Archive for giugno, 2011

Un bambino nascerà…

giovedì, giugno 30th, 2011

Fra qualche settimana nascerà un bambino e la terra raggiungerà i 7 miliardi di persone (7,000,000,000). Non si sa in quale parte del mondo il bambino nascerà, ma quello che sicuro è: è che nascerà. Circa 20 anni fa a Saraievo è nato il bambino del sesto miliardo (in realtà si sono inventati di farlo nascere proprio a Saraievo, forse per dare speranza). Mentre tutte le statistiche indicano che con il ritmo di ora, lievemente rallentato, in 14 anni le nuove nascite porteranno la popolazione mondiale a 8 miliardi di persone. Non serve fare commenti, chiunque può porsi delle domande e chiedersi, ma dove stiamo andando? Erasmo da Roterdam già 5 secoli orsono scrisse “l’Elogio alla Follia”, naturalmente quella dell’uomo. Certo è che gli ottimisti pensano che alla fine, in “estremis” si riuscirà a fare una bella e grande astronave per evacuare e trovare salvezza in altri pianeti, mentre i pessimisti parlano di apocalisse senza speranza. Non so chi ha ragione, ma nessuno dei casi sembra alettante. Ma con tutta la storia ed il sapere dell’uomo dovremmo fare questa fine? Non si potrebbe usare il cervello? Esempio non si potrebbe finire di colonizzare i paesi a bassa tecnologia e lasciare che vivano come gli pare a loro, senza importare la nostra così detta micidiale democrazia? In poche parole smettere di rubare le risorse degl’altri.

Lettera aperta dei NO TAV

mercoledì, giugno 29th, 2011

Lettera aperta di Sindaci e Amministratori delle liste civiche della Comunità montana Valsusa e Valsangone al Ministro degli interni Roberto Maroni.

Onorevole Ministro degli Interni Roberto Maroni,
Le scriviamo in merito alla difficile situazione che da vent’anni a questa parte si è venuta a creare in Valle di Susa a causa del progetto ad alta velocità Torino- Lione meglio conosciuto come TAV.
Fin dagli inizi era parso subito chiaro a tutti la grande contrarietà della popolazione e degli amministratori locali, ma la politica nazionale noncurante di numerosissime  pacifiche manifestazioni di piazza con decine di migliaia di partecipanti fin da subito di diversi schieramenti partitici, ha sempre confidato in un addomesticamento che prima o poi avrebbe aggiustato le cose.
Ma è difficile addomesticare un popolo abituato a pensare, avido di conoscere partecipando a centinaia di riunioni  pubbliche con tecnici esperti; sensibile durante le  veglie di preghiera, i momenti culturali, i concerti e gli spettacoli teatrali  no tav; desideroso di partecipare in prima persona in una comunità viva e di autodeterminare il proprio futuro. Un popolo fatto di famiglie, pensionati, studenti, operai, imprenditori,disoccupati, contadini e anche giovani dei centri sociali.
Una sinistra troppo sicura di sé, convinta che il movimento NO TAV stesse comodamente sotto il suo cappello e una destra miope che ha puntualmente avvallato questa tesi hanno portato una valle intera a trovarsi praticamente, o forse per scelta, orfana di rappresentanza politica.
La nascita di molte liste civiche è stato il naturale evolversi di una necessità impellente di trovare uno spazio rappresentativo e di partecipazione più diretta.
In quasi vent’anni il movimento no tav è cresciuto nei numeri e nella consapevolezza di essere nel giusto, grazie alla formazione-partecipazione  alla quale la cittadinanza è stata costantemente stimolata. Da parte dei vari governi si è tentato in ogni modo di ridurre il problema a mera questione di ordine pubblico , invocando la volontà di una maggioranza silenziosa nei confronti di qualche centinaio di facinorosi anarco-insurrezionalisti. Pacchi bomba, proiettili, incendi ai presidi  e lettere anonime provenienti da quella fogna primordiale fatta di menti malate, deviate (e l’ aggettivo non è casuale) o malavitose sono sempre giunti a destinazione con tempismo perfetto a supportare la tesi che vorrebbe  il popolo no tav come un movimento eversivo.
Ma i fatti dimostrano che la “minoranza di qualche centinaio” diventa nei momenti importanti,  spontaneamente, senza bisogno di nessuna organizzazione o ordine pre-organizzato, come se fosse la cosa più normale da fare , una massa di decine di migliaia di persone indignate in grado di prendere decisioni collettive e condivise.
Un meccanismo che a distanza di vent’anni stupisce ancora tutti noi.
Viceversa la famosa “maggioranza silenziosa” invocata dai vertici dei principali partiti di centro- destra e centro-sinistra assieme a Confindustria e unione industriali non ha mai dimostrato –nonostante la grande copertura mediatica – di riuscire a creare eventi dai numeri importanti a favore del tav.  La manifestazione si tav tenutasi al Lingotto di Torino l’ anno scorso non è neppure stata capace di accogliere sotto lo stesso tetto tutti i politici torinesi favorevoli all’ opera. L’ ultima manifestazione a favore dei cantieri e dei “presunti” posti di lavoro tenutasi a Susa alcune settimane fa ha registrato circa 200 partecipanti di cui poche decine della val di Susa.
A difesa della maggioranza silenziosa si invoca anche  la rappresentanza dovuta al mandato elettorale.
Gli ultimi esiti referendari , dimostrano, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che spesso l’ elettore è costretto a scegliere il “meno peggio” e che dare il proprio voto non significa avvallare il programma elettorale in toto.
Il Governo, infatti era convinto che il programma nucleare fosse già stato metabolizzato e accettato al momento del voto, ma evidentemente non è stato così.
Chi  aveva appoggiato questo governo quindi aveva digerito obtorto collo molte cose, che poi alla prima occasione  tramite i quesiti referendari hanno riportato i nodi al pettine.
La stessa cosa è successa con governi diversi , nazionali, regionali o provinciali. Il cittadino attivo è quindi costretto a partecipare in modo diretto per far sentire la propria voce  a un parlamento  che pare blindato e orientato al pensiero unico. In molti si chiedono quanto potrà ancora durare questo scollamento tra la base e i vertici. Ma è sufficientemente chiaro che una gran parte del popolo che si riconosce nel PD, PDL, UDC, Italia dei valori, Lega ecc. nutre dubbi sempre più ampi sulla reale utilità delle grandi opere, sui problemi ambientali e sanitari da essi creati e sulla loro copertura di spesa. Eppure i vertici istituzionali sono ( tranne rarissime eccezioni) favorevoli praticamente all’ unanimità; ma come è possibile questo?
Dove sbagliano, Sig. Ministro , i valsusini , i piemontesi, gli italiani tutti a voler difendere la propria terra, i beni comuni e il denaro pubblico dall’ assalto delle mafie che notoriamente vivono di movimento terra?
Abbiamo ragione oppure no a difendere ad ogni costo il diritto alla salute dopo che nel progetto della tratta internazionale troviamo scritte le parole testualmente riportate ?
Pagina 187 del documento” Sintesi non tecnica” capitolo 11.3.11 in riferimento al particolato (PM10) si legge: “Dall’ esame della modellizzazione dei dati di concentrazione in fase di cantiere si evince inoltre un incremento…….…..Tali incrementi giustificano ipotesi di impatto sulla salute pubblica di significativa rilevanza soprattutto per le fasce di popolazione ipersuscettibili a patologie cardiocircolatorie e respiratorie che indicano incrementi patologici dell’ ordine del 10% rispetto ad incrementi della concentrazione di quanto qui ipotizzato”.
Le facciamo notare, che non è un dato allarmistico dei comitati no tav, ma una nota scritta nel progetto da chi il TAV lo sta progettando e quindi  lo vuole!!! E dobbiamo comunque ringraziare i tecnici progettisti che hanno riempito il progetto di note di attenzione su centinaia di problemi ambientali, sanitari, idraulici ecc. ecc.
Quanto è vergognoso che in ogni documento favorevole all’opera viene citato “l’accordo di PraCatinat” come alto esempio di concertazione con il territorio grazie alla mediazione dell’ Architetto Virano, quando tutti ( in Val Susa) sanno che il termine accordo è assolutamente falso? Infatti tale documento non è mai stato firmato da nessun Sindaco né deliberato in nessun Consiglio Comunale o Giunta!
La popolazione è sempre più partecipe perché si tiene costantemente informata di questi gravi fatti.
In quanti hanno la percezione reale del costo della Torino-Lione in rapporto ai nuovi posti di lavoro creati ?
Nel progetto della tratta nazionale tale numero è stimato in circa 1200 unità. Negli ultimi 20 anni in valle e cintura si sono persi migliaia di posti di lavoro: la politica quanti euro ha speso per salvarli? Ora si vogliono spendere 20 miliardi di €. per creare 1200  posti di lavoro; ovvero oltre 16 milioni di € per ogni nuovo posto di lavoro creato!! Qualsiasi imprenditore medio della ricca padania sarebbe in grado con la stessa cifra di crearne a centinaia di posti di lavoro!
20 miliardi di €.  investiti nell’ edilizia residenziale pubblica di ultima generazione ad alto risparmio energetico corrispondono a circa 10 milioni di metri quadrati di appartamenti che sarebbero in grado di ospitare 400.000 persone.
Queste sono le cose a cui si rinuncia per pagare il tav che indebiterà le future generazioni per un’ opera inutile.
In alternativa quante migliaia di piccole – medie opere pubbliche si potrebbero aprire in tutta la valle, in tutto il Piemonte, in tutta l’ Italia per mettere in sicurezza le sponde dei fiumi, le frane che incombono sui centri abitati , gli edifici pubblici a rischio amianto e terremoto. Tutto ciò fin da subito, creando posti di lavoro diffusi su tutta la nazione e governabili dagli enti locali al fine di evitare i sub-sub-sub appalti terra fertile per le infiltrazioni mafiose.
Perché si vuole relegare il concetto di Resistenza all’ interno dei libri scolastici o peggio sotto le fondamenta di statici monumenti cittadini, quando è possibile farlo rivivere nel quotidiano e praticarlo ( senza più bisogno di armi , per fortuna) a difesa della propria terra, cultura, diritti fondamentali, risorse?
Il 19 dicembre 1943 , alcuni autorevoli esponenti della Resistenza antifascista piemontese firmavano in semi-clandestinità la “Carta di Chivasso” dove si anticipavano di oltre cinquant’anni alcuni concetti molto cari a Lei ed a una buona parte del suo elettorato.
Ora , sempre più spesso la si sente evocare a proprio uso e consumo a seconda delle necessità purché “non si disturbi il manovratore”. Sarà un caso che le frasi : “ Resistere, resistere, resistere “ e “padroni a casa nostra” pur nella loro profonda diversità hanno fatto la loro comparsa quasi contemporaneamente negli striscioni spontanei appesi alla Maddalena di Chiomonte? Ormai è un fatto conclamato che il movimento no tav si arricchisca nella diversità.
Terminiamo questa nostra lunga lettera chiedendole, Sig. Ministro, di non dare l’ ordine di   sgomberare con la forza gli uomini e le donne della Valle di Susa, del Piemonte e dell’ Italia che quotidianamente e con orgoglio difendono i propri ideali e i beni comuni: la terra, la salute,l’ acqua,l’aria e – non ultimo-  il denaro pubblico.
Distinti saluti
Valle di Susa, 25 giugno 2011
Sindaci e Amministratori delle liste civiche della Comunità Montana Val Susa e Val Sangone

Adriatico sotto stress

domenica, giugno 26th, 2011

Le paratie del Mose
ANTICIPAZIONI. Su La Nuova Ecologia di giugno l’inchiesta sul calo di biodiversità. Nel mirino gli interventi dell’uomo: grandi opere e rinascimenti
Video Il nostro sopralluogo sui cantieri del Mose

Le specie ittiche nell’alto Adriatico stanno diminuendo. E sul banco degli imputati ci sono l’inquinamento, i numerosi ripascimenti e le grandi opere. Una conferma della crisi che attraversa il bacino giunge anche dal mondo accademico: «La situazione delle risorse ittiche nel medio e alto Adriatico non è buona e diverse specie sono ai minimi degli ultimi 17 anni» riporta un recente studio del laboratorio di biologia e pesca di Fano, dell’università di Bologna. Ma l’allarme raccolto dalla “Nuova Ecologia” di giugno arriva soprattutto dai pescatori. «Il nostro mare sta diventando sterile» denuncia Michele Marchi Boscolo, presidente del Consorzio di gestione delle vongole di Chioggia (Cogevo). Ribadisce Antonio Gottardo, rappresentante di Lega Pesca Veneto: «L’alto Adriatico è sotto stress e per alcune specie, come le vongole, non si può nemmeno parlare di sovrasfruttamento: ha influito un insieme di cause, guarda caso proprio nel momento in cui si è iniziata a praticare una corretta gestione dei prelievi sono partiti i cantiere delle grandi infrastrutture».

L’inchiesta di Nicola Cappello e Francesco Loiacono racconta gli elementi che stressano l’Adriatico e traccia delle ipotesi sulla contrazione della biodiversità. Alla vigilia di una nuova stagione balneare che rischia di aumentare il carico antropico sul bacino.

 

03 giugno 2011Mare Adriatico Biodiversità

 

 

Inserito Lightbox

venerdì, giugno 24th, 2011

Ormai di moda in molti siti web e blog, il Ligthbox è diventato quasi una funzionalità indispensabile per la visualizzazione delle immagini. Lo abbiamo installato anche noi e potete vederne gli effetti colleganndovi alla pagina delle Foto e scegliendo una galleria.

Cliccando su una delle miniature potrete visualizzare le foto su un box in evidenza.

Inserito modulo contatti

venerdì, giugno 24th, 2011

Gentili utenti, desidero informarvi che è stato inserito nella pagina dei contatti un apposito modulo da utilizzare per inviare email al circolo. Qualora diveste riscontrare problemi sul funzionamento, prego scrivere a paologaz@paologaz.it

Aggiunta funzionalità

mercoledì, giugno 22nd, 2011

Salve a tutti!

Abbiamo modificato le regole per chi vuole commentare i post. I cambiamenti sono:

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RIPUDIARE LA GUERRA. DAVVERO

lunedì, giugno 13th, 2011

ADISTA

di Mons. Luigi Bettazzi

«L’Italia ripudia la guerra», dice la nostra Costituzione del 1948 all’articolo 11. Ma non la ripudiano gli italiani, per lo meno quelli che contano sul piano economico e politico. E per questo si continuano a costruire armi, anche dispendiose (come i cacciabombardieri da 16 miliardi di euro), che fanno lavorare e guadagnare molte imprese, e così si va a bombardare in Libia (come già in Iraq ed in Afghanistan), perché ci si copre con l’ombrello dell’Onu o della Nato.
Non è che il ripudio della guerra della Costituzione corrispondesse al disinteresse per la pace. Anzi ripudiare la guerra era un’espressione di amore alla pace, se è vero quanto scriveva nel 1963 papa Giovanni XXIII, nella Pacem in terris, che è follia (alienum a ratione…fuori dalla ragione) pensare che la guerra possa portare alla giustizia e alla pace. E ne dà, papa Giovanni, anche la ragione: da una parte i terribili mezzi di distruzione di cui si arricchiscono costantemente gli arsenali, dall’altra l’accresciuta possibilità di dialogo e di verifiche sotto la tutela di organismi internazionali.
È proprio questa mancanza di ricerca di dialogo che porta i problemi a situazioni così gravi da rendere pressoché indispensabile l’intervento militare. Ed è quello che sta accadendo con la Libia, con la quale si sono intrattenuti rapporti più che amichevoli con un’iniziale dimostrazione di disinteresse se non di favore (per non «disturbarlo», si disse), cercando poi di non lasciarsi scavalcare dagli europei più decisi, fino ad andare anche noi a bombardare, con l’avallo del presidente della Repubblica. Non solo però ce n’eravamo lavate le mani prima, ma abbiamo continuato a lavarcele anche dopo, senza mai tentare un serio intervento diplomatico e senza darci veramente da fare perché l’Onu o l’Europa se ne facessero promotori. Anche con Hitler si fece così: lo si lasciò fare (vedi Monaco 1938), trovandosi poi nella necessità di fare una guerra per garantire la pace. Si farà così anche con la Siria, per cui si spendono molte parole ma senza seri interventi diplomatici, per giungere poi a dimostrare necessario l’intervento militare? Non sarà esplicita, ma si ha l’impressione di un’implicita convinzione che tanto poi andremo a bombardare, così useremo le nostre armi raffinate (se no, cosa ci stanno a fare?) e poi ne faremo altre ancora più raffinate. E alla fine per lo meno ci guadagneremo.
Quello che manca – a chi governa, ma anche ad ancora troppi cittadini – è la convinzione che la guerra va veramente ripudiata, e che quindi bisogna cercare in tutti i modi gli espedienti politici e diplomatici che la rendano superflua. Se, come dice il proverbio, la necessità aguzza l’ingegno, il dovere di ripudiare la guerra deve farci trovare i modi necessari per giungere alla pace.
L’obiezione comune è che questa è un’utopia, in un mondo di violenza. Eppure si faceva guerra un tempo fra le nostre città, finché lo Stato nazionale le ha rese impossibili, così come sono inimmaginabili oggi le guerre che hanno insanguinato per secoli le Nazioni dell’Europa. E allora si dovrà dare forza e autorità all’Onu come arbitro veramente superiore (ridimensionando i veti che ne minano la democrazia e quindi l’attendibilità) in grado, con una forza di polizia, di garantire una soluzione dei problemi senza il ricorso alla guerra (così, sia pure in altre situazioni, l’Onu riuscì ad evitare nel 1956 la guerra per il Canale di Suez).
Abbiamo ricordato in questi giorni, riflettendo sulla figura di Giovanni Paolo II, che il potere del mondo comunista è caduto senza una guerra. Invece non si è saputo cercare la via nonviolenta per portare la pace in Afganistan ed in Iraq, come lo stesso papa Wojtyla cercava e supplicava, e ci siamo immersi nelle tragedie e nei drammi tuttora in corso. Purtroppo anche noi cristiani, malgrado i forti appelli alla coerenza con il Vangelo per il rifiuto della violenza e per la costruzione di una vera pace basata sulla solidarietà, siamo più sensibili all’idolo di “mammona”, cioè della ricchezza e del potere, che conducono inevitabilmente alla guerra.
Vorrei fare eco all’appello del Consiglio Nazionale di Pax Christi per sollecitare tutti a «ripudiare la guerra» con convinzione e con impegno, reagendo, muovendoci, appoggiando le iniziative che sorgono, condizionando la vita sociale e le elezioni, facendoci sentire in ogni modo, obbligando così i politici, i responsabili, a cercare e trovare le vie nonviolente ed efficaci per una pace effettiva.
* Vescovo emerito di Ivrea, già presidente di Pax Christi

 

Oggi è un buon giorno per l’Italia

lunedì, giugno 13th, 2011

Legambiente: “Si chiude l’era del nucleare. Si apre la nuova stagione delle rinnovabili e dei beni comuni”

W l’Italia che reagisce e che partecipa e che senza possibilità di equivoci dice No al nucleare e all’obbligo di privatizzare l’acqua. Si chiude oggi – definitivamente – l’era del nucleare e si apre una nuova stagione per lo sviluppo del Paese. A 25 anni di distanza dalla prima consultazione sull’atomo, i cittadini hanno ribadito la loro contrarietà ad un modello energetico pericoloso, costoso e obsoleto, e permesso all’Italia di mantenere il primato No Nuke.

“Oggi è una bellissima giornata per il Paese e per tutti gli italiani – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Dopo aver perso due anni dietro ad una infatuazione del tutto anacronistica del governo verso un tecnologia vecchia e pericolosa, chiediamo oggi alla maggioranza di non fare altri danni e di legittimare il risultato elettorale dando il giusto spazio e gli strumenti adeguati allo sviluppo delle tecnologie moderne, sicure e pulite, che gli italiani hanno evidentemente scelto, consci fino in fondo dei vantaggi derivanti dall’essere un Paese privo di centrali sul proprio territorio”.

 

 

Votare è un dovere di civiltà

sabato, giugno 11th, 2011

Andare a votare è un dovere civile disponibile nelle società democratiche, non lasciamoci sfuggire questa opportunità.

Il circolo di Legambiente Delta del Po -Adria- consiglia di votare SI contro il nucleare e sulla privatizzazione dell’Acqua.

Attenti a non sovrapporre le schede di voto( la croce si ricalca in quella sotto) potrebbero essere annullato il voto.

Iniziano le contraddizioni di Barbuiani.

venerdì, giugno 10th, 2011

Circolo Legambiente Delta del Po-Adria-

Iniziano le contraddizioni di Barbuiani.

Con sorpresa e con rammarico abbiamo appreso dalla stampa che il nuovo Sindaco Massimo Barbujani ha firmato l’appello per la ripresa dei lavori per la riconversione a carbone della centrale di Polesine Camerini.

Il circolo Legambiente di Adria ha intervistato tutti i candidati sindaci che si sono proposti alle elezioni amministrative appena concluse. E registrando le interviste per non poter essere smentiti in seguito. (risposte sul sito www.legambientedeltapo.it)

I temi dell’ambiente e della salute delle persone non hanno carattere partitico, ma dovrebbero appartenere ad una politica condivisa per il bene dei cittadini.

Il nostro scopo è quello di sensibilizzare i cittadini verso pratiche ambientali che rispettino il mondo in cui viviamo e di conseguenza la nostra salute. Lo scopo delle interviste è far conoscere la sensibilità dei candidati verso questi temi.

L’attuale sindaco, Massimo Barbujani, alla sua seconda intervista con il circolo Legambiente di Adria, si è sempre espresso assolutamente contrario alla conversione a carbone della centrale di Polesine Camerini.

Citiamo le testuali parole dell’intervista 6° Rispostadobbiamo valorizzare i prodotti locali pensando più in grande e facendo rete. No OGM. No nucleare, per me possiamo dichiarare il territorio di Adria denuclearizzato. Scettico sulla conversione a carbone. Polo energetico nel Delta: il territorio ha già dato”…….: nella registrazione poi;“ la centrale a carbone è anacronistica……un mostro che si vede dalle spiagge” come parere personale.

Abbiamo visto tutti cosa è successo a Civitavecchia dove si costruita una centrale a carbone con la promessa di molti posti di lavoro e sviluppo del territorio: dopo pochissimi anni i posti di lavoro non ci sono più, territorio distrutto, salute compromessa. Le nuove proposte sono una discarica e un cementificio nel Delta!!!

Forse i 7.500 posti di lavoro (turismo e pesca) e quasi 200 milioni di fatturato l’anno a rischio non sono da difendere?? Perché i sindacati non si mobilitano??

Noi ci auguriamo che il suo cambio di opinione non sia definitivo, e ritorni sui passi delle dichiarazioni fatte in campagna elettorale.

E ci auguriamo inoltre che non ci siano altri ripensamenti, come la contrarietà alla vendita di aree verdi comunali, piste ciclabili, sviluppo sostenibile del territorio, ecc