Biologico o Tradizionale….. questo è il dilemma
I dati ISTAT dicono che la quantità totale dei prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo è in aumento costante per un totale di quasi 153.000 tonnellate (l’equivalente in massa di una nave da crociera lunga 300m) L’italia distribuisce nelle sue campagne il 33% della quantità totale di insetticidi utilizzati nell’intero territorio comunitario (Fonte Eurosat 07).
Già il fatto che alcune molecole ritenute tossiche e in alcuni casi anche cancerogene per il nostro organismo, vengano “accettate” se non superano determinati livelli di contaminazione ritenuti critici dovrebbe aprire una serie di questioni e perplessità, ma se la legge stabilisce che questi sono i limiti pare logico dover quantomeno cercar di rispettarli. Da un recente studio scientifico di Legambiente
si evince che su 3474 campioni di verdure campionate in tutta italia, il 15% ha superato i limite di concentrazione e per quanto concerne il “reparto” frutta, su 3507 il 46% ha superato il limite.
La frutta si conferma la categoria più “inquinata” potendo affermare che solo 1 frutto su 2 che arriva alle nostre tavole è privo di residui chimici.
Evidenze importanti di presenze di residui (Procimidone – molecola ritenuta cancerogena) si riscontrano sui vini.
Sono però le mele il frutto più contaminato, quasi il 90% delle mele analizzate si sono riscontrati fungicidi.
Ma cosa ci troviamo quindi in questi prodotti che hanno sforato i limiti di legge stabiliti in termini di concentrazioni?
PCB, diossine, insetticidi organoclorurati, fungicidi ed erbicidi, organofosforici, fungicidi.
Questi nomi sicuramente non hanno molto significato in quanto trattasi di prodotti e di principi attivi che solamente per i tecnici agricoltori conosceranno, per rendere più comprensibile a tutti la gravità e la pericolosità intrinseca di queste molecole andiamo ad osservare quale correlazione le lega con l’uomo che accidentalmente e spesso inconsciamente le assimila nel proprio organismo assumendole in piccole quantità giornaliere.
È scientificamente accertato da studi delle più blasonate Università mondiali che l’assunzione di queste molecole anche in piccole quantità sono spesso riconducibili ad effetti sulla riduzione della conta spermatica; all’aumento del rischio al Cancro alla mammella;all’incidenza sull’insorgenza Cancro al pancreas; al mal funzionamento della tiroide; ai rischi legati a disfunzioni dell’apparato riproduttore; a Neoplasie ai testicoli.
L’agricoltura industriale, usando dosi massicce di composti chimici, va inevitabilmente a creare scompensi ambientali dannosi, lavora con l’allevamento intensivo e non ha rispetto per l’ecosistema. Balza agli occhi come tale sistema comporti un costo elevato ambientale e sanitario a causa della contaminazione delle acque potabili e degli alimenti di cui ci cibiamo senza parlare del problema legato alla desertificazione dei campi agricoli che ormai sono considerati come un semplice supporto ove il prodotto viene appoggiato per poi farlo crescere grazie ai nutrienti di sintesi aggiunti in un secondo tempo. Per ogni chilo di principio attivo utilizzato, solo 10 grammi vengono assimilati dagli insetti, mentre gli altri 990 grammi si disperdono nell’ambiente per deriva, volatilizzazione o percolazione o possono essere assimilati dalla stessa pianta. Negli ultimi 50 anni, non solo si è modificato profondamente il territorio, spianando rilievi, interrando fossati, sradicando alberi per permettere il passaggio di macchine agricole sempre più grandi, ma si è anche ridotta drammaticamente la superficie di aree naturali.
Agricoltura biologica (o organica, come nei paesi anglosassoni) significa , invece, sinergia con l’ambiente e rispetto per la biodiversità. Attraverso questo tipo di agricoltura il produttore sigla essenzialmente un impegno pratico e morale per produrre nel rispetto dell’equilibrio dell’intero ecosistema agricolo, intervenendo sulla naturale fertilità del suolo in maniera limitata e responsabile.
Le ricerche più recenti concordano nel dire che gli alimenti biologici contengono antiossidanti e nutrienti in misura maggiore rispetto ai prodotti convenzionali ad esempio i pomodori, presentano caratteristiche nutrizionali decisamente migliori rispetto a quelle riscontrate nelle colture tradizionali. Ed in più il suolo coltivato con metodi biologici migliora nel tempo e dà frutti di miglior qualità.
I livelli produttivi dell’agricoltura biologica non potranno mai raggiungere quelli dell’agricoltura tradizionale, il nostro obiettivo è quello di informare il lettore che, non necessariamente, si deve pensare solo in una direzione, la scelta di un prodotto dovrebbe essere ponderata e pensata oltre alla qualità visiva legata alla perfezione di forme e colori. L’abisso fra l’agricoltura biologica e quella industriale è veramente grande. Purtroppo tantissime persone non conoscono le differenze sostanziali che scindono queste realtà del settore agricolo. Metti la scarsa informazione metti la mancanza di tempo per potersi documentare, sta di fatto che soprattutto nella nostra provincia la triste realtà è sostanzialmente vincolata ad una corsia unidirezionale, un senso unico, che porta al consumo indiscriminato di una serie di prodotti (magari maggiormente pubblicizzati) che derivano da colture intensive caratterizzati da una ambigua provenienza del e da ancor più incognite informazioni legate all’origine ed alla natura dei loro componenti.
Il prodotto biologico però costa dal 20 al 30 % in più rispetto ad un prodotto non bio, e poi siamo sicuri che dietro non ci sia nessun business?
Il prezzo più elevato è dovuto ai costi superiori per il produttore che deve, per esempio, diserbare un campo di ortaggi a mano senza usare prodotti chimici, essiccare la pasta a velocità più lenta, sostenere i costi di riconversione dei campi da convenzionali a biologici, pagare l’ente certificatore che analizza e segue la produzione colturale. Solo un adeguato sovrapprezzo (che vada a coprire i maggiori costi e rischi), può infatti rendere conveniente le colture biologiche.
La nostra provincia in questo settore è particolarmente disorganizzata in quanto, prima di tutto l’informazione del consumatore non è adeguata e in secondo aspetto, la stessa agricoltura non conosce i benefici ambientali e di conseguenza economici cui potrebbe andare incontro adottando colture Bio.
Dario Griso
Legambiente Adria Delta del Po






Gli incentivi nell’agricoltura (ma anche in tanti altri settori) stanno rovinando il mercato, e rendendo la terra arida.
L’agricoltura industriale ed intensiva non ha saputo dare nemmeno all’economia un senso logico.
Tornare al normale, al naturale: il settore agricolo e tutto l’ambiente ne avrebbero enormi benefici.
Ricordiamoci che la terra è stata da noi ereditata dai nostri figli.