CORIERE della SERA, DOSSIER
Incuria e abusi, l’Italia che si sbriciola:rischi idrogeologici in 7 Comuni su 10
Le colpe dell’amministrazione dietro i disastri ambientali. Da Nord a Sud edifici realizzati in zone di esondazione
L’Italia che si sbriciola: GUARDA LA MAPPA
ROMA — «La natura non fa sconti. Prima o poi, gli errori ricadono addosso a chi li ha compiuti. Seminando la morte, come vediamo a Messina». Vittorio Cogliati Dezza presiede «Legambiente» ma insegna storia e filosofia: e si sente. Numeri e cifre, nella loro durezza, confermano la sua tesi: più il territorio italiano è sfruttato, martoriato, malgovernato, più l’Italia si sbriciola e si impantana in una melma che ingoia vittime, provoca crolli, dispersi, assenza d’acqua potabile, quindi disperazione. Proprio Legambiente certifica che nel 77% dei comuni sono state costruite abitazioni e nel 56% fabbricati industriali in aree a rischio. Ancora numeri, eloquentissimi. 5.581 comuni italiani a rischio idrogeologico di cui 1.700 per frane, 1.285 per alluvioni, 2.596 per frane e alluvioni insieme. Nella sola Sicilia, 272 comuni a rischio e 91 nel Messinese. Il record appartiene al Piemonte con 1.046 comuni in pericolo, l’opposto della Sardegna che ne registra appena 42.Proprio vero. La natura non fa mai sconti. Ciò che riceve, restituisce. Nel bene come nel male. Una terra tutelata restituisce una sicura protezione idrogeologica. Una terra violentata non può far altro che produrre altra violenza. Non perché sia matrigna ma perché l’uomo le ha sottratto gli strumenti per proteggere proprio se stesso. Non c’è bisogno di evocare lo spettro di Sarno, con le sue 140 frane e i suoi 137 morti nel maggio 1998. Basta guardare a tempi più recenti. Per esempio quest’anno. Frane e quattro morti al Nord, due a Borca di Cadore (18 luglio). Due vittime nel Trapanese per un nubifragio (2 febbraio). Due operai morti sotto una frana a Caltanissetta (28 gennaio). Frane in tutto il Sud, chiusi 60 chilometri di autostrada (29 gennaio). Due morti e quattro feriti per una frana sulla Salerno- Reggio Calabria (25 gennaio). Poco prima, alla fine del 2008, gli spettacolari danni e l’autentico terrore di Roma per la clamorosa piena del Tevere (dicembre 2008). Inferno d’acqua a Cagliari, tre morti (22 ottobre). Maltempo: due morti, Valtellina isolata (13 luglio). Po e Dora, rotti gli argini, ponti bloccati e scuole chiuse. E si potrebbe continuare tristemente così, con titoli sempre uguali, lì a dimostrare che la natura non fa sconti.




