no al carbone in polesine

La Centrale serve solo per fare profitti

La sciagurata (e scontata) decisione della V.I.A. nazionale di autorizzare l’uso del carbone nel Parco naturale del Delta del Po produrrà ai polesani parecchi danni. Il primo e più importante riguarda la salute: respireremo micro e nano polveri (nel raggio di chilometri) di mercurio, piombo, arsenico, vanadio, manganese e quant’altro. Andate, poi, a leggere cosa dice la nota rivista “Scientific American” a proposito della radioattività del carbone! E, per favore, smettiamola di offendere l’intelligenza dei cittadini parlando di carbone “pulito”! Potranno mai decollare il Parco e le sue economie con una centrale che sputa veleni? Se la legge istitutiva del Parco prevede l’uso del metano o di combustibili meno inquinanti evidentemente è perché l’impianto insiste proprio in un Parco, che è, tra l’altro, la zona umida più importante d’Europa e Patrimonio mondiale dell’Unesco. Ma la legge si aggira e la legalità è un optional, se c’è da accontentare il potente di turno! Che fine faranno il riso biologico del Delta, il melone e le altre colture di qualità? O l’ineffabile sindaco Finotti (massimo responsabile locale della salute pubblica) emanerà un’ordinanza simile al suo omologo di Civitavecchia in cui si consiglia, intorno alla Centrale, di produrre solo fiori? E che dire della pesca e del turismo? Saranno favoriti o danneggiati dalla Centrale? Di solito, in vacanza, si cerca aria pulita e paesaggi incontaminati (a parte Azzi, che invece, ci fa capire, cerca centrali e magari inceneritori). Anche sulle millantate migliaia di posti di lavoro per i polesani vedremo come andrà a finire! Come con il Terminal? E se polesani non saranno, che ricadute sociali avremo con l’arrivo di migliaia di lavoratori e le loro famiglie? Siamo pronti ad accoglierli? E quanti posti perderanno agricoltura, pesca e turismo a causa della Centrale? C’è infine un danno “preventivo” che hanno prodotto certi politici di destra e di sinistra: se deve intervenire la magistratura a tutela dei cittadini, in un ruolo di supplenza, vuol dire che la politica nostrana ha fallito la sua funzione di rappresentanza e si qualifica, dunque, solo come autorappresentativa!

Guido Romanin – da il Gazettino di Rovigo 6/5/09

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