Angelo Mancone: centrale Polesine Camerini
Giovedì 5 Marzo 2009,
(L.I.) «L’audizione cui erano chiamati gli enti locali questa mattina a Roma, presso la Commissione Via nazionale, ha avuto un esito scontato». Queste le parole di Angelo Mancone, della segreteria regionale di Legambiente. «La Regione era assente e in un telegramma ha ribadito le sue precedenti posizioni. La Provincia rappresentata dall’Assessore Chinaglia ha confermato la posizione ufficiale di rispetto dell’articolo 30 della Legge regionale 36, il Parco era rappresentato dal presidente Saccardin. Il quale ha esibito il parere del comitato tecnico-scientifico dell’Ente Parco che già da un anno ha affermato il suo giudizio negativo sulla conversione a carbone della centrale. Dalle parole del sindaco di Porto Tolle che pur rimarcava la disponibilità alla conversione a carbone, si intendeva non esserci ancora una presa di posizione ufficiale sancita dall’Amministrazione comunale». «Chi è restato fuori da questo incontro – continua Mancone – è la comunità del Basso Polesine nel suo insieme. Gli altri Comuni del Delta perché non c’erano? Perché non si vuole dare voce a chi rappresenta interessi economici fortemente minacciati dalla centrale a carbone? Le argomentazioni ben fondate del comitato tecnico scientifico del Parco e quelle ancor più evidenti dei consulenti della Procura di Rovigo perché non devono avere un ruolo nella decisione? Ai Comuni del Parco chiediamo che facciano sentire la loro voce presso il Ministro Prestigiacomo, così come le categorie produttive colpite dal progetto Enel». «La via d’uscita sarebbe voler dimostrare l’impossibile – afferma Mancone – che il carbone è meno inquinante del metano. E ciò per superare il blocco che la legge regionale pone nei comuni del Parco. Ma la tecnologia che Enel vorrebbe applicare al nuovo impianto di Polesine Camerini, in Italia, secondo un recente studio di McKinsey, potrà essere utilizzata a partire dal 2025, ma solo su due centrali costruite dopo il 2005 se tecnologicamente attrezzate. È una tecnologia ancora sperimentale, venduta nei mesi scorsi alla classe politica locale come tecnologia in atto: sono 12 i progetti europei finanziati e non sarà disponibile prima del 2020, anno di scadenza del pacchetto europeo clima ed energia. Quindi, semmai funzionante, arriverebbe troppo tardi per evitare le sanzioni degli accordi internazionali e, comunque, farebbe aumentare il prezzo dell’elettricità da carbone perché costosa ed energivora».
(L.I.) «L’audizione cui erano chiamati gli enti locali questa mattina a Roma, presso la Commissione Via nazionale, ha avuto un esito scontato». Queste le parole di Angelo Mancone, della segreteria regionale di Legambiente. «La Regione era assente e in un telegramma ha ribadito le sue precedenti posizioni. La Provincia rappresentata dall’Assessore Chinaglia ha confermato la posizione ufficiale di rispetto dell’articolo 30 della Legge regionale 36, il Parco era rappresentato dal presidente Saccardin. Il quale ha esibito il parere del comitato tecnico-scientifico dell’Ente Parco che già da un anno ha affermato il suo giudizio negativo sulla conversione a carbone della centrale. Dalle parole del sindaco di Porto Tolle che pur rimarcava la disponibilità alla conversione a carbone, si intendeva non esserci ancora una presa di posizione ufficiale sancita dall’Amministrazione comunale». «Chi è restato fuori da questo incontro – continua Mancone – è la comunità del Basso Polesine nel suo insieme. Gli altri Comuni del Delta perché non c’erano? Perché non si vuole dare voce a chi rappresenta interessi economici fortemente minacciati dalla centrale a carbone? Le argomentazioni ben fondate del comitato tecnico scientifico del Parco e quelle ancor più evidenti dei consulenti della Procura di Rovigo perché non devono avere un ruolo nella decisione? Ai Comuni del Parco chiediamo che facciano sentire la loro voce presso il Ministro Prestigiacomo, così come le categorie produttive colpite dal progetto Enel». «La via d’uscita sarebbe voler dimostrare l’impossibile – afferma Mancone – che il carbone è meno inquinante del metano. E ciò per superare il blocco che la legge regionale pone nei comuni del Parco. Ma la tecnologia che Enel vorrebbe applicare al nuovo impianto di Polesine Camerini, in Italia, secondo un recente studio di McKinsey, potrà essere utilizzata a partire dal 2025, ma solo su due centrali costruite dopo il 2005 se tecnologicamente attrezzate. È una tecnologia ancora sperimentale, venduta nei mesi scorsi alla classe politica locale come tecnologia in atto: sono 12 i progetti europei finanziati e non sarà disponibile prima del 2020, anno di scadenza del pacchetto europeo clima ed energia. Quindi, semmai funzionante, arriverebbe troppo tardi per evitare le sanzioni degli accordi internazionali e, comunque, farebbe aumentare il prezzo dell’elettricità da carbone perché costosa ed energivora».
Il Gazettino di Rovigo, pag. n5





