Oli vegetali,consumo di territorio?

In questi tempi, anche pochi posti di lavoro possono interessare, ma con questa scusa si cerca di far passare di tutto, anche imprese che degradano il territorio e lo inquinano. Le amministrazioni Comunali sono sollecitate ad incentivare il lavoro in tutti i modi e, dall’altra devono difendere il territorio e la salute dei cittadini. La società civile si trova ad affrontare la problematica del degrado del territorio e della crisi economica che miete sempre più vittime, però tutto questo deve essere affrontato in una maniera sostenibile, ossia, che non comprometta il futuro del territorio, mantenendo e valorizzando le necessità lavorative dei cittadini. A noi, ci pareva che il mondo della tecnologia doveva aiutare l’uomo, invece sembra il contrario, che sia l’uomo a servire sempre più le macchine. Nel caso della possibile futura, piccola centrale( 1megawat) di Cavanella Po, ci accorgiamo dai presupposti con cui dovrebbe nascere, che il servizio, di usare le bio-masse di scarto del posto, agricole o industriali per utilizzare materiali che altrimenti andavano sprecati, per produrre energia: non sia sostenuto, se per far funzionare la stessa facciamo pervenire scarti della lavorazione di palma che vengono dall’Indonesia. Non avrebbe senso fare una operazione del genere se i materiali di combustione non fossero del circondario della centrale e, non pagherebbe lo scotto del sacrificio dei cittadini che devono sopportare anche questo tipo di inquinamento per qualche posto di lavoro, mentre il danno è molto più alto in termini di degrado ambientale e va a danneggiare molti altri lavori sul territorio che hanno bisogno di un territorio sano. Gli unici posti di lavoro in aumento potrebbero essere solo quelli degli operatori sanitari e di nuovi ospedali. Questa piccola centrale è solo la punta dell’aisberg, moltissime altre richieste di centrali elettriche da 20/30/40/50 MegaWat sono presentate negli uffici comunali di tutti i Comuni del Delta e del Veneto. Si presenterebbe un scenario apocalittico in cui l’agricoltura si trasformerebbe profondamente e sarebbe a servizio dell’energia al posto di servire a produrre alimenti. Pensiamo che per produrre 1 Megawat di potenza, in una di queste centrali si userebbe olio combustibile vegetale per alimentare motori diesel, da coltivazioni di mais, colza e altri cereali idonei alla produzione di oli, ma servirebbero almeno da 400 a 1000 ettari di terreni fertili come la nostra terra. Mentre per produrre 1 megawat da fotovoltaico servono 14 ettari. Possiamo immaginare l’impatto sul territorio, ma se pensiamo che queste coltivazioni non si userebbero più per alimenti, allora riteniamo che le procedure dei prodotti chimici aumenterebbero a dismisura, provocando in pochi anni la desertificazione del territorio, che è già in atto. Danni enormi si possono ipotizzare da questo tipo di pratiche, non solo per l’economia e per la terra, ma anche per la salute dell’uomo e degli animali. Allora, se per soddisfare le esigenze di alcuni investitori e per dare pochi posti di lavoro ne togliamo ad altri settori centinaia e migliaia, cosa abbiamo concluso? Che si conclude rovinando la terra fertile? Quanto dobbiamo pagare per la nostra salute? Certo, è che non si deve dire no a tutto, il progresso è sempre impattante anche nelle pratiche più soft, ma oramai ci sono nuove tecnologie che aiutano l’uomo e sono dei compromessi per il lavoro e la salute del territorio, quello che si fa oggi era impensabile o avveniristico solo 20 anni addietro, ma siamo 20 anni in ritardo rispetto alle soluzioni più verdi ed ecologiche più redditizie. Bisogna che le nostre amministrazioni si informino delle nuove tecnologie e propongano a sostegno anche del lavoro soluzioni condivise con i bisogni delle persone comuni.

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