Archive for the ‘ANIMALI AUTOCTONI DELTA PO’ Category
TRITONE crestato italiano(anfibi)
mercoledì, aprile 29th, 2009
La maggior parte dei tritoni dispone di un’arma difensiva potente, vale a dire di ghiandole cutanee capaci di secernere sostanze che risultano altamente tossiche per qualunque predatore. Soltanto alcune popolazioni di colubridi del genere Thamnophis, detti anche serpenti giarrettiera, hanno sviluppato la capacità di nutrirsi di una specie di tritone talmente tossica da risultare letale per predatori anche molto più grossi.
LANOTTE DEI ROSPI
mercoledì, febbraio 11th, 2009Con questa iniziativa, realizzata durante le migrazioni primaverili di fine febbraio – inizio marzo, si propongono attività di informazione e di educazione ambientale con azioni di volontariato attivo che permettono di accrescere la conoscenza della specie e promuovere la tutela dei loro habitat (zone umide, stagni, acquitrini, etc…).
Purtroppo, anno dopo anno, la presenza di rane, rospi, raganelle, tritoni e salamandre sul territorio appare sempre più minacciata e a forte rischio di scomparsa. Negli ultimi decenni si è registrata una loro drastica diminuzione dovuta, direttamente o indirettamente, alle attività dell’uomo ed in particolare a:
· viabililità: per molte specie animali, per gli Anfibi in particolare, le strade costituiscono una frammentazione dei loro habitat ed un ostacolo insuperabile in particolare durante le migrazioni riproduttive;
· danneggiamento o distruzione delle zone umide minori (stagni, pozze, sorgenti, ma anche vecchi lavatoi, fontanili, abbeveratoi, etc…).
· assurda e gratuita persecuzione dovuta all’ignoranza e al pregiudizio.
La campagna, nell’edizione 2009, si articolerà in quattro tipologie di “intervento”, assolutamente sovrapponibili e collegabili tra loro:
1. AZIONI DI SALVATAGGIO: attività che consistono nella messa in sicurezza degli anfibi che migrano verso la zona umida di riproduzione e si trovano a dover attraversare strade spesso trafficate. Le azioni si svolgono di sera e consistono principalmente in tre fasi:
· Installazione barriere: ai lati delle strade, in modo da impedire l’attraversamento dei rospi.
· “Servizio taxi”: i nostri piccoli amici, adagiati in comodi secchi di plastica, vengono aiutati nell’attraversamento e portati dai volontari dall’altra parte della strada, ove sono i siti di riproduzione (zone umide, acquitrinose).
· Raccolta dati: schedatura del numero e delle specie dei vari anfibi presenti nell’area.
2. AZIONI DI MONITORAGGIO/OSSERVAZIONE: semplice analisi conoscitiva del fenomeno di migrazione del rospo comune con lo scopo di entrare in contatto con la realtà faunistica, per gettare le basi per un eventuale intervento di salvataggio nei mesi/anni successivi.
3. AZIONI DI SENSIBILIZZAZIONE: divulgazione delle problematiche legate alla riduzione di biodiversità nelle zone umide con riferimento all’ecologia del rospo comune. Si possono organizzare momenti di incontro nei quali illustrare e informare sul fenomeno di migrazione, perdita di biodiversità, effetti della frammentazione del territorio, importanza delle zone umide, etc…
4. AZIONI DI EDUCAZIONE AMBIENTALE: disponibilità per le classi e per gli insegnanti di specifici kit didattici.
le api sono guardie del corpo delle piante
lunedì, dicembre 29th, 2008
Le api sono guardie del corpo delle piante, tengono lontani i bruchi, e probabilmente anche altri insetti infestanti, che ne divorerebbero le foglie: i bruchi sentono il ronzio e, sentendosi in pericolo, si allontanano dalla fonte di cibo.
Secondo quanto scoperto da Jurgen Tautz del Biozentrum Universität di Wurzburg, Germania, i bruchi captano il ronzio degli insetti tramite delle antennine non troppo sensibili, incapaci di distinguere tra api e insetti predatori, e per paura di essere assiliti dalle vespe vanno a brucare altrove.
Resa nota sulla rivista Current Biology, la scoperta potrebbe pure suggerire nuovi metodi per ridurre l’uso di pesticidi inserendo nelle colture le api come ‘pesticidi naturali’. Preziosissime per le piante perché ne permettono l’impollinazione, adesso è emerso anche che le api fanno da ‘bodyguard’.
Gli esperti tedeschi hanno messo api e bruchi nel ’set sperimentale’, piante di serra: in presenza delle api le piante subiscono il 60-70% di danni in meno alle proprie foglie, rispetto a quando i bruchi sono inseriti da soli sul ’set’, senza api intorno. I bruchi captano il ronzio e, incapaci di distinguere se si tratti delle predatrici vespe o delle innocue api, non possono far altro che evitare il pericolo potenziale fuggendo via alla ricerca di altre fonti di cibo.
GUFO DI PALUDE
domenica, dicembre 21st, 2008Ultimo avvistamento nel Delta del Po
• 2 Febbraio 2006: 1 Gufo di palude, Calera, Valle Sagreri (Delta Veneto) (RO), M. Bovo, A. Galletto
Zone lagunari ed aree palustri. Le lagune e le paludi interne rappresentano l’habitat dove si ritiene più probabile l’eventuale nidificazione del Gufo di palude. Per deporre, tuttavia, questo gufo ricerca condizioni di limitato disturbo antropico, maggiormente riscontrabile in piccole paludi poco frequentate o in vaste aree lagunari (alto Adriatico).
Uno dei tanti animali oramai mancanti dal Delta del Po.
Tartaruga autoctona sempre più a rischio
giovedì, dicembre 4th, 2008 La tartaruga autoctona (Emys orbicularis) che troviamo sulle rive del Delta del Po è sempre più a rischio.
Le cause sono i prodotti chimici sparsi in agricoltura, le acque inquinate.
Contribuisce in grande misura la nuova tartaruga: Trachemys Scripta Elegans (o Tartaruga dalle orecchie rosse) proviene dalla California, è una tartaruga che spesso si compra nei negozi di animali per essere regalata ai bambini, quando le dimensioni raggiungono dimensioni da adulte vengono rilasciate in natura pensando di non fare niente di male. In realtà, la tartaruga Californiana rossa minaccia gravemente la specie autoctona per le sue doti di aggressività e maggiormente dotata di artigli.
Tutti gli animali non autoctoni (il siluro, la nutria e molti altri) mettono in pericolo di estinzione nel territorio che si rilascia quelli originari.
Circolo Legambiente -Delta del PO-Adria
Ramarro: sempre più raro nel Delta del PO
giovedì, dicembre 4th, 2008
Sono sempre più rari nel Delta del Po, è un indicatore del tasso di inquinamento perché molto sensibile ai prodotti chimici e per la mancanza di territorio favorevole alla sua riproduzione e riadattamento.
Abitudini
I ramarri sono animali territoriali con abitudini diurne. Frequentano di preferenza i pendii assolati, i prati con cespugli, le boscaglie e i bordi di strade e sentieri. Non è facilmente visibile a causa della sua indole timida che lo spinge a nascondersi in presenza dell’uomo. Contrariamente alla Lucertola muraiola non si arrampica volentieri, ma preferisce restare mimetizzata tra l’erba. Il ramarro passa inattivo il periodo invernale in anfratti del terreno.
Alimentazione
I ramarri si nutrono di insetti e altri piccoli artropodi, ma anche di piccoli vertebrati (serpenti, altri rettili ecc.) e di uova di uccelli. La loro alimentazione è integrata da bacche e altri prodotti vegetali.Se nati in cattività, si possono adattare a cibarsi di carne, venendo meno all’istinto di catturare solo animali vivi.
Riproduzione
I ramarri depongono da 5 a circa 20 uova dal guscio non rigido, lunghe 15-18 mm. Le uova vengono collocate in buche scavate nel terreno, al riparo della vegetazione, e si schiudono dopo 2-3 mesi circa. Nella stagione riproduttiva, i maschi lottano tra loro sollevando la parte anteriore del corpo, in modo da evidenziare il sottogola azzurro, e avanzano frustando l’aria con la coda, finché il rivale non dà segni di sottomissione. Una volta conquistata la femmina, durante l’accoppiamento, queste vengono trattenute dai maschi tramite un morso sul fianco: in primavera è quindi possibile riscontrare sul loro corpo evidenti cicatrici a forma di “V”.









