Peggiora l’inqunamento del fiume Po
Dall’ articolo di Franco Pavan pubblicato sul Gazzettino di oggi.
«Il federalismo ambientale è un controsenso. Per salvare una risorsa come il bacino del Po serve una gestione a sistema, partecipata e collegiale». Questo è quanto afferma il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.
Ieri era a Rovigo al Museo dei grandi fiumi (originariamente la conferenza stampa doveva svolgersi ad Adria, poi per ragioni ancora inconprensibili, i vertici della associazione hanno optato per il capoluogo polesano) per il debutto dal Polesine dell’ Operazione Po 2009, la campagna nazionale di Legambiente per la valutazione ambientale del maggiore fiume italiano di cui vuole promuoverne la valorizzazione dentro i binari della reale sostenibilità ambientale.
Sono 2.423 i Comuni del bacino idrografico dell’Eridano, tutti o quasi a rischio idrogeologico anche alto. In più ci sono insidie vecchie e nuove che lo bersagliano, dall’andamento climatico che polarizza i fenomeni alla qualità delle sue acque, dalla cementificazione che gli sta intorno alle estrazioni eccessive se non abusive. Sono una decina le soluzioni che propone Legambiente sintetizzate attraverso la fotografia che ne hanno fatto lo stesso Cogliati Dezza e il presidente regionale Michele Bertucco. «Il Po è una grande risorsa fragile – ha esordito il primo – Ricco di elementi culturali da conservare ma anche di fattori produttivi e di sviluppo economico presenti nel suo bacino. Forse la vera sfida sarà cominciare a far entrare il Po in Europa. Ragionare in termini localistici è davvero fuoriluogo».
Legambiente ha messo l’accento sugli ormai rapidi cambiamenti climatici con fenomeni spesso imprevedibili che si trasformano in un costo per il Paese. E poi ci sono i rischi ambientali. Alcuni noti altri sottovalutati. «Nell’area di immissione della Dora baltea esiste il più grande sito di stoccaggio di scorie nucleari – ha spiegato Cogliati Dezza -. Ed è una zona allagabile da un’eventuale esondazione».
Insomma, dai casi singoli ai rischi idrogeologici diffusi, la spina dorsale liquida della Pianura padana potrebbe trasformarsi in bomba ambientale. Anche perché si fa molto poco per rispettarla. «Le grandi escavazioni continuano – hanno sottolineato i vertici di Legambiente – e la qualità delle sue acque non migliora. Delle 14 stazioni da noi attivate, solo tre hanno misurato risultati qualitativamente accettabili, tutte nel tratto iniziale del fiume. In dieci casi il risultato è stato decisamente scadente. Colpa dell’enorme quantità di rifiuti zoo e agrotecnici che vi finiscono dentro. È come se il Po – ha detto Cogliati Dezza – sopportasse una pressione antropica di 114 milioni di individui».
Nel mirino di Legambiente anche la cementificazione e il consumo del suolo. «Il Piano casa in arrivo – è stato detto – conferma che non esiste alcun freno a questa tendenza». Come intervenire allora? Legambiente boccia interventi puntiformi suggerendo una gestione a sistema dell’intero bacino, e propone lo sfruttamento delle risorse idriche derivanti dalle precipitazioni con bacini di raccolta e contenimento.
«Il federalismo ambientale è un controsenso. Per salvare una risorsa come il bacino del Po serve una gestione a sistema, partecipata e collegiale». Questo è quanto afferma il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.
Ieri era a Rovigo al Museo dei grandi fiumi (originariamente la conferenza stampa doveva svolgersi ad Adria, poi per ragioni ancora inconprensibili, i vertici della associazione hanno optato per il capoluogo polesano) per il debutto dal Polesine dell’ Operazione Po 2009, la campagna nazionale di Legambiente per la valutazione ambientale del maggiore fiume italiano di cui vuole promuoverne la valorizzazione dentro i binari della reale sostenibilità ambientale.
Sono 2.423 i Comuni del bacino idrografico dell’Eridano, tutti o quasi a rischio idrogeologico anche alto. In più ci sono insidie vecchie e nuove che lo bersagliano, dall’andamento climatico che polarizza i fenomeni alla qualità delle sue acque, dalla cementificazione che gli sta intorno alle estrazioni eccessive se non abusive. Sono una decina le soluzioni che propone Legambiente sintetizzate attraverso la fotografia che ne hanno fatto lo stesso Cogliati Dezza e il presidente regionale Michele Bertucco. «Il Po è una grande risorsa fragile – ha esordito il primo – Ricco di elementi culturali da conservare ma anche di fattori produttivi e di sviluppo economico presenti nel suo bacino. Forse la vera sfida sarà cominciare a far entrare il Po in Europa. Ragionare in termini localistici è davvero fuoriluogo».
Legambiente ha messo l’accento sugli ormai rapidi cambiamenti climatici con fenomeni spesso imprevedibili che si trasformano in un costo per il Paese. E poi ci sono i rischi ambientali. Alcuni noti altri sottovalutati. «Nell’area di immissione della Dora baltea esiste il più grande sito di stoccaggio di scorie nucleari – ha spiegato Cogliati Dezza -. Ed è una zona allagabile da un’eventuale esondazione».
Insomma, dai casi singoli ai rischi idrogeologici diffusi, la spina dorsale liquida della Pianura padana potrebbe trasformarsi in bomba ambientale. Anche perché si fa molto poco per rispettarla. «Le grandi escavazioni continuano – hanno sottolineato i vertici di Legambiente – e la qualità delle sue acque non migliora. Delle 14 stazioni da noi attivate, solo tre hanno misurato risultati qualitativamente accettabili, tutte nel tratto iniziale del fiume. In dieci casi il risultato è stato decisamente scadente. Colpa dell’enorme quantità di rifiuti zoo e agrotecnici che vi finiscono dentro. È come se il Po – ha detto Cogliati Dezza – sopportasse una pressione antropica di 114 milioni di individui».
Nel mirino di Legambiente anche la cementificazione e il consumo del suolo. «Il Piano casa in arrivo – è stato detto – conferma che non esiste alcun freno a questa tendenza». Come intervenire allora? Legambiente boccia interventi puntiformi suggerendo una gestione a sistema dell’intero bacino, e propone lo sfruttamento delle risorse idriche derivanti dalle precipitazioni con bacini di raccolta e contenimento.




