DISCARICHE MAI BONIFICATE: POLESINE AVVELENATO

Mardimago e Lama nell’elenco fra le 54 zone più contaminate d’Italia. Aree in sicurezza ma bonifiche ancora da fare. Gli studi fatti dall’Arpav sono fermi a Roma. Potrebbero arrivare milioni di finanziamenti.

Rovigo, 17 febbraio 2009 – La salute dei polesani è nelle mani di Roma. Nel decidere sulla riconversione del rigassificatore ma anche sulla bonifica delle zone inquinate con rifiuti tossici. E’ stata una legge del ’98 a mettere il ‘bollino rosso’ a Mardimago e Lama di Ceregnano: troppo cadmio, piombo, cromo e altre sostanze simili sul terreno. Sostanze eredità di discariche. E così i due paesi sono stati inclusi nei siti di interesse nazionale per le bonifiche (Sin).

Una bonifica che si è fermata a Roma, al Ministero dell’Ambiente. Almeno fino ad oggi. La storia è iniziata nel ’97 quando a Mardimago scoppiò un incendio dove erano stati ammassati 60mila metri cubi di “fluff”, resti della macinazione di autoveicoli, misto a metalli pesanti e materiali pericolosi. Fu così che anche il Polesine entrò nell’elenco dei ‘Sin’: le zone da bonificare per legge. In tutta Italia i siti a rischio ambientale sono 54. I primi della graduatoria: tali da richiedere interventi prioritari persino di competenza della protezione civile.

Per ciascun sito la legge prevede un iter adatto a realizzare la bonifica. Prima si fa uno studio del territorio sul quale è la discarica, che si chiama ‘caratterizzazione ambientale’, poi le carte passano sotto la lente dei tecnici dell’Arpa regionale.

“Il Comune di Rovigo, con il supporto tecnico-scientifico dell’Arpav — spiega il direttore della locale Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto — ha preparato il ‘piano di caratterizzazione’ e concluso tutti gli atti necessari a intraprendere la successiva bonifica. C’è stato uno scambio di valutazioni, fra Comune e ministero dell’Ambiente ma ora, per quanto riguarda Rovigo, l’attività è conclusa. Tocca al Ministero stabilire cosa si deve fare. E noi da un anno abbiamo consegnato tutta la documentazione”.E’ a questo punto che entra in gioco Roma e il ministero dell’Ambiente: sono i tecnici capitolini che devono stabilire, partendo dai dati forniti dal Comune e dall’Arpav, cosa di deve fare. E, a giudicare dalla testimonianza del dirigente dell’Arpav, Rovigo aspetta da un anno.

I 54 siti dovrebbero essere seguiti, al Ministero dell’Ambiente, da numerosi responsabili. Mardimago e Lama di Ceregnano dovrebbero essere di competenza dell’ingegner Marco Giangrasso. Ieri abbiamo cercato di sapere da lui quale fosse la situazione dell’iter per le due zone del Polesine, ma il tecnico ha detto di non poter rilasciare interviste senza l’autorizzazione del Ministero. Per ora gran parte dei 54 siti italiani con il ‘bollino rosso’ sono oggetto degli studi di ‘caratterizzazione’. Soltanto per alcuni di questi, come Orbetello e Trento, si è avviato anche uno studio delle ricadute sanitarie sulla salute di coloro che abitano nei pressi delle aree contaminate.

“Una cosa sono gli studi ambientali – spiega Fabrizio Bianchi, responsabile della sezione di epidemiologia del Cnr di Pisa che segue alcuni di questi siti – e un’altra quelli sanitari. Bisognerebbe capire – aggiunge – se le sostanze disperse sui terreni possano essere entrate nella catena alimentare. Valutare la mortalità nelle zone e vedere se ci sono particolari addensamenti; effettuare biomonitoraggi su sangue e urine degli abitanti. Ma nei 54 siti c’è di tutto, in termini di pericolosità: basti pensare che mentre in Campania sono 70 i Comuni segnalati a rischio, in altre zone di parla solo di una esigua frazione di territorio di un solo Comune”. Sembrerebbe essere il caso di Mardimago e Ceregnano. Ma resta il fatto che sono stati inseriti nella ‘lista nera’ italiana. Un decreto nazionale ha fissato anche il costo totale della bonifica e del ripristino ambientale: è stato stimato in 7 milioni di euro, 5 per Mardimago e 2 per Ceregnano.

Presto il governo Berlusconi stanzierà, riprendendo un decreto voluto dall’ex ministro Bersani, tre miliardi di euro per il recupero dei ‘Sin’. Gli interventi previsti includono sia la reindusatrializzazione, per i territori altamente industrializzati, sia il recupero ambientale. Chissà che le discariche di ‘fluff’ polesane, pur fra ritardi e silenzi ministeriali, non si trasformino, con una oculata politica di lobbies, in un piccolo tesoro a disposizione del Polesine.
di Tiziana Piscopello

RESTO DEL CARLINO

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