“L’uomo è ciò che mangia” Valeria Necchio

Cibo e nuovi sapori inseriti nel panorama alimentare: una polesana nella sua tesi analizza il caso Slow Food

adria – Ed è arrivata anche una tesi di laurea sul fenomeno Slow Food. Ne è autrice Valeria Necchio, una ragazza della bassa veneziana, Cantarana precisamente, che ha frequentato Liceo Bocchi da cui è uscita con il massimo dei voti così come la votazione massima ha ottenuto la sua tesi. Il premio al faticoso piacere dello studio e alla brillante carriera scolastica è stato l’ammissione ad un master internazionale di soli 25 studenti, provenienti da tutto il mondo, presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo che, oltre ai voti positivi, richiede come indispensabile requisito la perfetta conoscenza dell’inglese, dal momento che gli insegnamenti vengono impartiti in quella lingua.

“Il cibo – dice la giovane dottoressa – è un elemento che ha sempre giocato un ruolo fondamentale nella vita dell’uomo e delle comunità. La sua posizione di ovvia centralità ha fatto sì che nel tempo assumesse tutta una serie di significati “altri” e oltre il mero atto del nutrirsi. Questi significati riguardano la scansione del tempo, sia in termini naturali che simbolico – ritualistici; la definizione e divisione dello spazio fisico e culturale; la dimensione stessa della cultura, dove i gesti sviluppati attorno al cibo (produzione, trasformazione, consumo) sono diversi da luogo a luogo, da gruppo a gruppo. Il cibo, al di là di tutto, definisce un gusto unico e un’identità unica, concetto ben riassumibile nel famoso detto “L’uomo è ciò che mangia” [Feuerbach].
Tutto questo, nella contemporanea era postmoderna, sta via, via perdendo di valore: il gusto va sempre più semplificandosi e omologandosi; le culture e le identità si stanno appiattendo e stanno perdendo la loro positiva differenza; il tempo e lo spazio appaiono sempre più compressi, veloci, insignificanti. Un caso emblematico per dimostrare la perdita di significati legati al cibo è il fenomeno della “mcdonaldizzazione”: cibo sempre uguale, ovunque e in tutte le stagioni, con varianti solo apparenti, privo di cultura, identità, gusto critico. Una situazione piuttosto preoccupante, che tuttavia ha messo in moto importanti meccanismi di difesa: uno tra tutti, il movimento Slow Food. Partendo dal desiderio di ridare al cibo la sua giusta importanza e di recuperare il piacere dell’atto di consumo, Slow Food è poi finito per occuparsi di molti dei problemi che affliggono la nostra contemporaneità: questioni ambientali (biodiversità, inquinamento), economiche (sovranità alimentare, sviluppo dell’agricoltura locale, filiera corta), culturali (difesa delle tradizioni alimentari, educazione al gusto come senso critico). Slow Food è visto oggi come una possibile soluzione ai problemi legati alla produzione e al consumo del cibo a livello internazionale, e anche una via per ridare al cibo quei significati simbolici che sembrava aver inesorabilmente perso”.
Nell’attesa di partire per Pollenzo, la simpatica e volitiva Valeria non ha perso tempo. Attivista di Slow Food Rovigo, ha tenuto incontri con studenti delle scuole superiori per comunicare la sua esperienza; encomiabile, tra l’altro, la sua partecipazione a Terra Madre day che l’ha vista protagonista al liceo Bocchi di Adria e al Paleocapa di Rovigo nel presentare i suoi studi insieme al film Terra Madre di Ermanno Olmi.

La voce di Rovigo- 7aprile 2010

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