Lettera di ANGELO MANCONE
IL PARTITO DEMOCRATICO ABBOCCA AL RICATTO ENEL
NESSUNO SI CHIEDE PERCHE’ L’ENEL SI TINGA DI VERDE NELLA PUBBLICITA’ E POI DI NERO NELLE SUE AZIONI
E’ scoraggiante come prima la conferenza stampa Azzi-Marangon e ora le decisioni del Partito Democratico rivendichino la necessità della conversione a carbone della centrale di Porto Tolle, ma non facciano cenno all’incapacità dell’Enel di presentare, da quattro anni a oggi, una proposta tecnicamente convincente, finora attaccabile sotto tanti punti di vista. La commissione VIA è un organo tecnico che non ha mai potuto esprimere un parere positivo per il continuo cambiare le carte in tavola di Enel. Ma Azzi e Marangon, Frigato, Spinello abboccano al ricatto Enel: o carbone o me ne vado.
Se da 15 anni si è in stallo a Polesine Camerini è colpa di Enel che non ha mai voluto investire per “ambientalizzare” la centrale, contando prima sulla posizione di monopolio, poi cercando i combustibili più inquinanti, ma a buon mercato (per Enel).
Enel poche settimane fa ha annunciato pomposamente di destinare alle scelte “verdi” una grande fetta di quattrini. Legambiente ha apprezzato pubblicamente. Ci chiediamo perché Enel non includa in questo piano “verde” i lavoratori di Porto Tolle, ci chiediamo ancora di più perché dai partiti politici non venga una pressione in tal senso verso Enel.
Fa poi cadere le braccia l’assessore Marangon quando taccia gli avversari del carbone di ignavia: “Non decidono e preferiscono il nulla, ignavi di dantesca memoria che non vogliono prendersi responsabilità”. Non è obbligatorio conoscere le posizioni di Legambiente in proposito da parte di un eminente politico come Marangon, ma già dal 2004 Legambiente Veneto proponeva l’adeguamento tecnologico dell’attuale impianto, con risultati produttivi vantaggiosi, un periodo produttivo limitato, un investimento contenuto. Cioè il tempo necessario per una ricollocazione lavorativa senza traumi per i lavoratori. Perché Enel non ha mai preso in considerazione questa ipotesi, pur essendo quasi obbligata dalla metodologia VIA, come hanno confermato i consulenti della Procura (dei tecnici!)?
Infine questi rappresentanti politici (e sindacali) adducono come motivazione forte la difficile fase dell’economia. Ma credono proprio che un investimento che si allunga in 5-6 anni minimo possa dare un contributo alla economia del Veneto e del Polesine, che di contributi ne hanno bisogno nel breve periodo: i prossimi due-tre anni di recessione? E poi perché gabellare come destinati al Polesine i due miliardi di investimento, che già per le tre caldaie dirottano non si sa dove 500 milioni, il 25% del totale? E perché poi valgono le ragioni dei lavoratori della centrale e non quelli della pesca, del turismo, dei servizi ad essi legati, numero ben maggiore? Non sarà che la preoccupazione dei suddetti sia quella di tenersi legata Enel e i lavoratori ne sono soltanto lo strumento? Pura miopia infine quella di considerare il carbone conveniente, credo che costoro una mano di conti con le quote e le multe per le emissioni di CO2 non l’abbiano mai fatta. Ma tant’è, i politici polesani sono questi!
Angelo Mancone





