IL POLO ENERGETICO TRA MARGHERA ED IL POLESINE

 

IL POLO ENERGETICO TRA MARGHERA ED IL POLESINE

 

Ormai da alcuni anni il Polesine , con l’Area sud della Provincia di Venezia , oltre a Marghera, sono stati individuati sia da settori industriali che da diversi settori  politico-istituzionali, regionali e nazionali, come i territori più idonei per localizzare o de-localizzare tutta una serie di attività che altrove, in contesti più densamente abitati ed economicamente più sviluppati, trovano una forte opposizione sociale.

Le condiderazioni sulla compatibilità ambientale e sulla salute dei cittadini passano in subordine rispetto agli interessi economici delle grandi imprese , in particolare del settore industriale-energetico.

 

Con ritmo crescente si  accumulano, giorno per giorno,  le richieste di nuovi impianti, specie nel settore dell’energia, in assenza del Piano Energetico Nazionale e Regionale che, non a caso, vengono tenuti da anni nel cassetto.  

 

Si deve notare che alcuni di questi impianti sono all’interno o limitrofi al Parco del Delta del Po e che , contrariamente a quanto si può pensare,  data la bassa densità demografica e lo scarso traffico, già oggi questo territorio, secondo i dati storici dell’ARPAV , quando la Centrale Enel era in piena attività, nella fascia più elevata di inquinamento da polveri sottili ed altre sostanze, con alti indici di malattie polmonari e tumorali (dati dell’OMS – 2000).

 

I problemi ambientali e sanitari

 

 

Non è chiaro come si pensi di conciliare, con questo tipo di sviluppo, la tutela – pur sempre citata – di un territorio estremamente fragile dal punto di vista idrogeologico e ambientale (riscaldamento delle acque circostanti la centrale e , viceversa, raffreddamento della acque attorno al rigassificatore, subsidenza ed eustatismo, riduzione della portata media annua , con punte minime sempre più preoccupanti del livello del Po, risalita del cuneo salino, ecc.) ma anche di grande interesse paesaggistico che potrebbe offrire, viceversa, opportunità di uno sviluppo legato al Parco del Delta del Po e ad un certo turismo, alla pesca e alla miticoltura (già oggi attive), all’agricoltura e alle attività correlate, oltre che ad altre attività produttive compatibili.

 

 

Le nostre richieste

 

Non e’ possibile accettare di svendere e compromettere il Polesine ed in particolare  il Delta del Po, parco naturale unico in Europa, per realizzarvi in esso un gigantesco  polo energetico nazionale, peggiorando ancor di più le condizioni ambientali e sanitarie dell’intera  zona che interessa anche larga parte della Provincia di Ferrara e di Venezia, anzichè investire sulle energie alternative eco-compatibili o comunque sulle fonti a più basso impatto ambientale (metano).

 

 

Non solo, ma la pluralità di impianti esistenti e proposti, rende assolutamente inadeguata ed insufficiente la Valutazione d’Impatto Ambientale per ciascun singolo impianto, mentre risulta  necessaria una valutazione complessiva degli effetti cumulativi sull’ambiente e sulla salute, a partire dal delicato equilibrio e dalle condizioni esistenti.

 

 

Pertanto CHIEDIAMO :

 

 

uno sviluppo  compatibile con la vocazione ambientale del nostro territorio fondato sull’agricoltura di qualità e attività connesse, l’allevamento di mitili,  sul commercio e su attività produttive compatibili,  nonché  sul turismo, già oggi molto attivo a Sottomarina, Isola Verde, Rosolina Mare ed Albarella, ma che avrebbe grandi potenzialità indirizzandolo proprio verso la visitazione dello straordinario ambiente naturale della Foce del Po, Chioggia e il suo entroterra.

 

 

RITENIAMO QUANTOMENO ASSOLUTAMENTE NECESSARIA :

 

la moratoria  di qualsiasi autorizzazione a costruire nuove centrali e impianti che influiscano negativamente sull’ambiente e sulla salute, fintanto che non verrà aggiornato il Piano Energetico Nazionale e approvato il Piano Energetico della Regione Veneto, sulla base di  una Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) e di una specifica  Valutazione di Impatto Sanitario , elaborata da ARPAV e dalle USL competenti , che analizzi gli impatti cumulativi provocati dagli impianti già attivi e da quelli proposti, sia sul delicato ambiente deltizio e del bacino scolante sulla Laguna di Venezia ,  sia sulle condizioni sanitarie esistenti ed indotte nell’area vasta interessata.

 

Dai  dati contenuti nel Piano Energetico Regionale adottato dalla Giunta nel gennaio 2005 mai arrivato al voto in Consiglio Regionale, risulta che la produzione lorda di energia elettrica del Veneto è di oltre 25 mila gigawatt/ora, di cui il 43% viene prodotto nella provincia di Venezia e il 40% nella provincia di Rovigo. Queste due aree , ed in particolare l’asse che va da Marghera al Basso Polesine , contribuiscono quindi già in modo preponderante sul fronte della produzione energetica regionale.

Un ruolo che peraltro viene pagato a caro prezzo dalle popolazioni in termini di salute, visto che i dati epidemiologici dell’area sud di Venezia e polesana evidenziano tassi di malattie polmonari e tumorali, oltre la media nazionale, che non possono essere certo attribuiti né alla presenza di grandi industrie inquinanti né al traffico. E’ utile ricordare che Enel è stata condannata per inquinamento ambientale causato dalla Centrale Enel di Porto Tolle, tanto che ormai da diversi anni è sostanzialmente ferma, venendo attivato saltuariamente solo uno dei quattro gruppi, quello c.d. “ambientalizzato” a olio combustibile a BTZ.

La centrale riconvertita a carbone (circa 2000 MW) produrrà grandi quantità di inquinanti, sia per le emissioni che per la logistica (navi, bettoline, camion)  ma soprattutto enormi quantità di CO2, ben oltre i limiti  consentiti dagli accordi internazionali.

Secondo i due noti  ricercatori di Bologna, il chimico Nicola Armaroli del CNR ed il medico Claudio Po dell’unità rischio ambientale dell’Asl di Bologna, una centrale elettrica a turbogas in un anno inquina quanto il traffico automobilistico di una città grande come il capoluogo emiliano.

 

Numerosi studi epidemiologici hanno mostrato che all’inquinamento da PM10 sono associati effetti

dannosi per la salute umana, sia a breve (effetti acuti) che a lungo termine (effetti cronici).

Tra i principali effetti acuti documentati vi sono:

• aumento della mortalità giornaliera per tutte le cause, e in particolare per cause cardiovascolari;

• aumento dei ricoveri per asma e malattia polmonare ostruttiva cronica (COPD);

• aumento dei ricoveri per malattie cardiovascolari;

• diminuzione della funzionalità polmonare e aumento dei sintomi respiratori acuti in bambini e adulti.

Tra gli effetti a lungo termine vi sono una riduzione dell’aspettativa di vita stimata di 1-3 anni (secondo studi condotti negli USA), ed effetti quali diminuzione della funzionalità polmonare e aumento dei sintomi di bronchite sia negli adulti che nei bambini. 

 

 

La Regione Veneto si è dotata di uno  strumento di pianificazione denominato “Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera (PRTRA)“, adottato dalla Giunta Regionale con DGR n. 902 del 04/04/2003. Tale piano ha recepito  lo studio sull’impatto ambientale dei trasporti nel Veneto con riferimento all’aria..
Tale Piano regionale è stato drasticamente stroncato dalla Commissione Europea , che in merito ha aperto una procedura di infrazione , e fra due anni rischia di tradursi in una sanzione piuttosto salata.. La decisione, contenuta nella relazione del 28 settembre scorso, non lascia scampo al Veneto e a quasi tutti i Piani regionali di risanamento dell’aria avviati in Italia nel corso degli ultimi anni. Il solo margine possibile per evitare la multa, da qui al 2011, è cercare di rispettare i parametri europei o quantomeno dimostrare che si sta facendo tutto il possibile per raggiungere l’obiettivo. L’Italia e il Ministero dell’Ambiente vengono ancora sollecitati ad elaborare e varare un piano nazionale di cui non si sente neppure discutere.

 

Anche le politiche regionali per quanto riguarda i trasporti,  in particolare delle merci, appaiono assolutamente in contrasto con le direttive europee, continuando a privilegiare – grazie anche al continuo ricorso ai project financig proposti dalle solite coordate imprenditoriali,- il trasporto su gomma..

 

Trasporto merci: verso un trasporto ferroviario europeo più competitivo

   
La Commissione, gli Stati membri, i gestori delle infrastrutture e gli altri attori del settore ferroviario devono lavorare insieme per realizzare un trasporto merci competitivo. In questo processo, la Commissione agisce nel pieno rispetto della sussidiarietà. Gli Stati membri sono e resteranno liberi di proporre dove dovrebbero essere tracciati questi corridoi. La nostra proposta è diretta a rendere l’infrastruttura ferroviaria più attraente per il trasporto di merci su lunghe distanze in tutt’Europa” ( Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione responsabile dei trasporti).

 

Per il trasporto su ferro si passa dal 9% dell’Italia al 38% della Francia e oltre il 40% della

Germania. Per il trasporto per vie d’acqua interna si passa dal 6% della Francia al

16% della Germania, con 0% per l’Italia. 

Riguardo agli impatti, in particolare l’emissione di CO2 per tonnellate di materiale

trasportato, ricorda che una tonnellata di materiale per un’ora trasportata su un

autocarro che effettua percorso misto produce 4,32Kg/h di CO2, mentre per un’ora trasportata

su convoglio ferroviario produrrà 0.73 kg/h;per il trasporto su acqua sarà di

2.05 kg/h. 

 

 

 

In generale , le principali fonti di emissione di PM10 sono:

(fonte: Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), 2001)

 

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