Resto del Carlino.
L’inquinamento è nel sottosuoloPolesine, maglia nera del Veneto
I dati allarmanti nel rapporto dell’Arpav: capoluogo bocciato anche per il verde pubblico e per le perdite nella rete idrica. Il territorio è molto interessato dallo spandimento dei fanghi. Migliora però la qualità dell’aria nella provincia
Rovigo, 20 gennaio 2009 – Segnali contraddittori per Rovigo nell’ultimo rapporto dell’Arpa del Veneto sugli ‘Indicatori Ambientali’. Vediamone alcuni. ‘Bocciati’ nel verde pubblico: tra 2001 e 2006 (per questa voce il rapporto si ferma al 2006) il comune di Rovigo ha perso mediamente 29 metri quadrati di verde pubblico pro-capite, un dato tra i più negativi dell’intera regione.
Meglio è andata, sempre riferendoci al Comune di Rovigo, per le piste ciclabili con un discreto incremento di disponibilità.Ancora ‘bocciati’ per le perdite nella rete idrica, individuate dall’Arpa del Veneto, sempre con riferimento al Comune di Rovigo, attorno (poco sotto) il 30%. Male anche la produzione di rifiuti: i rodigini sono in testa a tutte le classifiche circa la produzione pro-capite di rifiuti. Se la media regionale di Rsu (rifiuti solidi urbani) nel 2006 era sotto i 500 chili pro-capite l’anno, nel Comune di Rovigo si è ben più in là, a cifre record che tendono ad avvicinare i 600 chili pro capite, oltre anche gli indici nazionali.
Fortunatamente con un buon andamento per quanto riguarda la loro differenziazione. E andiamo alla provincia. Riferendoci all’emissione in atmosfera delle micidiali polveri sottili, dal 1990 ai primi anni del 2000 la situazione sembra migliorata, in particolare per quanto riguarda l’emessione di Pm 10, l’ unica tipologia di polvere finora monitorata con costanza, anche se i problemi più consistenti vengono, com’è noto, dal particolato ancora più fine, le cosiddette Pm 2,5 e da polveri più piccole ancora.
Se nel 1990 la nostra provincia emetteva (battuta solo da Venezia) 3800 tonnellate annue di particolato (molto più di Padova, Verona e Vicenza), nel 1995 eravamo già scesi ai livelli di queste province e nel 2003-04 siamo ‘appena’ a 1249 tonnellate annue di Pm 10: calcolando che il particolato viene prodotto in gran prevalenza dal traffico veicolare e dalle combustioni industriali e civili, l’Arpa del Veneto non lo dice, ma non si può non fare ‘uno più uno’ e non vedere dunque una correlazione tra il netto calo della produzione di particolato in Polesine e la progressiva ambientalizzazione e dismissione della centrale-Enel di Polesine Camerini. Meno bene va per l’inquinamento al suolo: la nostra provincia ha il record in regione di superficie (oltre il 50% del totale) interessata allo spandimento dei fanghi provenienti dai processi depurativi delle acque. Un fatto che può rappresentare, a detta dell’Arpa, “un significativo rischio di apporto di sostanze inquinanti nel suolo”.
E ‘al suolo’ continua anche a cadere sempre meno pioggia, fenomeno ormai ben chiaro a tutti i Polesani: ma la diminuzione annua di precipitazioni nei vari comuni del nostro territorio, tra l’inizio degli anni novanta e il 2005-2006, è mediamente stata intorno ai 400 millimetri, davvero un dato che non può non preoccupare.
di Osvaldo Pasello