Archive for the ‘ACQUA’ Category

Un terzo di ciò che viaggia per strada è acqua!

martedì, luglio 20th, 2010

Un terzo di ciò che viaggia per strada è acqua!
Alimentare: E’ l’acqua in bottiglia il prodotto più trasportato su gomma
ansa.it per NEWSFOOD.com – 24/06/2010

Oltre un terzo del trasporto su strada in Italia riguarda minerali, con un’incidenza sul totale delle merci pari al 35,14%. Seguono i materiali da costruzione (15,71%), i prodotti metallurgici (7,64%), le derrate alimentari e foraggiere (7,17%), i prodotti petroliferi (4,07%), quelli chimici (3,12%), cuoio, tessili e abbigliamento (2,36%), i veicoli e i motorì (2,14%), i cereali (1,70%) e infine patate, legumi e frutta fresca (1,66%).

E’ la graduatoria stilata dall’Osservatorio Airp (Associazione italiana ricostruttori pneumatici) sulla Mobilità sostenibile (sulla base di dati Istat) secondo cui le prime dieci categorie merceologiche da sole rappresentano l’80,72% del totale delle merci trasportate su gomma in Italia.

L’autotrasporto, fa notare l’Airp, gioca un ruolo rilevante nell’economia nazionale, movimentando grandi quantitativi di materie prime, semilavorati e prodotti finiti e rappresenta di gran lunga la modalità prevalente, assicurata da una flotta che, tra mezzi leggeri e pesanti, comprende oltre 4,7 milioni di autoveicoli.

L’obiettivo oggi, conclude l’associazione, è migliorare la competitività delle aziende del settore e a questo proposito ricorrere ad un uso maggiore dei pneumatici ricostruiti consente risparmi e benefici ambientali.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

Coste e isole a rischio

mercoledì, giugno 30th, 2010

MARE

Allarme inquinamento
Coste e isole a rischio

Legambiente presenta il rapporto ‘Mare Nostrum 2010′: “Cattiva depurazione e cementificazioni abusive restano i mali endemici”. E tra i nuovi nemici delle nostre acque arrivano le trivellazioni petrolifere off-shore

Allarme inquinamento  Coste e isole a rischioLa Goletta Verde

VENEZIA - Crescono i reati di inquinamento e abusivismo sulle coste italiane, sono a rischio aree di pregio e le isole minori. L’allarme viene lanciato da Legambiente nel rapporto ‘Mare Nostrum 2010′ presentato oggi a Venezia. “Cattiva depurazione, inquinamento e cementificazioni abusive restano i mali endemici del mare italiano, che niente e nessuno sembra poter scalfire”, spiega Legambiente. Il rapporto è stato presentato in occasione della partenza della Goletta Verde, la campagna di monitoraggio delle acque marine dell’associazione ambientalista.

Le percentuali. Il 2009 ha visto una crescita dell’abusivismo edilizio del 7,6% rispetto all’anno precedente. L’inquinamento per scarichi fognari illegali, cattiva depurazione e inquinamento da idrocarburi è aumentato addirittura del 45%. I sequestri sono saliti del 46,2% passando dai 4.049 del 2008 ai 5.920 del 2009. Calati invece del 40% circa i reati accertati fra la costa e il mare, 8.937 infrazioni nel 2009 a fronte delle 14.544 del 2008, una diminuzione determinata soprattutto dalla riduzione di reati accertati nel campo della pesca (-72,4%) e della nautica da diporto (- 76,6%).

Le trivellazioni. Secondo quanto reso noto da Legambiente, “molte società energetiche hanno avanzato richieste di ricerca, e in alcuni casi ottenuto permessi in un’estensione di circa 39mila chilometri quadrati in 76 aree, per la gran parte di elevato pregio ambientale e considerate zone sensibili proprio per i loro ecosistemi fragili e preziosi da tutelare”. Le attività di ricerca in mare di idrocarburi sono concentrate nel mar Adriatico, nello Jonio e nell’area davanti alla Sicilia meridionale e occidentale: si tratta di 24 permessi di ricerca rilasciati per una superficie complessiva di circa 11mila chilometri quadrati. I luoghi più interessati dalle attività di ricerca di petrolio sono la costa tra le Marche e l’Abruzzo con tre permessi, il tratto di costa pugliese  tra Bari e Brindisi con due, il golfo di Taranto e il canale di Sicilia con 12. L’ultimo permesso in ordine cronologico è stato rilasciato pochi giorni fa alla Shell Italia per avviare le prospezioni in un’area di mare di 1.356 chilometri quadrati di fronte al golfo di Taranto. I tratti di mare che rischiano l’arrivo di trivelle e piattaforme, conclude il dossier, nei prossimi anni potrebbero essere molti di più: dal 2008 ad oggi sono state presentate altre 41 domande per 23.408 chilometri quadrati.

La mafia. In testa nella classifica delle illegalità le regioni a tradizionale presenza mafiosa, dov’è stato accertato il 59% del totale dei reati (a fronte del 55,5% del 2008). La Campania con 1.514 infrazioni è stabile al primo posto, seguita dalla Puglia con 1.338 infrazioni, dalla Sicilia con 1.267 infrazioni e dalla Calabria con 1.160 infrazioni.

Reti killer. Ogni anno migliaia di esemplari tra tartarughe, piccoli delfini, capodogli o balenottere trovano la morte per soffocamento in queste reti killer non selettive che dovrebbero già essere state distrutte grazie ai milioni di euro spesi dall’Ue per indennizzare i pescatori proprietari. In Calabria, Campania, Sicilia e Puglia sono state sequestrate nell’ultimo anno, complessivamente, più di 133 mila metri di reti spadare e quasi 111 mila di ferrettare (una piccola spadara lecita, ma spesso utilizzata in maniera fraudolenta). Le marinerie più coinvolte nelle operazioni di polizia sono state quelle di Reggio Calabria, Catania, Roma e Napoli. Le due località italiane tristemente note per l’utilizzo delle spadare sono Bagnara Calabra (Rc) e Porticello (Pa). Ma anche San Vito lo Capo si è rivelata lo scorso anno una specie di “porto franco”, soprattutto per i pescherecci catanesi, così come alcuni porti esteri, tra cui quello di Biserta, in Tunisia, di fronte alle coste trapanesi, scelto da numerose flottiglie per scaricare il pescato.

Abusivismo. Dal punto di vista dei reati accertati sul demanio, la Sicilia è la regione con più illegalità sul fronte dell’abusivismo con 749 infrazioni accertate; seguono la Campania con 702, la Calabria con 561 e la Sardegna con 499.

Scarichi e depuratori
. Numeri imbarazzanti per il settimo Paese più industrializzato al mondo sono anche quelli sugli scarichi civili non depurati: il 30% degli italiani – pari a 18 milioni di cittadini – non è servito da un impianto di depurazione, mentre il 15% non ha a disposizione una rete di fognatura dove scaricare i propri reflui e, tra questi, ci sono tutti i veneziani del centro storico e delle isole. Dati che viaggiano spesso insieme con quelli dell’abusivismo edilizio di cui, di solito, gli scarichi illegali sono la conseguenza. Per quanto riguarda le fognature, solo la Lombardia supera il 90% di copertura della popolazione, fanalino di coda la Sardegna e la Liguria con il 75%. Le 15 regioni costiere sono tutte sotto il 90%. Ma i problemi principali riguardano il servizio di depurazione. La regione in cui si registra il deficit maggiore è la Sicilia dove 2,3 milioni di persone (il 54% del totale) riversano i propri scarichi non depurati nel mare. A seguire la Campania dove il servizio copre solo il 67% della popolazione lasciando scoperti quasi 2 milioni di cittadini, poi il Lazio e la Toscana, con circa 1,4 milioni (il 38% del totale) di persone scoperte.

Caso Campania. Quattro reati al giorno, tre infrazioni per ogni chilometro di costa per un totale di 1.514 infrazioni, 2.577 persone denunciate o arrestate e 1.030 sequestri effettuati. Le storie di mare raccolte da Legambiente in Campania sono quasi sempre storie di illegalità: veleni scaricati nel golfo, rifiuti e scarichi fuorilegge, petrolio, bracconieri e cemento che dilaga sul demanio. Sono le coste che pagano il prezzo più alto: la Campania, con 702 infrazioni e 480 sequestri, si piazza seconda a poca distanza dalla Sicilia per casi accertati di abusivismo sul demanio marittimo nell’ultimo anno. Detiene il primato invece per il numero di persone arrestate o denunciate, che sono ben 1.363, il 25% del totale nazionale. Epicentro dell’illegalità la periferia di Napoli, l’isola di Ischia, la Costiera Amalfitana e la penisola Sorrentina, dove, secondo i dati della Procura generale della Repubblica di Napoli, a ottobre 2009 erano stati abbattuti 106 immobili.

Le reazioni Ue. A causa di questi numeri, l’Italia ha in corso una procedura d’infrazione europea per il mancato trattamento delle acque reflue in ben 178 comuni di dimensioni medio-grandi. Le regioni nel mirino dell’Europa sono la Sicilia, con 74 comuni inosservanti, fra cui spiccano diversi capoluoghi di provincia come Palermo, Catania, Messina, Ragusa, Caltanissetta e Agrigento; la Calabria con 32 comuni tra i quali Reggio Calabria, Lamezia Terme e Crotone; la Campania con Benevento, Napoli, Salerno, Avellino, Caserta e altri 18 agglomerati tra cui Ischia; la Liguria con 19 comuni fra cui Imperia, Genova e la Spezia; e poi 10 comuni pugliesi, le province di Campobasso, Isernia, Trieste e Chieti e così via. Uno degli esempi più evidenti di cattiva depurazione è quello dei Regi Lagni, una serie di canali d’acqua che attraversano un bacino di più di 1.000 chilometri quadrati tra l’area napoletana e quella di Caserta, la provincia che da anni si attesta al primo posto per maggiore percentuale di costa vietata alla balneazione: solo il 35% è considerato balneabile.

Da Repubblica-ambiente

Guida Blu, ecco le località a cinque vele

lunedì, giugno 14th, 2010

Legambiente, classifica mare pulito

Pollica
A scalare la classifica della Guida Blu 2010 è la Campania con Pollica (Sa) e le località costiere Acciaroli e Pioppi. Ma quest’anno le località a cinque vele sono ben 14

A scalare la classifica della Guida Blu 2010 è la Campania con Pollica (Sa) e le località costiere Acciaroli e Pioppi. Il comune salernitano si piazza in vetta grazie al lavoro svolto per la conservazione del paesaggio e una migliore sostenibilità ambientale. Gli edifici pubblici sono alimentati da energia rinnovabile con un sistema di pannelli fotovoltaici e sul fronte dei rifiuti il comune ha messo al bando i sacchetti plastica e ha emesso un ordinanza che multa chi getta mozziconi nelle spiagge. Per una maggiore sicurezza inoltre sono stati allestiti nelle spiagge defribillatori per le emergenze.

Stabili al secondo posto le Cinque Terre (Sp) con i tre comuni del Parco Nazionale, Riomaggiore, Vernazza e Monterosso. Il Parco ha  consolidato un equilibrio virtuoso tra sviluppo economico legato alle  tipicità locali e prodotti della terra. La progressiva eliminazione delle barriere architettoniche attraverso ascensori e rampe, rende accessibile alle persone diversamente abili tutto il percorso di Via dell’Amore che collega con una suggestiva passeggiata i borghi marinari di Riomaggiore e Manarola. Continuo il rilancio delle produzioni tipiche locali, come i vini, la linea alimentare o la nuova gamma di ecobiocosmesi, attraverso un sistema di filiera a Km 0, che si basa sull’utilizzo di materie prime locali.

Conquista il terzo posto la pugliese Ostuni (Br) per aver attuato una serie di interventi che rientrano in una logica di sostenibilità: ha promosso iniziative di mobilità sostenibile come treno più bici lungo i percorsi ciclabili della via Traiana, avviato un progetto di recupero della Casa Cantoniera ex Anas da destinare ad Albergabici e Bicigrill a supporto del cicloturismo e ciclo escursionismo. Ha ottimizzato ilciclo dell’acqua attraverso il riutilizzo delle acque affinate dell’impianto di depurazione di Ostuni per scopi irrigui e ha aperto un Centro di Educazione Ambientale presso l’ex stazione ferroviaria di Fontevecchia e attuale Casa del Parco regionale delle dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo che interessa 8 km di costa con bacini di acqua dolce dove è stato ripristinato un impianto di acquacoltura di fine ottocento per l’allevamento biologico di cefali e anguille. Organizza ilFestival dell’Ambiente nelle aree naturali e rurali del Parco regionale delle dune costiere con iniziative a favore dell’agricoltura biologica, della biodiversità e della tutela del paesaggio agrario degli olivi monumentali della Puglia.

Capalbio (Gr) è quarta per l’ottimo livello di sostenibilità e per il continuo lavoro di tutela dell’area costiera e del territorio aperto (ambiente, paesaggio, economia rurale e agricoltura). Molte le iniziative rivolte alla promozione e valorizzazione dei prodotti tipici locali nonché l’impegno sul fronte della programmazione culturale. Continua l’impegno nella raccolta differenziata dei rifiuti e viene significativamente incrementata l’attenzione del comune sul fronte della diffusione delle fonti energetiche rinnovabili e del risparmio energetico, con una particolare attenzione alla semplificazione delle procedure e alle normative comunali realizzate appositamente.

Sempre in Toscana la quinta località a 5 vele, Castiglione della Pescaia(Gr) che mantiene in buone condizioni il litorale costiero, grazie a progetti di conservazione in particolare rivolti all’ecosistema dunale. Sempre attenta all’incremento della raccolta differenziata nei confronti dei cittadini e sul fronte della mobilità sostenibile con progetti di ampliamento dell’offerta di piste ciclabili e il mantenimento di servizi pubblici incrementati nel periodo estivo. Il Comune ha inoltre avviato il progetto “Agenda 21 locale dei Comuni di Castiglione della Pescaia e Scarlino”, un processo di partecipazione locale rivolto a cittadini, organizzazioni locali e imprese private per la promozione di una strategia condivisa in campo ambientale.

Ancora in Puglia la sesta Nardò (Le). Il Parco Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano è uno dei gioielli naturalistici, paesaggistici ed archeologici del Salento e  rappresenta una delle più importanti opere di tutela, con il piano antincendio, e di fruizione tra i parchi della provincia. Il Centro visite propone un percorso multisensoriale, con la stanza della vista, dell’udito, dell’olfatto, del tatto e del gusto. E’ attiva contro l’abusivismo edilizio costiero e adotta severi criteri di compatibilità ambientale per le concessioni demaniali costiere; ha proposto l’ampliamento dell’Area Marina Protetta e ha un servizio di raccolta differenziata porta a porta,estesa anche alle marine di Nardò.

Settima è l’Isola di Capraia (Li). Compresa al 70% nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano è ricca di endemismi terrestri ed è circondata da un’aria marina protetta con punti di immersione splendidi e sorvolati dal rarissimo Gabbiano Corso, dal Falco Pescatore, dalle Berte, dai Marangoni dal ciuffo, tanto che l’Ue inserisce il suo mare in una delle poche Zone di protezione speciali (Zps) per ora esistenti nel nostro Paese. E’ la punta avanzata del progetto ’Arcipelago Toscano decarbonizzato’ e dopo aver completamente bonificato la sua discarica ha un livello di riciclo dei rifiuti abbastanza alto per gli standard delle isole minori mentre l’impianto di pretrattamento dei reflui e la condotta di scarico sottomarino garantiscono la depurazione naturale delle acque. Vero e proprio fiore all’occhiello è il progetto ’Un’isola per le scuole’ che ha portato nell’isola  500 studenti di istituti superiori veneti e friulani che hanno recuperato la bella rete sentieristica che percorre Capraia da sud a nord. Il Paese è in gran parte ancora intatto, anche grazie al magnifico recupero dell’antico castello di Forte San Giorgio. L’isola offre ancora una cucina tipica a base di pesce e dove sono sorte aziende agricole biologiche molto attente alla tipicità ed alla cura dei loro prodotti.

Ottava l’Isola di Salina (Me) nell’arcipelago delle Eolie è caratterizzata dalla presenza di una Riserva Naturale Orientata e dalla persistenza di attività agricole tradizionali che ne segnano il paesaggio. Pur in presenza di un notevole flusso turistico, l´Isola conserva il fascino tipico di un luogo nel quale si sente forte il legame con la storia e con la cultura dei suoi abitanti, raccontata dalle sobrie architetture dei paesi, dalle collezioni di oggetti legati alle attività marinare o dalle pratiche agricole ancor oggi capaci di fornire prodotti di assoluta eccellenza come i capperi ed il vino.  significativo l’evento “Salina Verde fino in Fondo” con il quale grazie alla partecipazione di numerosi subacquei si preleva dai fondali  non soltanto detriti ma anche strumenti da pesca abbandonati dannosi per l’ecosistema marino. Il comune di S. Marina Salina è riuscito, grazie ad una costante ed incisiva campagna di informazione, a portare il livello della raccolta differenziata a percentuali del 25-28% molto al di sopra della medie regionali (6%). E’ stata anche realizzata un’isola ecologica a scomparsa, l’unica delle Eolie, capace di accogliere oltre 30 tonnellate di rifiuti differenziati.

Sempre in Sicilia la nona località a 5 vele, San Vito lo Capo (Tp). Il Comune ha investito tutto sulla sostenibilità ambientale e sui temi della pianificazione: vaste aree pedonalizzate, piano urbano del traffico, piano di utilizzo del demanio marittimo, libera fruizione delle spiagge, valorizzazione dei prodotti locali, filiera corta nel settore agro-alimentare, recupero e cultura delle tradizioni locali. Da quest’anno ha imposto il divieto di fumo in spiaggia se sprovvisti di porta cicche. La ricerca nel promuovere iniziative e manifestazioni di pregio, al di fuori della piena stagione estiva, è un’altra delle buone pratiche che la caratterizza. Tra queste il Festival del Cous Cous e quello degli Aquiloni. Ha ampliato l’offerta turistica da maggio a ottobre.

Decima la sarda Bosa (Or) che da anni persegue una politica di salvaguardia del territorio costiero che consegna un litorale integro di decine di chilometri tra Bosa e Alghero. Nella costa è stata adottata una politica per la salvaguardia dell’unica specie autoctona di grifone in Italia.

La segue un’altra sarda, Baunei (Og) che ha un litorale di grande valenza naturalistica esteso per oltre trenta chilometri caratterizzato da scogliere interrotte da alcune spiagge di grande suggestione come Cala Luna, Cala Goloritzè e Cala Sisine.

Dodicesima Noto (Sr) che in pochi mesi è passata da 3% (dicembre 2009) al 31% (maggio 2010) nella raccolta differenziata, rientrando tra i primi comuni in Sicilia con oltre 20 mila abitanti. E’ riuscita inoltre ad aprire con propri fondi l’ Ala Medievale del Museo Civico, un museo etnografico e mettendo in rete tutti i siti museali della città con unico biglietto. Ha aumentato l’offerta culturale della città, con la riapertura anche pomeridiana e con più servizi per i più piccoli, della biblioteca comunale, Principe di Villadorata (la più grande e ricca della zona con 150000 volumi). La lotta agli abusi edilizi e commerciali ha visto le prime demolizioni e l’istituzione di pattuglie di vigili urbani per il controllo ambientale del territorio.

Al tredicesimo posto troviamo Posada (Nu) dove un grande progetto di salvaguardia ambientale di tutto il sistema costiero ha permesso la rinaturalizzazione delle dune, il miglioramento della fruibilità compatibile e la futura istituzione del parco fluviale del Rio Posada.

Chiude la classifica delle 5 vele Otranto (Le) che ha avviato politiche di sostenibilità sul fronte dei rifiuti, con la raccolta differenziata “porta a porta” e un sistema di piccole isole ecologiche collocate in posti strategici e sulla qualità dell’aria con l’attivazione delle centraline di monitoraggio per la salubrità dell’aria. Le spiagge libere sono accessibili per diversamente abili. E’ stato migliorato e potenziato il sistema di depurazione e della mobilità locale con la chiusura al traffico del centro storico e delle aree limitrofe con individuazione di parcheggi esterni. Ha istituito un osservatorio sugli ecosistemi mediterranei Faro di Palascia, un Ente Parco per il governo dell’area protetta e un “Centro di accoglienza nel Parco”, dove verranno svolte attività di formazione e informazione, escursioni, visite guidate, mirate alla fruizione sostenibile del territorio.

La Guida Blu 2010 (disponibile in libreria a 19 euro) riporta circa 300 località balneari e più di 70 lacustri. Le spiagge più belle, le grotte e 14 itinerari per andar per mare.

11 giugno 2010Guida Blu Legambiente Mare

L’ACQUA e’ pubblica (referendum)

domenica, maggio 16th, 2010

L’ACQUA NON SI VENDE, PERCHÉ SI SCRIVE ACQUA E SI LEGGE DEMOCRAZIA

 

LEGAMBIENTE VENETO SI MOBILITA PER LA PROMOZIONE

DEL REFERENDUM CONTRO LA MERCIFICAZIONE DELL’ACQUA

 

L’acqua è un bene comune e un diritto universale, un bene essenziale che appartiene a tutti e nessuno può appropriarsene né farci profitti. Con questi principi fondamentali il popolo dell’acqua si ritrova unito nella battaglia per demolire il Decreto Ronchi (approvato con voto di fiducia del Governo a fine 2009) e le leggi precedenti che obbligano la consegna ai privati della gestione dell’acqua pubblica.

La preoccupazione concreta – afferma Michele Bertucco, Presidente di Legambiente Veneto - è che multinazionali e grosse imprese private prendano l’affidamento dei nostri acquedotti con l’unico intento di fare grandi profitti più che di fornire un servizio efficiente e di qualità.

Tutti possiamo impedire che questo accada sottoscrivendo la richiesta di referendum e votando SI quando saremo chiamati a decidere.

Legambiente e moltissime altre realtà sociali e culturali si sono coalizzate con il Forum dei Movimenti per l’Acqua per promuovere un referendum abrogativo che cancelli le norme che privatizzano l’acqua e che renda possibile il ritorno alla gestione pubblica in economia. In questo modo potremo avere un servizio pubblico privo di rilevanza economica sotto il controllo partecipativo dei cittadini.

La raccolta firme a favore dei 3 quesiti referendari in cui si articola la proposta è cominciata sabato 24 aprile 2010 con banchetti in tutta Italia. I 3 quesiti hanno lo scopo di fermare la privatizzazione dell’acqua, aprire la strada della ripublicizzazione ed eliminare i profitti dal bene comune acqua.

 

Legambiente Veneto – conclude Bertucco – si darà da fare nei prossimi mesi cercando di promuovere il referendum e organizzando banchetti di raccolta firme con l’aiuto dei circoli distribuiti su tutto il territorio regionale.

Per maggiori informazioni e per cercare l’iniziativa più vicina dove poter sottoscrivere la richiesta del referendum si consiglia di visitare il sito:

http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/

 

 

 

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Legambiente Volontariato Veneto

Corso del Popolo, 276

45100 Rovigo (Italia)

Tel. 0425.27520 Fax 0425.28072

GOCCE DI DEMOCRAZIA.

giovedì, aprile 15th, 2010

GOCCE DI DEMOCRAZIA.
PARTE LA CAMPAGNA REFERENDARIA PER L’ACQUA PUBBLICA

35539. ROMA-ADISTA. Una “partita” ancora tutta da giocare, una sfida culturale e politica che vede in ballo la stessa democrazia e il cui esito è nelle mani di tutti i cittadini e le cittadine di questo Paese. È alta la posta in gioco della campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua promossa dal Forum Italiano Movimenti per l’Acqua (in collaborazione con molteplici altre realtà, tra cui le Acli, Beati i Costruttori di Pace, Libera, Pax Christi, Rete Radié Resch, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia), e presentata a Roma il 31 marzo scorso da Marco Bersani, rappresentante del Forum, p. Alex Zanotelli e dai costituzionalisti Stefano Rodotà e Gianni Ferrara.

Dopo la manifestazione del 20 marzo scorso a Roma, alla quale hanno partecipato circa 200mila persone, il Coordinamento ha depositato in Cassazione tre quesiti referendari che mirano a modificare le attuali norme in materia di servizio idrico, approvate con il decreto Ronchi del novembre scorso (v. Adista n. 117/09) e, prima, dal governo Prodi: a partire dal fine settimana del 24 e 25 aprile comincerà la raccolta firme necessaria all’indizione del referendum, previsto per l’anno venturo. “Se il governo Berlusconi si era illuso, con l’approvazione del decreto Ronchi, di aver chiuso definitivamente la partita sull’acqua con la sua consegna al mercato e alle grandi multinazionali, sarà costretto a ricredersi”, ha dichiarato Marco Bersani in conferenza stampa: “La partita, come dimostra la manifestazione nazionale del 20 marzo, non solo è aperta, ma è stata presa in mano da centinaia di migliaia di donne e uomini consapevoli della posta in gioco”. I movimenti per l’acqua, secondo Bersani, hanno già vinto culturalmente: “Chi oggi privatizza non lo fa più alla luce del sole”, al contrario, “è costretto a negare l’evidenza, a trincerarsi dietro farsesche motivazioni sulla garanzia dell’acqua pubblica e sulla privatizzazione solo della sua gestione”.

Una vittoria che però da culturale deve diventare anche politica. Così, dopo aver presentato già nel 2007 una proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua – che, denuncia Bersani, “giace nei cassetti della Commissione parlamentare cui è stata assegnata” -, il Forum ha deciso di avviare questa campagna referendaria per “far uscire l’acqua dal mercato e togliere i profitti dall’acqua”.

Il primo quesito mira ad abrogare l’art 23 bis della legge 133/2008 che stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico (ma più in generale dei servizi pubblici) l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.

Il secondo quesito intende abrogare l’art. 150 del decreto legislativo 152/2006, che prevede come uniche forme societarie possibili per l’affidamento del servizio idrico integrato, le Società per Azioni, che possono essere a capitale totalmente privato, a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico. Obiettivi di questo secondo quesito sono due: “Il primo – come spiegano dal Forum – è quello di qualificare più compiutamente il percorso referendario come relativo al tema dell’acqua (l’art 23 bis, oggetto del primo quesito, non riguarda infatti il solo settore idrico). Il secondo è relativo alla necessità di intervenire sul problema della gestione diretta del servizio idrico, attraverso forme societarie che siano idonee a svolgere una funzione sociale e di preminente interesse generale. Da questo punto di vista, la mera abrogazione dell’art. 23 bis, lascerebbe immutato il panorama di affidamento, oggi interamente coperto da SpA, ovvero da società di tipo privatistico (anche quando a totale capitale pubblico)”.

Il terzo quesito si propone infine di abrogare l’art. 154 del decreto legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto dell’adeguata remunerazione del capitale investito: “La norma che si vorrebbe abrogare – sottolinea il Forum – è quella che consente al gestore di fare profitti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. Con un effetto per i cittadini di doppia vessazione, poiché da una parte viene mercificato il bene comune acqua, dall’altra gli utenti vengono obbligati a garantire il profitto al soggetto gestore”.

“Su questo percorso – ha sottolineato ancora Bersani – abbiamo incontrato tutta la cittadinanza attiva di questo Paese: dal mondo cattolico alle associazioni ambientaliste, dal mondo sindacale alle forze politiche” (anche se a pochi giorni dalla presentazione della campagna, l’Italia dei Valori ha fatto sapere di voler promuovere, con un’azione autonoma e solitaria, una serie di referendum, tra i quali uno sull’acqua, e il suo leader, Antonio Di Pietro, ha rifiutato l’invito a incontrarsi rivoltogli dal Forum): “Sarà un grande percorso di sensibilizzazione sociale e mobilitazione diffusa. Una grande sfida per la riappropriazione dell’acqua e della democrazia”.

In chiusura di conferenza stampa, p. Zanotelli ha efficacemente sintetizzato la questione: “L’acqua è fonte di vita e privatizzarla sarebbe come privatizzare la propria madre: lo fareste mai?”. (ingrid colanicchia)

Adista Società Cooperativa a Responsabilità Limitata – via Acciaioli 7, 00186 Roma – P.I. 02139891002

Ghiacciai Addio

sabato, dicembre 12th, 2009

Se vi ha fatto pensare, almeno solo un pò, il precedente filmato “Come salvare il pianeta”, questo vi farà pensare quanto importante sia la salvaguardia del territorio.

Anche questo filmato è stato trasmesso su Current TV ed è un viaggio nei cambiamenti climatici, che parte dall‘ osservazione dello scioglimento dei ghiacciai per proseguire in quello che viene definito il surriscaldamento globale e con gli effetti che questo avra’ nel caso in cui l‘ umanita’ non cambi rotta.

Legambiente “Si mercifica un patrimonio universale”

domenica, novembre 22nd, 2009

Comunicati stampa

19/11/2009 12:58 Acqua/ Dl Salva-infrazioni, oggi via libera finale al provvedimento

Legambiente “Si mercifica un patrimonio universale”

“Con questa legge si disperde e si mercifica un patrimonio prezioso, bene comune, il cui utilizzo deve rispondere ad assoluti criteri di utilità pubblica”. Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente ha commentato il dl Salva-infrazioni che contiene anche la riforma dei servizi pubblici locali, compresa l’acqua, oggi in votazione finale. 

“Il Governo non ha lasciato alternative sulla privatizzazione dell’acqua, imponendo il provvedimento in modo assolutamente obbligatorio, senza lasciare spazio ad alcuna discussione in proposito, né tenendo conto delle esperienze fallimentari maturate negli altri Paesi – ha aggiunto Cogliati Dezza –. La privatizzazione di questo bene ha costituito, infatti, un altro esempio di come il liberismo non risolva, ma anzi aggravi, i problemi di disponibilità e accessibilità delle risorse naturali. A livello europeo lo testimonia a tutti gli effetti l’esperienza di Parigi che ha deciso di abbandonare la privatizzazione per tornare ad amministrare pubblicamente questa risorsa. In Italia invece si sta scegliendo deliberatamente di penalizzare una gestione pubblica, che molte volte ha garantito il principio delle 3 E: efficienza, efficacia, economicità, a fronte di un processo di parziale privatizzazione che, al contrario, ha comportato generalmente un aumento dei costi di gestione e benefici sostanzialmente nulli per ciò che riguarda la riduzione degli sprechi, dalle perdite degli acquedotti, fino all’uso terribilmente inefficiente delle risorse idriche in agricoltura. Ma non solo: la privatizzazione penalizza tutti quegli enti locali virtuosi che, con impegno, hanno amministrato coscienziosamente un bene comune, da oggi divenuto regalo per le multinazionali”. 

L’ufficio stampa Legambiente 06 86268353 – 76 – 60