Osservazione allagamenti Adria-Risposta del Comune

legambiente2Al Sig. Sindaco del Comune di Adria                              

                                                                                             Legambiente

 

Osservazione del Circolo della Legambiente Delta del Po di Adria

Sede via Marino Marin 28, Adria 

A nome del circolo di Legambiente Delta del Po-Adria, chiediamo al Sig Assessore all’Ambiente di Adria e al Sindaco, di sapere le motivazioni specifiche sulle cause di inondazioni periodiche della città di Adria.

Già nel 2006(novembre) si verificò lo stesso problema che si è verificato nel settembre 2009 con molti danni senza risarcimenti per la popolazione.

Non può essere che una pioggia di 2 ore anche se eccezionale, ma non troppo, metta in tilt la città, in maniera sistematica.

Grazie per la risposta.

 

In campagna elettorale Legambiente aveva formulato la domanda del pericolo idrogeologico del nostro territorio ai vari candidati sindaci ottenendo risposte assai vaghe.

In questi ultimi anni tutto il Veneto e gran parte del resto d’Italia è affitta dal pericolo idrogeologico di varia natura e in continuo peggioramento, basta una pioggia,una nevicata, un pò di vento.

 Dalle tabelle della Regione Veneto risulta che la più grande area con il più alto grado di rischio idrogeologico di tutto il Veneto è proprio il territorio di Adria e Papozze, questo per motivi di terreno molto basso rispetto il livello del mare e per tutta una serie di situazioni fluviali del territorio. Le molte idrovore che lavorano per i livellamenti dell’acqua in caso di mancanza di corrente, non tutte sono dotate di gruppi elettrogeni di riserva. Ma il pericolo viene anche da altri fattori, l’urbanizzazione favorisce un deflusso delle acque troppo veloce, nel terreno agricolo e boscoso l’acqua viene assorbita dal terreno nell’ordine del 35% che limita i danni di inondazione. Il terreno delle aree urbane, le troppe strade, le arre industrializzate non assorbono l’acqua, se poi aggiungiamo l’incuria dei fossati, le ostruzioni fatte dai passaggi carrai, le ostruzioni dei rifiuti nei corsi d’acqua o dei tombini, le probabilità aumentano enormemente. I fossati che seguono le strade spesso sono interrati e cancellati causando delle ostruzioni gravi.

Al tempo della repubblica di Venezia chi ostruiva un fossato era passibile anche della pena di morte, talmente il problema era importante anche allora. Tutto il territorio è importante non solo le zone urbane o industriali, tutto e interconnesso quando si parla di pericolo idrogeologico.

Una questione già discussa in molte sedi, è lo scavo dei scantinati o delle cantine che nel nostro territorio prima o poi vanno tutte sotto acqua, vale la pena di rilasciare questi permessi che poi i privati chiedono sempre i danni ai Comuni per le varie responsabilità? Oppure se la prendono con i pompieri che sono sempre oberati di lavoro in questi casi.

Il pericolo idrogeologico per Legambiente di Adria, è quasi sempre legato al consumo di territorio, si va a costruire ovunque senza lasciare arre naturali dove se mai, far defluire le piogge abbondanti, anche la manutenzione delle opere è molto importante e crediamo che i consorzi di bonifica sono esemplari nella loro cura e sorveglianza, ma tutto ciò che compete ad altri enti, la situazione è abbastanza critica.

Se pensiamo che il Delta possa ospitare investimenti per attività di varia natura che garanzie si può dare se le inondazioni capitano così frequentemente? Il problema è il più importante di questo territorio e va assolutamente affrontato.

 

 

Adria – Allagamenti 15 – 16 Settembre 2009

In riferimento ai notevoli problemi causati dalle violente piogge verificatesi recentemente ad Adria l’Assessore ai LL.PP. Dott. Giovanni Lucianò intende fare chiarezza su quanto accaduto ed esporre cosa intende fare il Comune in merito a tale problematica ad Adria. L’evento meteorico ha provocato allagamenti in molte parti della città con notevoli disagi per i cittadini, determinando una vera e propria emergenza. L’Amministrazione Comunale si è immediatamente attivata per rispondere nel modo migliore a quanto stava accadendo, costituendo una unità di crisi. Passata l’onda emotiva creata dalle avverse condizioni atmosferiche, si è fatto il punto della situazione cercando di individuare le criticità emerse e di prospettare le possibili soluzione, partendo da quanto verificatosi. Il tutto è iniziato nella notte del 15 settembre alle ore 20:00 con eventi che presentavano caratteristiche di un temporale estivo con scrosci di modesta entità pari a circa 15-20 mm/h. La durata del primo evento piovoso è stata pari a circa quattro ore con pioggia continuativa sino alle ore 24:00 e una quantità complessiva nelle quattro ore stimata in circa 53 mm di pioggia. L’evento meteorico è ripreso alle ore 4:00 protraendosi sino alle ore 10:00 del 16 settembre con una quantità di pioggia stimata in circa 67 mm. Complessivamente nelle dodici ore sono piovuti sul territorio Adriese circa 120 – 125 mm di pioggia con una media oraria pari a 10 mm/h e picchi orari massimi pari a circa 23 mm/h.
Dalla comparazione dei dati di pioggia con studi idrogeologici effettuati per il territorio Adriese (a corredo del documento preliminare del PAT) si evince che i singoli picchi di pioggia oraria presentano tempi di ritorno inferiori a 5 anni (eventi modesti) mentre, l’evento meteorico nella sua completa estensione temporale pari a circa 12 ore, presenta tempo di ritorno superiore a 50 anni: si può quindi affermare che l’evento meteorico è stato particolarmente intenso (n.d.r. maggiore è il tempo di ritorno maggiore è la criticità dell’evento).
Le quote idrometriche del Canalbianco durante l’evento meteorico hanno seguito l’andamento di marea con superamento della soglia di chiusura delle paratoie del Ramo di Castello (+10,60) tra le ore 9.00 e le ore 10.00 e picco massimo tra le ore 12.00 e le ore 13.00. Il ramo interno del Canalbianco durante il fenomeno meteorico non ha mai superato la soglia idrometrica di allarme posta a quota +10,85 .
Il territorio urbano del capoluogo è suddividibile in 6 bacini scolanti: a nord del ramo interno del Canalbianco è individuabile il bacino afferente all’impianto di sollevamento di Borgo XXV Luglio, a Est il bacino afferente all’impianto di Amolaretta: questi due impianti di sollevamento recapitano nel ramo interno del Canalbianco asservito, nel periodo di alta marea, all’impianto idrovoro di Cengiaretto del Comune di Adria. A Sud del Canalbianco vi è il bacino afferente all’impianto di Case Rosse che recapita nello scolo Gavello Dragonzo a sua volta asservito all’impianto idrovoro Gavello Dragonzo del Consorzio di Bonifica Padana Polesana; a Ovest l’area artigianale non asservita da alcun impianto di sollevamento. All’interno “dell’isola” (la parte compresa tra il ramo di Castello e il ramo esterno del Canalbianco) vi sono due bacini: il primo costituito da Via Leonardo da Vinci afferente all’impianto omonimo e il secondo afferente all’impianto di sollevamento Retratto.
Come si evince tutto il territorio Comunale del Capoluogo è asservito ad impianti di sollevamento e nel 50% dei casi (impianti di Borgo XXV Luglio, Amolaretta, Case Rosse) le acque meteoriche vengono sollevate da due impianti consecutivi. Tale situazione rappresenta la prima grande criticità in quanto tali impianti possono venire danneggiati durante gli eventi meteorici, presentare problematiche meccaniche, mancanza di energia elettrica ecc.. criticità comune a tutti i mezzi meccanici di sollevamento.
Dall’analisi effettuata sul territorio Comunale (relazione idraulica del PAT) si evince che le aree urbanizzate, alla data attuale presentano un elevato grado di impermeabilizzazione (coefficiente di afflusso medio pari a 0.8) che porta ad una drastica diminuzione dei tempi di corrivazione e concentrazione dei deflussi (picchi di portata molto elevati).
Il processo di urbanizzazione e impermeabilizzazione del territorio negli ultimi 50 anni della storia Adriese ha comportato, ai giorni nostri, un deficit nei volumi dei piccoli e grandi invasi stimato pari a circa 400-600 mc/ha: tali volumi un tempo determinavano accumuli efficaci per le acque piovane con conseguente trattenimento di grandi quantità d’acqua e limitazione delle portate allo scarico. Attualmente non sono più disponibili tali volumi di invaso (anche se in piccola parte si possono ritrovare nei seminterrati e cantine delle proprietà private che attualmente fungono da vasche di laminazione per la singola proprietà….)
Gli allagamenti conseguenti al fenomeno sono stati registrati su tutto il territorio Adriese e si sono verificati nei punti a maggiore rischio idraulico e a maggiore pericolosità indicati nello studio idraulico in possesso a questa Amministrazione. I casi di maggior criticità sono stati evidenziati nei bacini di Borgo XXV Luglio, Amolaretta e Retratto per i quali, il semplice potenziamento degli impianti di sollevamento non porterà maggiori benefici allo stato delle cose attuali: al contrario il potenziamento degli impianti di sollevamento potrebbe comportare maggiori problematiche ai ricettori finali quali il Ramo di Castello del Canalbianco nel quale già sversano i primi due impianti sopra citati.
Particolarmente colpito dall’evento meteorico è risultato l’Ospedale Civile (nel bacino “Retratto”) con allagamenti diffusi e notevoli difficoltà di accesso alla struttura sanitari limitate dal un pronto e tempestivo intervento che ha limitato i danni. Per tale problematica di interesse strategico per l’intero comprensorio Polesano sono già allo studio soluzioni tecniche radicali.
Sono altresì allo studio soluzioni progettuali di maggior respiro per l’interno Comune che riguardano quindi non solo la semplice (e in taluni casi inopportuna) aggiunta di pompe per il sollevamento meccanico, ma altresì, cosa più importante, la ri-formazione dei volumi di laminazione preesistenti alle nuove urbanizzazioni, il potenziamento delle reti fognarie con creazione di linee adibite alle sole acque meteoriche (al fine di limitare i problemi igienico sanitari determinati dal rigurgito di reti fognarie miste quali quelle Comunali), la messa in sicurezza idraulica della sede del Comune, l’adeguamento degli sfioratori che durante l’evento meteorico hanno contribuito notevolmente alla criticità delle reti fognarie.
Il centro capoluogo e in particolare il bacino “Retratto”, come dimostrato dalle simulazioni idrauliche riportate nella relazione idraulica inerente il documento preliminare del PAT, presentano notevoli criticità idrauliche già per eventi meteorici con tempi di ritorno inferiori ai 2 anni (nella pratica, ogni anno, tali zone risultano ad elevato rischio allagamento) e come ampiamente verificato nell’ultima occasione del 16 settembre.
Come evidenziato sono ormai in fase terminale gli studi preliminari per le soluzioni tecniche del territorio Adriese con interventi radicali sulle reti fognarie, con la creazione di invasi, volumi di laminazione, aree di allagamento predeterminate. Lo studio generale ha permesso di stimare in via preliminare e non definitiva, gli importi delle opere che risultano di primaria importanza ai fini della messa in sicurezza idraulica del Centro Capoluogo (in particolare per il bacino “Retratto” nel quale ricade l’Ospedale) e degli edifici definiti “Strategici” per un importo complessivo compreso tra i 3.500.000,00 e i 4.500.000,00 €.
La ristrutturazione e potenziamento delle reti fognarie al fine di limitare i danni di allagamento ai privati per i bacini a nord e a sud del Canalbianco comporterà un ulteriore impegno di spesa di circa 2.000.000,00 €.
Caso a parte è rappresentato dal bacino relativo all’area Artigianale che risulta privo di una vera e propria rete scolante per acque meteoriche: solo per tale bacino si prevede un impegno di spesa di circa 4.000.000,00 € suddividibili in due stralci di circa 2.000.000,00 €.
L’importo notevole delle opere è da raffrontare al periodo di inattività progettuale e realizzativa nei confronti di tale problematica (circa 50 anni), che oltretutto presenta peggioramenti esponenziali negli ultimi anni determinati non solamente dall’acuirsi dei fenomeni metereologici ma anche dal superamento del grado di saturazione del territorio comunale nell’ultimo decennio.
Al fine di ottimizzare le risorse economiche, che allo stato attuale sono in fase di individuazione, è quindi necessario terminare lo studio generale idraulico già in atto e determinare la lista delle priorità degli interventi Strategici per il Capoluogo.
Certamente non si può pensare di fare tutto subito, ma vogliamo percorrere con convinzione una strada che avrà come metà quella di risolvere un problema importante per i cittadini e l’intera Città. E’ necessario mettere in atto una scala di priorità il cui primo posto è occupato dall’area dell’Ospedale per ovvie ragioni. La messa in sicurezza dell’Ospedale rappresenta una necessità improcrastinabile anche per l’intero bacino servito dalla struttura sanitaria: non può essere in emergenza chi deve rispondere alle emergenze. Come Amministrazione Comunale siamo e intendiamo essere vicini in modo fattivo ai cittadini, cercando risposte e non offendo vaghe promesse.

 
 

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