TERRITORI IMBAVAGLIATI
A sentire il ministro dello Sviluppo economico Scajola, il disegno di legge per il ritorno al nucleare prevederà «procedure e criteri». Saranno poi le imprese a individuare i luoghi dove costruire le centrali. E se non si riuscirà a convincere le comunità locali con gli sconti sulla bolletta si passerà con la forza
Il governo stabilisce i criteri e le imprese costruttrici individuano i territori dove localizzare gli impianti. Una strategia già sperimentata quindici anni fa in Campania per localizzare gli inceneritori. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma non importa: sui siti per la costruzione di centrali nucleari “decide chi fa impresa energetica”. Nel corso della trasmissione tv Porta a Porta il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha sottolineato che il disegno di legge per il ritorno al nucleare prevederà “procedure e criteri di carattere morfologico, geografico, impiantistico, di gestione”.
A decidere poi dove costruire le centrali saranno le imprese, che dovranno individuare “il luogo dove sia possibile rispettare” questi criteri. Insomma, la politica non si prende la responsabilità della scelta: va bene il nucleare ma non bisogna perdere voti. E infatti si prevede anche un “contentino” di natura economica. Si cercherà il consenso a livello locale con gli incentivi, ha sottolineato Scajola. Spiegando che anche la popolazione potrà trarre vantaggi dal reattore dietro casa, in termini di sconti “nella bolletta” dell’energia elettrica.
E se neanche lo sconto fosse sufficiente a convincere gli abitanti di una provincia a non opporre resistenze? Se proprio non si dovesse ottenere il consenso, dice il ministro, verranno comunque prese decisioni a livello centrale. Alla faccia della partecipazione. Scajola ha già pronto il piano B: “Potrebbe essere necessario utilizzare gli strumenti previsti dall’articolo 120 della Costituzione per il bene del paese” surrogando le competenze degli enti locali.
Il comma 2 dell’articolo in questione riguarda la sussidiarietà e la leale collaborazione. Vale la pena di dargli una letta: “Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”.
Il governo “federalista”, dunque, da una parte sceglie pilatescamente di non scegliere i luoghi che ospiteranno le centrali, dall’altra minaccia l’esercizio dei poteri sostitutivi, espressione di un modello accentrato di governo che mal si concilia con i principi costituzionale di decentramento e autonomia dei territori. Nel caso del ritorno al nucleare toccherà agli addetti ai lavori stabilire se l’eventuale esercizio dei poteri sostitutivi sarà giustificabile con il “pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica” o con “la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica”. Una cosa però è certa: i territori che non si comprano si imbavagliano.
27 febbraio 2009 – lanuova ecologia





