Archive for the ‘BIOLOGICO’ Category

La Salute nel Piatto

domenica, marzo 7th, 2010

legambiente2LOgo C ADRIA

Circolo Adria Delta del Po                               con il patrocinio del Comune Di Adria

Assessorato all’Ambiente

Conferenza RIDOTTO DEL TEATRO COMUNALE DI ADRIA ingresso libero

“LA SALUTE NEL PIATTO”

ALIMENTAZIONE: NON SOLO CIBO

Agricoltura Biologica – Sana Alimentazione – Benefici alla persona ed all’Ambiente

venerdi  19 marzo 2010      ore 21.00

Relatore:  PROFESSOR ZACCARIA FILIPPO

Professore presso l’Accademia Belle Arti di Venezia, Presidente e Fondatore dell’Associazione Culturale “La Biolca”,

Presidente AIAB Veneto, Presidente Consiglio direttivo Federale AIAB,

esperto di alimentazione, agricoltura biologica, storia del cibo, fitonutrizione, inquinamento degli alimenti.

dal 1986 ha tenuto più di 400 tra corsi, conferenze e seminari su questi temi in tutto il territorio nazionale.

legambiente2

serata:APICULTORE

giovedì, dicembre 3rd, 2009

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Giovedì 3 Dicembre: Mantovan Ernesto apicoltore – verrà in sede a parlarci del suo lavoro e assaggiare il suo miele. Invito chi è di buona volontà a portare dei dolci o torte casalinghe per un momento di amicizia.

In sede Legambiente, via Marino Marin 28,  Adria.   Ore 21

la serata si è volta con una interessante spiegazione dei prodotti delle api e con un assaggio del Miele buonissimo che è stato aprezzato da tutti. Si è discusso del biologico e di tutte le problematiche riguardanti l’apicultura.

Il cibo spazzatura provoca la depressione

lunedì, novembre 16th, 2009

Il cibo spazzatura, secondo una ricerca inglese, favorisce e accelera la depressione. Se il cibo provoca sbalzi del valore di zuccheri nel sangue, si possono verificare scompensi a livello cerebrale e sul sistema endocrino. Gli alti livelli di antiossidanti in frutta e verdura sono ritenuti un toccasana contro la depressione. Un altro fattore importante è la diversificazione dei cibi.
Chi consuma alimenti grassi, molto zuccherati e lavorati ha il 60% in più di cadere in depressione rispetto a chi basa la propria dieta su frutta, verdura e pesce.
Lo conferma l’University College London che ha pubblicato sul British Journal of Psychiatry il primo studio sulla relazione dieta e salute mentale.
Sono stati analizzati 3486 uomini e donne la cui età media si aggirava sui 55 anni. I partecipanti hanno completato un questionario sulle loro abitudini alimentari e 5 anni dopo sono stati sottoposti a test psicologici per stabilire la predisposizione alla depressione e la soddisfazione personale.
I risultati hanno evidenziato la tendenza al “male di vivere” in chi predilige il cibo spazzatura.
I ricercatori hanno avanzato diverse ipotesi sulla relazione dieta-stato mentale. Innanzitutto credono che gli alti livelli di antiossidanti in frutta e verdura siano un toccasana contro la depressione. Broccoli, cavoli, lenticchie spinaci e ceci sarebbero il cibo per la mente migliore. Altro aspetto è la diversificazione degli alimenti: una dieta varia dà più soddisfazione rispetto al concentrarsi su poche tipologie di cibo.
Effetto inverso invece quello provocato dal junk food. Eric Brunner, uno dei ricercatori, afferma: «Se la dieta si basa su alimenti che provocano sbalzi del valore di zuccheri nel sangue, si possono verificare scompensi a livello cerebrale e sul sistema endocrino con effetti yo yo sull’umore».
 
Fonte: Slowfood.it

Biologico o Tradizionale….. questo è il dilemma

venerdì, novembre 13th, 2009

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I dati ISTAT dicono che la quantità totale dei prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo è in aumento costante per un totale di quasi 153.000 tonnellate (l’equivalente in massa di una nave da crociera lunga 300m) L’italia distribuisce nelle sue campagne il 33% della quantità totale di insetticidi utilizzati nell’intero territorio comunitario (Fonte Eurosat 07).

Già il fatto che alcune molecole ritenute tossiche e in alcuni casi anche cancerogene per il nostro organismo, vengano “accettate” se non superano determinati livelli di contaminazione ritenuti critici dovrebbe aprire una serie di questioni e perplessità, ma se la legge stabilisce che questi sono i limiti pare logico dover quantomeno cercar di rispettarli. Da un recente studio scientifico di Legambiente

si evince che su 3474 campioni di verdure campionate in tutta italia, il 15% ha superato i limite di concentrazione e per quanto concerne il “reparto” frutta, su 3507 il 46% ha superato il limite.

La frutta si conferma la categoria più “inquinata” potendo affermare che solo 1 frutto su 2 che arriva alle nostre tavole è privo di residui chimici.

Evidenze importanti di presenze di residui (Procimidone – molecola ritenuta cancerogena) si riscontrano sui vini.

Sono però le mele il frutto più contaminato, quasi il 90% delle mele analizzate si sono riscontrati fungicidi.

Ma cosa ci troviamo quindi in questi prodotti che hanno sforato i limiti di legge stabiliti in termini di concentrazioni?

PCB, diossine, insetticidi organoclorurati, fungicidi ed erbicidi, organofosforici, fungicidi.

Questi nomi sicuramente non hanno molto significato in quanto trattasi di prodotti e di principi attivi che solamente per i tecnici agricoltori conosceranno, per rendere più comprensibile a tutti la gravità e la pericolosità intrinseca di queste molecole andiamo ad osservare quale correlazione le lega con l’uomo che accidentalmente e spesso inconsciamente le assimila nel proprio organismo assumendole in piccole quantità giornaliere.

È scientificamente accertato da studi delle più blasonate Università mondiali che l’assunzione di queste molecole anche in piccole quantità sono spesso riconducibili ad effetti sulla riduzione della conta spermatica; all’aumento del rischio al Cancro alla mammella;all’incidenza sull’insorgenza Cancro al pancreas; al mal funzionamento della tiroide; ai rischi legati a disfunzioni dell’apparato riproduttore; a Neoplasie ai testicoli.

L’agricoltura industriale, usando dosi massicce di composti chimici, va inevitabilmente a creare scompensi ambientali dannosi, lavora con l’allevamento intensivo e non ha rispetto per l’ecosistema. Balza agli occhi come tale sistema comporti un costo elevato ambientale e sanitario a causa della contaminazione delle acque potabili e degli alimenti di cui ci cibiamo senza parlare del problema legato alla desertificazione dei campi agricoli che ormai sono considerati come un semplice supporto ove il prodotto viene appoggiato per poi farlo crescere grazie ai nutrienti di sintesi aggiunti in un secondo tempo. Per ogni chilo di principio attivo utilizzato, solo 10 grammi vengono assimilati dagli insetti, mentre gli altri 990 grammi si disperdono nell’ambiente per deriva, volatilizzazione o percolazione o possono essere assimilati dalla stessa pianta. Negli ultimi 50 anni, non solo si è modificato profondamente il territorio, spianando rilievi, interrando fossati, sradicando alberi per permettere il passaggio di macchine agricole sempre più grandi, ma si è anche ridotta drammaticamente la superficie di aree naturali.

Agricoltura biologica (o organica, come nei paesi anglosassoni) significa , invece, sinergia con l’ambiente e rispetto per la biodiversità. Attraverso questo tipo di agricoltura il produttore sigla essenzialmente un impegno pratico e morale per produrre nel rispetto dell’equilibrio dell’intero ecosistema agricolo, intervenendo sulla naturale fertilità del suolo in maniera limitata e responsabile.
Le ricerche più recenti concordano nel dire che gli alimenti biologici contengono antiossidanti e nutrienti in misura maggiore rispetto ai prodotti convenzionali ad esempio i pomodori, presentano caratteristiche nutrizionali decisamente migliori rispetto a quelle riscontrate nelle colture tradizionali. Ed in più il suolo coltivato con metodi biologici migliora nel tempo e dà frutti di miglior qualità.

I livelli produttivi dell’agricoltura biologica non potranno mai raggiungere quelli dell’agricoltura tradizionale, il nostro obiettivo è quello di informare il lettore che, non necessariamente, si deve pensare solo in una direzione, la scelta di un prodotto dovrebbe essere ponderata e pensata oltre alla qualità visiva legata alla perfezione di forme e colori. L’abisso fra l’agricoltura biologica e quella industriale è veramente grande. Purtroppo tantissime persone non conoscono le differenze sostanziali che scindono queste realtà del settore agricolo. Metti la scarsa informazione metti la mancanza di tempo per potersi documentare, sta di fatto che soprattutto nella nostra provincia la triste realtà è sostanzialmente vincolata ad una corsia unidirezionale, un senso unico, che porta al consumo indiscriminato di una serie di prodotti (magari maggiormente pubblicizzati) che derivano da colture intensive caratterizzati da una ambigua  provenienza del  e da ancor più incognite informazioni legate  all’origine ed alla natura dei loro componenti.

Il prodotto biologico però costa dal 20 al 30 % in più rispetto ad un prodotto non bio, e poi siamo sicuri che dietro non ci sia nessun business?

Il prezzo più elevato è dovuto ai costi superiori per il produttore che deve, per esempio, diserbare un campo di ortaggi a mano senza usare prodotti chimici, essiccare la pasta a velocità più lenta, sostenere i costi di riconversione dei campi da convenzionali a biologici, pagare l’ente certificatore che analizza e segue la produzione colturale. Solo un adeguato sovrapprezzo (che vada a coprire i maggiori costi e rischi), può infatti rendere conveniente le colture biologiche.

La nostra provincia in questo settore è particolarmente disorganizzata in quanto, prima di tutto l’informazione del consumatore non è adeguata e in secondo aspetto, la stessa agricoltura non conosce i benefici ambientali e di conseguenza economici cui potrebbe andare incontro adottando colture Bio.

 

Dario Griso

Legambiente Adria Delta del Po

RIPARTIAMO DAL BIOLOGICO NEL PIATTO.

lunedì, ottobre 26th, 2009

legambiente2NITRATI DI SINTESI: CONCIMI, MA ANCHE ESPLOSIVI.

 

Le armi chimiche sono le famigerate sostanze, bandite da tempo, che le Nazioni Unite hanno dichiarato armi di distruzione di massa. Alcune di esse, purtroppo, unitamente ai nitrati (anch’essi usati in passato per scopi bellici), vengono oggi riversate quotidianamente nei campi, in dosi massicce, sottoforma di concimi, insetticidi e diserbanti. Dietro questa operazione di riciclaggio ci sono le stesse multinazionali che producono le piante geneticamente modificate.

Dall’agricoltura biologica nasce il rifiuto per questa logica perversa che semina distruzione della Natura  nell’ambito di un’attività destinata a dar vita producendo cibo.

Fondamento dell’odierna agricoltura industriale, ha permesso un aumento significativo delle rese, ma a costi energetici e ambientali elevati. La sintesi di ammoniaca/nitrati infatti richiede enormi quantità di energia perché si realizza ad alte temperature ed elevate pressioni. I nitrati d’altra parte, scombussolano la vita dei microbi nel terreno, contaminando le falde, rendendo le piante suscettibili alle malattie e, quindi, bisognose di trattamenti con i pesticidi. Influenzano negativamente anche le qualità nutrizionali ed organolettiche nonché la conservabilità dei prodotti. L’accumulo di nitrati negli ortaggi e nelle insalate è motivo di preoccupazione per la nostra salute e, per questo, l’Unione Europea ha stabilito dei limiti massimi di concentrazione di nitrati per verdure come insalate e spinaci.

L’agricoltura cade dalla padella alla brace perché gli organofosfati (anni 1970) non sono da meno degli organocloruri in fatto di tossicità per l’ambiente e per l’uomo. Così anche per questi pesticidi si verifica il rituale del divieto d’impiego dopo che per decenni, come testimonia la ricerca che annualmente fa Legambiente (Pesticidi nel Piatto, scaricabile da www.legambiente.eu) ne abbiamo ingurgitato i residui presenti negli alimenti.

Di Stefano Montanari:

“L’uso squilibrato di prodotti chimici in agricoltura nei paesi più “sviluppati” è evidente: Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia che ne usano 300 kg per ettaro (in Italia per ettaro 10,5 kg di insetticidi, anticrittogamici e altri pesticidi e 294 kg di fertilizzanti chimici di sintesi) mentre i consumi sono minori (ma per quanto ancora?) 35 in Cina, 22 in Messico, 7 in Bangladesh e appena 1 in Nigeria. Ho detto uso, ma di quella roba non c’è quasi mai bisogno.

Un amico, l’entomologo Giorgio Celi, mi diceva che, nella maggior parte dei casi, i pesticidi vengono usati alla ceca, su culture in cui il parassita che si vuole combattere proprio non esiste”.

leonardo

Disponibile un nuovo contatto

venerdì, ottobre 23rd, 2009

Uno dei temi sui quali punta da quest’ anno il circolo Legambiente Delta del Po Adria è senz’ altro il settore biologico. Per contattare il nostro esperto sig. D. Griso è stato configurato un nuovo indirizzo email, si tratta di biologico@legambientedeltapo.it. Certi di aver fatto con questo un servizio utile a tutti i cittadini interessati, auguriamo di poter trovare tutte le risposte ai vostri quesiti.

RIPARTIAMO DAL BILOGICO NEL PIATTO

martedì, settembre 29th, 2009

Questo articolo da il via alla campagna per l’agricoltura biologica che il circolo di Legmbiente Delta del Po- Adria intende perseguire per il 2010.
Molte saranno le iniziative che cercheranno di portare alla luce i vari problemi legati ad una agricoltura scriteriata priva di senso economico e di rispetto per le persone e l’ambiente.

RIPARTIAMO DAL BIOLOGICO NEL PIATTO.

NITRATI DI SINTESI: CONCIMI, MA ANCHE ESPLOSIVI.

Le armi chimiche sono le famigerate sostanze, bandite da tempo, che le Nazioni Unite hanno dichiarato armi di distruzione di massa. Alcune di esse, purtroppo, unitamente ai nitrati (anch’essi usati in passato per scopi bellici), vengono oggi riversate quotidianamente nei campi, in dosi massicce, sottoforma di concimi, insetticidi e diserbanti. Dietro questa operazione di riciclaggio ci sono le stesse multinazionali che producono le piante geneticamente modificate.
Dall’agricoltura biologica nasce il rifiuto per questa logica perversa che semina distruzione della Natura nell’ambito di un’attività destinata a dar vita producendo cibo.
Fondamento dell’odierna agricoltura industriale, i nitrati hanno permesso un aumento significativo delle rese, ma a costi energetici e ambientali elevati. La sintesi di ammoniaca/nitrati infatti richiede enormi quantità di energia perché si realizza ad alte temperature ed elevate pressioni. I nitrati d’altra parte, scombussolano la vita dei microbi nel terreno, contaminando le falde, rendendo le piante suscettibili alle malattie e, quindi, bisognose di trattamenti con i pesticidi. Influenzano negativamente anche le qualità nutrizionali ed organolettiche nonché la conservabilità dei prodotti. L’accumulo di nitrati negli ortaggi e nelle insalate è motivo di preoccupazione per la nostra salute e, per questo, l’Unione Europea ha stabilito dei limiti massimi di concentrazione di nitrati per verdure come insalate e spinaci.
L’agricoltura cade dalla padella alla brace perché gli organofosfati (anni 1970) non sono da meno degli organocloruri in fatto di tossicità per l’ambiente e per l’uomo. Così anche per questi pesticidi si verifica il rituale del divieto d’impiego dopo che per decenni, come testimonia la ricerca che annualmente fa Legambiente (Pesticidi nel Piatto, scaricabile da http://www.legambiente.eu/) ne abbiamo ingurgitato i residui presenti negli alimenti.
Di Stefano Montanari
L’uso squilibrato di prodotti chimici in agricoltura nei paesi più “sviluppati” è evidente: Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia che ne usano 300 kg per ettaro (in Italia per ettaro 10,5 kg di insetticidi, anticrittogamici e altri pesticidi e 294 kg di fertilizzanti chimici di sintesi) mentre i consumi sono minori (ma per quanto ancora?) 35 in Cina, 22 in Messico, 7 in Bangladesh e appena 1 in Nigeria. Ho detto uso, ma di quella roba non c’è quasi mai bisogno.
Un amico, l’entomologo Giorgio Celi, mi diceva che, nella maggior parte dei casi, i pesticidi vengono usati alla ceca, su culture in cui il parassita che si vuole combattere proprio non esiste.