”. Percy Schmeiser da quando ha vinto una decennale causa contro la multinazionale delle sementi geneticamente modificate Monsanto, è diventato una specie di “guru” della coltivazione biologica. Agricoltore da oltre 60 anni, il 78enne canadese è diventato uno dei testimonial viventi della battaglia ambientalista. Così insieme con la moglie Louise ha deciso di lasciare l’America e intraprendere un viaggio di incontri e conferenze in Europa. In Italia è sbarcato a Milano ieri, prima tappa di un tour che lo porterà oggi a Bologna, poi il 2 marzo a Firenze e infine il 4 marzo a Roma. Ma il grande appuntamento europeo sarà una marcia di 35 giorni “per un mondo libero da Ogm”, da Berlino a Bruxelles, per il prossimo 25 luglio. “In Italia avete una grande varietà e qualità di prodotti. Non fate il nostro errore – il suo invito – Una volta introdotto gli Ogm, gli agricoltori non hanno più scelta”.

L’iniziativa, organizzata da B’Io, NaturaSì e da varie associazioni che si battono per l’alimentazione biologica, rappresenta un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica per sostenere un’agricoltura libera da Ogm e sostenere gli agricoltori “indipendenti” contro le potenti multinazionali della produzione geneticamente modificata. “In Canada ma anche negli Usa stanno cercando di eliminare il diritto degli agricoltori – ha denunciato – di fare i raccolti che vogliono”. Schmeiser ha raccontato che da quando il suo paese nel 1996 ha autorizzato gli Ogm per quattro coltivazioni (soia, mais, cotone e colza) si è registrato un calo delle rese, il dimezzamento dei valori nutrizionali dei prodotti e soprattutto un aumento esponenziale dell’utilizzo dei prodotti chimici che ha dato luogo alla crescita di infestanti sempre più resistenti. “Dopo tredici anni in Canada – ha continuato – non abbiamo più semi puri di soia e colza, sono tutti Ogm. Per noi agricoltori è anche un danno economico, visto che non riusciamo a vendere a molti Paesi che non vogliono gli Ogm”.
Presente all’incontro anche la presidente del Fondo per l’ambiente italiano Giulia Maria Mozzoni Crespi che ha ammonito la classe politica a non permettere l’introduzione degli Ogm: “I politici di Bruxelles e italiani sono stupidi, disinformati o, molto più probabilmente corrotti, se li accettano”. “Finché non è dimostrato che gli Ogm non siano un problema per la salute e per l’ambiente il buonsenso dice di essere prudenti” ha detto Claudio Mazzini, della direzione qualità di Coop Italia. Mentre il presidente della Ecor-NaturaSì, Felice Lasalvia Di Clemente, ha chiesto l’introduzione di un “testamento biologico” anche per quanto riguarda le risorse naturali.

27 febbraio 2009Ogm Schmeiser Biologico

Ogm, dibattito aperto in Vaticano

domenica, dicembre 12th, 2010

Ogm, dibattito aperto in Vaticano

Ricerca sulle biotecnologie
Per un gruppo di scienziati della Pontificia Accademia delle Scienze “non ci sono pericoli” e sarebbero utili nei paesi poveri. La Santa Sede chiarisce che non è la posizione ufficiale né del Vaticano né dell’Accademia. Uno documento del Forum Barilla sulla nutrizione: “Mancano studi definitivi sugli effetti a lungo termine”

Un gruppo di scienziati della Pontificia Accademia delle Scienze ha dichiarato di essere favorevole all’utilizzo degli ogm. “Non ci sono pericoli intrinseci in queste tecniche” si legge nello studio ‘Le piante transgeniche per la sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo’, che è stato reso pubblico ieri ma presentato alla cinque giorni di studi organizzata dal 15 al 19 maggio 2009 dalla stessa Accademia.

La Santa Sede si affretta a chiarire che la posizione del documento non è quella del Vaticano né della Pontificia Accademia, ma il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi precisa in una nota che “alla settimana di studio hanno partecipato “40 studiosi, sette dei quali accademici pontifici, fra cui l’allora presidente prof. Nicola Cabibbo. Gli altri esperti partecipanti erano esterni”.
Il documento conclusivo di quel consesso, chiarisce Lombardi, “non deve essere considerato come statement della Pontificia Accademia delle Scienze, poiché l’Accademia come tale, che conta 80 membri, non è stata consultata su di esso, né è in programma una tale consultazione. Tanto meno, quindi, lo Statement può essere considerato come una posizione ufficiale della Santa Sede o del magistero della Chiesa sull’argomento”.
Il documento in questione indica che le colture transgeniche avrebbero una maggiore resistenza agli erbicidi e sono più ricche di nutrienti quindi, è la coclusione, “in conformità con le recenti scoperte scientifiche, vi è un imperativo morale ad estendere ai poveri e alle popolazioni più vulnerabili che li desiderano i benefici di questa tecnologia su più vasta scala e secondo condizioni che permetteranno loro di aumentare il tenore di vita, migliorare la salute e proteggere l’ambiente”.
L’oncologo Umberto Veronesi, senatore Pd, si schiera dalla parte della Pontificia Accademia delle Scienze e dice che il problema “vero per soddisfare la fame nel mondo è che siamo sette miliardi di abitanti nel Pianeta; un miliardo ha il problema dell’eccesso di alimentazione mentre gli altri sono sottonutriti”. Il futuro della civiltà e il compito della politica consistono, spiega Veronesi, nello smussare questo gap. ”Il dibattito sugli Ogm è tipicamente italiano – conclude - laddove nel mondo sono già milioni gli ettari coltivati con queste biotecnologie”.
Mentre l’ex ministro della Sanità si dichiara pro ogm, un rapporto presentato al secondo Forum internazionale della Barilla center for food and nutrition (Bcfn) in corso a Milano, arriva a conclusioni tutt’altro che univoche: “Ad oggi gli studi scientifici realizzati a livello internazionale non mostrano evidenze di effetti acuti sulla salute dell’uomo, almeno nel breve termine. Nel lungo termine non ci sono elementi che possano far temere effetti negativi, anche se mancano studi che diano conferme definitive”.
Il documento prosegue chiarendo il fatto che nelle condizioni attuali è difficile che gli Ogm riescano a risolvere il problema dell’accesso al cibo delle popolazioni che vivono nei paesi in via di sviluppo, questo perché sono stati pensati per l’agricoltura intensiva dei paesi del Nord del mondo: “È facile intuire lo scarso interesse dell’industria verso prodotti o tecnologie da destinare ad aree marginali, che invece sono quelle dove l’incidenza di insicurezza alimentare è maggiore”. Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati rimane aperto, ma gli italiani non li vogliono e in Europa la superficie coltivata con queste sementi è diminuita del 12% nell’ultimo anno.

La Nuova Ecologia.it

01 dicembre 2010Transgenico Ogm Vaticano

1° mercato del biologico in tutta la provincia

giovedì, settembre 9th, 2010

Ottima riuscita del primo mercatino Biologico di Adria tenuto sabato mattina in Piazza Ceco Groto.

Un sentito ringraziamento a Gabriele Andriotto che in questo mercatino ha creduto fin dall’inizio   prestandosi con ammirevole impegno, ad AIAB Veneto, alla Pro Loco di Adria, alla Polizia Municipale, al Comune di Adria, All’Ente Parco ed a COOP Adria che ha collaborato alla splendida riuscita del convegno pubblico tenuto dal Professor Pinton, ai produttori partecipanti che hanno offerto pane biologico con farine bio e pasta madre (senza lieviti chimici aggiunti) per un prodotto fragrante e genuino come quello delle nostre nonne (dura anche 4 giorni fuori dal frigo e rimane morbido); miele di api con nettare da coltivazioni da agricoltura biologica; vestiti di lino cotone canapa tutti provenienti da coltivazioni biologiche ed equosolidali; frutta e verdura coltivati secondo il regolamento biologico;  succo d’uva; marmellate ed i sughi biologici; vini bio; sciroppi;  farine e cereali.

E’ importante secondo noi incentivare questo settore, far conoscere i prodotti biologici alle persone e spiegare loro cosa vuol dire mangiare biologico.

Purtroppo Emerge un quadro d’insieme preoccupante che dovrebbe far riflettere il consumatore per evitare, senza saperlo, di vedersi inserito in un contesto alimentare ricco di punti interrogativi non essendo al corrente delle inevitabili problematiche cui va in contro in termini di rischio per la salute.
Il nostro obiettivo è volto ad una attenta informazione che non si ferma all’apparenza ma vuole approfondire molti perché; il tutto basato su un’accurata veridicità scientifica dei contenuti visto che gli studi e le ricerche affrontate possono essere garantite dallo scrupolosissimo mondo della scienza.
I dati ISTAT dicono che la quantità totale dei prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo è in aumento costante per un totale di quasi 153.000 tonnellate (l’equivalente in massa di una nave da crociera lunga 300m)
L’abisso fra l’agricoltura biologica e quella industriale è veramente grande. Purtroppo tantissime persone non conoscono le differenze sostanziali che scindono queste realtà del settore agricolo. Metti la scarsa informazione metti la mancanza di tempo per potersi documentare, sta di fatto che soprattutto nella nostra provincia la triste realtà è sostanzialmente vincolata ad una corsia unidirezionale, un senso unico, che porta al consumo indiscriminato di una serie di prodotti (magari maggiormente pubblicizzati) che derivano da colture intensive caratterizzati da una ambigua provenienza e da ancor più incognite informazioni legate all’origine ed alla natura dei loro componenti.

Agricoltura biologica significa sinergia con l’ambiente e rispetto per la biodiversità. Attraverso questo tipo di agricoltura il produttore sigla essenzialmente un impegno pratico e morale per produrre nel rispetto dell’equilibrio dell’intero ecosistema agricolo, intervenendo sulla naturale fertilità del suolo in maniera limitata e responsabile.
L’obiettivo fondamentale è quello di offrire prodotti che non abbiano alcun residuo di fitofarmaci o concimi chimici, limitando al massimo il rischio di contaminare le acque, i terreni e l’aria: la fertilità del suolo è salvaguardata e migliorata mediante l’uso di fertilizzanti organici, e i parassiti vengono contrastati con la lotta biologica, nella quale vengono utilizzati insetti utili.
Le ricerche più recenti concordano nel dire che gli alimenti biologici contengono antiossidanti e nutrienti in misura maggiore rispetto ai prodotti convenzionali ad esempio i pomodori, presentano caratteristiche nutrizionali decisamente migliori rispetto a quelle riscontrate nelle colture tradizionali. Ed in più il suolo coltivato con metodi biologici migliora nel tempo e dà frutti di miglior qualità.
Il prezzo più elevato è dovuto ai costi superiori per il produttore che deve, per esempio, diserbare un campo di ortaggi a mano senza usare prodotti chimici, essiccare la pasta a velocità più lenta, sostenere i costi di riconversione dei campi da convenzionali a biologici. Solo un adeguato sovrapprezzo (che vada a coprire i maggiori costi e rischi), può infatti rendere conveniente le colture biologiche.

Dario Griso, Legambiente Delta del Po

ROBERTO PINTON Frof. di Bio-ADRIA 2 Settembre

giovedì, agosto 26th, 2010

ADRIA al Ridotto del teatro, il 2 settembre, serata sul biologico con il Prof. Roberto Pinton.

una serata organizzata da Legambiente Delta del PO.

La XVI^ Festa del Volontariato di Adria toccherà anche il tema dell’agricoltura biologica come sviluppo sostenibile e rispetto della natura, della terra e di conseguenza dell’essere umano.

Il contributo alla festa del circolo Legambiente di Adria è l’organizzazione del primo mercatino biologico di tutta la provincia previsto per la mattina di sabato 4 settembre, preceduto da un incontro pubblico di un esperto del settore che spiegherà alla cittadinanza gli aspetti positivi di questo tipo di agricoltura.

Con il contributo di Coop Adriatica, che da anni sostiene la locale festa del volontariato, abbiamo invitato Roberto Pinton,

Ecco una breve presentazione

Esperto tecnico-economico per la distribuzione di prodotti biologici, è segretario di Assobio, associazione che raggruppa le imprese di trasformazione e distribuzione del comparto del biologico. È stato Direttore del Consorzio Biologico per il Consumo sostenibile, ha fondato e diretto per sei anni il primo bollettino d’informazione sul biologico collegato al sito www.greenplanet.it. Pubblicista nel settore agroalimentare, collabora attualmente con numerose testate giornalistiche italiane ed estere e ha pubblicato una mezza dozzina di volumi.E’ stato vice-presidente del Coordinamento Veneto Terranuova (socio fondatore di Aiab) e ha partecipato alla stesura del primo disciplinare italiano di agricoltura biologica (“Cos’è biologico”, ben prima del regolamento comunitario). Per l’Aiab ha assunto l’incarico, dal 1995 al 2000, della direzione della rivista “Bioagricoltura”. Ha partecipato alla ricerca europea OMIaRD (Organic Marketing Initiatives and Rural Development) per la sezione relativa al mercato italiano; per Pragma/Ismea ha curato i report sul mercato biologico di Canada, Stati Uniti, Giappone, Danimarca e Svezia.

Coautore dell’indagine FAO/WTO sul mercato italiano dei prodotti biologici (con Raffaele Zanoli). E’ socio IFOAM (International Federation of Organic Agricolture Movements), è discussant del gruppo “mercato” degli Stati generalide ll’agricoltura biologica promossi dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

Legambiente Delta del Po

BIO-MERCATINO di Adria

mercoledì, luglio 14th, 2010

MERCATINO BIO ADRIA:

Legambiente Delta del Po-Adria-

ci troviamo tutti i giovedì sera dalle ore 21 alle 23, in via Marino Marin 28-

se qualche venditore bio vuol partecipare: telefoni a Dario 3496338608

Legambiente, Consulta del Volontariato di Adria, COOP Adriatica con il Patrocinio del Comune di Adria e della Provincia di Rovigo, in collaborazione con  AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) A.Ve.Pro.Bi (Associazione Veneta Produttori Biologici), , hanno il piacere di comunicare che Sabato 4 settembre 2010 presso piazza Ceco Groto ad Adria si terrà il primo mercatino Biologico del Polesine al quale parteciperanno diversi produttori Bio certificati che hanno quindi da tempo fatto una scelta etica e morale nei confronti della loro salute e della vita umana più in generale. Il mercatino sarà preceduto da un incontro pubblico che si terrà presso il ridotto del teatro comunale di Adria il giorno 2 settembre alle ore 21,00 sul tema “AGRICOLTURA BIOLOGICA e SVILUPPO SOSTENIBILE” che vedrà come relatore Roberto Pinton esperto del settore.

Ecco una breve presentazione

Esperto tecnico-economico per la distribuzione di prodotti biologici, è segretario di Assobio, associazione che raggruppa le imprese di trasformazione e distribuzione del comparto del biologico. È stato Direttore del Consorzio Biologico per il Consumo sostenibile, ha fondato e diretto per sei anni il primo bollettino d’informazione sul biologico collegato al sito www.greenplanet.it. Pubblicista nel settore agroalimentare, collabora attualmente con numerose testate giornalistiche italiane ed estere e ha pubblicato una mezza dozzina di volumi.E’ stato vice-presidente del Coordinamento Veneto Terranuova (socio fondatore di Aiab) e ha partecipato alla stesura del primo disciplinare italiano di agricoltura biologica (“Cos’è biologico”, ben prima del regolamento comunitario). Per l’Aiab ha assunto l’incarico, dal 1995 al 2000, della direzione della rivista “Bioagricoltura”. Ha partecipato alla ricerca europea OMIaRD (Organic Marketing Initiatives and Rural Development) per la sezione relativa al mercato italiano; per Pragma/Ismea ha curato i report sul mercato biologico di Canada, Stati Uniti, Giappone, Danimarca e Svezia.

Coautore dell’indagine FAO/WTO sul mercato italiano dei prodotti biologici (con Raffaele Zanoli). E’ socio IFOAM (International Federation of Organic Agricolture Movements), è discussant del gruppo “mercato” degli Stati generalide ll’agricoltura biologica promossi dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

Sarà una vetrina importante volta a privilegiare l’operato di questi produttori che sono tornati ad affrontare la coltivazione agricola come l’affrontavano una volta i loro nonni, senza utilizzare quindi prodotti chimici quali pesticidi, fitofarmaci, fungicidi, antiparassitari, avendo rispetto del terreno sopra il quale coltivano i loro prodotti.  L’obbiettivo di questo mercatino oltre alla promozione delle produzioni locali ed alla valorizzazione dei prodotti agricoli Biologici va ad incrementare il concetto di filiera corta biologica e del prodotto a chilometro zero (km 0), un ritorno al passato in un momento di crisi volto ad abbattere i costi di commercializzazione ,che costituiscono solamente un rincaro, offrendo al consumatore un prodotto definito “superiore in termini nutritivi” rispetto al convenzionale. Questo evento vuole mettere in luce questa possibilità per gli agricoltori polesani favorendo lo scambio di informazioni legate al non semplicissimo passaggio al Bio. Nella nostra provincia purtroppo oserei dire il Bio è considerato una chimera mentre in altre province limitrofe è già da anni una realtà che riesce a far girare l’economia agricola valorizzando questo settore che altrimenti sopravivrebbe solamente grazie ai contributi statali a discapito della soddisfazione personale del produttore.

In provincia di Rovigo le Aziende Bio sono circa 30 contro le quasi 150 della provincia di Verona e le altrettante della Provincia di Venezia. Vista la disponibilità in termini di superficie agricola utilizzabile il Polesine ed in particolar modo la provincia di Rovigo potrebbe assumere una valenza importante in termini di produzione Bio.

Valorizzare un territorio significa dare la possibilità a chi produce di guadagnare giustamente quanto prodotto ed a chi acquista di pagare moderatamente lo stesso, un modo per poter soddisfare queste giuste esigenze consiste nell’incentivazione della Filiera Corta (quando riesco ad unire la produzione alla vendita diretta) e di conseguenza del chilometro zero.

Ma più in generale, secondo voi cosa vuol dire “Mangiare Biologico”?

Tutti i prodotti biologici provengono da coltivazioni agricole controllate ed analizzate da laboratori accreditati. Biologico vuol dire rintracciabilità del processo, fertilizzazione organica e non chimica, non si usano anticriptogamici ed antiparassitari ma si privilegia la lotta biologica; viene favorita la biodiversità a discapito dei prodotti geneticamente modificati. L’istituto Nazionale per la ricerca degli alimenti etichetta il biologico come un prodotto Superiore in termini nutritivi.

Il Biologico nel nostro territorio provinciale non è sviluppato e, viceversa, in altre province venete ha preso piede da diversi anni ed oltre ad offrire una sana immagine qualitativa in termini alimentari, potrebbe sostenere economicamente un settore che sopravvive solamente grazie ad incentivi statali; privilegia colture intensive; consuma il suolo in termini nutritivi, lo impoverisce e lo innonda di prodotti di sintesi chimica che vengono assorbiti dalle coltivazioni ed, inevitabilmente, si presentano quotidianamente nei nostri piatti. (vedere pesticidi nel piatto 2010 nel sito www.legambiente.it) Sono stati resi noti i risultati delle analisi fatte da Legambiente in merito alla presenza di pesticidi nell’ortofrutta coltivata nel convenzionale. Ebbene, la sorpresa, rispetto al dossier presentato lo scorso anno è stata decisamente negativa: non solo sono aumentati i campioni contaminati passati dal 27,5% a 32,7%, ma è ricomparso il micidiale DDT ritrovato su un campione di lattuga prelevato in Friuli Venezia Giulia.

Per Legambiente, invece, diminuiscono considerevolmente i campioni regolari analizzati che passano dagli 8764 dello scorso anno, agli 8560 facendo registrare una perdita di regolarità per 204 prodotti.

Scrive Legambiente:

Nonostante gli sforzi tesi a una riduzione dell’uso della chimica di sintesi in agricoltura, anche quest’anno la quantità di residui di pesticidi rilevati nei campioni di ortofrutta e derivati risulta eccessivamente elevata. Rispetto allo scorso anno, il rapporto di Legambiente elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici, ha evidenziato una maggiore presenza di campioni multi residuo ovvero di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici.

Pesticidi nel piatto 2010-Legambiente

lunedì, giugno 21st, 2010

Comunicati stampa

18/06/2010 12:02 Pesticidi nel piatto 2010, il rapporto annuale di Legambiente

Solo il 50% della frutta risulta incontaminata mentre, a 32 anni dalla sua messa al bando, ricompaiono tracce di DDT in un campione di insalata analizzato in Friuli

Aumentano i prodotti contaminati da uno o più residui di pesticidi (da 27,5 a 32,7%); salgono anche i campioni irregolari (da 1,2 a 1,5%). Diminuiscono, di conseguenza, quelli regolari senza tracce di molecole chimiche (da 71,3 a 65,8%) ma soprattutto, il numero dei campioni analizzati, che passano dagli 8764 dello scorso anno, agli attuali 8560 (-204).

Tra le verdure il 76,4% dei campioni risulta regolare senza residui (erano l’82,9% nel 2009);  45 sono i campioni fuori legge(1,3% contro lo 0,8% dello scorso anno), mentre il 22,3% risulta contaminato da uno (15,8%) o più residui (6,5%, erano il 3,5% nel 2009).

Diminuiscono i campioni di frutta irregolari per residui oltre i limiti consentiti o per molecole non autorizzate, passando dal 2,3% dello scorso anno all’1,2% dell’attuale, mentre aumentano quelli regolari ma contaminati da uno (22%) o più residui (26,4%) che passano nel complesso dal 43,9 al 48,4%. Tra i prodotti derivati (tra i quali miele, pane, vino ecc), il 77,7% risulta regolare senza residui (erano l’80,5% nel 2009); il 10,3% è regolare con un residuo e il 9,3% contiene più di un residuo contemporaneamente. Il 2,7% risulta invece addirittura irregolare (39 campioni su 1435) segnalando una novità rispetto agli anni precedenti, quando la percentuale era pari a zero.

Nonostante gli sforzi tesi a una riduzione dell’uso della chimica di sintesi in agricoltura, anche quest’anno la quantità di residui di pesticidi rilevati nei campioni di ortofrutta e derivati risulta eccessivamente elevata. Rispetto allo scorso anno, il rapporto di Legambiente elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici, ha evidenziato una maggiore presenza di campioni multi residuo ovvero di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici.

I risultati del dossier sono stati illustrati oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione di Vittorio Cogliati Dezza e Francesco Ferrante rispettivamente presidente nazionale e responsabile agricoltura di Legambiente, Antonio Longo, presidente Movimento Difesa del Cittadino (Mdc) e Francesco Panella, presidente UNAAPI (Unione nazionale associazioni apicoltori italiani).

La normativa vigente ha portato ad un maggiore controllo delle sostanze attive impiegate nella produzione dei formulati e l’armonizzazione europea dei limiti massimi di residuo consentito (LMR), ha rappresentato un importante passo in avanti – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente -. Il rapporto registra poi un lento ma graduale miglioramento rispetto agli anni passati, a testimonianza della maggiore attenzione da parte degli operatori agricoli alla salubrità dei cibi e alle richieste dei consumatori, sempre più favorevoli ai prodotti provenienti da un’agricoltura di qualità. Nonostante ciò, però, risulta ancora troppo alta la percentuale dei prodotti contaminati da uno o più tipi di pesticidi”.

“La strada da percorrere per raggiungere un uso sostenibile dei fitofarmaci è ancora molto lunga. Permane infatti, il problema del cosiddetto multi residuo cioè, l’effetto sinergico dovuto alla presenza contemporanea di differenti principi attivi sul medesimo prodotto, e quello della rintracciabilità di pesticidi revocati oltre il termine fissato per lo smaltimento delle scorte. Non esiste un riferimento specifico nella normativa che stabilisca per i laboratori un termine temporale oltre il quale tracce, anche al di sotto del limite consentito di pesticidi revocati, come il DDT, siano da indicare come irregolari” – ha aggiunto Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura di Legambiente e senatore del Pd – che a tal fine ha presentato un disegno di legge che, con l’obiettivo di contribuire a ridurre ed armonizzare l’uso dei fitofarmaci in agricoltura, mira, in particolare, a promuovere la ricerca sugli effetti sinergici del cocktail chimico e la regolamentazione della normativa sul multi residuo.

“I risultati del rapporto sono preoccupanti sia per l’aumento dei campioni con multi residui, sia per le criticità risultati doppie in percentuale nella verdura rispetto allo scorso anno – ha dichiarato il presidente del Movimento Difesa del Cittadino Antonio Longo -.I consumatori quindi devono sempre più stare attenti ad osservare le regole di igiene nell’uso di frutta e verdura, educando soprattutto i ragazzi. Cogliamo l’occasione inoltre, per denunciare l’intenzione del Governo di azzerare l’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare. E’ una scelta miope, che contraddice tante assicurazioni dei ministri delle Risorse agricole e della Salute che va respinta con decisione”.

“I recenti accertamenti scientifici confermano quanto gli apicoltori denunciavano da anni: il crescente uso degli insetticidi neonicotinoidi, neurotossici sistemici persistenti comporta gravi problematiche di sopravvivenza delle api – ha dichiarato il presidente di UNAAPI Francesco Panella -. Mentre nelle aree del mondo ad agricoltura intensiva continua inarrestabile il devastante declino delle api, in Italia la sospensione dell’uso di neonicotinoidi per la concia del mais non ha avuto solo effetti benefici per le api ma, soprattutto, ha dimostrato che privilegiare l’uso della chimica comporta una spirale senza alcuna prospettiva di successo. E’ necessario quindi vietare la monocoltura in successione in tutte le zone a rischio Diabrotica, trasformare la sospensione dei concianti neurotossici del mais in divieto definitivo, ribadire formalmente il divieto d’irrorazione di insetticidi su mais in fioritura, il cui polline è abbondantemente bottinato da api e altri insetti utili”.

Dall’elaborazione dei dati raccolti quest’anno, sono emersi casi particolari di prodotti “multi contaminati”, tra i quali un campione d’uva bianca analizzato in Sicilia contenente 9 diversi residui di pesticidi (Clorpirifos, Clorpirifos-metile, Cyprodinil, Dimetomorf, Fenhexamid, Fludioxonil, Miclobutanil, Penconazolo, Tiabendazolo); un campione di pere analizzato in Campania con 5 diversi residui chimici (clorpirifos, boscalid, etossichina, captan di fenilammina, clozolinate); un campione di vino analizzato in Friuli Venezia Giulia con 6 diversi residui chimici (dimetomorf, boscalid, pyrimetanil, fenexamid, metalaxil, iprovalicarb).

I dati pervenuteci presentano nel complesso una grossa variabilità che riguarda sia il numero di campioni presi in esame sia i risultati stessi. Tuttavia, abbiamo verificato che laddove sono stati analizzati un maggior numero di campioni, più frequenti sono state le criticità riscontrate. Ad esempio, in Emilia Romagna su un campione totale di 1667 alimenti, si sono riscontrate ben 30 irregolarità. Tra i risultati da segnalare merita sicuramente attenzione quello dei 5 campioni di pane fuori legge analizzati in Piemonte e quellodell’insalata con tracce di DDT analizzato in Friuli Venezia Giulia, dove si registrano anche tre campioni di vino contaminati da Procimidone.

In sintesi, il 45% del totale delle pere analizzate lo scorso anno dai laboratori pubblici presenta più di un residuo. In Veneto, ben il 45,5% presenta più di un residuo, mentre in Emilia Romagna soltanto il 5,7% dei campioni è privo di residui chimici. Ciò significa che la restante parte, ossia il 92,7% dei campioni analizzati, presenta uno o più residui. Il 66,7% dell’uva analizzata in Puglia presenta più di un residuo, così come il 59,3% di quella analizzata in Emilia Romagna. Tracce di fungicidi e insetticidi sono emerse in quella analizzata in Basilicata e irregolarità per il superamento dei limiti ammessi di Clorpirifos sono state trovate in 2 campioni analizzati nel Lazio. Anche l’85,8% dei campioni d’uva analizzati in Trentino (Bolzano) presentano uno o più residui. A livello nazionale il 40,9% delle fragole analizzate è risultato contaminato da multi residuo chimico.

Anche quest’anno, lo scarso numero di analisi relative ai prodotti biologici ricevute (466 campioni tra frutta e verdura) non permette una valutazione obiettiva del settore, mentre le prime (anche se ancora limitatissime) documentazioni inviateci dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS), ci danno un piccolo saggio della situazione relativa agli alimenti di origine animale.

L’Emilia Romagna segnala un’irregolarità relativa ad un campione di muscolo di tacchino (su 7 totali) con tracce di Policlorobifenili (PCB). L’Istituto del Lazio e della Toscana segnala invece l’irregolarità dell’11,1% dei campioni di coniglio, l’1,8% di campioni di latte vaccino, lo 0,7% di campioni di latte bufalino, l’1,8% di latte ovicaprino, il 18,8% di latte fresco. In Lombardia, il 3,7% dei campioni di latte bovino, il 2,4% di uova di gallina e lo 0,8% di campioni di muscolo bovino risultano non conformi per la presenza di diossine e dl-PCB (PCB diossina-simili), mentre in Puglia le irregolarità riguardano un campione di latte bovino ed uno di latte ovino su un totale di 120 analizzati. Anche in questo caso è stata rilevata la presenza di diossine e PCB diossina-simili.

Il dossier è disponibile su: www.legambiente.it

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