Archive for marzo, 2010

La Protezione Civile di Legambiente

lunedì, marzo 8th, 2010

Rovigo, 7 marzo 2010                                                                Comunicato Stampa

Legambiente: tutela delle coste e prevenzione dei rischi

Esercitazione conclusiva del corso per la

tutela delle coste dalla marine pollution

La Protezione Civile di Legambiente istruisce volontari nella

bonifica delle coste interessate da un inquinamento da idrocarburi

La spiaggia del Moro di Rosolina Mare ha ospitato oggi l’esercitazione conclusiva del corso di Protezione Civile di Legambiente per la tutela delle coste dalla Marine Pollution. Decine di volontari in tuta bianca hanno dato vita ad una simulazione di intervento su un sito interessato da sversamento di idrocarburi. Dalle prime ore del mattino la spiaggia si è trasformata in un cantiere dove è stato allestito un modulo operativo estremamente efficiente che ha dato modo ai partecipanti di capire come si svolge l’attività di bonifica di siti costieri danneggiati.

“Da diverso tempo – commenta Luigi Lazzaro, responsabile regionale del  settore volontariato per Legambiente – sentivamo l’esigenza di proporre corsi di preparazione organizzativa, logistica ed operativa nella gestione della marine pollution. Coincidenza ha voluto che il corso gratuito da noi proposto prendesse avvio proprio in questi giorni, dopo la tragica vicenda di sversamento di idrocarburi nel fiume Lambro, episodio che, ovviamente, ha danneggiato fortemente tutta l’asta del Po e avrà ripercussioni gravissime per gli ecosistemi fluviali e, conseguentemente, costieri.”

Ai partecipanti è stato proposto un programma approfondito che ha preso avvio da alcuni cenni storici e normativi sullo sviluppo della Protezione Civile. E’ stata poi analizzata la situazione della regione Veneto in merito ai fattori di rischio idrogeologico. Durante la seconda giornata sono stati presi in esame alcuni tragici eventi che hanno determinato sversamenti di prodotti petroliferi mentre nella seconda parte della giornata i volontari hanno studiato il modello di intervento sulla costa per la rimozione dei prodotti spiaggiati su coste sabbiose o rocciose, e le modalità di intervento in mare.

“Il corso di formazione offerto da Legambiente rappresenta una formazione d’eccellenza non compresa nei programmi formativi della Protezione Civile Nazionale – spiega Simone Nuglio, responsabile nazionale Legambiente Protezione Civile. Per questo da anni la nostra associazione collabora con il Dipartimento di Protezione Civile Nazionale e interviene tempestivamente in caso di emergenza.”

L’Italia è uno dei maggiori centri di trasformazione dei prodotti petroliferi. Con 17 grandi raffinerie e 14 porti petroliferi, la metà del greggio destinato al bacino del Mediterraneo viene scaricato in Italia per essere poi esportato in Europa. Ecco perché, sostiene l’associazione ambientalista, ogni regione costiera dovrebbe dotarsi di un gruppo di volontari specializzati.

“I volontari devono sapere come muoversi in sicurezza: basta mezz’ora di esposizione ad alcuni prodotti petroliferi per rovinare l’apparato respiratorio per sempre – prosegue Nuglio. Con questo corso di formazione vogliamo preparare al meglio i nostri volontari, ma soprattutto vogliamo continuare ed estendere la nostra proposta di formazione in questo settore, con l’obiettivo di creare dei nuovi gruppi specializzati ed ovviamente fornire adeguata preparazione ai gruppi provinciali e comunali già esistenti. Così facendo – conclude – metteremo a disposizione del Dipartimento di Protezione Civile Nazionale e Regionale, nuove e indispensabili competenze utili in questi casi di inquinamento da marine pollution

“La recente emergenza ambientale cui abbiamo assistito – afferma Giorgia Businaro, Responsabile settore acque per Legambiente Veneto – ha reso, se possibile, ancor più evidente e cogente la necessità di preparare volontari pronti per intervenire nella bonifica delle coste e degli argini fluviali dal greggio in caso di incidente ambientale. Interventi che se tempestivi ed efficaci si traducono nel miglioramento della risposta di protezione civile. Un ringraziamento doveroso – conclude Businaro – va al Centro Servizi per il Volontariato di Rovigo senza il cui contributo questo corso non sarebbe stato realizzato”

Al termine dei corsi di formazione svolti i volontari entreranno di fatto a far parte di un gruppo regionale di Legambiente Protezione Civile specializzato in interventi di bonifica dalla marine pollution.

Realizzato da:                                                                                               Con il contributo di:

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Sondaggi:La caccia non piace

domenica, marzo 7th, 2010
Agli italiani non piace la caccia Sette su dieci sono contrari

Sondaggio Ipsos per conto di Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf
I tentativi di deregulation hanno radicalizzato il partito anti-doppiette

Agli italiani non piace la caccia
Sette su dieci sono contrari

di ANTONIO CIANCIULLO

Sette italiani su dieci sono fortemente contrari alla caccia, due non prendono una posizione decisa, uno è a favore. Non è una gran percentuale per il partito delle doppiette che sta cercando di allargare ulteriormente i confini della stagione venatoria. Ma le quotazioni dei cacciatori potrebbero ulteriormente peggiorare: basta seguire i consigli di chi spinge verso la caccia no limits.

GUARDA I RISULTATI DEL SONDAGGIO

Lo scenario degli umori legati alle proposte di deregulation venatoria è ben descritto dall’indagine condotta, nelle 13 regioni al voto, da Ipsos per conto di Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf. Il sondaggio, che ha coinvolto un campione di 980 persone, parte da una domanda riferita alla norma che fa saltare una data di inizio e di fine della stagione venatoria uguale per tutti aprendo le porte alle deroghe: “Il testo di legge approvato al Senato, dovrà ora essere discusso alla Camera dei deputati. Secondo lei cosa dovrebbe fare il Parlamento?” Due italiani su tre rispondono dicendo che a questo punto bisogna varare un testo più restrittivo rispetto a quello originario e vietare la caccia agli uccelli migratori (37 per cento), o almeno ridurre il periodo di caccia (30 per cento). Il 14 per cento chiede di tornare alla legge quadro che la controriforma vuole far saltare. Il 9 per cento si astiene dal giudizio. Solo il 10 per cento si dichiara a favore della legge così come è stata approvata dal Senato, cioè del testo che inizia il percorso di deregulation.

L’effetto dell’affondo del partito della caccia no limits è stato dunque radicalizzare la larga maggioranza anti-caccia e convincere la metà degli indecisi a schierarsi contro la liberalizzazione.

Passiamo al giudizio sulle altre innovazioni proposte da varie leggi approdate in Parlamento. L’87 per cento degli intervistati si dichiara contrario a ridurre le sanzioni per chi uccide specie protette. Il 92 per cento ritiene sbagliato autorizzare la caccia nei parchi. Il 93 per cento non vuole che si possa sparare a specie attualmente protette. Al contrario l’86 per cento chiede di aumentare la distanza di sicurezza tra i cacciatori e le case e i sentieri battuti dagli escursionisti, l’80 per cento trova giusto che i cacciatori chiedano il permesso prima di entrare in un terreno privato (oggi non è così) e il 78 per cento invoca una tregua la domenica e i festivi, quando le campagne e i boschi sono più affollati del solito.

Interessante è anche il rapporto tra queste scelte e l’orientamento politico. Quasi tutte le proposte di deregulation in discussione sono partite dal centrodestra ma il 66 per cento degli elettori del Pdl e della Lega è contrario o fortemente contrario a nuove regole a favore della caccia e solo l’11 per cento si dichiara d’accordo o totalmente d’accordo.

“Questi numeri dimostrano che la linea oltranzista perseguita dal centrodestra è un boomerang”, osserva il senatore del Pd Roberto Della Seta. “Arrivare alla mortificazione della maggioranza anticaccia ed esasperare il contenzioso con Bruxelles sulle deroghe venatorie vuol dire far crescere le tensioni nel paese rischiando pesanti sanzioni comunitarie”.

Repubblica 7marzo2010

Italiani contro la caccia
Per il 79% è una crudeltà

Cacciatori

Il sondaggio Ipsos per Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e WWF Italia. Le associazioni chiedono a Camera e Senato la soppressione dell’articolo 43 della legge Comunitaria e lo stop alle norme anti-fauna. «Alle regionali gli italiani non votano chi è contro la natura»

Documento Leggi il sondaggio Notizia No alla riforma in 10 punti

La stragrande maggioranza degli italiani è contro la caccia e dice un forte no alla legge che estende la stagione venatoria». È il dato più generale che emerge dal nuovo sondaggio appena diffuso da Ipsos per Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia. «Il sondaggio su “Le opinioni degli italiani sulla caccia” – dichiarano le associazioni  – non lascia spazio a dubbi: il 79% dei cittadini considera la caccia una crudeltà da vietare o da regolare più rigidamente, mentre l’80% la vorrebbe vietare nei terreni privati senza l’autorizzazione del proprietario (il noto articolo 842 del Codice Civile). Ancora, l’84% degli italiani darebbe la licenza di caccia solo a 21 anni con ritiro ai 70, mentre l’86% è favorevole ad aumentare la distanza di divieto di caccia dalle case e dai sentieri degli escursionisti. Il 71% degli italiani chiede poi di limitare la stagione venatoria ai soli mesi di ottobre, novembre e dicembre e il 77% chiede il divieto assoluto di caccia gli uccelli migratori».

Nettissimo anche il dato relativo all’articolo 43 della legge Comunitaria, approvato in Senato e ora in discussione alla Camera, che permetterebbe l’estensione della stagione venatoria oltre gli attuali limiti 1 settembre – 31 gennaio. In questo caso la contrarietà è dell’81% degli italiani, che dunque si oppongono ad ogni ipotesi di allungamento della stagione di caccia, ad esempio ai mesi di agosto e febbraio.

«Si tratta di una maggioranza schiacciante e trasversale – è ancora il commento delle associazioni – di cui i partiti e i gruppi politici, a partire da quelli della Camera dei Deputati dovrebbero prendere atto, anzitutto sopprimendo l’articolo 43 della Legge Comunitaria, ora all’esame delle Commissioni della Camera. Una norma che ha prodotto dure proteste e contestazioni e che in effetti, secondo Ipsos, soddisferebbe solo il 3% degli elettori della maggioranza di Governo e il 2% dell’opposizione. Ma è in generale ogni tentativo di estensione dell’attività venatoria, a partire dal disegno di legge Orsi, che vede la netta contrarietà del Paese. È ormai chiaro che tra gli italiani vi è un sentire comune e sempre più diffuso verso la tutela degli animali e dell’ambiente, il quale non può non trovare una fedele rappresentazione in Parlamento e tradursi in provvedimenti a favore della natura».

Molto importante il responso anche nelle tredici Regioni al voto, tema al quale è dedicata una specifica sezione del sondaggio Ipsos. Il 69% degli elettori si dichiara contrario o totalmente contrario ai candidati che proponessero regole a favore della caccia, e 4 elettori su 10 cambierebbero di conseguenza il loro voto. Anzi, l’89% vuole dai candidati un impegno politico e legislativo per aumentare le tutele per gli animali e la natura, con un 93% degli elettori Pdl-Lega e l’87% Pd-Idv. Per questo Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia hanno chiesto ai candidati a Presidente di Regione di conoscere e indirizzare o modificare in tal senso il proprio programma di governo regionale, favorendo politiche di tutela degli animali e della natura e di protezione e gestione del territorio in linea con la cultura ecologista ormai diffusa in ogni strato del Paese.

La Nuova ecologia -07 marzo 2010Caccia Animali Legambiente

La Salute nel Piatto

domenica, marzo 7th, 2010

legambiente2LOgo C ADRIA

Circolo Adria Delta del Po                               con il patrocinio del Comune Di Adria

Assessorato all’Ambiente

Conferenza RIDOTTO DEL TEATRO COMUNALE DI ADRIA ingresso libero

“LA SALUTE NEL PIATTO”

ALIMENTAZIONE: NON SOLO CIBO

Agricoltura Biologica – Sana Alimentazione – Benefici alla persona ed all’Ambiente

venerdi  19 marzo 2010      ore 21.00

Relatore:  PROFESSOR ZACCARIA FILIPPO

Professore presso l’Accademia Belle Arti di Venezia, Presidente e Fondatore dell’Associazione Culturale “La Biolca”,

Presidente AIAB Veneto, Presidente Consiglio direttivo Federale AIAB,

esperto di alimentazione, agricoltura biologica, storia del cibo, fitonutrizione, inquinamento degli alimenti.

dal 1986 ha tenuto più di 400 tra corsi, conferenze e seminari su questi temi in tutto il territorio nazionale.

legambiente2

“Operazione SOS Po-Lambro”

giovedì, marzo 4th, 2010

Legambiente in viaggio per raccogliere criticità, problematiche e riflessioni sull’emergenza Po

Parte da Rovigo l’ “Operazione SOS Po-Lambro”

Nel fine settimana prende avvio il corso gratuito di Legambiente per la difesa delle coste dalla Marine Pollution

La Protezione Civile di Legambiente istruisce volontari nella

bonifica delle coste interessate da un inquinamento da idrocarburi

Legambiente, in viaggio a bordo di un camper per circa 400 chilometri dal Delta del Po fino a Monza, nei pressi del sito industriale della Lombarda Petroli, luogo dello sversamento che ha provocato il disastro dello scorso 23 febbraio.

In dieci giorni i tecnici di Legambiente, rispondendo all’allarme lanciato dai territori colpiti, incontreranno i diversi attori che operano sui due fiumi per scattare una fotografia della situazione in tempo reale, per verificare direttamente lo stato degli ecosistemi e delle rive, per raccogliere le testimonianze dirette di chi vive su questi fiumi.

Una cronaca quotidiana con reportage fotografico e audiovisivo, realizzata parlando con associazioni e semplici cittadini, con testimoni oculari del disastro e con quanti lavorano lungo il corso del Po, gli allevatori di cozze e molluschi, gli agricoltori, i pescatori, ma anche le istituzioni locali, il Parco Regionale del Delta del Po, l’Autorità di Bacino e gli enti preposti ai controlli.

Il viaggio, che coinvolgerà tutti i circoli locali di Legambiente e i tre comitati regionali di Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, farà il punto della situazione dopo lo sversamento di prodotti petroliferi e il conseguente stop al depuratore di Monza. Sarà anche l’occasione per rilanciare l’adesione all’appello “Abbracciamo il Lambro” e chiedere una forte assunzione di responsabilità e impegni concreti al Governo e agli enti locali per il risanamento dei fiumi coinvolti.

Legambiente non si accontenta di resoconti rassicuranti e delle promesse pre-elettorali di fondi e interventi per la bonifica e la riqualificazione del bacino, ma vuole verificare di persona e monitorare direttamente lo stato dei fiumi colpiti. L’impegno è di tornare sugli stessi luoghi nei prossimi mesi e vedere se alle promesse avranno fatto seguito i fatti.

Si è reso evidente in questi ultimi giorni come la salute degli ecosistemi fluviali marini e costieri sia minacciata quotidianamente dagli idrocarburi. Le cause dei continui sversamenti di petrolio nei mari o nei fiumi non sono dovute solo agli incidenti, ma anche alle operazioni di routine eseguite dalle navi, o addirittura come sembra emergere nel caso del fiume Lambro, da eventi dolosi di vera e propria ecomafia. Continue e pesanti minacce per la salute del Mare Nostrum.

“È da diverso tempo – commenta Luigi Lazzaro, responsabile regionale del  settore volontariato per Legambiente – che sentiamo l’esigenza di proporre corsi di preparazione organizzativa, logistica ed operativa nella gestione della marine pollution, e, ironia della sorte, proprio in questi giorni prenderà avvio il primo corso di formazione di Legambiente per diventare volontari di protezione civile specializzati nella pulizia di coste e spiagge da sversamento di idrocarburi”.

I corsi gratuiti, che hanno preso avvio lo scorso fine settimana a Mestre, qualificano i partecipanti a far parte del gruppo di Protezione Civile di Legambiente e ad intervenire in caso di emergenza. Il prossimo appuntamento si svolgerà il 5, 6, 7 marzo a Rovigo e si concluderà con una esercitazione pratica sulla spiaggia di Rosolina Mare.

“È nostra intenzione – asserisce Michele Bertucco, Presidente di Legambiente Veneto – preparare al meglio i nostri volontari, ma soprattutto vogliamo continuare ed estendere la nostra proposta di formazione in questo settore, con l’obiettivo di creare dei nuovi gruppi specializzati ed ovviamente fornire adeguata preparazione ai gruppi provinciali e comunali già esistenti. Così facendo metteremo a disposizione del Dipartimento di Protezione Civile Nazionale e Regionale, nuove e indispensabili competenze utili in questi casi di inquinamento da marine pollution”.

Chiunque fosse interessato a ricevere maggiori informazioni e per iscrizioni è possibile inviare una e-mail a volontariato@legambienteveneto.it o telefonare ai numeri 333 8268258 – 0425 27520

L’Ufficio Stampa

Legambiente Volontariato Veneto

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Inspiegabile aumento della dispersione rifiuti ad Adria

martedì, marzo 2nd, 2010

020320100090203201001102032010003Inspiegabile aumento della dispersione dei rifiuti su tutto il territorio. Di queste foto ad Adria se ne possono fare a centinaia, che cosa sta succedendo? Per dire la verità il fenomeno è in aumento in tutto il Veneto urbano, ma anche nelle zone più naturali, forse stiamo perdendo parte della nostra tradizione civile?

Molti fenomeni sono spiegabili, molti altri no, ma di sicuro le leggi non aiutano a demolire questo malcostume, tutti hanno paura di multare o solo di far notare la brutta maleducazione.

Però non si tratta più di sola maleducazione, è ben più importante la gravità di questo fenomeno che mette a rischio la salute dell’uomo stesso e quella dei vegetali ed animali, della terra stessa. Non si fermano davanti a nulla i criminali della dispersione dei rifiuti, e spesso lo fanno per guadagnare denaro, denaro guadagnato sulla salute della gente.

Torneremo ancora su questo argomento!

Ambiente come Madre

lunedì, marzo 1st, 2010
Ambiente come madre
di Frei Betto

PAROLE DEL SUD – settembre 2009

Dobbiamo intrattenere relazioni di complementarietà con l’habitat naturale e con gli altri esseri umani. Da essi dipendono la nostra vita e la nostra felicità.
Il termine ecologia – dal greco ôikos (casa, abitazione) e – logía (discorso, studio) – è la scienza che studia l’habitat (la “casa” di tutto ciò che c’è), le sue condizioni naturali, le relazioni che esistono tra gli esseri (animati e inanimati) e, in particolare, gli organismi viventi (piante, animali ed esseri umani) e l’ambiente in cui vivono.

Se non fosse per la stranezza del termine, sarebbe più corretto parlare di ecobionomia. Se la biologia è la scienza che tratta di tutte le manifestazioni della vita, e se l’economia si occupa della corretta conduzione della casa, allora l’ecobionomia sarebbe la scienza dell’adeguata amministrazione dell’habitat naturale in vista del fiorire della vita. Sarebbe anche più esatto parlare di “madre ambiente”, perché da esso traiamo origine, in esso viviamo, di esso ci nutriamo e ad esso torniamo.

Questa visione d’interdipendenza tra tutti gli esseri è andata perduta con la modernità. A questa perdita ha contribuito anche un’errata interpretazione del dato biblico, secondo il quale Dio, dopo aver creato la terra, l’avrebbe affidata all’uomo perché la dominasse: «Riempite la terra e soggiogatela» (Genesi 1,28). Ovvio che il verbo “soggiogare” non implica un potere illimitato, ma va inteso come gestione responsabile. Il soggiogamento, però, è diventato sinonimo di sfruttamento, spoliazione e stupro. Si è cercato di trarre dal pianeta il massimo profitto. Così facendo, si sono inquinati i fiumi, contaminati i mari e avvelenata l’aria che respiriamo.

Non c’è una separazione tra ambiente naturale ed esseri umani. Per quanto dotati d’intelligenza e di coscienza, siamo in tutto e per tutto esseri naturali. Anche “spirituali”, certo, ma solo nel senso di aperti alla comunione d’amore con il prossimo e con Dio.

L’universo ha 14 miliardi di anni; l’essere umano poco più di 2 milioni. Ciò significa che siamo il frutto di una evoluzione dell’universo, che – come diceva il gesuita filosofo, teologo e paleontologo francese Teilhard de Chardin – è guidata dall’”energia divina”.

Prima della comparsa della specie umana l’universo era bello ma cieco. È solo grazie agli esseri umani che esso ha acquisito una “mente” e degli “occhi” per guardarsi allo specchio e vedersi molto bello, al punto da meritarsi la qualifica di kósmos (“ordine armonioso”).

Oggi la terra è inquinata e tutti soffriamo degli effetti della sua devastazione. Se è vero che tutto ciò che facciamo ha conseguenze sullo stato di salute della terra, è altrettanto vero che tutto ciò che riguarda la terra si riflette su di noi. Gandhi diceva: «La terra ha risorse sufficienti per i bisogni di tutti, ma non per l’ingordigia di tutti». Sono le nazioni ricche del nord del mondo che più inquinano il pianeta. Ne sono responsabili per l’80%, 23% del quale spetta agli Stati Uniti, che guidano la lista dei paesi che si oppongono al Protocollo di Kyoto della Convenzione sui cambiamenti climatici. Una massima dei pellirosse americani recita: «Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo fiume prosciugato e l’ultimo animale ucciso, allora capiremo che non si può mangiare il denaro».

Il problema ambientale odierno più grave non è l’aria inquinata o il mare sporco, ma la minaccia di estinzione della specie umana a causa della povertà e della violenza. Salvare la terra vuole dire liberare gli esseri umani da tutte le situazioni di ingiustizia e di oppressione.

L’Amazzonia brasiliana è un esempio della triste aggressione che compiamo contro l’”ambiente-madre”. Agli inizi del 20° secolo molte imprese si arricchirono con lo sfruttamento del caucciù, causando desolazione ambientale. Negli anni 1970, il magnate americano Daniel Ludwing recintò uno dei più grandi latifondi del mondo (2 milioni di ettari) per lo sfruttamento della cellulosa e del legname, danneggiando gravemente la foresta, impoverendo il suolo e innescando un inarrestabile processo di desertificazione. Oggi la grande industria agro-alimentare perpetua questo scempio: abbatte la foresta per fare spazio alle piantagioni di soia e all’allevamento del bestiame.

L’ingiustizia sociale produce squilibrio ambientale, e questo, a sua volta, incrementa l’ingiustizia. Quanto profetico era l’invito che Chico Mendes, il “difensore della foresta” assassinato il 22 dicembre 1988, rivolgeva al mondo perché optasse per una economia sostenibile (rispettosa dei diritti delle future generazioni) e per una ecologia incentrata sulla dignità della vita degli abitanti della foresta! Ma chi lo ha ascoltato?
La Bibbia c’invita a guardare al mondo come a un’opera divina. Gesù ci mobilizza nella lotta in favore della vita degli altri, della natura, della terra, dell’universo. Tutto il cosmo è “ambiente divino”. Stupende le parole di san Paolo agli ateniesi radunati nell’Areopago: «Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene è Signore del cielo e della terra… In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo… perché di lui anche noi siamo stirpe» (Atti 17,24.28).

Nigrizia – 1/9/2009
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Situazione inquinamento Po.

lunedì, marzo 1st, 2010

«Non ci sono sostanze tossiche nel Po»
Ma resta l’ordinanza dei sindaci

Il prefetto di Rovigo: i laboratori Arpav smentiscono la presenza di cloruro di etilene. Ma il divieto di utilizzare acqua potabile resta per oltre 30mila persone

Gli operatori della Protezione civile nel Po (Biasioli)

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ROVIGO - «Il cloruro di etilene nelle acque del Po non c’è, lo hanno verificato i laboratori Arpav di Venezia che hanno approfondito le analisi fatte a Verona che, pure, ne avevano fatto sospettare la presenza». Il prefetto di Rovigo, Aldo Adinolfi, smentisce l’allarme delle scorse ore e spiega che nel fiume non vi sono sostanze tossiche oltre i parametri di legge. Nonostante questo restano in vigore le ordinanze di divieto di uso dell’acqua per uso alimentare in diversi Comuni del Delta (Porto Tolle escluso Ca’ Zuliani, Taglio di Po, Adria nei quartieri a sud del Canalbianco, Ariano nel Polesine, Corbola , Villanova Marchesana, Papozze e Gavello). «Sicuramente la manterremo per scrupolo per tutta la giornata odierna – continua il prefetto – martedì potremmo già concordare la revoca con i sindaci, se giungeranno tutte le conferme del caso». In ogni modo, nelle circa quattro ore di vertice organizzate a Palazzo Salvadego Sgarzi, si sono anche ipotizzate le soluzioni d’eventuale impiego delle autobotti.

I RIFORNIMENTI - Sempre in mattinata, a Porto Tolle sono stati garantiti rifornimenti ad hoc per i panifici. «Stimiamo che siano poco meno di trentamila i cittadini interessati dai disagi – osserva Giuliano Ferraccioli, presidente di Polesine Acque – in ogni modo, siamo pronti a garantire rifornimenti alle cisterne attraverso le stazioni di prelevamento di Boara Polesine e Cavarzere, entrambe sull’Adige». Grosse disponibilità di acqua potabile dovrebbero essere garantite anche dai vigili del fuoco. Al termine della riunione, Adinolfi ha escluso, allo stato attuale, l’azione di sciacalli che possano avere dolosamente versato altri composti inquinanti nel Po, da confondere nell’onda di idrocarburi proveniente dal Lambro. «E’ una possibilità che tenderei a escludere – rimarca ancora – a titolo puramente precauzionale ho chiesto alle forze dell’ordine un pattugliamento intenso degli argini».

Nicola Chiarini
01 marzo 2010

Correre della sera Veneto

Una Rete per il Polesine

lunedì, marzo 1st, 2010

La vocetta Blog     8Febbraio2010

Una Rete per il Polesine


Ieri pomeriggio alla Sala Gran Guardia con un Convegno dal titolo “Una Rete per il Polesine che vogliamo” si è presentata alla cittadinanza la neonata Rete dei comitati ambientali del Polesine, dall’estremo ovest (comitati della zona di Castelmassa, il nuovo comitato contro la discarica di rifiuti tossici di Pincara), al medio Polesine comitati di Pontecchio contro la Nogara-mare, e quelli contro la centrale a biomasse di Rovigo) e fino all’estremo est nel basso Polesine (Taglio di Po, Porto Viro e Porto Tolle, Cavarzere, Adria e Loreo e altri).
La sala era piena; presenti numerosi esponenti della politica locale, tra cui Guglielmo Brusco vicepresidente della Provincia e l’assessore all’ambiente Giuliana Gulmanelli.
Gli interventi si sono succeduti senza sosta dall’inizio e fino alla fine dell’incontro, per più di tre ore. I relatori intervenuti hanno posto l’attenzione: sul territorio ed sulla necessità di una sua valorizzazione, in particolare con la difesa del suolo, contro il consumo del territorio con Franco Verzola; sulla necessità di una pianificazione del sistema dei trasporti e della produzione energetica nella regione Veneto con Carlo Costantini; sulla necessità di una messa in rete delle conoscenze e delle forze ambientaliste che si oppongono al degrado del territorio con Vanni Destro.
Naturalmente si è parlato anche di nucleare e delle ipotesi tra i siti di una collocazione in Polesine e alla disponibilità dimostrata da alcuni dei nostri politici locali al governo della Regione.
Il problema della necessità di una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte sul governo del territorio è stato uno dei problemi più sentiti, al centro della discussione. Purtroppo, come ha rilevato nel suo intervento Matteo Ceruti, chi governa il territorio sembra sempre più evitare il coinvolgimento democratico dei cittadini nelle scelte e cerca invece sempre più di fare esclusivamente un’opera di convincimento della bontà di scelte già prese ai vertici delle istituzioni e tra gli addetti ai lavori.

La neonata Rete ha chiuso in bellezza offrendo a tutti un rinfresco casalingo e dato appuntamento a chi interessato ai prossimi incontri in cui organizzare le attività, anche in vista delle prossime elezioni.
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Pubblicato da Lavocetta alle 10.39