Riconversione Enel, ricorso a Napolitano

Si allarga il fronte del No con Legambiente. Impugnato il decreto di via libera del ministero

168251-enel ROVIGO – Piovono i ricorsi contro la riconversione a carbone della centrale Enel di Polesine Camerini. Ad ingrossare il fronte dei contrari arriva anche Legambiente, che nei giorni scorsi si è rivolta al Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Nello specifico, il ricorso è contro il decreto del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che lo scorso luglio ha approvato il progetto di Enel per Porto Tolle. Legambiente segue così il Comune di centrodestra di Rosolina, che per primo si è rivolto al Presidente della Repubblica per fermare l’operazione di riconversione della centrale termoelettrica.

Come spiega per l’associazione ambientalista Angelo Mancone, «il nostro ricorso curato dall’avvocato Matteo Ceruti ha motivi procedurali oltre che di contenuto, visto che mentre altri enti si sono rivolti al Tar noi abbiamo scelto un’altra strada, che permettesse di coprire tutte le opzioni legali disponibili». Il riferimento di Mancone è al ricorso presentato al tribunale amministrativo regionale da parte del comitato anti centrale di Porto Tolle, degli operatori turistici bassopolesani, dei pescatori e di associazioni ambientaliste come Wwf e Italia Nostra. Una strategia «a tenaglia», per sbarrare la strada in ogni modo e in ogni direzione ai piani del colosso energetico. «Ora – fa notare Giorgio Crepaldi, del comitato anti Enel – i ricorsi pendenti riguardanti la riconversione a Polesine Camerini sono ben tre. Non male, visto che si vuol far credere che oramai siamo rassegnati a subire il carbone». La centrale riconvertita, una volta a regime e la data prevista è il 2014, avrà una potenza di circa 2000 megawatt, circa quattrocento in meno della potenzialità dell’impianto attuale a olio combustibile.

In questo modo sarà quindi in grado di produrre circa il 5 per cento del fabbisogno nazionale, e circa un terzo di quello del Veneto. L’investimento previsto è di circa 2 miliardi e 200 milioni di euro. Secondo le stime Enel i lavori dureranno 4 anni e mezzo ed impegneranno in media di 1.600 unità con punte di 3.500. A regime i posti di lavoro fissi saranno 350, che saranno raddoppiati con gli addetti all’indotto. Secondo quanto affermato dal colosso energetico l’opera comporterà la riduzione di ossidi, zolfo, azoto e polveri tra il 70-80 per cento rispetto all’assetto attuale ad olio combustibile. L’impianto potrà inoltre utilizzare come combustibile delle biomasse. Queste cifre vengono respinte al mittente da tutti i soggetti che hanno presentato ricorso al Tar o al Capo dello Stato, che ne contestano aspramente l’utilità e l’opportunità. Secondo Mancone, ad esempio, «è una concezione di tipo ottocentesco sperare che il carbone a Porto Tolle risolva il problema del rifornimento di combustibili». Sull’aspetto delle emissioni, per altro, la Procura rodigina ha aperto un fascicolo sulla congruità e regolarità dell’impianto partendo dal presupposto della pericolosità del carbone per la salute dei cittadini.

Antonio Andreotti - Corriere Veneto

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