Archive for ottobre, 2009

Privacy del visitatore

sabato, ottobre 31st, 2009

logo-shinystatIl sito Legambientedeltapo.it dispone di un servizio per il rilevamento delle statistiche fornito da Shinystat. Dopo aver ricevuto richieste da parte di alcuni visitatori preoccupati per la tutela dei propri dati personali, pubblico di seguito il documento informativo di Shinystat in relazione al proprio servizio.

La tecnologia sviluppata da Shiny srl per il sistema di monitoraggio e analisi ShinyStat, consente di rilevare il flusso delle visite al sito Web senza l’utilizzo di strumenti che permettano l’identificazione personale degli individui.
La metodologia utilizzata per la raccolta dei dati è, infatti, in grado di fornire solamente informazioni riguardanti il Paese di provenienza, le caratteristiche del browser e del sistema operativo utilizzati dal visitatore, le varie connotazioni temporali della visita (ad esempio il tempo di permanenza su ciascuna pagina) e i dettagli relativi all’itinerario seguito all’interno del sito con particolare riferimento alla sequenza delle pagine consultate. Non è in alcun modo possibile risalire all’identità del VISITATORE in quanto le rilevazioni vengono effettuate in tempo reale utilizzando cookie(*) e memorizzando i dati sui server di Shiny srl nella sola forma aggregata. La rilevazione ed elaborazione dei dati, in forma assolutamente anonima, è finalizzata solamente a fornire all’UTENTE di ShinyStat indicazioni circa il maggiore o minore interesse dei VISITATORI rispetto al sito e, più in generale, ad evidenziare l’eventuale mutamento dei loro comportamenti.

(*)Cookie: codice numerico univoco assegnato in modo casuale al browser del VISITATORE durante ogni sessione di visita al sito Web. Lo stesso VISITATORE, a norma di legge, ha facoltà di disabilitare questa funzione, impedendo di fatto la suddetta operazione di assegnazione.

Buon proseguimento nella navigazione.

VERSO Copenaghen: le nostre firme per salvare il pianeta!

venerdì, ottobre 30th, 2009

01protesta 

Nel vertice mondiale che si terrà a Copenhagen in dicembre i rappresentanti dei governi dovranno decidere come fermare i cambiamenti climatici: moltissimi e autorevoli studi ormai confermano che è necessario e urgente per salvare il Pianeta dalla catastrofe climatica ridurre del 40% le emissioni di CO2 nei Paesi industrializzati.   Pertanto chiediamo allo Stato Italiano, anche per rilanciare l’economia in crisi, di adoperarsi con noi per:

  • Un metro quadrato a testa di solare termico
  • 10.000 MW di pannelli fotovoltaici
  • Un milione di case efficienti all’anno
  • semplificazione delle procedure burocratiche

 FIRMA LA PETIZIONE

CACCIA: Regione VENETO, doppio siluro

venerdì, ottobre 30th, 2009

Comunicato del 29 ottobre 2009 

CACCIA: un doppio siluro del TAR si abbatte sulla regione Veneto.  

Terremoto nel mondo della caccia: il TAR del Veneto con due distinti provvedimenti sospende la caccia in deroga e il calendario venatorio 2009/2010.  

Andrea Zanoni presidente della LAC del Veneto chiede le dimissioni dell’assessore regionale all’Istruzione e Caccia, la cacciatrice vicentina Elena Donazzan. 

Oggi il TAR del Veneto con due distinti provvedimenti ha accolto i due ricorsi della LAC – Lega Abolizione Caccia, rappresentata dagli avvocati Claudio Linzola del foro di Milano, Maria Caburazzi del foro di Venezia e Massimo Rizzato del foro di Vicenza, contro la caccia in deroga agli uccelli protetti e contro il calendario venatorio stagione 2009/2010.

Il primo ricorso, sospeso con ordinanza n.971/2009 del 29/10/2009 – N.R.G.2035/2009 (Cf. comunicazione del TAR in allegato), riguardava il calendario venatorio – stagione 2009/2010, approvato con delibera 2141 del 14/07/2009, in particolare veniva contestato: 1) l’uso del piccione domestico quale richiamo vivo per la caccia ai Colombacci che per legge è vietato; 2) la deturpante caccia vagante con i cani anche a dicembre e gennaio quando i terreni sono ghiacciati e gli uccelli selvatici sono allo stremo con picchi di mortalità che fanno rabbrividire; 3) la possibilità di immissione della Pernice Rossa specie alloctona ed estranea alla fauna locale che potrebbe anche ibridarsi a specie autoctone con un conseguente inquinamento genetico; 4) la caccia a specie sempre più rare come il Combattente, un uccello molto appariscente che vive nelle lagune e la Moretta, una piccolissima e bellissima anatra selvatica.

Il secondo ricorso presentato oggi al presidente del Tribunale del TAR in “inaudita altera parte”, sospeso con Decreto Cautelare dello stesso presidente, n.986/2009 di oggi 29/10/2009- N.R.G. 2106/2009 (Cf. comunicazione del TAR in allegato), riguardava la cosiddetta caccia in deroga per la stagione 2009/2010, approvata con delibera 2993 del 6/10/2009, dove veniva contestata la caccia di Storno, Pispola, Fringuello e Peppola, tutte specie protette dalla legge statale e dalla Direttiva Comunitaria n. 409/79/CE, l’abbattimento delle quali è considerato reato dalla legge sulla caccia.

Nel ricorso veniva evidenziata l’illegittimità del provvedimento in quanto privo del parere dell’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che con una circolare del 29/09/09, aveva sottolineato che la caccia in deroga voluta dalla regione Veneto non rispetta la legge per i seguenti motivi: i quantitativi abbattibili non sono stati calcolati secondo la procedura di legge, non vi sono i necessari controlli, non viene prevista la registrazione immediata degli uccelli uccisi, i cacciatori non sono stati sottoposti a specifici test, le specie oggetto di caccia in deroga sono in uno stato di conservazione sfavorevole, non sono state seguite le procedure previste dalla conferenza Stato/Regioni del 2004 su questa materia.

In quest’ultimo ricorso si costituiranno ad adiuvandum anche LAV, ENPA, Legambiente, LIPU e WWF.  

“Questa è una giornata memorabile – ha dichiarato Andrea Zanoni presidente della LAC del Veneto – oggi abbiamo ripristinato un minimo di legalità nella caccia in Veneto attualmente gestita prevalentemente a scopo elettorale e propagandistico, nel prossimo weekend i cacciatori finalmente dovranno rinunciare alle regalie della regione.  

Oggi è stato finalmente demolito anche  il “Lodo Galan” che consentiva l’immunità dei cacciatori veneti dal reato di bracconaggio previsto in tutto il resto d’Italia nei confronti di chi uccide specie protette. 

Questo doppio siluro del TAR del Veneto contro la Giunta Galan ci consente di chiedere senza indugio le immediate dimissioni dell’assessore all’istruzione e caccia Elena Donazzan.”  

Lega per l’Abolizione della Caccia – Sezione del Veneto – Via Cadore 15/C int. 1 – 31100 Treviso – Tel. 347/9385856 e-mail: &compose_caller=read&to=lacveneto@anticaccia.it”>lacveneto@ecorete.it Web: www.lacveneto.it

A qualcuno piace calda? la terra.

mercoledì, ottobre 28th, 2009

 

Estratto di articolo, da Repubblica.

Lo scenario politico. L’Europa, che ha sostenuto e vinto la battaglia per la ratifica del protocollo di Kyoto, non può continuare ad andare avanti da sola anche per la seconda fase degli impegni, quelli per il periodo successivo al 2012. Ma Stati Uniti da una parte e il Bric (Brasile, Russia, India, Cina) dall’altra restano in stallo: nessuno dei due blocchi può muoversi senza avere la garanzia che anche l’altro faccia lo stesso ed entrambi hanno problemi politici seri. Il braccio di ferro sulla sanità ha ridotto i margini della Casa Bianca per la trattativa sul clima che vede forti resistenze interne. E i paesi emergenti, dopo aver calcolato quanta dell’anidride carbonica attualmente in atmosfera è venuta dai paesi di prima industrializzazione, ripetono la formula delle “responsabilità comuni ma differenziate”.

Dunque, restando fermi al quadro degli equilibri politici attuali, la partita dovrebbe essere data per persa. Ma c’è un fattore che rompe gli schemi e che sta diventando sempre più importante: il ruolo dell’opinione pubblica mondiale non disponibile ad accettare di veder sparire nell’arco di un secolo l’equilibrio climatico che ci accompagna dal momento in cui il primo essere umano ha piantato un seme nella terra. I due Nobel consecutivi all’uomo politico americano che si è più impegnato per la pace con la natura (prima Gore, ora Obama) rappresentano un segnale chiaro in questa direzione.

E infatti qualcosa comincia a muoversi. L’Europa ha deciso di tagliare le emissioni serra di una quota compresa tra l’80 e il 95 per cento entro il 2050 e potrebbe spingere al 30 per cento l’abbattimento dell’anidride carbonica al 2020. Obama sta accelerando il pressing per ottenere una legge che obblighi gli americani a tagliare le emissioni del 17 per cento al 2020. Il Brasile si è dichiarato disponibile a fermare l’80 per cento della deforestazione in Amazzonia al 2020 e l’Indonesia del 26 per cento. Anche la Cina per la prima volta ha accettato di collegare le emissioni di carbonio al parametro climatico invece che a quello energetico. L’accordo non è impossibile. Ma deve comprendere un impegno che riguardi il prossimo decennio: essere virtuosi al 2050, nel governo dei nipoti, è troppo facile.

Osservazione allagamenti Adria-Risposta del Comune

martedì, ottobre 27th, 2009

legambiente2Al Sig. Sindaco del Comune di Adria                              

                                                                                             Legambiente

 

Osservazione del Circolo della Legambiente Delta del Po di Adria

Sede via Marino Marin 28, Adria 

A nome del circolo di Legambiente Delta del Po-Adria, chiediamo al Sig Assessore all’Ambiente di Adria e al Sindaco, di sapere le motivazioni specifiche sulle cause di inondazioni periodiche della città di Adria.

Già nel 2006(novembre) si verificò lo stesso problema che si è verificato nel settembre 2009 con molti danni senza risarcimenti per la popolazione.

Non può essere che una pioggia di 2 ore anche se eccezionale, ma non troppo, metta in tilt la città, in maniera sistematica.

Grazie per la risposta.

 

In campagna elettorale Legambiente aveva formulato la domanda del pericolo idrogeologico del nostro territorio ai vari candidati sindaci ottenendo risposte assai vaghe.

In questi ultimi anni tutto il Veneto e gran parte del resto d’Italia è affitta dal pericolo idrogeologico di varia natura e in continuo peggioramento, basta una pioggia,una nevicata, un pò di vento.

 Dalle tabelle della Regione Veneto risulta che la più grande area con il più alto grado di rischio idrogeologico di tutto il Veneto è proprio il territorio di Adria e Papozze, questo per motivi di terreno molto basso rispetto il livello del mare e per tutta una serie di situazioni fluviali del territorio. Le molte idrovore che lavorano per i livellamenti dell’acqua in caso di mancanza di corrente, non tutte sono dotate di gruppi elettrogeni di riserva. Ma il pericolo viene anche da altri fattori, l’urbanizzazione favorisce un deflusso delle acque troppo veloce, nel terreno agricolo e boscoso l’acqua viene assorbita dal terreno nell’ordine del 35% che limita i danni di inondazione. Il terreno delle aree urbane, le troppe strade, le arre industrializzate non assorbono l’acqua, se poi aggiungiamo l’incuria dei fossati, le ostruzioni fatte dai passaggi carrai, le ostruzioni dei rifiuti nei corsi d’acqua o dei tombini, le probabilità aumentano enormemente. I fossati che seguono le strade spesso sono interrati e cancellati causando delle ostruzioni gravi.

Al tempo della repubblica di Venezia chi ostruiva un fossato era passibile anche della pena di morte, talmente il problema era importante anche allora. Tutto il territorio è importante non solo le zone urbane o industriali, tutto e interconnesso quando si parla di pericolo idrogeologico.

Una questione già discussa in molte sedi, è lo scavo dei scantinati o delle cantine che nel nostro territorio prima o poi vanno tutte sotto acqua, vale la pena di rilasciare questi permessi che poi i privati chiedono sempre i danni ai Comuni per le varie responsabilità? Oppure se la prendono con i pompieri che sono sempre oberati di lavoro in questi casi.

Il pericolo idrogeologico per Legambiente di Adria, è quasi sempre legato al consumo di territorio, si va a costruire ovunque senza lasciare arre naturali dove se mai, far defluire le piogge abbondanti, anche la manutenzione delle opere è molto importante e crediamo che i consorzi di bonifica sono esemplari nella loro cura e sorveglianza, ma tutto ciò che compete ad altri enti, la situazione è abbastanza critica.

Se pensiamo che il Delta possa ospitare investimenti per attività di varia natura che garanzie si può dare se le inondazioni capitano così frequentemente? Il problema è il più importante di questo territorio e va assolutamente affrontato.

 

 

Adria – Allagamenti 15 – 16 Settembre 2009

In riferimento ai notevoli problemi causati dalle violente piogge verificatesi recentemente ad Adria l’Assessore ai LL.PP. Dott. Giovanni Lucianò intende fare chiarezza su quanto accaduto ed esporre cosa intende fare il Comune in merito a tale problematica ad Adria. L’evento meteorico ha provocato allagamenti in molte parti della città con notevoli disagi per i cittadini, determinando una vera e propria emergenza. L’Amministrazione Comunale si è immediatamente attivata per rispondere nel modo migliore a quanto stava accadendo, costituendo una unità di crisi. Passata l’onda emotiva creata dalle avverse condizioni atmosferiche, si è fatto il punto della situazione cercando di individuare le criticità emerse e di prospettare le possibili soluzione, partendo da quanto verificatosi. Il tutto è iniziato nella notte del 15 settembre alle ore 20:00 con eventi che presentavano caratteristiche di un temporale estivo con scrosci di modesta entità pari a circa 15-20 mm/h. La durata del primo evento piovoso è stata pari a circa quattro ore con pioggia continuativa sino alle ore 24:00 e una quantità complessiva nelle quattro ore stimata in circa 53 mm di pioggia. L’evento meteorico è ripreso alle ore 4:00 protraendosi sino alle ore 10:00 del 16 settembre con una quantità di pioggia stimata in circa 67 mm. Complessivamente nelle dodici ore sono piovuti sul territorio Adriese circa 120 – 125 mm di pioggia con una media oraria pari a 10 mm/h e picchi orari massimi pari a circa 23 mm/h.
Dalla comparazione dei dati di pioggia con studi idrogeologici effettuati per il territorio Adriese (a corredo del documento preliminare del PAT) si evince che i singoli picchi di pioggia oraria presentano tempi di ritorno inferiori a 5 anni (eventi modesti) mentre, l’evento meteorico nella sua completa estensione temporale pari a circa 12 ore, presenta tempo di ritorno superiore a 50 anni: si può quindi affermare che l’evento meteorico è stato particolarmente intenso (n.d.r. maggiore è il tempo di ritorno maggiore è la criticità dell’evento).
Le quote idrometriche del Canalbianco durante l’evento meteorico hanno seguito l’andamento di marea con superamento della soglia di chiusura delle paratoie del Ramo di Castello (+10,60) tra le ore 9.00 e le ore 10.00 e picco massimo tra le ore 12.00 e le ore 13.00. Il ramo interno del Canalbianco durante il fenomeno meteorico non ha mai superato la soglia idrometrica di allarme posta a quota +10,85 .
Il territorio urbano del capoluogo è suddividibile in 6 bacini scolanti: a nord del ramo interno del Canalbianco è individuabile il bacino afferente all’impianto di sollevamento di Borgo XXV Luglio, a Est il bacino afferente all’impianto di Amolaretta: questi due impianti di sollevamento recapitano nel ramo interno del Canalbianco asservito, nel periodo di alta marea, all’impianto idrovoro di Cengiaretto del Comune di Adria. A Sud del Canalbianco vi è il bacino afferente all’impianto di Case Rosse che recapita nello scolo Gavello Dragonzo a sua volta asservito all’impianto idrovoro Gavello Dragonzo del Consorzio di Bonifica Padana Polesana; a Ovest l’area artigianale non asservita da alcun impianto di sollevamento. All’interno “dell’isola” (la parte compresa tra il ramo di Castello e il ramo esterno del Canalbianco) vi sono due bacini: il primo costituito da Via Leonardo da Vinci afferente all’impianto omonimo e il secondo afferente all’impianto di sollevamento Retratto.
Come si evince tutto il territorio Comunale del Capoluogo è asservito ad impianti di sollevamento e nel 50% dei casi (impianti di Borgo XXV Luglio, Amolaretta, Case Rosse) le acque meteoriche vengono sollevate da due impianti consecutivi. Tale situazione rappresenta la prima grande criticità in quanto tali impianti possono venire danneggiati durante gli eventi meteorici, presentare problematiche meccaniche, mancanza di energia elettrica ecc.. criticità comune a tutti i mezzi meccanici di sollevamento.
Dall’analisi effettuata sul territorio Comunale (relazione idraulica del PAT) si evince che le aree urbanizzate, alla data attuale presentano un elevato grado di impermeabilizzazione (coefficiente di afflusso medio pari a 0.8) che porta ad una drastica diminuzione dei tempi di corrivazione e concentrazione dei deflussi (picchi di portata molto elevati).
Il processo di urbanizzazione e impermeabilizzazione del territorio negli ultimi 50 anni della storia Adriese ha comportato, ai giorni nostri, un deficit nei volumi dei piccoli e grandi invasi stimato pari a circa 400-600 mc/ha: tali volumi un tempo determinavano accumuli efficaci per le acque piovane con conseguente trattenimento di grandi quantità d’acqua e limitazione delle portate allo scarico. Attualmente non sono più disponibili tali volumi di invaso (anche se in piccola parte si possono ritrovare nei seminterrati e cantine delle proprietà private che attualmente fungono da vasche di laminazione per la singola proprietà….)
Gli allagamenti conseguenti al fenomeno sono stati registrati su tutto il territorio Adriese e si sono verificati nei punti a maggiore rischio idraulico e a maggiore pericolosità indicati nello studio idraulico in possesso a questa Amministrazione. I casi di maggior criticità sono stati evidenziati nei bacini di Borgo XXV Luglio, Amolaretta e Retratto per i quali, il semplice potenziamento degli impianti di sollevamento non porterà maggiori benefici allo stato delle cose attuali: al contrario il potenziamento degli impianti di sollevamento potrebbe comportare maggiori problematiche ai ricettori finali quali il Ramo di Castello del Canalbianco nel quale già sversano i primi due impianti sopra citati.
Particolarmente colpito dall’evento meteorico è risultato l’Ospedale Civile (nel bacino “Retratto”) con allagamenti diffusi e notevoli difficoltà di accesso alla struttura sanitari limitate dal un pronto e tempestivo intervento che ha limitato i danni. Per tale problematica di interesse strategico per l’intero comprensorio Polesano sono già allo studio soluzioni tecniche radicali.
Sono altresì allo studio soluzioni progettuali di maggior respiro per l’interno Comune che riguardano quindi non solo la semplice (e in taluni casi inopportuna) aggiunta di pompe per il sollevamento meccanico, ma altresì, cosa più importante, la ri-formazione dei volumi di laminazione preesistenti alle nuove urbanizzazioni, il potenziamento delle reti fognarie con creazione di linee adibite alle sole acque meteoriche (al fine di limitare i problemi igienico sanitari determinati dal rigurgito di reti fognarie miste quali quelle Comunali), la messa in sicurezza idraulica della sede del Comune, l’adeguamento degli sfioratori che durante l’evento meteorico hanno contribuito notevolmente alla criticità delle reti fognarie.
Il centro capoluogo e in particolare il bacino “Retratto”, come dimostrato dalle simulazioni idrauliche riportate nella relazione idraulica inerente il documento preliminare del PAT, presentano notevoli criticità idrauliche già per eventi meteorici con tempi di ritorno inferiori ai 2 anni (nella pratica, ogni anno, tali zone risultano ad elevato rischio allagamento) e come ampiamente verificato nell’ultima occasione del 16 settembre.
Come evidenziato sono ormai in fase terminale gli studi preliminari per le soluzioni tecniche del territorio Adriese con interventi radicali sulle reti fognarie, con la creazione di invasi, volumi di laminazione, aree di allagamento predeterminate. Lo studio generale ha permesso di stimare in via preliminare e non definitiva, gli importi delle opere che risultano di primaria importanza ai fini della messa in sicurezza idraulica del Centro Capoluogo (in particolare per il bacino “Retratto” nel quale ricade l’Ospedale) e degli edifici definiti “Strategici” per un importo complessivo compreso tra i 3.500.000,00 e i 4.500.000,00 €.
La ristrutturazione e potenziamento delle reti fognarie al fine di limitare i danni di allagamento ai privati per i bacini a nord e a sud del Canalbianco comporterà un ulteriore impegno di spesa di circa 2.000.000,00 €.
Caso a parte è rappresentato dal bacino relativo all’area Artigianale che risulta privo di una vera e propria rete scolante per acque meteoriche: solo per tale bacino si prevede un impegno di spesa di circa 4.000.000,00 € suddividibili in due stralci di circa 2.000.000,00 €.
L’importo notevole delle opere è da raffrontare al periodo di inattività progettuale e realizzativa nei confronti di tale problematica (circa 50 anni), che oltretutto presenta peggioramenti esponenziali negli ultimi anni determinati non solamente dall’acuirsi dei fenomeni metereologici ma anche dal superamento del grado di saturazione del territorio comunale nell’ultimo decennio.
Al fine di ottimizzare le risorse economiche, che allo stato attuale sono in fase di individuazione, è quindi necessario terminare lo studio generale idraulico già in atto e determinare la lista delle priorità degli interventi Strategici per il Capoluogo.
Certamente non si può pensare di fare tutto subito, ma vogliamo percorrere con convinzione una strada che avrà come metà quella di risolvere un problema importante per i cittadini e l’intera Città. E’ necessario mettere in atto una scala di priorità il cui primo posto è occupato dall’area dell’Ospedale per ovvie ragioni. La messa in sicurezza dell’Ospedale rappresenta una necessità improcrastinabile anche per l’intero bacino servito dalla struttura sanitaria: non può essere in emergenza chi deve rispondere alle emergenze. Come Amministrazione Comunale siamo e intendiamo essere vicini in modo fattivo ai cittadini, cercando risposte e non offendo vaghe promesse.

 
 

RIPARTIAMO DAL BIOLOGICO NEL PIATTO.

lunedì, ottobre 26th, 2009

legambiente2NITRATI DI SINTESI: CONCIMI, MA ANCHE ESPLOSIVI.

 

Le armi chimiche sono le famigerate sostanze, bandite da tempo, che le Nazioni Unite hanno dichiarato armi di distruzione di massa. Alcune di esse, purtroppo, unitamente ai nitrati (anch’essi usati in passato per scopi bellici), vengono oggi riversate quotidianamente nei campi, in dosi massicce, sottoforma di concimi, insetticidi e diserbanti. Dietro questa operazione di riciclaggio ci sono le stesse multinazionali che producono le piante geneticamente modificate.

Dall’agricoltura biologica nasce il rifiuto per questa logica perversa che semina distruzione della Natura  nell’ambito di un’attività destinata a dar vita producendo cibo.

Fondamento dell’odierna agricoltura industriale, ha permesso un aumento significativo delle rese, ma a costi energetici e ambientali elevati. La sintesi di ammoniaca/nitrati infatti richiede enormi quantità di energia perché si realizza ad alte temperature ed elevate pressioni. I nitrati d’altra parte, scombussolano la vita dei microbi nel terreno, contaminando le falde, rendendo le piante suscettibili alle malattie e, quindi, bisognose di trattamenti con i pesticidi. Influenzano negativamente anche le qualità nutrizionali ed organolettiche nonché la conservabilità dei prodotti. L’accumulo di nitrati negli ortaggi e nelle insalate è motivo di preoccupazione per la nostra salute e, per questo, l’Unione Europea ha stabilito dei limiti massimi di concentrazione di nitrati per verdure come insalate e spinaci.

L’agricoltura cade dalla padella alla brace perché gli organofosfati (anni 1970) non sono da meno degli organocloruri in fatto di tossicità per l’ambiente e per l’uomo. Così anche per questi pesticidi si verifica il rituale del divieto d’impiego dopo che per decenni, come testimonia la ricerca che annualmente fa Legambiente (Pesticidi nel Piatto, scaricabile da www.legambiente.eu) ne abbiamo ingurgitato i residui presenti negli alimenti.

Di Stefano Montanari:

“L’uso squilibrato di prodotti chimici in agricoltura nei paesi più “sviluppati” è evidente: Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia che ne usano 300 kg per ettaro (in Italia per ettaro 10,5 kg di insetticidi, anticrittogamici e altri pesticidi e 294 kg di fertilizzanti chimici di sintesi) mentre i consumi sono minori (ma per quanto ancora?) 35 in Cina, 22 in Messico, 7 in Bangladesh e appena 1 in Nigeria. Ho detto uso, ma di quella roba non c’è quasi mai bisogno.

Un amico, l’entomologo Giorgio Celi, mi diceva che, nella maggior parte dei casi, i pesticidi vengono usati alla ceca, su culture in cui il parassita che si vuole combattere proprio non esiste”.

leonardo

Le piste ciclabili ad Adria che non sono mai state fatte.

lunedì, ottobre 26th, 2009

esterne281529462811152953_bigSe andiamo a vedere i Comuni del Veneto con ventimila abitanti ci accorgiamo delle molte piste ciclabili sorte nei ultimi dieci anni, molto spesso le più importanti vanno a collegare le frazioni con il capoluogo, di solito sono state fatte per rendere sicurezza a pedoni e biciclette di conseguenza le persone investite i queste strade diminuiscono notevolmente. La domanda è nei ultimi 10/15 anni quanti sono i morti nelle strade di Adria investiti e spesso mortalmente per mancanza di sicurezza visto il continuo aumento del traffico non solo leggero ma anche pesante?

Quanto dovranno aspettare le frazioni del Comune di Adria per vedere delle piste ciclabili di collegamento al capoluogo? Quante persone deciderebbero di spostarsi in bicicletta se non ci fosse il pericolo di essere investiti? Quante persone andrebbero farsi una passeggiata se non avessero l’incubo di essere travolti dalle auto?

Oltre l’aspetto della sicurezza, se la mobilità fosse garantita anche per le biciclette quanti parcheggi resterebbero liberi? Quanto inquinamento in meno? Quanta più salute per i cittadini?

Tutti riscontri facilmente immaginabili, anche dall’esempio della stragrande maggioranza delle città del Veneto.

Cosa stiamo aspettando Adria? Le piste ciclabili sarebbero una fortuna anche per il Parco del Delta, per creare dei percorsi turistici e per ampliare le possibilità di conoscenza del territorio anche dal punto di vista dei prodotti e delle offerte della cucina e del sapore.

Tutte combinazioni oramai necessarie se si vuol dare un futuro ad Adria.

La proposta del circolo di Legambiente Delta del Po è di iniziare almeno con le due Frazioni più importanti e pericolose come viabilità, Bottrighe e Baricetta, importanti questi collegamenti, strategicamente per la loro qualità paesaggistica e per una continuità con il Parco del Delta.

leonardo

Rigassificatore dopo inaugurazione

lunedì, ottobre 26th, 2009

Stoppa (Sinistra e Libertà) boccia il terminal: “Ma dove è l’occasione di sviluppo per il Delta?”


ADRIA – Danilo Stoppa di Sinistra e Libertà-Ecologia ricostruisce la storia del rigassificatore tornando al 1996 quando con un referendum a Monfalcone si rifiutò il progetto di un terminal gasiero della Snam. “Il medesimo progetto – precisa Stoppa – venne immediatamente acquisito dall’Edison e imposto al Polesine grazie ad un ceto politico locale compiacente e propenso, dopo la colonizzazione del Delta da parte dell’Enel, a favorire l’asservimento della nostra provincia alle grandi potenze energetiche. L’amministrazione provinciale dell’epoca, presieduta da Alberto Brigo, modellò, con la supervisione di alcuni politici e professionisti locali connessi a potentati economico-politici extrapolesani, un Patto territoriale sul progetto dell’Edison”.

“Nel 2004 – prosegue la ricostruzione – gli stessi politici ed amministratori contrari al rigassifìcatore ritornarono sotto le ali dell’Edison causando una rottura irreparabile con il movimento ambientalista. Noi ambientalisti – afferma Stoppa – venimmo dipinti come dei retrogradi perché la nostra ‘piattaforma programmatica’, alternativa a tutti coloro che volevano trasformare il Basso Polesine e il Delta in un ‘distretto energetico’, si basava sulla protezione e valorizzazione del territorio e dell’ambiente e sulla difesa della salute dei cittadini. Fummo i primi e gli unici, già nel 1996, a divulgare i dati dell’Oms e l’inchiesta dei professori Nimis e Cislaghi sull’incidenza tumorale in Polesine e fummo i primi e gli unici a divulgare il ‘Picco di Hubbert’ sull’esaurimento delle fonti energetiche fossili e le previsioni dell’economista americano Minsky sulla crisi”.
“Però – commenta Stoppa – nell’installazione della piattaforma sono stati impiegati una cinquantina tra tecnici e lavoratori tra i quali solamente due polesani. E’ questa l’occupazione promessa dai propagandisti del rigassificatore? Il giorno dopo l’inaugurazione, la più grande fabbrica polesana, la Grimeca, ha licenziato più di quattrocento lavoratori e rischia la chiusura. La Socotherm di Adria ha lasciato a casa decine di lavoratori. E’ questa la crescita assicurata dagli idolatri del rigassificatore, della centrale a carbone e magari del nucleare? A tutti i poveri che, secondo il rapporto della Caritas, son aumentati del 20%? Sarà il ceto politico-amministrativo, quel ceto che ha favorito l’Edison ed è affaccendato per il “carbone pulito” che non esiste?”.
Infine conclude Stoppa “una proposta. Noi diciamo che è ora di finirla con la frammentazione e con i microgruppi – soggetti politici, settori del sindacato, associazioni, intellettuali, lavoratori, singole persone, forze democratiche e di sinistra – interessati ad affrontare quelle che per noi sono le priorità della nostra epoca: lavoro, occupazione, welfare, energia, immigrazione”.

la voce di rovigo  25/ott/2009

G. C.

Assemblea dei circoli di Legambiente del Veneto

domenica, ottobre 25th, 2009

CIMG3261Si è svolta a Padova, ospitati nel convento dei Comboniani in una sala attigua.

L’assemblea serviva per coordinare le prossime iniziative Venete di Legambiente in particolare contro la previsione di una o più centrali nucleari in Veneto.

Si è discusso anche dei rapporti che hanno i circoli di Legambiente con le amministrazioni locali e con la rete dei comitati locali ambientalisti.

Il problema di come affrontare la privatizzazione dell’acqua e del suo smisurato spreco.

Delegati per il circolo di Legambiente Delta del Po: leonardo e dario.

Nel prossimo incontro di giovedì riferiremo ai soci del circolo.

Disponibile un nuovo contatto

venerdì, ottobre 23rd, 2009

Uno dei temi sui quali punta da quest’ anno il circolo Legambiente Delta del Po Adria è senz’ altro il settore biologico. Per contattare il nostro esperto sig. D. Griso è stato configurato un nuovo indirizzo email, si tratta di biologico@legambientedeltapo.it. Certi di aver fatto con questo un servizio utile a tutti i cittadini interessati, auguriamo di poter trovare tutte le risposte ai vostri quesiti.