NON SIAMO PIU’ DEGNI DELLE STAGIONI VIVALDIANE

INFEA Regione Veneto

Il musicista Bepi De Marzi: tutto cambia, colpa dell’uomo, si avvicinano i giorni autunnali dei colori, a lui cari. Quelli che magari gli ispirano nuove composizioni.

Bepi De Marzi, compositore e musicista, è una voce importante in Veneto nella difesa dei valori e della natura.Arzignanese, fondatore del celebre coro dei Crodaioli, in passato si è battuto su temi ambientali, su equilibri urbanistici, sul rispetto del territorio: non manca festival in cui non racconti di contrade perdute e tempi in cui erano albe e tramonti a scandire la vita della gente. L’autore di “Signore delle cime”, di salmi musicati con padre Turoldo, compagno di avventure musicali di Claudio Scimone e dei cori alla Fenice, ha un rapporto speciale con le stagioni.Maestro, come sono le stagioni di oggi?Diverse. E quando diciamo che le stagioni non sono più quelle di una volta, dimentichiamo che è per colpa nostra, per il taglio delle foreste, per l’inquinamento, in una parola perchè abbiamo distrutto l’armonia. Quest’anno la vendemmia è cominciata in agosto! Così continuando non ha più alcun senso festeggiare il Natale e la Pasqua: la gente crede solo nel Capodanno e nel Ferragosto.Come sono le stagioni nella musica?Quelle di Vivaldi sono stagioni venetissime. Ma il Veneto di oggi non merita più le Stagioni del Prete Rosso. La Primavera musicale è una tenerezza – lo dice il maestro Scimone – ma qualcuno la fa esplodere istericamente. L’estate è felicità di sole, anche di temporali spettacolari; noi invece viviamo la furia vacanziera. Stiamo finalmente con questa prima pioggia entrando nell’autunno: oh la vendemmia, oh l’ebrezza del buon vino… E poi l’inverno: ha perduto la neve e l’intimità della famiglia cantate da Vivaldi, ha perduto la fraternità l’amicizia e la solidarietà.Perchè lei ama tanto l’autunno?È per me il tempo dei colori sempre nuovi, mi viene uno struggimento di armonie contenute e dilatate insieme. L’autunno è proprio il tempo della passione e del canto.È sempre stato così sensibile ai mutamenti della natura?Mi ricordo che da ragazzino i miei compagni mi prendevano in giro perchè ai cambi si stagione avevo qualche giorno di stordimento, anche poetico: mi succedeva sempre, mi lasciavo un po’ andare, lo sentivo fisicamente. Fino ai vent’anni, poi mi sono adeguato… Sono metereopatico in senso positivo, la stagione mi passa sempre sulla pelle.Nicoletta Martelletto

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