Archive for gennaio, 2010

Le ragioni cristiane dell’ecologia

domenica, gennaio 10th, 2010

enzo bianchiMentre l’attenzione mondiale era rivolta alle discussioni di Copenhagen sul clima della terra e quella italiana alle conseguenze del gesto di uno psicolabile sul clima della convivenza civile, il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace del prossimo 1° gennaio è passato praticamente inosservato. Eppure la tematica scelta quest’anno è di cocente attualità nel suo indicare il nesso profondo tra la pace e la custodia del creato. Pace, infatti, non è solo assenza di guerre – anche se questo è quanto attendono da troppo tempo ormai tanti uomini e donne nelle più diverse regioni del globo – ma anche una vita piena, in armonia con la creazione, abitata dalla memoria riconciliata con il passato, dalla giustizia per il presente, dalla speranza per il futuro. Così, riprendendo e sviluppando alcune tematiche già presenti dell’enciclica Caritas in veritate, Benedetto XVI sottolinea alcuni elementi irrinunciabili nella riflessione contemporanea sui problemi che affliggono il mondo.

Innanzitutto, la consapevolezza della responsabilità che noi esseri umani abbiamo nei confronti dell’ambiente naturale e dei più deboli tra noi, in particolare “i poveri e le generazioni future”. Poi la capacità che la chiesa, “esperta in umanità”, ha di ribadire “l’urgente necessità morale di una nuova solidarietà” – inter-generazionale e intra-generazionale, capace cioè di proiettarsi “nello spazio e nel tempo” – che nella situazione odierna non può che coniugarsi con “una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo” e con la “sobrietà”. Ma vi anche la percezione di una dicotomia sempre più pronunciata tra i rari “progetti politici lungimiranti” e i sempre più frequenti “miopi interessi economici”: dicotomia particolarmente preoccupante oggi che la politica, anche mondiale, pare appiattirsi sull’economia, quasi rassegnata a divenirne serva impotente.

Il testo del papa ci ricorda con efficacia che l’interesse alla creazione, e dunque al rapporto dell’umanità con essa, è un’istanza della fede biblica: esistono “ragioni cristiane” assolute e precise per l’ecologia, ragioni mai separabili, appunto, dal tema della giustizia e della pace. La tradizione cristiana, infatti, non può e non sa separare giustizia ed ecologia, condivisione della terra e rispetto della terra, attenzione alla vita della natura e cura per la qualità buona della vita umana: sono due aspetti di un’unica urgenza: contrastare il disordine, la volontà di potenza, far regnare la giustizia, la pace, l’armonia. La terra è desolata quando viene meno la qualità della vita dell’uomo e della vita del cosmo, e la qualità della vita umana dipende anche dalla vita del cosmo di cui l’uomo fa parte e nel quale è la sua dimora.

Così, nell’affrontare la questione ecologica, Benedetto XVI mostra di avere a cuore che questo annuncio cristiano sia proclamato con un linguaggio antropologicamente comprensibile da tutti e capace, nel contempo, di rimarcare le peculiarità che gli impediscono di cedere “a un nuovo panteismo con accenti neopagani”. Già i profeti dell’Antico Testamento avevano sì cercato di annunciare il futuro che attende la creazione con immagini poetiche, pastorali – l ’agnello e il lupo che pascolano insieme, il lattante e la serpe che insieme giocano, il deserto fiorito… – ma con lo scopo di destare negli uomini un’attrazione non per ciò che è perduto, bensì per ciò che sta davanti come una vocazione e una promessa. Queste immagini giunte fino a noi non intendono inculcare una nostalgia per culture non più attuali o chiedere una conservazione verginale della natura: questa non è un patrimonio originale inviolabile e immacolato, e occorre vigilare più che mai perché non finisca per essere divinizzata o sacralizzata quale “Gaia”, divina madre vergine e immacolata che chiede di essere preservata da ogni intervento umano. Per questo il messaggio del papa esorta a vigilare anche su un altro pericolo: nella crisi di rapporto tra l’uomo e l’alterità della creazione – alterità che l’uomo oggi non sa rispettare, tentato com’è di assorbire in se stesso tutto ciò che gli sta di fronte – appare la tentazione di eliminare “la differenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri esseri viventi”.

Non va dimenticato che la nostra generazione è forse la prima nella storia a essere cosciente che dalle proprie scelte dipendono la vita o la morte degli esseri, del pianeta, e questa consapevolezza purtroppo deriva da evidenze che si impongono: dall’aria viziata, dalle acque avvelenate, dal suolo mortificato e sfruttato, dal deserto che avanza. La verità è che viviamo un’errata relazione con la materia del mondo, non sapendo in essa riconoscere l’opera vivificante dello Spirito santo che ci richiederebbe un rapporto di rispetto e di amore. Le creature sono per noi un oggetto neutro di consumo, oggetti che servono a soddisfare i nostri desideri, strumenti per il nostro benessere senza limiti e senza leggi.

Eppure anche in questo esigente discernimento, i cristiani avrebbero davanti a sé il cammino tracciato da Gesù, l’ “uomo secondo Dio” che ha saputo vivere con la creazione in modo esemplare. Il suo agire messianico non riguardava solo il rapporto con gli esseri umani ma anche con la creazione: Gesù ha amato la terra, le è restato fedele, si è mostrato un contemplativo della creazione, capace di vedere in essa “un dono di Dio a tutti” – come ricorda Benedetto XVI – e una responsabilità per l’uomo. Riconciliato con la natura, con gli animali, con le fatiche umane, con la realtà quotidiana, dalla contemplazione della natura Gesù ha saputo trarre lezione e consolazione, ha saputo rispondere al gemito presente in ogni cosa. I cristiani, alla sua sequela, di fronte “al deserto che avanza” annunciato da Nietzsche, di fronte alla terra sempre più desolata, dovrebbero imparare a scorgere nella profondità della creazione la “signatura rerum”, la scrittura delle cose, le loro lacrime e le loro lodi. Allora forse saprebbero rivolgere in modo credibile ai loro fratelli e sorelle in umanità il pressante appello cui Benedetto XVI ha voluto dar voce: “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.

Enzo Bianchi

Priore della comunità di Bose

http://www.monasterodibose.it/index.php/content/view/3343…

Caccia e pesca, contro il bracconaggio

venerdì, gennaio 8th, 2010

Caccia e pesca, 400 interventi contro il bracconaggio

Fermati alcuni pescatori che usavano la corrente. Preso di mira il Parco del Delta 

ROVIGO – Sono stati quasi quattrocento gli interventi antibracconaggio messi in atto dalla Polizia provinciale, con particolare attenzione al Delta del Po dove, all’interno del Parco, si concentrano il grosso delle attività di caccia e pesca. Non a caso, trentacinque dei settantuno verbali per irregolarità venatorie sono stati compilati in questo comprensorio. I bracconieri, in larga parte, arriverebbero da fuori Polesine, dato che sono stati trentuno i residenti in provincia colti a compiere violazioni, soprattutto nell’ambito di operazioni mirate che hanno portato al sequestro di trecentoquarantotto cartucce e quattrocentottantanove stampi fuori dalle norme. Nel complesso, sono sedici i cacciatori successivamente segnalati all’autorità giudiziaria per violazioni di natura penale e che, dunque, non possono pensare di cavarsela con una semplice sanzione amministrativa. Sul fronte del bracconaggio ittico, sono state accertate novantatre violazioni che vanno dalla semplice irregolarità della licenza all’impiego di imbarcazioni non in regola, fino all’utilizzo di strumentazioni e tecniche non rispettose delle leggi in materia ambientale.

Tra le infrazioni più gravi, l’impiego della corrente elettrica da parte di un gruppo organizzato di pescatori di frodo. In questo contesto sono state sequestrate tra cui due natanti a motore, due eco scandagli, ventidue canne da pesca, oltre a diverse reti e motopompe. Per quanto riguarda il pescato, il sequestro più grosso riguarda ancora la coltivazione di mitili: ben trecentoventi chili di vongole. Il lavoro della Polizia provinciale, che può contare su un organico di tredici agenti di cui nove distaccati nel Delta del Po, ha spesso cooperato con altri corpi di sicurezza. Nel corso di operazioni congiunte coi Carabinieri sono state rilevate e denunciate attività di discarica abusiva e difforme smaltimento di rifiuti speciali mentre su segnalazione di associazioni di protezione animali sono stati segnalate alcune persone per maltrattamenti. La collaborazione delle guardie volontarie, invece, è stata fondamentale per il censimento dell’avifauna e il recupero di esemplari feriti o in difficoltà. Un bilancio di cui si dice soddisfatto l’assessore provinciale Claudio Bellan che, però, si mostra decisamente meno entusiasta dell’ultimo decreto in materia, con cui la Regione dà semaforo verde alle aziende faunistico venatorie per aumentare i giorni di caccia nelle zone a protezione speciale (Zps). «Una cosa assurda – sottolinea Bellan – la volontà manifestata era di diminuire la pressione venatoria nelle Zps da tre a due giorni, così invece si potrà cacciare quattro giorni la settimana. In pratica in valle si potrà andare a caccia scegliendo oltre che tra il sabato e la domenica, fra il mercoledì e giovedì. Abbiamo già interessato la nostra avvocatura per verificare la possibilità di sospendere il decreto».

Nicola Chiarini
08 gennaio 2010- CORRIERE VENETO

Legambiente chiede un “Patto per il territorio”

venerdì, gennaio 8th, 2010

Piogge intense ancora una volta mettono in ginocchio l’Italia con frane ed alluvioni: Legambiente chiede alla Regione Veneto e agli Enti locali “Patto per il territorio”legambiente2

Stop al consumo di suolo, delocalizzare e avere cura del territorio:

Legambiente lancia il decalogo per ridurre il rischio idrogeologico ed uscire dall’emergenza

 

Piogge intense ma non eccezionali hanno nuovamente messo in ginocchio l’Italia e la tempestività dei soccorsi del Sistema di Protezione Civile ha impedito il verificarsi di nuove tragedie. Secondo Ecosistema rischio 2009 di Legambiente e Protezione Civile nel 79% dei comuni coinvolti sono presenti abitazioni in aree esposte al pericolo di frane e alluvioni, nel 28% dei casi sono presenti in tali aree interi quartieri e nel 54% fabbricati e insediamenti industriali. Nel 20% dei comuni campione d’indagine sono presenti strutture sensibili o strutture ricettive turistiche nelle aree classificate a rischio idrogeologico, mentre nel 36% dei comuni non viene ancora realizzata una corretta manutenzione del territorio. Nonostante sia così pesante l’urbanizzazione delle zone a rischio appena il 7% delle amministrazioni comunali ha provveduto a delocalizzare abitazioni e solo nel 3% dei casi sono stati avviati interventi di delocalizzazione dei fabbricati industriali.

E’ per questo che Legambiente lancia un appello alla Regione Veneto e alle amministrazioni comunali e provinciali per stringere insieme un’alleanza, che coinvolga tutti gli attori, istituzioni regionali, nazionali, e autorità di bacino, in grado di portare il proprio contributo per attuare una seria e concreta politica di difesa del suolo e mitigazione del rischio idrogeologico.

 

“A fronte di una totale assenza di interventi preventivi per la mitigazione del rischio assistiamo ogni volta alla corsa ai finanziamenti straordinari per “calamità” naturale – ha dichiarato Michele Bertucco presidente di Legambiente Veneto – per dimenticarsi subito dopo i buoni propositi e ricadere nei vecchi vizi. Si torna, quindi, a richieste assolutamente controproducenti, come la deperimetrazione di qualche porzione di area a rischio idraulico per riuscire a concedere nuove costruzioni o a proposte prive di conoscenze tecniche come quelle di sindaci che chiedono l’escavazione di inerti. Un’operazione, questa, non solo vietata per legge, ma con l’unico risultato di aggravare la situazione, minando le fondamenta dei ponti e aumentando l’instabilità degli argini”.

 

E’ per questo – ha aggiunto Bertucco – che Legambiente chiede agli Enti locali, a partire dai Comuni di creare un’alleanza che coinvolga tutti gli attori in gioco, lo Stato, le Regioni, le Autorità di bacino, ma anche le associazioni per programmare per tempo gli interventi di prevenzione e difesa da frane e esondazioni. La vera emergenza, infatti, è il superamento della cultura degli interventi post-disastri. Gli enti gestori del territorio devono fare, infatti, un generale ‘mea culpa’, impostando una gestione organica e sistemica del suolo in tutti i suoi aspetti, urbanistici, ambientali, sociali. E’ questa la vera grande opera pubblica da chiedere al Governo, al posto di dannosi e inutili miraggi come il ponte sullo stretto di Messina”.

 

La gestione del territorio, la pianificazione e l’attività di prevenzione sono obiettivi raggiungibili e quanto mai necessari nell’interesse di tutti, a partire dai Comuni a cui Legambiente chiede di stipulare un vero e proprio “patto per il territorio”. Un impegno comune per applicare una seria politica di prevenzione che Legambiente ha sintetizzato in dieci proposte di intervento prioritarie, per una concreta azione di mitigazione del rischio:

Delocalizzare i beni esposti a frane e alluvioni, se legali. Attuare interventi di delocalizzazione degli edifici, delle strutture e delle attività presenti nelle aree a rischio rappresenta una delle soluzioni apparentemente più difficili da percorrere, ma risolutive ed economicamente convenienti.

Adeguare lo sviluppo territoriale alle mappe del rischio. Intervento necessario per evitare la costruzione nelle aree a rischio di strutture residenziali o produttive e per garantire che le modalità di costruzione degli edifici tengano conto del livello e della tipologia di rischio presente sul territorio.

Ridare spazio alla natura. Restituire al territorio lo spazio necessario per i corsi d’acqua, le aree per permettere un’esondazione diffusa ma controllata, creare e rispettare le “fasce di pertinenza fluviale”, adottando come principale strumento di difesa il corretto uso del suolo.

Torrenti e fiumare, sorvegliati speciali. Rivolgere una particolare attenzione all’immenso reticolo di corsi d’acqua minori, visti gli ultimi avvenimenti in cui proprio in prossimità di fiumare e torrenti si sono verificati gli eventi peggiori e sono stati compiuti gli scempi più gravi.

Avere cura del territorio. Attuare una manutenzione ordinaria del territorio che non sia sinonimo di artificializzazione e squilibrio delle dinamiche naturali dei versanti o dei corsi d’acqua. Una corretta manutenzione deve prevedere interventi mirati e localizzati dove realmente utili e rispettosi degli aspetti ambientali.

Prevenzione degli incendi. In molti casi il disboscamento dei versanti causato dagli incendi può aggravare maggiormente il rischio di frana di un versante, oltre che avere un notevole impatto ambientale. Per questo è urgente attuare una serie d’interventi per ridurre il fenomeno.

Convivere con il rischio. Applicare una politica attiva di “convivenza con il rischio” con sistemi di allerta, previsione delle piene e piani di protezione civile aggiornati, testati e conosciuti dalla popolazione.

Lotta agli illeciti ambientali. Rafforzare le attività di controllo e monitoraggio del territorio per contrastare illegalità come le captazioni abusive di acqua, l’estrazione illegale di inerti e l’abusivismo edilizio.

Gestire le piogge in città. Bastano oggi eventi piovosi non straordinari per causare allagamenti e provocare danni rilevanti. Allagamenti che purtroppo causano a volte anche delle vittime. Per questo la gestione delle acque di pioggia è uno dei grandi problemi ambientali anche in città.

Investire nella difesa del suolo. Nonostante l’urgenza di una gestione accurata e sistematica, ancora non si è verificato un impegno concreto da parte del Governo nazionale per l’impiego di adeguate risorse, soprattutto economiche. La finanziaria 2010 ha colpito ulteriormente l’ambiente, con un drastico intervento anche sulla tutela del territorio e la difesa del suolo, dove sono state più che dimezzate le risorse stanziate rispetto agli anni scorsi. 

ECOSISTEMA RISCHIO 2009 – I DATI DEL VENETO

 

Veneto

COMUNI A RISCHIO IDROGEOLOGICO IN VENETO

Regione

Provincia

Frana

Alluvione

Frana e alluvione

Totale

% totale comuni

 

Veneto

41

108

12

161

28,00%

Belluno

21

4

3

28

41,00%

Padova

1

20

0

21

20,00%

Rovigo

0

21

0

21

42,00%

Treviso

1

14

0

15

16,00%

Venezia

0

22

0

22

50,00%

Vicenza

8

8

6

22

18,00%

Verona

10

19

3

32

33,00%

Fonte: Report 2003 – Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e Unione Province d’Italia

Elaborazione: Legambiente

 

Tra le amministrazioni comunali venete intervistate, sono 86 quelle che hanno risposto in maniera completa al questionario di Ecosistema rischio (il 53% dei comuni a rischio della regione). Di queste, i dati relativi a sette amministrazioni sono stati trattati separatamente, poiché i competenti uffici comunali hanno dichiarato di non avere strutture in aree a rischio, il che giustifica parzialmente il non essersi attivati in azioni di prevenzione e pianificazione. Sono state invece mantenute quelle amministrazioni che, a seguito di interventi di consolidamento e delocalizzazione, pur non avendo fabbricati in zone a rischio, svolgono comunque un buon lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico.

 

Le tabelle riportate nel dossier si riferiscono quindi a 79 amministrazioni comunali del Veneto.

ATTIVITA’ REALIZZATE DAI COMUNI DEL VENETO

Attività

Numero Comuni

Percentuale Comuni

Abitazioni in aree a rischio idrogeologico

58

73,00%

Quartieri in aree a rischio idrogeologico

23

29,00%

Industrie in aree a rischio idrogeologico

36

46,00%

Strutture ricettive in aree a rischio

23

29,00%

Delocalizzazione di abitazioni

7

9,00%

Delocalizzazione di fabbricati industriali

1

1,00%

Vincoli all’edificazione nelle aree a rischio

59

75,00%

Manutenzione delle sponde

64

81,00%

Opere di messa in sicurezza

62

78,00%

Piano d’emergenza

75

95%

Aggiornamento del piano d’emergenza

55

70,00%

Sistemi di monitoraggio e allerta

47

59,00%

Struttura di protezione civile operativa h24

58

73,00%

Attività di informazione

21

27,00%

Esercitazioni

39

49,00%

Fonte: Legambiente 

L’Ufficio Stampa

Legambiente Volontariato Veneto

Corso del Popolo, 276

Tel: 0425 27520 – Fax: 0425 28072

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Riconversione Enel, ricorso a Napolitano

venerdì, gennaio 8th, 2010

Si allarga il fronte del No con Legambiente. Impugnato il decreto di via libera del ministero

168251-enel ROVIGO – Piovono i ricorsi contro la riconversione a carbone della centrale Enel di Polesine Camerini. Ad ingrossare il fronte dei contrari arriva anche Legambiente, che nei giorni scorsi si è rivolta al Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Nello specifico, il ricorso è contro il decreto del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che lo scorso luglio ha approvato il progetto di Enel per Porto Tolle. Legambiente segue così il Comune di centrodestra di Rosolina, che per primo si è rivolto al Presidente della Repubblica per fermare l’operazione di riconversione della centrale termoelettrica.

Come spiega per l’associazione ambientalista Angelo Mancone, «il nostro ricorso curato dall’avvocato Matteo Ceruti ha motivi procedurali oltre che di contenuto, visto che mentre altri enti si sono rivolti al Tar noi abbiamo scelto un’altra strada, che permettesse di coprire tutte le opzioni legali disponibili». Il riferimento di Mancone è al ricorso presentato al tribunale amministrativo regionale da parte del comitato anti centrale di Porto Tolle, degli operatori turistici bassopolesani, dei pescatori e di associazioni ambientaliste come Wwf e Italia Nostra. Una strategia «a tenaglia», per sbarrare la strada in ogni modo e in ogni direzione ai piani del colosso energetico. «Ora – fa notare Giorgio Crepaldi, del comitato anti Enel – i ricorsi pendenti riguardanti la riconversione a Polesine Camerini sono ben tre. Non male, visto che si vuol far credere che oramai siamo rassegnati a subire il carbone». La centrale riconvertita, una volta a regime e la data prevista è il 2014, avrà una potenza di circa 2000 megawatt, circa quattrocento in meno della potenzialità dell’impianto attuale a olio combustibile.

In questo modo sarà quindi in grado di produrre circa il 5 per cento del fabbisogno nazionale, e circa un terzo di quello del Veneto. L’investimento previsto è di circa 2 miliardi e 200 milioni di euro. Secondo le stime Enel i lavori dureranno 4 anni e mezzo ed impegneranno in media di 1.600 unità con punte di 3.500. A regime i posti di lavoro fissi saranno 350, che saranno raddoppiati con gli addetti all’indotto. Secondo quanto affermato dal colosso energetico l’opera comporterà la riduzione di ossidi, zolfo, azoto e polveri tra il 70-80 per cento rispetto all’assetto attuale ad olio combustibile. L’impianto potrà inoltre utilizzare come combustibile delle biomasse. Queste cifre vengono respinte al mittente da tutti i soggetti che hanno presentato ricorso al Tar o al Capo dello Stato, che ne contestano aspramente l’utilità e l’opportunità. Secondo Mancone, ad esempio, «è una concezione di tipo ottocentesco sperare che il carbone a Porto Tolle risolva il problema del rifornimento di combustibili». Sull’aspetto delle emissioni, per altro, la Procura rodigina ha aperto un fascicolo sulla congruità e regolarità dell’impianto partendo dal presupposto della pericolosità del carbone per la salute dei cittadini.

Antonio Andreotti - Corriere Veneto

MANIFESTO “UN PO DI RINNOVABILI”

lunedì, gennaio 4th, 2010

logoclima

NO AL NUCLEARE, SÌ ALLE FONTI PULITE E ALL’EFFICIENZA ENERGETICA

 

PER UN’ITALIA PIÙ MODERNA, SICURA E PULITA

 

Noi rappresentanti delle amministrazioni locali che ci impegniamo a promuovere e facilitare l’uso efficiente dell’energia e delle fonti rinnovabili negli edifici pubblici e privati, a rendere più sostenibile la mobilità  dei cittadini

 

Noi imprenditori che produciamo e utilizziamo tecnologie verdi per l’uso e la produzione sostenibile dell’energia

 

Noi agricoltori e allevatori che crediamo nella filiera corta agro-energetica e nelle bio-raffinerie per le produzioni alternative alle petrolchimica tradizionale

 

Noi artigiani che promuoviamo l’installazione di apparecchiature e l’utilizzo di materiali per il risparmio energetico nelle ristrutturazioni e nelle nuove edificazioni

 

Noi rappresentanti delle associazioni ambientaliste e di cittadini che promuoviamo l’informazione e la sensibilizzazione, sosteniamo le buone pratiche operate dalle amministrazioni locali e dalle categorie produttive sui temi energetici

 

Noi cittadini che investiamo i nostri risparmi in tecnologie efficienti e che utilizzano fonti di energia pulita

 

Siamo preoccupati per i cambiamenti climatici sul Pianeta Terra dovuti all’utilizzo indiscriminato delle fonti fossili, principali responsabili dell’aumento della concentrazioni dei gas serra in atmosfera

 

Crediamo nel percorso tracciato dal protocollo di Kyoto, dal Pacchetto energia e clima dell’Unione europea – meglio noto come “20-20-20”: riduzione dei gas serra del 20%, produzione di energia da fonti rinnovabili del 20%, aumento dell’efficienza del 20% entro l’anno 2020 -, dal Green New Deal promosso dall’amministrazione Usa guidata da Barack Obama, per arrivare alla definizione del nuovo accordo internazionale per la lotta ai cambiamenti climatici in discussione a Copenaghen nel dicembre 2009

 

Esigiamo un ricorso crescente all’uso sostenibile delle fonti rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza energetica nel settore energetico, industriale e residenziale, la riconversione ecologica dei trasporti di merci e persone, per garantire all’Italia il rispetto degli accordi internazionali sui cambiamenti climatici, per ridurre la bolletta energetica e rendere più indipendente il nostro Paese dall’estero

 

Rigettiamo il disegno centralista del ritorno del nucleare in Italia – che prevede ingenti investimenti in una tecnologia inquinante, rischiosa, costosa, obsoleta e inadeguata a risolvere i problemi energetici dell’Italia, che verrebbero sottratti all’efficienza e alle rinnovabili, uniche soluzioni praticabili per ridurre con efficacia e in tempi brevi le emissioni di gas serra – e respingiamo l’idea di costruire centrali nucleari sul fiume Po che metterebbero a repentaglio la sicurezza dei cittadini

 

Vogliamo essere protagonisti di quella rivoluzione energetica dal basso fondata sull’innovazione tecnologica e sul sistema distribuito e sostenibile di produzione di energia – alternativo a quello centralizzato che abbiamo conosciuto fino ad oggi -, che deve partire dal bacino Padano, motore economico nazionale, per fare dell’Italia un Paese più moderno, sicuro e pulito

 

Promosso da Legambiente Lombardia e dal Comune di Viadana (Mn)