“L’uomo non sarebbe tale senza gli animali”
di Fabiola Zanella - La Voce di Rovigo
I bambini di oggi passano molte ore del giorno davanti alla televisione o a giocare con il nintendo. Il loro mondo è virtuale, fatto di immagini, suoni e scarsa comunicazione. Manca sempre di più la frequentazione concreta degli animali. Essi spesso non sono presenti nelle case o, se lo sono, vengono trattati alla stregua di giocattoli di peluche. I bambini di oggi sono i nostri figli, sono nati da adulti che non conoscono gli animali. Come si comunica con un soggetto che parla un’altra lingua? Se l’altro soggetto è un uomo si impara la sua lingua, se invece è un animale non umano si comunica con lui come se ci si rivolgesse ad un umano. Questo è il paradosso che alimenta le incomprensioni tra l’uomo e gli animali domestici. L’uomo pensa di non aver bisogno degli animali e di essere autosufficiente. In realtà non è così perché gli animali hanno segnato profondamente il cammino dell’uomo. Konrand Lorenz, nel suo libro “E l’uomo incontrò il cane”, ipotizzò che l’incontro tra il lupo e l’uomo fosse avvenuto ad opera di un bambino. Nel lontano paleolitico il cucciolo di uomo, che certo non possedeva i giocattoli di oggi, si appropriò di un cucciolo del progenitore selvatico del cane. Portò alla caverna il cucciolo di lupo e gli adulti gli permisero di tenerlo con sé. I bambini dei nostri antenati giocavano con i cani, ne comprendevano il linguaggio gestuale e imparavano molte cose da loro. Ci fu una coevoluzione uomo-cane e le due specie si plasmarono vicendevolmente. L’uomo di oggi non sarebbe tale senza il contributo del cane e degli altri animali domestici. Il neuropsichiatria statunitense Boris Levinson scoprì casualmente gli effetti beneficiali della relazione uomo-animale in bambini con problemi. Il medico stava curando un bambino autistico con scarsi risultati. Il bambino non si relazionava col mondo e non rispondeva positivamente alla psicoterapia. Un giorno lo psichiatra arrivò all’appuntamento in ritardo e non riuscì a far uscire in tempo dallo studio il suo cane. Il piccolo paziente si trovò inaspettatamente di fronte al cagnolino. Con enorme sorpresa dello psichiatra cominciò a interagire con lui, ad accarezzarlo e a parlargli. Il medico notò che quell’apertura al mondo non era mai stata ottenuta nelle precedenti sedute. Nelle sedute successive coinvolse sempre il suo cane ottenendo buoni risultati con il bambino. Erano gli anni sessanta e Boris Levinson, oltre a raccogliere con rigore scientifico i dati relativi ai suoi studi, coniò il termine “Pet Therapy” diventando il padre di questa coterapia. Se un bambino di circa un anno vede un cane, un gatto o qualsiasi altro animale, abbandona tutti i suoi giocattoli per corrergli incontro senza manifestare nessuna repulsione o paura. Il bambino, non ancora influenzato dalle reazioni sbagliate dei genitori, spontaneamente cerca l’animale. Sono gli adulti poi a cambiare l’epilogo di questo naturale e antico bisogno del rapporto col diverso che per il bambino ha dei contorni rassicuranti. I bambini che sono cresciuti con gli animali sono capaci di comprendere il diverso, hanno una maggiore empatia, che è la capacità di mettersi nei panni di un altro, sono più estroversi e hanno più fantasia. Sono inoltre più rispettosi della natura in generale e degli uomini. Il rapporto con l’animale allena il bambino nella comprensione degli altri, dei loro bisogni e delle loro emozioni. I bambini imparano ad essere meno egoisti e a comprendere che la realtà presenta molte facce a seconda di chi la osserva. Il cane “vede col naso” e scova oggetti che a nostro avviso non emanano nessun odore, una mosca vede in tutte le direzioni perché possiede degli occhi composti da centinaia di ocelli, il gatto sente suoni per noi impercettibili. Altro aspetto, non meno importante, è che il rapporto con gli animali sovverte la scala sociale umana, in cui al vertice ci sono i più ricchi, i più famosi, i più belli e alla base i più deboli, animali compresi. Essere diversi non significa essere inferiori. Gli animali insegnano all’uomo a vivere il momento presente, non pensando al passato o al futuro e alla morte. Non si flagellano se succede qualcosa di spiacevole ma vivono il qui e ora. L’uomo invece pensa al passato, al futuro e non si gode i momenti attuali. I cani poi ci danno anche un’altra lezione importante: come noi vivono in gruppo con delle regole e delle gerarchie basate però sulla meritocrazia. Il lupo alfa, il capobranco, si accolla oneri e onori. Da lui dipende la sopravvivenza del gruppo. Per noi uomini valgono altre regole, la meritocrazia va spesso a farsi friggere e ai “capi” interessano solo gli onori. Impariamo ad osservare gli animali per coglierne le qualità ed imparare da loro. Osserviamoli però nella vita reale, non per tv o al circo!




