1° mercato del biologico in tutta la provincia

Ottima riuscita del primo mercatino Biologico di Adria tenuto sabato mattina in Piazza Ceco Groto.

Un sentito ringraziamento a Gabriele Andriotto che in questo mercatino ha creduto fin dall’inizio   prestandosi con ammirevole impegno, ad AIAB Veneto, alla Pro Loco di Adria, alla Polizia Municipale, al Comune di Adria, All’Ente Parco ed a COOP Adria che ha collaborato alla splendida riuscita del convegno pubblico tenuto dal Professor Pinton, ai produttori partecipanti che hanno offerto pane biologico con farine bio e pasta madre (senza lieviti chimici aggiunti) per un prodotto fragrante e genuino come quello delle nostre nonne (dura anche 4 giorni fuori dal frigo e rimane morbido); miele di api con nettare da coltivazioni da agricoltura biologica; vestiti di lino cotone canapa tutti provenienti da coltivazioni biologiche ed equosolidali; frutta e verdura coltivati secondo il regolamento biologico;  succo d’uva; marmellate ed i sughi biologici; vini bio; sciroppi;  farine e cereali.

E’ importante secondo noi incentivare questo settore, far conoscere i prodotti biologici alle persone e spiegare loro cosa vuol dire mangiare biologico.

Purtroppo Emerge un quadro d’insieme preoccupante che dovrebbe far riflettere il consumatore per evitare, senza saperlo, di vedersi inserito in un contesto alimentare ricco di punti interrogativi non essendo al corrente delle inevitabili problematiche cui va in contro in termini di rischio per la salute.
Il nostro obiettivo è volto ad una attenta informazione che non si ferma all’apparenza ma vuole approfondire molti perché; il tutto basato su un’accurata veridicità scientifica dei contenuti visto che gli studi e le ricerche affrontate possono essere garantite dallo scrupolosissimo mondo della scienza.
I dati ISTAT dicono che la quantità totale dei prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo è in aumento costante per un totale di quasi 153.000 tonnellate (l’equivalente in massa di una nave da crociera lunga 300m)
L’abisso fra l’agricoltura biologica e quella industriale è veramente grande. Purtroppo tantissime persone non conoscono le differenze sostanziali che scindono queste realtà del settore agricolo. Metti la scarsa informazione metti la mancanza di tempo per potersi documentare, sta di fatto che soprattutto nella nostra provincia la triste realtà è sostanzialmente vincolata ad una corsia unidirezionale, un senso unico, che porta al consumo indiscriminato di una serie di prodotti (magari maggiormente pubblicizzati) che derivano da colture intensive caratterizzati da una ambigua provenienza e da ancor più incognite informazioni legate all’origine ed alla natura dei loro componenti.

Agricoltura biologica significa sinergia con l’ambiente e rispetto per la biodiversità. Attraverso questo tipo di agricoltura il produttore sigla essenzialmente un impegno pratico e morale per produrre nel rispetto dell’equilibrio dell’intero ecosistema agricolo, intervenendo sulla naturale fertilità del suolo in maniera limitata e responsabile.
L’obiettivo fondamentale è quello di offrire prodotti che non abbiano alcun residuo di fitofarmaci o concimi chimici, limitando al massimo il rischio di contaminare le acque, i terreni e l’aria: la fertilità del suolo è salvaguardata e migliorata mediante l’uso di fertilizzanti organici, e i parassiti vengono contrastati con la lotta biologica, nella quale vengono utilizzati insetti utili.
Le ricerche più recenti concordano nel dire che gli alimenti biologici contengono antiossidanti e nutrienti in misura maggiore rispetto ai prodotti convenzionali ad esempio i pomodori, presentano caratteristiche nutrizionali decisamente migliori rispetto a quelle riscontrate nelle colture tradizionali. Ed in più il suolo coltivato con metodi biologici migliora nel tempo e dà frutti di miglior qualità.
Il prezzo più elevato è dovuto ai costi superiori per il produttore che deve, per esempio, diserbare un campo di ortaggi a mano senza usare prodotti chimici, essiccare la pasta a velocità più lenta, sostenere i costi di riconversione dei campi da convenzionali a biologici. Solo un adeguato sovrapprezzo (che vada a coprire i maggiori costi e rischi), può infatti rendere conveniente le colture biologiche.

Dario Griso, Legambiente Delta del Po

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